Il chiostro di Santa Maria delle Vittorie è ciò che resta del complesso conventuale legato alla chiesa di Santa Maria della Vittoria Nuova, conosciuta anche come Santa Maria delle Grazie, nel quartiere di Veronetta, a pochi passi dal fiume Adige.
Oggi il complesso non esiste più, ma un piccolo e graziosissimo chiostro ci ricorda la sua presenza. Alla fine del Novecento la struttura è stata restaurata e destinata all’ateneo, che ha insediato qui gli uffici e le aule del Dipartimento di Scienze Umane.

Il chiostro: architettura e aspetto attuale
Lo spazio è a tal punto ad classico, nella sua forma, da potersi considerare iconico: ha una pianta rettangolare, sobria ed elegante, ed è circondato da un portico, scandito da nove colonne di ordine corinzio, che sorreggono sette campate, coperte da volte a crociera.
Lo spazio aperto centrale, un tempo votato al silenzio claustrale, è oggi un giardino rigoglioso e vibrante. Il cuore della corte è un antico pozzo in pietra, incorniciato da un arco fiorito di rose rampicanti color magenta.
Tutt’intorno, tra vialetti in ciottolato, crescono cespugli di rose rosse e siepi modellate, mentre grandi esemplari di oleandro aggiungono una nota mediterranea al cortile. All’ombra delle volte passeggiano e chiacchierano gli studenti.
Le principali caratteristiche del chiostro
| Elemento | Descrizione |
|---|---|
| Pianta | Rettangolare |
| Portico | Circonda lo spazio centrale |
| Colonne | Nove colonne di ordine corinzio |
| Campate | Sette campate coperte da volte a crociera |
| Spazio centrale | Giardino con antico pozzo in pietra |
| Vegetazione | Rose rampicanti, cespugli di rose, siepi e oleandri |
La chiesa di Santa Maria della Vittoria Nuova
La chiesa di Santa Maria della Vittoria Nuova - la cui sacrestia ospitava il Compianto sul Cristo morto di Paolo Veronese - si annovera purtroppo tra questi.
Il luogo di culto, conosciuto anche come Santa Maria delle Grazie, si trovava nel quartiere di Veronetta, a pochi passi dal fiume, abbinata a un convento.
L’edificio fu costruito dai frati dell’Ordine di San Girolamo, detti gerolamini o girolamini, tra il 1487 ed il 1512/1513 ed era annesso al loro convento di Santa Maria della Vittoria.
La chiesa Nuova venne edificata vicino alla chiesa più antica, Santa Maria della Vittoria Vecchia, e fu dedicata a Santa Maria delle Grazie. Dopo la sua costruzione, i gerolamini lasciarono la chiesetta originaria, affidandola alle cure di una compagnia segreta.
Il convento dei Gerolamini
Nel 1465 chiesa e casa canonicale furono concesse in uso all’Ordine di San Girolamo della Congregazione del beato Pietro da Pisa, volgarmente detta dei Girolamini. Tra il 1469 e il 1481 fu eretto il convento per i monaci.
Ai Gerolamini apparterranno nel tempo due chiese: la più antica, costruita in epoca scaligera e dedicata a Maria Vergine e a san Giorgio, e la nuova di Santa Maria della Vittoria dedicata a Santa Maria delle Grazie, della quale rimane l’annesso piccolo chiostro, oggi nel contesto degli edifici dell’Università di Verona.
Il complesso conventuale rappresentava quindi un insieme articolato, formato dalla chiesa più antica, dalla nuova chiesa dedicata a Santa Maria delle Grazie, dagli edifici monastici e dal chiostro destinato alla vita interna della comunità religiosa.

Il rapporto con Santa Maria della Vittoria Vecchia
Percorrendo lungadige Porta Vittoria sul lato opposto al fiume Adige, l’antica area del Campo Marzio, si incontra quanto rimane della facciata di una piccola chiesa che risale all’epoca della Signoria Scaligera.
È la chiesa di Santa Maria della Vittoria Vecchia costruita nel 1354 su volere di Cangrande II Della Scala per commemorare la vittoria contro la fazione avversaria del fratello Fregnano.
La chiesa più antica era originariamente intitolata a Maria Vergine e a San Giorgio. Fu chiamata “Vecchia” per distinguerla dalla vicina Santa Maria delle Grazie, detta della Vittoria “Nuova”, edificata dai frati dell’Ordine di San Girolamo tra il 1487 ed il 1512/1513.
Origine del nome “della Vittoria”
In lungadige Porta Vittoria ristagna il ricordo storico della porta aperta nelle mura comunali, secondo il rafforzamento della cinta ezzeliniana voluta da Alberto I della Scala e realizzata tra il 1287 ed il 1289.
Nota anche quale Porta Pellegrina, connessa cioè alle proprietà dell’omonima famiglia, o Porta di Campo Marzio o Marzo, l’attribuzione “della Vittoria” deriva dal risultato conseguito nel 1354 da Cangrande II della Scala nella battaglia, avvenuta in quei dintorni, contro il fratellastro ribelle Fregnano che voleva spodestarlo.
L’epilogo motivò la costruzione nel 1355 in chiave commemorativa, sul luogo stesso dell’evento, della chiesetta di Santa Maria della Vittoria “Vecchia”.
La storia della chiesa più antica
Nel 1469 iniziarono i lavori per la costruzione del convento dei Poveri eremiti di san Girolamo della Congregazione del beato Pietro da Pisa.
Nel 1465 chiesa e casa canonicale furono concesse in uso all’Ordine di San Girolamo della Congregazione del beato Pietro da Pisa, volgarmente detta dei Girolamini. Tra il 1469 e il 1481 fu eretto il convento per i monaci.
Con il nuovo edificio la chiesetta antecedente passò a una compagnia segreta. O, meglio, concessa ad una confraternita devota a San Giorgio.
La chiesa Vecchia fu poi soppressa, demaniata e destinata all’uso militare per decreto napoleonico nel 1806. Nell’arco di tempo 1814-1866, si registrò il mantenimento dell’edificio in uso militare per diverse destinazioni, tra cui magazzino e caserma.
La soppressione napoleonica e la trasformazione militare
Quest’ultimo edificio sacro fu soppresso e demaniato il 4 luglio 1806 e i cinque o sei monaci allora presenti nel complesso furono trasferiti nel convento di San Sebastiano, a Venezia.
Pure Santa Maria della Vittoria “Vecchia” fu soppressa, demaniata e destinata all’uso militare per decreto napoleonico nel 1806.
Riassumendo, Santa Maria della Vittoria “Vecchia”, dopo l’abolizione del convento e la demanializzazione, nel 1810 divenne un’officina mentre Santa Maria della Vittoria “Nuova” si trasformò in nitriera.
La nitriera era un luogo di produzione di nitrato di potassio o salnitro utilizzato in particolare per la fabbricazione di polvere da sparo, con ammassi di sostanze organiche lasciati fermentare per circa un anno e poi utilizzati come concime oppure lisciviato per ricavarne nitrato di potassio.
Parte del convento fu concessa in uso al direttore della nitriera stessa. Sotto la dominazione asburgica, la chiesa “Vecchia” e gli annessi fabbricati erano conosciuti come “Caserma Campostrini”, invece il convento dei Gerolimini e la chiesa “Nuova” trovarono denominazione in “Caserma Porta Vittoria”.
Le caserme in epoca asburgica
Negli anni 1840-1845 entrambi gli edifici, assieme al Magazzino di San Cristoforo, erano destinati alla Commissione delle Monture Militari. Vennero successivamente adibiti a caserma.
La caserma di Porta Vittoria poteva ospitare 200 uomini e 45 cavalli; lavori di sistemazione vennero probabilmente eseguiti nel 1860.
Dal 1849, ceduta alla Congregazione Municipale, la Caserma Campostrini era a disposizione delle truppe in trasferimento; poteva accogliere 100 uomini.
Agli inizi del Novecento la chiesetta di Santa Maria della Vittoria Vecchia era ancora usata come fucina militare.
| Periodo | Trasformazione o destinazione |
|---|---|
| 1354-1355 | Costruzione commemorativa della chiesa di Santa Maria della Vittoria Vecchia |
| 1465 | Concessione della chiesa e della casa canonicale ai Gerolamini |
| 1469-1481 | Costruzione del convento per i monaci |
| 1487-1512/1513 | Edificazione della chiesa di Santa Maria della Vittoria Nuova |
| 1806 | Soppressione e demanializzazione del complesso |
| 1810 | Uso militare della chiesa Vecchia e trasformazione della chiesa Nuova in nitriera |
| 1840-1845 | Destinazione degli edifici alla Commissione delle Monture Militari |
| Seconda guerra mondiale | Danni e distruzioni al complesso |
| Fine del Novecento | Restauro del chiostro e destinazione all’Università di Verona |
Le opere d’arte legate al complesso
Nella sacrestia della chiesa si trovava la celebre Deposizione di Cristo, chiamata anche Compianto sul Cristo morto o Lamentazione su Cristo morto, di Paolo Veronese.
L’opera fu temporaneamente esportata a Parigi come bottino di guerra all’epoca della prima Campagna d’Italia del generale Bonaparte. Per fortuna è riuscita a salvarsi e si trova esposta al Museo di Castelvecchio.
Un pannello ricorda l’originale collocazione dell’opera del Veronese, che per fortuna è riuscita a salvarsi e si trova esposta al Museo di Castelvecchio.
Nella chiesetta vi era pure la cappella gentilizia dei Pompei, dalla quale proviene la tela di Liberale da Verona raffigurante i Santi Girolamo, Paolo e Francesco, oggi anch’essa nel Museo di Castelvecchio.
Dopo la sconsacrazione, la chiesa fu adibita come fabbrica del nitro.

I danni della Seconda guerra mondiale
Non sono pochi i danni causati dalla Seconda Guerra Mondiale alla città. La perdita della chiesa di Santa Maria della Vittoria Nuova si annovera purtroppo tra questi.
L’assetto strutturale di Santa Maria della Vittoria “Vecchia”, diventata “obiettivo militare” in quanto riciclata da tempo a questo fine, venne definitivamente compromesso dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale.
In modo particolare, l’incursione aerea americana del 4 gennaio 1945 causò il crollo della copertura e del muro perimetrale nord, oltre al danneggiamento delle murature a sud ed alla distruzione di vari edifici che, nel corso dei secoli, erano sorti addossati alla chiesa.
Oggi il chiostro - nonostante gli anni bui del conflitto e le macerie - è un posto vivo.
La facciata superstite della chiesa Vecchia
L’attualità conserva solo la facciata d’impianto romanico, con l’intradosso del vicino arco custode di alcune lesioni nella pietra, affronti visibili e “testimonianze vive” delle schegge di bombe “liberatrici”.
La prospettiva è “vegliata” dall’edicola sacra con un antico affresco murale della Madonna con Bambino, nella nicchia protetta da un vetro, sotto la salutatio angelica “Ave Maria”, debitamente restaurata dall’incuria in cui versava.
Erano in stato miserando soprattutto le fattezze superstiti del viso mariano, ora restituite all’originaria dolcezza dal valore devozionale più che prettamente artistico.

Porta della Vittoria e lungadige Porta Vittoria
Contraddistinta da un arco a sesto ribassato sovrastato da una torretta, Porta della Vittoria venne chiusa nel 1411 e trovò sporadica riapertura dal 1819, con l’Austria padrona a Verona.
Dal 23 febbraio 1829 il transito ebbe regolare funzionalità quale collegamento verso il nuovo Cimitero monumentale, realizzato tra il 1828 ed il 1844 su progetto neoclassico di Giuseppe Barbieri.
Il feldmaresciallo Josef Radetzky comandò la ricostruzione globale della porta, su progetto dell’ufficiale ed ingegnere Conrad Petrasch, con lavori terminati nel 1838, come attesta l’anno romano riportato sul fronte che dà su viale dei Partigiani.
Eretta in pietra bianca ed in stile neoclassico, dall’unico arco e doppie lesene doriche, l’opera fu rinominata Porta della Vittoria Nuova.
Il contesto lungo l’Adige
Il chiostro e i resti delle chiese si trovano in un’area storica di Veronetta, lungo lungadige Porta Vittoria, sul lato opposto al fiume Adige e nell’antica zona del Campo Marzio.
Un’ultima annotazione. La vista del tratto di sponda tra ponte Aleardo Aleardi e lo stesso lungadige Porta Vittoria, prima della torretta merlata con lo stemma degli Scaligeri che costituiva l’estremità o sperone murario che reggeva la catena di sbarramento alla navigazione fluviale della porta sul fiume, evidenzia un esagerato prosperare di vegetazione spontanea tra alberi d’alto fusto, con erbacce che hanno invaso anche la muratura affacciata all’Adige.
Il chiostro di Santa Maria delle Vittorie conserva così, in uno spazio raccolto e ancora vitale, la memoria di un complesso religioso trasformato nei secoli in struttura militare, colpito dalla guerra e infine recuperato per l’uso universitario.