Il nome del mitico re sacerdote di Creta è Minosse (in greco Μίνως, Mínōs). Nella mitologia greca Minosse è figlio di Zeus e di Europa, re di Creta, legislatore, signore dei mari e, dopo la morte, giudice delle anime nell’Oltretomba.
Il termine «Minosse» potrebbe però non indicare soltanto un individuo storico o mitologico: per molti studiosi era in origine un titolo dinastico, paragonabile a «faraone» in Egitto, attribuito ai sovrani di Creta. La sua figura è strettamente legata alla civiltà minoica, al palazzo di Cnosso, al labirinto e al mito del Minotauro.
Chi era Minosse nella mitologia greca
Minosse, secondo il mito greco, era figlio di Zeus e della ninfa Europa. Re di Creta, durante il II millennio a.C., ricevette dal dio Poseidone il dominio del Mar Egeo. Per la sua fama di sovrano giusto e saggio, dopo la morte divenne giudice dell’oltretomba.
Minosse era figlio di Zeus e di Europa, fratello di Radamanto, sposo di Pasifae, padre di Catreo, Deucalione, Glauco, Androgeo, Acalle, Senodice, Ariadne (o Arianna) e Fedra.
Il mito familiare fornì il quadro concettuale per interpretare il palazzo scavato. Il mito di Minosse inizia con Zeus, travestito da toro bianco, che rapisce Europa, una principessa della Fenicia.
La portò a Creta, un viaggio che simboleggia il trasferimento di cultura dall’Oriente all’Occidente. A Creta, ebbero tre figli, incluso Minosse.
A causa di sua madre Europa, Minosse è considerato il primo monarca «europeo». Questa idea era importante per l’archeologo Arthur Evans, che voleva mostrare la civiltà minoica come la «culla d’Europa» e distinta dall’«Oriente».
Minosse re, legislatore e sacerdote
Secondo il mito M. fu l’autore della costituzione cretese, con leggi che, si diceva, gli erano suggerite da Zeus stesso. Minosse fu istruito a governare da suo padre Zeus nell’Idagrotto per 9 anni e tornò con le leggi per il suo futuro regno.
Nelle epopee omeriche, Minosse è trattato con profondo rispetto. Nell’Odissea, è descritto come l’ennéōros-un termine spesso interpretato come «colui che regna per nove anni» o «colui che conversa con Zeus ogni nove anni» nella grotta dell’Ida.
Questa tradizione presenta Minosse come una forza ordinatrice primordiale, un re che stabilì le prime leggi e liberò i mari dalla pirateria, una visione in seguito ripresa da Tucidide, che gli attribuisce l’istituzione della prima talassocrazia.
Platone e Aristotele si confrontarono anche con questa versione di Minosse, vedendolo come l’architetto della costituzione cretese, che ammiravano come precursore del sistema spartano.
Sacerdote e legislatore, M. ebbe nell’Ade, per la sua giustizia, ufficio di giudice dei morti insieme con Radamanto ed Eaco.
La talassocrazia cretese attribuita a Minosse
Minosse è una delle figure più affascinanti della mitologia greca: re leggendario di Creta, legato al mito del labirinto e del Minotauro, ma anche giudice severo delle anime nell’Oltretomba e personaggio centrale dell’Inferno di Dante.
La sua figura rispecchia lo splendore dell’antica civiltà e talassocrazia cretese. Il mito lo presenta come padrone dei mari e fondatore di una potente dominazione marittima nell’Egeo.
«Minosse infatti fu il più antico di quanti conosciamo per tradizione ad avere una flotta e dominare per la maggior estensione il mare ora greco, a signoreggiare sulle isole Cicladi e colonizzarne le terre dopo aver scacciato da esse i Cari ed avervi stabilito i suoi figli come signori. Eliminò per quanto poté la pirateria del mare, come è naturale, perché meglio gli giungessero i tributi.»
La citazione appartiene a Tucidide, Guerra del Peloponneso I, 4, e mostra come la tradizione antica ricordasse Minosse non soltanto come personaggio mitologico, ma anche come il primo grande dominatore marittimo dell’Egeo.
L’ottima posizione geografica dell’isola montuosa che disponeva di vari porti naturali, favorì il sorgere della prima civiltà mediterranea e di un fiorente impero marittimo che dal Mare Egeo controllava una rete commerciale che raggiungeva l’Egitto, la Fenicia, le regioni a nord del Mar Nero e l’Occidente.
Il significato del nome «Minosse»
Per molti studiosi, il nome M. indicherebbe in origine, come quello di faraone in Egitto, il titolo dei dinasti di Creta e non un nome personale.
Nella mitologia greca Minosse venne associato al celebre labirinto, che A. Evans identificò con il sito di Cnosso, ma si pensa che con il termine di Minosse gli antichi cretesi indicassero tutti i sovrani dell’isola.
La figura di Minosse nasce nel mito, ma molti studiosi ritengono che dietro questo personaggio leggendario si nasconda il ricordo di uno o più sovrani reali della potente civiltà minoica, fiorita a Creta nel II millennio a.C.
Le fonti antiche raccontano di Minosse come figlio di Zeus, costruttore del labirinto e padrone dei mari, mentre archeologi e storici, sulla base degli scavi di Cnosso e dei testi di autori come Tucidide, parlano di una talassocrazia cretese e ipotizzano che “Minosse” fosse forse un titolo dinastico, simile a “faraone”, più che il nome di un singolo re.
Minosse e il toro di Poseidone
Per assicurare il favore di Posidone al suo proposito di regnare su Creta, M. chiese al dio che facesse uscire dal mare un toro che gli avrebbe sacrificato, ma poiché venne meno alla promessa fatta e, invece di ucciderlo, nascose il toro nelle sue stalle, Posidone rese l’animale furioso.
A conferma del suo dominio su Creta, Poseidone, dio dei mari, gli diede in offerta un magnifico toro. Minosse, tuttavia, condusse questo toro alla mandria e ne sacrificò uno peggiore.
Per punizione, Poseidone lasciò che Pasifae, moglie di Minosse, si innamorasse violentemente di questo robusto toro bianco. L’amore per il toro divenne così ardente che Pasifae si rivelò a Dedalo, uno dei più famosi artigiani, e gli confessò il suo desiderio.
Da una relazione tra sua moglie Pasifae e un toro bianco venuto dal mare nacque il Minotauro, creatura mostruosa e feroce, metà uomo e metà toro.
Il Minotauro e il labirinto
Dall’unione del toro con Pasifae nacque il Minotauro, mostro dal corpo umano con testa taurina, che M. poi rinchiuse nel Labirinto.
Daedalos fece una vacca di bronzo in cui si nascose Pasifae. Quindi diede alla luce il Minotauro (= uomo con la testa di toro).
Inorridito da questa creatura, Minosse incaricò nuovamente Dedalo di costruire un labirinto per nascondere questo mostro.
Il labirinto fu commissionato dal Re di Creta, Minosse, per rinchiudervi il mostruoso Minotauro, dal corpo umano e testa taurina, nato dall’unione della moglie del re, Pasifae, con il bianchissimo toro inviato al re da Poseidone affinché fosse sacrificato in suo nome.
Questi però offese il dio: ritenendolo troppo bello e sacrificando un altro toro scatenò la vendetta di Poseidone che indusse nella regina una passione folle per l’animale.
La leggenda del Minotauro narra che il labirinto fu progettato dall’architetto ateniese Dedalo aiutato dal figlio Icaro, i quali vi si trovarono prigionieri una volta terminata la costruzione.
Dedalo allora costruì delle ali che attaccò con la cera alle loro spalle ed entrambi ne uscirono volando.
Il tributo di Atene e la morte del Minotauro
Nella leggenda attica M. è il vendicatore del figlio Androgeo: infatti, agli Ateniesi che lo avevano ucciso richiese il tributo di 7 fanciulli e 7 fanciulle da mandarsi come sacrificio espiatorio ogni nove anni al Minotauro.
Durante una guerra contro gli Ateniesi, Androgeo, uno dei figli di Minosse, fu ucciso. Come espiazione per questo, gli Ateniesi dovevano inviare a Creta 7 giovani e vergini ogni nove anni, che venivano gettati al Minotauro per mangiare.
Costrinse poi la città greca di Atene, da lui vinta, a offrire, come tributo di guerra, sette fanciulli e sette fanciulle da dare in pasto al Minotauro.
Atene, sottomessa a Creta, aveva l’obbligo di inviare sette ragazzi e sette ragazze ogni nove anni da offrire in pasto al Minotauro.
Quando gli ostaggi furono nuovamente inviati a Creta, Teseo si unì ai giovani con l’intenzione di uccidere il Minotauro e liberare così gli Ateniesi da questo crudele fardello.
Dopo qualche tempo, Teseo, figlio di Egeo, re di Atene, aiutato da Arianna, figlia di Minosse e innamorata del giovane, entrò nel labirinto e uccise il mostro.
Dopo essere arrivato a Cnosso, Teseo si innamorò di Arianna, figlia di Minosse. Promise a Teseo che avrebbe aiutato a uccidere il suo fratellastro Minotauro se l’avesse portata ad Atene come sua moglie.
Teseo accettò di sposarla e ricevette da Arianna un magico gomitolo di lana, il cui filo gli mostrò l’uscita dal labirinto. Uccise il toro e fuggì da Creta con Arianna.
Anni dopo, Teseo, eroe e figlio del re ateniese Egeo, s’imbarcò infiltrandosi tra i giovani destinati al sacrificio e una volta arrivato a Creta, corteggiò e fece innamorare di sé Arianna, la figlia di Minosse e Pasifae, che dopo aver consultato Dedalo, aiutò il ragazzo a ritrovare la via d’uscita dal labirinto con la speranza di fuggire con lui.
Teseo uccise il Minotauro e guidò gli altri ragazzi ateniesi fuori dal labirinto, ma non mantenne la promessa fatta e abbandonò la ragazza.
Arianna, Teseo e il mare Egeo
Teseo e Arianna fuggirono subito dopo insieme. Si fermarono a Naxos, dove Teseo lasciò Arianna su consiglio degli dei.
Il padre di Teseo, Ageo, fu molto rattristato da questa decisione e fu deciso che Teseo avrebbe issato una vela bianca al suo ritorno come segno del suo successo.
Al suo ritorno Teseo dimenticò di imbarcare la vela bianca. Suo padre Ageus lo stava aspettando con dolore.
Quando vide la vela nera, si gettò disperato nel mare, che da lui prende il nome Mar Egeo.
Il tradimento non restò impunito: Teseo dimenticò di innalzare la vela bianca come aveva promesso al padre in caso di vittoria, così egli quando vide all’orizzonte la vela nera sinonimo di sconfitta e morte del figlio, si buttò in mare uccidendosi e dando così nome al mar Egeo.
Dedalo, Icaro e la morte di Minosse
L’architetto Dedalo, invece, fu rinchiuso nel labirinto assieme a suo figlio Icaro. Minosse infatti temeva che Dedalo potesse rivelare in che modo lo avesse costruito.
Minosse fece incarcerare nel labirinto Dedalo e suo figlio Icaro come punizione per aver aiutato Teseo a fuggire. Tuttavia, il designer esperto ha creato ali per sé e per suo figlio con le quali sono fuggiti in aria.
Durante il volo, Icaro precipitò in mare, invece Dedalo si rifugiò in Sicilia, presso il re Cocalo.
Quando Ikaros, inebriato dall’altitudine e dalla velocità, si avvicinò troppo al sole, la cera sulle sue ali si sciolse e cadde in mare vicino a un’isola. Da allora quest’isola è stata chiamata Ikaria e il mare è stato chiamato Icarian.
M. nell’inseguire in Sicilia Dedalo, fuggito dal Labirinto dopo che il Minotauro era stato ucciso da Teseo, aiutato da Arianna, morì per mano del re Cocalo e delle figlie di lui.
Dedalo volò in Sicilia, dove fu accolto dal re Kokalus. Tuttavia, la sete di vendetta di Minosse non era ancora placata.
Per trovare Dedalo, diede a tutte le corti reali il compito di tirare un filo sottile attraverso una conchiglia a forma di spirale. Infine Minosse trovò il famoso inventore che risolse il problema legando il filo a una formica e attirandola attraverso il guscio con il miele.
Per impedire a Minosse di catturare Dedalo, le figlie di Kokalos hanno scottato il re nella vasca da bagno.
Minosse inseguì Dedalo in Sicilia, alla corte del re Cocalo. Qui, per mano del re Cocalo, delle sue figlie e di Dedalo stesso, Minosse trovò la morte durante un bagno in vasca.
Gli archeologi hanno effettivamente trovato prodotti della regione dell’Egeo in Sicilia, e toponimi siciliani come Heraklea Minoa possono riferirsi a rifugiati minoici.
La leggenda di Scilla e la conquista di Megara
Secondo una tarda leggenda, assediò e prese Megara grazie al tradimento di Scilla, innamoratasi di lui.
Minosse nella Divina Commedia
Il mito di Minosse nei secoli è stato reinterpretato tra storia, religione e letteratura. Dante per il suo Minosse si ispirò alla figura di questo personaggio già presente sia nel Libro XI dell’Odissea di Omero, VIII secolo a.C., sia nel Libro VI dell’Eneide di Virgilio, I secolo a.C.
Dante lo colloca nel V canto dell’Inferno, ma viene citato anche nell’Inferno canto XIII, verso 96, nell’Inferno canto XXVII, versi 124-127 e nel Purgatorio canto I, al verso 77.
Minosse ha per Dante la funzione di giudice instancabile dell’Inferno e guardiano del cerchio dei lussuriosi.
Le moltissime anime in attesa di giudizio sfilano davanti a Minosse, un essere rabbioso a metà tra l’uomo e l’animale, e a lui riferiscono tutti i peccati commessi in vita.
Dopo averle ascoltate, il giudice infernale attorciglia intorno al corpo la sua coda di serpente tante volte quanti sono i cerchi che l’anima deve scendere, e subito ne avanza un’altra per avere il responso.
Minosse e la civiltà minoica
La cultura cretese sorse all’età del bronzo, dal 2000 al 1450 a.C., quando la cultura micenea greca divenne dominante, e venne detta civiltà minoica dal mitico re cretese Minosse.
La civiltà minoica fiorì sull’isola di Creta e in altre isole dell’Egeo durante l’età del bronzo dal 2700 al 1450 AC. La civiltà alla fine svanì intorno al 1100 a.C.
La civiltà minoica fu riscoperta tra il 1901 e il 1905, grazie all’archeologo britannico Arthur Evans, 1851-1941.
Probabilmente una delle civiltà più importanti che visse e governò a Creta furono i minoici, una cultura avanzata che lasciò tracce straordinariamente belle in diverse aree dell’isola.
Era una civiltà molto avanzata, una potenza commerciale marittima che manteneva rotte commerciali con altre importanti culture intorno al Mediterraneo, esportando prodotti come vino e olio d’oliva in luoghi lontani come l’Egitto e la Siria.
Il periodo minoico viene diviso in tre fasi principali: Minoico Antico o protominoico o fase prepalaziale, Minoico Medio o fase protopalaziale e Minoico Tardo o fase neopalaziale.
| Fase | Denominazione | Caratteristiche |
|---|---|---|
| Minoico Antico | Protominoico o fase prepalaziale | Prime trasformazioni dell’isola e sviluppo dei centri neolitici |
| Minoico Medio | Fase protopalaziale | Comparsa della scrittura e costruzione dei primi palazzi |
| Minoico Tardo | Fase neopalaziale | Ricostruzione monumentale dei palazzi e massimo splendore artistico |
Le origini neolitiche di Creta
I primi insediamenti sull’isola risalgono all’epoca Neolitica, nel 7000 a.C. All’inizio dell’età del bronzo a Creta, intorno al 2600 a.C., inizia la trasformazione in importante centro di civiltà con un periodo iniziale Neolitico Aceramico ed uno finale Neolitico Ceramico.
I centri più importanti del Neolitico di Creta sono: Cnosso e Festòs, dove sono state ritrovate case con mura in pietra e battute pavimentali. Entrambi siti palaziali.
Durante il Neolitico avviene l’introduzione della viticoltura e dell’olivicoltura, evoluzione che porterà all’istituzione palaziale.
Il Minoico Medio e la nascita dei palazzi
Vi è un notevole incremento demografico, con estensione delle aree abitate, e compare la scrittura ideografica e la scrittura sillabica, Lineare A.
Vengono edificati i primi palazzi a Cnosso ed a Festo e inizia la ceramica policroma.
Verso la fine di questo periodo, all’incirca nel 1700-1600 a.C., Creta fu soggetta a una catastrofe, o un maremoto causato dal terremoto sull’Isola di Santorini, o un’invasione dall’Anatolia per cui i palazzi a Cnosso, Festo, Malia e Kato Zakros vennero totalmente distrutti.
La datazione con il radiocarbonio ha indicato una data del tardo secolo XVII a.C.; queste date del radiocarbonio, comunque, sono in conflitto con le stime fatte dagli archeologi i quali sincronizzano l’eruzione con la cronologia egiziana convenzionale ottenendo una data di circa 1525-1500 a.C.
L’eruzione viene spesso identificata come un evento naturale catastrofico per la cultura, che portò al suo rapido collasso, e fu forse fonte di ispirazione per la narrazione di Atlantide fatta da Platone.
Il Minoico Tardo e l’arrivo dei Micenei
Con il nuovo periodo neopalaziale, la popolazione incrementò di nuovo, i palazzi vennero ricostruiti ancor più monumentali con nuovi insediamenti su tutta l’isola.
Tra il XVII e il XVI secolo a.C., si ebbe il culmine della civiltà minoica. La fase III del medio-tardo minoico, che va dal 1650 a.C. al 1530 a.C., vide non solo la ricostruzione dei palazzi delle grandi città cretesi ma pure il massimo splendore dell’architettura e dell’arte minoica.
Nella Grecia continentale si sviluppa la cultura elladica. Poi alcuni palazzi vennero nuovamente distrutti, con la sola eccezione di quello di Cnosso.
Tra il 1450 a.C. ed il 1400 a.C., avvenne un’invasione di popoli greci, i siti palaziali vennero così occupati dai micenei, i quali adattarono la Lineare A minoica alla lingua micenea, una prima lingua greca, scritta in Lineare B, e vi è un’involuzione dello stile ceramico.
Solo a Cnosso, il cui palazzo fu distrutto nel XIV secolo a.C., è attestata la continua occupazione almeno fino alla fine dell’XI secolo a.C.
La maggior parte delle città cretesi e palazzi declinarono nel XIII secolo a.C. ma Knossos rimase un centro amministrativo fino al 1200 a.C.
Il palazzo di Cnosso, possibile sede di Minosse
Il palazzo di Cnosso, Knossos, sorge sulle alture di Kefala, a 5 km dal centro di Iraklio, la capitale di Creta.
Cnosso è il più grande dei palazzi minoici e oltre ad essere di stampo religioso, costituiva il centro politico ed economico dell’impero marittimo minoico.
I grandiosi palazzi minoici, anaktora, ampiamente scavati sull’isola, erano edifici monumentali adibiti alla residenza del sovrano, ai magazzini dei viveri e all’amministrazione dell’isola, come evidenziato dai vasti archivi portati alla luce dagli scavi.
Erano costruiti con basi in pietra ed elevato in mattoni di fango essiccati al sole, poi le pareti venivano intonacate e talvolta dipinte.
Ogni palazzo era a più piani, con scalinate interne ed esterne, pozzi, colonne massicce, magazzini e cortili.
Si suppone che gli antichi abitanti abbiano scelto quella posizione per la vicinanza al monte Ida, luogo sacro dove, secondo il loro culto, Zeus fu nascosto da sua madre Rea per non farlo divorare dal padre, il titano Crono.
Infatti, si è accertato che avesse due porti in corrispondenza a dove ora sorgono Iraklio e Amnisos, raggiungibili tramite il fiume Katsaba, il quale in epoca minoica era chiamato Kairatos e presumibilmente era navigabile e scorreva di fronte al palazzo.
Essendo senza mura di fortificazione, si suppone che non avesse nemici dai quali difendersi, e questo porta a formulare nuovi interrogativi in quanto non è chiaro se Cnosso detenesse la supremazia sugli altri palazzi o fossero tutti indipendenti gli uni dagli altri, o ancora se fosse solo un luogo sacro dove svolgere cerimonie.
Architettura e dimensioni di Cnosso
Il palazzo di Cnosso fu innalzato sulle rovine di un edificio più antico costruito attorno al 2000 a.C. e forse demolito da un terremoto intorno al 1628 a.C., dovuto all’eruzione vulcanica di Thera, l’attuale isola di Santorini.
Lo spazio abitativo del nuovo complesso comprendeva un’area di circa 20.000 m² con gli alloggi del re, della regina e dei funzionari amministrativi, sale per il culto e per i ricevimenti.
Il complesso comprendeva 1300 stanze distribuite su 5 piani a pianta molto intricata ove si stima potessero essere alloggiate circa 12.000 persone.
La zona centrale era costituita da un cortile in terra battuta dove si svolgevano le esibizioni dei ginnasti che sfidavano la morte piroettando sui tori, animali sacri per i cretesi, come testimoniano i numerosi affreschi trovati nel palazzo.
Famosi sono i bagni degli appartamenti della regina, dotati di canalizzazioni sotterranee, fogne, canali di scarico, acqua calda sempre disponibile che, a parere degli studiosi, sarebbero i più evoluti dell’età antica.
Il labirinto e l’interpretazione di Cnosso
Il Labirinto è indissolubilmente legato all’identità di Minosse e costituisce il principale indicatore geografico per coloro che tentano di localizzare la sua capitale.
Mitologicamente, funzionava come la prigione costruita dall’artigiano Dedalo per confinare il Minotauro.
Architettonicamente, divenne la metafora centrale per il Palazzo di Cnosso anche prima della scoperta del palazzo.
La struttura architettonica era talmente intricata e irregolare che Evans ricondusse Cnosso al mito del labirinto abitato appunto dal terribile Minotauro.
Teoria avvalorata da molti archeologi che ritengono che la leggenda nacque proprio qui, dove il mostro veniva impersonato da un sacerdote con in testa un elmo a forma di toro.
Inoltre, il palazzo era denominato casa della doppia ascia, siccome il simbolo del palazzo era un’ascia bipenne incisa sulle pareti e sui tetti la cui traduzione in greco antico corrisponde alla parola Labrys da cui deriva il termine labirinto.
Nonostante ciò, non vi sono prove della presenza del re Minosse e, a ben vedere, nemmeno di un re diverso e su questo punto sono molti gli interrogativi che non hanno una risposta.
Alcuni ipotizzano che fosse solamente un tempio, altri che fosse una necropoli, altri ancora che quella minoica fosse in realtà una civiltà matriarcale visto che molti degli affreschi ritraggono donne avvenenti in primo piano con uomini piccoli e bruttini sullo sfondo.
Con i dati raccolti fino ad oggi non è possibile dare risposte certe.
La riscoperta archeologica di Cnosso
La cultura minoica venne riscoperta tra il 1901 e il 1905, grazie all’archeologo britannico Arthur Evans.
La scoperta di Cnosso non fu accidentale; fu il risultato di una ricerca deliberata, basata su testi, per localizzare la capitale del leggendario re.
Questa ricerca ha plasmato fondamentalmente il modo in cui comprendiamo e studiamo la Preistoria egea.
La conoscenza di Re Minosse precedette gli scavi archeologici sulla collina di Cefala di millenni. Fu immortalato nelle epopee di Omero, documentato nelle storie di Tucidide, dibattuto nella filosofia di Platone e notato dagli antiquari del Rinascimento.
Il primo a scavare il sito fu Minos Kalokairinos, un antiquario, commerciante di Iraklion, che nel 1878 mise in luce due dei magazzini del palazzo, diversi contenitori per le provviste e oggetti di culto.
La figura centrale nella scoperta di Cnosso non è Arthur Evans, ma un mercante e antiquario cretese di nome Minos Kalokairinos.
Il suo stesso nome - Minosse - segnala la profonda identificazione locale con il passato mitologico e il desiderio di rivendicare tale identità dalla dominazione straniera o ottomana.
Nel 1878, oltre due decenni prima che Evans iniziasse gli scavi, Kalokairinos avviò gli scavi sulla collina di Kephala, che apparteneva alla rete estesa della sua famiglia.
Kalokairinos fu esplicitamente guidato dalla tradizione letteraria. Cercava il «Palazzo Reale o Megaron del Re Minosse» come descritto nell’Odissea.
I suoi scavi ebbero un incredibile successo in un breve periodo; scoprì i Magazzini Occidentali e i massicci pithoi, vasi di stoccaggio, che sarebbero diventati emblematici del sito.
Fu costretto a mettere fine alle ricerche dai padroni del terreno: i turchi, infatti, esigevano una somma ingente per autorizzare il proseguimento degli scavi.
Evans incominciò a scavare sistematicamente nel 1900 dopo la proclamazione dell’autonomia dell’isola dal dominio turco e nel 1903 quasi tutto il palazzo era stato portato alla luce.
Gli scavi proseguirono nei dintorni a ritmo serrato fino al 1931, con un’interruzione durante la prima guerra mondiale.
Arthur Evans e la denominazione «civiltà minoica»
Si deve a lui, infatti, la scoperta dello splendore del mondo minoico, al quale lui stesso diede nome ispirandosi alla mitologia greca e in particolare alla leggenda del re Minosse.
All’entrata del palazzo si incontra il mezzo busto di bronzo di Sir Arthur Evans, archeologo e direttore dell’Ashmolean Museum di Oxford, cui è attribuito il merito del rinvenimento di Cnosso.
La velocità e i metodi adottati da Evans per restaurare le rovine, utilizzando cemento armato per ricostruire alcune parti, colorate poi in modo arbitrario per dare al visitatore l’idea di come fosse il palazzo al suo massimo splendore, è stato criticato da molti.
L’utilizzo di materiali estranei all’architettura minoica diede adito a contestazioni da parte di diversi scienziati anche in merito alle conclusioni tratte dall’archeologo, soprattutto riguardo alla denominazione dei vari ambienti oltre che di “palazzo” al complesso.
Nonostante tutto, però, Evans ottenne grandi consensi da parte del grande pubblico grazie all’intuizione, la creatività e la profonda conoscenza scientifica che lo contraddistinguevano.
Gli affreschi e i reperti del palazzo
Per ammirare gli originali, alcuni solo parzialmente ricomposti, bisogna recarsi al Museo archeologico di Candia, posto al centro della città di Iràklio.
Il museo è uno dei più grandi in Grecia e conserva reperti della civiltà minoica quali vari rythoi, vasi per libagioni usati in funzioni religiose, tra cui spiccano quello in steatite nera a forma di testa di toro e quello a forma di leonessa.
Il museo conserva inoltre la statuetta raffigurante la dea dei serpenti, la statuetta raffigurante un atleta nell’atto di saltare sul toro, diversi plastici e ricostruzioni dei principali palazzi minoici.
Gli affreschi provenienti da Cnosso qui esposti sono: Tauromachia; Processione con musici; Le dame azzurre, probabili dame di corte vestite sontuosamente; i delfini provenienti dall’appartamento che Evans identificò come riservato alla regina; La Parigina, affresco così denominato da Evans, raffigurante una giovane sacerdotessa; l’uccello azzurro; la scimmia che raccoglie fiori di croco; l’ufficiale della guardia dei Mori; la danzatrice, affresco proveniente dagli appartamenti della regina.
Uno dei più importanti e famosi è il Principe dei Gigli, che Evans aveva interpretato come prete-re, visto che aveva bisogno di un re per avvalorare la sua teoria che il palazzo di Cnosso fosse appartenuto a Minosse.
È il più grande dei ritratti maschili a scena singola, ma dagli stessi scritti dell’archeologo pare che le parti che lo compongono appartengano in realtà a tre diverse immagini ricomposte a formare un’unica figura.
La memoria di Minosse attraverso i secoli
Minosse non è mai svanito; piuttosto, la sua posizione sulla mappa di Creta si è spostata, e i marcatori fisici del suo regno sono stati reinterpretati da generazioni successive.
La memoria di Minosse è stata trasmessa attraverso una catena continua, sebbene mutante, di tradizione letteraria e locale.
Nel periodo Classico, V secolo a.C., le rovine del palazzo dell’età del bronzo a Cnosso erano ancora visibili, sebbene in uno stato di avanzato decadimento.
Funzionavano come una «rovina attiva» all’interno della polis di Cnosso. I Cnosii delle età classica ed ellenistica non vedevano questi resti come caratteristiche geologiche astratte; erano integrati nell’identità civica.
La città coniava monete raffiguranti il Labirinto-a volte quadrato, a volte circolare-collegando esplicitamente la loro legittimità politica al passato mitico di Minosse.
A questo stadio, non c’era ambiguità: le rovine erano il palazzo di Minosse, e il sito era un luogo di memoria per la popolazione locale.
Lo spostamento del Labirinto da Cnosso a Gortina
Dopo la conquista romana, le rovine del palazzo furono abbandonate. Il nome «Cnosso» si staccò dal sito.
In seguito alla conquista romana di Creta, 67 a.C., e all’istituzione della colonia Colonia Iulia Nobilis Cnossus, il centro civico si spostò e le rovine del palazzo furono abbandonate.
Per secoli, gli abitanti del luogo conoscevano la collina solo come ‘Makrytichos’, Muro Lungo, un toponimo descrittivo contadino che cancellava il legame mitologico.
Con il Cnosso fisico oscurato, la posizione del mito del Labirinto migrò a Gortina, la capitale romana dell’isola situata nella pianura della Messara.
Una vasta cava sotterranea presso la vicina Ampelouzos, la grotta «Labyrinthos», catturò l’immaginazione di viaggiatori e studiosi.
Per secoli, i visitatori di Creta, ignorando i tumuli di Cnosso, strisciavano attraverso i tunnel oscuri di Gortina, credendo di trovarsi nel regno del Minotauro.
Questo spostamento significò che, mentre Minosse rimaneva un gigante letterario, la sua capitale fisica era essenzialmente persa alla coscienza europea, sostituita dalle imponenti rovine romane di Gortina e dalla suggestiva cava.
Il recupero rinascimentale di Cnosso
Il recupero intellettuale di Cnosso iniziò molto prima degli scavi, spinto dalla borsa di studio basata sui testi del Rinascimento.
Viaggiatori e antiquari come Cristoforo Buondelmonti, inizio XV secolo, iniziarono a esaminare più attentamente i testi antichi.
Buondelmonti notò la tradizione locale vicino a Candia, Heraklion, secondo cui il labirinto si trovava lì, e non a Gortyna.
Il cambiamento decisivo avvenne con gli studiosi veneziani del XVI secolo. Francesco Barozzi, 1577, e Onorio Belli utilizzarono prove numismatiche, monete, e attente letture di autori classici per sostenere in modo definitivo che il Labirinto doveva essere una struttura costruita a Cnosso, non una grotta naturale a Gortyna.
Barozzi ipotizzò notoriamente che il Labirinto si trovasse sottoterra nel sito di Makrytichos, sepolto sotto il suolo.
Questa base intellettuale fu consolidata nel XIX secolo da viaggiatori come Robert Pashley, 1837, e Thomas Spratt, 1865.
Pashley utilizzò questa storia testuale per identificare con sicurezza il sito di Makrytichos come Cnosso. Sebbene fosse scettico sull’esistenza fisica del Labirinto, credendolo una metafora, la sua mappatura del sito pose le basi precise per lo scavo.
Le principali sedi archeologiche minoiche
- Cnosso - il più noto sito archeologico dell’età del bronzo a Creta; riemerso con gli scavi da Evans il 16 marzo del 1900.
- Festo - la seconda costruzione palaziale più grande sull’isola, scavata dalla scuola italiana quasi subito dopo Cnosso.
- Malia - conseguito da scavi francesi, un centro palaziale molto interessante che permette di capire lo sviluppo dei palazzi nel periodo protopalaziale.
- Kato Zakros - un sito palaziale scavato da archeologi greci all’estremità orientale dell’isola, noto anche come «Zakro» nella letteratura archeologica.
- Galatas - un sito palaziale confermato negli anni novanta del XX secolo.
Creta dopo l’età minoica
Ci sono peraltro chiari segni di danni dovuti al terremoto in molti siti minoici e chiari segni sia di sollevamento di terra che della sommersione di siti costieri.
Nel 74 a.C. Marco Antonio Cretico guidò la flotta del Mediterraneo per occupare Creta, sia per i danni che i pirati cretesi causavano alle flotte romane, che per l’alleanza tra Creta e Mitridate VI, re del Ponto e nemico di Roma.
Nel 68 a.C., Roma intimò ai Cretesi la restituzione dei prigionieri romani, la consegna dei vincitori di Marco Antonio oltre a 300 ostaggi e 400 talenti d’argento.
Davanti al rifiuto, il generale Quinto Cecilio Metello iniziò una lunga e feroce guerra di assedio, avanzando da ovest a est, sottomettendo all’autorità romana tutti i centri di resistenza e radendo al suolo le città che gli resistevano.
Nel 63 a.C. Metello fu concesso il trionfo per la definitiva conquista di Creta.
Nel 67 a.C. venne costituita la provincia di Creta che, dopo la battaglia di Filippi, fece parte dei domini del triumviro Marco Antonio, il quale nel 43 a.C. concesse la libertà alle città cretesi, revocata da Ottaviano dopo la sconfitta di Marco Antonio ad Azio.
Infatti Augusto, nella sua riforma dell’amministrazione provinciale del 27 a.C. riunì Creta e Cirene, facendone una provincia senatoria, governata da un proconsole con capitale Gortina, a Creta.
Gortina sembra sia stata ricompensata per il suo atteggiamento pro-romano con la designazione a capitale della provincia e con la costruzione di una pretura, di un foro, di un teatro, un odeon, un ninfeo.
Cnosso, prima di allora capitale provinciale, è relegata in secondo piano, abitata da militari romani e trasformata in colonia con il nome di Colonia Julia Nobilis.

La doppia natura di Minosse
Prima dello scavo, la gente pensava a Minosse in due modi completamente diversi: i Cretesi dorici lo lodavano, ma i tragediografi ateniesi lo odiavano.
Questa divisione rendeva difficile trovare il suo palazzo, poiché gli esperti dovevano capire come abbinare l’immagine di un sovrano intelligente con quella di un tiranno brutale.
Il giusto legislatore
La persona di «Legislatore» portò gli studiosi del XIX secolo ad aspettarsi un palazzo amministrativo e burocratico, un’aspettativa che sembrò convalidata quando Evans scoprì le tavolette in Lineare B.
Questa tradizione presenta Minosse come una forza ordinatrice primordiale, un re che stabilì le prime leggi e liberò i mari dalla pirateria.
Il crudele tiranno
Al contrario, la tradizione ateniese, filtrata attraverso la lente del mito di Teseo e della tragedia attica, dipinge Minosse come un despota vendicativo.
Questo Minosse, amareggiato dalla morte di suo figlio Androgeo ad Atene, richiese il tributo di sette giovani e sette fanciulle da dare in pasto al Minotauro-la mostruosa prole di sua moglie Pasifae e del Toro di Creta-ospitato all’interno del Labirinto.
Questa narrazione fornì l’ambientazione drammatica del Labirinto, una struttura di confusione e terrore.
Questa storia a due facce ha creato un’eredità complicata. Entro il 1800, gli studiosi che si confrontavano con la «Questione Omerica» e cercavano di trovare la verità storica dietro i miti erano davvero attratti da Minosse come «Legislatore».
D’altra parte, il lato del «Tiranno» ci ha dato tutte le cose romantiche e spettrali-il labirinto oscuro, il mostro-che hanno catturato l’immaginazione della gente e fatto parlare la stampa.
Il Minotauro e il Labirinto di Creta – Mito Greco | Audiolibro Italiano
Minosse tra mito e realtà storica
L’articolo si concentra sul leggendario Re Minosse, una figura che risiede all’intersezione tra mitologia classica e archeologia verificabile, colmando il divario tra lignaggio divino e prove storiche tangibili nella storiografia mediterranea.
Come figlio di Zeus ed Europa, un potente talassocrate per i Greci classici, e in seguito una rappresentazione simbolica dell’autorità pre-ellenica per l’età vittoriana, l’esistenza di Minosse è stata un enigma persistente.
Tracciamo l’evoluzione di Re Minosse da costrutto mitologico a realtà archeologica. Dalle sue origini nel mito di Europa, la sopravvivenza e la trasmissione della sua leggenda attraverso i «secoli bui» della storia cretese, i dibattiti intellettuali che individuarono la sua capitale e il complesso rapporto tra il «Palazzo di Minosse» ricostruito da Evans e l’effettiva struttura antica che spesso esso oscura.
In definitiva, Cnosso, come è conosciuto oggi, si rivela un monumento stratificato: un centro amministrativo dell’età del bronzo interpretato attraverso una lente modernista di monarchia, fortemente influenzato dal desiderio di convalidare l’antenato europeo insito nel mito di Europa.