La celebrazione eucaristica, chiamata anche Messa, è il rito della Chiesa cattolica nel quale si celebra l’Eucaristia. È l’incontro vivo con Gesù Cristo, che parla al suo popolo, si offre al Padre per la salvezza del mondo e si dona ai fedeli come cibo spirituale.
La Messa rende presente il sacrificio di Gesù sulla croce. Quel sacrificio che è avvenuto sul Calvario, a Gerusalemme, 2000 anni fa, viene misteriosamente reso presente tutte le volte che si celebra la Messa. Per questo diciamo che la Messa è il memoriale del sacrificio di Gesù, ma questo non significa che è un ricordo: nella Messa Gesù si offre ancora al Padre per ottenere il perdono dei nostri peccati.
Che cos’è la Messa
La Messa è la preghiera per eccellenza, la più alta, la più sublime, e nello stesso tempo la più “concreta”. Infatti è l’incontro d’amore con Dio mediante la sua Parola e il Corpo e Sangue di Gesù. È un incontro con il Signore.
Non siamo noi che “andiamo a messa”: è Gesù stesso che ci rivolge l’invito di prender parte alla sua Ultima Cena, e lo fa attraverso la persona del Sacerdote che “gli presta” gesti e voce. Gesù vuole associarci alla sua grande preghiera di ringraziamento che rivolge al Padre, affinché pure noi diventiamo più simili a Lui nell’ascolto della sua Parola e nell’offerta di noi stessi a Dio e al prossimo.
La “messa” o Celebrazione dell’Eucaristia si compone di QUATTRO PARTI (a loro volta comprendenti diversi momenti):
- i Riti di Introduzione;
- la Liturgia della Parola;
- la Liturgia Eucaristica;
- i Riti di Conclusione.
La celebrazione consiste di due parti principali: la Liturgia della Parola e la Liturgia eucaristica; esse sono così strettamente congiunte tra loro da formare un unico atto di culto. Nella messa viene imbandita tanto la mensa della parola di Dio quanto la mensa del Corpo di Cristo e i fedeli ne ricevono istruzione e ristoro.
Perché si chiama Messa
Il termine “Messa”, usato dai cattolici di rito latino, deriva dalla parola latina missa che viene pronunciata dal sacerdote nel rito romano in latino quando congeda i fedeli dicendo: “Ite missa est”.
La liturgia eucaristica si chiama Messa perché si conclude con l’invio (“missio” in latino) dei fedeli nel mondo per compiervi la volontà di Dio.
I significati principali della celebrazione eucaristica
La Celebrazione Eucaristica ha quattro significati principali, che sono anche stati riassunti nell'unica categoria di sacrificio, con le quattro specificazioni latreutico, eucaristico, propiziatorio, impetratorio:
- il sacrificio, riproposizione incruenta del sacrificio di Cristo sul Calvario;
- il memoriale, ricordo e presenza di Cristo nell'attesa del suo ritorno;
- il convito, segno di unione fra Cristo e la Chiesa, come l'Ultima cena;
- il ringraziamento, per i doni ricevuti da Dio, chiamati anche “pace”.
Questi quattro significati principali sono intimamente legati fra loro e sono richiamati da diverse parti della liturgia.
Nell'eucaristia l'attore principale è Cristo, presente attraverso il Sacramento. È infatti Cristo l'offerta che la Chiesa attraverso lo Spirito Santo presenta al Padre in virtù della comunione che la rende «un solo Corpo» con Cristo.
L'offerta di Cristo è presentata dal sacerdote, che agisce «in persona Christi» e dall'assemblea che partecipa alla celebrazione. Tuttavia, la celebrazione non è a esclusivo vantaggio dell'assemblea, ma i frutti spirituali dell'Eucaristia, che è il sacrificio di Cristo per la redenzione del mondo, sono per tutta la Chiesa, non solo per tutti i vivi, ma anche per le anime dei defunti che si trovano in Purgatorio.
Gli Angeli e i Santi si uniscono alla liturgia terrena che è prefigurazione della liturgia celeste con cui la Chiesa trionfante adora Dio.
Perché la Messa è importante
Partecipare alla Messa è la cosa più importante di tutta la nostra vita. Non c’è infatti nulla di più importante della morte in croce di Gesù, che ha ottenuto per noi la salvezza eterna e ci ha aperto le porte del Paradiso.
Quindi la Messa, che ogni volta applica a noi i frutti della morte in croce di Gesù, è la cosa più importante e più bella che ci sia su questa terra.
L’Eucaristia è un avvenimento meraviglioso nel quale Gesù Cristo, nostra vita, si fa presente. Partecipare alla Messa «è vivere un’altra volta la passione e la morte redentrice del Signore. È una teofania: il Signore si fa presente sull’altare per essere offerto al Padre per la salvezza del mondo».
L’Eucaristia è «fonte e culmine di tutta la vita cristiana». «Tutti i sacramenti, come pure tutti i ministeri ecclesiastici e le opere di apostolato, sono strettamente uniti alla sacra Eucaristia e ad essa sono ordinati. Infatti, nella santissima Eucaristia è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, cioè lo stesso Cristo, nostra Pasqua».
La comunione della vita divina e l'unità del popolo di Dio, su cui si fonda la Chiesa, sono adeguatamente espresse e mirabilmente prodotte dall'Eucaristia.
Infine, mediante la celebrazione eucaristica, ci uniamo già alla liturgia del cielo e anticipiamo la vita eterna, quando Dio sarà «tutto in tutti».
Perché andare a Messa la domenica
Noi cristiani andiamo a Messa la domenica per incontrare il Signore risorto, o meglio per lasciarci incontrare da Lui, ascoltare la sua parola, nutrirci alla sua mensa, e così diventare Chiesa, ossia suo mistico Corpo vivente nel mondo.
É la Messa che fa la domenica cristiana! La domenica cristiana gira intorno alla Messa. Che domenica è, per un cristiano, quella in cui manca l’incontro con il Signore?
Perché il giorno del Signore è di Domenica? Perché in quel giorno Gesù era risorto dai morti e la grande effusione dello Spirito Santo (Pentecoste) avvenne di Domenica.
Senza Cristo siamo condannati ad essere dominati dalla stanchezza del quotidiano, con le sue preoccupazioni, e dalla paura del domani. L’incontro domenicale con il Signore ci dà la forza di vivere l’oggi con fiducia e coraggio e di andare avanti con speranza.
Non andiamo a Messa per dare qualcosa a Dio, ma per ricevere da Lui ciò di cui abbiamo davvero bisogno.
Per questo quando non andiamo a Messa alla domenica, a meno che non siamo impediti da un serio motivo, commettiamo un peccato grave, perché tutte le domeniche Gesù risorto ci aspetta a Messa.
I fini della Messa
I fini della Messa sono:
- adorare il Signore;
- ringraziarlo per i benefici che ci dona;
- implorare il perdono dei nostri peccati;
- domandare le grazie di cui abbiamo bisogno.
Prima della Messa: prepararsi all’incontro con Gesù
- Suona la campana: è la voce di Dio che mi chiama, non voglio mancare!
- Entro in chiesa con anticipo e faccio il segno della croce con l’acqua benedetta.
- Con questo gesto ricordo la grazia ricevuta nel battesimo, esprimo la mia fede nella SS.Trinità e ringrazio Gesù che è morto in croce per me.
- Saluto Gesù presente nel tabernacolo facendo la genuflessione, prendo posto nei primi banchi e mi inginocchio per dire una preghiera in preparazione alla Santa Messa.
Pregare, come ogni vero dialogo, è anche saper rimanere in silenzio nei dialoghi ci sono momenti di silenzio , in silenzio insieme a Gesù.
Ma non è il momento di chiacchierare: è il momento del silenzio per prepararci al dialogo. È il momento di raccogliersi nel cuore per prepararsi all’incontro con Gesù.
Il silenzio è tanto importante! Il silenzio non si riduce all’assenza di parole, bensì nel disporsi ad ascoltare altre voci: quella del nostro cuore e, soprattutto, la voce dello Spirito Santo.
I Riti di Introduzione
I riti che precedono la Liturgia della Parola, cioè l'introito, il saluto, l'atto penitenziale, il Kyrie eleison, il Gloria e l'orazione di colletta, hanno un carattere di inizio, di introduzione e di preparazione.
Scopo di questi riti è che i fedeli, riuniti insieme, formino una comunità e si dispongano ad ascoltare con fede la parola di Dio e a celebrare degnamente l'eucaristia.
L’ingresso del celebrante e il canto iniziale
Il sacerdote, insieme ai chierichetti, esce dalla sacrestia, e giunto in presbiterio, fa la genuflessione a Gesù presente nel tabernacolo, va verso l’altare e lo bacia perché è simbolo di Gesù.
Il sacerdote con gli altri ministri raggiunge processionalmente il presbiterio, e qui saluta l’altare con un inchino e, in segno di venerazione, lo bacia.
Perché lo bacia? Perché l’altare, in quanto segno di Cristo, è il centro dell’azione di grazie che si compie con l’Eucaristia.
Noi ci alziamo in piedi per accoglierlo, perchè durante la celebrazione, Cristo sacerdote, pastore e maestro del suo popolo, è presente ed agisce attraverso la persona del sacerdote.
Eseguiamo il canto di introito (ingresso). Il sacerdote va alla sua sede da dove guida l’assemblea.
Il segno della croce
Assieme a lui facciamo il segno della croce.
Nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
Il sacerdote che presiede lo traccia su di sé e lo stesso fanno tutti i membri dell’assemblea, consapevoli che l’atto liturgico si compie «nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo».
Segnandoci con il segno della croce, dunque, non solo facciamo memoria del nostro Battesimo, ma affermiamo che la preghiera liturgica è l’incontro con Dio in Cristo Gesù, che per noi si è incarnato, è morto in croce ed è risorto glorioso.
Nel nome del Padre… (ci tocchiamo il capo perché Lui è in alto, è colui che ci ha creati. Ed è il centro dei nostri pensieri e della nostra intelligenza.)
e del Figlio… (mettiamo la mano sul cuore perché Gesù ci ha amati talmente tanto da dare la sua vita per noi. Si è incarnato, è morto e risorto per la nostra salvezza)
e dello Spirito Santo… (la nostra mano tocca le spalle perché lo Spirito Santo, il dono di Gesù risorto per noi, rappresenta l’abbraccio di Dio)
Il saluto liturgico
La grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l'amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo sia con tutti voi.
E con il tuo spirito.
Il saluto sacerdotale e la risposta del popolo manifestano il mistero della Chiesa radunata. Si esprime così la comune fede e il desiderio vicendevole di stare con il Signore e di vivere l’unità con tutta la comunità.
L’atto penitenziale
Facciamo un breve esame di coscienza e chiediamo perdono dei nostri peccati con l’atto penitenziale assieme al sacerdote.
L’atto penitenziale è l’invito a riconoscersi e confessarsi peccatori davanti a Dio e davanti alla comunità, davanti ai fratelli, con umiltà e sincerità, come il pubblicano al tempio.
Esso favorisce l’atteggiamento con cui disporsi a celebrare degnamente i santi misteri, ossia riconoscendo davanti a Dio e ai fratelli i nostri peccati.
Le parole che diciamo con la bocca sono accompagnate dal gesto di battersi il petto, riconoscendo che ho peccato per colpa mia, e non di altri.
Fratelli, per celebrare degnamente i santi misteri, riconosciamo i nostri peccati.
Confesso a Dio onnipotente e a voi, fratelli e sorelle, che ho molto peccato in pensieri, parole, opere e omissioni, (ci si batte il petto) per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa. E supplico la beata sempre vergine Maria, gli angeli, i santi e voi, fratelli, di pregare per me il Signore Dio nostro.
Dio onnipotente abbia misericordia di noi, perdoni i nostri peccati e ci conduca alla vita eterna. Amen.
Il Kyrie
Ora recitiamo o cantiamo un'antica acclamazione rivolta al Signore:
Signore, pietà. Signore, pietà. Cristo, pietà. Cristo, pietà. Signore, pietà. Signore, pietà.
Queste invocazioni possono anche essere proclamate in lingua greca: Kyrie eléison, Christe eléison, Kyrie eléison.
Il Gloria
Nella celebrazione eucaristica Gesù viene in mezzo a noi. Esprimiamo la nostra gioia alla SS.Trinità, come fecero gli angeli quando nacque Gesù.
Il Gloria è un inno antichissimo e venerabile con il quale la Chiesa, radunata nello Spirito Santo, glorifica e supplica Dio Padre e l’Agnello.
L’esordio di questo inno “Gloria nell’alto dei cieli” riprende il canto degli Angeli alla nascita di Gesù a Betlemme, gioioso annuncio dell’abbraccio tra cielo e terra.
Gloria a Dio nell'alto dei cieli e pace in terra agli uomini, amati dal Signore. Noi ti lodiamo, ti benediciamo, ti adoriamo, ti glorifichiamo, ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa, Signore Dio, Re del cielo, Dio Padre onnipotente.
Signore, Figlio unigenito, Gesù Cristo, Signore Dio, Agnello di Dio, Figlio del Padre; tu che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi; tu che togli i peccati del mondo, accogli la nostra supplica; tu che siedi alla destra del Padre, abbi pietà di noi.
Perché tu solo il Santo, tu solo il Signore, tu solo l'Altissimo: Gesù Cristo, con lo Spirito Santo nella gloria di Dio Padre. Amen.
Lo si canta o si recita nelle domeniche fuori del tempo di avvento e Quaresima e inoltre nelle solennità e feste e in particolari celebrazioni più solenni.
L’orazione colletta
Dopo il Gloria il sacerdote recita una orazione rivolta al Signore in cui raccoglie le nostre intenzioni.
Subito dopo il “Gloria” vi è una particolare forma di orazione denominata “Colletta”: nel momento in cui il sacerdote dice “preghiamo”, avviene un momento di silenzio, durante il quale ognuno pensa alle cose di cui ha bisogno e che vuole chiedere nella preghiera.
A questo punto il sacerdote raccoglie le intenzioni di ognuno, ed esprime a Dio, a nome di tutti, questa preghiera comune; che prende appunto il nome di “colletta” delle singole intenzioni.
La Liturgia della Parola
Dio ci parla per farci conoscere il suo amore.
La liturgia della Parola è la prima delle due parti di cui è formata la S. Messa.
Quando nella Chiesa si legge la sacra Scrittura, Dio stesso parla al suo popolo e Cristo, presente nella parola, annuncia il Vangelo. È dunque un’esperienza che avviene “in diretta”.
Le pagine della Bibbia cessano di essere uno scritto per diventare parola viva, pronunciata da Dio. E’ Dio che, tramite la persona che legge, ci parla e interpella noi che ascoltiamo.
Il percorso che deve dunque fare la Parola di Dio si può riassumere così: dalle orecchie al cuore e alle mani.
Le letture bibliche
La liturgia della Parola è composta da:
- PRIMA LETTURA: è tratta dai libri della Bibbia che compongono l’Antico Testamento (sono i libri scritti prima della nascita di Gesù);
- SALMO: è una breve preghiera di lode al Signore molto antica, che sicuramente ha cantato anche Gesù;
- SECONDA LETTURA: è tratta dal Nuovo Testamento (ovvero dai libri scritti dagli Apostoli durante e dopo la vita di Gesù sulla terra).
Solitamente il Vangelo è collegato, richiamato o preparato dalla Prima lettura, che è tratta dall’Antico Testamento e alla quale l’assemblea esprime il suo assenso mediante i versetti del Salmo, detto appunto “responsoriale”, cioè “di risposta” a quanto ascoltato.
La Seconda lettura (presa dalle Lettere apostoliche, o dagli Atti degli Apostoli o dal Libro dell’Apocalisse), invece, non è necessariamente collegata al tema della domenica.
Alla fine di ogni lettura, proprio per ricordarci queste parole vengono dal Signore, il lettore dice: “Parola di Dio” e tutti rispondiamo: “Rendiamo grazie a Dio”.
Come ascoltare la Parola di Dio
L’assemblea deve prestare la massima attenzione a ciò che viene letto: non sono puri e semplici modi di dire, o fatti e fatterelli del passato… è Dio che ci parla!
è la Storia della Salvezza che ci raggiunge nell’oggi! sono le opere di Dio compiute nel tempo attraverso il popolo eletto e giunte a compimento nel dono del Messia atteso che ha rivelato il volto di Dio, che ha realizzato la salvezza dell’uomo, che ha rivelato all’umanità il suo destino eterno!
Così, l’assemblea deve accogliere la proclamazione delle Sacre Scritture come il dono che Dio ci fa oggi, nel contesto storico e personale che stiamo vivendo adesso: qui ed oggi Dio ci parla, Dio mi parla.
E a ben guardare, ad ogni partecipazione attenta alla messa vi è sempre almeno una frase, una parola, un’espressione, un dialogo, un insegnamento… che viene a nutrire la mia, la nostra vita spirituale; che viene a consolarmi da una pena; che mi è di stimolo per la mia fede; che illumina la mia situazione di coscienza e i rapporti col prossimo; che mi fa apprezzare di più il fascino della persona di Gesù.
Ed ha il potere di renderci migliori e di accrescere la nostra amicizia con Dio!
Il Vangelo
La proclamazione del Vangelo è la parte più importante della Liturgia della Parola.
Il testo del Vangelo fu scritto poco dopo la morte-resurrezione di Gesù da quattro autori, detti evangelisti: San Matteo, San Marco, San Luca, San Giovanni.
Il dialogo tra Dio e il suo popolo raggiunge il culmine nella proclamazione del Vangelo. Il Vangelo costituisce la luce per comprendere il senso dei testi biblici che lo precedono, sia dell’Antico che del Nuovo Testamento.
La liturgia distingue il Vangelo dalle altre letture e lo circonda di particolare onore e venerazione:
- la sua lettura è riservata al ministro ordinato che termina baciando il libro;
- ci si pone in ascolto in piedi e si traccia un segno di croce in fronte, sulla bocca e sul petto;
- i ceri e l’incenso onorano Cristo che, mediante la lettura evangelica, fa risuonare la sua efficace parola;
- è un discorso diretto quello che avviene, come attestano le acclamazioni con cui si risponde alla proclamazione: «Gloria a te, o Signore» e «Lode a te, o Cristo».
Prima di ascoltare il Vangelo esprimiamo la nostra gioia cantando l'Alleluia (acclamazione in lingua ebraica che significa “Lodate il Signore!”, seguita da un breve versetto) e ci alziamo per preparaci ad ascoltare Gesù risorto che ci parla per mezzo del sacerdote.
Nel tempo di Quaresima al posto dell’alleluia si cantano altre acclamazioni come: “Gloria e onore a te, Signore Gesù”.
Quando il sacerdote dice: “Dal Vangelo secondo…” rispondiamo: “Gloria a te o Signore” e facciamo tre piccoli segni di croce col pollice della mano destra in questo ordine:
- sulla fronte: voglio pensare a Gesù;
- sulle labbra: voglio parlare di Gesù;
- sul cuore: voglio amare Gesù.
Al termine della lettura del Vangelo, il sacerdote dice: “Parola del Signore”e tutti rispondiamo: “Lode a te, o Cristo”. Anche queste parole servono per ricordarci che Gesù ci ha parlato attraverso il Vangelo.
L’omelia
Il sacerdote pronuncia un discorso chiamato “omelia” in cui ci aiuta a capire il significato delle letture e del Vangelo che sono stati letti e ci esorta a vivere secondo gli insegnamenti di Gesù.
L’omelia è «un riprendere quel dialogo che è già aperto tra il Signore e il suo popolo», affinché trovi compimento nella vita.
La Parola del Signore entra dalle orecchie, arriva al cuore e va alle mani, alle opere buone. E anche l’omelia segue la Parola del Signore e fa anche questo percorso per aiutarci affinché la Parola del Signore arrivi alle mani, passando per il cuore.
Al sacerdote, poi, il compito di spiegare le letture, di attualizzare la Parola di Dio, di sviluppare il tema del giorno, facilitando l’applicazione alla vita che ciascuno farà da parte sua.
E di farlo in tempi ragionevolmente contenuti, con un linguaggio comprensibile e capace di far presa sull’uditorio, con un tono per lo più esortativo e mai colpevolizzante, senza pensare di sostituirsi all’azione dello Spirito di Dio che parla ai cuori.
L’omelia va preparata, e non improvvisata sul momento come attingendo ad un repertorio. Va pregata e meditata già lungo la settimana.
Come si prepara un’omelia? Con la preghiera, con lo studio della Parola di Dio e facendo una sintesi chiara e breve.
Per quanto importante, tuttavia da parte dei fedeli questo momento della messa costituisce un elemento accessorio e non essenziale del proprio personale incontro con Gesù nell’Eucarestia.
Il silenzio dopo la Parola e l’omelia
Alla Parola di Dio proclamata, ascoltata, spiegata, applicata alla vita e accolta come dono di Dio in persona, segue qualche istante di SILENZIO.
Le pause sono utilissime per l’interiorizzazione di quanto si sta vivendo o di una parola che ha colpito particolarmente. Così è dopo l’omelia del celebrante.
Dopo l’omelia, un tempo di silenzio permette di sedimentare nell’animo il seme ricevuto, affinché nascano propositi di adesione a ciò che lo Spirito ha suggerito a ciascuno.
Il Credo
Dopo l’omelia ci alziamo per recitare la Professione di Fede detta anche CREDO.
Il Credo riassume i grandi misteri della nostra fede. Ci parla di Dio Padre e delle sue opere; ci dice chi è il Figlio, ci parla del suo essersi fatto uomo per salvarci; ci dice chi è lo Spirito e come opera.
Ci ricorda che formiamo un solo corpo, la Chiesa, e che siamo in attesa della vita eterna.
Dopo questo silenzio, la personale risposta di fede si inserisce nella professione di fede della Chiesa, espressa nel “Credo”. Recitato da tutta l’assemblea, il Simbolo manifesta la comune risposta a quanto insieme si è ascoltato dalla Parola di Dio.
Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili.
Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli. Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero; generato, non creato; della stessa sostanza del Padre; per mezzo di lui tutte le cose sono state create.
Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo; (a questo punto chiniamo il capo per adorare Gesù fatto uomo per noi) e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo. (ora rialziamo il capo)
Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto. Il terzo giorno è risuscitato, secondo le Scritture; è salito al cielo, siede alla destra del Padre.
E di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine.
Credo nello Spirito Santo, che è Signore e da la vita, e procede dal Padre e dal Figlio e con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato e ha parlato per mezzo dei profeti.
Credo la Chiesa, una, santa, cattolica e apostolica. Professo un solo battesimo per il perdono dei peccati. Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. Amen.
La Preghiera universale o Preghiera dei fedeli
In essa si prega per tutti gli uomini, nel seguente ordine: per le necessità della Chiesa, per i governanti e per la salvezza di tutto il mondo, per tutti quelli che si trovano in particolare necessità, per la comunità locale.
La seconda risposta è poi la serie di PREGHIERE DEI FEDELI.
Solitamente la prima di queste preghiere è espressa a beneficio della Chiesa universale, la seconda è formulata per varie categorie del genere umano (governanti, nazioni, fedeli di altre religioni, professioni varie, ecc…), le altre considerano situazioni contingenti, del posto o di ricorrenze particolari, alla luce degli spunti e dei temi offerti dal Vangelo.
Ci si ricordi però che oltre alle preghiere che vengono “lette”, anche Dio legge nei nostri cuori le preghiere che ci portiamo dentro, per il prossimo, per le persone che ci sono care, per i defunti che amiamo ricordare e anche per le nostre necessità.
Sarà dunque bene che il celebrante riservi degli istanti di silenzio prima di riassumere tutto nell’orazione conclusiva.
La Liturgia Eucaristica
La liturgia Eucaristica è la seconda delle due parti che formano la Santa Messa. È composta da: Offertorio - Preghiera Eucaristica - Comunione.
Secondo la narrazione biblica, Gesù “prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: Prendete e mangiate; questo è il mio corpo. Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati”.
La liturgia eucaristica sviluppa queste azioni di Gesù in tre momenti: l'offertorio, la preghiera eucaristica e la comunione.
L’Offertorio o preparazione dei doni
Il sacerdote offre a Dio il pane e il vino che saranno consacrati.
Per la celebrazione dell'Eucarestia sono necessari il pane senza lievito (che viene realizzato sotto forma di piccole bianche sfoglie rotonde che chiamiamo ostie) e il vino con qualche goccia d'acqua.
Si utilizzano queste sostanze perché sono le stesse che furono utilizzate da Gesù nell’Ultima Cena quando le tramutò nel suo Corpo e nel suo Sangue.
Il pane e il vino sono anche il segno del nostro lavoro e dei beni che possediamo.
La presentazione dei doni è la presentazione delle oblate: il pane e il vino che saranno offerti dal sacerdote in nome di Cristo nel sacrificio eucaristico, nel quale diventeranno il suo Corpo e il suo Sangue.
Durante l'Offertorio i fedeli eseguono un canto appropriato.
I primi cristiani quando si riunivano per celebrare l’Eucarestia, portavano da casa il pane e il vino; per questo, rifacendosi a questa antica usanza, a volte alcuni fedeli portano all’altare i doni per la celebrazione.
Dal centro o dal fondo della chiesa vengono portate le offerte: il pane e il vino da consacrare, il denaro o ceste di viveri per le necessità della chiesa e per i poveri, alcuni oggetti simbolici indicanti l’offerta spirituale dell’assemblea a seconda del tema del giorno o di un particolare periodo liturgico.
Il pane e il vino che offriamo significano tutta la nostra vita (lavoro, pene, gioie, desiderio d’amare Dio e i fratelli) offerta in sacrificio al Signore; allo stesso modo, il nostro obolo in denaro, o elemosina, è la partecipazione concreta ai bisogni della comunità parrocchiale e dei poveri.
Infatti, non si può dire seriamente a Dio di amarlo, senza mostrare concretamente amore ai fratelli bisognosi.
Nell’offerta dei doni affermiamo che tutto ciò che abbiamo è dono gratuito di Dio.
Durante l’offertorio il sacerdote offre a Dio i doni per il Sacrificio anche a nostro nome; uniamoci dunque al Sacerdote offrendo al Signore il nostro cuore, la nostra vita, i nostri affetti, i nostri dolori, tutto il nostro essere.
Il significato dell’acqua nel vino
Ad un certo punto il sacerdote mette alcune gocce d’acqua nel calice col vino.
Quelle piccole gocce rappresentano la nostra unione con la vita di Gesù, che si è fatto uomo per noi.
Inoltre ci ricordano che dal costato di Cristo morto sulla croce, quando fu trafitto uscirono Sangue e Acqua, segno della sua natura umana e divina.
Oltre al vino, il sacerdote lascia cadere nel calice alcune goccioline d’acqua, accompagnando il gesto dalle parole sottovoce “L’acqua unita al vino sia segno della nostra unione con la vita divina di colui che ha voluto assumere la nostra natura umana”.
La lavanda delle mani
Dopo si lava le dita dicendo: Lavami, Signore, da ogni colpa, purificami da ogni peccato.
La lavanda delle mani è un gesto di purificazione del sacerdote, che esprime il desiderio d’essere meno indegno di celebrare l’Eucaristia.
Questo ci fa capire quanto grande deve essere la purezza del Sacerdote, che deve tenere fra le mani il Corpo di Gesù; ci ricorda anche il dovere di partecipare alla Messa con l’anima pulita, specialmente se dobbiamo accostarci alla S. Comunione.
L’invito a pregare sulle offerte
Poi il sacerdote ci dice: Pregate, fratelli, perché il mio e vostro sacrificio sia gradito a Dio, Padre onnipotente.
E noi rispondiamo: Il Signore riceva dalle tue mani questo sacrificio a lode e gloria del suo nome, per il bene nostro e di tutta la sua santa Chiesa.
Il sacerdote recita un preghiera sulle offerte alla quale rispondiamo: Amen.
La Preghiera Eucaristica
Siamo nel momento centrale della Messa.
La preghiera che ora recita il sacerdote si chiama Preghiera Eucaristica (la parola “eucaristia” significa rendimento di grazie).
Ha inizio il momento centrale e culminante dell’intera celebrazione, cioè la preghiera di azione di grazie e di santificazione.
La preghiera eucaristica esige che tutti l’ascoltino con rispetto e in silenzio e vi partecipino con le acclamazioni previste nel rito.
Il sacerdote ci invita ad unirci alla sua grande preghiera dicendo:
- Il Signore sia con voi. Rispondiamo: E con il tuo spirito.
- In alto i nostri cuori. Rispondiamo: Sono rivolti al Signore.
- Rendiamo grazie al Signore, nostro Dio. Rispondiamo: E’ cosa buona e giusta.
Il Prefazio e il Santo
Dopo che il sacerdote ha recitato una preghiera di lode e ringraziamento a Dio, detta Prefazio, cantiamo uniti agli Angeli e ai Santi un canto di gloria:
Santo, Santo, Santo il Signore Dio dell'universo. I cieli e la terra sono pieni della tua gloria. Osanna nell'alto dei cieli. Benedetto colui che viene nel nome del Signore. Osanna nell'alto dei cieli.
L’assemblea, unendosi alle creature celesti, canta o recita il Santo.
L’epiclesi
Con l’invocazione dello Spirito Santo, la Chiesa implora la potenza divina, affinché i doni offerti dagli uomini vengano consacrati (cioè diventino il Corpo e il Sangue di Cristo) e perché la vittima immacolata, che si riceve nella comunione, giovi per la salvezza di coloro che vi parteciperanno.
La consacrazione e la transustanziazione
A questo punto ci inginocchiamo per accogliere Gesù che sarà presente sull’altare.
Le parole della Consacrazione sono le parole più strabilianti che Dio abbia donato alla Chiesa. Possono trasformare un po’ di pane e vino in Gesù Cristo Crocifisso!
Questo grande miracolo si chiama transustanziazione, che significa “cambiamento di sostanza”.
Propriamente, non è una “trasformazione” del pane e del vino (dal momento che proprio la “forma” resta la stessa!): ma un “cambiamento della sostanza”.
Il pane e il vino sono stati preparati sull’altare e con la preghiera di Consacrazione diventeranno il Corpo e il Sangue di Gesù.
Il sacerdote prende in mano l’ostia e pronuncia le parole della Consacrazione, le stesse che disse Gesù nell’Ultima Cena: …QUESTO E’ IL MIO CORPO…
In questo momento l’Ostia non è più un semplice pezzo di pane, come durante l’offertorio, ma è il vero Corpo di Gesù sotto l’aspetto del pane.
Poi il Sacerdote prende in mano il calice col vino e pronuncia le parole della consacrazione: …QUESTO E’ IL CALICE DEL MIO SANGUE… e quel Vino non è più semplice vino, ma è il vero Sangue di Gesù sotto le apparenze del vino; quello stesso Sangue che Gesù versò sulla croce.
Il pane e il vino offerti diventano realmente il Corpo e il Sangue del Cristo stesso morto e risorto.
Ecco che l’altare è diventato un vero Calvario, il monte su cui fu crocifisso Gesù. Infatti, cio che è avvenuto duemila anni fa, a Gerusalemme, torna ad accadere sull’altare durante ogni Messa.
Ora siamo nel Cenacolo, con gli Apostoli, accanto a Gesù, da Lui invitati a rivivere la sua Ultima Cena.
Questa parte della messa è un’altra splendida invenzione del Signore: noi tutti duemila anni fa non eravamo presente nell’atto culminante della Storia della Salvezza.
Ma QUELL’EVENTO, grazie alla liturgia, ci raggiunge nell’oggi: nella persona, per le mani e la voce del sacerdote, e grazie all’azione dello Spirito Santo vivo e operante nella vita della Chieda e nei Sacramenti, Gesù stesso cambia il pane e il vino nel suo vero corpo e nel suo vero sangue.
L’importante, però, è che i fedeli piccoli e adulti con gli occhi della fede vedano e capiscano quello che avviene sull’altare. Gesù è qui!
Il memoriale e l’acclamazione della fede
Il sacerdote invita a riconoscere tutto questo: è “Mistero della Fede!” e noi come assenso pieno rispondiamo insieme “Annunciamo la tua morte, Signore / proclamiamo la tua Resurrezione / nell’attesa della tua venuta!”.
L’intera storia dell’umanità è condensata in poche parole: la Chiesa celebra la memoria di Cristo, ricordando la Sua Beata Passione, la Gloriosa Risurrezione e l’Ascensione al cielo.
La Messa è il memoriale del Mistero pasquale di Cristo. Essa ci rende partecipi della sua vittoria sul peccato e la morte, e dà significato pieno alla nostra vita.
Esso «non è soltanto il ricordo degli avvenimenti del passato, ma li rende in certo modo presenti e attuali».
Non è soltanto un ricordo, no, è di più: è fare presente quello che è accaduto duemila anni fa.
L’offerta della Chiesa e dei fedeli
Nel corso di questa stessa memoria la Chiesa, in modo particolare quella radunata in quel momento e in quel luogo, offre al Padre, nello Spirito Santo, la vittima immacolata.
La Chiesa desidera che i fedeli non solo offrano la vittima immacolata, ma anche imparino a offrire se stessi e così portino a compimento, ogni giorno di più, per mezzo di Cristo Mediatore, la loro unione con Dio e con i fratelli, perché finalmente Dio sia tutto in tutti.
Gesù, all'Offerta che ti sta presentando ora il Sacerdote, voglio anch'io unire la mia povera offerta. Ti offro il mio cuore perchè sia tuo per sempre.
Ti offro i miei studi, la mia malattia, la mia salute, i miei divertimenti, le mie gioie così come anche ogni pena che soffrirò per tuo amore.
Durante l’offertorio il sacerdote offre a Dio i doni per il Sacrificio anche a nostro nome; uniamoci dunque al Sacerdote offrendo al Signore il nostro cuore, la nostra vita, i nostri affetti, i nostri dolori, tutto il nostro essere.
Le intercessioni
Seguono preghiere per il papa, i vescovi, i sacerdoti e l’unità dei cristiani … il ricordo dei defunti … l’invocazione dei santi a protezione del nostro stesso cammino terreno verso il Regno dei Cieli.
In esse si esprime che l’Eucaristia viene celebrata in comunione con tutta la Chiesa, sia celeste che terrestre, e che l’offerta è fatta per essa e per tutti i suoi membri, vivi e defunti, che sono stati chiamati alla salvezza acquistata per mezzo del Corpo e Sangue di Cristo.
La dossologia finale
Tutto viene riassunto nell’offerta che il sacerdote rivolge alzando il corpo e il calice con il sangue di Gesù, e insieme con Lui anche noi CI OFFRIAMO al Padre con un convinto “AMEN!”.
La dossologia finale è: “per Cristo, con Cristo e in Cristo”, a “Dio Padre onnipotente, nell’unità dello Spirito Santo, ogni onore e gloria per tutti i secoli dei secoli”, cui l’assemblea si unisce con l’Amen, conclusivo.
A questa stupenda glorificazione del Padre per mezzo di Cristo, l’unico mediatore tra Dio e l’umanità, l’assemblea risponde “Amen”.
I Riti di Comunione
I riti di comunione hanno inizio con la recita o il canto della preghiera del Signore, il Padre nostro.
La sua proclamazione è introdotta da una formula, quasi un “prologo”, pronunciata dal sacerdote, che richiama l’importanza di questa preghiera, invita a proferirla con devozione, ricorda che è stata istituita da Gesù stesso.
Il Padre nostro
Il Padre Nostro e lo Scambio della Pace esprimono il nostro riconoscerci suoi Figli e fratelli tra di noi proprio grazie a Gesù.
L’assemblea si rivolge al Padre con gli stessi sentimenti di Cristo. Sono sette le richieste espresse, legate soprattutto alla necessità del cibo spirituale della Parola e dell’Eucaristia, che sostengono la nostra fedeltà nel rapporto con Dio.
Il gesto della pace
Gesù risorto, la sera di Pasqua, offre la pace agli apostoli come primo dono.
Con il rito della pace i fedeli implorano la pace e l’unità per la Chiesa e per l’intera famiglia umana, ed esprimono fra di loro l’amore vicendevole, prima di partecipare all’unico pane.
Questo gesto è segno del nostro proposito di dimenticare qualsiasi rancore.
La frazione del pane
Il gesto della frazione del pane, compiuto da Cristo nell’ultima Cena, sin dal tempo apostolico ha dato il nome a tutta l’azione eucaristica.
Questo rito non ha soltanto una ragione pratica, ma significa che noi, pur essendo molti, diventiamo un solo corpo nella comunione a un solo pane di vita, che è Cristo.
Il celebrante mette nel calice una piccola porzione dell’ostia.
L’Agnello di Dio
Con l’ “Agnello di Dio”, chiediamo ancora perdono a Colui che ha dato la sua vita a motivo dei nostri peccati per riconciliarci col Padre, riconoscendoci bisognosi di tutto questo e desiderosi della sua pace.
Mentre si compiono la frazione del pane e l’immixtio, i fedeli, consapevoli della propria inadeguatezza e indegnità a comunicarsi del Signore, chiedono ancora perdono con l’invocazione ripetuta due volte. L’ultima invocazione termina con le parole “dona a noi la pace”.
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi. Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi. Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, dona a noi la pace.
La preparazione alla Comunione
Il sacerdote invita TUTTI i fedeli, quelli che facendo la comunione riceveranno Gesù e quelli che per diverse situazioni se ne asterranno, ad unirsi spiritualmente a Lui.
Il celebrante si prepara con una preghiera silenziosa a ricevere con frutto il Corpo e il Sangue di Cristo. Lo stesso fanno i fedeli pregando in silenzio.
Il sacerdote presenta l’Eucaristia ai fedeli e li invita al banchetto di Cristo; poi, insieme con essi, esprime sentimenti di umiltà, servendosi delle parole del Vangelo, ricordando che solo il Signore toglie i peccati del mondo, perché li ha presi su di sé inchiodandoli sulla croce.
La Comunione
Poiché la celebrazione eucaristica è un convito pasquale, conviene che, secondo il comando del Signore, i fedeli ben disposti ricevano il suo Corpo e il suo Sangue come cibo spirituale.
Dopo una breve preghiera privata, l’ostensione del pane-corpo di Cristo e un atto di umiltà, i fedeli si avviano all’altare, solitamente cantando in raccoglimento, ove ricevono (sulla lingua o sul palmo della mano, per propria scelta) il corpo di Cristo, cibandosene.
Può essere accolta sulla mano, con il palmo cavo, dicendo “Amen” e inchinando il capo in segno di rispetto, e assumendola con devozione davanti al sacerdote.
Infatti i doni si ricevono, non si prendono.
In circostanze particolari anche i fedeli possono bere al calice, presentato con la formula “il Sangue di Cristo”.
La comunione al sangue di Cristo può però avvenire anche per intinzione: l’ostia è immersa dal ministro della comunione nel calice del vino eucaristico e ricevuta dal fedele solo in bocca.
Il silenzio dopo la Comunione
Dopo la comunione, si lascia uno spazio di tempo in silenzio affinché in preghiera si possa assimilare, con riconoscenza, il dono ricevuto.
Il sacerdote raccoglie le suppliche e il ringraziamento dei fedeli e chiede che nella vita maturino i frutti del mistero celebrato.
Il popolo fa sua l’orazione con l’acclamazione “Amen”.
I Riti di Conclusione
Il saluto e la benedizione
Come all’inizio il celebrante richiama la presenza del Signore, dono ricevuto, che ora i fedeli porteranno nel mondo.
Nel nome e con la benedizione della SS. Trinità, siamo inviati a donare a tutti l’amore di Dio.
In alcuni giorni e in certe circostanze si può arricchire e sviluppare con l’“orazione sul popolo” o con un’altra formula più solenne.
Il congedo e la missione
Si scioglie l’assemblea, perché ognuno ritorni alle sue occupazioni lodando e benedicendo il Signore.
In realtà la messa continua; la testimonianza della vita è strettamente collegata all’Eucaristia perché non diamo qualcosa di nostro, ma comunichiamo il dono ricevuto: Cristo morto e risorto per la nostra salvezza.
La liturgia, nella quale si è compiuto il mistero della salvezza, si conclude con l'invio dei fedeli («missio») affinché compiano la volontà di Dio nella loro vita quotidiana.
L’Eucaristia e la vita cristiana
La Messa non è un rito isolato dalla vita. Celebriamo l’Eucaristia e così diventiamo noi stessi eucaristici.
Avendo Gesù compiuto la sua vera Eucaristia sulla croce, l’Eucaristia non si limita ad essere un atto liturgico, ma vuole essere realizzata innanzitutto nella nostra esistenza.
La liturgia eucaristica vuole continuare nella vita di tutti i giorni e quindi non può esserci una linea di demarcazione definitiva tra liturgia e vita.
La premura per l’altro non è un secondo settore del cristianesimo accanto al culto, ma è radicato proprio in esso e ne fa parte.
Nell’Eucaristia, nello “spezzare il pane”, la dimensione orizzontale e quella verticale sono collegate inscindibilmente.
La frazione del pane, cioè la messa, è inseparabile dagli altri aspetti della vita della comunità, altrimenti è ridotta ad una pratica rituale.
Non si può isolare l’Eucaristia. Essa apre a tutta la vita della Chiesa, essa “fa la Chiesa”: crea una vita di relazione tra fratelli e una esigenza di testimonianza nel mondo.
Il cristiano che vive l’Eucaristia non può essere un isolato, un praticante. Personalmente e in comunità è «segno» per tutti i fratelli.
L’Eucaristia vuole infatti trasformare coloro che vi partecipano.
Attraverso la celebrazione eucaristica lo Spirito Santo ci rende partecipi della vita divina che è capace di trasfigurare tutto il nostro essere mortale.
Nella Messa ci uniamo a Gesù. Anzi, Cristo vive in noi e noi viviamo in Lui.
Il suo sangue ci libera dalla morte e dalla paura della morte. Ci libera non solo dal dominio della morte fisica, ma dalla morte spirituale che è il male, il peccato, che ci prende ogni volta che cadiamo vittime del peccato nostro o altrui.
Quando andiamo a Messa è come se andassimo al calvario: attraversare passione, morte, risurrezione e ascensione di Gesù.
La Messa costruisce la Chiesa
Fin dall'epoca delle prime comunità cristiane, l'Eucaristia è stata considerata sempre come l'atto essenziale della Chiesa radunata, il cuore stesso dell'assemblea dei credenti.
Essi sapevano che formavano il corpo di Cristo, riconoscendolo e ricevendolo come si rivela e si comunica nell'Eucaristia.
Non c'è Chiesa senza Eucaristia. È l'Eucaristia infatti che «fa la Chiesa».
Essa costruisce, giorno dopo giorno, il corpo di Cristo di cui noi siamo membra e radica i battezzati nella incessante comunione di vita che Cristo offre.
La celebrazione risulta una azione di tutto il popolo, in cui il prete ha un suo ruolo.
La partecipazione attiva suppone quindi: formazione e presa di coscienza di ogni elemento di cui si costruisce l’esperienza liturgica.
Partecipando realmente al corpo del Signore nella frazione del pane eucaristica, noi siamo elevati alla comunione in Lui e tra di noi.
Poiché non c'è che un solo pane, noi che vi partecipiamo, siamo un solo corpo.
La partecipazione è un dovere di tutti.
Partecipazione attiva di tutti, non significa che tutti debbano fare tutto.
Nelle celebrazioni liturgiche, ciascuno, ministro o semplice fedele, svolgendo il proprio ufficio, si limiti a compiere tutto e soltanto ciò che, secondo la natura del rito e le norme liturgiche, è di sua competenza.
Il dovere di partecipare alla messa domenicale deve ricuperare il suo più autentico significato di necessità.
È necessario per la Chiesa (per le comunità ecclesiali) radunarsi il primo giorno della settimana, per “fare memoria” di Cristo che con il suo sacrificio e il dono dello Spirito costruisce così la sua Chiesa.

I nomi dell’Eucaristia
L'insondabile ricchezza di questo sacramento si esprime attraverso i diversi nomi che gli si danno. Ciascuno di essi ne evoca aspetti particolari.
- Eucaristia, perché è rendimento di grazie a Dio.
- Cena del Signore, perché si tratta della Cena che il Signore ha consumato con i suoi discepoli la vigilia della sua passione e dell’anticipazione della cena delle nozze dell’Agnello nella Gerusalemme celeste.
- Frazione del pane, perché questo rito, tipico della cena ebraica, è stato utilizzato da Gesù quando benediceva e distribuiva il pane come capo della mensa.
- Assemblea eucaristica, in quanto l’Eucaristia viene celebrata nell’assemblea dei fedeli, espressione visibile della Chiesa.
- Memoriale della passione e della risurrezione del Signore.
- Santo sacrificio, perché attualizza l’unico sacrificio di Cristo Salvatore e comprende anche l’offerta della Chiesa.
- Santa e divina liturgia, perché tutta la liturgia della Chiesa trova il suo centro e la sua più densa espressione nella celebrazione di questo sacramento.
- Comunione, perché, mediante questo sacramento, ci uniamo a Cristo, il quale ci rende partecipi del suo Corpo e del suo Sangue per formare un solo corpo.
- Santa Messa, perché la liturgia si conclude con l’invio dei fedeli affinché compiano la volontà di Dio nella loro vita quotidiana.
Pane e vino: i segni dell’Eucaristia
Al centro della celebrazione dell'Eucaristia si trovano il pane e il vino i quali, per le parole di Cristo e per l'invocazione dello Spirito Santo, diventano il Corpo e il Sangue di Cristo.
Fedele al comando del Signore, la Chiesa continua a fare, in memoria di lui, fino al suo glorioso ritorno, ciò che egli ha fatto la vigilia della sua passione: «Prese il pane», «Prese il calice del vino».
Diventando misteriosamente il Corpo e il Sangue di Cristo, i segni del pane e del vino continuano a significare anche la bontà della creazione.
Così, all'offertorio, rendiamo grazie al Creatore per il pane e per il vino, “frutto del lavoro dell'uomo”, ma prima ancora “frutto della terra” e “della vite”, doni del Creatore.
L’istituzione dell’Eucaristia
Il Signore, avendo amato i suoi, li amò sino alla fine. Sapendo che era giunta la sua Ora di passare da questo mondo al Padre, mentre cenavano, lavò loro i piedi e diede loro il comandamento dell'amore.
Per lasciare loro un pegno di questo amore, per non allontanarsi mai dai suoi e renderli partecipi della sua pasqua, istituì l'Eucaristia come memoriale della sua morte e della sua risurrezione, e comandò ai suoi Apostoli di celebrarla fino al suo ritorno.
Gesù ha scelto il tempo della Pasqua per compiere ciò che aveva annunziato a Cafarnao: dare ai suoi discepoli il suo Corpo e il suo Sangue.
Celebrando l'ultima Cena con i suoi Apostoli durante un banchetto pasquale, Gesù ha dato alla Pasqua ebraica il suo significato definitivo.
Infatti, la nuova Pasqua, il passaggio di Gesù al Padre attraverso la sua morte e la sua risurrezione, è anticipata nella Cena e celebrata nell'Eucaristia, che porta a compimento la Pasqua ebraica e anticipa la Pasqua finale della Chiesa nella gloria del Regno.
La Messa nella storia della Chiesa
Fin dal secondo secolo, abbiamo la testimonianza di san Giustino martire riguardo alle linee fondamentali dello svolgimento della celebrazione eucaristica.
Esse sono rimaste invariate fino ai nostri giorni in tutte le grandi famiglie liturgiche.
La liturgia dell'Eucaristia si svolge secondo una struttura fondamentale che, attraverso i secoli, si è conservata fino a noi.
Essa si articola in due grandi momenti, che formano un'unità originaria:
- la convocazione, la liturgia della Parola, con le letture, l'omelia e la preghiera universale;
- la liturgia eucaristica, con la presentazione del pane e del vino, l'azione di grazie consacratoria e la Comunione.
Liturgia della Parola e liturgia eucaristica costituiscono insieme «un solo atto di culto»; la mensa preparata per noi nell'Eucaristia è infatti ad un tempo quella della Parola di Dio e quella del Corpo del Signore.
Non si è forse svolta in questo modo la Cena pasquale di Gesù risorto con i suoi discepoli? Lungo il cammino spiegò loro le Scritture, poi, messosi a tavola con loro, «prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro».
Qual è il SIGNIFICATO di ogni parte della SANTA MESSA?
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