Il gallo rosso. Precariato e conflitto di classe in Emilia-Romagna 1880-1980 è un saggio storico di Valerio Evangelisti pubblicato da Odoya nel 2015. Il volume analizza lo sviluppo economico dell’Emilia-Romagna e il passaggio da un’agricoltura fondata sul proletariato degli avventizi e sulle sue violente tecniche di lotta a un sistema industriale basato sulla piccola e media impresa, sul lavoro decentrato e sul lavoro nero.
Il libro ripropone un’opera pubblicata nel 1982 con il titolo Il galletto rosso. Precariato e conflitto di classe in Emilia-Romagna, 1880-1980, scritta da Valerio Evangelisti insieme a Salvatore Sechi e pubblicata da Marsilio. Nella nuova edizione viene eliminata la parte scritta da Salvatore Sechi, mentre il titolo passa da Il galletto rosso a Il gallo rosso.
Il significato del titolo
Il titolo, al di là della leggera variazione, ricorda l’azione di sabotaggio “importata” dalla Russia che consisteva nel dare fuoco a pagliai e stalle di contadini che si erano schierati con i padroni contro i proletari ribelli. Il “gallo rosso” del titolo indica quindi una pratica di conflitto legata alle campagne, alla precarietà del lavoro agricolo e alla radicalità delle lotte sociali.
Il gallo rosso è anche il titolo del capitolo 26 di Chi ha del ferro ha del pane. All’uscita del secondo volume della trilogia, Chi ha del ferro ha del pane (2014), Evangelisti fa seguire, l’anno successivo, la pubblicazione di Il Gallo Rosso. Precariato e conflitto di classe in Emilia-Romagna 1880-1980 (ed. Odoya).
Un saggio storico nato prima del romanzo
Nell’introduzione all’edizione Odoya Evangelisti dice che il saggio storico è la risposta a chi sospetta che nel romanzo abbia inventato qualcosa. La “riesumazione” - come la definisce Evangelisti - del libro di 30 anni prima è giustificata dalla pubblicazione del romanzo ma anche da una nuova crescita del precariato che, pur avendo forme diverse, invita a ripensare alle lotte che per decenni si erano combattute per eliminarlo o limitarlo.
Il volume si colloca così in una relazione diretta con la trilogia del Sole dell’Avvenire, dedicata alla storia delle ribellioni, delle organizzazioni socialiste e delle trasformazioni sociali dell’Emilia-Romagna. Il saggio storico fornisce il retroterra documentario e politico di una parte della narrativa di Evangelisti, mentre il romanzo trasforma quel materiale in una sequenza di vicende, personaggi e conflitti.
Il precariato agricolo e la trasformazione economica regionale
Valerio Evangelisti in questo saggio ha esaminato i tempi e le forme dello sviluppo economico dell’Emilia-Romagna. Al centro della sua analisi è il passaggio cruciale da un’agricoltura che aveva per protagonista il proletariato degli avventizi e le sue violente tecniche di lotta (il “gallo rosso” del titolo) a un sistema industriale fondato sulla piccola e media impresa, da una parte, e sul lavoro decentrato e alla macchia, con una classe operaia sempre meno sindacalizzata, dall’altra.
Il libro racconta quindi un pezzo importante di storia italiana: il “modello economico emiliano” e il suo svilupparsi tra impresa, lotte sociali e lavoro nero. La vicenda non viene presentata come un semplice percorso di modernizzazione economica, ma come un processo attraversato da rapporti di forza, conflitti di classe, trasformazioni del lavoro e ridefinizioni del potere politico.
Il “modello emiliano”
Il “modello emiliano” ha una caratteristica precisa. È il Pci, alleato a un Psi minoritario, a governare l’impetuoso processo di sviluppo da cui è investito il settore agrario e industriale.
La cultura di questa sinistra di governo è assai pragmatica, teoricamente povera, quanto socialmente espansiva. Mercato e programmazione, Pci e padronato, imprenditorialità e movimento sindacale, decentramento economico e macchia del lavoro nero si sono intrecciati, convivendo con inedita felicità.
Il sistema politico ha fatto da garante in un’opera di secolarizzazione delle utopie del comunismo delle origini. In questa prospettiva, la storia regionale diventa un laboratorio nel quale le aspirazioni egualitarie e rivoluzionarie vengono trasformate in forme di governo, sviluppo economico e organizzazione sociale.
| Elemento analizzato | Trasformazione descritta |
|---|---|
| Agricoltura | Passaggio da un’agricoltura con proletariato degli avventizi |
| Conflitto sociale | Violente tecniche di lotta e sabotaggio del “gallo rosso” |
| Industria | Sviluppo della piccola e media impresa |
| Lavoro | Decentramento economico, lavoro alla macchia e lavoro nero |
| Organizzazione operaia | Classe operaia sempre meno sindacalizzata |
| Politica | Governo del Pci alleato a un Psi minoritario |
Dal conflitto agrario al lavoro decentrato
La struttura del libro segue il passaggio da un’economia agricola caratterizzata dalla presenza degli avventizi a un’economia industriale e postindustriale nella quale il lavoro viene distribuito in modo più frammentato. Il proletariato agricolo, protagonista delle prime forme di conflitto, lascia progressivamente spazio a una classe operaia meno compatta e meno sindacalizzata.
Il decentramento economico consente una convivenza tra sviluppo imprenditoriale, governo politico della crescita e diffusione di forme di lavoro irregolare. La “macchia del lavoro nero” non appare come un residuo marginale, ma come una componente intrecciata al funzionamento del sistema economico.
Questa trasformazione modifica anche le modalità della lotta sociale. Le forme di conflitto non scompaiono, ma cambiano soggetti, luoghi e strumenti. Il problema del precariato non viene cancellato dal passaggio all’industria: assume forme diverse e continua a riproporre la questione del rapporto tra lavoro, potere economico e organizzazione politica.
Il collegamento con il romanzo e con il marzo bolognese del 1977
Interessante inoltre il legame che l’autore stabilisce fra la seconda parte del volume e i fatti del marzo 1977 bolognese, ancora ben vivi nel ricordo della città quando il libro era stato scritto e pubblicato la prima volta. Anche leggendo il romanzo, si avverte l’intento di legare la descrizione di alcuni degli episodi narrati a quanto avvenuto in quei tre giorni di rivolta.
Il riferimento al 1977 introduce una dimensione temporale ulteriore: le lotte contadine e operaie del passato vengono lette anche attraverso la memoria di un conflitto urbano contemporaneo. La storia non è dunque separata dal presente, ma viene attraversata da immagini, esperienze e forme di repressione che possono riemergere in contesti differenti.

La sollevazione popolare di Imola del 1919
Si veda in particolare il racconto della sollevazione popolare di Imola di inizio luglio 1919 (cap. 61-62), che inizia con l’assalto alle botteghe e la razzia di cibo e si conclude con le strade di Imola presidiate «da autoblindo e da contingenti dell’esercito» (p. 444) dopo che alcuni dei manifestanti, pur non pericolosi, sono stati uccisi.
Difficile non avvertire nelle modalità scelte da Evangelisti per descrivere l’episodio una eco degli eventi del ’77 bolognese. La sequenza mette in relazione la fame, l’assalto ai luoghi di distribuzione delle merci, la repressione militare e l’uccisione di manifestanti, costruendo un ponte tra la rivolta del 1919 e la memoria politica della Bologna degli anni Settanta.
Le edizioni del volume
In questo caso l’Archiginnasio possiede anche il volume del 1982. La presenza delle due edizioni permette di seguire la trasformazione del progetto editoriale e il diverso assetto del testo.
| Edizione | Titolo | Luogo e editore | Anno | Collocazione |
|---|---|---|---|---|
| Prima edizione | Il galletto rosso. Precariato e conflitto di classe in Emilia-Romagna, 1880-1980 | Venezia, Marsilio | 1982 | 20. K. 1135 |
| Nuova edizione | Il gallo rosso. Precariato e conflitto di classe in Emilia-Romagna 1880-1980 | Bologna, Odoya | 2015 | ARPE-BO A. 2554 |
Valerio Evangelisti - Salvatore Sechi, Il galletto rosso. Precariato e conflitto di classe in Emilia-Romagna, 1880-1980, Venezia, Marsilio, 1982. Collocazione: 20. K. 1135.
Valerio Evangelisti, Il gallo rosso. Precariato e conflitto di classe in Emilia-Romagna 1880-1980, Bologna, Odoya, 2015. Collocazione: ARPE-BO A. 2554.
Il libro nella produzione storica di Evangelisti
Valerio Evangelisti è nato a Bologna il 20 giugno 1952. Dopo avere frequentato il liceo classico, si è laureato nel 1976 in Scienze politiche, indirizzo storico-politico.
In seguito, vinto un concorso, è stato ammesso alla Scuola Superiore di Pubblica Amministrazione. Divenuto dal 1981 funzionario direttivo del Ministero delle Finanze (prima presso l’Intendenza di Finanza di Bologna, poi nella Direzione Compartimentale del Territorio di Emilia-Romagna e Marche), ha continuato a svolgere attività didattica e di ricerca in ambito universitario.
Ne sono frutto cinque volumi di storia e numerosi saggi. I volumi sono: Storia del partito socialista rivoluzionario, 1881-1893 (con Emanuela Zucchini), pubblicato nel 1981 da Cappelli e frutto delle tesi di laurea degli autori; ristampato da Odoya nel 2013.
Il galletto rosso. Precariato e conflitto di classe in Emilia-Romagna, 1880-1980 (con Salvatore Sechi), Marsilio, 1982; ristampato da Odoya, con la sola parte di Evangelisti, nel 2015, col titolo Il gallo rosso.
Sinistre eretiche. Dalla Banda Bonnot al sandinismo, 1905-1984, SugarCo, 1985. Gallerie nel presente. Punks, Snuffs, Contras: tre studi di storia simultanea, Lacaita, 1988. Gli sbirri alla lanterna. La plebe giacobina bolognese dall’anno I all’anno V (1792-1797), Bold Machine, 1991, ristampato da Derive Approdi nel 2005.
I saggi sono apparsi sulle riviste “Quaderni emiliani”, “Il Mulino”, “Rivista di storia contemporanea”, “Quaderni sardi di storia”, ecc., e in raccolte antologiche e opere collettive.
Le “sinistre eretiche” e il conflitto politico
Non è affatto casuale che nella prima parte della sua vita, quando Evangelisti era ancora un ricercatore sociale, il suo interesse si concentrasse sulle “sinistre eretiche” (il Partito socialista rivoluzionario di Romagna, gli anarchici, il Black Panther Party, il sandinismo delle origini), cioè quelle esperienze ad alta conflittualità nate per contrastare l’ossificazione statuale e burocratica dei processi rivoluzionari.
Il lavoro su Il gallo rosso si inserisce in questo interesse per le forme di organizzazione politica che si oppongono alla normalizzazione del conflitto. La storia del precariato emiliano-romagnolo viene osservata attraverso le pratiche di resistenza, le istituzioni, i partiti, i sindacati e i rapporti tra movimento sociale e governo.
La posizione critica dell’autore nei confronti dello stato di cose esistente è nota, e in un tale “universo orrendo” anche il solo pensare un’alternativa è da considerare un atto rivoluzionario; agire per essa è quindi qualcosa di titanico, ma allo stesso tempo umano, e va raccontato, sempre.
Il Gallo Rosso e la narrativa di Valerio Evangelisti
In oltre cinque lustri di carriera, Valerio Evangelisti ha pubblicato una trentina di romanzi, una quarantina tra racconti brevi e lunghi, usciti in volume, online e su riviste cartacee, spesso in più varianti redazionali, e un numero ancora da precisare di prefazioni, postfazioni, introduzioni, recensioni di libri e film, “saggetti” con analisi sociali e politiche per periodici e volumi, nonché interventi accademici.
Evangelisti nasce infatti come storico. La sua formazione storiografica non costituisce un elemento separato dalla narrativa, ma alimenta una scrittura nella quale eventi, conflitti e processi sociali vengono rielaborati attraverso generi diversi.
Infatti, nei suoi scritti non ha solo fatto dialogare i generi e le tradizioni della letteratura popolare, dalla fantascienza al poliziesco, dal western al romanzo storico, ibridandoli, muovendosi tra personaggi ed eventi storici e la dimensione fantastica e dell’invenzione letteraria, ma ha anche istituito un discorso complesso e articolato che attraversa i secoli, incentrato sul conflitto tra chi detiene il potere e chi lo subisce, e cerca di ribellarsi.
La ribellione come elemento permanente
A volte lo ha raccontato dalla parte dei primi, altre da quella dei secondi e, se quasi mai questi vincono, la riflessione che sottende alla narrazione è che comunque la loro ribellione sia necessaria, e già una vittoria in sé.
Il fine, come è noto, è per Evangelisti portare il conflitto politico nel territorio dell’immaginario per “decolonizzarlo” dalle narrazioni ideologiche (neo)liberiste, “sobillando” alternative al “realismo capitalista”. Il suo universo narrativo affronta l’eterna dialettica del servo-padrone, e la lotta di classe, ma mostrando da entrambe le parti eroi che sono antieroi, senza cedere al manierismo.
La ricorrenza dei finali esaminati, infatti, altro non è che la trasposizione in chiave narrativa di tale predisposizione politica: la rivoluzione non è un singolo evento insurrezionale in cui le forze della reazione sono sconfitte da quelle della ribellione generando una mera sostituzione di un assetto statuale con un altro.
La reazione e la ribellione sono destinate a fronteggiarsi indefinitamente. Come in Tolkien, l’eternità del Male deve esser contrastata con la continuazione del viaggio dell’eroe: «Possibile che le avventure non abbiano una fine? - riflette Bilbo a Gran Burrone - Ma forse no. C’è sempre qualcun altro che prosegue la storia».
La trilogia del Sole dell’Avvenire
In 1849. I guerrieri della libertà (Mondadori, 2019), la Repubblica Romana è stata sopraffatta dall’esercito francese; Folco, il protagonista, dopo aver acquisito coscienza e partecipato alla rivoluzione, sopravvive, ma non segue Garibaldi.
Torna più umilmente a Ravenna con la rivoluzionaria Adele. Insieme saranno i capostipiti della famiglia Verardi intorno alla quale si articolerà la trilogia del Sole dell’Avvenire (Mondadori, 2013, 2014 e 2016), cioè la storia di un secolo di ribellioni che non potranno esser domate né dai massacri bellici né dal fascismo.
Le vicende del Sole dell’Avvenire rappresentano il versante narrativo più direttamente collegato alla storia sociale dell’Emilia-Romagna. Il saggio Il gallo rosso contribuisce a leggere il lungo arco storico nel quale si sviluppano le lotte dei braccianti, dei contadini e dei lavoratori della regione.
Le battaglie perdute e la memoria delle lotte
Nella poetica di Valerio Evangelisti i finali hanno un impatto estetico folgorante, ma anche un profondo significato politico: «Molti miei romanzi - dice in un’intervista - finiscono con una battaglia perduta che però vale pena di essere combattuta, perché già la battaglia è liberazione».
Non si tratta di retorica del bel gesto che salva l’onore dei giusti dal fango della sconfitta, perché la narrazione delle avventure intraprese è capace di costituire una mitologia e un immaginario che possono risorgere nelle lotte future.
Se questo avviene è grazie all’immaginario e alla narrazione che lo tramanda di generazione in generazione in un gioco di conservazione e trasformazione. Ecco perché la resistenza di fronte al mostro più orrendo non è mai inutile.
Il “filo rosso” tra passato e presente
Una struttura analoga è presente in Black flag (Einaudi, 2002). A tal proposito Fabio Ciabatti rileva che «l’arma utilizzata da Sheryl per sparare contro le mostruose forze dell’esercito statunitense è una vecchissima colt a tamburo dalla canna brunita molto lunga, curiosamente caricata a palle argentate, raccolta un attimo prima dalle mani di un giovane panamense ferito a morte che indossava una maglietta insanguinata con la scritta Battallon de la dignidad.
Evangelisti non ce lo dice esplicitamente ma è chiaro che è la pistola di Pantera, passata di mano in mano per generazioni di resistenti! C’è dunque un filo rosso che unisce le lotte degli oppressi del passato e del presente. Un futuro possibile che è stato sconfitto nel passato può risorgere trasfigurato nel presente.»
In “Sepultura”, uno dei quattro racconti della raccolta Metallo urlante (Einaudi, 1998), gli ultimi rappresentanti di una popolazione originaria brasiliana sono immersi fino alle ginocchia nell’ectoplasma, una sostanza organica che si fonde con le loro gambe impedendone il movimento.
Questi prigionieri, tuttavia, utilizzano creativamente un altro composto chiamato squaglio, normalmente impiegato per le torture. Grazie a questo stratagemma entrano in simbiosi con l’ectoplasma ed evocano uno spirito appartenuto alla loro tribù morta suicida per protestare contro la distruzione della foresta amazzonica.
Le suggestioni sono molte. Lo squaglio, nella sua logica bifronte, può esser paragonato all’immaginario che in mani diverse è arma di dominio oppure di liberazione. L’ectoplasma, a sua volta, è la composizione di classe che può essere, in situazioni diverse, immobilizzante, oppure mobilitante. Infine lo spirito ancestrale simbolizza la memoria mitologica dei passati cicli di lotta.
Il rapporto tra storia, immaginario e politica
Il processo a cui stiamo accennando è messo in scena da Evangelisti secolo dopo secolo in tutta la sua opera, la cui ossatura, il cui alfa e omega, sono i tredici volumi del Ciclo di Eymerich, che attraversano la storia del medioevo al XXXII secolo, tra romanzo storico, what if e fantascienza.
In quest’arco temporale, però, l’autore racconta anche di Nostradamus (Magus, 1999-2000), cioè del conflitto tra paradigma scientifico e magico del XVI secolo, o dei pirati dell’isola di Tortuga (Trilogia dei pirati, 2008-2012), offrendo un’interpretazione dell’origine del liberismo nel XVII secolo.
Racconta ancora di pistoleri come Pantera nei territori dell’America del nord e centrale, un tempo messicani, che dal XVIII secolo sono colonizzati dagli USA, e poi, tra XIX e XX secolo, le lotte sindacali nordamericane (“Ciclo del Metallo”, 1998-2003; “Ciclo americano”, 1998-2011) e la rivoluzione messicana (Il collare di fuoco, 2005 e Il collare spezzato, 2006).
La “One Big Novel” di Evangelisti
Non si tratta solo della copertura di un arco temporale, ma anche di un intreccio solido e articolato di personaggi, situazioni, riferimenti, eventi, espressioni, parole chiave che ricorrono o transitano tra le storie e i relativi Cicli e Trilogie.
Essi istituiscono a tutti gli effetti un universo narrativo coerente e coeso, che altrove ho definito “One Big Novel”, giocando sul titolo del suo romanzo One Big Union. Alcuni dei suoi volumi sono veri e propri crocevia tra i cicli, come Metallo urlante, in cui compaiono sia Eymerich che Pantera, o come Black Flag, perché l’avventura di Lilith si conclude in Rex Tremendae Maiestatis.
In questo quadro, i racconti sono a volte spinoff, altre prove di scrittura, ipotesi narrative poi da sviluppare nei testi “principali”, i romanzi, magari combinando più testi già editi. Il saggio storico dedicato all’Emilia-Romagna occupa una posizione particolare in questo universo: non è un romanzo, ma partecipa alla stessa rete di riferimenti storici, politici e sociali.
Valerio Evangelisti tra storia e narrativa fantastica
Valerio Evangelisti è stato uno dei più importanti scrittori italiani di genere fantasy e horror. Si è laureato in scienze politiche, indirizzo storico-politico, e ha intrapreso una carriera accademica interrotta verso il 1990, alternata all’attività di funzionario del Ministero delle finanze.
Dopo avere numerosi saggi, si è dedicato interamente alla narrativa. Nel 1994 è uscito il suo primo romanzo, Nicolas Eymerich, inquisitore, che ha vinto il Premio Urania.
Sono seguiti seguiti altri numerosi romanzi, tradotti in più di dieci lingue. Hanno valso all’autore, nel 1998, il Grand Prix de l’Imaginaire e, nel 1999, il Prix Tour Eiffel: i premi più prestigiosi riservati in Francia alla letteratura fantastica e di fantascienza.
Nel 1993 Evangelisti ha vinto il Premio Urania con il romanzo Nicolas Eymerich, inquisitore, pubblicato sul mensile di fantascienza “Urania” nel 1994. Quell’anno, fu il titolo più venduto della collana, con 15.000 copie (poi divenute 17.000).
Nel 1999 Evangelisti ha pubblicato in tre volumi Magus. Il romanzo di Nostradamus. Il suo successo gli ha permesso di dedicarsi esclusivamente alla scrittura.
Le opere narrative e i cicli principali
Alternati alle storie di Eymerich sono seguiti altri romanzi: Metallo urlante, Black Flag (ciclo del metallo), Antracite, Noi saremo tutto, One Big Union (trilogia americana), Il collare di fuoco, Il collare spezzato (ciclo messicano), Tortuga, Veracruz, Cartagena (trilogia dei pirati), e i tre volumi de Il sole dell’avvenire, sulla storia del movimento socialista in Emilia Romagna.
Assieme ad Antonio Moresco ha scritto il lavoro a due mani Controinsurrezioni. Saggi critici di Evangelisti, in prevalenza sulla narrativa popolare, sono stati antologizzati dalla casa editrice L’Ancora del Mediterraneo: Alla periferia di Alphaville (2001), Sotto gli occhi di tutti (2004), Distruggere Alphaville (2006).
Attualmente, dopo avere conseguito nel 2000 il Prix Italia per la fiction radiofonica, scrive sceneggiature per radio, cinema, televisione e fumetti. È fondatore e direttore editoriale di “Carmilla”, pubblicazione dedicata alla narrativa fantastica e alla critica politica.
Reperibilità e valore documentario
Al momento, però, di Evangelisti non tutto risulta in commercio. In libreria sono senz’altro reperibili una quindicina di titoli, di cui 3 di saggistica, editi da Odoya: Il gallo rosso. Precariato e conflitto di classe in Emilia-Romagna 1880-1980 (2015), Storia del Partito Socialista Rivoluzionario, 1881-1893 (con Emanuela Zucchini, 2013), Le strade di Alphaville. Conflitto, immaginario e stili nella paraletteratura (postumo, 2022).
Il problema della reperibilità rende particolarmente importanti le biblioteche e i cataloghi storici. In questo caso l’Archiginnasio possiede anche il volume del 1982, permettendo di confrontare la prima versione con la ristampa del 2015.
Per fortuna poi esistono le biblioteche e i circuiti dell’usato, oltre al fatto che molti titoli sono reperibili sui portali online anche in formato digitale, ma il problema è pensare a un “piano” specifico di edizione integrale.
La cura dei dettagli e la coerenza dell’opera
La questione, inoltre, si fa più spinosa se ci si interroga su quali versioni dei romanzi circolino. Come è noto, il problema dell’esistenza di edizioni con edizioni diverse delle storie di Eymerich appartiene alla storia del Ciclo.
Evangelisti aveva infatti una particolare attenzione anche ai dettagli, come dimostra pure la disponibilità a correggersi in caso di errori. Come ha infatti riscritto l’episodio di Caterina di Svezia, così ha partecipato attivamente alla revisione del Ciclo di Eymerich per la Titan edition, ed era pronto a intervenire su altri testi già editi in previsione delle successive edizioni.
Basti questo aneddoto per mostrare che, per quanto potesse sbagliare, Evangelisti fosse tutt’altro che indifferente alla cura dei dettagli, e che anzi lo preoccupavano la precisione dei riferimenti, anche - o specie? - di cultura materiale.
Essi infatti caratterizzano la sua opera in generale, nella dimensione della “visibilità” di calviniana memoria, e le danno così un’uniformità stilistica a prescindere da Cicli e Trilogie interconnessi e generi ibridati.
La cura nella scrittura va dunque dal micro, dall’attenzione ai dettagli, al macro, alla ricerca di coerenza e coesione generale nell’opera, tanto nella dimensione ideologica della sua poetica quanto in quella narrativa della “continuity”, con costanti riferimenti intertestuali.
Intervista a Valerio Evangelisti
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