La posizione della Diocesi di Cesena-Sarsina sulle persone gay si è manifestata attraverso due vicende distinte: il chiarimento del vescovo Douglas Regattieri sulle benedizioni alle coppie dello stesso sesso e il caso dell’educatore di un centro estivo parrocchiale escluso dal ruolo educativo dopo la pubblicazione di una fotografia in cui baciava un altro ragazzo.
La Diocesi ha dichiarato di essere «una casa aperta e accogliente verso tutti», precisando però che, secondo la propria impostazione dottrinale, la benedizione non equivale all’approvazione di una relazione né al sacramento del matrimonio, mentre il mandato educativo in una realtà parrocchiale è collegato alla trasmissione dei valori cristiani.
La posizione del vescovo Douglas Regattieri sulle benedizioni
Ha fatto scalpore la pubblicazione del documento «Fiducia supplicans» in cui papa Francesco ha approvato la possibilità di impartire una benedizione a coppie dello stesso sesso, ma i vescovi della Romagna, impegnati in conferenze e incontri precedenti alle festività natalizie, hanno scelto di fare chiarezza.
«Non si tratta, con una benedizione, di approvare uno status. Si tratta di accogliere le persone». Le parole sono del vescovo della diocesi di Cesena - Sarsina Douglas Regatteri, pronunciate durante un incontro con la Curia e la stampa locale per gli auguri di fine anno.
«Ho letto con attenzione la Dichiarazione del Dicastero per la Dottrina della fede “Fiducia supplicans” e invito tutti a farlo, perché è leggendo il testo che si comprende il significato di questa decisione papale. Si tratta di permettere di impartire una benedizione, in modo spontaneo e libero (non è previsto infatti nessun schema di rito prefissato) a coppie in situazioni irregolari o dello stesso sesso: e più volte la Dichiarazione ripete che non si tratta di un rito matrimoniale».
La differenza tra benedizione e matrimonio
Per il papa sono possibili benedizioni di coppie in situazioni irregolari e di coppie dello stesso sesso, la cui forma non deve trovare alcuna fissazione rituale da parte delle autorità ecclesiali, per non produrre una confusione con la benedizione propria del sacramento del matrimonio.
La benedizione arriva «su coloro che, riconoscendosi indigenti e bisognosi del suo aiuto, non rivendicano la legittimazione di un proprio status».
«In alcun modo no. La benedizione non vuole in nessun modo convalidare il loro status, piuttosto intende chiedere l’aiuto divino. Non si deve pensare da parte di tutti e pretendere da parte di chi la chiede che la benedizione sancisca o legittimi la situazione».
Il vescovo di Rimini Anselmi precisa che «occorre distinguere tra la benedizione agli sposi durante il sacramento del matrimonio e quella per coppie di conviventi o persone dall’orientamento sessuale diverso da quello uomo-donna».
Nella religione cristiana il matrimonio è un sacramento che prevede un’unione «esclusiva, stabile e indissolubile tra un uomo e una donna, naturalmente aperte a generare figli». E su questo punto, spiega Anselmi, «la dottrina resta ferma».
Il significato attribuito alla benedizione
«Diverse volte è capitato anche a me di incontrare queste coppie o singole persone e di invocare insieme l’aiuto di Dio perché ci si incammini verso la conversione. Dice molto bene la Dichiarazione: ‘Quando le persone invocano una benedizione non dovrebbe essere posta un’esaustiva analisi morale come precondizione per poterla conferire. Non si deve richiedere loro una previa perfezione morale’. In altre parole: la benedizione non è per i perfetti che non esistono, ma per i peccatori, per noi tutti peccatori».
La benedizione è dunque un gesto di apertura. «Mira a cogliere la presenza di Dio in tutte le vicende della vita e ha per destinatari persone, oggetti di culto e di devozione, immagini sacre, luoghi di vita, di lavoro e di sofferenza, frutti della terra e della fatica umana, e tutte le realtà create che rimandano al Creatore le quali, con la loro bellezza, lo lodano e lo benedicono».
«La benedizione è lo sguardo benevolente di Dio su tutto ciò di buono e di bello che c’è in quella determinata, situazione, luogo o oggetto. Ad esempio, benediciamo la moto perché venga condotta dal suo pilota sempre in sicurezza», dice.
«Vado in carcere a Forlì tre o quattro volte l’anno. Quando sono lì ho davanti delle persone. Prego con loro e do loro la benedizione. Per camminare insieme e migliorare insieme. Tutti siamo peccatori», ha raccontato sempre il vescovo Regatteri come riportato anche dal settimanale diocesano «Corriere Cesenate».
Le regole liturgiche richiamate dai vescovi
Secondo Anselmi, vanno osservate regole chiare anche per quel che riguarda il “cerimoniale”. «I sacerdoti sono richiamati in questo senso caso a non impartire benedizione in abiti liturgici e senza formulario liturgico. Ma l’amore di Dio si posa comunque per tutte le persone, Dio abita ciascuna realtà».
L’apertura prevista dal documento pontificio è stata salutata da molti come un atto rivoluzionario, ma, secondo i chiarimenti dei vescovi, deve essere contestualizzata e non può essere confusa con una celebrazione matrimoniale o con il riconoscimento ecclesiale di uno status.
Orientamento omosessuale e dottrina della Chiesa
«Essere omosessuale per la chiesa è peccato?» «Non è peccato essere omosessuale, ma porre gli atti propri di questo status, sì, è peccato. Lo ha ripetuto recentemente papa Francesco: è peccato, non reato. Per questo con una preghiera, con una benedizione non si deve pretendere l’approvazione - la Chiesa mai approva il peccato, ma sta vicino al peccatore, ma - come dice la Dichiarazione - esprimere una richiesta di aiuto a Dio, una supplica per poter vivere meglio, una fiducia in un Padre che può aiutarci a vivere meglio».
«Non è peccato essere omosessuale, ma porre gli atti propri di questo status, sì, è peccato. Lo ha ripetuto recentemente papa Francesco: ‘è peccato, non reato’».
«Per questo con una preghiera, con una benedizione non si deve pretendere l’approvazione - la Chiesa mai approva il peccato, ma sta vicino al peccatore».
Il caso dell’educatore del centro estivo parrocchiale
Nel giugno 2023 a Cesena è emerso il caso di un giovane coordinatore maggiorenne che sarebbe stato invitato a lasciare il posto di educatore in un centro estivo parrocchiale.
È bastato un bacio. Un gesto d’affetto comune tra persone che si amano, ma non per un educatore di un centro parrocchiale a Cesena.
Secondo il parroco, l’educatore sarebbe ora «inadatto» per animare il centro estivo parrocchiale, che per questo motivo sarebbe stato addirittura annullato.
Una foto postata sui social, a pochi giorni dall’avvio delle attività, secondo quanto riporta l’edizione cesenate del Corriere di Romagna, avrebbe infatti comportato l’annullamento a Cesena di ogni attività.
E il «problema» sarebbe proprio l’omosessualità di uno degli educatori dello stesso centro estivo.
Come si sono svolti i fatti
L’attività del Grest sarebbe dovuta partire all’inizio di luglio.
Nei giorni precedenti uno dei due responsabili dell’iniziativa estiva avrebbe postato sui social alcune immagini dalle quali si esplicitava una sua tendenza omosessuale.
Alcuni adulti si sarebbero accorti del fatto e lo avrebbero riferito al parroco che, dopo essersi confrontato con alcuni suoi confratelli, avrebbe incontrato il ragazzo.
«Tu puoi continuare a svolgere il ruolo di organizzatore del Cre - gli avrebbe detto anche in presenza del vicario zonale - ma non quello di educatore».
Secondo il Corriere di Romagna, vista la foto il parroco aveva detto al ragazzo di poter continuare ad organizzare il centro estivo ma di non poter fare l’educatore.
Il giovane aveva postato la foto sui social. Immediata la risposta del parroco, che ha cancellato il «Grest», lasciando a piedi decine di famiglie.
La notizia si è sparsa in chat tra i genitori pronti ad affidare i loro figli al centro parrocchiale estivo: il «Grest» salta perché si è scoperto (in base alla foto di un bacio postata sui social) che l’educatore è omosessuale e quindi la Diocesi ha ordinato al parroco di sospenderlo dall’incarico, pur senza cacciarlo.
«Essendo gay il giovane non è proponibile come educatore delle giovani generazioni», questo in estrema sintesi il motivo per cui, a pochi giorni dal via, uno dei consueti centri estivi che doveva aprire i battenti all’interno di una parrocchia della periferia cesenate, è stato improvvisamente «annullato».
L’annullamento del centro estivo
Da qui la scelta del giovane di rinunciare del tutto ad organizzare il centro estivo.
Restava l’altro unico maggiorenne del gruppo educante e non c’era più nessun altro “over 18” a coordinare le attività; e con così poco tempo a disposizione per dare la caccia a sostituti di maggiore età, la decisione presa è stata quella di far saltare tutto il centro estivo.
Che, privo di un maggiorenne a coordinare le attività e con poco tempo per trovare un sostituto, non aprirà i battenti.
Poi, lo scorso 12 giugno, l’annuncio in una chat dell’annullamento del centro estivo, da parte del suo referente, uno degli educatori maggiorenni che era stato visto in una fotografia postata sui social network mentre si baciava con un altro ragazzo.
«Per qualsiasi cosa restiamo disponibili ma purtroppo il centro estivo non ci sarà» ha spiegato il parroco, protagonista di questa vicenda.
«Puoi sicuramente continuare ad organizzare il centro estivo. Ma così stando le cose non potrai fare l’educatore…»: questa la decisione comunicata al giovane.
Il quale, a quel punto, ha deciso di rinunciare del tutto ad organizzare il centro estivo.
Le conseguenze per le famiglie
Un fulmine a ciel sereno per tante famiglie che abitano in zona.
Tutte avevano già prenotato il posto per i propri figli. Così come era successo negli anni precedenti.
Le famiglie si sono ritrovate improvvisamente «a piedi» con la fine della scuola e l’estate che inizia e spesso pone problemi a genitori che lavorano o con pochi mezzi per affrontare costose vacanze.
Il centro estivo in questione sarebbe dovuto partire tra pochi giorni.
Gli educatori, un gruppetto di giovanissimi alcuni dei quali minorenni (16 anni) ed altri appena maggiorenni (un paio) avevano anche già incontrato i genitori per iniziare a definire i dettagli di quella che sarebbe stata l’attività da svolgere a partire da luglio.
In un ambito parrocchiale che, come tanti altri, dispone di spazi all’aperto in cui poter giocare ma anche di attrezzature e locali adeguati per svolgere attività interne in caso di maltempo ma anche per sfamare tra merende e pranzi le decine di giovanissimi partecipanti.
I genitori non avevano particolari dubbi sulle attività che sarebbero state svolte.
Già negli anni precedenti lo stesso gruppo di ragazzi e ragazze si era occupato dei momenti estivi dei loro piccoli.
Consentendo ai genitori di andare a lavorare in serenità anche a scuole chiuse o sollevando i nonni da impegni pressanti con i nipoti.
Il trasferimento dei bambini in un altro Grest
La parrocchia ha poi chiesto e ottenuto da una comunità vicina di poter dirottare i propri bambini su un altro Grest, ma nemmeno questo ha placato le polemiche.
Una consistente fetta dei bambini che frequentavano questo centro estivo ha ripiegato trovando spazio ed accoglienza in un analogo spazio di una parrocchia non molto distante da qui.
Tra i due centri estivi c’è poco più di un chilometro e mezzo di distanza.
Alcuni dei genitori però avrebbero voluto continuità col passato, avendo anche apprezzato il lavoro del centro estivo fino agli anni scorsi svolto con costanza e dedizione.
Questo evento ha creato sconcerto e ha diviso gli animi, sia sulla presa di posizione verso il giovane che avrebbe fatto outing, sia perché si è rinunciato ad avviare l’esperienza estiva con i più piccoli, con evidenti disagi per le famiglie.
La posizione della parrocchia sul mandato educativo
Per ricoprire questo incarico in un Grest parrocchiale, come quello di catechista, è richiesta la condivisione dei valori cristiani.
E questo vale sia per le persone omosessuali che per quelle eterosessuali. Vale per tutti.
«Il discorso è allo stesso tempo semplice e molto complesso. La Chiesa continua a dibattere sulle questioni legate all’omosessualità così come su altri grandi temi come la genitorialità ed i suoi molteplici aspetti «moderni».
Ad ora però le regole sono chiare e non si può dare ai bimbi di un centro estivo l’input che avere un educatore omosessuale sia la normalità.
Decisamente il parroco non poteva far altro.
Per i giovani ancora minori che in futuro diventeranno referenti del centro estivo qui stiamo organizzando attività estive che ne contribuiscano alla formazione.
Resteranno in parrocchia a prepararsi per il domani.
Ma per il centro estivo 2023 non c’è stato tempo di riorganizzare».
«È una vicenda per tutti noi dolorosissima che ci ha lasciato una profonda sofferenza»: questo il commento che giunge da una fonte della parrocchia.
«L’organizzatore - racconta al quotidiano una collaboratrice parrocchiale adulta - ha scelto di ritirarsi e non c’è stato modo di porre rimedio in tempi brevi.
Il parroco non è qui con noi da tanto - aggiunge -: ciò che ha potuto fare è stato rivolgersi ai suoi superiori.
Che, rispettosi delle regole, hanno detto “no” a che l’organizzatore potesse continuare a fare anche l’educatore».
La reazione del sindaco di Cesena
Un fatto stigmatizzato dal sindaco di Cesena, Enzo Lattuca, con post sulla sua pagina Facebook in cui, a corredo della foto della pagina del quotidiano, scrive: «Pensavo che il Medioevo fosse ormai alle nostre spalle e che episodi di discriminazione come questo, inaccettabili, fossero estranei alla nostra città. Evidentemente mi sbagliavo».
«Pensavo che il Medioevo fosse ormai alle nostre spalle e che episodi di discriminazione come questo, inaccettabili, fossero estranei alla nostra città. Evidentemente mi sbagliavo».
È quanto ha affermato il sindaco di Cesena Enzo Lattuca commentando l’annullamento del centro estivo parrocchiale dopo che l’unico organizzatore maggiorenne è stato definito da un parroco inadatto a ricoprire il ruolo di educatore per una foto pubblicata su Instagram che lo ritraeva mentre si baciava con un altro ragazzo.
Sdegnato il commento del sindaco sulla vicenda.
La nota della Diocesi di Cesena-Sarsina
La Diocesi, nel pomeriggio di oggi, ha diffuso una nota in cui ha messo in chiaro che «la Chiesa di Cesena-Sarsina è una casa aperta e accogliente verso tutti. Spiace e rattrista - si legge nel comunicato -. Con questi sentimenti la Diocesi di Cesena-Sarsina intende offrire, nella complessità della vicenda, un chiarimento circa quanto avvenuto in un centro estivo parrocchiale».
«Spiace per la sofferenza arrecata a quanti sono stati coinvolti in maniera diretta e per quella portata alla comunità. Rattrista il clamore mediatico con cui si stanno alimentando opposte fazioni».
«Il tema è molto delicato», si legge ancora, ma «quanto accaduto - viene chiarito - non riguarda un giudizio sui singoli o una discriminazione sui diritti».
«Con il Sinodo si interroga - scrive la Diocesi di Cesena-Sarsina - su come andare incontro alle persone che si sentono escluse dalla comunità in ragione della loro affettività e sessualità. È una domanda che rimane aperta e sulla quale anche la Chiesa di Cesena-Sarsina è in cammino».
«Sul fatto specifico riproposto dalla cronaca odierna, la Diocesi precisa che a nessuno è stata impedita l’organizzazione del Centro estivo. Questione diversa è il mandato educativo chiamato a trasmettere i valori cristiani.
Resta ferma la disponibilità del Vescovo a incontrare le persone nel rispetto delle loro scelte di vita.
La Chiesa di Cesena-Sarsina è una casa aperta e accogliente verso tutti».
Il significato della distinzione tra organizzazione ed educazione
La Diocesi ha voluto anche cercare di chiarire le motivazioni, su un terreno alquanto infido come quello emerso dal caso del centro estivo parrocchiale.
«A nessuno è stata impedita l’organizzazione del centro estivo. Questione diversa è il mandato educativo chiamato a trasmettere i valori cristiani».
La posizione espressa dalla Diocesi distingue quindi la possibilità di contribuire all’organizzazione materiale dell’attività dal ruolo di educatore, considerato legato a un mandato specifico e alla condivisione dei valori cristiani.
La Diocesi ha precisato anche che il caso «non riguarda un giudizio sui singoli o una discriminazione sui diritti».
La posizione dell’Arcigay
Dura la posizione dell’Arcigay: «La vicenda dell’educatore del centro estivo di una parrocchia del Cesenate, sollevato dall’incarico perché omosessuale, è doppiamente violenta»: lo dichiara Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay.
Che prosegue: «Lo è innanzitutto perché un ragazzo giovanissimo ha subìto un outing ed è stato pubblicamente sanzionato dal parroco per il suo orientamento sessuale, con conseguenti marginalizzazione e allontanamento.
Ma lo è doppiamente perché le voci che commentano sulle pagine di cronaca questa vicenda, concentrano tutta l’apprensione sul centro estivo saltato e le famiglie lasciate senza un servizio, come fosse un inceppo nel sistema di welfare.
No: è una storia di odio e di violenza.
Proprio per questo trasmettiamo tutta la nostra solidarietà al ragazzo e alle altre persone, in particolare quelle giovani, che da questi adulti ricevono pessimi insegnamenti».
Il dibattito sulla rete antidiscriminazioni Ready
Continua il dibattito a Cesena dopo la presa di posizione della Diocesi, contraria alla scelta del Comune di Cesena di aderire alla rete anti-discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere «Ready».
Il Consiglio pastorale diocesano e delle aggregazioni locali hanno definito la scelta del Comune di Cesena di aderire a Ready un fatto grave.
Vale a dire che informare col supporto della didattica e della scienza per creare le condizioni di scelte consapevoli al fine di superare le discriminazioni per orientamento sessuale e di genere è sbagliato.
Per il segretario del Pri, Romano Fabbri, sarebbe necessario «incrementare la comunicazione attraverso l’insegnamento e canali mediatici» al fine di «difendere le minoranze da violenze e abusi per approdare a una legislazione adeguata».
Per Fabbri, infatti, «l’informazione corretta fa funzionare meglio la democrazia e l’Italia. Una democrazia funziona se le persone che vanno a votare sono bene informate: se hanno letto o ascoltato sciocchezze, bugie, veleni, votano male e poi va a finire come va a finire. Già ora non è che vada benissimo».
Orientamento sessuale, identità di genere e informazione
«Sui problemi relativi all’identità di genere e al sesso, sia dal punto di vista teorico e scientifico che dal punto di vista legale e pratico nei paesi occidentali si parla da tempo, la società italiana non si è ancora adattata a ciò che sappiamo sulle differenze di genere.
Il glossario stesso (tras-gender in contrapposizione a cis-gender e agender) fatto di termini inglesi non aiuta e crea confusione su argomenti molto complessi».
«Come sempre accade in natura qui sulla terra non è tutto bianco o nero ci sono un’infinità di sfumature - prosegue -.
Quando un bambino nasce gli viene assegnato un sesso - maschio, M, o femmina, F - in base ai suoi organi genitali esterni.
Poi però bisogna prendere atto che molte persone nascono e crescono in una condizione di discontinuità tra sesso e identità di genere: per esempio ci sono - e ci sono sempre state - persone che sono anatomicamente donne ma si sentono uomini, oppure né donne né uomini, oppure donne in alcuni periodi e uomini in altri ed altro».
Risulta difficile, se non impossibile, difendere le minoranze da violenze e abusi senza una conoscenza oggettiva diffusa per approdare a una legislazione adeguata.
Per il segretario del Pri, «una soluzione è quella di incrementare la comunicazione attraverso l’insegnamento, canali mediatici.
Un’altra strategia è quella di raccogliere informazioni sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere attraverso censimenti e indagini nazionali, mai fatti nel nostro Paese, anche concentrandosi su tematiche specifiche come il lavoro e la salute, per essere in grado di avere contezza della situazione sociale della minoranza.
Può anche darsi che l’approccio al problema non sia perfetto. Di certo non è mai stata una soluzione mettere la cenere sotto il tappeto».
