Agli evangelici Gesù dice di convertirsi, accogliere il Regno di Dio, credere nel Vangelo, amare Dio e il prossimo, perdonare, servire, pregare, vivere nella verità e testimoniare con le opere la speranza ricevuta. Il centro del suo messaggio è una fede vissuta, capace di trasformare il cuore e le relazioni.
Per gli evangelici, il riferimento fondamentale per conoscere questi insegnamenti è la Bibbia e, in particolare, il Vangelo. La parola “vangelo” significa appunto “lieta notizia”: la buona notizia consiste nel fatto che con Gesù si fa presente il Regno di Dio.
Il significato del Vangelo e il messaggio di Gesù
Sulla bocca di Gesù la parola “Vangelo” suole essere accompagnata da un complemento: “Vangelo del Regno di Dio”. Nel Nuovo Testamento questo messaggero o araldo che proclama la regalità del Signore e con la sua parola inaugura i tempi messianici è Gesù.
Gesù non è soltanto il messaggero della buona notizia, ma il messaggio si riferisce a Lui stesso. Dopo la risurrezione, Gesù inviò gli apostoli nel mondo intero per «proclamare il Vangelo a ogni creatura».
Il contenuto di quel Vangelo era quello che disse e fece Gesù durante la sua vita terrena, oltre che la sua passione, morte e risurrezione, dimostrando così che si erano adempiute in lui le promesse dell’Antico Testamento.
La buona notizia non è quindi soltanto una raccolta di consigli morali. È l’annuncio di una presenza, di una salvezza e di una speranza: Gesù proclama il Regno di Dio, chiama alla conversione, accoglie gli esclusi, guarisce, perdona e invita a seguirlo.
Come sono nati i quattro Vangeli
Sono arrivate a noi quattro testimonianze di un unico Vangelo: quelle di Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Questi quattro racconti sono il risultato di un lungo processo di composizione, che si suole dividere in tre tappe.
- La vita e gli insegnamenti di Gesù: durante i tre primi decenni della nostra era, i suoi discepoli furono ascoltatori e testimoni dei segni e dei miracoli compiuti dal loro Maestro.
- La tradizione orale: a partire dalla morte e la risurrezione di Gesù, gli apostoli predicarono quello che il Signore aveva detto e fatto alla luce della comprensione più profonda degli avvenimenti.
- La redazione scritta: dalla fine degli anni 60 sino alla fine del I secolo, gli evangelisti misero per iscritto in forma di racconto alcune delle molte cose che si trasmettevano in maniera orale o scritta.
Durante il periodo della tradizione orale le tradizioni su Gesù si andavano anche coagulando in forme scritte: insegnamenti e detti di Gesù, miracoli da lui compiuti, il racconto della sua passione e morte.
I vangeli non indicano nel testo quelli che furono i loro autori. Sono opere anonime. Ad ogni modo, nel II secolo c’era già consenso sul fatto che questi scritti fossero soltanto quattro e che le personalità che vi stavano dietro erano le figure apostoliche di Matteo, Marco, Luca e Giovanni.
I primi documenti contengono tradizioni che risalgono alla predicazione apostolica. Non sono biografie di Gesù nel senso che oggi si dà del termine “biografia”, bensì testimonianze apostoliche di Gesù Cristo.
I vangeli sinottici sono Matteo, Marco e Luca, chiamati così perché se si trascrivono in colonne parallele si possono osservare a colpo d’occhio le coincidenze e le discordanze. Giovanni, da parte sua, presenta la narrazione della vita e dell’opera di Gesù con caratteristiche proprie.
In ogni caso, fra le diverse tradizioni legate agli apostoli, ogni evangelista dovette fare una scelta tra quello che aveva a disposizione, inserirlo in una narrazione e abbreviarlo o ampliarlo, tenendo conto della situazione delle comunità alle quali era diretta.
Il messaggio evangelico non è una semplice cronaca
Non sono cronache contemporanee della vita di Gesù scritte da un testimone. Sono racconti fedeli alla tradizione apostolica, che, a sua volta, è fedele alla predicazione e alla vita di Cristo.
Gli apostoli non si limitavano a ripetere quello che Gesù aveva detto o a raccontare in dettaglio quello che aveva fatto. Trasmettevano la vita di Gesù attribuendole un significato.
I racconti evangelici non sono la cronaca degli avvenimenti che riguardano la persona di Gesù né, tanto meno, possiamo immaginare che i discorsi riportati siano il resoconto stenografico delle sue parole. Fatti e parole sono la trascrizione, in una ispirazione specialissima dello Spirito di Gesù, della esperienza di fede dei suoi discepoli.
Fatti e parole non sono comunicati per informare su particolari sconosciuti, ma per suscitare nuove esperienze di fede. I Vangeli sono l’espressione, autentica e verificabile, di avvenimenti, scritti in una stagione in cui moltissimi testimoni diretti erano ancora vivi.
Per avvicinarsi a Gesù si deve partire dai vangeli, che sono la fonte principale per conoscere Gesù. Allo stesso tempo ci è giunta la testimonianza storica di altre fonti non bibliche che confermano quello che questi quattro racconti contengono.
La realtà storica non si può separare dall’insegnamento degli apostoli, che ogni evangelista presenta in maniera personale. Questo non significa che non sia possibile risalire ai fatti storici trasmessi nei vangeli o che la loro condizione di racconti inseparabilmente uniti a un insegnamento impedisca di affermare che quello che viene narrato è affidabile.
La conversione e il Regno di Dio
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
La conversione richiesta da Gesù non è soltanto l’adesione esteriore a una confessione religiosa. È un cambiamento di mentalità, un’apertura agli altri, soprattutto ai più deboli.
Dai vangeli si evince una predicazione di Gesù volta non a stabilire una ortodossia, bensì un cambiamento di mentalità. Non predica delle regole, ma una conversione, un’apertura agli altri, soprattutto ai più deboli.
Per questo il Vangelo interpella l’intera persona: il modo di pensare, i desideri, l’uso del denaro, il rapporto con gli avversari, la preghiera, il perdono e il servizio.
Le beatitudini: la logica del Regno
Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo:
«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati gli afflitti, perché saranno consolati. Beati i miti, perché erediteranno la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.
Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi.»
Le beatitudini rovesciano i criteri abituali del successo. Non vengono dichiarati beati soltanto i forti, i ricchi o i potenti, ma anche gli afflitti, i miti, i misericordiosi, gli operatori di pace e coloro che subiscono persecuzione per la giustizia.
Sale della terra e luce del mondo
Gesù affida ai suoi discepoli una responsabilità concreta: essere riconoscibili nel mondo attraverso una vita capace di dare sapore, orientamento e luce.
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa.
Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli.»
La testimonianza cristiana non consiste soltanto nelle parole. La luce deve risplendere attraverso opere buone, mentre il sale conserva il suo significato soltanto se non perde il sapore.
Il compimento della Legge e la giustizia interiore
«Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento.»
Gesù non riduce la fede a una conformità esteriore. Egli porta l’attenzione all’origine delle azioni: l’ira, il desiderio, l’ipocrisia, la falsità e l’ostilità possono ferire il prossimo anche prima di un gesto visibile.
«Poiché io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.»
«Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio.»
«Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e và prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono.»
«Avete inteso che fu detto: Non commettere adulterio; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.»
«Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno.»
Il significato complessivo di questi insegnamenti è che la giustizia del discepolo deve nascere dal cuore e coinvolgere pensieri, parole e comportamenti.
L’amore per il prossimo e per i nemici
Nella Bibbia, la parola Amore appare 196 volte. Le frasi sull’amore pronunciate da Gesù hanno ispirato milioni di persone nel corso dei secoli, offrendo una guida e una fonte di speranza nell’affrontare le sfide della vita e nel vivere con compassione verso gli altri.
Gesù definisce l’amore come il fulcro della Sua missione e dell’insegnamento cristiano, incoraggiando i suoi discepoli a praticare un amore generoso, inclusivo e compassionevole verso tutti gli esseri umani.
«Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.»
«Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c’è altro comandamento più importante di questi.»
«Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori.»
L’amore verso il nemico è uno degli aspetti più radicali del messaggio di Gesù. Esso non approva il male, ma rifiuta che l’odio diventi la risposta definitiva all’odio.
«Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano.»
«Se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani?»
«Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.»
La fratellanza e l’unità dei credenti
Gesù parla spesso della fratellanza, dell’amore reciproco e dell’unità spirituale tra gli esseri umani come fondamentali per una vita autenticamente cristiana e per testimoniare il regno di Dio sulla terra.
«Ama il prossimo come te stesso.»
«Ecco mia madre e i miei fratelli! Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre.»
Questa affermazione sottolinea l’importanza di un legame spirituale più profondo rispetto ai legami familiari biologici. La comunità dei discepoli si fonda sulla volontà di Dio, sull’ascolto della parola e sulla pratica dell’amore.
Gesù prega affinché i Suoi seguaci siano uno, così come Lui è in unione con il Padre.
«Perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.»
Oggi noi cristiani siamo divisi, ma oramai riconosciamo che dobbiamo tendere sempre più a ridiventare “una cosa sola”. Questo desiderio si chiama “ecumenismo”.
La Regola d’oro
Gesù esorta i Suoi discepoli a trattare gli altri come vorrebbero essere trattati, un principio noto come Regola d’oro.
«Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti.»
La Regola d’oro rende l’amore concreto. Non chiede soltanto di evitare il male, ma di assumere l’iniziativa del bene, mettendosi nella condizione dell’altro.
Il perdono e la riconciliazione
Gesù presenta il perdono come un atto di amore, compassione e liberazione che porta alla riconciliazione con Dio e gli altri.
Nel Padre nostro insegna: «rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori». Questo sottolinea l’importanza del perdono reciproco tra le persone.
«Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato.»
«Se un tuo fratello pecca, rimproveralo; ma se si pente, perdonagli. E se pecca sette volte al giorno contro di te e sette volte ti dice: Mi pento, tu gli perdonerai.»
Gesù esorta a perdonare non solo una volta, ma senza limiti. Il perdono non cancella la responsabilità, ma interrompe la spirale della vendetta e apre alla possibilità della riconciliazione.
«Chi è senza peccato scagli la prima pietra.»
La frase richiama ogni persona alla consapevolezza della propria fragilità. Prima di condannare l’altro, il discepolo è chiamato a guardare con sincerità la propria vita.
La preghiera autentica
Gesù insegna che la preghiera non è uno spettacolo e non dipende dalla quantità delle parole.
«Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini.»
«Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto.»
«Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate.»
Gesù insegna quindi il Padre nostro:
«Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male.»
La preghiera unisce la santificazione del nome di Dio, la venuta del Regno, il pane quotidiano, il perdono e la liberazione dal male.
Il digiuno e la sincerità
Gesù invita a vivere anche il digiuno senza ostentazione.
«E quando digiunate, non assumete aria malinconica come gli ipocriti, che si sfigurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano.»
«Tu invece, quando digiuni, profumati la testa e lavati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo tuo Padre che è nel segreto.»
Il valore dell’azione spirituale non dipende dall’ammirazione degli altri. La sincerità davanti a Dio conta più dell’immagine religiosa costruita davanti alle persone.
Il vero tesoro e il rapporto con il denaro
«Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano.»
«Perché là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore.»
Gesù non presenta il possesso come il criterio ultimo dell’esistenza. La domanda decisiva è dove si orienta il cuore e a quale bene la persona affida la propria sicurezza.
«Nessuno può servire a due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro, o preferirà l’uno e disprezzerà l’altro: non potete servire a Dio e a mammona.»
Il denaro può diventare un padrone quando assorbe la fiducia, determina le scelte e rende il prossimo un semplice strumento.
La fiducia nella Provvidenza
«Per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito?»
«Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro?»
«E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ora sola alla sua vita?»
«Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro.»
«Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.»
«Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena.»
Queste parole non invitano all’irresponsabilità, ma chiedono di non trasformare l’ansia per il futuro nel centro della vita. La fiducia nella Provvidenza orienta il presente verso il Regno e la giustizia.
Non giudicare e riconoscere i propri limiti
«Non giudicate, per non essere giudicati; perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati.»
«Perché osservi la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio?»
«Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.»
L’insegnamento non elimina il discernimento, ma condanna la presunzione e l’ipocrisia. Per aiutare l’altro è necessario affrontare prima la propria incoerenza.
Chiedere, cercare e bussare
«Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.»
«Se voi dunque che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano!»
La preghiera è presentata come una relazione fiduciosa con il Padre. Chiedere, cercare e bussare indicano perseveranza, apertura e disponibilità a ricevere ciò che è veramente bene.
Le due vie e il discernimento
«Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!»
Gesù mette in guardia dalle scorciatoie e dalle scelte che sembrano facili ma allontanano dalla vita. Il discepolato richiede perseveranza, responsabilità e fedeltà.
«Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci. Dai loro frutti li riconoscerete.»
«Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere.»
Il criterio di valutazione non è l’apparenza religiosa, ma il frutto concreto della vita: verità, misericordia, giustizia, umiltà e amore.
Fede e opere
«Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.»
Gesù mette in guardia da una fede ridotta a parole, titoli o manifestazioni straordinarie.
«Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità.»
Per gli evangelici questo insegnamento richiama il rapporto tra fede e vita: la salvezza è ricevuta mediante la fede in Gesù, ma la fede autentica produce frutti visibili.
La vita piena e la speranza
Gesù afferma di essere venuto affinché le persone abbiano vita e l’abbiano in abbondanza. Questo indica che la Sua venuta porta una pienezza di vita che va oltre la semplice esistenza fisica.
«Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.»
«In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.»
«Chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita.»
Il Suo insegnamento e il Suo esempio sono fondamentali per trovare il significato della vita. Incoraggia i Suoi seguaci a vivere con fede e speranza, confidando nell’amore e nella provvidenza di Dio anche nelle situazioni difficili.
L’evangelizzazione, impegnata ad aiutare a vivere, riconosce di aver realizzato adeguatamente la sua funzione quando la confessione del nome di Gesù dà vita e speranza.
Aiutiamo a vivere quando condividiamo queste convinzioni e queste ragioni, all’interno di una esperienza che ci rende capaci di resistere nonostante la provocazione che viene dall’incertezza, dal dolore e dalla morte.
Gesù e il mistero della morte
Gesù affronta il tema della morte in diverse occasioni nei Vangeli. Per Lui la morte non è la fine, ma l’inizio della vita eterna, per coloro che credono in Lui e nei suoi insegnamenti.
«Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno.»
La risurrezione e la speranza nella salvezza sono temi centrali del Suo messaggio. Con le Sue parole offre una prospettiva spirituale sulla morte che trascende la natura fisica e terrena.
«Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.»
«E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima.»
«Chi mangia questo pane vivrà in eterno.»
«Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia.»
«Vi ho detto queste cose, affinché abbiate pace in me. Nel mondo avrete tribolazione; ma fatevi coraggio, io ho vinto il mondo.»
I discepoli di Gesù riconoscono nel suo nome la parola sicura di speranza, anche di fronte al dolore e alla morte. Per questo, aiutiamo a vivere solo offrendo il nome di Gesù il Signore e la sua esistenza, l’uomo in pienezza di umanità, il crocifisso risorto, vincitore della morte come il primogenito dei risorti.
La carità come azione concreta
Gesù indica l’importanza della carità e dell’amore verso gli altri come fondamentali per una vita autenticamente cristiana.
La carità non è solo un sentimento o un’emozione, ma si esprime attraverso azioni concrete di aiuto e solidarietà verso tutti, indipendentemente da razza, religione o status sociale.
«Quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me.»
«Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti.»
«Beati i misericordiosi, perché a essi misericordia sarà fatta.»
La misericordia non resta un’idea astratta. Diventa attenzione verso chi è affamato, assetato, malato, prigioniero, straniero o privo di sostegno.
Il servizio e la grandezza cristiana
Gesù disse: «Io sono in mezzo a voi come colui che serve». Come veri seguaci di Gesù, anche noi dobbiamo servire gli altri.
Servire significa aiutare coloro che hanno bisogno di assistenza. Il servizio cristiano scaturisce dall’amore genuino per il Salvatore e dall’amore e dall’interessamento sinceri per coloro che Egli ci dà l’opportunità e ci indica di aiutare.
L’amore è qualcosa di più di un sentimento: quando amiamo gli altri, vogliamo aiutarli. Tutti dobbiamo essere disposti a servire, a prescindere da quali siano le nostre entrate, la nostra età o la nostra posizione sociale.
«Chiunque vorrà esser grande fra voi, sarà vostro servitore; chiunque fra voi vorrà esser primo, sarà vostro servitore.»
«Chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore, e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti.»
«Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi i primi.»
Il criterio della grandezza viene quindi capovolto. Nella logica di Gesù, il primo non è chi domina, ma chi si mette a disposizione degli altri.
Le forme quotidiane del servizio
Vi sono molti modi in cui servire. Possiamo essere di aiuto agli altri economicamente, socialmente, fisicamente e spiritualmente.
Possiamo condividere cibo e altre cose con coloro che ne hanno bisogno. Possiamo aiutare coloro che si trovano nel bisogno facendo un’offerta di digiuno generosa.
Possiamo fare amicizia con l’ultimo arrivato. Possiamo coltivare un orto per una persona anziana o prestare le cure necessarie a chi è malato.
Possiamo insegnare il Vangelo a qualcuno che ha bisogno di trovare la verità o possiamo confortare chi piange. Possiamo compiere piccoli e grandi atti di servizio.
Non dobbiamo mai mancare di aiutare qualcuno soltanto perché non siamo in grado di fare grandi cose. Il servizio può manifestarsi in un gesto semplice, in una visita, nell’ascolto, nell’aiuto concreto o nella vicinanza a chi si sente solo.
Gesù ci ha comandato di amare e servire tutti. Ci sono molte opportunità di servire.
Il servizio nella famiglia e nella comunità
Possiamo servire i membri della nostra famiglia. Mariti e mogli devono essere coscienti delle loro rispettive necessità.
I genitori devono servire i loro figli non solo nutrendoli e vestendoli, ma devono anche istruirli, giocare e lavorare con loro. I bambini possono servire contribuendo allo svolgimento delle faccende domestiche e aiutando in ogni maniera i loro fratelli e sorelle.
Abbiamo molte opportunità di servire i nostri vicini, i nostri amici e anche gli sconosciuti. Se un vicino incontra difficoltà nel mettere al sicuro un raccolto prima di una tempesta, possiamo dargli una mano.
Se una madre è ammalata, possiamo badare ai suoi figli o aiutare con le faccende domestiche. Se un bambino viene messo in ridicolo, possiamo diventare suoi amici e persuadere gli altri a essere buoni con lui.
Non c’è bisogno che conosciamo le persone che serviamo. Dobbiamo cercare dei modi in cui poter servire il maggior numero possibile di figli del nostro Padre celeste.
Se possediamo talenti speciali, dobbiamo farne uso per servire gli altri. Dio ci benedice con talenti e capacità per aiutarci a migliorare la vita degli altri.
Gesù, modello perfetto di servizio
Il Salvatore ci ha dato l’esempio perfetto di servizio. Egli spiegò che non era venuto sulla terra per essere servito, ma per servire e per dare la Sua vita per noi.
Gesù Cristo ama tutti noi più di quanto possiamo comprendere. Quando era sulla terra servì i poveri, gli ignoranti, i peccatori e i reietti.
Insegnò il Vangelo a tutti coloro che erano disposti ad ascoltarlo, nutrì le folle affamate che venivano ad ascoltarLo, guarì gli infermi e risuscitò i morti.
Egli è il Creatore della terra e il nostro Salvatore, eppure compì molti umili atti di servizio. Poco prima della Sua crocifissione, si riunì con i Suoi discepoli.
Dopo averli istruiti, prese una bacinella d’acqua e un asciugamano e lavò i loro piedi. A quei tempi, lavare i piedi di un visitatore era segno di onore e di solito veniva fatto da un servo.
Gesù lo fece quale esempio di amore e di servizio. Quando siamo disposti a servire gli altri in spirito di amore, diventiamo più simili a Cristo.
«Chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore, e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti.»
Il mandato di testimoniare
Gesù invia i suoi discepoli a proclamare il Vangelo, non per imporre una superiorità, ma per rendere testimonianza alla grazia e alla speranza.
«Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura.»
«Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato.»
«Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo.»
La missione evangelica è inseparabile dall’amore. Il discepolo annuncia ciò che ha ricevuto e lo rende visibile attraverso la vita.
«Né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa.»
«Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli.»
«Ma avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra.»
La testimonianza con dolcezza e rispetto
La fede dipende dunque dalla predicazione e la predicazione a sua volta si attua per la parola di Cristo.
«Ma adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto.»
La testimonianza cristiana non dovrebbe essere aggressiva. La speranza si comunica con chiarezza, ma anche con rispetto della coscienza e della dignità dell’interlocutore.
«Annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina.»
La predicazione deve unire verità, pazienza, magnanimità e responsabilità.
Parabole e linguaggio di Gesù
La parabola è la forma propriamente originale dell’insegnamento di Gesù e da essa appunto il popolo coglieva la differenza che separava detto insegnamento da quello degli scribi e dei farisei.
La parabola permetteva di ragionare con i poveri che normalmente, non sapendo leggere, avevano difficoltà ad accedere alle elaborazioni filosofiche.
Le parabole sono racconti presi dalla vita reale: il seminatore, la zizzania, il lievito, la pecora smarrita, il buon samaritano, il fariseo e il pubblicano.
Gesù parla in parabole perché un argomento per sé difficile e astruso viene chiarificato ravvicinandolo a uno più chiaro, desunto sempre dalla vita reale.
«Perché parli loro in parabole?». Egli rispose: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ad essi invece non è stato dato.»
La parabola non offre una definizione astratta del Regno. Essa invita l’ascoltatore a riconoscere il Regno dentro situazioni concrete e a prendere posizione.
Il seme, la luce e la responsabilità
La parabola del seminatore mostra che la parola può essere accolta in modi diversi. Il risultato dipende dal terreno, cioè dalla disposizione di chi ascolta.
La struttura portante delle parabole indica che il regno di cui si parla è presente negli episodi della vita di una persona. L’insegnamento non resta distante dalla storia, ma si manifesta nell’ascolto, nelle decisioni e nei rapporti.
«Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte.»
La luce ricevuta non è destinata a restare privata. Il discepolo deve renderla visibile attraverso una condotta coerente.
La comunione dei credenti e le differenze confessionali
Gli evangelici sono cristiani, proprio come i cattolici. Chiesa evangelica è un termine generico usato dalle chiese protestanti storiche, luterane e riformate, per essere ben chiare su un dato: il loro punto di riferimento è solo la Bibbia e, in particolare, il Vangelo.
È lì che si trova la Bella Notizia che Dio vuole comunicare agli uomini. Il potere e la chiarezza della Parola di Dio è tale da non aver bisogno d’altro sostegno che la sua stessa forza.
Non occorrono Papi o sacerdoti o qualsiasi altra figura intermediaria fra Dio e gli uomini. Ci pensa lo Spirito Santo a guidare ogni uomo verso l’unione profonda con Dio.
Per gli evangelici se una dottrina non è scritta chiaramente nella Bibbia, non deve far parte del cristianesimo, per cui respingono molti insegnamenti che i cattolici hanno aggiunto nel tempo.
Gli evangelici non guardano al Papa come il Vicario di Cristo; non pregano i santi e non pregano Maria; non credono al Purgatorio; non ci si salva per le opere ma solo per la fede in Gesù che ci ha salvati con la sua morte e resurrezione; il battesimo si fa da adulti.
Queste differenze non cancellano il centro comune della fede cristiana: Gesù Cristo, il Vangelo, la conversione, l’amore, la morte e la risurrezione.
Gesù prega affinché i Suoi seguaci siano uno, così come Lui è in unione con il Padre. L’unità dei credenti è presentata come una testimonianza davanti al mondo.
La Parola, la fede e la pratica
Per gli evangelici, la centralità della Bibbia comporta lo studio, la lettura e l’approfondimento della Parola.
La predicazione del Vangelo non consiste soltanto nell’acquisire informazioni. L’evangelizzazione, per aiutare a vivere, è prima di tutto narrazione del Vangelo.
I discepoli di Gesù possiedono un documento fondamentale per aiutare a vivere: la persona di Gesù e il racconto di quello che lui è stato, ha detto e ha fatto per la vita di tutti.
Questo “documento” è il Vangelo. I discepoli di Gesù, per aiutare a vivere, raccontano continuamente il Vangelo.
È indispensabile collocare la sua persona al centro della nostra avventura quotidiana e confrontarci con lui e con il suo messaggio per decifrare il mistero in cui è avvolta la nostra esistenza.
La fede biblica diventa quindi ascolto, comprensione, decisione, preghiera, servizio e testimonianza.
Il pane della vita
«Io sono il pane della vita!»
«Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.»
«Prendete e mangiate; questo è il mio corpo». Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati.»
Il pane della vita rappresenta la promessa di una presenza capace di nutrire la persona nella sua fame più profonda: la fame di senso della vita, di felicità, di amore, di futuro, di autorealizzazione, di tenerezza.
La fame d’amore delle coppie oramai stanche; la fame di entusiasmo dello studente oramai demotivato; la fame di dignità del lavoratore sfruttato; la fame di tenerezza dei bambini abbandonati; la fame di autostima delle persone emarginate; la fame di futuro delle persone malate.
Gesù dice: «Il pane che sazia, solo io ve lo posso dare. Sono io!»
Il discepolato e il sacrificio
«Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà.»
Seguire Gesù comporta una scelta. Non significa cercare il dolore, ma mettere la propria vita al servizio del Vangelo, della giustizia e degli altri.
«In verità vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo, che non riceva già al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna.»
Il discepolato include anche la possibilità della persecuzione. Gesù non promette un’esistenza priva di difficoltà, ma una presenza capace di sostenere nella tribolazione.
Il Regno vissuto nella giustizia e nella misericordia
Gesù insegna che il Regno di Dio non è una realtà separata dalla vita quotidiana. Esso appare nella riconciliazione, nella misericordia, nell’accoglienza, nel servizio e nella cura dei più deboli.
«Quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me.»
«Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò.»
«Chi dice di essere nella luce e odia suo fratello, è ancora nelle tenebre.»
«Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri.»
La testimonianza cristiana diventa credibile quando il messaggio proclamato coincide con il modo di trattare le persone.
Le parole di Gesù come guida per gli evangelici
Le parole di Gesù chiedono agli evangelici di mettere al centro il Vangelo, senza separare la fede dall’amore e la confessione dalla pratica.
- Convertirsi: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
- Credere: «Chi crede ha la vita eterna».
- Amare: «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri».
- Amare i nemici: «Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori».
- Perdonare: «Perdonate e vi sarà perdonato».
- Servire: «Chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore».
- Pregare: «Padre nostro che sei nei cieli».
- Non giudicare: «Togli prima la trave dal tuo occhio».
- Praticare la misericordia: «Quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me».
- Testimoniare: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura».
- Vivere nella speranza: «Fatevi coraggio, io ho vinto il mondo».
Il messaggio di Gesù agli evangelici è quindi un invito a lasciarsi trasformare dalla Parola, a riconoscere in Lui la fonte della vita e a rendere visibile il Vangelo attraverso una fede operosa, misericordiosa e fraterna.

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