Madonna di Monte Berico: storia, significato e informazioni sul santuario di Vicenza

Il Santuario della Madonna di Monte Berico è il più noto e frequentato Santuario mariano della Regione Veneto e sorge sul colle che domina Vicenza. Il luogo è legato alle apparizioni della Vergine a Vincenza Pasini, una contadina alla quale Maria avrebbe chiesto di far costruire una chiesa in suo onore, promettendo la fine della peste che colpiva la città.

Oggi Monte Berico è un luogo ricco di spiritualità, cultura e accoglienza, dove fede e arte si incontrano per offrire ai visitatori e pellegrini un’esperienza unica. Il Santuario è dedicato alla Madonna di Monte Berico, venerata come Madre della Misericordia, ed è anche la patrona della città di Vicenza.

Le origini del culto e il significato delle apparizioni

La storia della Madonna del Monte Berico risale al XV secolo. Le sue origini affondano in un periodo di particolare sofferenza per la città di Vicenza, colpita tra il 1425 e il 1428 da una gravissima epidemia di peste.

Ci troviamo appunto nel Veneto del XV secolo, un tempo di forte instabilità sociale e politica per le terre italiche, e un momento di particolare difficoltà per quel Veneto che, nel corso del Quattrocento, si trova flagellato da carestie e pestilenze in seguito alle incursioni degli eserciti nemici che aspirano alla conquista del territorio. Non tocca sorte diversa a Vicenza: la città è infatti drammaticamente colpita da epidemie e contagi che infieriscono sulla già misera vita dei vicentini.

In questo quadro di povertà e miseria si aggiunge il rapido succedersi di diversi potenti che, uno dopo l’altro, prendono il controllo di Vicenza: prima gli Scaligeri di Verona, poi i Visconti di Milano e infine la Repubblica di Venezia. Mancanza di salute e prosperità, ma anche di autonomia e libertà, dunque.

L’apogeo della crisi si raggiunge nel 1424, anno in cui la peste flagella Vicenza con una violenza inaudita. È in questo drammatico contesto che trovano spazio le apparizioni di cui andiamo a parlare.

Chi era Vincenza Pasini

A quei tempi viveva infatti a Vicenza un falegname, di nome Francesco di Giovanni da Montemezzo, il quale possedeva pure una vigna sul Monte Berico, quella altura che, sorgendo ai bordi della città, sembra quasi dominarla interamente, offrendo a chiunque si rechi sulla cima un panorama stupendo e la possibilità di abbracciare con un colpo d’occhio la quasi totalità dell’abitato sottostante.

Quando Francesco saliva al monte per lavorare nella vigna, la moglie, tale Vincenza Pasini da Sovizzo, usava portargli del cibo affinché il marito avesse di che pranzare senza dover abbandonare il podere per rientrare in città in cerca di vettovaglie.

Vincenza Pasini era una povera contadina e, proprio per la sua semplicità e la sua poca cultura, non fu creduta subito né dai cittadini né dalle autorità ecclesiastiche. Fu la seconda apparizione, insieme all’imperversare della pestilenza, a convincere prima di tutti i cittadini e quindi le autorità a dare credito alla donna.

La prima apparizione del 7 marzo 1426

La tradizione ci dice che il 7 marzo 1426, verso le nove di mattina, mentre Vincenza si stava recando, come al solito, a portare il pranzo al marito, ecco che sulla via le apparve la Vergine.

Secondo la tradizione popolare, la Madonna avrebbe pronunciato queste parole:

«Non temere Vincenza. Sono la Madre di Gesù morto in croce per la salvezza degli uomini. Va’ e avvisa i Vicentini che io voglio in questo luogo una Chiesa consacrata al mio nome; solo allora saranno liberati dal flagello che li percuote. Dirai al popolo i miei comandi: se non obbediranno, non cesserà la peste. Come prova della mia volontà scavino fra queste rocce aride e ne scaturirà una fonte copiosa».

La Madonna avrebbe chiesto a Vincenza di costruire una chiesa in suo onore sulla collina. La tradizione riferisce inoltre che Maria promise grazie abbondanti e la propria benedizione materna a coloro che avessero visitato la chiesa nelle feste a lei dedicate e nella prima domenica di ogni mese.

«Dirai inoltre che tutti coloro i quali visiteranno questa Chiesa nelle Feste a Me dedicate e nella prima domenica di ogni mese, avranno grazie abbondanti, e riceveranno la mia benedizione materna».

Quando la donna fece ritorno a Vicenza, raccontando l’accaduto, nessuno le credette: come si poteva prestare fede a una donna così semplice e di così poca cultura, che per di più riferiva un episodio così straordinario?

La seconda apparizione del 1° agosto 1428

Due anni dopo, precisamente il 1 agosto 1428, la Madonna apparve nuovamente sul Monte Berico a Vincenza Pasini, ripetendo l’invito alla costruzione di una chiesa a lei dedicata e ribadendo la promessa di salvare Vicenza dalla peste.

Questa volta, forse anche per l’infuriare della peste, la veggente venne creduta. La seconda apparizione convinse le autorità a prendere sul serio la richiesta attribuita alla Vergine e a dare avvio alla costruzione dell’edificio sacro.

La costruzione della prima chiesa

La posa della prima pietra avvenne il 25 agosto 1428. La prima chiesetta tardogotica fu costruita in pochi mesi, mentre accanto alla chiesa venne edificato un piccolo cenobio per ospitare una comunità religiosa dedita all’accoglienza dei pellegrini.

La chiesa fu costruita in soli tre mesi, come testimonia il codice manoscritto del processo sulla veridicità dei miracoli intrapreso dalle autorità locali insieme alla costruzione del Santuario.

Appena si pose mano all’opera, si vide l’arresto del contagio e, a mano a mano che si proseguiva nei lavori, riportano le cronache dell’epoca, la pestilenza andava diminuendo, portando gradualmente la devozione a diffondersi anche nei vicini Comuni, anch’essi gradualmente liberati dal contagio epidemico.

Man mano che l’opera cresceva la virulenza della peste andava scemando al punto che quando arrivarono al tetto, la “brutta bestia” era completamente debellata.

Questo parallelismo tra la costruzione della chiesa e la liberazione dalla peste è diventato uno degli elementi centrali del significato religioso attribuito al santuario: la chiesa è considerata il segno concreto della fiducia dei vicentini nella protezione della Vergine e della loro risposta alla richiesta ricevuta.

Le verifiche storiche e la morte della veggente

Nel 1430 fu dato incarico al giureconsulto Giovanni Da Porto e al successore Luigi Da Porto, che condusse il processo e redisse l’atto notarile di 16 pagine, autentificato da 3 notai e sottoscritto dal Podestà Marco Micheli.

L’atto è custodito nella Biblioteca Bertoliana di Vicenza. La veggente Vincenza Pasini morì all’età di 78 anni, nel 1433.

I primi custodi del santuario

Accanto al santuario venne edificato un cenobio atto ad ospitare i membri di una comunità religiosa che si potesse dedicare all’accoglienza dei pellegrini.

Ai Frati dell’Ordine di Santa Brigida, giunti nel 1429, seguirono, a partire dal 1435, coloro che saranno poi i definitivi custodi del santuario, ovvero i Servi di Maria, primo fra i quali la tradizione ricorda fra’ Antonio da Bitetto.

Annesso alla chiesa è un piccolo convento abitato dal 1435 dai Servi di Maria, che ancora vi dimorano. I Servi di Maria ritornarono nel 1835, grazie all’avallo dell’Imperatore d’Austria, dopo l’allontanamento provocato dal decreto napoleonico del 1810 che imponeva la soppressione dell’Ordine e l’allontanamento dai conventi.

Anche nel 1866, dopo l’Unità d’Italia, i Servi di Maria dovettero lasciare il convento per ritornarci definitivamente nel 1875, quando il Consiglio comunale di Vicenza decise di ridare loro il Santuario in uso gratuito affinché provvedessero alla sua conservazione e tutela.

La struttura architettonica: la chiesa gotica e la basilica barocca

Il santuario presenta una struttura composta, risultante dall’accostamento di due costruzioni di diverso stile architettonico: una gotica e una barocca.

Nel 1428 venne eretta nelle sue strutture essenziali la primitiva chiesa in stile gotico, prolungandone poi la parte absidale, nel 1475, per accogliere il coro dei frati.

L’ambiente interno consta di cinque campate, ricoperte da volte a crociera, sostenute da basse colonne tardo-gotiche su cui spiccano gli stemmi di Vicenza e dei più importanti casati vicentini.

Il piccolo tempio eretto dopo l’apparizione venne rifatto perché bisognoso di totali restauri e venne incorporato all’inizio del secolo XVIII nell’attuale Santuario.

La Basilica è stata costruita su disegno dell’architetto Carlo Borella nel 1688 e fu decorata dallo scultore bassanese Orazio Marinali. L’interno della Basilica-Santuario è l’insieme delle due chiese: l’una di stile gotico, l’altra di stile classico e barocco, ampliamento e completamento del Borella tra il 1688 e il 1703 dopo un primo ampliamento del Palladio nel 1578.

L’ampliamento di Andrea Palladio

Nel 1575 la Vergine di Monte Berico elargì una grazia particolare, preservando le terre di Padova e Venezia da una peste che si preannunciava ancora peggiore di quella di inizio Quattrocento.

Per tale ragione furono moltissimi i pellegrini che, da quelle zone, vennero a ringraziare la Vergine presso il santuario. Tra i fedeli figurava anche il Palladio, pseudonimo di Andrea di Pietro, architetto di Padova vissuto dal 1508 al 1580.

A Vicenza fu chiesto al Palladio, in segno di riconoscenza, un progetto per ampliare l’originaria struttura, divenuta ormai insufficiente per accogliere le folle di pellegrini che continuamente facevano rotta verso il Monte Berico.

Il 25 agosto 1576 fu dunque posta la prima pietra della nuova opera, la cosiddetta “aggiunta palladiana”, che avrebbe dato al santuario quell’assetto che, ancora oggi, è possibile osservare.

La devozione mariana a Monte Berico ebbe una costante crescita nel corso dei secoli e, assieme al flusso dei pellegrini, aumentò progressivamente la dimensione dello spazio liturgico.

Nel 1578, il celebre architetto Andrea Palladio, in seguito a un voto della città, ampliava il tempio con una grande navata quadrata. Oggi non abbiamo alcuna traccia tangibile di tale intervento, perché demolito nel 1688, in occasione della costruzione dell’edificio barocco.

In realtà, quest’ultimo ricalca, in scala maggiore, l’idea palladiana che si basa sull’innesto tra le due parti del tempio, antica e moderna, in corrispondenza dell’altare della Madonna, attraverso l’apertura di un arco trionfale nella parete nord del corpo gotico.

La basilica di Carlo Borella

Nell’ultimo quarto del XVII secolo furono diversi i focolai di peste sparsi per l’Europa e la cosa non fece che accrescere la devozione per la Vergine di Monte Berico.

Si giunse quindi alla decisione di affiancare alla originaria chiesa gotica una costruzione a sistema centrale, progettata dall’architetto Carlo Borella secondo la più radicale essenzialità.

La nuova costruzione presenta una pianta a croce inscritta dentro un quadrato, ai cui vertici si aprono quattro vani minori a calotta crociata.

L’edificio presenta tre facciate identiche, ornate da statue e bassorilievi, conservando un lato attiguo alla preesistente chiesa gotica. Delle tre facciate, la principale è quella orientale, che guarda verso i portici.

Il campanile e la facciata neogotica

Nel 1826 iniziò la costruzione del nuovo campanile su progetto di Antonio Piovene. Tra il 1825 e il 1852 venne realizzato il nuovo campanile, mentre nel 1860 fu avviata la ricostruzione dell’antica facciata in stile neogotico.

La ricostruzione della facciata fu opera dell’architetto Giovanni Miglioranza e venne sostenuta dai Servi di Maria, tornati a occuparsi del Santuario dopo le vicende legate alle soppressioni degli ordini religiosi.

I portici e il percorso dei pellegrini

Proprio i portici sono un altro elemento caratteristico del complesso sacro. All’inizio del Seicento si decise la costruzione di quindici cappellette, una per ognuno dei 15 misteri del Santo Rosario, per accompagnare la salita di chi si dirigesse al santuario, ponendole alla sinistra della strada.

Il progetto venne realizzato però solo nel corso del Settecento, con una strada d’accesso che parte come dal cuore della città e, avvicinandosi al santuario, si trova a costeggiare 150 archi di portico, in numero pari ai grani di un Rosario completo secondo i tradizionali misteri della gioia, del dolore e della gloria, per un totale di 700 metri di lunghezza.

Restaurati di recente, nel 1987, i portici sono un segno sensibile dell’invito a preparare la propria visita a Maria recitando la preghiera del Santo Rosario e meditando i misteri della Gioia, del Dolore e della Gloria.

Si raggiunge velocemente dal centro storico di Vicenza percorrendo viale X Giugno oppure, come fanno per tradizione i vicentini l’8 settembre, a piedi, seguendo il percorso dei Portici progettati da Francesco Muttoni nel 1746.

È possibile inoltre salire le “Scalette di Monte Berico”, ovvero i 192 gradini che iniziano dal monumentale Arco delle Scalette, progettato da Palladio.

Portici di Monte Berico verso Vicenza

La festa della Madonna di Monte Berico

La festa principale in onore della Madonna del Monte Berico si tiene l’8 settembre di ogni anno, in concomitanza con la festa della Natività di Maria. Questo è un giorno di grande gioia e devozione per i vicentini.

La giornata inizia con una processione solenne dalla cattedrale di Vicenza fino al santuario sulla collina. Migliaia di persone partecipano a questa processione, portando fiori e candele per onorare la Madonna.

L’8 settembre rappresenta anche un momento particolarmente significativo per il pellegrinaggio a piedi lungo i portici e per la preghiera del Rosario durante la salita.

La Madonna come Madre della Misericordia

All’interno della Basilica principale, dietro all’altare maggiore, si trova la nicchia sopraelevata che custodisce la statua della Madonna, definita quale “Madre della Misericordia” o “Madre del Manto”.

Scolpita su pietra tenera dei Monti Berici, raggiunge l’altezza di 1,7 metri, con una base larga 1,4 metri. La scultura è stata eseguita tra il 1428 e il 1430 da Nicolò da Venezia oppure dal figlio Antonino.

Sotto il manto trovano riparo alcuni fedeli, quattro per parte. Dalle caratteristiche iconografiche che li definiscono, non si può dire che questi fedeli appartengano a una specifica classe sociale, forse per indicare che Maria si presenta come la Madre di tutti in quanto Madre dei figli di Dio.

La rappresentazione comunica quindi un messaggio di protezione universale: sotto il manto della Vergine possono trovare riparo persone diverse per condizione, storia e ruolo sociale.

Osservando poi i profili e le espressioni di questi fedeli che cercano riparo sotto il manto della Vergine, si può notare che la maggior parte non presenta le fattezze del volto di un adulto, ma pare quasi avere il volto del bambino, pur conservando, in un corpo assai più piccolo di quello della Vergine, le proporzioni delle fattezze corporee di un adulto.

Questo potrebbe rappresentare un particolare invito della Madonna, che pare dire a ognuno di noi che potremo trovare riparo sotto il Suo manto soltanto accogliendo l’invito evangelico a ritornare come bambini, cioè a farci piccoli, perché solo i piccoli hanno la consapevolezza di quanto bisogno hanno di essere protetti.

La statua è un’immagine della Madonna come madre capace di accogliere tutti, senza distinzione, e il manto diventa il simbolo della misericordia, della protezione e dell’affidamento.

La corona della Madonna

Sulla statua si trova una copia della corona che venne posta sul capo della Madonna con solenne cerimonia il 2 agosto 1900 da parte del cardinale patriarca di Venezia Giuseppe Sarto, poi papa con il nome di Pio X.

Molto più recenti, del 1900, sono invece la corona e la preziosa collana di perle, realizzate da orefici vicentini e offerte alla Madonna dal cardinale patriarca di Venezia Giuseppe Sarto, futuro papa Pio X.

L’originale della preziosa corona, dopo vari tentativi di furto, si trova ora in un luogo sicuro. L’altare della Madonna venne reso ancor più solenne dal restauro del 1926-1928.

Il medaglione dell’apparizione

Nella parte di parete sottostante la nicchia che accoglie la statua si trovano due angeli in ginocchio che sostengono un medaglione in argento raffigurante l’apparizione della Madonna a Vincenza.

Il medaglione richiama il momento originario del culto e collega visivamente la statua venerata dai pellegrini alla storia delle apparizioni sul Monte Berico.

Le opere d’arte del santuario

Il Santuario di Monte Berico è un vero e proprio gioiello artistico. All’interno si possono ammirare dipinti e affreschi di noti artisti, tra cui Paolo Veronese e Domenico Brusasorzi.

L’intero complesso, sia nella parte della chiesa barocca sia in quella della primitiva chiesa gotica, è splendidamente arricchito da sculture, altari e quadri che rendono l’edificio sacro una meta di sicuro interesse per quanti vogliano apprezzare la ricchezza artistica del luogo.

Tra le opere principali si trovano la pala di Jacopo Palma il Giovane con l’Incoronazione della Vergine, l’Altare della Pietà, la Madonna del Magnificat, il Convito di San Gregorio Magno di Paolo Veronese, il Battesimo di Cristo e la Vergine tra i quattro evangelisti di Alessandro Maganza, la Gloria di Francesco Grimani di Giulio Carpioni e la statua della Mater Misericordiae di Niccolò da Venezia.

La Cena di San Gregorio Magno di Paolo Veronese

Sulla parete di fondo dell’antico refettorio del convento dei Servi di Maria domina la grande tela di Paolo Veronese che riproduce “La Cena di S. Gregorio Magno”.

Il dipinto a olio su tela misura 8,78 metri per 4,44 metri. La tela venne probabilmente commissionata da fra Damiano Grana, zio materno del Veronese, priore a Santa Maria di Monte Berico tra il 1571 e il 1573.

Nel quadro è raffigurato il momento in cui il santo papa Gregorio Magno, durante la tradizionale cena in cui era solito invitare dei poveri, riconosce fra questi, alla sua destra, Gesù Cristo.

Nel 1848, durante un’azione di guerra dei soldati austriaci all’interno della basilica e del convento, la tela venne distrutta in 32 pezzi che un giovane frate, Ferdinando M. Mantovani, riuscì comunque a salvare.

Nel 1852 la tela venne ricomposta e risistemata nel convento da Alberto Tagliapietra. Dopo essere stata oggetto di un importante restauro, la grande tela è stata svelata al pubblico nel giugno 2022 ed è ora visibile nel refettorio secondo gli orari di apertura del santuario.

La Pietà e Bartolomeo Montagna

Nella chiesetta gotica merita senza dubbio una visita speciale la tela raffigurante la Pietà, opera di Alvise Lamberti Montagna e risalente al 1500.

Nella prima chiesa si trova inoltre il capolavoro del pittore vicentino Bartolomeo Montagna, che rappresenta la Deposizione della Croce. L’Altare della Pietà è attribuito al fine Quattrocento di Ramberti di Montagnana, con la Pietà di Bartolomeo Montagna del Cinquecento.

Le altre opere principali

Di particolare interesse è la pala dell’altare di San Giuseppe, raffigurante la Sacra Famiglia in Egitto, dipinta nel 1796 da Francesco Menageot e considerata una delle migliori pitture neoclassiche presenti a Vicenza.

Un’altra pregevole tela è quella di Palma il Giovane, del 1606, con l’Incoronazione della Vergine. Al XIX secolo risalgono invece diverse tele di Giovanni Gagliardi, come quella della Resurrezione e dei Sette Santi Fondatori.

La Madonna del Magnificat è un affresco di Battista da Vicenza, vissuto circa dal 1375 al 1438. Tra le opere si ricordano inoltre il Battesimo di Cristo e la Vergine tra i quattro evangelisti di Alessandro Maganza, la Gloria di Francesco Grimani di Giulio Carpioni e i quattro episodi sull’origine del santuario dipinti da Rocco Pittaco a partire dal 1883.

La Basilica ospita anche il Museo d’arte sacra, che custodisce una delle più importanti collezioni italiane di ex voto.

Il museo degli ex voto

Adiacente al Santuario vi è un piccolo museo che raccoglie oltre 150 tra tele e tavolette votive, costituendo sei secoli, dal Quattrocento, di ex voto.

Tra i pezzi del Quattrocento che meritano un’attenzione particolare vi è una “Nascita di Maria” intagliata e rilevata nel legno, che conserva ancora larghe tracce di un’antica doratura.

Di poco successivo è un complesso di piccoli quadri raffiguranti la storia dell’apparizione della Vergine a Vincenza Pasini, probabile opera di Tonisi senese, già autore del ritratto della stessa donna.

Al XVI secolo va attribuita una tela veronesiana di Gabriele Caliari, figlio del grande Paolo, raffigurante “La Madonna e il Bambino, i Santi Francesco e Marco, il Capitanio di Vicenza Francesco Tiepolo e un altro gentiluomo”, tutti in posizioni di oranti.

Tra le tante opere vanno poi segnalate quelle attribuite alla bottega di Alessandro Maganza, del Maffei e del Carpioni. La maggioranza degli ex voto resta però anonima e fa quindi parte di quell’arte popolare da sempre così prolifica e affascinante.

Gli ex voto e la devozione popolare

Fin dagli inizi, la pietà popolare diede numerosi segni dell’amore a Maria, abbellendo il santuario con numerosi ex voto, molti dei quali di valore e di pregevole fattura.

La devozione si espresse soprattutto attraverso pellegrinaggi sempre più frequenti, sia in gruppo sia per famiglie sia per singoli fedeli. La collezione di oggetti, cuoricini d’argento e sculture varie testimonia le grazie ricevute e la profonda devozione alla “Madre Misericordiosa”.

Generazione dopo generazione, il santuario continua a crescere in bellezza grazie all’affetto dei religiosi custodi del luogo, dei vicentini e di numerosi pellegrini di ogni dove, che attraverso molteplici segni della loro devozione, ex voto e donazioni, esprimono la propria partecipazione a una storia sempre viva.

La Campana delle Grazie

Una delle tradizioni più significative legate al santuario è l’uso della “Campana delle Grazie”. Si dice che questa campana suoni miracolosamente per annunciare i momenti importanti o le calamità imminenti per la città.

I vicentini credono che la Madonna protegga la città e che la campana sia un segno della sua intercessione divina. La tradizione della campana si inserisce così nel più ampio significato protettivo attribuito al santuario e alla presenza della Vergine sul colle.

Il santuario e la protezione di Vicenza

Il Santuario, posto sul colle a dominare e proteggere Vicenza, è considerato dalla comunità vicentina un luogo di tutela materna della città. La sua posizione consente di osservare dall’alto l’abitato e di percepire il rapporto visivo e spirituale tra il monte e la città.

Da oltre 500 anni il Santuario guarda dall’alto i vicentini: è su un colle, detto Monte Berico, a sud-ovest della città, e non vederlo è impossibile.

Il santuario è meta dello spirito e dell’anima per chi ha fede, ma anche luogo d’arte per chi ama la storia e la bellezza. La sua collocazione e la sua architettura contribuiscono a renderlo uno dei simboli più riconoscibili di Vicenza.

Soltanto salendo al santuario si può cogliere questa prospettiva: si sale al monte per accorgersi da quel monte Maria ci ha chiamati e che, soprattutto, da quel monte Maria ci assicura protezione.

La vita religiosa contemporanea

Il Santuario è il cuore pulsante di una comunità viva e attiva, con celebrazioni liturgiche quotidiane che spaziano dalle messe alle adorazioni eucaristiche, fino alle confessioni e alla preghiera del Rosario.

Per chi cerca momenti di raccoglimento e approfondimento spirituale, il Santuario organizza ritiri, incontri di preghiera e pellegrinaggi, offrendo spazi di riflessione e meditazione.

La vita del santuario conserva quindi il legame tra il culto mariano, la preghiera personale, la liturgia comunitaria e il pellegrinaggio, mantenendo attuale una devozione nata nel Quattrocento.

Come arrivare al Santuario di Monte Berico

Arrivarci in pullman o in auto è facile: dal centro si prende viale Dante, poi si sale per Viale X Giugno. Ci si ferma proprio davanti alla basilica, dove c’è un parcheggio che fa anche da terrazza panoramica sulla città.

Il Santuario si raggiunge rapidamente dal centro storico di Vicenza percorrendo viale X Giugno. Per tradizione, l’8 settembre molti vicentini raggiungono invece la basilica a piedi, seguendo i portici o salendo le Scalette di Monte Berico.

L’indirizzo è Vicenza, Viale X Giugno, 87. Le coordinate indicate sono 45.535254, 11.545290.

Orari di apertura e celebrazioni

Gli orari indicati per la visita sono da lunedì a domenica dalle 6.00 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 18.00.

ServizioOrario indicato
VisitaDa lunedì a domenica, dalle 6.00 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 18.00
Rosario, orario festivo15.20
Rosario, orario feriale16.20

Le celebrazioni riportate comprendono messe feriali e festive distribuite durante la giornata. Gli orari possono essere collegati al calendario liturgico e alle modalità di apertura del santuario.

Perché visitare Monte Berico

Il Santuario di Monte Berico riunisce in un solo luogo storia religiosa, memoria cittadina, architettura, arte sacra, tradizioni popolari e panorama. La basilica attuale conserva la compresenza della chiesa gotica e dell’edificio barocco, mentre il percorso dei portici accompagna fisicamente e simbolicamente il pellegrino verso la collina.

La Madonna del Monte Berico è una figura centrale nella vita religiosa e culturale di Vicenza. La sua storia affascinante, le tradizioni significative e le curiosità legate al suo culto hanno contribuito a plasmare l’identità della città.

Ogni anno migliaia di persone si riuniscono per onorare la Patrona di Vicenza e per celebrare la loro devozione alla Madonna del Monte Berico. Meta ogni anno di persone provenienti da tutta Europa, Monte Berico accoglie i fedeli che salgono dalla città al Santuario lungo i Portici del Muttoni fino alla maestosa Basilica posta a dominare e a proteggere Vicenza.

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