Minacce al parroco di Tresnuraghes: 130 fedeli chiedono il trasferimento di don Andrea Manca

130 fedeli di Tresnuraghes si sono resi protagonisti di una iniziativa clamorosa. Hanno inviato una lettera al vescovo della diocesi di Bosa-Alghero Mauro Maria Morfino chiedendo il trasferimento del parroco Don Andrea Manca dalla Parrocchia di San Giorgio Martire.

I fedeli hanno espresso insoddisfazione verso l’operato del parroco, sottolineando una situazione di grande disagio. Tra i motivi del malcontento ci sono le difficoltà organizzative della Festa di Nostra Signora di Bonaria, il difficile rapporto con le Confraternite, e un atteggiamento percepito come ostile verso alcuni membri della comunità.

La richiesta dei fedeli al vescovo

La lettera indirizzata al vescovo Mauro Maria Morfino rappresenta il punto di arrivo di una situazione di tensione nella comunità parrocchiale di Tresnuraghes. La richiesta riguarda il trasferimento di don Andrea Manca dalla Parrocchia di San Giorgio Martire.

Nel documento, i 130 fedeli hanno manifestato il proprio disagio rispetto alla gestione della parrocchia e ai rapporti interni alla comunità. Le contestazioni riguardano in particolare l’organizzazione della Festa di Nostra Signora di Bonaria, i rapporti con le Confraternite e un atteggiamento del sacerdote percepito come ostile nei confronti di alcuni membri della comunità.

ElementoInformazione
ComunitàTresnuraghes
ParrocchiaSan Giorgio Martire
Numero dei fedeli130
Destinatario della letteraMauro Maria Morfino, vescovo della diocesi di Bosa-Alghero
ParrocoDon Andrea Manca
Motivi del malcontentoFesta di Nostra Signora di Bonaria, rapporti con le Confraternite, atteggiamento percepito come ostile

Il confronto tra il parroco, il vescovo e i fedeli

Da Santu Lussurgiu, paese del parroco, è intanto arrivata tanta solidarietà. Don Manca incontrerà presto sia il vescovo che gli stessi fedeli per una risoluzione del rapporto.

Il confronto dovrà affrontare le difficoltà espresse nella lettera e cercare una soluzione al rapporto tra il sacerdote e una parte della comunità parrocchiale. La vicenda resta quindi legata all’esito degli incontri con il vescovo e con i fedeli.

Le minacce ai sacerdoti: casi diversi da Tresnuraghes

La situazione di Tresnuraghes riguarda una richiesta di trasferimento motivata dal disagio espresso da 130 fedeli. Altri episodi che hanno coinvolto sacerdoti in Sardegna e nel resto d’Italia hanno invece avuto carattere intimidatorio e sono stati accompagnati da minacce personali, aggressioni o atti contro le chiese.

GOLFO ARANCI. Nomini don Alessandro Cossu e subito viene in mente il “prete canterino”, quello che, per accorciare le distanze tra la Chiesa e i giovani, ha deciso di parlare il loro stesso linguaggio e utilizzare i loro strumenti di comunicazione. Musica e social per evangelizzare.

Così, “L’esercito del selfie” di Arisa e Lorenzo Fragola, arrangiato a modo suo, è diventato “L’esercito del Cristo”, canzone virale che ha conquistato il web, insieme ad altri brani di successo in versione religiosa. Questa volta, però, la musica non c’entra.

Minacce telefoniche e di persona a don Alessandro Cossu

Di sonoro, e anche molto stonato, ci sono le pesanti minacce ricevute dal parroco tempiese, 40 anni, quando era alla guida delle anime della comunità di Golfo Aranci, nel 2014. «Se arrivi a Porto Rotondo ti sfascio il c. Ti faccio a pezzi». E ancora: «Non ti azzardare a scrivere nulla perché altrimenti so dove trovarti. Vengo a casa tua».

Parole pesanti. Pesantissime. Intimidazioni ricevute per telefono e di persona.

Per le quali, ora, è chiamato a rispondere davanti al Giudice di pace di Olbia, un golfoarancino, Antonio Lorenzo Deiana, 70 anni. L’uomo, difeso dall’avvocato Marzio Altana, dovrà comparire il 24 aprile in udienza.

Il pubblico ministero Franca Cabiddu gli contesta il reato di minaccia. L’episodio risale al 14 luglio 2014. Immediata fu la denuncia del sacerdote - ora parroco di San Teodoro - ai carabinieri della stazione di Golfo Aranci.

Dopo quattro anni, la vicenda approderà nell’aula giudiziaria. Antonio Lorenzo Deiana, imprenditore, dovrà difendersi dall’accusa di aver intimidito il parroco, minacciandolo di morte.

Le altre intimidazioni contro don Cossu

Ma quello non è stato l’unico fatto avvenuto quand’era nel comune gallurese, anche se lui non si è mai fatto intimidire dalla macchina del fango. E, anzi, ha sempre portato avanti con determinazione il suo ministero sacerdotale, sostenuto dalla gran parte della comunità e dal suo primo cittadino.

Per colpirlo, dopo una serie di ingiurie sui muri della chiesa, telefonate e minacce in pubblico, qualcuno aveva infilato un fotomontaggio osè nella cassetta delle offerte dalla chiesa in cui era raffigurato insieme ad alcune donne.

«Se mi vogliono uccidere vengano pure: non è che se mi minacci o mi prendi a schiaffi cambio idea, io continuo a fare il mio ministero sacerdotale», aveva commentato don Cossu.

Le minacce a don Maurizio Patriciello a Caivano

Nuove minacce per don Maurizio Patriciello, il sacerdote che tre giorni è sotto scorta dopo che fuori dalla chiesa a Caivano (Napoli) è stato fatto esplodere un ordigno. Fatto avvenuto il 12 marzo.

E ieri un ulteriore episodio: un cartello, legato con il filo di ferro ai cancelli della parrocchia, con la scritta “Bla bla bla pe’ mo” (“Solo chiacchiere per ora”). Una frase dai toni intimidatori subito segnalata dal don ai carabinieri.

“Non ho mai avuto paura e continuo a non averne - ha detto don Maurizio - Io faccio il parroco e continuerò a farlo”. Il suo unico cruccio? Il fatto che con questa situazione le mamme “manderanno molto meno i figli alla messa perché hanno paura, e hanno anche ragione”.

L'ultimo grave episodio intimidatorio risaliva al settembre del 2025 quando al parroco di Caivano, don Maurizio Patriciello, fu consegnato un proiettile durante la messa, al momento della comunione. Qualche anno prima, nel 2022, era stato fatto esplodere un ordigno davanti ai cancelli della Chiesa.

Ora però è una lettera minatoria a preoccupare il sacerdote anti camorra del Parco verde. Minacce recapitate a Patriciello, ma rivolte anche alla presidente del consiglio Giorgia Meloni e al giornalista Marco Cappellari.

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha telefonato al prefetto di Napoli, Michele di Bari dopo l'accaduto. E nel pomeriggio, alle 19, è prevista, nella sede del comune di Caivano, una riunione di coordinamento dei vertici delle forze di polizia.

Don Patriciello non ha comunque fermato le sue attività pastorali e ha celebrato messa in mattinata, amministrando i sacramenti.

La continuità dell’attività pastorale nonostante le intimidazioni

Il comportamento di don Patriciello richiama quello di don Alessandro Cossu, che ha continuato a portare avanti il proprio ministero sacerdotale nonostante minacce, telefonate, ingiurie e altri atti intimidatori.

In entrambi i casi, le intimidazioni hanno riguardato sacerdoti impegnati nel rapporto con le comunità locali e nella gestione di situazioni di forte tensione. Gli episodi di Caivano e Golfo Aranci hanno avuto natura minacciosa; a Tresnuraghes, invece, la contestazione dei fedeli è stata espressa attraverso una lettera al vescovo e la richiesta di trasferimento del parroco.

Chiesa di San Giorgio Martire a Tresnuraghes

Il legame di don Patriciello con la Sardegna

Il sacerdote simbolo della battaglia per la bonifica della Terra dei Fuochi e contro la “terra di nessuno”, come è considerata l’area del Parco Verde di Caivano, da sempre è legato alla Sardegna, dove ha trascorso la sua infanzia.

"Abbasanta è un nome per me sacro - ha raccontato più volte anche in una lettera a UnioneSarda.it -. In quel piccolo centro in provincia di Oristano, papà si era stabilito, prima da solo, poi con la famiglia. In quel paese ho trascorso i primi cinque anni della mia vita.

La mamma sul piroscafo che la portava a Cagliari salì a malincuore. La nostalgia della sua terra e dei familiari la divorava. Ad Abbasanta trovò dei cari vicini che vollero bene a lei e ai suoi bambini.

A quelle persone, nei pochi anni che le rimasero da vivere, fu sempre riconoscente". La sua casa era accanto a quella di zia Efisia, “una donna già anziana che fu per noi come una nonna.

Ricordo benissimo quella vecchina affettuosa che dalla cassapanca tirava fuori qualche dolcetto da donarci. Nitida conservo l'immagine di 'Zio Serafino', il marito che, al ritorno dalla campagna, legava l'asino a un anello di ferro fuori casa.

Ma, soprattutto, ho sempre ricordato Sandro, un adolescente, non vedente, amico dei miei fratelli più grandi. Non avevo ancora 5 anni quando lasciammo la Sardegna per fare ritorno in Campania”.

E Abbasanta gli ha attribuito la cittadinanza onoraria nel 2018.

La differenza tra contestazione e intimidazione

Nel caso di Tresnuraghes, la lettera dei fedeli ha posto all’attenzione del vescovo questioni organizzative e relazionali riguardanti la vita della parrocchia. Le minacce rivolte ad altri sacerdoti hanno invece comportato intimidazioni telefoniche, verbali o scritte, aggressioni e atti contro gli edifici religiosi.

Don Manca incontrerà presto sia il vescovo che gli stessi fedeli per una risoluzione del rapporto.

tags: #minacce #parroco #tresnuraghes