Il lupo nell’abbazia: trama, ambientazione e personaggi del giallo storico di Marcello Simoni

Il lupo nell’abbazia è un giallo storico di Marcello Simoni ambientato nell’abbazia benedettina di Fulda, in Assia, nell’inverno dell’anno 832. Durante una violenta bufera di neve, un contingente armato dell’imperatore Ludovico il Pio trova rifugio nel cenobio, ma l’arrivo degli armigeri coincide con una serie di omicidi: alcuni monaci vengono ritrovati straziati da ferite che sembrano provocate dagli artigli o dai morsi di una grossa fiera.

Tra i benedettini si diffonde il panico e prende forma la voce che nell’abbazia si nasconda un lupo assassino, o addirittura un werwulf, una creatura mostruosa appartenente alle antiche credenze germaniche. Il giovane monaco Adamantius, aiutato dai confratelli Lupo, Walfrido e Gotescalco, decide di indagare prima per curiosità e poi, soprattutto, per salvare la propria vita.

La trama di Il lupo nell’abbazia

Anno Domini 832, inverno. Una delegazione dell’imperatore Ludovico il Pio trova riparo da una bufera di neve presso l’abbazia benedettina di Fulda, nel cuore dell’Assia, e lì è costretta a sostare per due settimane, approfittando dell’ospitalità dell’abate Rabano. Tutt’intorno, le vie che collegano Magonza a Erfurt sono impraticabili, le selve infestate dai lupi.

L’ospitalità imposta dalla regola benedettina costringe l’abate Rabano ad aprire le porte del monastero per concedere riparo agli armigeri. La permanenza del contingente, tuttavia, altera l’equilibrio della comunità monastica e rende ancora più difficile distinguere la normale disciplina del cenobio dalle tensioni politiche e militari che accompagnano gli uomini dell’Imperatore.

È proprio tra le mura del cenobio che iniziano a trovarsi le prime vittime straziate dai morsi di una grossa fiera. In concomitanza con l’arrivo degli armigeri il cenobio è scosso da una serie di sanguinosi eventi che tingono la neve del sangue di numerosi monaci.

La prima vittima, cui ne seguiranno altre, è il monaco Ratgar, il cui cadavere, straziato ferinamente, viene rinvenuto da tre dei quattro protagonisti principali, i giovani monaci Adamantius, Walfrido e Gotescalco; il quarto, Lupo, più pavido, non si trovava in quel momento con loro. Altre vittime cadranno sotto la stessa tremenda sferzata, tanto da far pensare all’attacco di un terribile animale.

Tra i benedettini di Fulda si diffonde immediatamente il panico. Le voci che nell’abbazia circoli un lupo assassino o una bestia infernale si fanno insistenti e si diffondono presto. Inizia a circolare la voce che dentro l’abbazia si nasconda un lupo assassino o addirittura un licantropo.

Spetterà al giovane monaco Adamantius, fra i maggiori miniaturisti della cristianità, indagare sul mistero. Saranno proprio i quattro giovani confratelli Adamantius, Gotescalco, Walfrido e Lupo a dover indagare sui misfatti, prima solo per curiosità, poi, soprattutto, per salvare sé stessi.

Abbazia medievale innevata durante una bufera

Un’indagine tra superstizione e logica

La strada da seguire non sarà facile e i quattro dovranno muoversi tra le confuse storie piene di superstizione dell’erborista Uldarico e le prevaricazioni del generale Sturmio. Quattro giovani monaci non credono alla spiegazione del mostro e iniziano un’indagine che li porterà a mettere in pericolo, oltre la loro vita, sottili strategie politiche di eccezionale importanza.

Usando la logica tentano di superare il muro di superstizione che blocca ogni iniziativa e col tempo trovano una traccia utile in una colombaia, nel guano dei piccioni viaggiatori. L’intreccio è costruito come un enigma della camera chiusa, un rompicapo che mescola perfettamente verità e finzione nella cornice di una delle epoche più affascinanti della storia.

Gli indizi sono disseminati qui e là tra le pagine, mentre la suspense incalza in un crescendo di aspettativa dello scioglimento del mistero. La soluzione arriva nelle ultime pagine, dopo che il lettore è stato condotto attraverso delitti, passaggi segreti, misteri celati e strategie politiche.

La suspense che, pagina dopo pagina, incalza in un crescendo di aspettativa dello scioglimento del mistero, si blocca improvvisamente, un capitolo prima della fine: come una luce spenta da un interruttore. Resterà l’ultimo capitolo, come nei gialli più avvincenti, a collocare tutte le tessere del mosaico al loro posto.

La chiosa “Dopo quel giorno, a Fulda, gli omicidi cessarono” pur lasciando insoddisfatta la mera curiosità, compensa il pathos fino a quel momento in crescendo, e lo calma. Il colpo di scena viene così riservato al finale, definito scoppiettante e capace di dare una nuova luce agli eventi narrati.

Il lupo assassino e il mito del werwulf

La spiegazione soprannaturale nasce dall’aspetto delle vittime e dall’isolamento dell’abbazia. Le strade impraticabili, la neve incessante e le selve infestate dai lupi contribuiscono a rendere plausibile, agli occhi dei monaci, l’idea che una fiera si aggiri nei pressi del cenobio.

Udalrico, il monaco erborista, dall’ambivalente personalità - colto e competente nella sua materia, superstizioso a livelli che rasentano il paganesimo nella sua fede - è convinto che la morte sia stata portata da una fiera demoniaca legata alle Parche.

Queste divinità del destino, che tessevano la vita degli uomini e ne recidevano il filo quando ritenevano giunto il momento, nel Medioevo erano sopravvissute alla cristianizzazione nell’immaginario popolare che in certe zone, soprattutto in Francia e in Germania, le riteneva mandanti di creature antropozoomorfe chiamate garou in francese o werwulf in tedesco.

L’ossessionata determinazione con cui Udalrico sostiene la sua ipotesi è suggestiva e contribuisce a creare un’atmosfera di inquietudine che pervade sinistramente gli eventi: “‘Non avrai altro dio all’infuori di me’, recitano le Tavole dell’alleanza. Ergo, esistono altri dei! Dèi albero, dèi bestia e dominae sylvaticae che i popoli pagani conoscevano molto bene. Dèi che, giuro su Dio, nei tempi lontani in cui vissi in Frisia, sentii sussurrare tra le oscure fronde dei boschi”.

L’inconsueta ambientazione temporale è funzionale alla trama che tratta di un periodo in cui il sincretismo tra antichi riti pagani e cristianesimo era ancora in corso e tante credenze erano possibili anche in un centro di grande irradiazione religiosa come Fulda, al centro del territorio germanico.

Fulda nell’Alto Medioevo

Luogo prescelto come teatro per la narrazione è l’abbazia benedettina di Fulda che nell’anno domini 832 contava quattrocento monaci e grandi possedimenti terrieri ottenuti grazie a un privilegio d’immunità concesso da Carlo Magno. La vita monastica e la regola benedettina sono riportate in modo cristallino e fanno da sfondo agli omicidi e alle indagini dei protagonisti.

L’ambientazione del romanzo è medievale, come l’autore ha abituato i suoi lettori, ma sposta l’asticella temporale fino al nono secolo, quando il Sacro Romano Impero si trovava alla vigilia delle lotte dinastiche tra i figli dell’imperatore Ludovico il Pio.

Un momento critico per il Sacro Romano Impero di Carlo Magno che, passato a Ludovico il Pio, è insidiato dai figli Lotario, Pipino e Ludovico il Germanico. L’unità del Sacro Romano Impero è messa a dura prova dalla crisi dinastica che mette in urto Ludovico il Pio, figlio di Carlo Magno e imperatore dei Romani, e i suoi figli Lotario, Carlo, Pipino e Ludovico il Germanico.

In questi contrasti viene coinvolto l’abate di Fulda, Rabano Mauro, personaggio storico che governò effettivamente l’abbazia per un ventennio, intellettuale di grande prestigio, autore di opere a contenuto didascalico e poetico. Tra i personaggi del romanzo spicca la figura del potente abate Rabano Mauro, filosofo, intellettuale e poi arcivescovo di Magonza, che con il suo machiavellico comportamento rende l’inchiesta più complessa e intricata.

È il mondo che Marcello Simoni fa vivere nel suo nuovo romanzo: un mondo isolato, in cui si è costretti a nascondere ogni cosa e a fuggire, nel caso che la guerra, i barbari e gli eserciti venissero a sconvolgere l’illusione di un’effimera pace.

Gli ambienti dell’abbazia

L’autore riesce anche attraverso la trama del giallo a perseguire il suo obiettivo di fedele e approfondita ricostruzione storica: è una delle caratteristiche più pregiate della narrativa simoniana, quella di essere non solo storicamente fedele ma approfondita nella cura dei dettagli artistici, ambientali e di costume.

I vari edifici del complesso abbaziale, lo scriptorium, dove i monaci amanuensi ricopiavano i testi antichi e i miniaturisti ne decoravano splendidamente le iniziali, il dormitorium dove si trovavano le celle dei monaci, la colombaia, dove venivano tenuti i piccioni che servivano per mandare e ricevere messaggi, la Villa Fuldensis, il borgo sviluppatosi all’esterno, l’annessa chiesa di Saint-Michael con la sua cripta sepolcrale e le varie porte di accesso sono tutti luoghi fortemente suggestivi nella loro severa austerità.

Simoni sfrutta questi ambienti come scenari dei momenti clou del racconto giallo. L’abbazia diventa così molto più di un semplice sfondo: è un luogo chiuso e labirintico, separato dal mondo esterno dalla bufera e attraversato da corridoi, edifici, porte, cripte e spazi destinati alle diverse attività della comunità.

La grande bufera ha il compito di coprire, oltre che la coltre del cenobio dell’abbazia, anche i movimenti dei protagonisti. Lo sfarfallìo dei fiocchi che cadono fitti per giorni interi è il pallido riflettore che illumina tutto l’intreccio giallo, con l’ininterrotta e abbondante bufera che terrà isolata da tutto l’abbazia e i suoi misteri.

Pianta schematica di un’abbazia benedettina medievale

I quattro giovani monaci

La curiosità giovanile dei quattro confratelli viene destata dall’arrivo inaspettato nell’abbazia, avvolta nella neve, del generale imperiale con il suo esercito, vista la scarsezza delle relazioni col mondo esterno. Ed è proprio quella curiosità che li metterà prontamente e inesorabilmente nei guai.

Adamantius è il protagonista principale e uno dei maggiori miniaturisti della cristianità. È lui a guidare l’indagine, inizialmente spinto dalla curiosità e poi costretto a cercare una spiegazione per difendere la propria vita.

Accanto ad Adamantius agiscono Lupo, Walfrido e Gotescalco. I quattro giovani monaci sono curiosi, spericolati e spesso inesperti, ma la loro iniziativa permette di rompere il muro di paura e superstizione che avvolge l’abbazia.

Simpatici i quattro scalcinati fraticelli che le tentano veramente tutte per mettersi nei guai. Le loro caratteristiche giovanili danno talvolta alla narrazione anche qualche spunto divertente, alleggerendo l’atmosfera cupa degli omicidi e della bufera.

Personaggi storici e personaggi inventati

Personaggi inventati e realmente esistiti, come l’abate Rabano Mauro e il miniaturista Adamantius, si susseguono nel romanzo dando vita a un giallo storico serrato e avvincente, ricco di riferimenti e confezionato con la sapienza che ha portato Simoni ai vertici delle classifiche.

In omaggio a quella fioritura culturale che rese Fulda una delle più importanti scuole carolinge dell’alto Medioevo, Simoni usa per i suoi giovani protagonisti - tranne il principale, Adamantius - figure realmente esistite: Lupo di Ferrières, abate egli stesso di Fulda, un precursore dell’umanesimo le cui Epistolae sono fonte storica importante per quel periodo; Walafrido Strabone, che scrisse in prosa e in versi testi agiografici, tra i quali la Visio Wettini, prima opera occidentale in versi in cui si descrive l’aldilà; e Gotescalco il Sassone, teologo la cui fama culturale è legata soprattutto alla sua dottrina sulla doppia predestinazione.

Infine non è un caso che molti dei nomi che popolano il romanzo siano così sorprendentemente evocativi: Ratgar, Sturmio, Eigil, ad esempio, sono nomi di figure legate alla storia dell’abbazia, monaci, abati, legati imperiali, così che anche personaggi frutto di fantasia vengono rivestiti di storicità.

La carina idea dell’autore di inserire nella storia personaggi realmente esistiti rafforza il legame tra invenzione narrativa e ricostruzione storica. I protagonisti immaginari si muovono così accanto a figure documentate, in un’epoca in cui la cultura monastica, la politica imperiale e le credenze popolari si intrecciano continuamente.

Il ruolo della bufera e dell’isolamento

La vicenda si svolge nell’arco di un periodo molto breve, mentre la delegazione imperiale è costretta a sostare nell’abbazia per due settimane. Riprendere il cammino è impossibile: le vie che collegano Magonza a Erfurt sono impraticabili, e ancor più pericolose paiono le selve nei dintorni.

La bufera non rappresenta soltanto una condizione climatica, ma diventa un elemento essenziale dell’enigma. Isola l’abbazia, impedisce i collegamenti con l’esterno, ostacola ogni possibile fuga e offre copertura ai movimenti di chi agisce nel cenobio.

Molto piacevole immergersi nelle atmosfere storiche dell’abbazia di Fulda. Atmosfera resa ovattata dall’autore con la presenza della grande bufera, che ha il compito di coprire, oltre che la coltre del cenobio dell’abbazia, anche i movimenti dei protagonisti.

Bellissima l’ambientazione ricreata da Simoni, tanto ricca di dettagli che sembrava muoversi attraverso il cenobio al seguito dei nostri quattro scriteriati protagonisti. La narrazione trasforma gli spazi dell’abbazia in un ambiente concreto, severo e inquietante, nel quale ogni luogo può custodire una traccia o nascondere un pericolo.

Stile e ritmo narrativo

Il romanzo è breve ma intenso e il testo non supera infatti le 200 pagine. La collana ha imposto all’autore la necessità di lavorare a un libro più breve rispetto alle solite pubblicazioni, ma se le case editrici variano a non cambiare è lo stile di Simoni, sempre ricercato e appassionante.

Nel complesso è comunque una storia piacevole e di facile lettura, delle volte anche con qualche spunto divertente, dato dalle caratteristiche giovanili dei protagonisti. Una storia molto breve, con indizi disseminati qui e là tra le pagine, ma che lascia il colpo di scena per un finale scoppiettante.

Purtroppo, almeno per alcuni lettori, la storia si snoda molto velocemente, forse troppo. Sarebbe stato necessario, magari, soffermarsi e ampliare alcuni argomenti, trattati con troppa sufficienza.

Seppure Simoni sia capace di scrivere romanzi molto più articolati e dalle trame complesse che hanno conquistato i suoi lettori, ha dimostrato che anche una scrittura più leggera come questa può essere ugualmente apprezzabile.

La trama è ben gestita e ricca di dialoghi che aiutano ad inquadrare subito tutti i personaggi. Un mix di enigma, mistero e storia rende questo romanzo leggibile e consigliato a chi ama gli intrecci e i romanzi storici.

Il significato storico dell’intreccio

Il romanzo presenta un periodo molto caotico e ricco di contrasti, sia politici che religiosi, che porteranno alla costruzione dell’Europa attuale. I delitti misteriosi che avvengono a Fulda sono quindi inseriti in un contesto più ampio, segnato dalle tensioni dell’Impero e dalla crisi dinastica della famiglia di Ludovico il Pio.

L’inconsueta ambientazione temporale permette di raccontare un’epoca precedente all’anno Mille, lontana dalle ambientazioni medievali e barocche a cui Simoni ha abituato i suoi lettori. L’autore torna nel Medioevo, ma questa volta scavalca l’anno Mille a ritroso per approdare nell’Annus Domini 832, epoca finora inesplorata nei suoi romanzi, a differenza che nei suoi saggi storici.

I misteriosi delitti sono legati a un avvenimento storico realmente avvenuto qualche tempo dopo i fatti narrati. La trama utilizza quindi l’indagine criminale per evocare conflitti e trasformazioni che superano la vicenda individuale dei quattro monaci.

Un futuro germogliato sulla morte e sulla menzogna non potrà che nutrirsi di esse. E i suoi frutti ricadranno su di noi, usando le nostre vite come concime.

Dati del libro

ElementoInformazione
AutoreMarcello Simoni
EditoreMondadori
CollanaIl giallo Mondadori
Anno di pubblicazione2019
GenereGiallo storico
Pagine192
AmbientazioneAbbazia benedettina di Fulda, Assia
Periodo storicoAnno Domini 832
ProtagonistiAdamantius, Lupo, Walfrido e Gotescalco

Marcello Simoni, l’autore

Marcello Simoni è nato a Comacchio, in provincia di Ferrara, nel 1975. Ex archeologo e bibliotecario, autore di saggi storici, con Il mercante di libri maledetti (Newton Compton, 2011), il suo romanzo d’esordio, è stato per oltre un anno in testa alle classifiche e ha vinto il 60° Premio Bancarella.

Un successo confermato da La biblioteca perduta dell’alchimista, Il labirinto ai confini del mondo, L’isola dei monaci senza nome, La cattedrale dei morti, L’abbazia dei cento peccati, L’abbazia dei cento delitti, L’abbazia dei cento inganni e la saga dell’Abate Nero.

Per Einaudi ha pubblicato Il marchio dell’inquisitore (2016), Il monastero delle ombre perdute (2018 e 2019) e La prigione della monaca senza volto (2019). È tradotto in venti Paesi.

Con Il lupo nell’abbazia Simoni si conferma narratore di vaglia e affascina con un romanzo dalle atmosfere invernali e dal notevole interesse storico. La scrittura mantiene la consueta accuratezza nella ricostruzione dei particolari e la stessa attenzione alla creazione di un intreccio ben congegnato e credibile.

"Il lupo nell'abbazia", arriva il nuovo romanzo di Marcello Simoni

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