L’interno del Santuario della Beata Vergine Addolorata, conosciuto come Santuario della Madonna dello Zuccarello o semplicemente Santuario dello Zuccarello, è caratterizzato da una navata unica suddivisa in tre campate, interamente decorata da affreschi e arricchita da dipinti, cappelle laterali, statue e testimonianze della devozione popolare.
Il santuario conserva l’affresco della Pietà del 1533, raffigurante la Madonna Addolorata con il Figlio morto sulle ginocchia e la Maddalena dolente, oggetto di particolare venerazione da parte dei nembresi e degli abitanti della Val Seriana e incoronato nel 1920. L’interno custodisce inoltre opere di Enea Salmeggia, Francesco Cavagna, Francesco Muzio, Giovanni Rodigari e altri artisti, insieme a ex voto e dipinti conservati nella sacrestia.
La struttura della chiesa
La chiesa è ad una sola navata, suddivisa in tre campate da due archi a sesto acuto. L’aula, completamente affrescata dal pittore nembrese Giovanni Rodigari, è divisa in tre campate da lesene e presenta nella seconda due cappelle costruite nel 1912, che si aprono su archi a sesto acuto.
Le pareti furono decorate tra il 1912 e il 1918 dal nembrese Giovanni Rodigari, con la collaborazione di Vanni Rossi per alcuni medaglioni collocati sulle pareti laterali. Tutti gli affreschi e le decorazioni furono restaurati nel 2005 da Marcello e Paolo Bonomi.
La seconda campata presenta due piccole cappelle erette nel 1912. La terza campata è in parte occupata dal presbiterio, con l’altare inserito in un grande arco.

La prima e la seconda campata
Sui pilastri della cappella di sinistra sono visibili due affreschi della Madonna col Bambino, di cui uno è datato 1512. Questi dipinti rappresentano una delle testimonianze più antiche conservate all’interno del santuario.
Vi era poi una Pietà, dalla tradizione attribuita a Giovan Battista Moroni, rubata a metà degli anni Novanta. Il dipinto è stato oggetto di furto e non è più stato recuperato.
Nella cappella di destra, dal 2005, è collocata la Natività di Enea Salmeggia, detto il Talpino. Ai lati del dipinto si trovano statue in gesso e stucco che rappresentano i profeti Zaccaria e Isaia, opere del 1682 degli scultori ticinesi Sala.
La cappella di destra è dedicata alla Natività e conserva la pala d’altare di Enea Salmeggia. Vi sono anche due grandi statue in gesso raffiguranti i profeti Isaia e Zaccaria.
Gli affreschi di Giovanni Rodigari
Le pareti del santuario furono affrescate da Giovanni Rodigari, pittore nembrese vissuto tra il 1885 e il 1929. Il ciclo decorativo venne realizzato nei primi decenni del Novecento, nell’ambito dei lavori di ampliamento e di completo restauro dell’edificio.
La decorazione interessa l’intera navata e si integra con la struttura architettonica delle campate, delle lesene, degli archi e delle cappelle laterali. Alcuni medaglioni posti sulle pareti laterali furono realizzati con la collaborazione di Vanni Rossi.
Gli affreschi e le decorazioni, restaurati nel 2005 da Marcello e Paolo Bonomi, contribuiscono a definire l’aspetto unitario dell’interno e accompagnano il visitatore verso il presbiterio.
Il presbiterio e le opere di Francesco Cavagna
La terza campata, preceduta dal grande arco trionfale, è il presbiterio. Sulla parete rivolta verso l’aula sono dipinte le figure di San Donato e San Francesco.
Più in alto si trovano la Vergine Annunciata e l’Angelo annunciante, opere ascrivibili a Francesco Cavagna, vissuto tra il 1580 circa e il 1630. Le figure appartengono alla decorazione della parte superiore del presbiterio e dialogano con le altre opere collocate nell’area dell’altare.
Sempre dello stesso pittore è la Visitazione, dipinta sulla parete a sinistra della piccola nicchia nella quale è posto l’altare. Di fronte si trova la Fuga in Egitto di Francesco Muzio, pittore bergamasco del Seicento di cui non sono note ulteriori attribuzioni certe.
All’interno del presbiterio si trovano quindi il dipinto dell’Annunciazione e la Fuga in Egitto del bergamasco Francesco Muzio, mentre la pala d’altare è costituita dall’affresco della Madonna Addolorata.
La Pietà o Madonna Addolorata del 1533
Sull’altare maggiore si trova una Pietà, denominata Madonna Addolorata, di autore ignoto dell’ambito bergamasco e datata 1533. L’immagine raffigura Maria con il volto giovane e sofferente, mentre sostiene sulle ginocchia il Figlio morto e volge lo sguardo verso lo spettatore.
Maria, con il volto giovane e sofferente, volge lo sguardo verso lo spettatore, quasi ad invitarlo a contemplare il Figlio morto che regge sulle ginocchia. In basso, una figura di fanciulla raffigura una dolente Maddalena.
L’immagine di grande impatto emotivo raffigura una giovane Madonna che tiene tra le braccia il Figlio morto in croce e con lo sguardo rivolto verso l’osservatore; accanto a lei è rappresentata una giovanissima e dolente Maria Maddalena.
L’affresco della Pietà è un oggetto devozionale per i nembresi e per gli abitanti della Val Seriana. Nel 1920, con una solenne cerimonia, le immagini della Madonna e di Gesù furono impreziosite da una corona dorata.
| Opera | Attribuzione o autore | Data o periodo | Collocazione |
|---|---|---|---|
| Madonna Addolorata o Pietà | Autore ignoto dell’ambito bergamasco | 1533 | Altare maggiore |
| Madonna col Bambino | Autore non indicato | Una datata 1512 | Pilastri della cappella di sinistra |
| Natività | Enea Salmeggia detto il Talpino | Collocata dal 2005 | Cappella di destra |
| Profeti Zaccaria e Isaia | Scultori ticinesi Sala | 1682 | Ai lati della Natività |
| Visitazione | Francesco Cavagna | Seicento | Parete a sinistra della nicchia dell’altare |
| Fuga in Egitto | Francesco Muzio | Seicento | Area del presbiterio |
| Affreschi e decorazioni della navata | Giovanni Rodigari, con la collaborazione di Vanni Rossi | 1912-1918 | Navata e pareti laterali |
La collocazione originaria della Pietà
L’affresco denominato Madonna Addolorata si trovava in una cappella aperta nella parete a destra, eliminata durante la ristrutturazione del 1912. Era tale la devozione che mons. Bilabini, arciprete in quegli anni, decise di staccarlo e collocarlo sopra l’altare maggiore, sostituendo la Natività del Salmeggia.
L’immagine fonte di devozione è più volte cambiata: in origine Maria Immacolata delle Grazie, poi Maria Madre della Misericordia, infine Pietà o Madonna Addolorata. Anche la chiesa è stata indicata con diverse denominazioni: Beata Vergine delle Grazie e, nel Settecento, Madonna della Neve.
Il santuario prende il nome dal colle detto dello Zuccarello e conserva l’affresco raffigurante la Pietà del 1533, incoronato nel 1920. Annualmente, l’8 agosto, si ricorda con una festa la consacrazione e la dedicazione dell’edificio alla Madonna Addolorata.
La sacrestia e le testimonianze della devozione
Nei vani adiacenti della sacrestia si trovano diversi dipinti di autori ignoti del Seicento e del Settecento, insieme ad alcuni dipinti più recenti. Queste opere testimoniano, con numerosi ex voto, la fede e la devozione che legano i nembresi al santuario.
La sagrestia del santuario conserva ex voto e dipinti di difficile assegnazione. Gli oggetti votivi costituiscono una testimonianza della continuità della devozione alla Madonna dello Zuccarello e del rapporto tra il luogo di culto e la comunità di Nembro.
Origini e trasformazioni dell’edificio
Originariamente era una semplice cappella addossata alle pareti dell’antico castello della famiglia Vitalba. La tradizione fa risalire la fondazione della chiesa all’8 dicembre 1374 per volontà del nobile Bernardo Vitalba, che sul colle aveva il suo castello.
Secondo la tradizione orale, un piccolo oratorio dedicato alla Madonna Addolorata fu fatto edificare da Bernardo della nobile famiglia Vitalba in prossimità del suo castello l’8 dicembre 1374, anche se il primo atto rogato che lo cita risale al 1469.
Per secoli la chiesa rimase di proprietà della famiglia Vitalba e solo nel 1847 fu trasferita alla Fabbriceria della Parrocchia di Nembro. La cessione completa della proprietà dai Vitalba alla Fabbriceria della parrocchia di Nembro avvenne nel 1847.
Inizialmente tra la famiglia e l’arciprete di Nembro si crearono dissidi circa il beneficio e le rendite che il luogo portava, fino al 22 dicembre 1511, quando tra il nobile e il prelato si raggiunse un compromesso.
L’oratorio fu modificato inizialmente nel 1512, con l’aggiunta di decorazioni a fresco, venendo ampliato nel 1520 con lavori di restauro e con la realizzazione del dipinto della Pietà di autore ignoto nel 1533. Nuovi lavori di mantenimento furono eseguiti durante il XVII secolo.
In origine fu costruita una semplice cappella addossata alle pareti dell’antica dimora. Doveva trattarsi di un unico locale, con l’ingresso dove attualmente si trova la cappella di sinistra e l’altare di fronte.
Un primo ampliamento fu effettuato nel Cinquecento e ne seguirono altri, l’ultimo nei primi decenni del Novecento. Nei primi decenni del Novecento furono eseguiti nuovi lavori con un completo restauro dell’edificio, furono realizzate due cappelle laterali e venne affrescata tutta la navata da Giovanni Rodigari.
Nel 2004 si è concluso il restauro del complesso che sorge intorno al Santuario della Madonna dello Zuccarello. Nel 2005 furono restaurati tutti gli affreschi e le decorazioni dell’interno.
Il rapporto tra interno e contesto storico
Del castello è rimasto ben poco: solo le tracce dell’antico fossato e, all’interno, una parte del muro posto a fianco della scala per salire alla cantoria. La chiesa venne quindi costruita in prossimità dell’antica dimora fortificata della famiglia Vitalba.
Il santuario della Beata Vergine Addolorata, conosciuto come Santuario della Madonna dello Zuccarello o semplicemente Santuario dello Zuccarello, è un luogo di culto cattolico di Nembro, in provincia di Bergamo.
Il santuario si trova sulla sommità del colle dello Zuccarello, sopra il paese di Nembro, in una posizione che domina la valle sottostante e le montagne circostanti. L’edificio e le opere conservate al suo interno uniscono la memoria della fondazione medievale, gli ampliamenti successivi e la decorazione novecentesca.
Santuario della Madonna dello Zuccarello - Nembro - Drone Footage [FullHD]
La lettura artistica dell’interno
L’interno del santuario riunisce opere appartenenti a epoche diverse: gli affreschi quattrocenteschi e cinquecenteschi della Madonna col Bambino, la Pietà del 1533, le opere seicentesche di Francesco Cavagna e Francesco Muzio, la Natività di Enea Salmeggia e la decorazione novecentesca di Giovanni Rodigari.
La navata unica permette di percepire con immediatezza la successione delle tre campate e la progressione visiva verso il presbiterio. Le cappelle laterali, gli archi a sesto acuto e il grande arco che introduce all’area dell’altare organizzano lo spazio e valorizzano le principali opere figurative.
Il percorso interno conduce dai dipinti della Madonna col Bambino e dalla Natività verso il presbiterio, dove la Pietà del 1533 occupa il punto di maggiore rilievo devozionale. La presenza degli ex voto nella sacrestia amplia il significato delle opere, collegando la storia artistica del santuario alla fede della comunità.
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