La notizia di un sacerdote aggredito a Priverno deve essere verificata con particolare attenzione, perché il materiale disponibile comprende anche episodi avvenuti in altre località e un tentativo di truffa basato sulla falsa aggressione di un parroco. Non è quindi possibile attribuire automaticamente a Priverno fatti riferiti a Pontinia, Reggio Emilia, San Severo, Ponte di Piave, Prato o Varapodio.
Un caso chiaramente smentito riguarda padre Valeriano, parroco di Pontinia: una mail sosteneva falsamente che fosse stato aggredito in Costa d’Avorio e chiedeva duemila euro tramite “MoneyGram”. Il sacerdote stava bene, non era in difficoltà e dalla parrocchia invitavano i fedeli a non cadere nel raggiro.
La falsa aggressione in Costa d’Avorio
«Sono padre Valeriano e sono stato vittima di un’aggressione in Costa d’Avorio, per questo mi servirebbero dei soldi». Ma si tratta di una bufala. O meglio: di un tentativo di truffa.
Il parroco di Pontinia smentisce infatti tutto quel che è scritto nella mail, in cui si richiede di effettuare un versamento di duemila euro tramite “MoneyGram”. In quel messaggio bufala, tra l’altro scritto con un italiano piuttosto sgrammaticato, si informano i destinatari che il parroco sarebbe stato aggredito da alcune persone armate nei pressi di un fantomatico hotel in Costa d’Avorio, dove si sarebbe recato per “ragioni personali”.
Niente di tutto ciò è vero e in merito verrà sporta denuncia ai carabinieri. Nel frattempo dalla parrocchia esortano i fedeli a non cadere nel raggiro: padre Valeriano sta bene e non è in difficoltà.

Come verificare una segnalazione
La vicenda mostra l’importanza di controllare la provenienza di una richiesta di denaro e di confrontare il contenuto con le comunicazioni ufficiali della parrocchia, della diocesi o delle forze dell’ordine. Un messaggio scritto in modo sgrammaticato, una richiesta urgente di denaro e il ricorso a un servizio di trasferimento immediato sono elementi che richiedono prudenza.
Prima di effettuare qualsiasi versamento è necessario verificare direttamente la situazione e non utilizzare recapiti o indicazioni contenuti nella comunicazione sospetta. In presenza di un possibile raggiro, la richiesta può essere segnalata alle forze dell’ordine.
Episodi documentati di sacerdoti aggrediti
Reggio Emilia: don Daniele Moretto aggredito davanti alla parrocchia
La Chiesa reggiana è segnata dall’aggressione subìta da don Daniele Moretto. Siamo vicini a lui, figura tra le più impegnate nell’insegnamento e nel campo educativo.
L’arcivescovo di Reggio, Giacomo Morandi - a nome di tutta la Diocesi - si schiera al fianco del sacerdote aggredito da un gruppo di ragazzini martedì pomeriggio davanti alla parrocchia di San Giuseppe, in via Fratelli Rosselli.
Don Moretto, 58 anni, era intervenuto a difesa di una signora delle pulizie importunata dal branco che si era intrufolato nella sua auto. Il prete è stato buttato a terra e preso a calci e pugni, poi i responsabili sono fuggiti. I carabinieri stanno lavorando per identificare gli autori.
Il parroco non ha riportato gravi conseguenze. «Sto bene, ma non voglio commentare l’accaduto», ha detto don Moretto che non vuole caricare troppo l’episodio per amore verso i ragazzi che ha già perdonato.
Lo stesso vescovo nell’esprimere solidarietà alla vittima e a don Davide Poletti, moderatore dell’unità pastorale Sacro Cuore dove esercitano il loro ministero, dice: «Lontani da ogni strumentalizzazione riaffermiamo che, in momenti dove la violenza e le regole basilari della convivenza civile paiono cedere il passo alla prepotenza, solo la ricerca della pace è l’obiettivo da perseguire, come esorta Papa Leone XIV: “la pace del Cristo risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante” così come le parole di San Paolo: “Se un membro soffre, tutte le membra soffrono con lui”».
Da qui l’appello sociale: «La nostra Chiesa, in tutte le sue articolazioni, ha da sempre a cuore la città e i suoi abitanti, in particolare i più fragili e i più deboli e sente l’urgenza educativa; la missione è quella dell’ascolto, della testimonianza misericordiosa, specie verso chi ha smarrito, confidiamo non per sempre, umanità e senso di fratellanza.
Il lavoro che l’unità pastorale Sacro Cuore sta svolgendo in collaborazione coi servizi sociali del territorio esprime nei fatti e nei gesti l’impegno della realtà ecclesiale per educare come l’attività degli oratori. L’aggressione a don Daniele ci chiama a un supplemento di “cuore” e di attenzione educativa».
Tanti i messaggi dal mondo politico per don Moretto. «Si tratta di un episodio grave che colpisce non solo una persona, ma un punto di riferimento importante per il quartiere - dichiarano Dario De Lucia e Fabrizio Aguzzoli di Coalizione Civica -. Le parrocchie, le associazioni di stranieri e i centri sportivi svolgono ogni giorno un lavoro prezioso sul territorio: accolgono, educano, costruiscono comunità e spesso intervengono dove le istituzioni faticano ad arrivare.
Per questo meritano rispetto e sostegno. La sicurezza è un tema reale per i cittadini e va affrontato con serietà. Servono presidi, prevenzione e attenzione nei quartieri, ma allo stesso tempo è fondamentale investire in progetti educativi e sociali che coinvolgano i più giovani».
Per Claudio Bassi, capogruppo di Forza Italia, si tratta di «una vile aggressione di giovani balordi senza rispetto del sacerdote che pone una serie di interrogativi sulla sicurezza della città e sulle politiche giovanili. Auspico un fattivo intervento delle istituzioni».
A fargli eco anche Luca Vezzani e Mariarosaria Tedesco del coordinamento cittadino degli Azzurri: «La Giunta Massari ha investito 1,6 milioni di euro per costruire “La Casa del Dialogo” nel quadrante est della città. Centri interculturali, sale civiche, spazi per le famiglie. Eppure il disagio giovanile nei quartieri difficili non arretra.
Se questa è la resa dei conti di anni di politiche sociali, allora qualcuno deve avere il coraggio di dire che il modello non funziona. Chi si occupa seriamente di devianza giovanile sa da tempo che certi fenomeni non si affrontano né coi doposcuola né con le inaugurazioni, ma con strumenti efficaci».
San Severo: don Dino D’Aloia colpito in sacrestia
Parroco aggredito nella sacrestia della parrocchia di San Giuseppe Artigiano, a San Severo. Il fatto è successo ieri mattina, mercoledì 22 aprile, in danno di don Dino D’Aloia che, percosso da un parrocchiano, è stato costretto a fare ricorso alle cure dell’ospedale cittadino, ricevendo una prognosi di alcuni giorni.
Sull’accaduto è intervenuto il vescovo della Diocesi di San Severo, monsignor Giuseppe Mengoli che, con l’intero Presbiterio e tutta la comunità diocesana, «esprimono unanime e sincera solidarietà. Gli augurano di continuare a essere nella sua parrocchia di san Giuseppe Artigiano, a San Severo, un testimone di misericordia e di pace, nella consapevolezza che ogni logica aggressiva nasce già perdente ed è subito destinata a morire», spiega mons. Mengoli in una nota.
«Ogni cristiano e ogni sacerdote, inoltre, sanno che questi momenti di prova servono a rendere ancora più salda la fede in Colui che con il suo amore ha salvato il mondo. La città di San Severo è ricca di tante persone generose e buone che nei diversi contesti civili ed ecclesiali si spendono per il bene degli altri e, proprio per questo, episodi come quello di ieri mattina non potranno scoraggiare nel continuare ad impegnarsi tenacemente con fiducia e serenità per una convivenza civile e fraterna», conclude il prelato.
L’accaduto è all’attenzione degli agenti del commissariato cittadino. «La notizia dell’aggressione - dichiara il sindaco Lidya Colangelo - non ha precedenti nella storia della nostra città, siamo particolarmente vicini a don Dino, un sacerdote che si spende tantissimo per la sua comunità, che ha fatto tanto in questi anni in un quartiere di periferia, sia per i giovani che per gli anziani.
Siamo tutti scossi per la gravità dell’accaduto. A don Dino vanno i sentimenti di affetto e di vicinanza dell’Amministrazione, del presidente del Consiglio Rosa Caposiena, del vice sindaco Anna Paola Giuliani, della Giunta e dell’intero Consiglio Comunale. Esprimiamo la più ferma condanna per l’accaduto nella certezza che simili, deprecabili episodi non abbiano più a verificarsi».
Ponte di Piave: pugni e minacce al parroco
Gli episodi a Ponte di Piave, in provincia di Treviso. Il parroco: «Mi ha colpito con una raffica di pugni sul volto e sul corpo».
Per molti, in tutti questi anni, è stato un punto di riferimento: insegnante di arte, scrittore apprezzato, ex consigliere ed ex assessore comunale alla cultura. Un uomo colto, riservato, appassionato di storia locale.
In paese, a Ponte di Piave, era conosciuto per la sua disponibilità e per il suo impegno nella valorizzazione del patrimonio culturale. Negli ultimi due anni, però, qualcosa si è rotto e quel ricordo si è progressivamente sgretolato.
Prima le dirette Facebook dai toni accesi, poi i bigliettini di insulti lasciati sulle auto, le invettive contro amministratori e professionisti del territorio, fino agli episodi più recenti - aggressioni, petardi, intimidazioni - che hanno gettato Ponte di Piave in uno stato di allarme costante.
L’uomo, una sessantina d’anni, vive in una casa di campagna circondata dagli animali. Chi lo conosce lo descrive come «vendicativo ma mai violento», almeno fino a qualche tempo fa. La vicina racconta che con lei non ha mai avuto problemi. Con altri, invece, da un paio d’anni ha iniziato a trasformarsi in un incubo quotidiano.
Tutto comincia con i comunicati stampa ai giornali locali e con gli interventi sui social: dirette sempre più lunghe, sempre più dure. Polemiche che diventano urla. Accuse a chiunque incarnasse un potere politico, religioso o mediatico. Da lì, raccontano in paese, «è precipitato».
Prima i messaggi intimidatori, poi i petardi davanti alle abitazioni e infine gli episodi di aggressività e violenza fisica.
L’episodio più grave è avvenuto venerdì scorso, in parrocchia. «È arrivato alle 16.30, poco prima del catechismo, con i ragazzi già presenti - racconta il parroco Don Antonio Ziliotto - Gli ho chiesto se avesse bisogno di qualcosa e lui ha iniziato a colpirmi.
Una raffica di pugni, due sul viso, poi sul corpo. Aveva anche un dispositivo elettrico che ha usato contro di me».
L’uomo ha poi fatto esplodere un petardo prima di allontanarsi. Il sacerdote è stato costretto alle cure mediche, mentre i bambini assistevano spaventati.
La sindaca Paola Roma convive con la paura da un anno. «Ha iniziato con attacchi verbali sui social e biglietti minacciosi - spiega - poi sono arrivati gli atti più gravi».
Come la notte in cui, rientrando a casa, ha visto «una figura appostata davanti al cancello». «Quando se n’è andato, ho trovato un petardo acceso pronto a esplodere».
Un secondo episodio è avvenuto la sera successiva: uno scoppio improvviso, poi la scoperta di un altro petardo vicino al contatore del gas.
Lunedì sera, l’aggressione a una giornalista Rai de «La Vita in Diretta», Caterina Varnello. «Eravamo a Ponte di Piave per andare in onda proprio sulla sua vicenda - racconta - Mi hanno segnalato che stava causando problemi in biblioteca.
Quando sono arrivata, i carabinieri erano già presenti, quindi ero tranquilla. Ma appena mi sono avvicinata con il microfono, ha iniziato a insultarmi, poi mi ha spinto e aggredita».
Anche dopo essere stato caricato in auto dai militari che sono intervenuti per evitare il peggio, l’uomo avrebbe tentato di uscire per raggiungerla di nuovo.
Da mesi i carabinieri monitorano la situazione. Il problema, spiegano fonti qualificate, è che gli episodi precedenti - pur gravi - non superavano la soglia che avrebbe permesso un trattamento sanitario obbligatorio o altre misure restrittive.
Di fatto, il paese è rimasto per mesi prigioniero di una spirale di paura senza la possibilità di un intervento immediato. La svolta però è arrivato dopo l’aggressione alla giornalista.
Nel momento in cui i carabinieri lo stavano portando via, l’uomo ha chiesto di essere portato in psichiatria, dove è stato ricoverato. «Scusate, non sto bene. Ricoveratemi».
Una decisione spontanea, l’unica possibile in una situazione oggettivamente delicata.
Parroco aggredito fuori dal convento - La Vita in Diretta 11/05/2023
Prato: minacce e una sedia contro il vice parroco
Un fatto increscioso e grave si è verificato nella serata di ieri all’esterno della parrocchia di Santa Maria del Soccorso a Prato, dove da tempo viene segnalata una situazione di degrado e di bivacco negli spazi antistanti la chiesa che crea disagio ai residenti nella zona.
Il gruppo di extracomunitari che sosta abitualmente nell’area è normalmente tranquillo, ma ieri sera si sono aggiunti alcuni elementi nuovi che si sono rivelati più aggressivi.
Nello specifico nella serata di ieri, il vice parroco don Giorgio Kattassery è uscito dalla chiesa con l’intento di documentare attraverso il proprio smartphone le condizioni in cui versava l’area.
Nel corso della ripresa, alcuni individui lo hanno avvicinato in modo aggressivo, intimandogli di interrompere quanto stava facendo e arrivando, secondo quanto riferito, a rivolgergli anche minacce di morte. Il sacerdote è stato anche colpito con una sedia ad una gamba.
Il vescovo di Prato, monsignor Giovanni Nerbini, esprime forte preoccupazione per l’episodio e sottolinea la gravità di quanto accaduto.
«Si tratta di un fatto grave - afferma il vescovo Nerbini -. L’accoglienza è giusta e sacrosanta e appartiene alla missione stessa della Chiesa, ma accogliere non significa rinunciare al rispetto delle regole, della convivenza civile e della sicurezza delle persone.
Nessuno può sentirsi autorizzato a intimidire, minacciare o aggredire chi svolge il proprio ministero e cerca semplicemente di tutelare gli spazi della comunità».
Dell’accaduto sono stati informati i Carabinieri. Nell’area interessata sono inoltre presenti impianti di videosorveglianza che potranno contribuire, ove necessario, alla ricostruzione di quanto avvenuto.
Varapodio: indagini sui responsabili dell’aggressione
La comunità reagisce. Alla base dell’aggressione, probabilmente la richiesta di rispettare le norme anti-contagio, ma indagano i carabinieri. Don Rigoli intanto ha lasciato il paese.
A Varapodio le botte e gli insulti al parroco Giovanni Rigoli. Sono in corso le indagini dei carabinieri, per identificare i responsabili.
Il sacerdote, intanto, ha lasciato il paese e si trova a casa dei suoi familiari. Il vescovo di Oppido-Palmi, monsignor Alberti, annuncia “entro domenica” una forte iniziativa contro ogni forma di violenza.
Priverno e i casi riferiti ad altri comuni
Nel materiale disponibile non sono riportati dettagli verificabili su un’aggressione avvenuta a Priverno. Sono invece descritti episodi distinti, con sacerdoti, luoghi, circostanze e sviluppi differenti.
| Luogo | Sacerdote o episodio | Elementi riportati |
|---|---|---|
| Pontinia | Padre Valeriano | Falsa mail sull’aggressione in Costa d’Avorio e richiesta di duemila euro tramite “MoneyGram”. |
| Reggio Emilia | Don Daniele Moretto | Aggredito da un gruppo di ragazzini davanti alla parrocchia di San Giuseppe. |
| San Severo | Don Dino D’Aloia | Percosso da un parrocchiano nella sacrestia della parrocchia di San Giuseppe Artigiano. |
| Ponte di Piave | Don Antonio Ziliotto | Colpito con pugni e aggredito in parrocchia; il caso si inserisce in una serie di intimidazioni. |
| Prato | Don Giorgio Kattassery | Minacciato e colpito a una gamba con una sedia all’esterno della parrocchia di Santa Maria del Soccorso. |
| Varapodio | Don Giovanni Rigoli | Colpito e insultato; sono in corso indagini per identificare i responsabili. |
Per evitare confusioni, ogni informazione su un sacerdote aggredito deve essere collegata alla località corretta e verificata attraverso comunicati ufficiali, dichiarazioni della diocesi o notizie delle forze dell’ordine. Nel caso di Priverno, in assenza di elementi specifici, non è corretto trasferire nella città episodi avvenuti altrove.