L’omelia del cardinale Comastri sull’onestà e sulla dignità della vita

«Siete la parte più bella e onesta dell’Italia». Così, nella Basilica di San Pietro, il Cardinal Angelo Comastri, vicario generale di Sua Santità per lo Stato della Città del Vaticano, saluta nella sua omelia, allevatori e agricoltori intervenuti in Piazza San Pietro per la decima ricorrenza della “Fattoria sotto il cielo”.

Il cardinale collega l’onestà al lavoro, alla responsabilità, alla fedeltà alle proprie terre e alla capacità di non abbandonare gli altri nei momenti difficili. La manifestazione di quest’anno concentra particolare attenzione sulla fede e la forza di questi allevatori colpiti dal terremoto, che sono rimasti nelle loro terre, pur di non abbandonare gli animali.

Il contesto dell’omelia nella Basilica di San Pietro

Città del Vaticano, martedì, 17 gennaio 2017, ore 16:00. Sant’Antonio Abate, che cade oggi 17 gennaio, da sempre è il protettore degli animali e degli allevatori e sono tante le iniziative a lui dedicate in tutta Italia.

Da dieci anni c’è la benedizione degli animali nella Piazza per eccellenza di Roma, centro della cristianità. La “fattoria sotto il cielo” è allestita con la collaborazione degli allevatori provenienti da diverse regioni d’Italia assieme alle loro famiglie.

A completare il programma, in questa edizione, la sfilata di cavalli e cavalieri lungo Via della Conciliazione, con la presenza di rappresentanze di Corpi a cavallo di Forze Armate e di Polizia, previste anche le unità cinofile, e dei gruppi di allevatori invitati.

“Sono felice di essere con voi ogni anno, apprezzo il vostro lavoro e impegno soprattutto in questi tempi difficili, subito dopo il sisma che ha devastato il Centro Italia”, spiega il Cardinale Comastri.

“Sono eventi che mettono a dura prova la fede”, aggiunge il Presidente della Coldiretti, intervenuto nel saluto alla Messa.

Onestà, lavoro e responsabilità

Nel saluto agli allevatori e agli agricoltori, l’onestà non è presentata come una semplice qualità individuale, ma come una forma concreta di responsabilità. Essa si manifesta nella cura degli animali, nella fedeltà al proprio lavoro e nella decisione di restare accanto alla propria comunità anche quando le circostanze diventano dolorose.

La manifestazione di quest’anno concentra particolare attenzione sulla fede e la forza di questi allevatori colpiti dal terremoto, che sono rimasti nelle loro terre, pur di non abbandonare gli animali.

L’omelia valorizza così una testimonianza silenziosa: quella di persone che, dopo il sisma, non hanno scelto soltanto la propria sicurezza, ma hanno continuato a prendersi cura degli animali affidati alla loro responsabilità.

La fede messa alla prova

“Sono felice di essere con voi ogni anno, apprezzo il vostro lavoro e impegno soprattutto in questi tempi difficili, subito dopo il sisma che ha devastato il Centro Italia”, spiega il Cardinale Comastri.

“Sono eventi che mettono a dura prova la fede”, aggiunge il Presidente della Coldiretti, intervenuto nel saluto alla Messa.

Nel linguaggio dell’omelia, la fede non viene separata dalla vita quotidiana. È messa alla prova dalle calamità, dalla perdita della sicurezza e dalla fatica di ricominciare, ma trova una forma concreta nella perseveranza e nella cura degli esseri viventi.

L’onestà come scelta coerente

La parola “onesta” assume un significato ampio: indica chi vive senza inganno, mantiene gli impegni e rimane fedele al bene anche quando nessuno lo obbliga a farlo.

Questa prospettiva è coerente con una riflessione più ampia del cardinale Angelo Comastri sulla dignità della persona, sulla responsabilità verso gli altri e sulla necessità di distinguere il bene dal capriccio.

Molti, infatti, oggi pensano che la vita sia soltanto quella che si gode quaggiù, quindi niente sacrificio, niente impegno ma una corsa frenetica verso il divertimento fino all’autodistruzione.

Molti oggi pensano che l’amore sia soltanto soddisfazione del proprio istinto, quindi nessuna fedeltà, nessuna legge, neppure quella del bene dei figli.

La dignità della persona e il vero amore

Il cardinale Comastri ha dedicato una parte significativa della sua predicazione alla distinzione tra amore autentico e possesso, tra libertà e capriccio, tra dignità e uso dell’altro.

Questo è un pericolosissimo tradimento dell’amore e toglie dignità alle persone e rende possibile ogni violenza.

Maria Goretti, infatti, ha difeso il vero amore ed è morta per difendere l’amore vero.

Era il 6 luglio del 1902: dopo aver perdonato il suo assassino come Gesù perdonò dalla Croce i suoi crocifissori, a Nettuno moriva Maria Goretti, figlia di questa splendida terra marchigiana.

Aveva appena dodici anni. Fu vittima dell’aggressione di Alessandro Serenelli, un giovane ventenne, che decise di uccidere colei che coraggiosamente difendeva la dignità della donna e la dignità dell’amore vero.

Il perdono di Maria Goretti

Chiuse gli occhi serenamente nell’ospedale di Nettuno e sapete cosa accadde? Il funerale fu celebrato dal parroco di Nettuno nella cappella dell’ospedale.

Ma scattò un vero plebiscito spontaneo di ammirazione. La folla enorme rimase fuori perché non riusciva ad entrare e il funerale si trasformò in un trionfo di gratitudine e di ammirazione.

Allora la gente capiva che la purezza è una condizione indispensabile affinché sbocci il vero amore. Lo capì anche Alessandro Serenelli.

Infatti, il perdono di Maria Goretti gli entrò nel cuore e lo trasformò.

Nel suo testamento scrisse: «Consumai a vent’anni un delitto passionale del quale oggi inorridisco al solo ricordo. Maria Goretti, ora santa, fu l’angelo buono che la provvidenza aveva messo avanti ai miei passi per salvarmi.

Ho impresse ancora nel cuore le sue parole di rimprovero e di perdono. Pregò per me, intercedette per il suo uccisore.

Seguirono trent’anni di prigione. Ed ora aspetto sereno il momento di essere ammesso alla visione di Dio, di riabbracciare i miei cari, di essere vicino al mio angelo protettore ed alla sua cara mamma, Assunta.

Coloro che leggeranno questa mia lettera vogliano trarre il felice insegnamento di fuggire il male e di seguire il bene sempre, fin da fanciulli.

Pensino che la religione cristiana con i suoi precetti non è una cosa di cui si può fare a meno, ma è il vero conforto, l’unica via sicura in tutte le circostanze, anche quelle più dolorose della vita. Pace e bene».

La testimonianza di Assunta Goretti

Così pensava anche mamma Assunta, alla quale fu chiesto: “Come fa a resistere davanti a tanto dolore?”.

La mamma rispose: “Il mio dolore è grande, ma sarebbe stato più grande se la mia figlia avesse ceduto al peccato”.

Che fede! Che grandezza d’animo! Che idee chiare aveva questa donna analfabeta!

Il cardinale interpreta questa risposta come una testimonianza di fede, di forza interiore e di lucidità morale. La sofferenza non cancella la dignità della persona, ma può diventare il luogo nel quale si manifesta la profondità delle sue convinzioni.

La famiglia come scuola dell’amore

Ma torniamo all’esempio coraggioso e luminoso di Santa Maria Goretti, martire per difendere l’amore vero.

E chiediamoci: dove Maria Goretti aveva appreso la segnaletica giusta e capace di orientare bene le scelte della sua vita?

La risposta è immediata: nella famiglia!

Nell’esempio dei genitori aveva imparato la fede, nei genitori aveva visto l’amore vero e aveva imparato a distinguere perfettamente l’amore dal capriccio, cosa che tanti giovani e tanti adulti di oggi non sanno più fare.

Quando Maria Goretti, straziata dalle pugnalate di Alessandro Serenelli, venne portata all’ospedale di Nettuno, si incontrò con la mamma anche lei straziata dal dolore.

Sapete quali furono le prime parole di Maria Goretti? Eccole: “Mamma! Come stanno i fratellini? Vai da loro, non lasciarli soli! Io non ho bisogno!”.

Queste parole rivelano una maturità che tanti adulti oggi non hanno!

Maria Goretti sapeva perfettamente cos’è l’amore e lo viveva con ammirevole coerenza.

Addirittura, quando morì il papà e la famiglia rimase senza l’uomo dedito al lavoro per la sussistenza di tutti, all’età di 10 anni Maria Goretti fu capace di dire alla mamma: “Mamma, tu prendi il posto di papà nel lavoro dei campi ed io provvedo alla casa, alla cucina e alla cura dei fratellini”.

Questa è maturità con la “M” maiuscola!

Queste parole escono da un cuore che conosceva e viveva il vero amore. Altro che immaturità!

E la maestra chi fu? Fu la mamma e, prima di lei, il papà Luigi.

Purezza e libertà

La riflessione del cardinale sulla purezza non riguarda soltanto la castità, ma una libertà liberata dall’egoismo e capace di riconoscere il valore dell’altro.

Tu hai capito la fondamentale differenza che c’è tra la libertà e il capriccio.

E hai gridato con la forza del sangue che il bene è bene perché fa bene e il male è male perché fa male.

Tu hai difeso l’amore vero: l’amore che nasce dalla purezza e sboccia nel dono pulito e sincero di sé; l’amore che si apre all’accoglienza dei figli in una festa che si chiama famiglia.

Il cambiamento della mentalità sociale

Era il 4 aprile 1957: a Bergamo venne uccisa Pierina Morosini mentre, uscita dalla fabbrica, faceva ritorno alla sua casa.

Il corpo di Pierina venne ritrovato dal fratello: la veste era sanguinante e Pierina era agonizzante: aveva difeso la sua dignità di donna e la dignità del vero amore, esattamente come Maria Goretti.

Però alcuni giornali commentarono: “è un’esagerazione, è fanatismo religioso!”.

Un giornalista addirittura scrisse: “Farsi uccidere per non andare con un giovane è roba da ingenue bigotte!”.

Questa reazione, molto diversa da quella che ci fu per la morte di Maria Goretti, era il sintomo di un modo nuovo di pensare e di vivere, che purtroppo oggi è diventato fenomeno di massa.

Il cardinale vede in questa trasformazione culturale un indebolimento della capacità di riconoscere il sacrificio, la fedeltà e il valore della dignità personale.

L’egoismo e l’infelicità

Costoro sono infelici perché, come giustamente ripeteva spesso Madre Teresa di Calcutta: “Non troverete mai un egoista felice!”.

Gli egoisti sono infelici e seminano infelicità!

Quanti ce ne sono oggi in giro con queste caratteristiche!

Quando soltanto l’istinto e il capriccio guidano le persone, questi sono i frutti!

La prospettiva dell’omelia individua nell’egoismo la radice di una doppia sofferenza: quella di chi vive chiuso in se stesso e quella di chi viene coinvolto nelle sue scelte.

Il valore della famiglia

Oggi manca l’amore, manca il dono di sé, manca la festa, manca la famiglia!

La famiglia viene descritta come il luogo nel quale si apprendono la fede, la cura, la responsabilità e la capacità di distinguere l’amore autentico dal semplice desiderio.

Per questo la testimonianza di Maria Goretti è collegata all’esempio dei suoi genitori e alla responsabilità assunta in giovane età verso la madre e i fratelli.

La sapienza della vita

Pensate che il giorno 24 giugno 1950, Assunta Goretti era presente in Piazza San Pietro alla cerimonia solenne e commovente durante la quale il Papa Pio XII dichiarò Santa la figlia di Assunta!

Padre Virginio Rotondi avvicinò mamma Assunta e le chiese di scrivere un pensiero per una rivista dedicata ai giovani.

Assunta Goretti lo guardò con stupore e disse: “Padre, io non so né leggere né scrivere: sono analfabeta”.

Padre Virginio Rotondi quando raccontò l’episodio per i lettori della rivista, si permise di aggiungere: “Quella donna era analfabeta, ma possedeva una sapienza e una scienza della vita e dei valori della vita che oggi non hanno tanti laureati e tante laureate”.

È vero!

La frase sottolinea la differenza tra istruzione e sapienza. La prima può essere acquisita attraverso lo studio; la seconda si manifesta nella capacità di riconoscere il bene, affrontare il dolore e vivere con coerenza.

La testimonianza di una donna liberata dall’egoismo

Sempre sul valore della purezza desidero aggiungere un episodio che ho vissuto in prima persona a Loreto durante il Giubileo dell’anno 2000.

Don Oreste Benzi, meraviglioso sacerdote della Diocesi di Rimini, è stato un Apostolo infaticabile in tutte le direzioni: anche nel recupero delle donne di strada.

Nell’anno 2000, Don Oreste organizzò un pellegrinaggio a Loreto di ex-prostitute.

Facemmo una veglia di preghiera nella Cappella del Pomarancio e, alla fine, una ex-prostituta mi chiese di poter dire una parola.

La lasciai parlare e testualmente disse così: «Io so che cosa è l’inferno! Io l’ho provato.

Per tanti anni io sono stata una fogna che raccoglieva sperma durante abbracci senza amore: erano soltanto incontri di corpi, volgarmente incontri di corpi, senza anima, senza sentimento, senza amore.

Ora, grazie a don Oreste, ho capito che prima non ero donna, ma soltanto un deposito di sperma.

Ora so che cosa è il Paradiso: il Paradiso è il cuore puro, è il cuore capace di amare, è il cuore libero dall’egoismo.

Ora capisco le parole di Gesù: “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio!”

Sì, ora vedo tutto con un occhio diverso perché il mio cuore è puro.

E non finirò mai di ringraziare don Oreste perché mi ha aperto gli occhi!»

Sono parole da meditare e illuminano la grandezza della testimonianza di Maria Goretti.

La preghiera a Santa Maria Goretti

Permettetemi di concludere con una preghiera a Santa Maria Goretti:

O Maria Goretti, se tu fossi vissuta ai nostri giorni forse saresti stata uccisa con maggior disprezzo.

La tua testimonianza oggi è tanto scomoda, ma per questo motivo è tanto necessaria per noi.

Tu hai difeso la dignità della donna rifiutando di essere usata come oggetto di una passione senza cuore e senza amore.

Oggi tante donne vendono la dignità e tanti uomini comprano la donna in un mercato in cui tutti sono sconfitti.

Prega per loro: per la loro dignità!

Tu hai capito la fondamentale differenza che c’è tra la libertà e il capriccio.

E hai gridato con la forza del sangue che il bene è bene perché fa bene e il male è male perché fa male.

Prega per la nostra generazione affinché veda l’inganno che la sta devastando.

Tu hai difeso l’amore vero: l’amore che nasce dalla purezza e sboccia nel dono pulito e sincero di sé; l’amore che si apre all’accoglienza dei figli in una festa che si chiama famiglia.

Oggi manca l’amore, manca il dono di sé, manca la festa, manca la famiglia!

Prega per noi, affinché riscopriamo la purezza per restituire ai giovani la gioia dell’amore vero.

Santa Maria Goretti, Santa della giovinezza e dell’amore: prega per i giovani, prega per noi! Amen.

Angelo Card. Comastri
Vicario Generale di Sua Santità per la Città del Vaticano
Arciprete della Papale Basilica di San Pietro

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