Gli evangelici visitano le basiliche in Terra Santa

Gli evangelici visitano le basiliche e i santuari della Terra Santa per accostarsi ai luoghi nei quali, secondo la tradizione cristiana e il racconto dei Vangeli, si sono svolti gli eventi centrali della vita, della passione, della morte e della risurrezione di Gesù. Per conoscere meglio Gesù andiamo a conoscere la sua terra.

La Terra Santa è la Terra di Gesù. Il Figlio di Dio si è incarnato, ha condiviso la nostra vita, è venuto a mostrarci l’amore del Padre. La sua terra costituisce il contesto della storia della salvezza, perché tutta la sua vita, tutto ciò che ha detto ed ha fatto, significa Rivelazione della bontà del Padre.

Perché gli evangelici visitano le basiliche della Terra Santa

Qui facciamo memoria del racconto evangelico che descrive i diversi momenti della vita di Gesù, legati a luoghi particolari. Paolo VI diceva che esiste certo una “storia della salvezza” ma che in Terrasanta si sperimenta anche una “geografia della salvezza”.

In fondo la vicenda cristiana non è un evento astratto ma ha tempi e luoghi precisi. “La Terra Santa - dice il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme dei Latini - è un quinto Vangelo. Mi piace anche definirla una sorta di ottavo sacramento, perché permette di fare esperienza di un incontro con Gesù, fisicamente, che si può toccare.”

Tutti possono essere perfettamente cristiani senza andare in Terra Santa, ma se ci si reca in Terra Santa, la fede cristiana diventa più forte e più concreta. L’invito a visitare i luoghi santi riguarda quindi anche i cristiani evangelici, che possono vivere il pellegrinaggio come un percorso di ascolto della Scrittura, di preghiera e di memoria della vita di Cristo.

Cartina dei luoghi cristiani in Terra Santa

La geografia della Terra Santa

Terra Santa è la zona che va da Dan al nord fino a Bersabea al sud, ad est il fiume Giordano ad ovest il Mar Mediterraneo. Da nord a sud si trova la depressione della Valle del Giordano, la catena montuosa centrale e la costa del Mediterraneo.

La parte settentrionale è la Galilea, fertile regione agricola, quella centrale la montuosa Samaria, quella meridionale la Giudea, dove si trova Gerusalemme. Al sud la zona desertica del Neghev che termina con una punta sul Mar Rosso.

Nella Bibbia è ricordata con nomi diversi connessi alle differenti epoche storiche. È chiamata terra di Canaan prima dell’arrivo del popolo ebraico, poi terra d’Israele e, in epoca romana, Palestina.

AreaCaratteristiche
GalileaRegione settentrionale e fertile
SamariaZona centrale montuosa
GiudeaRegione meridionale nella quale si trova Gerusalemme
Valle del GiordanoDepressione che attraversa la regione da nord a sud
NeghevZona desertica meridionale che termina sul Mar Rosso

Nazareth e la Basilica dell’Annunciazione

Nazareth è il luogo nel quale si ricorda l’Annunciazione dell’arcangelo Gabriele a Maria della nascita di Gesù, ma anche l’infanzia nella sacra Famiglia e la crescita di Gesù: “Gesù cresceva in sapienza età e grazia davanti a Dio ed agli uomini” (Lc 2,52).

È la maggiore città araba e capoluogo della regione della Galilea, prevalentemente cristiana. Il suo nome per tradizione significa “la fiorita”.

Punto centrale è la Basilica dell’Annunciazione, grande edificio del 1969, costruito sui resti della chiesa francescana del 1730. Al di sotto i resti della chiesa crociata e sotto ancora la chiesa bizantina.

Custodisce la Grotta dell’Annunciazione, che era stata trasformata in sinagoga-chiesa dalla comunità dei giudeo-cristiani chiamati “i fratelli del Signore”. Qui risuonano le parole dell’arcangelo “Nulla è impossibile a Dio” (Lc 1) e l’”Eccomi” di Maria.

Poco distante si trova anche la chiesa di S. Giuseppe, costruita sul luogo di abitazione della Sacra Famiglia. Gli evangelici possono accostarsi a Nazareth come al luogo dell’inizio dell’incarnazione e meditare sul consenso di Maria e sulla vita nascosta della famiglia di Gesù.

Basilica dell’Annunciazione a Nazareth

Il Lago di Tiberiade e i luoghi della predicazione

Il Lago di Tiberiade è chiamato mare di Galilea per la sua estensione (km 20X12), o anche mare di Kinneret, da kinnar, arpa, per la sua forma. Qui Gesù inizia la sua vita pubblica e chiama i primi discepoli; “Passando lungo il mare… vide Pietro e Andrea e…Giacomo e Giovanni. E subito li chiamò” (Mc 1,16-20).

Affacciate sul Lago si trova il sito di Cafarnao, dove Gesù va a vivere in casa di Pietro, ed il sito di Magdala. Sul lago, che attraversiamo con la barca, si ricorda il Vangelo della tempesta sedata e di Gesù che cammina sulle acque: “Sono io, non abbiate paura” (Gv 6,20).

La visita del lago permette di collegare il paesaggio alle chiamate dei primi discepoli, alla predicazione di Gesù e ai racconti evangelici nei quali l’acqua diventa luogo di prova, di rivelazione e di fiducia.

Cafarnao e la casa di Pietro

Cafarnao era una cittadina importante per l’attività della pesca e perché vi si trovava un posto di dogana. Era attraversata infatti dalla Via del Mare, percorsa dalle carovane dei mercanti.

Qui Gesù compie i primi miracoli ed evangelizza. Abbandonata dopo un terremoto è stata scavata dai francescani che hanno trovato i resti dell’ampio abitato, la sinagoga, ma soprattutto la chiesa bizantina.

Questa, di forma ottagonale con due muri concentrici, custodisce una piccola porzione di abitazione trasformata in sinagoga-casa. E’ la casa di Pietro dove Gesù si trasferisce.

Qui avviene la guarigione della suocera di Pietro e del paralitico. Nella sinagoga libera l’indemoniato e pronuncia il discorso sul “Pane di vita” dove afferma: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna ed io lo risusciterò nell’ultimo giorno” (Gv 6,56).

Terra Santa, torna l’acqua a Tiberiade dopo 16 anni di secca

Betlemme e la Basilica della Natività

Betlemme significa in ebraico “casa del pane” ed è il luogo di nascita del re Davide, figlio di Iesse, il re pastore che preannuncia la venuta di Gesù. Maria e Giuseppe raggiunsero Betlemme per il censimento sotto Cesare Augusto, poiché Giuseppe era della casa di Davide.

“Quando venne la pienezza del tempo Dio mandò suo figlio, nato da donna” (Gal 4,4), Gesù che nasce in una grotta. Questo luogo è custodito nella Basilica della Natività, la più antica delle chiese fatte costruire da Elena, madre dell’imperatore Costantino.

La chiesa che visitiamo è stata risistemata da Giustiniano nel sec. VI. All’interno si trovano splendidi mosaici bizantini restaurati del sec. XII ed una bellissima iconostasi.

L’accesso avviene attraverso la porta detta dell’umiltà, apertura ridotta dei grandi antichi portoni. A fianco si trova la chiesa di S. Caterina d’Alessandria, costruita dai francescani alla fine del sec. XIX, preceduta dal chiostro medioevale.

Poco distante dal paese si trova il Campo dei pastori, dove gli angeli apparvero ai pastori annunciando la nascita del Salvatore e intonarono “Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini amati dal Signore” (Lc 2,13).

Porta dell’Umiltà Basilica della Natività

Gerusalemme, cuore della Terra Santa

Gerusalemme è considerata il cuore della Terra Santa. Soprannominata anche “Città della pace”, fu conquistata dai Gebusei nel sec. XI AC dal re Davide, che ne fece la capitale del regno di Israele.

Fu il figlio Salomone a costruire il Tempio che custodiva l’Arca dell’Alleanza. Nei secoli è stata teatro di eventi drammatici: la distruzione della città e del tempio da parte dei Babilonesi nel sec. VI AC e da parte dei Romani nel 135 DC.

Le mura che la circondano sono invece state edificate da Solimano, il reggente ottomano nel sec. XVI. Custodisce la Spianata delle Moschee, dove si trova il Kotel, Muro del pianto, luogo più santo per gli ebrei, la Moschea della Roccia, uno dei luoghi più importanti dell’Islam, ed il Santo Sepolcro.

Per i cristiani, Gerusalemme ha un cuore: la Basilica del Santo Sepolcro, dove si trovano il Calvario e la Tomba di Cristo. La città consente di ripercorrere la Via Crucis, di pregare nei luoghi della Passione e di contemplare lo spazio nel quale la tradizione cristiana colloca la morte e la risurrezione di Gesù.

La Basilica del Santo Sepolcro

La Basilica del Santo Sepolcro è una delle mete principali e irrinunciabili dei pellegrini che visitano Gerusalemme. È chiamata dai Greci ortodossi Anastasis, Resurrezione, ed è custodita dalla loro comunità, dai Francescani, dagli Armeni e dai Copti.

La prima basilica che l’imperatrice Elena fece costruire fu molto danneggiata dai persiani nel sec. VII. L’attuale costruzione fu edificata dai crociati.

La cappella del Calvario è elevata di m 5 rispetto alla navata. La roccia sotto l’altare presenta il foro di infissione della Croce: “Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Golgota, dove lo crocifissero” (19,17-18).

Poco distante si trova l’edicola dell’Anastasis sormontata dalla grande cupola. All’interno, preceduta da un’anticamera, si trova la camera sepolcrale, dove è stato posto il corpo di Gesù su una roccia, protetta oggi da una lastra di marmo.

Qui è avvenuto l’annuncio della Pasqua: “Un angelo del Signore, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. disse alle donne: non abbiate paura, so che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto” (Mt 28,2-6).

Interno della Basilica del Santo Sepolcro

La Dedicazione della Basilica

La comunità cristiana di Gerusalemme il 15 luglio celebra la solennità della Dedicazione della Basílica del Santo Sepolcro. Il 15 luglio del 1149, 50° anniversario della conquista di Gerusalemme, i crociati festeggiarono l'evento inaugurando la nuova basilica, completamente restaurata.

Il vescovo Fulcherio fece scolpire sulla porta principale un'iscrizione in latino, a futura memoria: "Questo Santo luogo è stato santificato dal sangue di Cristo”. Alla liturgia delle 7:30 del mattino hanno partecipato sacerdoti, religiosi e pellegrini.

Per l’occasione, l'altare è stato predisposto nel vestibolo dell'edicola del Sepolcro, la cosiddetta "Cappella dell'Angelo", dove padre Dobromir Jasztal, Vicario custodiale, ha presieduto la celebrazione.

Nell’omelia, ha ricordato gli eventi accaduti in questo luogo santo, commentando le letture: il riferimento al Servo sofferente di Isaia e i fatti accaduti a Gerusalemme, nelle parole di san Paolo.

La missione di un testimone è annunciare quello che vede. E Maria Maddalena ha visto e annunciato. “Perche cercate tra i morti colui che é vivo? Non è qui, è risuscitato”.

“Questo annuncio arriva anche a noi oggi - sottolinea padre Dobromir. “Credere nella resurrezione e’ passare da questo mondo di violenza alla non violenza, liberarsi dall’egoismo e camminare verso la pace”.

La Basilica e’ considerata il centro del mondo, perché proprio dalla morte di Cristo sul Calvario e dalla Risurrezione dal Sepolcro Vuoto è venuta la vita.

Le celebrazioni quotidiane

L´apertura della Basilica avviene molto presto alle 4 del mattino: le tre comunità aprono insieme le sue grandi porte. Giorno e notte celebrano a turno nei diversi punti della chiesa e negli spazi comuni come la tomba e il Calvario.

Le Sante Messe cominciano alle 4.30 a cui seguono le celebrazioni per i pellegrini nelle diverse cappelle. La pluralità di confessioni e di riti fa della basilica uno spazio nel quale diverse comunità cristiane custodiscono e celebrano la memoria del medesimo evento pasquale.

Tipico della fede cristiana professata a Gerusalemme è la sua pluralità di confessioni non solo ad extra tra diverse Chiese e denominazioni cristiane ma anche ad intra della Chiesa Cattolica, con i differenti riti.

Questa pluralità che risale all’origine stessa della Chiesa, nella Pentecoste, costituisce una ricchezza di storia, di liturgia, di disciplina e di dottrina, che nella Gerusalemme cristiana, specie nel suo cuore quale è la Basilica del Santo Sepolcro, diventa molteplicità di voci, di colori e di riti.

Eppure, c’è unità nella diversità. Quando ogni confessione celebra il suo culto, si distingue dalle altre. Invece, quando ciascun credente, di ogni confessione, venera il medesimo luogo santo della morte e risurrezione, si unisce indistintamente agli altri credenti in Cristo.

Il Monte degli Ulivi, il Getsemani e la Via Crucis

Il Monte degli Ulivi è alto m 800 sul lato est della città vecchia di Gerusalemme ed è ricoperto di ulivi. È la zona dove Gesù si ritirava a pregare.

Il pianto e il lamento di Gesù su Gerusalemme sono commemorati nella chiesa del Dominus Flevit, che regala uno dei panorami più suggestivi della Città Santa. Pochi metri più in basso, accanto al giardino degli ulivi, si trova la Basilica del Getsemani, luogo dell’agonia di Gesù.

Si trovano qui la Grotta del Getsemani e la Basilica dell’Agonia, che custodiscono la memoria della Passione: “Uscì ed andò come al solito al Monte degli Ulivi, anche i discepoli lo seguirono… Poi si allontanò da loro quanto un tiro di sasso, cadde in ginocchio e pregava…Entrato nella lotta pregava più intensamente e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadono a terra” (Mc 22, 39-44).

“Noi francescani della Custodia di Terra Santa conserviamo con tanto amore questi otto ulivi piantati per ricordare l´agonia del Signore.”

All’interno delle Mura di Gerusalemme i pellegrini ripercorrono le XIV stazioni della Via Crucis. Una pratica iniziata dai francescani nel 1600 e che si ripete ogni venerdì, fino ad oggi.

Vicino c’è la Tomba di Maria, cripta della grande chiesa crociata, abbattuta dai musulmani costruita sul luogo di sepoltura della Vergine, tomba vuota che ricorda l’Assunzione.

Dominus Flevit e Monte degli Ulivi

Il Cenacolo e il Monte Sion

Il Cenacolo è uno dei siti cristiani più importanti, dove è stata istituita la S. Eucarestia nell’Ultima Cena e dove è disceso lo Spirito Santo su Maria e gli Apostoli nella Pentecoste.

Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: “Dove vuoi che andiamo a preparare perché tu possa mangiare la Pasqua?” (Mc 14,12).

Si trova sul Sion cristiano, è una sala al piano superiore di stile medievale edificata dai crociati sul luogo di una basilica bizantina. Oggi di proprietà ebraica, fu custodita a partire dal sec. XIV dai francescani, che edificarono un grande convento.

È stata anche trasformata in moschea, come dimostra il mihrab rivolto ad oriente. È frequentemente visitato dai pellegrini che ricordano gli eventi narrati nel Vangelo.

La Giordania e le memorie cristiane

Quando si pensa alla Terra Santa, quando si parla di Terra Santa, viene naturale riferirsi ai luoghi storici della vita di Gesù in Palestina e Israele: Betlemme, Nazaret, Cafarnao, Gerusalemme. Ma c’è un altro Paese dove sono disseminate memorie cristiane e che vale la pena rendere meta di pellegrinaggi: la Giordania.

È la terra attraversata dal popolo ebraico guidato da Mosè verso il luogo della promessa, dove si sono svolti diversi episodi biblici e anche evangelici. È la terra dalla quale Mosè prima di morire ha potuto vedere la terra di Canaan.

È la terra dove Gesù è stato battezzato da Giovanni il Battista, dove il Nazareno ha incontrato i suoi primi apostoli Andrea e Pietro, dove ha guarito e compiuto miracoli.

In un contesto difficile - basta ricordare i Paesi con cui confina e cioè Siria, Iraq, Arabia Saudita, Israele e Palestina - la Giordania si segnala per la sua stabilità e per la pacifica convivenza delle diverse tradizioni religiose.

I cristiani sono una minoranza, il 4 per cento della popolazione, e si sentono cittadini a pieno titolo del Paese: gestiscono scuole e ospedali e per quanto riguarda i cattolici di rito latino, rappresentano la parte più consistente della diocesi guidata dal patriarca latino di Gerusalemme.

Il Monte Nebo

Dal Monte Nebo, luogo dal quale Mosè contemplò la Terra Promessa, si può ammirare il Mar Morto e il deserto di Giuda, la valle del Giordano e la montagna di Giudea e Samaria. Quando il cielo è terso si distingue Gerusalemme e la strada che conduce alla Città Santa.

Si devono alla Custodia di Terra Santa la scoperta e gli scavi in questo luogo e in particolare a fra Girolamo Mihaic che nel 1932 riuscì ad acquistare il terreno.

Le campagne di scavo, condotte negli anni Trenta e poi all’inizio degli anni Sessanta, interrotte a causa delle campagne militari e quindi riprese negli anni Settanta da padre Michele Piccirillo, hanno portato alla luce un patrimonio unico.

Di questo luogo parlano sia la pellegrina Egeria, pioniera della Terra Santa alla fine del quarto secolo, sia Pietro Iberico, futuro vescovo monofisita di Gaza.

Gli scavi hanno portato alla luce tesori, in particolare dei mosaici bizantini conservatisi nella loro interezza. È possibile dunque oggi distinguere sia i resti della prima basilica datata al 430 dopo Cristo, gli ambienti monastici costruiti negli anni successivi, la nuova grandiosa basilica del 500 terminante in una costruzione con tre absidi, un antico battistero, quindi la basilica del VI secolo e la cappella della Theotokos.

Le strutture sono state lungo i secoli soggette a crolli provocati da terremoti. Dal 2016 i pellegrini vengono accolti nella basilica sapientemente ricostruita con l’impiego di legno, che fa immediatamente distinguere tutto l’antico senza che il moderno lo sovrasti.

Basilica del Monte Nebo in Giordania

Il sito del Battesimo di Gesù

Il luogo evangelico più significativo è certamente quello dove è avvenuto il battesimo di Gesù, la “Betania oltre il Giordano” citata nel Vangelo di Giovanni, conosciuta nei primi secoli dell’era cristiana come Bethabara e oggi Al-Maghtas, che in arabo significa “battesimo” o “immersione”.

Compare anche sulla famosa mappa di Madaba, realizzata in mosaico nel VI secolo. A confermarlo sono importanti testimonianze archeologiche.

Tra la fine del V e l’inizio del VI secolo, l’imperatore bizantino Anastasio I Dicoro fece costruire il primo tempio dedicato a Giovanni Battista. La costruzione è descritta dai pellegrini dell’epoca.

Successivamente venne qui costruita la Basilica della Santissima Trinità, una chiesa lunga almeno 27 metri e larga più di 15. Tutt’attorno gli scavi hanno portato alla luce grotte di eremiti, cappelle, mosaici, pavimenti in marmo e un grande battistero a forma di croce.

Poco distante emersi anche resti legati alla memoria del profeta Elia. L’area nel 2015 è stata diventata patrimonio mondiale dell’UNESCO.

Anche in questo caso colpisce la scelta di voler preservare il luogo senza alcun intervento invasivo, come spiega il direttore del sito del Battesimo Rustom Mkhjian: soltanto agili strutture in legno ricoprono alcuni dei luoghi.

Aqaba e Petra

La chiesa di Aqaba, del III secolo, viene presentata come l’edificio costruito intenzionalmente per le celebrazioni cristiane più antico al mondo. La chiesa è stata riportata alla luce dagli archeologi nel 1998.

È probabile che la sua posizione periferica all’interno dell’impero romano l’abbia salvata dalla distruzione durante la Grande Persecuzione, scoppiata pochi anni dopo la costruzione della chiesa, nel 303, con l’editto dell’imperatore Diocleziano.

I suoi resti sono stati scoperti nella città costiera giordana affacciata sul Mar Rosso nel giugno 1998 da un gruppo di archeologi. È apparsa subito evidente l’unicità della chiesa per il suo stile architettonico, che metteva in discussione la percezione diffusa tra gli storici secondo la quale i primi edifici di culto cristiani in Giordania sarebbero risalenti alla fine del IV secolo.

Anche la stupenda città di Petra conserva delle memorie cristiane, e in particolare una chiesa bizantina con mosaici risalenti al V-VI secolo, che mostrano scene di vita e natura e il passaggio da decorazioni pagane a motivi cristiani.

È dotata di uno dei più grandi battisteri dell’antichità, ricavato da una preesistente cisterna. Un’adiacente cappella basilica è detta anche “chiesa blu” a causa del granito azzurro di origini egiziane.

È stata costruita su un precedente edificio di culto nabateo e poi distrutta da incendi e terremoti.

Macheronte e la memoria di Giovanni Battista

Su questo monte esisteva una fortezza asmonea fatta costruire nel 90 avanti Cristo dal re Alessandro Ianneo. Il presidio militare venne distrutto dai romani e nel 30 avanti Cristo Erode il Grande iniziò a costruirvi un palazzo fortezza per trascorrervi l’inverno.

Anche da qui si gode un panorama unico. I resti ritrovati parlano di un palazzo che entrava nel ventre nella montagna ed era attorniato da un villaggio dedicato alla servitù.

Da questo luogo Erode il Grande era solito muoversi per andare a curarsi al Mar Morto. Secondo la tradizione tra queste mura venne tenuto prigioniero Giovanni Battista e qui Erode Antipa acconsentì al desiderio di Salomè facendolo decapitare.

La fortezza venne distrutta dal re Areta IV nell’anno 37 e definitivamente rasa al suolo dai romani nel 71.

La presenza cristiana e la Custodia di Terra Santa

La Custodia di Terra Santa ha il compito di custodire 80 santuari, dai più grandi ai meno noti, situati negli attuali confini di Israele, Palestina, Giordania e Siria.

La Presenza francescana in Terra Santa risale al 1217, con l'arrivo dei primi francescani: una presenza confermata attraverso i documenti emessi dai papi nel corso dei secoli.

Nel 2019, la Custodia di Terra Santa ha celebrato 800 anni di presenza a rimarcare che, anche se il numero dei cristiani può variare nel corso degli anni, la cristianità vi permane stabilmente.

Non solo i luoghi santi, prevalentemente custoditi dai francescani, ne sono i segni storici, ma anche l’apporto delle scuole cristiane, dalle numerose elementari e superiori sparse sul territorio alla università di Betlemme e agli enti accademici in studi biblici di Gerusalemme, ne rappresentano per così dire l’anima viva, poiché trasmettono i valori cristiani nella società israeliana e in quella palestinese.

Segno di speranza è quindi anche una certa vivacità ecclesiale e culturale presente in Terra Santa. I pellegrinaggi in Terra Santa sono stimolo spirituale e pastorale per i cristiani locali e anche fonte di benessere economico.

“Questa terra è da tanti amati e desiderata. Tutti noi siamo chiamati a custodirla, proteggerla e sentirla nostra. È all’origine della nostra cultura, storia, religione…Per questo è necessario il sostegno di tutti!”.

Le basiliche come luoghi di incontro tra confessioni

Gerusalemme cristiana è caratterizzata dalla presenza di molte confessioni cristiane. La pluralità delle Chiese e dei riti costituisce una ricchezza di storia, di liturgia, di disciplina e di dottrina.

Questa pluralità diventa nella Basilica del Santo Sepolcro molteplicità di voci, di colori e di riti. Quando ogni confessione celebra il suo culto, si distingue dalle altre; quando ciascun credente, di ogni confessione, venera il medesimo luogo santo della morte e risurrezione, si unisce indistintamente agli altri credenti in Cristo.

Le difficoltà nascono quando le confessioni cristiane, invece di sostenersi a vicenda, vogliono agire come i figli di Zebedeo e sedersi uno alla destra e l’altro alla sinistra del Signore, escludendo gli altri apostoli.

Per gli evangelici, la visita alle basiliche può essere vissuta nel rispetto della pluralità delle tradizioni cristiane, mantenendo al centro la lettura biblica degli eventi e la confessione della morte e della risurrezione di Gesù Cristo.

Il pellegrinaggio durante la pandemia

Negli ultimi anni, i santuari in Terra Santa hanno ricevuto milioni di pellegrini da tutto il mondo. Luoghi mistici, dove si sperimenta la grazia della Rivelazione.

Durante questo 2020 a causa del Coronavirus anche i santuari di Terra Santa hanno dovuto affrontare drastici cambiamenti: dalla moltitudine di pellegrini ai santuari vuoti.

La Chiesa in Israele e Palestina ha subito e continua a subire lo sconvolgimento causato dalla pandemia di coronavirus che ha limitato la vita ecclesiale locale e l’ha privata della presenza dei pellegrini, numerosissimi negli anni 2018-2019.

L´apertura della Basilica del Santo Sepolcro avviene molto presto alle 4 del mattino: le tre comunità aprono insieme le sue grandi porte. La speranza ci ha sempre accompagnato, nonostante la porta fosse chiusa, la speranza di aprirla, ricevere nuovamente i cristiani, di mostrare i luoghi santi, di portarli addirittura noi stessi all’interno.

Questa speranza rimane tra noi, tra noi frati, tra i cristiani. Dobbiamo essere prudenti certo, ogni tanto il Signore ce lo raccomanda. La speranza dovrà essere arricchita attraverso il tempo.

Pellegrini, pace e convivenza

La situazione della Terra Santa coinvolge popoli e religioni diverse. Non vi può essere altra soluzione che la convivenza pacifica e fraterna, nel nome della fraternità universale, cara a Papa Francesco, e non vi può essere altro metodo per perseguire tale soluzione che il dialogo tra popoli e tra religioni.

Ad una pace giusta si giunge solo col dialogo e non con la forza. Dialogo però significa anche realismo e pragmatismo. Non si raggiungerà mai la pace se non si abbandonano posizioni ideologizzate.

La diplomazia vaticana preferisce la pazienza e l’attesa, anche lunga, perché si prefigge il bene maggiore piuttosto che il male minore, senza però calpestare la dignità umana. Le due cose si conciliano nel discernimento delle situazioni.

Il pellegrinaggio non cancella la complessità storica e politica della regione, ma permette di incontrare i luoghi santi insieme alle comunità cristiane che vivono oggi in questa terra. L’incontro con le “pietre vive” rappresentate dalle comunità cristiane di oggi completa la visita alle pietre degli edifici e dei santuari.

La speranza cristiana nei luoghi santi

Tra speranza e disperazione, come diplomatico risponderei con le parole di Blaise Pascal: “bisogna scegliere tra il vivere come se Dio ci fosse e il vivere come se Dio non ci fosse… Chi scommette sull’esistenza di Dio, se guadagna, guadagna tutto; se perde non perde nulla: bisogna dunque scommettere senza esitare”.

Come credente rispondo con le parole di S. Pietro: “Signore da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna”.

In questi anni, spesso ho celebrato e rivissuto la storia della salvezza nei luoghi santi in cui i Vangeli ci rivelano i gesti e le parole di Gesù. Ma è nella quotidianità che avviene l’incontro con la “salvezza”.

Al mattino, quando mi alzo dal letto, spesso getto uno sguardo attraverso la finestra della mia stanza verso la città vecchia di Gerusalemme per ritrovare tra tetti e minareti le cupole del Santo Sepolcro e quindi formulo o penso una breve invocazione al Signore.

Così, per me, si fondono i tempi e i luoghi della salvezza che il Signore mi offre. Gli evangelici che visitano le basiliche in Terra Santa possono vivere la stessa esperienza di collegamento tra il testo biblico, la memoria dei luoghi e la preghiera personale.

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