La preghiera di Benedetto XVI a Maria: testi, temi e significato

Le preghiere di Benedetto XVI a Maria presentano la Vergine come Madre del sì, stella di speranza, guida verso Cristo, Madre della Chiesa e interceditrice per la pace. In esse il papa affida a Maria le difficoltà degli uomini, la vita dei giovani, la Chiesa, i popoli perseguitati e il cammino della fede.

Il riferimento mariano più ampio e meditato si trova nella conclusione dell’enciclica Spe salvi, dove Maria è presentata come «stella di speranza» e come «donna di speranza». Benedetto XVI ricorda che, con il suo «sì», ella «aprì a Dio stesso la porta del nostro mondo» e divenne la «vivente Arca dell’Alleanza», nella quale Dio si fece carne.

La preghiera di Benedetto XVI a Maria per i giovani italiani

Questa preghiera fu pronunciata da Benedetto XVI durante l’incontro con i giovani italiani a Loreto, nel 2007. Il testo chiede a Maria di condurre i giovani alla conoscenza di Gesù, di insegnare loro l’ascolto della Parola e di aiutarli a diventare testimoni dell’amore cristiano.

Maria, Madre del sì, tu hai ascoltato Gesù e conosci il timbro della sua voce e il battito del suo cuore. Stella del mattino, parlaci di Lui e raccontaci il tuo cammino per seguirlo nella via della fede.

Maria, che a Nazareth hai abitato con Gesù, imprimi nella nostra vita i tuoi sentimenti, la tua docilità, il tuo silenzio che ascolta e fa fiorire la Parola in scelte di vera libertà.

Maria, parlaci di Gesù, perché la freschezza della nostra fede brilli nei nostri occhi e scaldi il cuore di chi ci incontra, come tu hai fatto visitando Elisabetta che nella sua vecchiaia ha gioito con te per il dono della vita.

Maria, Vergine del Magnificat, aiutaci a portare la gioia nel mondo e, come a Cana, spingi ogni giovane, impegnato nel servizio ai fratelli, a fare solo quello che Gesù dirà.

Maria, poni il tuo sguardo sull’Agorà dei giovani, perché sia il terreno fecondo della Chiesa italiana. Prega perché Gesù, morto e risorto, rinasca in noi e ci trasformi in una notte piena di luce, piena di Lui.

Maria, Madonna di Loreto, porta del cielo, aiutaci a levare in alto lo sguardo. Vogliamo vedere Gesù. Parlare con Lui. Annunciare a tutti il suo amore.

Maria, stella della speranza

Anche la seconda enciclica di Benedetto XVI, la Spe salvi, come già la Deus caritas est, si conclude con un intenso riferimento alla Vergine, secondo un costume già sperimentato nei documenti magisteriali degli ultimi pontefici.

Nei due paragrafi finali del documento, infatti, il papa illustra brevemente il significato del rapporto tra Maria e la speranza secondo l’esperienza della Chiesa, che ha coniato diversi titoli mariani per esplicitarlo, per poi rivolgere una meditata preghiera alla Vergine, nella quale fa memoria degli episodi evangelici in cui si è rivelata la sua speranza.

In questo modo Benedetto XVI rende possibile, da un lato, la riflessione sulla speranza che è diventata Maria per la fede dei credenti - per cui la Vergine è «stella di speranza» -, dall’altro, la meditazione sulla speranza che ha avuto Maria nella sua vita terrena - per cui ella appare come «donna di speranza».

Con un inno dell’VIII/IX secolo, quindi da più di mille anni, la Chiesa saluta Maria, la Madre di Dio, come «stella del mare»: Ave maris stella.

La vita umana è un cammino. Verso quale meta? Come ne troviamo la strada? La vita è come un viaggio sul mare della storia, spesso oscuro ed in burrasca, un viaggio nel quale scrutiamo gli astri che ci indicano la rotta.

Le vere stelle della nostra vita sono le persone che hanno saputo vivere rettamente. Esse sono luci di speranza. Certo, Gesù Cristo è la luce per antonomasia, il sole sorto sopra tutte le tenebre della storia.

Ma per giungere fino a Lui abbiamo bisogno anche di luci vicine - di persone che donano luce traendola dalla sua luce ed offrono così orientamento per la nostra traversata.

E quale persona potrebbe più di Maria essere per noi stella di speranza - lei che con il suo «sì» aprì a Dio stesso la porta del nostro mondo; lei che diventò la vivente Arca dell’Alleanza, in cui Dio si fece carne, divenne uno di noi, piantò la sua tenda in mezzo a noi?

Il titolo di «stella del mare»

La meditazione del papa su Maria e la speranza prende le mosse dalla citazione dell’inno medievale Ave maris stella, che gli consente di riproporre il titolo mariano di «stella della speranza», che splende tra gli astri che «ci indicano la rotta» nel nostro «viaggio sul mare della storia, spesso oscuro e in burrasca».

Sia il titolo di «stella maris», sia l’identificazione di Maria come «speranza dei credenti» trovano ampio spazio nella letteratura e nel vissuto cristiano di tutti i tempi.

L’inno citato dal papa appare per la prima volta nel Codex Sangallensis del X secolo, conservato nel monastero di San Gallo, in Svizzera, ma era evidentemente già noto in precedenza; alcune fonti lo attribuiscono a Venanzio Fortunato o a Paolo Diacono.

Risulta composto di sette quartine in versi senari con un solo accento, nelle quali vengono espresse all’intercessione della Vergine le richieste di pace, di libertà dal peccato, di luce, di ogni bene, d’innocenza, di mitezza, di castità, e viene implorata la visione di Gesù nella gloria.

In quest’inno viene ripreso l’antico titolo mariano di «stella del mare», che trae probabilmente origine dall’errata comprensione di una delle ipotetiche etimologie del nome di Maria, che san Girolamo spiega a partire con l’ebraico mir yam, che in latino diventa stilla maris («goccia di mare») e che avrà un’enorme fortuna nei secoli successivi, soprattutto a partire dall’epoca carolingia.

Si tratta di un appellativo dai molteplici significati. In primo luogo è messo in relazione alla luce, il Cristo, che Maria ha portato nel grembo, per cui il titolo diventa sinonimo di inluminatrix o inluminata.

Per Pascasio Radberto, ad esempio, «il mare è il secolo presente, mentre la stella è la beata Vergine Maria, dalla quale è nato Colui per il quale tutto il mondo è illuminato».

Inoltre, richiama il riferimento alla «stella polare», che orienta la rotta dei naviganti; nella tradizione cristiana tale immagine è presto diventata una metafora della madre di Gesù, che guida gli erranti verso la meta.

Valafrido Strabone afferma: «la stella è dolce, mentre il mare è amaro; così Maria, fu tra i peccatori nel mare del mondo come stella del mare; poiché la stella suole condurre gli uomini al porto».

Fulberto di Chartres si dilunga sugli effetti morali della contemplazione della Vergine stella del mare, la cui imitazione provoca la vittoria sul male:

«Questa prescelta e insigne tra le figlie, sicuramente ha ricevuto il nome che porta non per puro caso o per il solo piacere dei genitori […], ma per un preciso disegno divino, tanto che la pronuncia stessa del nome si riferisce a qualcosa di grande.

Maria, infatti, significa stella del mare. Ora dimostreremo per metafora che questa interpretazione genera qualcosa di mistico.

È necessario che i naviganti tengano lo sguardo fisso alla stella che brilla di lontano al nord, si facciano guidare osservando il percorso da essa indicato, dirigendo la loro rotta in maniera da poter attraccare al porto da essi desiderato.

Parimenti, fratelli, è necessario che tutti coloro che adorano Cristo, remando tra i flutti di questo mondo, volgano lo sguardo alla stella del mare Maria, la quale è vicinissima a Dio, supremo polo dell’universo, e dirigano il corso della loro esistenza contemplando il suo esempio.

Chi si comporterà in questo modo non sarà sballottato dal vento della vanagloria, non s’infrangerà sugli scogli delle avversità, non sarà inghiottito dal turbinoso vortice dei piaceri, ma giungerà felicemente nel porto dell’eterna quiete».

«Respice stellam, voca Mariam»

Il testo più famoso sul titolo mariano è senz’altro l’omelia di san Bernardo di Chiaravalle, che, dopo aver identificato Maria con la stella di Giacobbe della profezia messianica di Balaam, esorta alla continua invocazione della Vergine.

«Maria è la nobile e luminosa stella, alta su questo nostro immenso mare, che splende per i suoi meriti e ci illumina con i suoi esempi.

Se insorgono i venti della tentazione, se incorrerai nei pericoli delle tribolazioni, guarda la stella, invoca Maria. Se sei sbattuto dalle onde della superbia, dell’ambizione, della calunnia, dell’invidia, guarda la stella, invoca Maria».

Amedeo di Losanna, discepolo di Bernardo, aggiunge il tema dell’assunzione, per spiegare il titolo oramai universalmente noto:

«Per un disegno della divina provvidenza, fu chiamata Maria, cioè stella del mare, per indicare con il suo nome ciò che più chiaramente mostra nella realtà.

Infatti, da quando è salita al cielo per regnare col Figlio suo, rivestita di bellezza, si è pure rivestita di forza per calmare con un gesto le formidabili burrasche del mare.

Se coloro che navigano nel mare del mondo presente la invocano con piena fiducia ella li sottrae all’impeto della tempesta e al furore degli uragani e li conduce trionfanti con sé alla riva della patria beata».

Nei secoli successivi sant’Antonio da Padova si rivolge a lei in questo modo: «speranza nostra […] stella del mare, illuminaci mentre siamo scossi dalla tempesta di questo mare, guidaci al porto».

Francesco Petrarca supplica così Maria: «Vergine chiara e stabile in eterno, / di questo tempestoso mare stella, / d’ogni fedel nocchier fidata guida / pon mente in che terribile procella / i’ mi ritrovo sol, senza governo».

Maria nella liturgia e nella tradizione cristiana

Anche la liturgia ha assunto il titolo della «stella del mare», sin dal IX secolo, mentre la Raccolta delle Messe della beata Vergine Maria del 1987 celebra il nome della madre di Gesù facendo memoria del fatto che «il popolo cristiano guarda a lei come fulgida stella, la invoca come Madre e nei pericoli ricorre a lei come a sicuro rifugio».

Paolo VI, poi, in vista dell’annuncio cristiano del terzo millennio, riproponeva in senso ecclesiologico e kerigmatico l’immagine di Maria come «stella dell’evangelizzazione» per la Chiesa, immagine più volte ripresa da Giovanni Paolo II.

La molteplice declinazione della metafora della stella del mare, dunque, ispira Benedetto XVI nella sua riflessione sulla Vergine, divenuta oggetto dei sentimenti di speranza dei cristiani.

Maria, nostra speranza

Il vissuto dei fedeli nel corso dei secoli è alla base del riconoscimento di Maria quale punto di riferimento e di orientamento nel cammino della vita.

Tale esperienza è stata presto tematizzata dalla Chiesa, in Occidente come in Oriente, che ha contemplato nella Vergine una fonte di speranza per i credenti - «stella di speranza» la chiama Benedetto XVI -, sia in relazione alle attese “terrene” degli uomini, sia in vista della salvezza eterna.

Le testimonianze emergono in particolare nelle preghiere, prima ancora che nella riflessione teologica.

Per l’Oriente valgano, tra gli altri, gli antichi inni mariani, anteriori al VI secolo, confluiti nella liturgia dell’Ufficio delle Ore.

In un Tropario si canta la Madre di Dio come «speranza, protezione, rifugio dei cristiani, muro inespugnabile, porto tranquillo per i naufraghi sei tu, o pura Madre di Dio».

In un Theotokion si invoca: «O Madre di Dio, tu […] ti sei dimostrata trono cherubico e hai portato tra le braccia la speranza delle anime nostre. O speranza ottima del mondo. Vergine Madre di Dio, noi sollecitiamo la tua potente protezione: […] supplica Dio di liberare le nostre anime da ogni avversità».

In un Magalinarion si canta: «Madre di Dio, speranza di tutti i cristiani, proteggi, difendi e custodisci chi spera in te».

San Giovanni Damasceno riconosce in Maria come la «speranza dei disperati».

A questo titolo si ispira l’intensa preghiera in versi di Paolo di Amorio: «Speranza suprema dei disperati […] salvami dalla disperazione per la tua misericordia […] Io ho posto in te tutta la mia speranza, salvami per la tua insistente preghiera […] Io ho posto in te tutta la speranza dell’anima mia e confido nella tua divina provvidenza; tu, dunque, fammi degno della gloria futura e della vita divina».

In Occidente è soprattutto la spiritualità medievale che declina in tutti i modi il legame tra Maria e la speranza.

Nel IX secolo, Alcuino di York dichiara alla Vergine: «sei la più grande speranza della nostra vita».

La nota antifona Salve Regina è una delle testimonianze più note della Vergine invocata come spes nostra; Bernardo di Chiaravalle la esalta come «tota ratio spei meae».

Dante Alighieri pone nella preghiera alla Vergine del santo cistercense il riconoscimento che «giuso, intra i mortali, / se’ di speranza fontana vivace».

Tra i grandi cantori della Vergine come speranza è sant’Alfonso de’ Liguori, che ne Le glorie di Maria dedica numerose pagine al commento del titolo spes nostra della Salve Regina.

Al santo napoletano si deve anche la dolcissima canzoncina A Maria nostra Speranza, che inizia con il verso famoso «O bella mia Speranza, / Dolce Amor mio, Maria».

Il fondamento cristologico e trinitario della speranza

Il papa, nella Spe salvi, individua il principale motivo della legittimità di questo riferimento mariano alla speranza nel legame di Maria con Cristo nell’incarnazione.

La madre di Gesù è «stella di speranza» perché «con il suo “sì” aprì a Dio stesso la porta del nostro mondo; […] diventò la vivente Arca dell’Alleanza, in cui Dio si fece carne, divenne uno di noi, piantò la sua tenda in mezzo a noi».

Il fondamento cristologico di ogni affermazione su Maria, tuttavia, non deve far dimenticare che tutte le persone divine sono sempre coinvolte nella storia della salvezza e, dunque, anche nell’incarnazione.

Per questo, è tutta la Trinità che si rivela e che agisce come fonte della speranza per l’umanità e che come tale opera in Maria.

Secondo le Scritture, infatti, Dio Padre è l’oggetto della speranza delle sue creature e ne è anche il fondamento.

Jahwè è la speranza del singolo abbattuto, perseguitato, emarginato, malato, come canta il salmista; e Lui solo è la speranza di tutto il popolo d’Israele, che aspira al riscatto dall’oppressione.

Anche per i primi cristiani Egli è «il Dio della speranza», che «chiama» gli uomini alla speranza.

Nella Nuova Alleanza, poi, anche Cristo è «nostra speranza» e, più specificamente, «speranza della gloria», poiché in Lui si sono compiute le promesse del Padre e ci viene aperto il futuro eterno del Regno di Dio.

Il credente può sperimentare la forza della speranza nella fedeltà del Padre, rivelatasi pienamente in Cristo, solo perché Dio stesso ha effuso nel suo cuore la speranza per mezzo dello Spirito.

E lo Spirito è la «caparra» che anticipa sin da ora l’esperienza della gloria futura.

La speranza, pertanto, fondata sulle promesse del Padre che non delude e che in Gesù sono state realizzate, entra nella vita degli uomini grazie allo Spirito.

La preghiera a Maria come guida verso Gesù

Maria, la Vergine, la Madre, ci mostra che cos’è l’amore e da dove esso trae la sua origine, la sua forza sempre rinnovata.

A lei affidiamo la Chiesa, la sua missione a servizio dell’amore: Santa Maria, Madre di Dio, tu hai donato al mondo la vera luce, Gesù, tuo Figlio - Figlio di Dio.

Ti sei consegnata completamente alla chiamata di Dio e sei così diventata sorgente della bontà che sgorga da Lui.

Mostraci Gesù. Guidaci a Lui. Insegnaci a conoscerlo e ad amarlo, perché possiamo anche noi diventare capaci di vero amore ed essere sorgenti di acqua viva in mezzo a un mondo assetato.

La preghiera per la pace e per la fiducia nel bene

Rinnoviamo il nostro affidamento a Maria, nel giorno a lei dedicato, mostrandole le nostre miserie e chiedendole perdono per le nostre colpe.

La speranza e l’amore sono fra i principali doni che la Vergine ci dona. Papa Benedetto XVI, con una preghiera, invoca Maria in questo modo.

Nelle incertezze della vita, Lei ci guida. I momenti difficili nella nostra vita non mancano mai.

Che possano, essi, risolversi in breve tempo, o se invece, ci accompagnano per molto, siamo certi che da soli non possiamo affrontarli.

Non solo difficoltà personali ma anche del mondo che ci circonda. La guerra, la pandemia e tutto ciò che può farci paura e minare la serenità collettiva è sempre dietro l’angolo.

Gesù ce l’ha detto: “Senza di me non potete far nulla”. Per questo motivo, ogni giorno dobbiamo a Lui affidarci e chiedere di accompagnarci nelle fatiche della giornata.

Ma è a Maria che noi volgiamo il nostro sguardo. Lei, la nostra Mamma celeste, sa bene di cosa hanno bisogno i suoi figli.

Lei scruta nei nostri cuori, conosce le nostre necessità ed accompagna le nostre preghiere e richieste al Trono dell’Altissimo.

In particolare, in questo momento storico, è alla Vergine che ci rivolgiamo perché doni la pace alle Nazioni traviate dalla guerra: perché ogni conflitto cessi e, nel mondo, ritornino quei segni di speranza ai quali tutti aneliamo.

Insieme, preghiamo la Madonna perché stenda il suo manto e ricolmi il mondo di amore e di speranza, perché tutti ne abbiamo bisogno.

Affidiamoci a Maria perché ci aiuti a ricercare ed avere fiducia nel bene. Dal canto suo, Lei ascolta ogni nostra singola invocazione e nulla mai andrà perduto.

Preghiera all’Immacolata

O Madre Immacolata, che sei per tutti segno di sicura speranza e di consolazione, fa’ che ci lasciamo attrarre dal tuo candore immacolato.

La tua Bellezza - Tota Pulchra, cantiamo quest’oggi - ci assicura che è possibile la vittoria dell’amore; anzi, che è certa; ci assicura che la grazia è più forte del peccato, e dunque è possibile il riscatto da qualunque schiavitù.

Sì, o Maria, tu ci aiuti a credere con più fiducia nel bene, a scommettere sulla gratuità, sul servizio, sulla non violenza, sulla forza della verità.

Ci incoraggi a rimanere svegli, a non cedere alla tentazione di facili evasioni, ad affrontare la realtà, coi suoi problemi, con coraggio e responsabilità.

Così hai fatto tu, giovane donna, chiamata a rischiare tutto sulla Parola del Signore.

Sii madre amorevole per i nostri giovani, perché abbiano il coraggio di essere “sentinelle del mattino”, e dona questa virtù a tutti i cristiani, perché siano anima del mondo in questa non facile stagione della storia.

Vergine Immacolata, Madre di Dio e Madre nostra, Salus Populi Romani, prega per noi!

La preghiera a Nostra Signora di Sheshan

Nel 2008 Benedetto XVI rivolse una preghiera a Nostra Signora di Sheshan, venerata con il titolo di «Aiuto dei cristiani» nel santuario verso il quale guarda con devoto affetto l’intera Chiesa che è in Cina.

Benedetto XVI ha offerto questa preghiera nel 2008, dopo aver stabilito l’anno prima che il 24 maggio, festa di Nostra Signora di Sheshan, fosse una giornata mondiale di preghiera per la Chiesa in Cina.

Vergine Santissima, Madre del Verbo incarnato e Madre nostra, venerata col titolo di “Aiuto dei cristiani” nel Santuario di Sheshan, verso cui guarda con devoto affetto l’intera Chiesa che è in Cina, veniamo oggi davanti a te per implorare la tua protezione.

Volgi il tuo sguardo al Popolo di Dio e guidalo con sollecitudine materna sulle strade della verità e dell’amore, affinché sia in ogni circostanza fermento di armoniosa convivenza tra tutti i cittadini.

Con il docile “sì” pronunciato a Nazaret tu consentisti all’eterno Figlio di Dio di prendere carne nel tuo seno verginale e di avviare così nella storia l’opera della Redenzione, alla quale cooperasti poi con solerte dedizione, accettando che la spada del dolore trafiggesse la tua anima, fino all’ora suprema della Croce, quando sul Calvario restasti ritta accanto a tuo Figlio che moriva perché l’uomo vivesse.

Da allora tu divenisti, in maniera nuova, Madre di tutti coloro che accolgono nella fede il tuo Figlio Gesù e accettano di seguirlo prendendo la sua Croce sulle spalle.

Madre della speranza, che nel buio del Sabato santo andasti con incrollabile fiducia incontro al mattino di Pasqua, dona ai tuoi figli la capacità di discernere in ogni situazione, fosse pur la più buia, i segni della presenza amorosa di Dio.

Nostra Signora di Sheshan, sostieni l’impegno di quanti in Cina, tra le quotidiane fatiche, continuano a credere, a sperare, ad amare, affinché mai temano di parlare di Gesù al mondo e del mondo a Gesù.

Nella statua che sovrasta il Santuario tu sorreggi in alto tuo Figlio, presentandolo al mondo con le braccia spalancate in gesto d’amore.

Aiuta i cattolici ad essere sempre testimoni credibili di questo amore, mantenendosi uniti alla roccia di Pietro su cui è costruita la Chiesa.

Madre della Cina e dell’Asia, prega per noi ora e sempre. Amen!

La preghiera a Maria a Fatima

A Fatima Benedetto XVI presenta a Maria le gioie e le speranze, ma anche i problemi e le sofferenze degli uomini e delle donne raccolti nel santuario o uniti alla preghiera da lontano.

Signora Nostra e Madre di tutti gli uomini e le donne, eccomi come un figlio che viene a visitare sua Madre e lo fa in compagnia di una moltitudine di fratelli e sorelle.

Come successore di Pietro, a cui fu affidata la missione di presiedere al servizio della carità nella Chiesa di Cristo e di confermare tutti nella fede e nella speranza, voglio presentare al tuo Cuore Immacolato le gioie e le speranze nonché i problemi e le sofferenze di ognuno di questi tuoi figli e figlie che si trovano nella Cova di Iria oppure ci accompagnano da lontano.

Madre amabilissima, tu conosci ciascuno per il suo nome, con il suo volto e la sua storia, e a tutti vuoi bene con la benevolenza materna che sgorga dal cuore stesso di Dio Amore.

Tutti affido e consacro a te, Maria Santissima, Madre di Dio e nostra Madre.

Il Venerabile Papa Giovanni Paolo II, che ti ha visitato per tre volte, qui a Fatima, e ha ringraziato quella «mano invisibile» che lo ha liberato dalla morte nell’attentato del tredici maggio, in Piazza San Pietro, quasi trenta anni fa, ha voluto offrire al Santuario di Fatima un proiettile che lo ha ferito gravemente e fu posto nella tua corona di Regina della Pace.

È di profonda consolazione sapere che tu sei coronata non soltanto con l’argento e l’oro delle nostre gioie e speranze, ma anche con il «proiettile» delle nostre preoccupazioni e sofferenze.

Ringrazio, Madre diletta, le preghiere e i sacrifici che i Pastorelli di Fatima facevano per il Papa, condotti dai sentimenti che tu hai ispirato loro nelle apparizioni.

Madre diletta di tutti noi, consegno qui nel tuo Santuario di Fatima, la Rosa d’Oro che ho portato da Roma, come omaggio di gratitudine del Papa per le meraviglie che l’Onnipotente ha compiuto per mezzo di te nei cuori di tanti che vengono pellegrini a questa tua casa materna.

Sono sicuro che i Pastorelli di Fatima i Beati Francesco e Giacinta e la Serva di Dio Lucia di Gesù ci accompagnano in quest’ora di supplica e di giubilo.

Maria, Madre della Chiesa e Protettrice dell’Africa

Nelle preghiere mariane di Benedetto XVI, Maria è invocata anche come Madre della Chiesa, Madre della riconciliazione, Regina della pace e sostegno del cammino dei popoli.

Santa Maria, Madre di Dio, Protettrice dell’Africa, tu hai dato al mondo la vera Luce, Gesù Cristo.

Con la tua obbedienza al Padre e per mezzo della grazia dello Spirito Santo ci hai dato la fonte della nostra riconciliazione e della nostra giustizia, Gesù Cristo, nostra pace e nostra gioia.

Madre di tenerezza e di saggezza, mostraci Gesù, il Figlio tuo e Figlio di Dio, sostieni il nostro cammino di conversione affinché Gesù faccia brillare su di noi la sua Gloria in tutti i luoghi della nostra vita personale, familiare e sociale.

Madre piena di Misericordia e di Giustizia, con la tua docilità allo Spirito Consolatore, ottieni per noi la grazia di essere testimoni del Signore Risorto, affinché diventiamo sempre più sale della terra e luce del mondo.

Madre del Perpetuo Soccorso, alla tua intercessione materna affidiamo la preparazione e i frutti del Secondo Sinodo per l’Africa.

Regina della Pace, prega per noi! Nostra Signora d’Africa, prega per noi!

I principali temi delle preghiere mariane di Benedetto XVI

TemaSignificato nella preghiera
Maria Madre del sìLa docilità con cui Maria accoglie la Parola e consente all’incarnazione del Figlio di Dio.
Stella della speranzaLa presenza di Maria come luce vicina che orienta il cammino verso Cristo.
Madre della ChiesaLa maternità spirituale verso coloro che accolgono nella fede Gesù e seguono la sua Croce.
Guida dei giovaniL’invito a vivere la fede, il servizio, la responsabilità e la testimonianza dell’amore.
Madre della speranzaLa fiducia con cui Maria attraversa il buio del Sabato santo andando incontro alla Pasqua.
Regina della paceLa supplica perché cessino le guerre e tornino nel mondo i segni della speranza.
Aiuto dei cristianiLa protezione materna invocata per la Chiesa in Cina e per i credenti nelle difficoltà quotidiane.
Protettrice dell’AfricaL’affidamento del cammino di riconciliazione, giustizia, conversione e testimonianza cristiana.

Il filo comune di queste invocazioni è la centralità di Cristo: Maria non trattiene lo sguardo su di sé, ma conduce sempre al Figlio.

Maria, Madre del sì, tu hai ascoltato Gesù e conosci il timbro della sua voce e il battito del suo cuore.

Mostraci Gesù. Guidaci a Lui. Insegnaci a conoscerlo e ad amarlo, perché possiamo anche noi diventare capaci di vero amore ed essere sorgenti di acqua viva in mezzo a un mondo assetato.

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