Il tweet «Vergine Maria, Salvini merda»: contesto politico, reazioni e significato

Il tweet «Vergine Maria, Salvini merda» si colloca nel clima di forte contrapposizione politica e sociale seguito all’approvazione definitiva del decreto Sicurezza bis, avvenuta al Senato il 5 agosto 2019 con 160 voti favorevoli, 57 contrari e 21 astensioni.

La frase richiama polemicamente il riferimento pubblico di Matteo Salvini alla «Beata Vergine Maria» dopo il voto di fiducia, trasformando un’espressione religiosa utilizzata dal ministro in un insulto politico diretto contro di lui.

Il voto sul decreto Sicurezza bis

Il decreto Sicurezza bis è legge. Il terremoto temuto nella maggioranza non c’è stato: dopo una giornata di dibattito tra assenze e distrazioni, Palazzo Madama ha confermato la fiducia nel governo e dato il via libera definitivo al provvedimento bandiera del Carroccio che dà una stretta ulteriore alle norme su immigrazione e ordine pubblico.

Alla fine sono stati ben 160 i voti a favore, 21 gli astenuti e 57 i contrari (presenti solo 289 senatori su 321). Il governo Lega-M5s ha superato la prima prova di una lunga settimana che vedrà sul tavolo vari dossier che agitano i soci, a partire dal voto sulle mozioni che riguardano il Tav.

Esito della votazioneNumero
Voti favorevoli160
Voti contrari57
Astensioni21
Senatori presenti289 su 321

L’esame del Senato preoccupava per i numeri: qui l’esecutivo può contare sulla carta su 165 preferenze (solo 4 di scarto sulla maggioranza assoluta) e si temeva che i malumori 5 stelle potessero addirittura mettere in discussione il provvedimento.

Niente di tutto questo. Alla fine sono stati solo cinque i dissidenti M5s che hanno deciso di non votare la fiducia e di non presentarsi in Aula al momento della chiama: Virginia La Mura, Matteo Mantero, Michela Montevecchi, Lello Ciampolillo, Elena Fattori.

Assenti in Aula anche i leghisti Umberto Bossi (per ragioni di salute) e Massimo Candura per motivi personali. Non c’erano neppure i sei senatori a vita.

Un aiuto è arrivato da Fdi e Fi che si sono astenuti (i primi) o non hanno partecipato al voto (i secondi). A quota 160 i gialloverdi sono arrivati grazie a 101 voti pentastellati, 56 voti dei senatori leghisti, due degli esponenti del Maie che usualmente votano con la maggioranza e il sì di Maurizio Buccarella (ex 5 stelle, ora nel Misto).

Tra i 57 contrari si contano invece 45 voti del Pd (Matteo Renzi tra gli assenti), a cui si aggiungono 4 di LeU e tre voti contrari di Paola Nugnes, Carlo Martelli e Gregorio De Falco. Altri voti contrari sono arrivati dalle Autonomie.

Senato italiano durante voto decreto sicurezza

Il contenuto del provvedimento

Il testo che è diventato legge prevede, tra le altre cose, che il ministro dell’Interno possa decidere (previo accordo con Trasporti e Difesa) per la chiusura dei porti e inserisce le maximulte alle ong che violano il divieto.

Proprio questi punti sono risultati indigeribili per chi tra i 5 stelle si è schierato contro e hanno spinto don Luigi Ciotti a lanciare la campagna “la disumanità non può diventare legge”.

Il provvedimento cancella umanità, ha detto in Aula il democratico Dario Parrini, non garantisce più sicurezza e certifica il fallimento delle politiche di questo governo. È un accanimento, uno sfoggio di prepotenza sui più deboli.

Il riferimento di Salvini alla Vergine Maria

Matteo Salvini si è presentato in Aula solo in serata per dare il suo voto e poi, subito dopo l’approvazione, ha esultato su Facebook: “Più poteri alle forze dell’ordine, più controlli ai confini, più uomini per arrestare mafiosi e camorristi, è legge. Ringrazio voi, gli Italiani e la Beata Vergine Maria“.

Lo scrive su twitter il ministro dell'Interno, Matteo Salvini.

Il Decreto Sicurezza, più poteri alle Forze dell'Ordine, più controlli ai confini, più uomini per arrestare mafiosi e camorristi, è Legge. Ringrazio voi, gli italiani e la Beata Vergine Maria. #decretosicurezzabis.

Proprio alla Madonna, con un paragone che era stato costretto poi a chiarire meglio, si era rivolto anche prima: “E’ una bella giornata a prescindere dai numeri e mi piace che questa giornata cada il 5 di agosto che, per chi è stato a Medjugorje, rappresenta il compleanno della Vergine Maria.

Se devo riassumere, meno Carola e più Oriana Fallaci“.

Il richiamo alla Vergine Maria fu quindi inserito da Salvini in una comunicazione politica celebrativa, pubblicata dopo l’approvazione del decreto e collegata al significato religioso attribuito al 5 agosto.

Perché il tweet è diventato una risposta politica

Il clima si surriscalda sui social prima che in Aula: «La disumanità non può diventare legge», è lo slogan virale lanciato da Libera e rilanciato con foto di cartelloni, fogli ma anche scritte sulla sabbia.

Sit-in si tengono davanti alla Camera e al Senato. I Dem indossano una t-shirt con la scritta «Non sprechiamo l'umanità».

In questo contesto, una formula come «Vergine Maria, Salvini merda» assume il carattere di una contestazione immediata e volutamente offensiva. Il riferimento religioso non viene utilizzato per sviluppare una riflessione teologica, ma per contrapporsi al modo in cui il ministro aveva presentato il risultato politico.

La frase si inserisce inoltre nella lunga serie di slogan, insulti e messaggi polemici che accompagnarono il dibattito sul decreto, sia dentro sia fuori dal Parlamento.

La giornata in Senato

È in un clima sospeso che il Senato vive un lunedì che si annunciava di fuoco. Il decreto sicurezza bis arriva in Aula senza relatore, senza che la commissione abbia votato un solo emendamento.

Il clima è distratto. Quando all'ora di pranzo inizia il dibattito, l'emiciclo è deserto.

Il Senato innanzitutto ha respinto le questioni pregiudiziali con 217 contrari, 53 favorevoli e due astenuti. Hanno votato contro i documenti a firma di Pd e LeU anche Fdi e Forza Italia.

“Abbiamo una nuova maggioranza”, hanno protestato i democratici. Il testo è arrivato all’analisi dell’assemblea senza relatore, visto che non c’è stato il tempo per terminare la discussione sui 1240 emendamenti presentati.

Proprio il mancato confronto con le opposizioni ha creato numerosi malumori e avvalorato la tesi dello scarso sostegno in Aula al testo.

Tensione in Aula c’è stata al momento dell’annuncio del ministro Riccardo Fraccaro. Quando infatti il grillino ha ufficializzato che sarebbe stata chiesta la fiducia sul provvedimento, dai banchi del Pd i senatori hanno iniziato a gridare “vergogna”.

Un sussulto solo quando il ministro Fraccaro annuncia la fiducia: applausi di scherno e grida di «vergogna» si levano dal Pd, i leghisti rispondono con applausi canzonatori.

I dissidenti del Movimento 5 Stelle

Da sempre il decreto Sicurezza per i 5 stelle è uno dei tasti dolenti, il provvedimento che Di Maio più fatica a far digerire a una parte dei suoi con richiami più o meno ufficiali e rischio espulsioni.

Alla fine i malumori si sono risolti però in soli cinque dissidenti che hanno deciso di non presenziare al voto.

Tra questi c’è stato Matteo Mantero, che ha spiegato la sua posizione su Facebook: “Credo che sia ora a mettere un limite alla strafottenza della Lega che con i suoi no e i suoi diktat si comporta come fosse sola a decidere”.

Virginia La Mura invece, poco prima di uscire dall’Aula ha detto: “Esco, non voto, attraverso la fiducia, un decreto che va contro qualsiasi principio umanitario. Inoltre, nessun emendamento migliorativo è stato preso in considerazione, io a questo modo di lavorare e di rappresentare le istituzioni democratiche non ci sto”.

La Mura afferma che il dl «va contro qualsiasi principio umanitario».

Un altro indiziato tra i malpancisti era il piemontese Alberto Airola, che però non solo ha cambiato idea, ma è anche intervenuto in Aula per annunciare il suo sì al testo.

“Ho fatto i miei calcoli, anche inevitabilmente sulle persone”, ha detto, “e il dl Sicurezza bis non è l’anticristo dei decreti, è una manifestazione di forza del nostro contraente, la Lega” alla quale “non possiamo permettergli di dividerci”.

E ancora: “Mai come ora, con un certo groppo nel petto, mi sovvengono le parole di Rino Formica” secondo cui “la politica è sangue e merda”, e “ora, o do forza al Movimento 5 stelle, oppure domani non potremmo avere un movimento al governo, e abbiamo tante cose da fare, prima di tutto fermare il Tav” e realizzare “i provvedimenti che finalmente cambieranno la vita dei cittadini.

Anche se oggi sembra che sto cedendo a qualcosa che non condivido, domani sarò duro e spietato e avrò ragione perché conto di vincere“, ha concluso.

Alla fine del suo discorso, diversi esponenti del M5s si sono alzati dai propri posti e hanno stretto la mano ad Airola.

Marcia indietro simile anche per Gianni Marilotti. “Forse solo il 20% di noi senatori M5s crede che sia giusto e buono il decreto”, ha detto.

“Gli altri sono critici o comunque perplessi a vari livelli, questo è un dato di fatto. Ma uno smarcamento lascerebbe mano libera all’accordo con Fratelli d’Italia e forse porterebbe alle elezioni subito. Voto ‘Sì’ per non regalare alle destra il governo”.

Le critiche dell’opposizione

Ha preso posizione invece il segretario Pd Nicola Zingaretti: “Il decreto Salvini è passato, l’Italia è più insicura. Grazie agli schiavi 5 stelle la situazione nelle città e nei quartieri rimarrà la stessa, anzi peggiorerà. Il crimine ringrazia, le persone sono sempre sole e le paure aumentano. Salvini ci campa”.

“Grazie agli schiavi Cinque stelle l’Italia è più insicura”, dichiara Nicola Zingaretti, sottolineando che alla fine i ribelli pentastellati non affondano il colpo.

Contro il testo si sono espressi Pd e Leu. “Il provvedimento cancella umanità”, ha detto in Aula il democratico Dario Parrini, “non garantisce più sicurezza e certifica il fallimento delle politiche di questo governo. È un accanimento, uno sfoggio di prepotenza sui più deboli”.

Una posizione condivisa anche dall’ex presidente del Senato Pietro Grasso: “Ancora una volta questo governo umilia il ruolo del Parlamento; ancora una volta ci costringe a ratificare un provvedimento senza poterlo realmente discutere”.

Risuonano, nel dibattito, le parole di Pietro Grasso: «Il decreto traduce in norme i tweet di Salvini! Il governo sta trasformando il Parlamento in un'aula sorda e grigia, in quel bivacco di manipoli evocato in un periodo di cui alcuni, anche qui dentro, provano nostalgia», attacca l'ex presidente del Senato.

Quindi Grasso ha paragonato la situazione con quella dell’epoca fascista: “Un passo alla volta state trasformando il tempio della democrazia in quell’Aula sorda e grigia, in quel bivacco di manipoli evocato in un periodo di cui alcuni, anche qui dentro, provano nostalgia.

Siamo bombardati da notizie, spesso false, che ci spingono all’odio: molte di queste notizie sono sparate (non uso parole a caso) dai canali social del ministro dell’Interno, da quel numeroso staff della bestia assunto al Viminale.

Questo decreto traduce in norme i tweet di Salvini: avete fatto dei post Facebook una fonte del diritto!”.

E ha concluso: “Questo decreto, soprattutto i primi articoli, va contro le norme internazionali, contro la Costituzione, contro i principi stessi della Dichiarazione universale dei diritti umani”.

Le associazioni e la protesta sociale

Proprio ai 5 stelle si era rivolto in Aula l’ex grillino e senatore Gregorio De Falco: “Questa è una norma criminogena, che porta alla morte di centinaia di persone e bambini. Chiedo ai colleghi di votare secondo coscienza, una sola volta, e non di votare secondo ordini di scuderia. Chiedo di avere la schiena dritta”.

In pochissimi alla fine lo hanno ascoltato.

Subito dopo l’approvazione si sono schierate anche le associazioni e i vari esponenti delle società civile da mesi contro il provvedimento.

“Oggi il grado di umanità del nostro Paese si è corrotto”, ha detto il presidente di Libera Don Luigi Ciotti.

“La politica ha tradito la Costituzione, i sogni e gli ideali di chi l’ha pensata e scritta e delle convenzioni internazionali. Siamo davanti ad una scelta politica indegna per un paese che vuole essere democratico non solo di nome ma di fatto un paese civile.

La politica esca dai tatticismi, dai giochi di potere e riduca le distanze sociali e si lasci guidare dai bisogni delle persone”.

Anche Amnesty International ha voluto manifestare il suo disaccordo: “Esprimiamo profonda preoccupazione per i contenuti del decreto Sicurezza-bis, su cui è stata votata la fiducia oggi.

Un atto che si posiziona contro il senso stesso di civiltà, un provvedimento figlio del clima di odio che è stato consapevolmente fomentato in questi ultimi mesi.

Al di là delle singole norme, quello che ci preme evidenziare è il chiaro intento che il decreto persegue: limitare e scoraggiare la società civile dal combattere per i diritti di tutti”.

Nonostante i dati del Viminale evidenzino che nell’ultimo anno gli sbarchi sono diminuiti drasticamente e che non c’è nessuna invasione in atto, i migranti continuano ad essere dipinti come fattore di pericolo per la sicurezza pubblica.

In aggiunta, è stato ampiamente dimostrato come le ong non siano un fattore di attrazione per le partenze”.

In giornata 400 gli attivisti che si sono presentati in piazza Montecitorio in rappresentanza di diverse realtà, dai volontari Baobab Experience che accolgono i migranti di passaggio a Roma al movimento Mani Rosse composto da circa 100 persone che da un anno sfilano tutti i giovedì di fronte al Viminale con le mani dipinte di rosso “per protestare contro la chiusura dei porti e le politiche sulla sicurezza attuate dal ministro dell’Interno Matteo Salvini”.

Presenti anche gli esponenti dell’Anpi, i movimenti romani per i diritti all’abitare con lo striscione ‘Caravaggio resiste’, l’Asia Usb.

Manifestazione contro decreto sicurezza bis

La crisi della maggioranza e il voto sulla Tav

Il governo supera la prova del decreto sicurezza bis: con 160 sì, il provvedimento di Salvini diventa legge.

La pattuglia di senatori M5S dissidenti all'ultimo si assottiglia: in cinque escono dall'Aula del Senato, gli altri votano per non far cadere l'esecutivo.

Danno una mano pure Fdi che si astiene e Fi che è in Aula ma non partecipa al voto.

«Oggi bado ai fatti», esulta Matteo Salvini, incassando il risultato, che è un voto sotto la maggioranza assoluta.

Ma il leader leghista, che ringrazia anche la «beata vergine Maria», non depone le armi: sposta lo scontro sul terreno della Tav e della mozione M5s per il no che sarà votata mercoledì.

Non si ammettono «forse», dice: il M5s - accusa - con il no sfiducerà il premier Giuseppe Conte.

Nessun contraccolpo sul governo, la mozione «impegna le Camere», ribatte Danilo Toninelli.

Ma il leader leghista sbuffa: «Sono stanco di no e insulti».

La crisi, per ora, non c'è.

Il punto però, al di là delle citazioni, era riuscire a capire di quanti numeri il governo potesse disporre in Senato e la prova finale ha dimostrato una tenuta che in parte ha sorpreso gli stessi soci di governo.

Silenzio dal vicepremier M5s Luigi Di Maio e il premier Giuseppe Conte che sul tema non si sono espressi per tutta la giornata.

Che la vita del governo resti in bilico, è un dato di fatto: «Il clima non è da vacanze». Ma i più confidano di superare ferragosto.

Decreto sicurezza bis, fiducia al Senato con 160 sì

Il significato comunicativo dello slogan

Il tweet «Vergine Maria, Salvini merda» sintetizza in forma estrema il conflitto tra due linguaggi politici opposti: da una parte il messaggio istituzionale e identitario del ministro, dall’altra la contestazione di chi considera il decreto incompatibile con i principi umanitari.

La parola «merda» non aggiunge un’argomentazione normativa al dibattito, ma segnala il livello di rabbia raggiunto dalla discussione pubblica. Il suo obiettivo è colpire direttamente il leader politico e rovesciare il tono celebrativo del messaggio sulla «Beata Vergine Maria».

Il contesto mostra tuttavia che la polemica non si esaurisce nell’insulto. Attorno al tweet si concentrano questioni riguardanti l’immigrazione, la chiusura dei porti, le sanzioni alle ong, il rapporto tra governo e Parlamento, la tenuta della maggioranza e il ruolo dei social network nella comunicazione politica.

Il decreto traduce in norme i tweet di Salvini, aveva detto Pietro Grasso. La frase contribuì a rafforzare l’idea di uno scontro in cui i messaggi pubblicati sui social, gli slogan delle manifestazioni e gli interventi parlamentari si alimentavano reciprocamente.

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