La devozione mariana in Russia è inseparabile dal culto delle icone, considerate dalla tradizione ortodossa non semplici immagini, ma presenze sacre attraverso le quali il cielo e la terra entrano in relazione. In questo vasto patrimonio spirituale, la Madre di Dio di Kazan occupa un posto particolare: venerata come protettrice della Russia, accompagnò nella memoria religiosa del popolo le guerre, le invasioni, le crisi politiche e i momenti di rinascita.
Il tema della Madonna del Sacro Cuore di Gesù in Russia si comprende quindi nel più ampio intreccio tra la Madre di Dio, la protezione mariana, il Cuore Immacolato di Maria e la storia della cristianità russa. L’immagine di Maria è stata invocata come custode della fede, della pace e dell’identità spirituale del popolo russo, soprattutto attraverso le icone della Madre di Dio di Kazan, della Protezione e della Tenerezza.
L’icona nella tradizione cristiana orientale
L’icona tradizionale è un’immagine sacra che intende rappresentare fedelmente il Modello divino contemplato dall’artista in virtù della sua comunione diretta e senza intermediazione con la Realtà spirituale raffigurata. Secondo la tradizione ortodossa, l’icona è una vera e propria finestra aperta fra il Cielo e la Terra, una realtà sacramentale che diventa “segno” del mistero di salvezza, contemporaneamente efficace in se stessa e ricca di valori spirituali che vanno molto oltre il piano delle apparenze e della semplice corporeità.
Perciò ogni forma di “contemplazione orante” dell’icona deve condurre l’uomo di preghiera ad oltrepassare ogni parvenza meramente rappresentativa, a contemplare i suoi contenuti simbolici e a interiorizzare i valori teofanici che veicola. L’icona non è una semplice immagine commemorativa o il racconto figurativo di una evento legato alla storia della salvezza, ma una dimensione sacra vera e reale che vive ed opera nella liturgia e nella preghiera, una “Presenza” sacramentale intimamente connessa al mistero della Rivelazione.
È una devozione che si esprime soprattutto con il culto delle icone. Ogni casa russa ha sempre una piccola iconostasi domestica, e tra queste non manca mai la Madre di Dio. L’icona, infatti, non è un ornamento, ma una presenza viva, la parte integrante della vita domestica.
Le origini della devozione mariana nella Rus’
Il battesimo della Rus’ di Kiev, più di mille anni fa, cominciò la straordinaria opera di cristianizzazione dell’area, che si spinse fino a Mosca. Quest’anno, in Russia è stato dichiarato l’Anno di Maria Madre della Parola di Dio. È una delle tante manifestazioni di amore verso Maria che hanno le popolazioni della Russia.
Manifestazioni che le accomunano alle popolazioni ucraine e bielorusse. Perché tutte, in fondo, nascono da un evento principale: il Battesimo della Rus’ di Kiev, con la conversione di Vladimir, che già nel 990 fece erigere la prima chiesa dedicata a Maria, la Desityna (Decima) perché costruita con i proventi delle tasse.
Non è un caso che Nikolaj Berdiajev sottolineò che in quelle terre “più che la religione di Cristo, è la religione di Maria”. A Kiev, la cattedrale di Santa Sofia, oggi museo, ha un grandioso oracolo mariano, un mosaico gigantesco chiamato “Muro Incrollabile”, oggetto di una devozione particolare.
Da Kiev, la popolazione si sposta verso Nord Est tra il X e l’XI secolo, e così il centro va verso Mosca. Nascono nuovi centri, come Szdal e Vladimir, le cui cattedrali sono dedicate all’Assunta, In quest’ultima dalla struttura a forma di Cuba, si trova la celebre icona della “Madonna della tenerezza”, conosciuta come la “Madre di Dio” di Vladimir e modello di ogni altra icona in territorio russo.
La festa della Protezione della Madre di Dio (Prokov) fu introdotta da Andrej Boglibiskij ed ebbe grandissima diffusione. Durante le invasioni tartare del XIII secolo, Kiev, Suzdal, Vladimir e altre città vennero distrutte. Eppure, fu proprio in quel periodo si sperimentò l’efficacia della protezione della Vergine attraverso le icone.
La Madre di Dio di Kazan
In tale prospettiva può avere un interesse speciale attirare l’attenzione sull’icona della Madonna di Kazan, la Madre di Dio dipinta su legno che alcuni studiosi di arte e iconologia sacra ritengono di poter far risalire con sicurezza almeno fino al XIII secolo, ossia il periodo che i racconti popolari russi considerano come la datazione del primo “casuale” ritrovamento di questa straordinaria pittura su legno.
L’icona della Madre di Dio di Kazan, secondo gli esperti, si farebbe risalire al secolo XIII. Maria vi è ritratta a mezzo busto con il volto reclinato verso il Bambino, che si regge in piedi sulle ginocchia della Madre e benedice con la mano destra.
Venuta da Costantinopoli, la sacra icona sarebbe stata posta in un monastero di Kazan, dal quale scomparve nel 1209, durante l’invasione dei Tartari. Non si hanno particolari notizie sull’icona della Madonna di Kazan fino al 1552.
Quell’anno però lo Zar Ivan il Terribile decise di combattere i Tartari che fino a quel momento avevano impedito ai Cristiani l’esercizio della loro tradizione. Il 1 ottobre di quest’anno fatidico per l’intera storia della Russia, in occasione del Pokrov, la festa che celebra la “Protezione” materna della Madonna, lo zar riuscì a battere i Tartari e ad entrare finalmente nella città di Kazan, allora capitale dei Tartari che occupavano il territorio russo.
Il ritrovamento miracoloso del 1579
Qualche anno dopo la città fu devastata da un terribile incendio. Pensando che le distruzioni causate da questo evento potessero trovare i Russi militarmente impreparati perché dolorosamente colpiti, i Musulmani tentarono di occupare la città e sottomettere la popolazione cristiano-ortodossa.
Durante questi terribili eventi la Madonna apparve ad una fanciulla di nove anni, povera fra i poveri, e le ordinò di cercare un’icona fra le rovine della città. Non fu un’impresa facile, ma dopo varie traversìe la bambina rinvenne fra le macerie la sacra icona della Madonna di Kazan protetta dalle intemperie e dalla malvagità degli uomini solamente da un tenue velo di stracci.
Fu allora che la Madre di Dio apparve tre volte ad una ragazza di dieci anni, Matrëna (Matrona), per invitarla a ricercare sotto le macerie di una casa distrutta una sua icona, nascostavi da alcuni fedeli durante la dominazione tartara. La ragazza non fu creduta, né dall’arcivescovo, né dal clero, né dai governanti, per cui, sola con la madre, cominciò a scavare la terra nel luogo indicato fino a che non fu trovata l’icona, avvolta da vecchi cenci, assolutamente intatta e come irradiata di luce.
Era l’8 luglio 1579. La notizia si diffuse presto nella città e l’arcivescovo stesso si recò sul luogo della scoperta, poi, in una processione solenne, trasportò l‘icona nella vicina chiesa di S. Nicola. Nel giorno del “ritrovamento” due ciechi, Giuseppe e Nikita, ricuperarono la vista.
Da questo momento comincia quella che il popolo russo ha sempre considerato la “missione” protettrice dell’icona a beneficio di tutta la Russia. Lo zar Ivan il Terribile non rimase estraneo a questa speciale forma di devozione e ritenne che le stesse sue straordinarie vittorie sui Tartari e sui Musulmani che aprirono la strada alla formazione del nucleo essenziale del futuro impero russo, fossero il frutto della protezione diretta della Madonna di Kazan.

Struttura e iconografia dell’immagine
L’effigie della Madre di Dio è una replica dell’icona ritrovata miracolosamente a Kazan’ nel 1579, fra le rovine di una casa bruciata. Secondo la tradizione, fu rinvenuta da una fanciulla di nome Matrona, alla quale la Vergine Maria era apparsa ripetutamente per indicare il luogo del ritrovamento.
Oggetto di devozione popolare e considerata prodigiosa, l’icona fu poi portata da Kazan’ a Mosca. Le scene che circondano l’effigie di Maria col figlio Gesù, il cui ordine narrativo procede in registri orizzontali dall’alto verso il basso, da sinistra a destra, raccontano nei primi sei episodi le apparizioni delle Vergine a Matrona e il ritrovamento dell’icona.
Seguono tre scene col trasferimento dell’icona nella cattedrale di Kazan e poi dieci episodi di guarigioni prodigiose ad opera della sacra tavola. Nell’ultimo episodio è descritto il trasferimento dell’immagine mariana a Mosca.
Nell’icona degli Uffizi, l’effigie della Madonna col Bambino presenta, nel modellato naturalistico degli incarnati, un richiamo al linguaggio di Simon Usakov e dei maestri del Palazzo dell’Armeria del Cremlino, mentre la ricca decorazione delle vesti rimanda alla tradizione iconografica delle botteghe di Jaroslavl’ e Kostroma. Le scene laterali presentano invece modi meno raffinati, una caratteristica ricorrente nelle icone degli Uffizi.
La Madonna di Kazan come protettrice della Russia
La venerazione per l’icona della Madre di Dio di Kazan crebbe nel corso del XVII secolo con la dinastia regnante dei Romanov, assurgendo al ruolo di protettrice della Russia contro gli invasori. L’importanza dell’icona prodigiosa veniva riconosciuta da tutta la Russia, soprattutto nei momenti più difficili della sua storia.
Alcuni anni dopo, la Russia fu attaccata dai Polacchi che occuparono il suo territorio giungendo fino a Mosca. Al culmine dell’occupazione, i Polacchi non esitarono a lasciare morire di fame il Patriarca German, ma il 22 ottobre del 1612, dopo avere invocato ancora una volta la protezione della Madonna di Kazan, la popolazione moscovita insorse e scacciò gli occupanti del sacro suolo russo.
Nel 1612, allorché Mosca era assediata dai rivoltosi, i soldati presero con sé la venerata icona come “Bandiera di vittoria”, “Liberatrice della Russia” e il 27 novembre liberarono la città. La memoria dell’evento consolidò l’immagine della Madonna di Kazan come custode della libertà e dell’identità religiosa russa.
L’icona che si conservava a Mosca, forse quella originale portata da Kazan nel 1612 oppure, secondo un’altra tradizione, una copia, venne trasferita per volontà dello zar Pietro il grande nella nuova capitale San Pietroburgo.
Da Pietro il Grande all’invasione napoleonica
Quasi un secolo dopo, nel 1709, in occasione dell’invasione svedese che minacciava di cancellare la tradizione ortodossa russa a favore del protestantesimo rivoluzionario, la zar Pietro il Grande vinse gli occupanti svedesi nella memorabile battaglia di Poltava il cui successo fu unanimemente attribuito alla presenza nel campo di battaglia dell’icona della Madonna di Kazan che ormai i Russi consideravano la custode dell’identità spirituale della Nazione.
Parimenti Pietro il Grande, nel 1709, prima di sferrare la battaglia decisiva contro le truppe di Carlo XII di Svezia, trascorse tre giorni di digiuno e di preghiera davanti a questa immagine con tutto il suo esercito.
Così l’icona fu portata nella cattedrale di San Pietroburgo e ancora un secolo dopo, durante la terribile invasione napoleonica condotta all’insegna del nichilismo rivoluzionario che minacciava di distruggere le basi della loro tradizione spirituale, i Russi continuarono ad attribuire la loro vittoria sugli invasori alla speciale protezione divina mediata dall’icona della Madonna di Kazan.
L’invasione napoleonica del 1811 - 1812 viene vista come una profanazione della Terra della Santa Russia, e dunque un attentato alla sua “Celeste madre”. La principale preoccupazione della popolazione è quella di mettere al sicuro le icone, e in particolare quelle - veneratissime - di Kazan e Smolensk.
L’icona di Smolensk viene portata tra le truppe alla viglia della battaglia di Borodino, per dare coraggio ai soldati, mentre l’icona di Kazan viene collocata nella chiesa di San Pietrourgo che ricorda quella di San Pietro a Roma.
| Anno | Evento legato all’icona |
|---|---|
| 1579 | Ritrovamento dell’icona tra le rovine di Kazan |
| 1612 | Invocazione dell’icona durante la liberazione di Mosca |
| 1709 | Venerazione dell’icona prima della battaglia di Poltava |
| 1812 | Attribuzione della vittoria contro Napoleone alla protezione mariana |
| 1904 | Scomparsa dell’icona dalla cattedrale di San Pietroburgo |
| 1970 | Collocazione dell’icona nella Cappella Bizantina della Domus Pacis di Fatima |
| 2004 | Riconsegna dell’icona al patriarca di Mosca |
La scomparsa dell’icona nel 1904
La sacra icona fu poi trasportata nella nuova capitale, a Mosca, per circa un secolo. Lì resta fino al 1904, quando viene rubata.
Il 29 giugno del 1904, in occasione dei sommovimenti rivoluzionari scoppiati in concomitanza della disfatta russa nella guerra contro il Giappone, la sacra icona fu asportata dalla cattedrale della città e sparì proprio in coincidenza della rovina russa causata dall’ingresso nella prima guerra mondiale a fianco delle democrazie occidentali e dal successivo scoppio della rivoluzione bolscevica.
Sfortunatamente, nella notte del 29 giugno 1904, la sacra icona, ricca di ori e di brillanti, venerata dal 1721 nella cattedrale di Kazan a San Pietroburgo, fu rubata e da allora non se n’è saputo più nulla. E’ questo lo spartiacque che stava conducendo alla fine dell’identità spirituale russa e della base tradizionale che l’aveva sostenuta per secoli.
Pochi mesi dopo le apparizioni di Fatima, avviene la Rivoluzione Russa. È il 1917. Il programma di governo prevede l’eliminazione del cristianesimo, i rivoluzionari distruggono la cappella del Cremlino, dove si venerava l’icona di Iviriron, mentre il santuario della Vergine di Kazan a San Pietroburgo viene trasformato in un Museo dell’Ateismo.
Molte icone vengono trasferite alla Galleria Tetrjakov di Mosca, e tra queste la celebre “Trinità” di Rublev. I russi vi accorrono in massa, con la scusa della visita culturale venerano le icone. Quella galleria sarà un vero santuario durante i tempi sovietici.
Il passaggio a Fatima
Nel 1964, in occasione dell’Esposizione Internazionale di New York, l’icona riapparve misteriosamente e fu esposta al pubblico. Fu così che l’Armata Blu dell’Apostolato di Fatima riuscì a comprarla e il 26 luglio del 1970 l’icona trovò il suo “luogo” nella Cappella Bizantina della Domus Pacis della fatidica cittadina di Fatima.
Sta di fatto, che dietro la basilica portoghese di Fatima, s’innalza una cappella di rito bizantino del centro dell’Armata Azzurra”, dove il 21 luglio 1970 fu portata processionalmente dal vescovo di Leiria la miracolosa icona e là sistemata il 26 luglio seguente, in attesa che possa un giorno ritornare al suo santuario di Russia.
A favore della sua autenticità un autore ha avanzato un’ipotesi accettabile. Quandonel 1923 la basilica di Kazan a San Pietroburgo fu trasformata in “Museo della storia delle Religioni”, fu messo all’asta tutto quel che conteneva, non esclusa l’icona miracolosa, che andò a finire prima in Polonia, poi in Inghilterra, finché nel 1960 non fu acquistata da alcuni americani e dal centro dell’”Armata Azzurra”, che le fece raggiungere Fatima, legata alla Russia per l’apparizione del 1917 ai tre pastorelli.
È un’ipotesi suggestiva che potrà anche riuscire realtà in un futuro prossimo o lontano. Comunque le copie della Madre di Dio di Kazan attualmente sono numerose in tutta la Russia e nelle chiese e nei monasteri russi sparsi nel mondo.

Fatima e il destino della Russia
La presenza dell’icona della Madonna di Kazan a Fatima può sembrare un puro caso, ma è proprio così ? Tutti sanno che una delle tre rivelazioni più importanti per le conseguenze spirituali, dottrinali e storiche fatte ai tre Veggenti di Fatima dalla Madonna è stata proprio quella relativa al destino della Russia.
Il 13 luglio del 1917, prima del trionfo del bolscevismo, la Madonna dirà ai Veggenti: “…sono venuta a chiedere la consacrazione della Russia al mio cuore immacolato e la comunione riparatrice nei primi sabati. Se ascolterete le mie richieste, la Russia si convertirà e avrete pace; diversamente diffonderà i suoi errori nel mondo promuovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa; i buoni saranno martirizzati, il Santo Padre dovrà soffrire molto, diverse nazioni saranno annientate. Infine il mio Cuore Immacolato trionferà”.
Così, la storia cristiana della Russia sembra enigmaticamente intrecciarsi con quella della più importante apparizione della Madonna nel XX secolo, il secolo della violenza e delle persecuzioni contro la Chiesa di Cristo.
Lo stesso sito di Fatima, d’altronde, presenta delle particolarità che forse bisognerebbe rilevare. A cominciare, per es., dallo stesso nome del paesino che, secondo una tradizione locale non sarebbe che quello di una nobildonna musulmana convertita al Cristianesimo e perciò ricordata in questo modo.
Ma nessuno può dimenticare che Fatima era la figlia prediletta del Profeta dell’Islam ed ha sempre avuto un ruolo assai particolare legato ad Alì, il suo cavalleresco marito, il quarto Califfo, il “ Ben Diretto” genero di Mohammed ed iniziatore di una serie di confraternite spirituali dal forte spirito guerriero, per molti aspetti legate ad una dimensione “sacrificale” della Via di Dio.
La consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria
Il 13 giugno 1929, suor Lucia ebbe una splendida visione della santissima Trinità e del Cuore Immacolato di Maria, durante la quale la Madonna le comunica che “era giunto il momento in cui voleva che partecipasse alla santa Chiesa il suo desiderio della consacrazione della Russia, e la sua promessa di convertirla”.
La stessa suor Lucia scrive: “Avevo chiesto e ottenuto dalle mie superiore e dal confessore il permesso di fare l’ora di adorazione dalle undici a mezzanotte, dal giovedì al venerdì. Una notte, sola, mi inginocchiai alla balaustra, in mezzo alla cappella, a recitare prostrata le preghiere dell’Angelo.
Sentendomi stanca, mi alzai e continuai a recitare con le braccia incrociate. “L’unica luce era quella della lampada. Improvvisamente tutta la cappella si illuminò di una luce soprannaturale, e sull’altare apparve una croce di luce che arrivava fino al tetto.
In una luce più chiara, nella parte superiore della croce, si vedeva un volto di uomo con il corpo fino alla cintola [l’eterno Padre], sul petto una colomba di luce [il divino Spirito Santo], e inchiodato sulla croce il corpo di un altro uomo [Nostro Signore Gesù Cristo].
Un poco sotto la cintola, sospesi nell’aria, si vedevano un calice e una grande Ostia, sulla quale cadevano alcune gocce di sangue, che scorrevano sul volto del Crocifisso e da una ferita del costato. “Scivolando sull’Ostia, queste gocce cadevano nel calice.
Sotto il braccio destro della croce stava la Madonna (era la Madonna di Fatima con il suo Cuore Immacolato nella mano sinistra, senza spada né rose, ma con una corona di spine e fiamme)…
“Sotto il braccio sinistro [della croce], alcune grandi lettere, come fossero di acqua cristallina che scorreva sull’altare formavano queste parole: “Grazia e Misericordia”.
“Compresi che mi veniva mostrato il mistero della santissima Trinità, e ricevetti su questo mistero lumi che non mi è permesso rivelare”.
Quindi la Madonna mi disse: “E’ giunto il momento in cui Dio chiede che il Santo Padre faccia, in unione con tutti i vescovi del mondo, la consacrazione della Russia al mio Cuore Immacolato, promettendo in questo modo di salvarla.
Sono tante le anime che la giustizia di Dio condanna per peccati commessi contro di me, e perciò vengo a chiedere riparazione: sacrificati con questa intenzione e prega”.
Dalle richieste di suor Lucia alla consacrazione del 1952
Attraverso i suoi confessori e il vescovo di Leiria, la veggente fece in modo che la richiesta della Madonna giungesse, in quello stesso anno, a conoscenza di Papa Pio XI, che promise di prenderla in considerazione.
In una lettera del 29 maggio 1930 al suo confessore, padre José Bernardo Gonçalves S.J., suor Lucia riferisce che Nostro Signore, dopo averle fatto sentire in fondo al cuore la sua divina presenza, insistette perché chiedesse al Santo Padre la approvazione della devozione riparatrice dei primi sabati.
Più tardi, attraverso un’altra comunicazione interiore, Nostro Signore si lamentò con suor Lucia perché la consacrazione della Russia non era stata fatta: “Non hanno voluto ascoltare la mia richiesta!… Come il re di Francia, se ne pentiranno, e la faranno, ma sarà tardi.
La Russia avrà già sparso i suoi errori nel mondo, provocando guerre, persecuzioni alla Chiesa: il Santo Padre dovrà soffrire molto”.
Il 21 gennaio 1935, in una lettera a padre José Bernardo Gonçalves S.J., suor Lucia dichiara che “Nostro Signore era molto scontento perché non si era realizzata la sua richiesta”.
In una lettera allo stesso padre Gonçalves, del 18 maggio1936, suor Lucia chiarisce: “Quanto all’altra domanda, e cioè se sarà conveniente insistere per ottenere la consacrazione della Russia, rispondo quasi lo stesso che ho detto altre volte.
Mi spiace che non sia già stato fatto; ma Dio stesso, che l’ha chiesta, ha permesso che sia andata così. […] Se è conveniente insistere? Non so. Mi pare che, se il Santo Padre la facesse ora, Nostro Signore la accetterebbe e darebbe compimento alla sua promessa; e, senza, dubbio, darebbe un piacere a Nostro Signore e al Cuore Immacolato di Maria.
“Interiormente, ho parlato del problema a Nostro Signore; e poco tempo fa gli chiedevo perché non convertiva la Russia senza che Sua Santità facesse questa consacrazione.
“Perché voglio che tutta la mia Chiesa riconosca questa consacrazione come un trionfo del Cuore Immacolato di Maria, per poi estendere il suo culto e porre la devozione a questo Cuore Immacolato accanto alla devozione al mio divino Cuore “.
“Il Santo Padre! Prega molto per il Santo Padre. Egli la farà, ma sarà tardi. Tuttavia, il Cuore Immacolato di Maria salverà la Russia. Le è affidata”
Ancora a padre Gonçalves, ella scrive il 24 aprile 1940: “Egli, [Nostro Signore], se vuole, può fare si che la causa proceda rapidamente. Ma, per castigo del mondo, lascerà che vada lentamente.
La sua giustizia, provocata dai nostri peccati, vuole così. Si spiace, talora, non solo per i grandi peccati, ma anche per la nostra svogliatezza e per la nostra negligenza nell’ottemperare alle sue richieste.”
Il 31 ottobre 1942, nel radiomessaggio al Portogallo in occasione della chiusura dell’anno giubilare delle apparizioni di Fatima, Pio XII consacrò la Chiesa e il genere umano al Cuore Immacolato di Maria.
Il 7 luglio 1952, con la lettera apostolica Sacro Vergente Anno, Pio XII consacrò i popoli della Russia al Cuore Immacolato di Maria.
Le consacrazioni del periodo conciliare e postconciliare
In occasione del Concilio Ecumenico Vaticano II, 510 arcivescovi e vescovi di 78 paesi sottoscrissero una petizione nella quale chiesero al vicario di Cristo di consacrare il mondo intero, e in modo speciale ed esplicito la Russia e le altre nazioni dominate dal comunismo, al Cuore Immacolato, ordinando che, in unione con lui e nello stesso giorno, lo facessero tutti i vescovi dell’orbe cattolico.
Il documento fu presentato personalmente al Santo Padre Paolo VI da S. E. Rev.ma mons. Geraldo de Proença Sigaud, arcivescovo di Diamantina (Brasile), nel corso di un’udienza privata, il 3 febbraio 1964.
Papa Paolo VI, chiudendo la III Sessione del Concilio Vaticano II, il 21 novembre 1964, “affidò il genere umano” al Cuore Immacolato di Maria, nella stessa cerimonia in cui, applaudito in piedi dai Padri Conciliari, proclamò la Madonna “Mater Ecclesiae”.
Giovanni Paolo II fece due consacrazioni del mondo al Cuore Immacolato di Maria, una a Fatima, il 13 maggio 1982, e l’altra a Roma, il 25 marzo 1984. Entrambe le consacrazioni furono precedute da un invito del Pontefice ai Vescovi perché si unissero a lui in questi atti.
Ma non vi sono dati positivi per valutare fino a che punto i Vescovi del mondo intero hanno realizzato la consacrazione in unione con il Papa, né nel 1982, né nel 1984. Pure, in nessuna delle due la Russia fu ricordata nominatamente.
Così, suor Lucia sostenne sempre, fino alla metà del 1989, che nessuna delle consacrazioni ricordate sarebbe stata “valida”, prendendo questa parola nel senso di ottemperanza dei requisiti illustrati dalla Madonna alla veggente.
Ma da allora in avanti suor Lucia viene riconoscendo la validità della consacrazione fatta da Papa Giovanni Paolo Il il 25 marzo 1984. Sulla posizione di suor Lucia discutono ora gli esperti di Fatima, aderendo gli uni alla nuova posizione, preferendo gli altri attenersi ai suoi pronunciamenti precedenti.
Giovanni Paolo II e la restituzione dell’icona
Com’è ben noto, durante il suo pontificato Giovanni Paolo II cercò varie volte di visitare la Russia post-rivoluzionaria, ma il Patriarcato Ortodosso di Mosca impedì in tutti i modi che tale evento, al quale alcuni attribuivano persino un carattere parusiaco, potesse concretizzarsi.
Poi, durante il nuovo pontificato di Benedetto XVI, adempiendo il voto del suo predecessore, ma nell’impossibilità fisica di visitare la Russia, il Papa fece dono della sacra icona al Patriarcato di Mosca nella cui cattedrale finalmente troneggia la Madonna dopo la sua secolare assenza.
La Madonna di Kaza ha fatto un miracolo nella sua patria: la pace tra le religioni. Il papa Giovanni Paolo II ha riconsegnato il 28 agosto 2004, festa della Dormizione della Madonna nel calendario ortodosso, al patriarca di Mosca, la sacra icona della Madonna di Kazan custodita in Vaticano nel palazzo pontificio.
Ma ad accoglierla vi erano anche musulmani ed ebrei. La riconsegna dell’immagine fu così interpretata come un gesto di particolare significato nei rapporti tra cristiani d’Oriente e d’Occidente e come un segno di dialogo religioso.
La Protezione della Madre di Dio: il Pokrov
La chiesa di Santa Maria di Blacherne (Θεοτòκος τών Βλαχερνών), a Costantinopoli, fu eretta nel V secolo e venne distrutta nel 1434; era uno dei più importanti santuari greco-ortodossi; un nuovo edificio fu costruito nel 1867 nello stesso luogo.
L’Icona della Pokrov di Maria (della Protezione) mostra Maria apparire sopra i congregati nella chiesa di Blacherne, tra due tra gli arcangeli Michele e Gabriele, tenendo il suo velo sopra di loro come un segno di protezione.
In Oriente ci sono de tipi di icona di Maria la Protettrice: uno con il Manto sulle braccia di Maria e uno con il Mant della Protezione di Maria allargato a coprire sotto di esso i fedeli.
Per le origini del concetto di Protezione, dobbiamo risalire al più noto e antico inno mariano, trovato scritto in greco su un papiro copto dall’Egitto, il Rylands Papyrus 470. È generalmente noto con le sue prime parole nella traduzione latina, Sub Tuum Praesidium - “Sotto la tua protezione”.
“Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio: non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, e liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta”.
Il significato spirituale del velo
È interessante notare che in questa preghiera, Maria non viene invocata come interceditrice o intermediaria, ma piuttosto per il suo potere di liberazione. Non sorprende il fatto di aver trovato questa più antica preghiera a Maria in Egitto.
Il velo, omoforion o maforion, era un lungo pezzo di tessuto che copriva la testa e il corpo delle donne come un mantello, fino alle ginocchia. In Oriente, era la veste propria delle diaconesse e delle vergini consacrate. In Occidente diventò la veste tipica della Madre di Dio e delle sante donne.
Bisanzio aveva il maforion di Maria, venuto da un pio furto di due patrizi che l’avevano portato da Gerusalemme sotto il regno di Leone I (457-474). Da quel tempo il velo era custodito in una cassa trasparente nella chiesa di Blacherne.
Senza discutere sull'autenticità della reliquia, è certo che i bizantini la consideravano la reliquia più preziosa di tutte quelle conservate a Costantinopoli. La veste sacra serve da rifugio sicuro, da recinto e da manto protettore.
Allargando la metafora, l’innografo aggiunge: «Col tuo velo venerato, o Tuttapura, tu copri l'intera distesa dei cieli rivestita di nubi. Quindi venerandolo con fede, noi ti glorifichiamo, o rifugio delle nostre anime».
In Russia si canta: "Coprici, o Regina con l'omoforion della tua misericordia, o Pokrov e difesa degli uomini, Pokrov e potenza dei credenti… Col tuo soccorso i re ortodossi sono coronati, grazie a te ottengono vittoria contro i pagani, perché tu li copri con l'omoforion della misericordia."
La Chiesa greca commemora la deposizione del velo il 2 luglio.
La visione di Sant’Andrea a Blacherne
Secondo la tradizione sacra ortodossa orientale, l’apparizione di Maria la Theotokos avvenne durante il decimo secolo nella chiesa di Blacherne di Costantinopoli, l’odierna Istanbul, dove erano state conservate molte delle sue reliquie.
Nella Domenica 1° ottobre, alle 4 del mattino, Sant’Andrea, il Pazzo per Cristo, uno slavo di nascita che agiva come guardia del corpo a Costantinopoli (+ 936), vide la cupola della chiesa aperta e la Vergine Maria entrare, muovendosi nell’aria sopra di lui, risplendente e circondata da angeli e santi.
Si inginocchiò e pregò con le lacrime per tutti i fedeli cristiani del mondo. La Vergine Maria chiese a suo Figlio, Gesù Cristo, di accettare le preghiere di tutte le persone che la supplicavano e cercavano la sua protezione.
Una volta completata la sua preghiera, Andrea camminò verso l’altare e continuò a pregare. Successivamente, la Vergine Maria allargò il manto su tutte le persone presenti nella chiesa come Protezione.
Sant’Andrea si rivolse al suo discepolo, sant’Epifanio, che era in piedi vicino a lui, e chiese: “Vedi, fratello, la Santa Theotokos, pregando per tutto il mondo?”. Sant’Epifanio rispose: “Sì, santo Padre, lo vedo e sono stupito!”.
Andrea è venerato come santo dalle Chiese ortodosse. Qui sotto, l’icona della Beata Vergine Maria che prega, circondata da persone, custodita nella chiesa di Blacherne, riproduce gli eventi come li aveva visti Sant’Andrea, il Matto per Cristo, quel giorno.
Un giorno di festa in commemorazione della visione è stato celebrato in Russia da allora. La festa del Pokrov divenne così una delle espressioni più significative della fiducia russa nella protezione della Madre di Dio.

La Madonna della Misericordia in Occidente
Anche nella Chiesa cattolica di Occidente, si venerò la Protezione di Maria; era visualizzata in modo un po’ diverso: Maria spalanca il suo manto e, sotto di esso, le persone si radunano da entrambi i lati per proteggersi.
Fu conosciuta più come Madonna della Misericordia. Due tra le immagini più famose e venerate sono quelle presenti nella chiesa del Cenacolo di Santo Spirito a Firenze, conosciuta come Madonna della Misericordia (sec. XV), e la Madonna di Monte Berico, a Vicenza, realizzata da Nicolò da Venezia tra il 1428 e il 1430, definita iconograficamente come Madre della Misericordia o Madonna del manto.
Un'altra nota immagine della Madonna del Manto o della Misericordia è quella del pittore fiorentino Ghirlandaio. Negli ultimi anni dell’iconografia russo-ortodossa, l’immagine della Madonna della Misericordia occidentale è stata presa a prestito come un nuovo tipo di icona, sebbene fosse meno comune.
La Madonna del manto azzurro di Don Orione
Dopo avere presentato il titolo e l’icona di Maria del Manto protettore, possiamo comprendere la sorpresa nel venire a sapere che, a distanza di tanti secoli e di culture diverse, proprio in un 2 luglio del 1893, giorno in cui l’Oriente celebra la festa di Maria del Manto protettore, san Luigi Orione, a Tortona (Italia), sognò la cosiddetta Madonna del manto azzurro che è esattamente una rappresentazione di Maria del Manto protettore.
I fatti sono noti. Il chierico Luigi Orione, in quella domenica 2 luglio 1893, aveva dovuto chiudere definitivamente l’Oratorio a causa di lamentele giunte al Vescovo per la confusione che i ragazzi creavano.
Dopo aver chiuso, pose la chiave dell’Oratorio sulla mano di una statuetta della Madonna che stava nel cortile della casa del Vescovo e che aveva un manto azzurro. “Con la morte nel cuore”, salì nella sua stanzetta sui voltoni del Duomo.
Postosi a sedere, appoggiato con le mani sul davanzale, guardando l’Oratorio chiuso, pregò e pianse, si addormentò e sognò.
“Quella sera mi sono messo là allo scuro, alla finestra seduto a piangere, a guardare giù l’oratorio che non si sarebbe più aperto. Ho pianto come piange un bambino con l’abbandono e la fede e l’innocenza di un bambino.
E ho pregato la Madonna e ho messo me e tutto l’oratorio nelle sue mani e pregando e piangendo e guardando l’oratorio, e facendo il sacrificio di tutto, e offrendolo tutto alla Madonna mi sono addormentato là, seduto e con il capo appoggiato al davanzale della terza finestrella, e ho fatto questo grande e santo sogno.
Ho veduto tutto il giardino dell’oratorio pieno di fanciulli e su quella grande pianta, alta, alta, un pioppo, vidi la Madonna Santissima che stringeva nel suo braccio destro Gesù Bambino e proteggeva l’oratorio e mi guardava con molta consolazione e amore.
Ed il manto s’allargava, s’allargava… così che non si distinguevano più i confini. Anche il cielo scomparve e al posto del cielo il manto azzurro della Madonna.
Ed il numero dei ragazzi, di molti diversi colori, si andava straordinariamente moltiplicando, fino a sembrare tutto un formicolìo. Allora si volse a me la Madonna indicandomeli.
E si udì da tutta quella massa un canto dolcissimo, il canto del Magnificat. La Madonna ha continuato l’oratorio e lo ha visibilmente protetto, e parve a me davvero che una mano divina rimovesse subito, come d’incanto gli ostacoli; e si continuò.
La Madonna Santissima anche dopo ha mostrato la sua materna protezione su me e sull’Opera della Divina Provvidenza”.sognò.
È interessante notare che Maria, la Theotokos Protettrice del manto, apparve nella chiesa di Blacherne a Costantinopoli a Sant’Andrea, conosciuto come “il Pazzo per Cristo”. Anche Don Orione è ricordato con l’epiteto di “folle di Dio” e “pazzo della carità.
La tavola che rappresenta la Madonna del Manto azzurro sognata da San Luigi Orione è stata dipinta da Ida Marcora Grolla intorno al 1950 e si trova al Santuario della Madonna della Guardia di Tortona.
È divenuta una delle icone più rappresentative della Piccola Opera della Divina Provvidenza che vi è rappresentata nelle varie categorie di consacrati (sacerdoti, suore, eremiti), di popoli e persone.
Altri santuari mariani dell’area russa e orientale
Tra i santuari più noti in Russia c’è la cattedrale dell’Assunta, voluta dallo Zar Ivan III, dove c’era l’icona di Vladimir. In Ucraina, oltre al Muro Incrollabile di Santa Sofia, c’è la Madre di Dio di Zarvanitsia, il più noto santuario della Galizia transcarpatica, da sempre appartenuto alla Chiesa greco cattolica.
Ci sono due leggende sulle origini del santuario. La prima sostiene che un monaco benedisse con l’icona lì custodita un signore del posto che si era perduto nel bosco e si era ammalato.
L’altra sostiene che un monaco che errava nei boschi tentò di salvare l’icona e in sogno la Vergine gli disse di salvare quel luogo. Fatto sta che l’icona si dice abbia abbia salvato provvisoriamente gli abitanti che vi si erano rifugiati durante la festa del Prokov.
Nascosta più volte, nel 1944, poco prima dell’arrivo dell’esercito russo, l’icona viene portata in salvo in previsione della soppressione della Chiesa cattolica di rito orientale, e resta nascosta fino al 1991, quando il santuario è restituito alla Chiesa cattolica.
A Zyrovici, in Bielorussia, si venera la Regina del popolo Ruteno. È una devozione iniziata nel 1470, quando alcuni pastori trovarono una icona mariana su un albero.
Questi la portarono al signore del luogo, che la mise in una cassa. L’immagine sparì e poi ricomparve sullo stesso albero dove era stata vista la prima volta, rendendo chiaro che era lì he l’icona doveva essere venerata.
La Chiesa venne ricostruita in muratura, mentre intorno vi si formò un villaggio. Dal 1596, dopo l’unione di Brest, il santuario divenne monastero basiliano e crebbe di importanza, e il primo archimandrita fu proprio il Giosafat che è considerato il patrono degli ucraini.
L’icona di Zyrovici è stata incoronata dal capitolo vaticano nel 1730, e una copia si venera a Roma, con il titolo di Santa Maria del Pascolo.
Le icone durante il periodo sovietico
Con Ivan Il Grande (1462 - 1505) inizia lo Stato nazionale russo, Mosca s espande, architetti italiani come Aristotele Fioravanti vanno ad abbellire la capitale e si costruisce la cattedrale dell’Assunzione del Cremlino, dove vengono portate molte icone: dopo la Madonna della Tenerezza di Vladimir, l’icona di Kazan’, quella di Smolensk (restituita poi alla città di origine) e quella del Don, e quella di Ivirov, copia dell’immagine venerata al monte Athos.
Dopo il Concilio di Firenze (1438 e 1445) e l?unione di Brest-Litovsk (1596), i vescovi dei territori dell’Ucraina e della Bielorussia, sotto il regno polacco-ucraino, siglano l’Unione con Roma.
E questo nonostante alcune opposizioni che portano, tra l’altro, all’assassinio di San Giosafat nel 1623. San Giosafat, oggetto tuttora di un pellegrinaggio degli ucraini fino alla sua tomba che è in Vaticano per volere di Paolo VI, era particolarmente devoto alla Vergine.
E così, in generale, il culto delle Chiese orientali si aprì alla pietà popolari. Non è mai stata vita semplice, per i cattolici orientali, sempre sotto la pressione del Patriarcato di Mosca.
Una pressione che diventa quasi insopportabile quando, tra il XVII e il XVIII secolo, l’Impero Russo cominciava a sottrarre sempre più territori al Regno polacco.
È in questi casi, come sappiamo, che la Vergine si manifesta. Vengono registrati episodi di lacrimazione, anche di sangue, e vengono interpretati come espressione di dolore per quanto stava avvenendo.
Il santuario della Vergine di Kazan a San Pietroburgo viene trasformato in un Museo dell’Ateismo. Molte icone vengono trasferite alla Galleria Tetrjakov di Mosca, e tra queste la celebre “Trinità” di Rublev.
I russi vi accorrono in massa, con la scusa della visita culturale venerano le icone. Quella galleria sarà un vero santuario durante i tempi sovietici.
La presenza della Madonna di Kazan nella Russia contemporanea
Tra le chiese dedicate alla Madonna di Kazan meritano di essere ricordate quella di San Pietroburgo, che richiama la basilica romana di S. Pietro per la sua cupola e il colonnato antistante, e due nella città di Mosca, la prima nel settore Kolomenskoe, rimasta aperta al culto anche durante il regime comunista, l’altra, sulla piazza Rossa, restaurata e officiata.
Comunque le copie della Madre di Dio di Kazan attualmente sono numerose in tutta la Russia e nelle chiese e nei monasteri russi sparsi nel mondo. La loro diffusione mostra come il significato dell’icona non dipenda soltanto dalla sopravvivenza dell’immagine originale, ma dalla continuità della preghiera e della memoria religiosa.
Un’icona dal fascino misterioso che appare nel momento del bisogno per sostenere tutto il popolo russo, attraverso le preghiere accorate di Zar e governanti. Non farà mancare la sua intercessione fino a mettere pace tra le religioni grazie all’intervento di Giovanni Paolo II.
La Madonna del Sacro Cuore di Gesù in Russia si inserisce così in una storia nella quale il cuore di Maria, la protezione del suo manto e la venerazione delle icone convergono in un’unica esperienza spirituale: la richiesta di difesa, conversione, pace e fedeltà alla tradizione cristiana.