Le Suore Apostole del Sacro Cuore sono presenti in Burkina Faso dal 1984 e gestiscono attività missionarie a Ouagadougou, Nanoro e Boussè, dedicandosi alla formazione religiosa, all’educazione dei bambini, all’assistenza sanitaria, alla pastorale e al sostegno delle comunità più povere.
La loro missione comprende una casa di noviziato e postulato, scuole dell’infanzia e primarie, un centro sociale, un convitto, attività di orientamento vocazionale, pastorale parrocchiale e familiare e servizi sanitari per l’infanzia. La presenza delle religiose si sviluppa nel cuore della Chiesa e si pone al servizio della sua missione.
La presenza delle Suore Apostole del Sacro Cuore
La vocazione delle religiose di Madre Gargani si situa al centro della Chiesa e si pone al servizio della sua missione. Le suore s’impegnano costantemente a propagare la conoscenza e il culto del Sacro Cuore di Gesù e a partecipare al ministero pastorale della Diocesi, con la disponibilità all’impegno apostolico nei luoghi privi di assistenza del sacerdote e in terra di missione.
La straordinaria avventura in terra d’Africa ha avuto il suo inizio il 4 ottobre 1984, quando suor Ester Carolina De Falco, suor Antonina Ricciardi e Suor Luisa Perez atterrano a Ouagadougou, capitale del Burkina Faso.
Le Suore Apostole del Sacro Cuore operano in Burkina Faso da oltre 20 anni e gestiscono le attività di tre missioni: a Ouagadougou, capitale dello stato, a Nanorò e Boussè, due villaggi distanti tra loro poche decine di chilometri.
Queste comunità fanno parte della Congregazione religiosa fondata nel 1936 da madre Maria Gargani, figlia spirituale di Padre Pio da Pietrelcina che le fu guida e sostegno, oltre che prezioso e insostituibile consigliere.
| Comunità | Attività |
|---|---|
| Ouagadougou | Ecole maternelle “Sacré Coeur”, Ecole primaire “Soeurs Apotres du Sacre Coeur”, pastorale parrocchiale e familiare, juniorato |
| Nanoro | Centre social “Sacré Coeur”, convitto Padre Fanucci, scuola materna “La Solidarité”, pastorale parrocchiale, orientamento vocazionale |
| Boussè | Casa di noviziato e postulato “Sacré Coeur”, Centre de Santé “Sacré Coeur” |
La missione di Nanoro
La missione di Nanoro è la prima costruita dalle Suore Apostole del Sacro Cuore in Burkina Faso, presenti nel paese da oltre 20 anni, ed è sede di una scuola materna e di una scuola di taglio e cucito per ragazze.
Nel cuore della regione Centro-Ovest del Burkina Faso si trova Nanoro, un piccolo centro rurale situato nella provincia di Boulkiemdé. Questa comunità di circa 6.600 abitanti si basa principalmente sull’agricoltura e sull’allevamento come fonti di sostentamento, con un commercio in via di sviluppo che riflette la crescita lenta ma costante della zona.
Il villaggio, circondato dalla savana africana, è composto da capanne di paglia e campi coltivati, dove la vita si svolge con ritmi legati alla natura e alle stagioni. Nonostante le sfide climatiche e sociali, gli abitanti di Nanoro dimostrano una straordinaria capacità di resilienza, mantenendo un forte senso di comunità e dignità.

Nanoro è anche un punto di riferimento sanitario per la regione grazie alla presenza del Centro Medico con Antenna Chirurgica (CMA) e di un Centro di Salute e Promozione Sociale (CSPS), che offrono assistenza medica essenziale non solo agli abitanti del villaggio, ma anche a quelli delle aree circostanti.
Oltre alle Suore Apostole del Sacro Cuore, a Nanoro operano altri due istituti missionari cattolici: i Fratelli della Sacra Famiglia che curano un centro di allevamento e un Liceo dell'Agricoltura che prepara i giovani ad utilizzare le proprie attitudini professionali per sfruttare appieno le risorse naturali, e i Missionari Camilliani che gestiscono l'ospedale regionale di zona con annesso reparto di maternità e il Centro per l'Educazione ed il Recupero Nutrizionale dei bambini malnutriti.
Educazione e accompagnamento dei bambini
Come ha raccontato a Fides suor Marguerite Ouedraogo, Superiora della scuola, infermiera professionale, "quest’anno la scuola ospita 185 bambini e le giornate corrono veloci.
I bimbi vengono accolti quotidianamente e guidati verso una educazione umana, spirituale e culturale e sono sempre contenti di venire qui. Socializzano presto in semplicità e notiamo con gioia la loro crescita.
Chiediamo al Signore di darci la forza ogni giorno per poter offire loro il nostro meglio", conclude suor Marguerite.
La Scuola Materna della Solidarietà nasce da un sogno: offrire un futuro migliore ai bambini di Nanoro, in Burkina Faso. Un sogno che ha preso forma grazie alla visione di Gina Noto e Diego Termini, che nel 1994, camminando tra i sentieri della savana, immaginò un luogo sicuro dove i piccoli avrebbero potuto crescere, imparare e affrontare le sfide della vita con dignità e speranza.
Inaugurata nel 1998, questa scuola rappresenta il cuore di un progetto che unisce l’Italia e l’Africa, trasformando l’energia e la generosità di tanti soci e volontari in un’opera concreta.
Con il sostegno delle Suore Apostole del Sacro Cuore, l’asilo accoglie ogni giorno decine di bambini, offrendo non solo istruzione, ma anche pasti, cure e un ambiente amorevole dove possono sognare in grande.
Iniziative di solidarietà internazionale, come la costruzione della Scuola Materna della Solidarietà da parte di Gina e Diego, hanno contribuito a migliorare significativamente le condizioni educative e sociali della comunità. Questi interventi hanno reso Nanoro un simbolo di speranza, dimostrando l’impatto positivo di una cooperazione volta a creare un futuro migliore per le generazioni più giovani.
La Scuola Materna della Solidarietà
È sempre stato nostro grande desiderio conoscere quel mondo che la società del benessere chiama "terzo" o "quarto" mondo.
Nel 1994, un viaggio in Burkina Faso ha trasformato la vita di Gina Noto e Diego Termini. Spinti dal desiderio di offrire un futuro migliore a chi vive in condizioni di estrema povertà, hanno fondato l’associazione “Un Asilo in Burkina Faso”, realizzando un’opera straordinaria: la Scuola Materna della Solidarietà nel villaggio di Nanoro.
Grazie alla generosità di amici, parenti e volontari, la scuola è diventata un simbolo di speranza, accogliendo bambini locali e offrendo loro non solo istruzione, ma anche cure mediche, pasti e un ambiente sicuro dove crescere.
Questa struttura, costruita con materiali inviati dalla Sicilia, rappresenta un raro esempio di solidarietà concreta e duratura.
L’impegno di Gina e Diego non si è fermato qui. Hanno promosso catene di adozioni a distanza in collaborazione con i Padri Camilliani, sostenendo famiglie e offrendo opportunità educative e sanitarie.
Per il suo straordinario contributo umanitario, nel 1998 Gina Noto ha ricevuto il Premio Telamone di Agrigento. La loro dedizione ha cambiato la vita di molti, creando un ponte tra Ravanusa e Nanoro, tra due mondi distanti ma uniti da un cuore grande.
Gina Noto, scrittrice, docente e studiosa, è stata premiata per il suo straordinario impegno umanitario e sociale. Con il supporto del marito Diego, ha trasformato la fede in azione concreta, dando vita a un sogno ambizioso: la costruzione di un asilo nel villaggio di Nanorò, Burkina Faso, per accogliere 500 bambini.
L’idea nasce da un’esperienza toccante vissuta nel 1994, quando, durante un viaggio in Africa, Gina ha assistito alle drammatiche condizioni di vita dei bambini locali. Tornata in Italia, ha fondato l’associazione “Un asilo in Burkina Faso” per raccogliere fondi e risorse.
Grazie alla mobilitazione di scuole, comunità e aziende, ha ottenuto i mezzi per realizzare l’asilo, fornendo non solo istruzione, ma anche speranza, cibo, medicine e dignità a tanti bambini.
Il viaggio verso Nanoro
Fu così che nell'agosto del 1994 insieme a nostra figlia ed un'amica, entrambe medici, siamo partiti verso quella che consideravamo una grande avventura. Fu avventuroso il nostro viaggio per il Burkina Faso e fu anche molto lungo.
L'Air France infatti è da qualche anno l'unica Compagnia aerea che lo collega in diretta con Parigi. Da lì prima facemmo scalo a Bamako, nel Mali, per poi proseguire con ben tre ore di ritardo verso Ouagadougou, capitale del Burkina Faso.
Eravamo in 11 ed arrivammo a notte fonda. Ci attendevano all'aeroporto le nostre persone più care, suor Ester, suor Paola, Alain, il nostro 'figlio' adottivo, oggi fratello della Sacra Famiglia e professore di fisica.
L'arrivo all'aeroporto di Ouagadougou, ci ha subito calati nella realtà africana. Siamo stati investiti da una folata di caldo e da una gran folla di gente che voleva aiutarci per la sistemazione dei bagagli sulla Toyota della Missione che ci attendeva.
Il buio, la confusione, la povertà dell'aeroporto ci hanno fatto comprendere che eravamo proprio lontani dal mondo opulento, dalla ricchezza dell'aeroporto di partenza, lo Charles de Gaulle di Parigi.
Giungere in terra d'Africa è sempre un momento emozionante, quella notte lo fu di più perché l'ora tarda non permetteva di intraprendere il viaggio per Nanoro, troppo rischioso e non era opportuno avventurarci.
E così passammo la notte a chiacchierare con le suore che vivono nella casa della capitale accampandoci alla meglio per qualche ora nei pochi letti disponibili.
Prima dell'alba partimmo per il nostro villaggio. L'alba africana, sempre superba, ci veniva incontro mentre la Toyota di suor Ester procedeva su quella pista in terra battuta, la cui polvere rossa te la senti addosso, diventa parte di te stessa, della tua anima e non ti lascerà mai per tutto il soggiorno, anzi ti accompagnerà per un bel po' negli agi della tua casa.
I superbi baobab, i campi di miglio e di mais con il loro verde brillante rendevano più bella quella terra sempre avara d'acqua e perennemente arida.
Pur essendo nel periodo delle piogge i bassfond che attraversano i ruscelli non erano molto pieni perché anche laggiù la pioggia violenta e torrenziale della stagione stenta ad arrivare facendo prevedere una miseria sempre più grande.
Dopo aver visto la savana costellata di capanne di fango da dove sbucavano bambini in gran numero, dopo aver visto i contadini e le donne con l'ultimo nato dietro la schiena che si avviavano, a piedi, al lavoro, la semplice casa delle suore ci sembrò un'oasi.
Di buon mattino giungemmo al villaggio, i bimbi erano già per strada, alcuni erano pronti ad attenderci. Sapevano del nostro arrivo e sapevano anche che con l'arrivo dei bianchi c'è festa.
Con essi arrivano i bon bon, le magliette, i pantaloni, i vestiti, le scarpe e arrivano le frittelle e gli arachidi, i ninnoli vari che escono ogni giorno dalle inesauribili valige.
Tutte piccole cose che creano un gran movimento, una festa continua attorno alla Missione.

La comunità di Boussè
Da Ouagadougou a Boussè, il villaggio dove sorge la casa delle suore che ci ospiterà durante la nostra permanenza, si devono percorrere più di 100 chilometri, quasi un'ora di macchina.
La strada è asfaltata; il resto del percorso, e ce ne siamo resi conto il giorno seguente, è una grande pista di terra rossa battuta.
«Gli africani sono un popolo in perenne movimento» ci dice suor Gloria Pasquariello, Madre Generale della Congregazione, mentre affascinati continuiamo a guardare dal finestrino del Toyota che ci trasporta. Il caldo, quello vero, inizia a farsi sentire.
A Boussè si trova la casa di noviziato e postulato “Sacré Coeur” insieme al Centre de Santé “Sacré Coeur”.
Tappa numero uno della nostra prima giornata in terra d’Africa: il dispensario “Corrado Valori”. La temperatura, alle nove del mattino, è già molto alta e l’umidità nell’aria si fa sentire.
Dopo una frugale colazione, a piedi, andiamo a vedere e conoscere il centro sanitario. E’ dedicato a Corrado Valori, un medico perugino di Città di Castello, scomparso prematuramente dopo una lunga malattia.
E’ grazie a lui, e alla generosità dei suoi amici e volontari, se suor Ester ha potuto realizzare il suo sogno: un centro per l’assistenza ai bambini malnutriti.
Grazie all’aiuto economico di amici e benefattori e soprattutto all’energia e all’entusiasmo delle suore missionarie, è stato possibile realizzare sia la trivellazione di pozzi per garantire acqua potabile e dunque un miglior funzionamento del dispensario e sia l’installazione di un impianto fotovoltaico per fornire energia pulita ed economica a tutta la missione di Bousseè.
In Africa non c’è bisogno di sveglie: ci pensano il sole e i suoni della natura: un gallo, un asino e un cane che puntualmente ci danno il buongiorno.
La formazione religiosa e la vita comunitaria
La presenza delle Suore Apostole del Sacro Cuore in Burkina Faso comprende anche il cammino di formazione delle giovani consacrate.
Burkina Faso: Juvenat Ouagadougou. Festa del Sacro Cuore di Gesù Prima Professione di tre delle nostre sorelle.
Sr Agnése O; Sr Ghislaine e Sr Mariette.
Il giorno dopo la grande festa, nella solennità di san Francesco d’Assisi, mentre le giovani novizie dopo la preghiera quotidiana, alle prime ore del mattino, si spostano nella vicina parrocchia di Boussè per la festa della patrona Santa Teresa del Bambin Gesù, protettrice delle missioni, noi ci ritroviamo nella cappella della casa delle suore per la santa messa, presieduta da fr. Francesco Colacelli, che nella sua riflessione ricorda l’importanza della fedeltà a Cristo e augura alle suore missionarie di continuare nella dedizione più totale al Vangelo.
Il giubileo dei 25 anni di presenza
Lamusà, arzumà, sibrì e hato in lingua morè, giovedì, venerdì, sabato e domenica in italiano. Questi i nostri giorni di permanenza in Burkina Faso.
Forse pochi, ma certamente significativi per conoscere la vita e le attività della comunità missionaria che da 25 anni opera in terra d’Africa: quella delle Suore Apostole del Sacro Cuore, congregazione religiosa fondata nel 1936 da madre Maria Gargani, figlia spirituale di Padre Pio da Pietrelcina che le fu guida e sostegno, oltre che prezioso e insostituibile consigliere.
Un giubileo importante per l’intera comunità religiosa, ma ancora più importante per suor Ester de Falco e le sue consorelle burkinabè, che in Africa gestiscono le attività di tre missioni: a Ouagadougou, capitale dello stato, a Nanorò e Boussè, due villaggi distanti tra loro poche decine di chilometri.
Un quarto di secolo nel paese definito anche “degli uomini integri”, un tempo denominato Alto Volta, dal 1984 Burkina Faso, vasto territorio del Sahel ad ovest del continente nero.
Che fosse una zona desertica ce ne siamo resi conto guardando dall’oblò dell’aereo che sorvolava quel deserto di terra rossa, che l’Africa mi sarebbe entrata nel cuore l’ho capito appena l’auto di suor Ester ha iniziato a percorrere la strada che dall’aeroporto ci avrebbe portato al villaggio di Boussè.
Era come vivere scene e immagini viste tante volte: il paesaggio dai colori caldi, distese di terra che non hanno fine, le donne con i loro caratteristici copricapo, i bambini a piedi nudi per strada…sì l’Africa mi era entrata nel cuore.
Sabato 3 ottobre. La giornata alla missione inizia all’alba, bisogna partire presto per raggiungere il villaggio vicino dove si svolgerà la celebrazione della santa Messa per festeggiare le missionarie del Sacro Cuore: destinazione Nanorò.
Le suore, Ester Gloria e Florinda sono molto emozionate, è già visibile la commozione nei loro occhi, è una giornata di festa e di gratitudine: 25 anni di presenza in Burkina Faso sono un importante traguardo.
Una lunga, colorata e allegra processione accompagna il vescovo e i sacerdoti concelebranti all’altare, allestito all’esterno della chiesa di Nanorò, troppo piccola per accogliere tutti i presenti, gli amici, il villaggio intero che si è radunato attorno alle suore per fare festa con loro.
Ma c’è un motivo in più per essere felici: la professione perpetua di quattro consorelle burkinabè: suor Ortensia, suor Pasqualina, suor Adele e suor Franzeline.
All’inizio della celebrazione una delegata del comitato organizzativo saluta tutti i presenti. «Il vostro essere qui oggi - ha detto - testimonia l’affetto, l’amore e l’amicizia che avete nei nostri confronti e poi ha ripercorso le tappe fondamentali della storia della presenza delle apostole del Sacro Cuore in terra d’Africa».
Dopo i saluti iniziali, la celebrazione, prosegue tra canti, balli e preghiere. Che il popolo africano avesse una concezione tutta diversa rispetto alla nostra dello scorrere del tempo l’avrei capito al termine della messa, durata oltre cinque ore.
Nell’omelia il vescovo della diocesi di Koudougou, ha più volte ringraziato le suore che in 25 anni hanno fatto missione. «25 anni di prodigi, di meraviglie e di segni del Signore - ha detto mons. Basile Tapbosa - alzate la testa e non abbiate paura perché il Signore non vi abbandonerà. Grazie per il vostro impegno umano e di evangelizzazione».
Auguri auguri auguri ha detto in lingua italiana il vescovo mentre un applauso si levava festoso.
Dopo l’omelia il momento tanto atteso: la cerimonia della professione di suor Ortensia, suor Pasqualina, suor Adele e suor Franzeline.
Dopo aver pronunciato il loro sì, la benedizione solenne del vescovo e la consegna della fede, quale segno di appartenenza alla comunità religiosa.
Un abbraccio commosso alle consorelle suor Ester e alla madre generale suor Gloria, testimonia felicità ed emozione.
Suor Ester de Falco in conclusione ha voluto ringraziare personalmente il vescovo Basile Tapsoba per aver celebrato, le autorità intervenute tra cui, motivo di orgoglio la presenza del primo ministro Tertius Zongo, il ministro della salute e quello della solidarietà, gli amici italiani e il villaggio tutto, che con grande entusiasmo ha preso parte alla festa.
«Ringrazio Dio - ha detto suor Ester - per questi 25 anni di grazia, sacrifici, difficoltà, speranze e fede nel Signore che non abbandona mai i suoi figli».
A Rapallo la professione perpetua di suor Blandine Ouedraogo
Il servizio pastorale e umano
La comunità di Sant’Antonio di Padova in Castellammare di Stabia, accoglie tre suore della Congregazione dell’Immacolata Concezione di Ouagadougou: Suor Viviane, Suor Noelie e Suor Viviane.
Venute anche loro, dalla “fine del mondo”, dal cuore pulsante dell’Africa Sub-sahariana, dalla terra rossa del Burkina Faso, con cui la nostra Comunità, grazie all’apostolato di Don Bartolo del Gaudio e all’Associazione Onlus che oggi porta il suo nome (Ass. Bartolomeo del Gaudio Onlus pro Africa), ha un forte legame affettivo.
Arrivano come “luce del mondo” e “sale della terra”, come una ventata d’aria fresca nelle nostre vite ordinarie: perché la vita consacrata ci ricorda “l’unico necessario”, che il Regno di Dio è già in mezzo a noi ed ha necessità di dilatarsi ad ogni respiro.
La fedeltà, la vita, di queste nostre sorelle, che vengono in mezzo a noi come “serve di Dio” e amiche dell’umano, ci risveglierà dal torpore che troppe volte avvolge le nostre esistenze, costringendoci ad una vita spirituale mediocre e senza sapore.
Lo faranno dedicandosi all’ascolto attento di tutti e ciascuno, soprattutto degli anziani, dei malati e di coloro che vivono la solitudine, nella cura della liturgia, nella catechesi ai ragazzi e agli adulti, nell’accompagnamento spirituale, nella condivisione di gioie e tribolazioni che pure colpiscono le nostre fragili vite.
Ci aiuteranno, con la semplicità che deriva non solo dalla loro scelta di vita, ma dalla natura stessa del loro essere figlie della terra africana, a riscoprirci figli Amati di Dio, capaci di rimettere Gesù al centro, nella straordinaria essenzialità di essere cristiani nel tempo di oggi.
Il sostegno alle donne e il progetto del pollaio
Nell'ultimo numero del periodico “Dalle radici”, curato dalla Fondazione Valter Baldaccini, abbiamo approfondito un'iniziativa speciale: un nuovo progetto di inclusione socio-lavorativa in Burkina Faso.
Con la collaborazione di suor Philomène Kiendrebeogo delle Suore Apostole del Sacro Cuore, nostra partner anche nel progetto educativo del sostegno educativo a distanza, abbiamo avviato un'importante impresa: la realizzazione di un pollaio gestito interamente da un team di donne.
Il progetto nasce in un contesto segnato da povertà, insicurezza e spostamenti forzati della popolazione.
Il nostro Paese sta vivendo una situazione molto difficile a causa del terrorismo che provoca morti, feriti, sfollamento dei villaggi. Ci sono moltissimi rifugiati che hanno bisogno di tutto e noi cerchiamo, per quello che possiamo, di dare un aiuto.
Il Burkina Faso combatte il terrorismo da tanto tempo con grande impegno, abbiamo un presidente giovane (il capitano Ibrahim Traorè, nominato a ottobre 2022 dopo un colpo di stato n.d.r.) che cerca il bene della popolazione ed è sostenuto da tutta la gioventù.
Inoltre, c’è una relazione molto complicata con la Francia. È molto dura, ma abbiamo fede che con il tempo le cose cambieranno.
Il problema principale è l’insicurezza: non possiamo più muoverci come vogliamo, la gente è costretta a fuggire, tante persone vengono uccise. In molti non hanno da mangiare, molti dormono per strada.
È una situazione molto difficile. Noi cerchiamo di sensibilizzare tutti i nostri contatti che conosciamo per aiutarci ad andare incontro a queste persone che vivono nella miseria.
Ad esempio, qualche giorno fa un benefattore italiano ci ha donato 1.000 € e noi abbiamo comprato mais e riso per le tante persone fuggite dai loro villaggi, che bussano alla nostra porta per cercare cibo.
Benissimo! Dopo la costruzione della struttura e l’acquisto del materiale abbiamo preso i primi pulcini. Li abbiamo allevati per tre mesi e poi abbiamo cominciato a venderli.
Ciò che ricaviamo è per aiutare le donne nei loro vari bisogni famigliari: abbiamo comprato del mais e le medicine per una di loro che ha qualche problema di salute, una parte l’abbiamo destinata a sostenere la nostra comunità e un’altra per comprare altri pulcini da allevare, per continuare questa importante attività che ci aiuta tanto.
Nel pollaio lavorano un gruppo di donne che vivono in una condizione di povertà estrema. Ogni giorno vengono nella nostra comunità e insieme ci occupiamo delle pulizie, laviamo i recipienti degli alimenti e dell’acqua e, la mattina e la sera, diamo da mangiare ai pulcini.
Per noi è importantissimo! Il pollaio è un’attività che ci aiuta a crescere piano, a sviluppare un’autosufficienza alimentare ed economica, andando incontro alle donne che aiutiamo e alla nostra comunità.
Insieme alle donne ringraziamo di cuore la Fondazione Valter Baldaccini per l’aiuto che ci sta dando per migliorare la vita di tante donne.
Una presenza costruita sulla reciprocità
Durante la nostra permanenza in terra d’Africa, io Giulio e fr. Francesco abbiamo incontrato uomini e donne buoni di cuore, dignitosi nella loro povertà, pronti a sorriderti e a donarti ospitalità, piccoli gesti che ci hanno ricordato realtà che quasi sempre diamo per scontate: la gratuità, l’accoglienza, lo spirito comunitario, le tradizioni e la cultura della propria terra, il rispetto per l’ambiente naturale che ti circonda;
ma abbiamo più di ogni altra cosa, capito che quell’esperienza ci sarebbe servita non per dare ma per ricevere.
Grazie, mercy, Barkà.
“Gesù, chiudimi in fondo al tuo Cuore e difendimi dagli assalti del nemico. Non attendo aiuto degli uomini: ogni mia speranza è in te. Dammi il tuo Cuore misericordioso, che può tutto, e sarà sufficiente per me: non temo nulla.
Di una cosa soltanto ho paura: di offendere te. Lascio a te la completa libertà di guidare l'anima mia per le strade che tu vuoi. Fammi riposare accanto al tuo Cuore” S. Faustina Kowalska.
Tanti Auguri di Santità Carissime Sorelle!