L’Oratorio di San Michele Arcangelo è quanto rimane di un’antica chiesa dedicata ai Santi Arcangeli, sorta probabilmente su un edificio sacro di epoca longobarda e situata vicino alla Torlonga del Castello Carrarese, presso la Torre della Specola. Il monumento conserva un importante ciclo di affreschi realizzato nel 1397 da Jacopo da Verona su commissione di Pietro di Bartolomeo de Bovi.
Il ciclo pittorico, incentrato sulle storie della vita della Vergine, comprende l’Annunciazione, la Natività e l’Adorazione dei Magi, l’Ascensione, la Pentecoste, la Morte della Vergine e San Michele. L’Oratorio di San Michele rappresenta l’ultimo brano della storia della pittura ad affresco nella Padova di fine Trecento ed è inserito nel sito seriale UNESCO “I cicli affrescati del XIV secolo di Padova”.

Dove si trova l’Oratorio di San Michele Arcangelo
L’Oratorio di San Michele, situato vicino alla Torlonga del Castello Carrarese, sorge sulle rovine di un edificio sacro, dedicato ai santi Arcangeli, risalente probabilmente all’epoca longobarda. L’Oratorio di San Michele è anche il punto di partenza per le visite, a cura dell’Associazione La Torlonga, al Museo La Specola, sezione museale dell’INAF-Osservatorio Astronomico di Padova, collocata all’interno della torre della Specola.
| Informazione | Dato |
|---|---|
| Indirizzo | Piazzetta S. Michele, 1, Padova |
| Luogo di riferimento | Vicino alla Torlonga del Castello Carrarese e alla Torre della Specola |
| Artista degli affreschi | Jacopo da Verona |
| Data degli affreschi | 1397 |
| Patrimonio UNESCO | I cicli affrescati del XIV secolo di Padova |
Origini dell’edificio e trasformazioni architettoniche
L’Oratorio di San Michele è quanto rimane di un’ antica chiesa, le cui origini sembra risalissero al sesto secolo, che venne drasticamente ridimensionata agli inizi dell’ottocento in seguito alle soppressioni napoleoniche. L’edificio che vediamo oggi è quanto rimane dell’antica chiesa dedicata a San Michele e ai Santi Arcangeli, che ospitava anche altri affreschi di Jacopo da Verona.
La cappella venne fatta costruire dall’importante famiglia padovana de Bovi all’interno dell’antica chiesa e fu dedicata alla Beata Vergine Maria. L’attuale edificio è frutto di un ampliamento ottocentesco. Consta di una cappella superstite intitolata alla Vergine, fatta erigere sul limitare del trecento da Pietro Bovi, direttore della zecca carrarese, e da un’appendice absidale disposta trasversalmente rispetto alla navata originaria, che venne fatta costruire a ridosso della demolizione ottocentesca allo scopo di salvaguardare, pur se in dimensioni ridotte, un luogo d’arte caro alla devozione popolare.
La Cappella di Santa Maria fu eretta a seguito di un incendio, avvenuto durante l’assedio del vicino Castelvecchio nel corso della riconquista di Padova ai Visconti da parte dell’ultimo Signore, Francesco II Novello da Carrara. Nel 1390 un incendio, provocato dagli scontri tra Carraresi e Viscontei, danneggiò molto gravemente l’antica chiesa.
L’importante famiglia padovana de Bovi colse questa occasione per commissionare la costruzione di una cappella al suo interno, dedicata alla Beata Vergine Maria, ed assegnò a Jacopo da Verona il compito di affrescarla. Una lapide ancora in sito conferma la paternità di Jacopo da Verona e testimonia che la Cappella fu voluta nel 1397 da Piero, figlio di Bartolomeo de Bovi, cugino di Piero di Bonaventura, ufficiale della zecca dei Carraresi.
La data del 1397 e la committenza de Bovi
L’iscrizione presente sulla lapide accanto alla figura di San Michele, rivela con certezza la data di costruzione, il 1397. Oltre al nome del committente, Pietro Bartolomeo de Bovi, e il nome dell’artista che realizzò gli affreschi della cappella, Jacopo da Verona.
L’iscrizione presente sulla lapide accanto alla figura di San Michele, rivela con certezza la data di costruzione, 1397, il nome del committente, Pietro di Bartolomeo de Bovi e il nome dell’artista che realizzò la decorazione, Jacopo da Verona, un pittore che giunge a Padova forse al seguito di Altichiero da Zevio e con il quale collabora alla decorazione dell’Oratorio di San Giorgio.
Una lapide ancora in sito conferma la paternità di Jacopo da Verona e testimonia che la Cappella fu voluta da Piero, figlio di Bartolomeo de Bovi, cugino di Piero di Bonaventura, ufficiale della zecca dei Carraresi. La presenza della lapide rende particolarmente significativo il rapporto tra l’edificio, la famiglia committente e la cultura carrarese della Padova di fine Trecento.
Il ciclo di affreschi di Jacopo da Verona
Gli affreschi che decorano la cappella di Santa Maria della chiesa di San Michele, realizzati nel 1397 da Jacopo da Verona, sono incentrati sul ciclo mariano. Il ciclo affrescato con le storie della “Vita della Vergine” è articolato in cinque episodi.
Disposti in senso antiorario, sono: Annunciazione, Natività e Adorazione dei Magi, Ascensione, Pentecoste, Morte della Vergine e San Michele. Il ciclo pittorico si compone degli episodi salienti della vita di Maria, quali la Natività e la Visitazione dei Magi, l’Ascensione, la Pentecoste e la Morte della Vergine; sopra l’arco che dava accesso alla navata sta la scena dell’Annunciazione, originalmente scompartita e dal tono familiarmente dimesso nel riquadro con la Vergine giovinetta, sorpresa dal nunzio angelico mentre è intenta a svolgere le faccende domestiche.
| Scena | Contenuto |
|---|---|
| Annunciazione | La Vergine giovinetta è sorpresa dal nunzio angelico mentre è intenta a svolgere le faccende domestiche. |
| Natività e Adorazione dei Magi | Il ciclo unisce la nascita di Cristo e l’omaggio dei Magi, con riferimenti alla società padovana contemporanea. |
| Ascensione | Uno degli episodi salienti della vita di Maria inseriti nel ciclo mariano. |
| Pentecoste | Una delle scene principali della narrazione della vita della Vergine. |
| Morte della Vergine | La scena presenta una forte attenzione ritrattistica e possibili effigi di personaggi contemporanei. |
| San Michele | La figura dell’arcangelo è collegata alla dedicazione dell’antica chiesa. |
La narrazione sacra e la vita quotidiana
Il tono quotidiano della decorazione si contrappone alle eleganze aristocratiche che avevano caratterizzato la cultura figurativa cittadina negli anni precedenti. Il tono borghese e, si potrebbe dire, quotidiano della decorazione si contrappone alle eleganze aristocratiche che avevano caratterizzato la cultura figurativa cittadina negli anni immediatamente precedenti.
Jacopo da Verona dimostra di aver assimilato e rielaborato autonomamente i modi dei principali esponenti trecenteschi della pittura padovana: Giotto, Altichiero da Zevio, Giusto de’ Menabuoi, Jacopo Avanzi. Il suo linguaggio si contraddistingue per una certa originalità, concentrandosi sui dettagli naturalistici e ritrattistici, come gli animali nell’“Annunciazione” e il paesaggio nell’“Adorazione dei Magi”.
Un nuovo linguaggio intriso di sacralità e al tempo stesso attento alla vita quotidiana e ai personaggi del suo tempo, e già rivolto verso l’arte del nuovo secolo. Dalla decorazione emerge la figura di un pittore eclettico, che accanto agli elementi derivati dalla formazione presso Altichiero, della cui arte offre una visione più domestica, ne accoglie altri presi da Giotto, Avanzi e Giusto de’ Menabuoi.
La scena dell’Annunciazione presenta una Vergine inserita in un ambiente familiare e domestico, mentre nell’Adorazione dei Magi il paesaggio e i dettagli naturalistici ampliano la dimensione narrativa. La sacralità degli episodi convive così con riferimenti concreti alla vita, agli ambienti e ai personaggi della Padova contemporanea.
La tecnica e il linguaggio pittorico
Jacopo si rivela qui pittore in bilico tra misurato estro inventivo, modulato da una delicata sensibilità cromatica, e un più rigido ricorso ad un fraseggio ed a strutture compositive ossequiose della tradizione giottesca. Dagli affreschi emerge la figura di un pittore eclettico, che accanto agli elementi derivati dalla formazione presso Altichiero, della cui arte offre una visione più domestica, ne accoglie altri presi da Giotto, Avanzi e Giusto de’ Menabuoi.
Nell’Oratorio di San Michele, Jacopo da Verona portò a compimento tutte le innovazioni introdotte da Giotto: si affina e definisce la tecnica dell’affresco, si rafforza l’illusionismo nella ricerca spaziale e prospettica, gli stati d’animo dell’uomo sono indagati in una dimensione quotidiana, la narrazione fluisce nello scorrere degli episodi e l’attualizzazione e “laicizzazione” della storia sacra, oltre a inserire personalità illustri nelle storie bibliche o nelle vite dei santi, arriva a sostituire con i committenti e i loro familiari, i personaggi della storia sacra stessa.
Il ciclo dell’oratorio di San Michele rappresenta l’ultimo brano della storia della pittura ad affresco nella Padova di fine Trecento. Qui si portano a compimento tutte le novità introdotte da Giotto: la tecnica dell’affresco, che si affina sempre più la ricerca spaziale e prospettica che giunge all’illusionismo architettonico la resa degli stati d’animo dell’uomo l’introduzione nella storia sacra di riferimenti ai personaggi politici dell’epoca, ai committenti e ai loro familiari.
Le vicende esecutive del ciclo affrescato nell’Oratorio di San Michele si legano profondamente con la storia stessa della tecnica dell’affresco: l’anno seguente l’esecuzione, nel 1398, un altro importante artista e teorico, Cennino Cennini, che a Padova scriverà il suo Libro dell’arte, il primo trattato di tecniche artistiche della storia medioevale, dove illustra dettagliatamente la tecnica dell’affresco di Giotto, citato come “principio della moderna pittura”.
Le influenze artistiche
Jacopo da Verona giunge a Padova forse al seguito di Altichiero da Zevio e con il quale collabora alla decorazione dell’Oratorio di San Giorgio. Dagli affreschi emerge la figura di un pittore eclettico, che accanto agli elementi derivati dalla formazione presso Altichiero, della cui arte offre una visione più domestica, ne accoglie altri presi da Giotto, Avanzi e Giusto de’ Menabuoi.
Jacopo da Verona dimostra di aver assimilato e rielaborato autonomamente i modi dei principali esponenti trecenteschi della pittura padovana: Giotto, Altichiero da Zevio, Giusto de’ Menabuoi, Jacopo Avanzi. Il suo linguaggio si contraddistingue per una certa originalità, concentrandosi sui dettagli naturalistici e ritrattistici.
Jacopo sa poi coniugare la potenza espressiva di Giotto con l’atmosfera cortese del Gotico internazionale, per l’attenzione preminente alla linea e l’uso di tinte morbidamente sfumate. Il risultato è una pittura capace di unire la tradizione giottesca, l’eleganza cortese e un’osservazione più concreta della realtà quotidiana.
I ritratti dei personaggi contemporanei
Ancora una volta è particolarmente insistente l’attenzione ritrattistica nelle scene dell’Adorazione dei Magi e della Dormitio Virginis. Nella scena della Dormitio Virginis compaiono personaggi che sono stati variamente identificati in Petrarca, Francesco il Vecchio e Francesco II Novello da Carrara e lo stesso Bovi raffigurato a capo scoperto in primo piano.
Per esempio nei personaggi del corteo dell’“Adorazione dei Magi” sono riconoscibili Francesco II Novello da Carrara per la figura vestita in rosso, la lunga barba scura e un copricapo a colbacco sulla testa, e Francesco I da Carrara per l’uomo alle sue spalle con il cappuccio rosso sul capo.
Anche per le figure di profilo che assistono ai “Funerali della Vergine”, si è ipotizzato che si tratti dei membri della famiglia de Bovi. Non mancano le figure di contemporanei opportunamente inserite a scopo celebrativo: i due Carraresi, Francesco il Vecchio e Francesco Novello, sono forse rappresentati quali astanti nel corteo dei Magi e nella scena del Transito addirittura quattro figure spiccano per il rilievo ritrattistico dei rispettivi profili in successione.
Si tratterebbe, ma non è certo, dei volti di Francesco Petrarca, dei due Da Carrara che verrebbero qui ancora una volta effigiati, e infine di Pietro Bovi quale committente dell’opera. E’ stato ipotizzato, che qui Jacopo abbia lavorato con aiuti, forse i suoi due figli, ricordati dai documenti come pittori.
Il rapporto con gli altri cicli affrescati di Padova
L’Oratorio di San Giorgio e l’Oratorio di San Michele Arcangelo sono stai inclusi dall’UNESCO tra i patrimoni dell’Umanità nel sito dei cicli di affreschi del Trecento di Padova. Sono quindi due gioielli che non potete assolutamente perdere.
Il sito fa parte de “I Cicli Affrescati del XIV secolo” inseriti nella lista del patrimonio mondiale UNESCO. Il sito, gestito dall’Associazione La Torlonga che ne cura l’apertura e la valorizzazione, è stato insignito del riconoscimento Unesco a luglio 2021 all’interno della candidatura seriale I cicli affrescati del XIV secolo di Padova.
L’Oratorio di San Giorgio e Altichiero da Zevio
Affacciato sul sagrato della Basilica del Santo sorge l’Oratorio di San Giorgio, che fu fatto costruire da Raimondino dei Lupi di Soragna nel 1377 come cappella sepolcrale della famiglia. L’oratorio fu dipinto da Altichiero da Zevio, in collaborazione con Jacopo da Verona, autore degli affreschi del ciclo dell’oratorio di San Michele.
Il programma iconografico del ciclo di affreschi è incentrato sulle storie della vita di Cristo e dei santi protettori della famiglia Lupi, S. Giorgio, S. Caterina e S. Sofia. Jacopo da Verona partecipò così al contesto artistico padovano nel quale si sviluppò il linguaggio che avrebbe caratterizzato anche il ciclo dell’Oratorio di San Michele.
Il committente Raimondino Lupi di Soragna volle che venisse realizzato lo stesso impianto architettonico della Cappella degli Scrovegni. Perciò presenta un’aula dalle pareti lisce coperta da volta a botte e l’organizzazione delle scene su registri sovrapposti.
Tuttavia Altichiero introduce nuove soluzioni prospettiche, e una nuova luminosità del colore che fanno di questo ciclo un capolavoro anticipatore dell’arte quattrocentesca. I volti e i caratteri sono impregnati di un forte realismo.
Riapertura, conservazione e valorizzazione
Gli affreschi di Jacopo Da Verona L’Oratorio di San Michele è stato riaperto al pubblico nel novembre 2000 in occasione della mostra “Giotto e il suo tempo” grazie ad un progetto di valorizzazione, presentato dall’Associazione La Torlonga, finalizzato al recupero di un sito dimenticato al cui interno sono stati ricollocati gli affreschi di Jacopo da Verona, conservati ai Musei Civici nei lunghi decenni di chiusura dell’Oratorio.
L’Oratorio di San Michele è stato riaperto al pubblico dopo un lungo periodo di chiusura e gli affreschi sono stati ricollocati nel loro contesto originario. La gestione dell’Associazione La Torlonga cura l’apertura e la valorizzazione del sito.
Sin dal 1994 l’Osservatorio ha aperto al pubblico il suo nucleo più antico, e ciò ha permesso di mettere in luce il forte legame storico che univa i due monumenti. La vicinanza tra l’Oratorio di San Michele e la Torre della Specola permette di leggere insieme la storia religiosa, artistica e scientifica di questa parte di Padova.
Visita dell’Oratorio: orari e modalità di accesso
Modalità di visita: ingresso SENZA PRENOTAZIONE. Possono accedere al sito massimo 25 visitatori contemporaneamente. Per l’accesso dei gruppi, massimo 25 persone, è necessaria la prenotazione.
| Periodo | Giorni e orari |
|---|---|
| 01.10-30.04 | Dal martedì al venerdì ore 10.00-13.00; sabato e domenica 10.00-13.00 / 15.00-18.00 |
| 01.05-30.09 | Dal martedì al venerdì ore 10.00-13.00; sabato e domenica 10.00-13.00 / 16.00-19.00 |
| Giorni di chiusura | Tutti i lunedì non festivi, 1 gennaio, 1 maggio, 25 e 26 dicembre |
Dal 1 ottobre al 31 marzo: martedì - venerdì: 10:00 - 13:00 sabato e domenica: 10:00-13:00 / 15:00 - 18:00. Dal 1 aprile al 30 settembre: martedì - venerdì:10:00-13:00 sabato, domenica e festivi: 10:00-13:00 / 16:00-19:00.
Giorni di chiusura: lunedì non festivi, 25 e 26 dicembre, 1 gennaio, 1 Maggio. E’ possibile concordare un’apertura straordinaria per avere accesso esclusivo al sito durante l’orario di chiusura. Su richiesta è possibile organizzare la visita guidata Oratorio di San Michele e Museo La Specola.
Biglietti
| Categoria | Tariffa o condizione |
|---|---|
| Intero | € 4,00 |
| Ridotto | € 3,50 |
| Ridotto speciale Giovani e Studenti | € 3,00 |
| Gratuito | Bambini fino a 5 anni; persone con disabilità e accompagnatore; giornalista/pubblicista accreditato iscritto all’Albo o che documenti la sua attività; docente che accompagna un gruppo di studenti in visita; guide munite di tesserino nell’esercizio delle loro funzioni o per studio; possessori di tessera ICOM. |
Biglietto intero Euro 4,00. Biglietto ridotto Euro 3,50. I possessori dei biglietti Carta Famiglia e Padova urbs picta hanno accesso gratuito al sito Oratorio di San Michele.
Per l’accesso dei gruppi, massimo 25 persone, è necessaria la prenotazione. Su richiesta è possibile organizzare la visita guidata Oratorio di San Michele e Museo La Specola.
Che cosa osservare durante la visita
Entrando si nota la pavimentazione in cotto a scacchi bianchi e rossi, note cromatiche evocanti i colori araldici dei Carraresi che esercitarono sulla primitiva chiesa un attivo patronato, e si ammira poi la decorazione pittorica realizzata nel 1397 da Jacopo da Verona su commissione del citato Bovi.
Particolare attenzione meritano la scena dell’Annunciazione, con la Vergine impegnata nelle faccende domestiche, l’Adorazione dei Magi, caratterizzata dalla presenza di riferimenti alla società del tempo, e la Morte della Vergine, nella quale l’osservazione dei volti assume un rilievo particolare.
Il ciclo permette di seguire l’evoluzione della pittura padovana alla fine del Trecento: la tecnica dell’affresco si perfeziona, la costruzione dello spazio diventa più articolata, gli stati d’animo vengono rappresentati con maggiore attenzione e la storia sacra accoglie elementi della vita contemporanea.
La visita può essere collegata al Museo La Specola, collocato all’interno della Torre della Specola. L’Oratorio di San Michele è anche il punto di partenza per le visite al Museo La Specola, sezione museale dell’INAF-Osservatorio Astronomico di Padova.