Nel Vangelo di Luca Gesù riunisce i dodici apostoli, conferisce loro autorità sui demòni e il potere di guarire le malattie, quindi li invia ad annunciare il Regno di Dio e a guarire gli infermi. La missione dei Dodici rende gli apostoli partecipi della missione stessa di Gesù: essi devono predicare il Vangelo, liberare dal male e manifestare concretamente la forza salvifica del Regno.
La scena principale è narrata in Luca 9,1-6: «Convocò i Dodici e diede loro forza e potere su tutti i demoni e di guarire le malattie. E li mandò ad annunciare il Regno di Dio e a guarire gli infermi». La missione nasce dalla chiamata, si fonda sull’autorità ricevuta da Gesù e si svolge nella povertà, nella fiducia in Dio, nell’accoglienza dell’ospitalità e nella disponibilità ad affrontare anche il rifiuto.

Il significato dei Dodici
I Dodici Apostoli sono quei dodici discepoli che Gesù ha voluto porre a fondamento del nuovo Israele; come il primo Israele aveva come fondamento i dodici patriarchi figli di Giacobbe, così i Dodici Apostoli rappresentano le colonne della Chiesa, nuovo popolo di Dio.
Fin dall'inizio della sua vita pubblica Gesù volle moltiplicare la sua presenza e diffondere il suo messaggio per mezzo di uomini che fossero altri se stesso: chiama i primi quattro discepoli perché siano pescatori di uomini; ne sceglie dodici perché stiano "con lui" e perché, come lui, annuncino il vangelo e scaccino i demoni; li manda in missione a parlare in suo nome, muniti della sua autorità: "Chi accoglie voi, accoglie me, e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato".
Sono incaricati di distribuire i pani e i pesci moltiplicati nel deserto e ricevono un'autorità speciale sulla comunità che devono dirigere. I Dodici saranno i giudici nell'ultimo giorno; ed è questo che il numero dodici del collegio apostolico simboleggia.
Ai Dodici il Risorto, sempre presente con essi sino alla fine dei secoli, dà l'incarico di ammaestrare e di battezzare tutte le nazioni. L'elezione di un dodicesimo apostolo in sostituzione di Giuda appare quindi indispensabile perché la figura del nuovo Israele si ritrovi nella Chiesa nascente.
L’elezione dei Dodici secondo Luca
Il momento della costituzione dei Dodici è collocato in maniera diversa nei Sinottici: Marco la colloca nel primo periodo della predicazione a Cafarnao; Matteo la situa in un momento indeterminato; Luca la presenta prima del grande Discorso della pianura corrispondente al Discorso della montagna di Matteo.
Avvenne che in quei giorni Gesù se ne andò sulla montagna a pregare e passò la notte in orazione. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede il nome di apostoli.
Prima della scelta definitiva dei dodici apostoli, Gesù sale sulla montagna e vi trascorre una notte intera in preghiera. Prega per sapere chi scegliere e sceglie i Dodici, i cui nomi sono registrati nei vangeli.
Apostolo significa inviato, missionario. Loro sono stati chiamati a svolgere una missione, la stessa missione che Gesù ha ricevuto dal Padre. Marco concretizza la missione e dice che Gesù li chiamò per stare con lui e mandarli in missione.
I nomi dei dodici apostoli
Con piccole differenze i nomi dei Dodici sono uguali nei vangeli di Matteo, Marco e Luca. L’elenco dei dodici apostoli è riportato sinotticamente quattro volte nel Nuovo Testamento: nei tre vangeli sinottici verso l'inizio del ministero pubblico di Gesù e negli Atti degli Apostoli dopo la menzione della sua morte e risurrezione.
| Numero | Apostolo | Indicazione nel Vangelo di Luca |
|---|---|---|
| 1 | Simone | chiamato anche Pietro |
| 2 | Andrea | suo fratello |
| 3 | Giacomo | figlio di Zebedeo |
| 4 | Giovanni | fratello di Giacomo |
| 5 | Filippo | |
| 6 | Bartolomeo | |
| 7 | Matteo | |
| 8 | Tommaso | |
| 9 | Giacomo d'Alfeo | |
| 10 | Simone | soprannominato Zelota |
| 11 | Giuda | di Giacomo |
| 12 | Giuda Iscariota | fu il traditore |
Gran parte di questi nomi vengono dall’Antico Testamento: Simeone è il nome di uno dei figli del patriarca Giacobbe. Giacomo è il nome stesso di Giacobbe. Giuda è il nome dell’altro figlio di Giacobbe. Matteo anche aveva il nome di Levi, l’altro figlio di Giacobbe.
Dei dodici apostoli, sette hanno il nome che viene dal tempo dei patriarchi: due volte Simone, due volte Giacomo, due volte Giuda, ed una volta Levi. Ciò rivela la saggezza e la pedagogia della gente. Mediante i nomi dei patriarchi e delle ‘matriarche’, dati ai figli ed alle figlie, la gente mantiene viva la tradizione degli antichi ed aiuta i propri figli a non perdere l’identità.
La missione dei Dodici in Luca 9,1-6
Un giorno Gesù riunì i suoi dodici apostoli, e diede loro autorità su tutti i demòni e la capacità di guarire tutte le malattie. Poi li mandò in giro ad annunciare a tutti lʼarrivo del Regno di Dio ed a guarire i malati.
Gesù rende i Dodici partecipi della sua stessa missione. Quando li scelse li aveva chiamati “apostoli”, che significa inviati, perché li avrebbe inviati a compiere le stesse cose da lui fatte sin dall’inizio della sua vita pubblica: guarire i malati, scacciare i demoni, predicare il Regno di Dio.
Erano compiti che superavano di gran lunga le possibilità umane di quei dodici uomini, la maggioranza dei quali erano pescatori, senza una particolare preparazione. Però rimaniamo sorpresi dalla sollecitudine con la quale rispondono.
Così gli apostoli cominciarono il loro giro per i villaggi, predicando il Vangelo e guarendo i malati.
Annunciare il Regno di Dio
Il centro della missione è l’annuncio del Regno di Dio. Gli apostoli non sono inviati a diffondere una dottrina separata da Gesù, ma a prolungare la sua predicazione e a rendere visibile l’avvicinarsi della salvezza.
Il loro messaggio è l'annunzio del regno di Dio, imminente. Devono concedere gratuitamente i carismi della loro missione, e ricevere gratuitamente ospitalità e vitto.
Quei primi dodici cominciano a sentire la sete per la salvezza delle anime, la stessa che ha Gesù. Per questo è venuto nel mondo. “Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal Cielo”, confessiamo nel Credo.
Guarire gli infermi e scacciare i demòni
La proclamazione del Regno è accompagnata da gesti di guarigione e liberazione. Gesù dà ai Dodici forza e potere su tutti i demoni e la capacità di guarire tutte le malattie.
La missione apostolica unisce quindi parola e azione: gli apostoli annunciano il Vangelo e manifestano la potenza del Regno attraverso la guarigione dei malati e la liberazione dal potere del male.
La folla cercava di ascoltare la sua parola e di toccarlo, perché sapeva che lui sprigionava una forza di vita. Gesù accoglie tutti coloro che lo cercano. Giudei e pagani!
La povertà del missionario
«Non prendete con voi neppure un bastone», furono le istruzioni di Gesù, «né bisaccia, né cibo e nemmeno denaro. Non prendete abiti di ricambio».
Quasi senza bagaglio, senza provviste, si lanciano convinti che lì dove andranno e saranno ben ricevuti, non mancherà loro nulla del necessario per il loro sostentamento. Sanno che Dio provvederà perché si sono fidati del maestro, non delle proprie forze.
In Luca troviamo le stesse condizioni inasprite della povertà come in Matteo. Gli apostoli non devono portare con sé né bastone, né sacca, né pane, né denaro, e non devono avere due tuniche.
L’invito a non portare nulla con sé può essere letto come un accorgimento per velocizzare la missione, senza nulla togliere alla dimensione di povertà ed essenzialità che Gesù vuole dai suoi.
L’ospitalità e la permanenza in una sola casa
«E siate ospiti in una sola casa per ogni villaggio». In qualunque casa entriate, rimanete là, e di là poi ripartite.
Gli apostoli ricevono il diritto all’ospitalità e al vitto gratuito. Devono accettare ciò che viene loro offerto senza inseguire condizioni più favorevoli o passare da una casa all’altra.
Il punto di arrivo della missione sono le città e le piazze; ma non avendo nulla con sé bisogna pur trovare una base operativa, una casa in cui abitare.
Il missionario vive così una povertà concreta e una dipendenza dalla Provvidenza, ma anche una relazione diretta con le persone che lo accolgono. L’ospitalità diventa parte della diffusione del Vangelo.
L’accoglienza, il rifiuto e la polvere scossa dai piedi
«Se, quando vi presentate in una città, la gente non vi ascolta, voltate le spalle e andatevene. Dimostrerete poi lʼira di Dio contro quella gente, scuotendovi la polvere dai piedi, mentre ve ne andate».
A chi li accoglie trasmettono la benedizione di pace, ma la tolgono a chi li respinge, e devono scuotere dai piedi, in segno di testimonianza, la polvere di quei luoghi che rifiutano di accoglierli.
Non solo, ma sanno che debbono essere preparati a eventuali insuccessi nella loro missione e a non aver paura di dare anche in questo caso una chiara testimonianza, in modo che gli abitanti che non li hanno accolti non potranno mai dire che nessuno ha parlato loro della buona novella del Regno di Dio.
Non c’è però una violenza da esercitare contro chi rifiuta. La missione continua altrove, mentre il gesto di scuotere la polvere dai piedi indica che la responsabilità dell’accoglienza o del rifiuto ricade su chi ascolta.
Chissà se questa “testimonianza contro di loro” alla fine darà anche il suo frutto? “Hai avuto un insuccesso! - Noi non abbiamo mai insuccessi. - Hai totalmente riposto in Dio la tua fiducia. - Non hai tralasciato, poi, alcun mezzo umano. Convinciti di questa verità: il tuo successo - ora e in questa circostanza - era fallire. - Ringrazia il Signore e ricomincia di nuovo!”
Il ritorno degli apostoli e la moltiplicazione dei pani
Tornati dal loro giro, gli apostoli riferirono a Gesù ciò che avevano fatto. Allora Gesù si allontanò con loro in incognito verso la città di Betsàida.
Ma la folla scoprì dove era diretto e lo seguì. Gesù li accolse tutti di buon grado, parlando loro di nuovo del Regno di Dio, e guarendo quelli che erano ammalati.
Nel tardo pomeriggio, i dodici discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Manda questa gente nei villaggi e nelle fattorie qui intorno alla ricerca di cibo e di un alloggio per la notte, perché non cʼè niente da mangiare in questo posto deserto!»
Ma Gesù rispose: «Pensateci voi a dar loro da mangiare!» «Ma come? Fra tutti noi abbiamo soltanto cinque pani e due pesci!» replicarono i discepoli.
Gesù ordinò ai discepoli di far sedere la gente a terra, a gruppi di circa cinquanta persone. Poi prese i cinque pani e i due pesci e, alzando gli occhi al cielo, ringraziò di quel cibo; ne fece poi tante parti che diede ai discepoli, perché le distribuissero alla folla.
E tutti mangiarono e si saziarono; non solo, dopo furono raccolti ben dodici ceste di avanzi!
Il gesto mostra che la missione dei Dodici non si limita alla predicazione. Essi ricevono anche il compito di distribuire il dono ricevuto da Gesù, diventando collaboratori della sua compassione verso la folla.
La fede degli apostoli e la rivelazione dell’identità di Gesù
Un giorno, mentre Gesù si era ritirato a pregare e i discepoli erano con lui, egli domandò loro: «Chi dice la gente che io sia?»
«Alcuni dicono che sei Giovanni Battista», gli risposero, «altri, invece, che sei Elia, o uno degli antichi profeti risuscitati». Poi Gesù chiese loro: «E voi?… Chi pensate che io sia?» Rispose Pietro: «Tu sei Cristo, il Salvatore promesso da Dio!»
La missione apostolica dipende dalla conoscenza di Gesù. Prima di essere annunciatori, i Dodici sono discepoli che vivono con lui, ascoltano la sua parola e sono chiamati a riconoscerne l’identità.
Allora Gesù ordinò loro severamente di non dirlo a nessuno, e aggiunse: «Perché io, il Messia, devo soffrire molto. Devo essere disprezzato dai capi giudei, dagli anziani, dai capi sacerdoti e dai dottori della legge. E sarò ucciso, ma dopo tre giorni risusciterò!»
Gli apostoli devono quindi comprendere che il Messia non percorre una via di successo umano, ma la strada della sofferenza, della morte e della risurrezione.
Seguire Gesù portando la propria croce
Poi disse a tutti loro: «Chi vuole seguirmi, deve smettere di pensare a se stesso, e deve essere pronto a portare la propria croce ogni giorno, restandomi vicino!»
«Chi perde la sua vita per amor mio la salverà, ma chi vorrà salvare la propria vita la perderà. E che vantaggio cʼè se si guadagna tutto il mondo, quando ciò significa rovinare se stesso o perdere la propria vita?»
La missione non è separabile dalla sequela. L’apostolo non annuncia soltanto una parola, ma accetta di conformare la propria esistenza a quella del Maestro, anche quando ciò comporta sacrificio, incomprensione e rifiuto.
«Quando io, il Messia, verrò nella mia gloria, nella gloria di mio Padre e dei santi angeli, allora mi vergognerò di tutti quelli che ora si vergognano di me e delle mie parole.»
La trasfigurazione e la formazione dei Dodici
Otto giorni dopo, Gesù prese Pietro, Giacomo e Giovanni e salì sulla collina a pregare. Mentre stava pregando, il suo viso cominciò a risplendere e i suoi abiti divennero di un bianco abbagliante e luminoso.
Poi apparvero due uomini che stavano parlando con lui: erano Mosè ed Elia. Il loro aspetto era splendente, glorioso. Parlavano con Gesù della sua morte a Gerusalemme, che doveva verificarsi secondo il progetto di Dio.
Pietro e gli altri, presi dalla sonnolenza, si erano addormentati profondamente. Svegliandosi, videro Gesù splendente e glorioso e i due uomini che parlavano con lui.
Una voce dalla nuvola disse: «Questo è mio Figlio, che io ho scelto, ascoltatelo!»
La formazione degli apostoli comprende dunque sia l’esperienza della potenza e della gloria di Gesù sia l’apprendimento del significato della sua passione. La missione potrà essere compresa pienamente soltanto alla luce della risurrezione.
I limiti degli apostoli e la necessità della fede
Il giorno dopo, mentre scendevano dalla collina, una gran folla andò incontro a Gesù. Un uomo tra la gente gli gridò: «Maestro, ti prego, vieni a vedere mio figlio, è lʼunico che ho, e un demonio continua a prenderlo di mira».
«Ho pregato i tuoi discepoli di cacciarlo, ma non ci riescono!»
Gesù ordinò al diavolo di uscire, guarì il ragazzo, poi lo rese a suo padre. La gente rimase di stucco nel vedere così manifestata la potenza di Dio.
I Dodici hanno ricevuto autorità sui demòni e sulle malattie, ma la loro efficacia non è una capacità autonoma. La missione rimane dipendente dalla fede, dalla preghiera e dalla comunione con Gesù.
Il servizio come criterio della grandezza
Nel frattempo, mentre tutti si meravigliavano per le grandi cose che Gesù faceva, egli disse ai discepoli: «Ascoltate bene e ricordate ciò che vi dico. Io, il Messia, sto per essere tradito!»
I discepoli però non capivano quelle parole: per loro erano un mistero, come se fossero coperte da un velo; ma non avevano il coraggio di chiedere a Gesù una spiegazione.
Fra i discepoli sorse poi una questione per stabilire chi di loro sarebbe stato il più grande nel Regno di Dio. Ma Gesù, che conosceva i loro pensieri, prese un bambino e, tenendolo vicino, disse loro: «Chi accoglie con amore un bambino come questo, accoglie me. E chi accoglie me, accoglie Dio che mi ha mandato. Il vostro amore per gli altri è la misura della vostra grandezza».
La missione apostolica non è una posizione di prestigio. L’autorità ricevuta da Gesù deve tradursi in accoglienza, servizio e attenzione ai piccoli.
La missione non è possesso esclusivo di un gruppo
Giovanni, suo discepolo, gli si avvicinò, dicendo: «Maestro, abbiamo visto uno che si serviva del tuo nome per cacciare i demòni e noi glielo abbiamo vietato. Dopo tutto, non è del nostro gruppo!»
Ma Gesù rispose: «Non avreste dovuto farlo, perché chi non è contro di voi è con voi».
Il nome e la potenza di Gesù non devono diventare motivo di esclusione o di rivalità. L’azione apostolica autentica riconosce il bene compiuto nel nome di Cristo anche quando non coincide con il gruppo ristretto dei Dodici.
Il cammino verso Gerusalemme
Poiché si avvicinava il tempo del suo ritorno in cielo, Gesù si mise risolutamente in cammino per Gerusalemme e mandò avanti alcuni dei suoi per cercare alloggio in un villaggio della Samaria.
Ma la gente del villaggio non voleva avere a che fare con loro, perché erano diretti a Gerusalemme. Quando seppero ciò che era successo, Giacomo e Giovanni dissero a Gesù: «Maestro, vuoi che ordiniamo che scenda un fuoco dal cielo che li bruci tutti?»
Ma Gesù, si voltò verso di loro e li rimproverò severamente. Poi si diressero verso un altro villaggio.
L’episodio mostra che i discepoli devono ancora imparare lo stile del loro Maestro. Il rifiuto non autorizza la vendetta: la missione prosegue con pazienza e senza imporre il Regno mediante la forza.
Le esigenze radicali della sequela
Strada facendo, un tale disse a Gesù: «Ti seguirò sempre, ovunque tu vada!» Ma Gesù rispose: «Ricorda, io non possiedo neppure un cuscino su cui appoggiare la testa. Le volpi hanno una tana e gli uccelli hanno un nido, ma io, il Messia, non ho casa qui in terra».
Un’altra volta Gesù invitò un uomo a diventare suo discepolo. Quello accettò, ma voleva prima seppellire suo padre. Gesù rispose: «Lascia che siano quelli che sono morti spiritualmente a preoccuparsi di queste cose! Il tuo dovere invece è quello di venire ad annunciare il Regno di Dio a tutto il mondo!»
Un altro disse a Gesù: «Sì, Signore, verrò, ma prima lascia che vada a salutare i miei». Ma Gesù gli disse: «Nessuno che ha messo mano allʼaratro e poi si volta indietro è adatto per il Regno di Dio!»
La missione richiede una disponibilità indivisa. Il discepolo è chiamato a mettere l’annuncio del Regno al centro della propria vita, senza lasciarsi paralizzare dall’attaccamento ai beni, alla sicurezza o alle esitazioni.
Le persone concrete chiamate da Gesù
I Dodici, chiamati da Gesù per formare con lui la prima comunità, non erano santi. Erano persone comuni, come tutti noi. Avevano le loro virtù ed i loro difetti.
I vangeli informano molto poco sul temperamento e il carattere di ciascuna di loro. Ma ciò che dicono, anche se poco, è per noi motivo di consolazione.
Pietro
Pietro era una persona generosa e piena di entusiasmo, ma nel momento del pericolo e della decisione, il suo cuore diventa piccolo e fa marcia indietro. Giunge ad essere satana per Gesù.
Gesù lo chiama Pietra, Pietro. Pietro di per sé non era Pietra. Diventa pietra, roccia, perché Gesù prega per lui.
Giacomo e Giovanni
Giacomo e Giovanni sono disposti a soffrire con e per Gesù, ma erano molto violenti. Gesù li chiama “figli del trono”.
Giovanni sembrava avere una certa invidia. Voleva Gesù solo per il suo gruppo.
Filippo e Andrea
Filippo aveva un modo di fare accogliente. Sapeva mettere gli altri a contatto con Gesù, ma non era molto pratico nel risolvere i problemi. A volte, era molto ingenuo.
Andrea, fratello di Pietro ed amico di Filippo, era più pratico. Filippo ricorre a lui per risolvere i problemi. Andrea chiama Pietro, ed Andrea trovò il fanciullo con cinque pani e due pesci.
Bartolomeo, Tommaso e Matteo
Bartolomeo sembra essere lo stesso che Natanaele. Costui era di lì e non poteva ammettere che qualcosa di buono potesse venire da Nazaret.
Tommaso fu capace di sostenere la sua opinione, una settimana intera, contro la testimonianza di tutti gli altri. Ma quando vide che si era sbagliato non ebbe paura di riconoscere il suo errore. Era generoso, disposto a morire con Gesù.
Matteo o Levi era pubblicano, esattore, come Zaccheo. Erano persone impegnate nel sistema oppressore dell’epoca.
Simone lo Zelota, Giuda Iscariota e gli altri
Simone, invece, sembra che appartenesse al movimento che si opponeva radicalmente al sistema che l’impero romano imponeva al popolo giudeo. Per questo lo chiamavano anche Zelota.
Il gruppo degli Zeloti giunse a provocare una rivolta armata contro i romani.
Giuda era colui che si occupava del denaro nel gruppo. Tradisce Gesù.
Giacomo di Alfeo e Giuda Taddeo, di questi due i vangeli non dicono nulla, salvo il nome.
La missione dei Dodici e quella dei settantadue
Accanto alla tradizione prevalente che racconta la sola missione dei Dodici, Luca conserva un'altra tradizione secondo la quale Gesù "designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi".
L'oggetto della missione è lo stesso che per i Dodici, e così il carattere ufficiale. Nel pensiero di Gesù la missione apostolica non è limitata a quella dei Dodici.
Se leggiamo Luca 6,12-19 è chiaro che attorno a Gesù ci sono tre gruppi di persone: le folle, sempre numerose, i discepoli, che sono una parte delle folle, e gli apostoli, che sono alcuni dei discepoli, precisamente dodici.
Ora l’evangelista ci dice che in missione non ci sono andati solo gli apostoli, ma anche altri settantadue tra i discepoli.
Il numero settantadue può suggerire che la scelta di Dio è fatta oltre, se non a dispetto di, le logiche umane.
Gesù è pieno di gioia nel vedere che il progetto del Padre si sta realizzando, grazie alle persone semplici che ha mandato in missione; non i re, non i profeti, non i sapienti e gli intelligenti, ma i piccoli realizzano il regno di Dio.
La successione e la permanenza della missione apostolica
Come Gesù ha voluto istituire un collegio privilegiato che moltiplichi la sua presenza e la sua Parola, così i Dodici comunicano ad altri l'esercizio della loro missione apostolica.
Già nell'Antico Testamento Mosè aveva trasmesso a Giosuè la pienezza dei suoi poteri; alla stessa maniera anche Gesù ha voluto che l'ufficio pastorale affidato ai Dodici continui attraverso i secoli.
I Dodici stessi agiscono in questo spirito. Al momento della scelta di Mattia essi sanno che un buon numero di discepoli possono soddisfare alle condizioni necessarie: Dio non designa propriamente un apostolo, ma un dodicesimo testimone.
Si veda poi la figura di Barnaba, un apostolo della stessa fama di Paolo; e se i Sette non sono chiamati apostoli, possono tuttavia fondare una nuova Chiesa: così Filippo in Samaria, quantunque i suoi poteri siano limitati da quelli dei Dodici.
L'apostolato, rappresentazione ufficiale del risorto nella Chiesa, rimane per sempre fondato sul collegio apostolico dei Dodici, ma viene esercitato da tutti gli uomini ai quali questi conferiscono autorità.
In tale linea, quindi, la Chiesa cattolica insegna la necessità della successione apostolica nel tempo: gli apostoli dovettero avere dei successori, il ministero dei quali continua in quello degli attuali Vescovi, in primis il Papa, successore di Pietro.
Il carattere unico dei Dodici
Nelle intenzioni di Gesù i Dodici devono essere i testimoni di lui risorto, cioè attestare che egli risorto è quel medesimo Gesù con il quale sono vissuti.
Tale testimonianza conferisce al loro apostolato, inteso qui nel senso più stretto del termine, un carattere unico: i Dodici sono per sempre il fondamento della Chiesa.
Le mura della città poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell'Agnello.
I Dodici non possono trasmettere ad altri il privilegio intrasmissibile che li costituisce per sempre corpo dei testimoni di Cristo risorto.
La missione affidata ai Dodici continua nella Chiesa, ma la loro testimonianza originaria della vita, morte e risurrezione di Gesù rimane unica e irripetibile.
Il primato di Pietro
All'interno del gruppo dei Dodici Gesù affida un ruolo speciale a Pietro, lo costituisce roccia per la sua fede, gli affida le chiavi del Regno dei Cieli, gli dà l'autorità di legare e sciogliere.
Nell'Ultima Cena prega per lui perché non vacilli la sua fede, e gli affida la missione di confermare i suoi fratelli.
Dopo la sua risurrezione gli rinnova il mandato di pascere il suo gregge. Dopo la Pentecoste Pietro è presentato sistematicamente dagli Atti in posizione primaziale rispetto agli altri undici.
Nel Vangelo di Luca Pietro è il primo a confessare l’identità messianica di Gesù e riceve una particolare responsabilità per la fede della comunità apostolica.
Il Vangelo dei Dodici Apostoli: perchè hanno tentato di cancellarlo e perché
Il significato della missione nel Vangelo di Luca
La missione dei Dodici nel Vangelo di Luca è inseparabile dalla preghiera, dalla sequela, dalla povertà, dalla proclamazione del Regno, dalla guarigione dei malati e dalla liberazione dal male.
Gli apostoli sono chiamati anzitutto a stare con Gesù e poi a essere inviati nel suo nome. La loro autorità non è autonoma, ma deriva da lui e rimane orientata al servizio del popolo di Dio.
La missione può incontrare accoglienza o rifiuto, successo apparente o insuccesso, ma in ogni circostanza il compito essenziale rimane annunciare che il Regno di Dio è vicino.
Nella Chiesa del XXI secolo Gesù continua a scegliere e a inviare i nuovi apostoli, affinché, lì dove si trovano, fidandosi completamente nella sua parola e partecipando della stessa sete di anime che ha Dio, guariscano i malati dell’anima e imbevano i cuori con la dottrina salvifica di Cristo.