In questa Quaresima, arricchita dalla grazia dell’Anno Giubilare, desidero offrirvi alcune riflessioni su cosa significacamminare insieme nella speranza, e scoprire gli appelli alla conversione che la misericordia di Dio rivolge a tutti noi, come persone e come comunità.
Il messaggio di Papa Francesco per la Quaresima 2025, intitolato “Camminiamo insieme nella speranza”, invita a vivere il tempo che precede la Pasqua come un pellegrinaggio personale e comunitario, fondato sulla conversione, sulla fraternità e sulla fiducia nella promessa della vita eterna.
Con il segno penitenziale delle ceneri sul capo, iniziamo il pellegrinaggio annuale della santa Quaresima, nella fede e nella speranza. La Chiesa, madre e maestra, ci invita a preparare i nostri cuori e ad aprirci alla grazia di Dio per poter celebrare con grande gioia il trionfo pasquale di Cristo, il Signore, sul peccato e sulla morte, come esclamava San Paolo: «La morte è stata inghiottita nella vittoria. Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione?» (1Cor15,54-55).
Infatti Gesù Cristo, morto e risorto, è il centro della nostra fede ed è il garante della nostra speranza nella grande promessa del Padre, già realizzata in Lui, il suo Figlio amato: la vita eterna (cfrGv10,28; 17,3)[1].
Il tema del messaggio quaresimale
Il tema “Camminiamo insieme nella speranza” presenta la Quaresima come un itinerario in tre dimensioni: camminare, camminare insieme e camminare nella speranza di una promessa.
In questa Quaresima vinciamo “la tentazione di arroccarci nella nostra autoreferenzialità e di badare soltanto ai nostri bisogni,” ma siamo “viaggiatori migliori” nel percorso della vita, accompagnando le persone in “situazioni di miseria e di violenza”.
Nel suo Messaggio per la Quaresima di quest’anno, intitolato Camminiamo insieme nella speranza, firmato il 6 febbraio 2025 a San Giovanni Laterano e diffuso oggi, Papa Francesco esorta i fedeli a confrontarsi concretamente con coloro che, nelle loro comunità, vivono in situazioni di vulnerabilità, fisica o spirituale.
Il Pontefice incoraggia i cristiani a non dimenticare i loro fratelli ai margini, nel viaggio della vita “verso la stessa meta”, e ad essere “tessitori di unità” in un mondo marcato da tensioni e divisioni.
Camminare: la Quaresima come pellegrinaggio
Prima di tutto,camminare. Il motto del Giubileo “Pellegrini di speranza” fa pensare al lungo viaggio del popolo d’Israele verso la terra promessa, narrato nel libro dell’Esodo: il difficile cammino dalla schiavitù alla libertà, voluto e guidato dal Signore, che ama il suo popolo e sempre gli è fedele.
E non possiamo ricordare l’esodo biblico senza pensare a tanti fratelli e sorelle che oggi fuggono da situazioni di miseria e di violenza e vanno in cerca di una vita migliore per sé e i propri cari.
Qui sorge un primo richiamo alla conversione, perché siamo tutti pellegrini nella vita, ma ognuno può chiedersi: come mi lascio interpellare da questa condizione? Sono veramente in cammino o piuttosto paralizzato, statico, con la paura e la mancanza di speranza, oppure adagiato nella mia zona di comodità?
Cerco percorsi di liberazione dalle situazioni di peccato e di mancanza di dignità? Sarebbe un buon esercizio quaresimale confrontarsi con la realtà concreta di qualche migrante o pellegrino e lasciare che ci coinvolga, in modo da scoprire che cosa Dio ci chiede per essere viaggiatori migliori verso la casa del Padre.
Questo è un buon “esame” per il viandante.
Confrontarsi con la realtà dei migranti e dei pellegrini
In questo Anno Santo, segnato da pellegrinaggi, il Papa richiama il cammino del popolo d’Israele verso la terra promessa, narrato nel libro dell’Esodo dell’Antico Testamento, e evidenzia come “non possiamo ricordare l’esodo biblico senza pensare a tanti fratelli e sorelle che oggi fuggono da situazioni di miseria e di violenza e vanno in cerca di una vita migliore per sé e i propri cari”.
Infatti Francesco, con un occhio sempre rivolto ai più fragili, incoraggia i cristiani a svolgere “un buon esercizio” in questo tempo di preparazione alla Pasqua, ovvero di lasciarsi interpellare dalla “realtà concreta di qualche migrante o pellegrino” per riflettere se siamo “statici” nella nostra “zona di comodità” o cerchiamo “percorsi di liberazione dalle situazioni di peccato e di mancanza di dignità”.
In questa Quaresima vinciamo “la tentazione di arroccarci nella nostra autoreferenzialità e di badare soltanto ai nostri bisogni,” ma siamo “viaggiatori migliori” nel percorso della vita, accompagnando le persone in “situazioni di miseria e di violenza”.
Camminare insieme: la conversione alla sinodalità
In secondo luogo, facciamo questo viaggioinsieme. Camminare insieme, essere sinodali, questa è la vocazione della Chiesa[2].
I cristiani sono chiamati a fare strada insieme, mai come viaggiatori solitari. Lo Spirito Santo ci spinge ad uscire da noi stessi per andare verso Dio e verso i fratelli, e mai a chiuderci in noi stessi[3].
Camminare insieme significa essere tessitori di unità, a partire dalla comune dignità di figli di Dio (cfrGal3,26-28); significa procedere fianco a fianco, senza calpestare o sopraffare l’altro, senza covare invidia o ipocrisia, senza lasciare che qualcuno rimanga indietro o si senta escluso.
Andiamo nella stessa direzione, verso la stessa meta, ascoltandoci gli uni gli altri con amore e pazienza.
Essere “tessitori d’unità” in questo tragitto significa procedere insieme, riconoscendo la dignità comune e rifiutando ogni atteggiamento di esclusione, sopraffazione o indifferenza.
La verifica della vita comunitaria
In questa Quaresima, Dio ci chiede di verificare se nella nostra vita, nelle nostre famiglie, nei luoghi in cui lavoriamo, nelle comunità parrocchiali o religiose, siamo capaci di camminare con gli altri, di ascoltare, di vincere la tentazione di arroccarci nella nostra autoreferenzialità e di badare soltanto ai nostri bisogni.
Chiediamoci davanti al Signore se siamo in grado di lavorare insieme come vescovi, presbiteri, consacrati e laici, al servizio del Regno di Dio; se abbiamo un atteggiamento di accoglienza, con gesti concreti, verso coloro che si avvicinano a noi e a quanti sono lontani; se facciamo sentire le persone parte della comunità o se le teniamo ai margini[4].
Francesco rivolge questo invito in modo particolare ai membri della Chiesa: “Chiediamoci davanti al Signore se siamo in grado di lavorare insieme come vescovi, presbiteri, consacrati e laici, al servizio del Regno di Dio; se abbiamo un atteggiamento di accoglienza, con gesti concreti, verso coloro che si avvicinano a noi e a quanti sono lontani; se facciamo sentire le persone parte della comunità o se le teniamo ai margini”.
Questo è un secondo appello: la conversione alla sinodalità.
La speranza che guida il cammino quaresimale
In terzo luogo, compiamo questo cammino insiemenella speranzadi una promessa.
Lasperanza che non delude(cfrRm5,5), messaggio centrale del Giubileo[5], sia per noi l’orizzonte del cammino quaresimale verso la vittoria pasquale.
Come ci ha insegnato nell’EnciclicaSpe salviil Papa Benedetto XVI, «l’essere umano ha bisogno dell’amore incondizionato. Ha bisogno di quella certezza che gli fa dire: “Né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezze né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore” (Rm8,38-39)»[6].
Gesù, nostro amore e nostra speranza, è risorto[7]e vive e regna glorioso. La morte è stata trasformata in vittoria e qui sta la fede e la grande speranza dei cristiani: nella risurrezione di Cristo!
Ecco la terza chiamata alla conversione: quella della speranza, della fiducia in Dio e nella sua grande promessa, la vita eterna.
Le domande per l’esame personale
Dobbiamo chiederci: ho in me la convinzione che Dio perdona i miei peccati? Oppure mi comporto come se potessi salvarmi da solo? Aspiro alla salvezza e invoco l’aiuto di Dio per accoglierla?
Vivo concretamente la speranza che mi aiuta a leggere gli eventi della storia e mi spinge all’impegno per la giustizia, alla fraternità, alla cura della casa comune, facendo in modo che nessuno sia lasciato indietro?
La speranza “sia per noi l’orizzonte del cammino quaresimale”, scrive.
Sorelle e fratelli, grazie all’amore di Dio in Gesù Cristo, siamo custoditi nella speranza che non delude (cfrRm5,5).
La speranza è “l’ancora dell’anima”, sicura e salda[8]. In essa la Chiesa prega affinché «tutti gli uomini siano salvati» (1Tm2,4) e attende di essere nella gloria del cielo unita a Cristo, suo sposo.
Così si esprimeva Santa Teresa di Gesù: «Spera, anima mia, spera. Tu non conosci il giorno né l’ora. Veglia premurosamente, tutto passa in un soffio, sebbene la tua impazienza possa rendere incerto ciò che è certo, e lungo un tempo molto breve» (Esclamazioni dell’anima a Dio, 15, 3)[9].
La Quaresima come conversione concreta
La Quaresima, in fondo, attraverso l’esercizio al quale la Chiesa ci invita, quello del digiuno e dell’astinenza, è proprio quest’arte di imparare a non essere vittime delle cose, ma a viverle dentro le relazioni, dentro l’amicizia e quindi a essere liberi nell’usufruire delle cose.
Questo equilibrio diventa il criterio per vivere bene come figli di Dio, ma anche come persone comuni che sanno gustare della vita con saggezza, con sobrietà, con equilibrio.
Il segreto è non mettere l’io davanti al noi, non mettere le cose davanti alle persone.
Questo è il criterio che lui dà per distinguere l’egoismo, che facilmente porta al vizio, dalla fraternità che invece ci aiuta a vivere con sobrietà.
Sobrietà, gioia e libertà
La sobrietà e la gioia sono due atteggiamenti che possono aiutarci a vivere la vita di ogni giorno e i tempi di penitenza come la quaresima.
La sobrietà non è soltanto il prendere le cose in piccola quantità. Lui sottolinea chiaramente che la sobrietà è legata alle relazioni.
Ciò significa inserire le gioie e i piaceri della vita - il vino, il cibo ecc. - dentro un contesto di relazioni, di amicizia, di affetto.
Questa è la vera sobrietà cristiana: le cose dentro alle relazioni.
Dio ci ha creati per essere suoi figli e il mondo serve perché ci scambiamo dei doni. Il mondo è un dono e serve perché lo condividiamo, come appunto si fa con i doni.
San Giovanni Crisostomo dice: “Ecco, vedi, allora, Dio ce l’ha dato ed è bene che lo usiamo in maniera equilibrata, perché questo ci farà bene. E fuori da questo equilibrio, invece, l’eccesso diventa una schiavitù”.
San Giovanni Crisostomo ci ricorda che non è il vino a rendere ubriachi, ma è la nostra sregolatezza, l’uso che ne facciamo.
La sregolatezza è la fine della libertà. Chi gusta con sobrietà, gusta essendo padrone di ciò che fa e si serve delle cose nelle relazioni per godere della vita.
Invece chi è vittima della sregolatezza è vittima del suo piacere e si sottomette, diventa quasi meno uomo.
La gioia cristiana
Nella prefazione a questa vostra pubblicazione, lo stesso Papa Francesco spiega che la gioia, la gioia che nasce dalla consapevolezza di essere amati da Dio, si custodisce proprio attraverso la sobrietà.
Il Papa, nella sua prefazione, fa un passaggio molto bello quando distingue la gioia dall’euforia.
L’euforia è la soddisfazione per i successi per sé, mentre la gioia è il saper gustare i successi degli altri, di essere dentro un sistema di relazioni.
La Pasqua è la vittoria di Cristo sulla morte, sull’isolamento ed è l’evento che ci fa tutti credenti, tutti membri del suo Corpo, tutti fratelli e tutti sorelle nello Spirito.
Quindi, mi sembra proprio un bellissimo testo per prepararsi alla Pasqua.
Un sussidio per custodire il cuore
Prima di Natale aveva regalato un piccolo libretto di preghiere da portare in tasca.
Domenica scorsa 22 febbraio, prima domenica di Quaresima, papa Francesco ha fatto distribuire in piazza san Pietro al termine dell’Angelus da volontari tra cui circa 100 clochard che vivono in strada attorno al Vaticano, un piccolo ripasso del catechismo per vivere meglio il tempo che ci separa alla Pasqua.
S’intitola “Custodisci il cuore”, 30 paginette che riassumono le cose essenziali della dottrina cattolica.
Il Papa lo presenta con una sola frase: “Noi dobbiamo diventare cristiani coraggiosi”.
I contenuti del libretto
Così consiglia come dedicarsi alla formazione del cuore per renderlo simile a quello di Gesù, raffigurato nella copertina come il Buon pastore, immagine ripresa da un affresco delle catacombe di San Callisto.
Nel libretto, tascabile e leggero, si trovano le Beatitudini, poi il Credo degli apostoli e gli elementi essenziali della fede, che una volta si imparavano a memoria al catechismo.
Ecco i misteri principali della fede, le virtù teologali, i sette sacramenti, i sette doni e i dodici frutti dello Spirito Santo, i dieci comandamenti e i cinque precetti, le sette opere di misericordia corporale e le sette opere di misericordia spirituale.
Poi i vizi e le virtù: le quattro virtù cardinali e i sette vizi capitali.
Nel libretto il Papa spiega anche perché e come confessarsi e aiuta chi legge a fare l’esame di coscienza, proponendo 35 domande a cui rispondere per prepararsi al sacramento della riconciliazione, divise in tre sezioni: nei confronti di Dio, nei confronti del prossimo e nei confronti di sé.
La preghiera nel tempo della crisi
Il Coronavirus ha causato una crisi umanitaria globale in tutto il mondo. Tutti i piani, le strategie e i desideri sono stati bloccati e stravolti, e ora il mondo ha davanti a sé un tempo utile di profonda riflessione.
Questo momento della storia provoca un cambiamento nella vita umana che deve essere trasformato in azione.
Uomini e donne stanno volgendo gli occhi verso Dio, per confidare nella sua infinita misericordia e chiedere il suo aiuto nella guarigione delle ferite causate da questa pandemia.
Inoltre, c’è un urgente bisogno di porre fine alle malattie che hanno colpito l'umanità: le disuguaglianze economiche, la condizione dei poveri, l'abuso ambientale contro la Casa Comune.
L'invito del Papa in questo periodo è quello di guarire il mondo attraverso la preghiera.
È l'arma più potente per lasciare che il Signore trasformi i nostri cuori e per aprirci alla cura degli altri.
Come dice Papa Francesco: “Riflettere e lavorare insieme, come seguaci di Gesù che guarisce, per costruire un mondo migliore, pieno di speranza per le generazioni future”.
Il Rosario Crisi e Salute
La Rete Mondiale di Preghiera del Papa ha lavorato a un'iniziativa per rispondere a questa chiamata della Chiesa, lanciando un nuovo rosario per questo tempo di pandemia e malattia: Il Rosario Crisi e Salute.
La Commissione vaticana COVID-19 ha sviluppato il contenuto.
I redattori, membri della Commissione, hanno cercato di orientare la preghiera collegando alcune storie dolorose e di lotta di persone provenienti da tutto il mondo con la contemplazione dei diversi misteri del Rosario.
Questo rosario vuole rafforzare la preghiera per il mondo.
A tal fine, in ogni mistero si possono trovare testimonianze reali relative al COVID-19.
Si tratta di esperienze di vita che aiuteranno a riscoprire il Vangelo illuminato dalla situazione che il mondo sta vivendo.
Altri testi di Papa Francesco sulla crisi e sulla speranza
“La vita dopo la pandemia”
Il libro pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana contiene otto interventi del Papa nei primi mesi dell'anno segnato dalla pandemia del coronavirus.
La lettura è guidata dalla prefazione del Cardinale Michael Czerny, Sottosegretario della Sezione Migranti del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, che illustra il pensiero unitario del Papa, la sua visione del futuro dell'umanità, piena di amore e di speranza.
Contiene le riflessioni di papa Francesco - testi scritti e parlati - sulla pandemia del coronavirus che si è diffusa nella famiglia umana, delineando le linee guida per un nuovo inizio che ha il sapore di una rinascita.
Otto testi, dal 27 marzo al 22 aprile, che potrebbero essere letti come uno sviluppo unico del suo pensiero e come un ricco messaggio all'umanità.
La prefazione è firmata dal cardinale Michael Czerny, SJ, sottosegretario della sezione dei migranti e dei rifugiati del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale.
Evidenzia i due obiettivi di questa raccolta: "suggerire una direzione, chiavi di lettura e linee guida per ricostruire un mondo migliore che potrebbe nascere da questa crisi dell'umanità" (p. 3) e seminare la speranza in mezzo a tanta sofferenza e smarrimento.
Questi otto testi, scrive il cardinale Czerny, "mostrano l'approccio caldo e inclusivo di papa Francesco, che non riduce le persone a unità da contare, misurare e amministrare, ma tutte insieme nell'umanità e nello spirito comune" (P5).
“Guarire il mondo. Catechesi sulla Pandemia”
Il libro (E-Book) pubblicato dalla Librería Editrice Vaticana raccoglie le nove Catechesi di Papa Francesco sulla pandemia di Covid-19 durante le Udienze generali dal 5 agosto 2020 al 30 settembre 2020.
Nella prefazione, il Card. Peter K. A. Turkson, Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale afferma: "Nelle sue catechesi, pronunciate nelle udienze pubbliche del mercoledì nei mesi di agosto e settembre 2020, Papa Francesco ha voluto rivolgersi alla Chiesa e al mondo con parole di conforto, proponendo alternative stimolanti ai nostri vecchi stili di vita, abitudini e strutture sociali che la pandemia ha rivelato come carenti di giustizia, insostenibili e che richiedono drastiche riforme per preservare il valore centrale della persona umana.
La normalità a cui il Papa vorrebbe che aspirassimo come discepoli missionari è quella del Regno di Dio di giustizia, pace e uguaglianza tra sorelle e fratelli che hanno Dio come Padre; che dobbiamo anticipare sulla terra attraverso le nostre azioni, politiche e decisioni".
In questo e-book, dopo ogni capitolo, sono stati inseriti alcuni punti di riflessione per lavorare su ogni testo in modo più approfondito, sia individualmente che nelle parrocchie, nei gruppi, nelle famiglie, ecc.
Fraternità, inclusione e cura della casa comune
Pubblichiamo in questa sezione l'Enciclica "Fratelli tutti", firmata ad Assisi il 3 ottobre da Papa Francesco.
Essa propone la fraternità e l'amicizia sociale come le vie indicate per costruire un mondo migliore, più giusto e pacifico, con l'impegno di tutti: persone e istituzioni.
L'Enciclica si pone in continuità con la precedente Laudato si' del 2015, nella quale il Santo Padre - dopo aver denunciato i mali che affliggono la casa comune anche a causa dell'uomo - propone l'ecologia integrale come strumento di amore e rispetto per tutti (e fra tutti) e per il creato.
In "Fratelli tutti" il Papa sottolinea che nella casa comune viviamo tutti come un'unica famiglia e propone azioni concrete per restaurare il mondo e superare i malanni generati dalla crisi della pandemia, che ora è diventata crisi sanitaria, economica, sociale, politica.
- La pace, perchè nessuna opera sarà possibile se le nazioni e i popoli continuano a combattersi.
- Il dialogo, perchè ciascuno trova la propria completezza nell'altro.
- Il rafforzamento del multilateralismo e del no a ogni tipo di guerra.
- La lotta alla globalizzazione dell'indifferenza e la promozione dell'inclusione sociale.
I segni dei tempi mostrano chiaramente che la fraternità umana e la cura del creato formano l’unica via verso lo sviluppo integrale e la pace, già indicata dai Santi Papi Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II.
E' chiaro il messaggio di inclusione che l'Enciclica vuole evidenziare e proporre, fin dalle prime righe.
«Fratelli tutti», scriveva San Francesco d’Assisi per rivolgersi a tutti i fratelli e le sorelle e proporre loro una forma di vita dal sapore di Vangelo.
Con queste poche e semplici parole ha spiegato l’essenziale di una fraternità aperta, che permette di riconoscere, apprezzare e amare ogni persona al di là della vicinanza fisica, al di là del luogo del mondo dove è nata o dove abita.
Questo Santo dell’amore fraterno, della semplicità e della gioia, che mi ha ispirato a scrivere l’Enciclica Laudato si’, nuovamente mi motiva a dedicare questa nuova Enciclica alla fraternità e all’amicizia sociale.
Dappertutto seminò pace e camminò accanto ai poveri, agli abbandonati, ai malati, agli scartati, agli ultimi.
Data e riferimenti del messaggio
La Vergine Maria, Madre della Speranza, interceda per noi e ci accompagni nel cammino quaresimale.
Roma, San Giovanni in Laterano, 6 febbraio 2025, memoria dei Santi Paolo Miki e compagni, martiri.
FRANCESCO
| Elemento | Indicazione |
|---|---|
| Titolo | Camminiamo insieme nella speranza |
| Data | 6 febbraio 2025 |
| Luogo | San Giovanni in Laterano |
| Centro della fede | Gesù Cristo, morto e risorto |
| Primo appello | Camminare |
| Secondo appello | Conversione alla sinodalità |
| Terzo appello | Conversione della speranza |

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