In Santa Giovanna, George Bernard Shaw racconta la vita e il processo di Giovanna d’Arco attraverso una cronaca drammatizzata composta da quattro atti e un epilogo. L’opera narra della giovane francese guidata dalle voci celesti, della sua lotta per il Delfino di Francia, della liberazione di Orléans, del processo ecclesiastico e della condanna al rogo.
Il monologo di Santa Giovanna non è un unico brano isolato, ma emerge nei momenti in cui la protagonista parla della propria missione, della volontà divina, della patria, della Chiesa e della responsabilità individuale. La sua voce appare già nella prima scena, quando chiede al capitano Roberto di Baudricourt un cavallo, un’armatura e alcuni soldati per raggiungere il Delfino.
L’opera e il suo significato
Santa Giovanna è un’opera teatrale di genere storico. Composta da quattro atti e un epilogo. È considerata il capolavoro di George Bernard Shaw. È rappresentata, per la prima volta, il 28 dicembre 1923, presso il Garrick Theatre di New York.
Il titolo originale è Saint Joan. Narra della vita e del processo di Giovanna d’Arco. L’opera è stampata appena dopo la beatificazione di Giovanna d’Arco. Nel 1895 Leone XIII la dichiarava venerabile. È beata nel 1909 con il papa Pio X. È santa nel 1920 con Benedetto XV. È festeggiata il 30 maggio. Nel 1922 Giovanna è proclamata la santa patrona di Francia.
Giovanna d’Arco, in francese Jeanne d’Arc, è conosciuta con il soprannome di la pulzella d’Orléans, in francese la pucelle d’Orléans. È santa della Chiesa cattolica ed eroina francese. Processata per eresia e condannata al rogo, è arsa viva il 30 maggio 1431.

Il monologo come voce della missione
La protagonista entra in scena con una voce sicura, diretta e priva di esitazioni. Giovanna si presenta davanti a Roberto di Baudricourt e formula la propria richiesta senza lasciarsi intimorire dall’autorità militare:
Giovanna (accennando un inchino) Buongiorno, signor capitano. Capitano, mi dovete dare un cavallo, un’armatura e dei soldati, e dovete mandarmi dal Delfino. Sono ordini del mio Signore.
Roberto reagisce con indignazione, perché interpreta l’espressione “il mio Signore” come una pretesa di potere terreno. Giovanna chiarisce invece che il suo signore è Dio:
Roberto. Ordini del tuo signore! E chi diavolo potrà mai essere il tuo signore? Torna da lui e digli che io non sono né un duca né un pari ai suoi ordini. Io sono il signore di Baudricourt, e gli ordini li prendo soltanto dal re.
Giovanna (rassicurandolo) Sì, signore: va bene. Il mio Signore è il Re del Cielo.
La risposta è breve, ma contiene il centro spirituale e drammatico del personaggio. Giovanna non rivendica un’autorità personale: afferma di agire in obbedienza a una volontà superiore. La sua sicurezza contrasta con il sarcasmo di Roberto e con l’incredulità di chi la considera pazza.
La fermezza davanti all’incredulità
Roberto definisce Giovanna una ragazza folle e vorrebbe rimandarla dal padre. La giovane non si difende con aggressività e non tenta di imitare il linguaggio degli uomini d’arme. Risponde con calma, fiducia e una determinazione che rende inefficace l’intimidazione:
Roberto. Oh, questa ragazza è matta. (All’intendente) Perché non me lo avevi detto, stupido che sei?
Intendente. Signore, non fatela inquietare: datele quello che chiede.
Giovanna (impaziente, ma cordiale) Lo dicono tutti che sono matta, signore, prima di avermi sentito parlare. Ma, credete, è la volontà di Dio che facciate quello che Egli mi ha ficcato in testa.
Roberto. La volontà di Dio è che ti rimandi a casa da tuo padre con l’ordine di metterti sotto chiave e di farti passare la mattana a forza di frustate. Che cosa hai da rispondere a questo?
Giovanna. Lo credete voi, signore; ma v’accorgerete che sarà tutto diverso. Avevate detto che non mi volevate vedere; invece, eccomi qua.
Il valore del passaggio sta nel contrasto fra la minaccia e la risposta. Roberto parla attraverso la forza, il rango e la punizione; Giovanna risponde attraverso la fiducia nell’esito della propria missione. Il suo “eccomi qua” sottolinea che la realtà ha già smentito l’ordine precedente: il capitano non voleva riceverla, ma la ragazza è riuscita comunque a presentarsi davanti a lui.
Il monologo dell’azione concreta
La missione di Giovanna non viene espressa soltanto in termini religiosi. La giovane parla anche di denaro, cavalli, armature, soldati e strategie. Il suo discorso possiede una dimensione pratica sorprendente:
Giovanna (indaffarata) Vi prego, signore. Il cavallo costa sedici franchi. È un bel mucchio di danaro; ma si può risparmiarlo sulla corazza. Posso trovare la corazza di un soldato che mi stia abbastanza bene: io sono molto robusta e non ho bisogno di una bella armatura fatta su misura, come quella che portate voi.
A me non servono tanti soldati: il Delfino mi darà tutto il necessario per liberare Orléans dall’assedio.
Roberto (esterrefatto) Per liberare Orléans dall’assedio!
Giovanna (semplicemente) Sissignore: questo è che Dio mi ha ordinato di fare.
Tre uomini bastano per accompagnarmi, purché siano buoni e gentili con me. M’hanno già promesso di venire.
Il linguaggio di Giovanna è concreto, quasi amministrativo. La ragazza calcola il prezzo del cavallo e suggerisce di risparmiare sull’armatura; riduce il numero degli accompagnatori e dichiara di avere già organizzato la partenza. La dimensione spirituale della vocazione si traduce così in decisioni pratiche.
La liberazione di Orléans
La liberazione di Orléans è il principale obiettivo militare dichiarato da Giovanna nella prima scena. La protagonista non presenta il proprio progetto come un desiderio personale, ma come un compito ricevuto da Dio:
Giovanna. A me non servono tanti soldati: il Delfino mi darà tutto il necessario per liberare Orléans dall’assedio.
Giovanna (semplicemente) Sissignore: questo è che Dio mi ha ordinato di fare.
La sua convinzione non nasce da una valutazione delle proprie capacità individuali. Giovanna non sostiene di essere invincibile e non afferma di possedere una forza militare superiore. La fiducia deriva dal fatto che considera la propria azione parte di un ordine provvidenziale.
Roberto, al contrario, ragiona in termini di gerarchia, disciplina e responsabilità politica. Per lui una ragazza di campagna non può presentarsi autonomamente davanti a un capitano e pretendere di ricevere uomini e armi. La tensione tra i due personaggi nasce dunque da due idee diverse dell’autorità: quella istituzionale e quella spirituale.
Le voci celesti
Giovanna afferma che le parlano le sante Caterina e Margherita. Questo elemento introduce nel monologo una dimensione visionaria che non viene trattata dalla protagonista come un’esperienza eccezionale o incomprensibile. Per lei è una realtà quotidiana:
Giovanna. Nossignore: Dio è molto misericordioso e le benedette sante Caterina e Margherita, che mi parlano tutti i giorni (Roberto sussulta), intercederanno per voi.
Andrete in paradiso, e il vostro nome sarà ricordato per sempre perché sarete stato il primo ad aiutarmi.
Il tono di Giovanna resta dolce, persino quando pronuncia parole che turbano profondamente Roberto. La giovane non usa le voci celesti per minacciare il capitano. Al contrario, gli promette misericordia, paradiso e memoria eterna. La sua missione comprende anche chi inizialmente la ostacola.
Il monologo mostra così una protagonista capace di tenere insieme semplicità e grandezza. Giovanna parla come una ragazza concreta e, nello stesso tempo, come una figura convinta di partecipare a un disegno storico e religioso più vasto.
Il rapporto con il potere
Giovanna non si limita a chiedere aiuto: organizza gli eventi e attribuisce agli altri un ruolo preciso. Conosce i nomi delle persone che intendono accompagnarla e presenta il progetto come già predisposto:
Giovanna. Polly, Jack e…
Roberto. Polly! Sfacciata bagascia, osi chiamare in mia presenza Polly il signor Bertrando di Poulengey?
Giovanna. I suoi amici lo chiamano così, signore: io non sapevo che avesse un altro nome.
Jack.
Roberto. Suppongo tu parli del signor Giovanni di Metz.
Giovanna. Sissignore. Jack viene volentieri: è un gentiluomo tanto dabbene, e mi dà del danaro da dare ai poveri.
Io credo che vengano anche Giovanni Dioti-salvi e Dick l’Arciere e i loro servi Giovanni di Honecourt e Giuliano. Voi non avrete seccature, signore; ho sistemato tutto io, voi non avete che da dare l’ordine.
Il passaggio è significativo perché capovolge la posizione prevista tra una giovane contadina e un comandante. Roberto pensa di dover decidere se autorizzare o impedire la partenza; Giovanna gli comunica invece che quasi tutto è già stato organizzato e che da lui occorre soltanto l’ordine formale.
La sua sicurezza appare quindi non soltanto religiosa, ma anche organizzativa. Giovanna conosce le persone, prevede le difficoltà e propone una soluzione semplice. La spontaneità del suo discorso rende ancora più evidente l’incapacità di Roberto di controllare la situazione.
Il dialogo con Roberto di Baudricourt
Il primo monologo di Giovanna si sviluppa all’interno di un dialogo serrato. La protagonista non parla a lungo senza essere interrotta, ma costruisce la propria identità attraverso risposte brevi e decisive. Il suo interlocutore tenta continuamente di riportarla nel ruolo di figlia, contadina o ragazza da punire:
Roberto (alzandosi con ira tremenda) Per trentamila fulmini! Per cinquantamila diavoli! Vuoi dire che quella ragazza, che due giorni fa ha avuto la sfacciataggine di voler essere ricevuta da me, e alla quale t’ho fatto dire che torni da suo padre ordinandogli da parte mia di darle una buona dose di legnate, ancora qui?
Intendente. Le ho detto di andar via, signore. Non si muove.
Roberto. Non t’ho detto di dirle che se ne andasse: ti ho detto di buttarla fuori. Per eseguire i miei ordini hai a disposizione cinquanta uomini armati e una dozzina di servi robusti e ben piantati. Hanno paura di lei?
Intendente. È così risoluta, signore.
Roberto. Risoluta! Adesso basta, ti caccio giù dalle scale.
Giovanna viene descritta come una ragazza fisicamente robusta e dotata di un volto fuori dal comune. La sua presenza scenica contrasta con l’immagine della giovane indifesa che Roberto vorrebbe imporle. Il testo sottolinea che il suo sguardo torvo non la frena né la intimorisce minimamente.
La voce di lei è normalmente cordiale e persuasiva, molto fiduciosa, molto supplichevole, molto difficile da resistere. Questa indicazione chiarisce il carattere del suo monologo: Giovanna non conquista l’interlocutore con la violenza, ma con una combinazione di fermezza, cortesia e assoluta fiducia.
La voce di Giovanna e la reazione degli altri
Prima ancora di entrare nella stanza, Giovanna risponde dal cortile con una voce “squillante, forte e brusca”. La sua voce è riconoscibile e non ha bisogno di essere presentata:
Roberto. Quando prega! Oh! E tu credi che preghi, cretino? Le conosco, io, le ragazze che stanno sempre a parlare coi soldati. Parlerà un pochino anche con me. (Va alla finestra e grida verso il basso, furibondo) Ehi, te, laggiù! Voce di Giovanna (squillante, forte e brusca) Dite a me, signore?
Roberto. Sì, a te. Voce di Giovanna. Siete voi il capitano?
Roberto. Sì, spudorata maledetta, il capitano sono io. Vieni su.
La battuta “Dite a me, signore?” contiene già una caratteristica fondamentale della protagonista: Giovanna non è passiva, ma pronta a rispondere. Non attende di essere introdotta né si nasconde dietro altri personaggi. Anche quando parla da lontano, si colloca direttamente al centro dell’azione.
Quando finalmente compare sotto l’arco della torretta, la sua presenza rende concreta la forza che fino a quel momento era stata raccontata dall’intendente. Roberto ha a disposizione uomini armati, ma nessuno riesce a farla andare via. Il potere materiale non basta a contrastare la sua determinazione.
Giovanna e Bertrando di Poulengey
Bertrando di Poulengey è uno dei cavalieri che intendono accompagnare Giovanna. Roberto cerca di convincerlo a rinunciare, descrivendo la ragazza come una persona pericolosa e socialmente inadeguata. Poulengey, però, riconosce in lei qualcosa che non sa definire:
Poulengey (con decisione e sincerità) Potrei pensare alla Vergine Santissima nello stesso modo in cui penso a quella ragazza.
Roberto (staccandosi dalla tavola) Ma dice che te e Jack e Dick vi siete offerti di accompagnarla. Perché? Non vorrai darmi a intendere che prendi sul serio la sua pazza mania di andare dal Delfino, no?
Poulengey (lentamente) C’è qualcosa in lei. Laggiù, nella stanza delle guardie, sono piuttosto sboccati e senza riguardi. Ma non hanno detto una parola che le ricordasse di essere una donna. Davanti a lei, hanno smesso di bestemmiare.
C’è qualcosa. Non so cosa. Forse vale la pena di provare.
Le parole di Poulengey confermano l’effetto prodotto dalla presenza e dalla voce di Giovanna. La protagonista non convince soltanto attraverso argomenti razionali. La sua personalità modifica il comportamento degli altri: i soldati smettono di bestemmiare e gli uomini più volgari avvertono davanti a lei una forma di rispetto.
Il processo e la condanna
La missione di Giovanna prosegue fino alla cattura e al processo. Davanti al tribunale ecclesiastico, la protagonista si vuole mostrare sottomessa alla Chiesa e ritratta tutto ciò per cui aveva lottato e in cui aveva creduto. Ma nonostante questo, viene condannata alla prigionia perpetua.
Giovanna si ribella e viene condannata a morte e uccisa dagli inglesi su un rogo, prima che la sua condanna venga ratificata. La struttura dell’opera collega così il primo discorso della giovane, fondato sulla certezza della propria missione, alla crisi del processo e alla morte.
La condanna non cancella il significato delle sue parole. Al contrario, il conflitto tra Giovanna e le autorità religiose e politiche porta al punto estremo la domanda centrale dell’opera: chi possiede il diritto di giudicare una coscienza che ritiene di obbedire direttamente a Dio?
Processo a Giovanna D'arco - Robert Bresson
La struttura drammatica
La traduzione italiana del testo presenta l’opera come “Una cronaca in sei scene e un epilogo”. Nel testo sono indicati i personaggi nell’ordine della loro entrata in scena:
- Roberto di Baudricourt
- L’Intendente
- Giovanna
- Bertrando di Poulengey
- La Tremouille
- L’Arcivescovo
- Un Paggio di Carlo
- Barbablù
- La Hire
- Carlo
- La Duchessa de la Tremouille
- Dunois
- Un Paggio di Dunois
- Warwick
- Il Cappellano
- Un Paggio di Warwick
- Cauchon
- L’Inquisitore
- Ladvenu
- D’Estivet
- Courcelles
- Il Boia
- Un Soldato
- Un Signore
La prima scena è ambientata in una bella mattina di primavera, lungo il fiume Mosa, tra Lorena e Champagne, nell’anno 1429 d.C., nel castello di Vaucouleurs. Il capitano Roberto di Baudricourt è presentato come un signorotto militare dall’aspetto energico e prestante, ma senza volontà propria.
Il suo difetto viene mascherato con il vezzo abituale di tempestare violentemente contro il proprio intendente. Il contrasto tra l’apparente energia di Roberto e la sua debolezza interiore prepara l’ingresso di Giovanna, la cui forza non dipende dal grado sociale né dalla potenza fisica.
Il contrasto fra Giovanna e Roberto
Roberto è perentorio, vociante, superficialmente energico e fondamentalmente smidollato. Bertrando di Poulengey, invece, è un linfatico cavaliere francese di circa trentasei anni, distratto e sognante, uso a parlare quasi soltanto se interrogato, ma lento e caparbio nella risposta.
Giovanna si colloca tra questi due caratteri. Non possiede il temperamento aggressivo di Roberto, ma è più risoluta di lui. Non ha la lentezza di Poulengey, perché prende decisioni rapide e sa trasformare il proprio progetto in azione. La sua forza è insieme morale, spirituale e pratica.
L’intendente spiega il paradosso con chiarezza:
Intendente. Nossignore; non è questo; il vostro carattere che è forte, signore. Lei è più debole di noi: una ragazzetta da nulla; ma non riusciamo a farla andar via.
Roberto. Siete un branco di sorci: avete paura di lei.
Intendente (alzandosi con cautela) Nossignore: noi abbiamo paura di voi; ma lei ci fa coraggio. Pare proprio che non abbia paura di niente. Forse voi sapreste spaventarla, signore.
La battuta “lei ci fa coraggio” riassume il potere esercitato da Giovanna sugli altri. La protagonista non elimina la paura con la forza, ma la sostituisce con una convinzione più grande.
Il linguaggio del monologo
Il linguaggio di Giovanna è caratterizzato da frasi semplici, imperative e dichiarative. La protagonista non costruisce discorsi astratti sulla fede: dice ciò che deve essere fatto. Deve ricevere un cavallo, un’armatura e alcuni soldati; deve essere mandata dal Delfino; deve liberare Orléans.
La semplicità delle sue parole non indica povertà di pensiero. Giovanna parla in modo diretto perché considera la propria missione evidente. Non cerca di persuadere Roberto attraverso una lunga dimostrazione. La sua certezza precede il ragionamento e lo rende quasi superfluo.
La voce della protagonista è inoltre caratterizzata da una cortesia insistente. Giovanna dice “signore”, chiede, rassicura e ringrazia, ma non rinuncia mai all’obiettivo. La deferenza formale non coincide con la sottomissione sostanziale.
Giovanna (con dolcezza) Sissignore.
Roberto sente che ha perso terreno e, per cancellare l’imbarazzante e fin troppo nota sensazione, batte i due pugni sulla tavola e si gonfia il petto con aria di importanza. La reazione fisica del capitano dimostra che il potere della giovane è già riuscito a destabilizzarlo.
La dimensione storica e religiosa di Giovanna d’Arco
Giovanna d’Arco è presentata come santa della Chiesa cattolica ed eroina francese. La sua figura riunisce dimensione religiosa, identità nazionale e azione militare. La protagonista lotta per il Delfino di Francia, lo scuote dal torpore e lo porta all’incoronazione.
Ma, una volta re, Carlo l’ha cacciata dalla sua corte e la Pulzella ha continuato a lottare da sola per la sua patria. La solitudine successiva all’incoronazione mostra il carattere tragico della sua vicenda: la persona che ha contribuito alla vittoria viene esclusa dal potere che ha aiutato a costruire.
Catturata, Giovanna si vuole mostrare sottomessa alla Chiesa e davanti al tribunale ecclesiastico ritratta tutto ciò per cui aveva lottato e in cui aveva creduto. Ma la sottomissione formale non le garantisce la salvezza. La prigionia perpetua diventa per lei una nuova forma di condanna, alla quale reagisce ribellandosi.
George Bernard Shaw e la composizione dell’opera
George Bernard Shaw è uno scrittore, drammaturgo, linguista e critico musicale irlandese. Nasce a Dublino, il 26 luglio 1856, da una famiglia di origine inglese. Il padre di George è un alcoolizzato e per questo perde il lavoro, costringendo la famiglia a vivere in povertà.
All’età di vent’anni si trasferisce nella Londra vittoriana, dove la madre insegna canto. In questo periodo la lettura del Capitale di Karl Marx lo fa aderire al socialismo e alla Fabian Society, un gruppo di intellettuali attento più ai problemi dell’uguaglianza sociale che non a quelli della lotta di classe.
Tenta anche un esordio letterario come romanziere che si rivela, però, un fallimento. Nel 1885 diviene critico letterario per la Pall Mall Gazette, poi critico d’arte per The World, e tra il 1888 e il 1890 è anche critico musicale per The Star.
Successivamente si dedica al teatro, dapprima come critico per il Saturday Review, poi come saggista con il lavoro The Quintessence of Ibsenism. Nel 1892 esce la sua prima commedia dal titolo Le case del vedovo, e nel 1894 La professione della signora Warren.
Quattro anni dopo sposa Charlotte Payne-Townshend, ereditiera irlandese che lo sgrava dalle preoccupazioni finanziarie e gli permette di dedicarsi a tempo pieno al teatro. Grazie a lei, infatti, la produzione si moltiplica con i drammi Cesare e Cleopatra, Uomo e superuomo e Il maggiore Barbara.
La sua opera più famosa è Pigmalione, datata 1914, in cui affronta alcuni dei suoi temi principali, come l’emancipazione femminile e il discorso sul linguaggio. Bisogna aspettare gli anni che seguono la Prima guerra mondiale per far emergere il carattere sarcastico di Shaw, qualità che riporta completamente in quello che è considerato il suo capolavoro, Santa Giovanna.
Nel 1925 arriva la sua consacrazione internazionale: vince il Premio Nobel per la Letteratura. George Bernard Shaw, Dublino 1856 - Ayot St Lawrence, Hertfordshire 1950, è scrittore e drammaturgo irlandese.
L’edizione italiana del 1927
La prima edizione italiana descritta è stata pubblicata a Milano da A. Mondadori nel 1927. Il titolo è Santa Giovanna e il sottotitolo è “Cronaca drammatizzata in quattro atti e un epilogo”. Si tratta dell’unica traduzione autorizzata di Antonio Agresti.
| Elemento | Descrizione |
|---|---|
| Autore | George Bernard Shaw |
| Titolo | Santa Giovanna |
| Sottotitolo | Cronaca drammatizzata in quattro atti e un epilogo |
| Traduttore | Antonio Agresti |
| Editore | A. Mondadori |
| Luogo di stampa | Milano |
| Anno di stampa | 1927 |
| Formato | in 16° (19,2 x 12,7 cm) |
| Pagine | 253, (3 di cui 2b) |
| Illustrazioni | Nessuna |
| Legatura | Brossura editoriale figurata |
L’edizione è una prima edizione italiana, parzialmente a fogli chiusi, con un solo fascicolo tagliato. La copertina anteriore è illustrata in xilografia da Benvenuto Disertori. È presente anche un foglietto con scheda bibliografica Mondadori.
Benvenuto Disertori, Trento 1887 - Milano 1969, è stato musicologo, incisore e docente. Antonio Agresti, 1866 - 1927, è stato traduttore in lingua italiana delle opere di George Bernard Shaw.
Lo stato di conservazione registra piccole ossidazioni alla brossura. La descrizione bibliografica segnala inoltre una pubblicazione in formato in 16°, con 253 pagine, senza illustrazioni interne e con brossura editoriale figurata.
Il monologo nella lettura teatrale
Letto come monologo, il discorso di Giovanna a Roberto presenta una progressione precisa. All’inizio la giovane espone la richiesta; poi indica il costo del cavallo e la possibilità di risparmiare sull’armatura; quindi dichiara il proprio obiettivo militare; infine spiega l’origine divina della missione e offre al capitano una promessa di misericordia.
- Giovanna chiede un cavallo, un’armatura e dei soldati.
- Spiega che deve essere mandata dal Delfino.
- Dichiara di voler liberare Orléans dall’assedio.
- Riduce il numero degli uomini necessari alla spedizione.
- Dimostra di avere già organizzato l’accompagnamento.
- Affida la propria autorità alla volontà di Dio.
- Rassicura Roberto sulla misericordia divina.
Questa progressione fa passare il discorso dal piano materiale al piano spirituale. Il cavallo costa sedici franchi; l’armatura può essere recuperata; tre uomini possono bastare; il Delfino fornirà il necessario; Dio ha ordinato l’impresa; le sante intercederanno per Roberto.
Il monologo è quindi costruito su un movimento ascendente. Parte da oggetti concreti e arriva a una visione universale della storia. Il tono rimane semplice, ma il significato delle parole si amplia progressivamente.
La forza scenica della protagonista
Giovanna è una robusta ragazza di campagna di diciassette o diciotto anni, vestita dignitosamente di rosso, con un viso fuori del comune. Ha gli occhi distanti fra loro e sporgenti, come spesso hanno le persone molto fantasiose; ha un naso lungo e di bella forma con le narici dilatate, il labbro superiore corto, una bocca carnosa e decisa e un bel mento battagliero.
Viene avanti, ansiosa, fino alla tavola, felice di essere finalmente arrivata alla presenza di Baudricourt e piena di speranza sul risultato del colloquio che sta per avere. Il suo sguardo torvo non la frena né la intimorisce minimamente.
La descrizione fisica non serve soltanto a delineare l’aspetto della Pulzella. Stabilisce anche il rapporto tra corpo e carattere. Giovanna non è una figura fragile o eterea: è robusta, battagliera, concreta. La sua spiritualità non elimina la corporeità, ma si manifesta attraverso una presenza scenica energica.
Il film tratto dal dramma
Il dramma di George Bernard Shaw è stato portato sullo schermo in un film diretto da Otto Preminger. Nel film Giovanna d’Arco è interpretata da Jean Seberg, mentre Richard Widmark interpreta il Delfino e Carlo VII.
| Voce | Informazione |
|---|---|
| Regia | Otto Preminger |
| Giovanna d’Arco | Jean Seberg |
| Il Delfino/Carlo VII | Richard Widmark |
| Dunois | Richard Todd |
| Cauchon | Anton Walbrook |
| Conte di Warwick | John Gielgud |
| Sceneggiatura | Graham Greene |
| Fotografia | Georges Périnal |
| Musiche | Mischa Spoliansky |
| Montaggio | Helga Cranston |
| Scenografia | Roger K. Furse |
| Costumi | John McCorry |
| Durata | 110 |
| Colore | B/N |
| Genere | DRAMMATICO |
Il film è tratto dal dramma teatrale di George Bernard Shaw. La trasposizione cinematografica è fatta con abilità; ciò nondimeno il film deve al lucido ed appassionato dialogo dell’opera teatrale buona parte della sua vivacità.
Movimenti di macchina, escursioni in campo aperto e interpolazioni descrittive danno sufficiente respiro al lavoro, che si vale di un’interpretazione dignitosa e accurata. Raffinate la scenografia e la fotografia; buono il commento musicale.
La critica osserva tuttavia che il film ha i limiti, l’impostazione e la forza polemica del testo teatrale. Widmark è però un Carlo di Francia troppo buffonesco; la protagonista solo a tratti assurge ad una recitazione intensa e suggestiva.
Perché il monologo resta centrale
Il monologo di Santa Giovanna è centrale perché presenta la protagonista nel momento in cui la sua identità non è ancora stata consacrata dagli eventi. Giovanna non è ancora l’eroina vittoriosa, la prigioniera o la santa: è una ragazza che deve convincere un capitano a darle i mezzi per partire.
La sua grandezza appare quindi prima del riconoscimento pubblico. Roberto non vede una santa, ma una ragazza ostinata; l’intendente vede una giovane che non riesce a essere cacciata; Poulengey percepisce invece “qualcosa” che modifica il comportamento degli uomini.
La forza del brano nasce da questa ambiguità. Giovanna può essere considerata visionaria, ingenua, ispirata o rivoluzionaria; il testo non riduce la sua figura a una sola interpretazione. La sua voce rimane contemporaneamente religiosa, politica, militare e personale.
Nel passaggio dalla richiesta del cavallo alla promessa del paradiso si trova il nucleo del personaggio: una giovane capace di parlare delle necessità più concrete senza perdere la certezza di essere guidata da Dio.