Salve Regina a Vicenza: storia, significato e dove ascoltarla

A Vicenza il nome Salve Regina indica soprattutto una piccola chiesetta dedicata alla Beata Vergine Maria Addolorata, situata nei boschi di Valmarana, al confine tra Altavilla Vicentina e Arcugnano, ma richiama anche l’antica antifona mariana e un importante concerto svoltosi nella Basilica di Monte Berico.

La chiesetta di Salve Regina si trova lungo un sentiero frequentato da ciclisti e da persone che amano immergersi nella natura; la costruzione risale al 1900, fu ufficialmente benedetta l’8 maggio 1904 e nello stesso giorno venne celebrata la prima Santa Messa.

Chiesetta Salve Regina Valmarana Vicenza

La chiesetta Salve Regina a Valmarana

Salve Regina è una chiesetta situata ai confini tra i comuni di Altavilla Vicentina e Arcugnano nella località di Valmarana. È situata lungo un sentiero nel bosco percorso da ciclisti e persone che amano immergersi nella natura.

La costruzione risale al 1900 ed è dedicata alla Beata Vergine Maria Addolorata. L'8 maggio 1904 è stata ufficialmente benedetta e celebrata la prima Santa Messa.

Il 30 luglio 1904 Papa Pio X ha concesso, e concede tuttora, particolari indulgenze nei giorni dedicati a coloro che devotamente si recano a pregare in questo luogo sacro.

Dove si trova

Indirizzo: Altavilla Vicentina - Via Giacomo Matteotti, 157 - Valmarana di Altavilla Vicentina.

Coordinate GPS: 45.483120088499305, 11.48534586510072.

Visita: visitabile solo dall'esterno.

Il percorso verso la chiesetta è una salita costante abbastanza facile da affrontare, con un ultimo tratto molto impegnativo che può togliere il fiato.

La sezione presenta una pendenza interessante, una superficie ben battuta e nessuna difficoltà particolare. Il percorso è bello e panoramico per tutto il tragitto, compresa la piccola chiesa di Salve Regina situata quasi alla fine della strada.

Mappa sentieri Colli Berici Salve Regina

Il percorso nei Colli Berici

Questo percorso ciclistico ad anello moderato di 9,8 miglia nei Colli Berici offre terreni diversi, viste panoramiche e luoghi storici vicino a Vicenza.

Una volta scesi dalla collina, subito dopo la chiesa, ciclisti e appassionati di gravel possono proseguire lungo i numerosi sentieri del Bosco di Brendola.

Nelle vicinanze si trova la Porta dei Berici. Anche la discesa merita, con divertimento assicurato.

È un itinerario classico per i vicentini, frequentato durante tutti i mesi dell’anno.

CaratteristicaInformazione
LocalitàValmarana
ComuniAltavilla Vicentina e Arcugnano
Tipo di luogoChiesetta dedicata alla Beata Vergine Maria Addolorata
Anno di costruzione1900
Benedizione e prima Messa8 maggio 1904
VisitaSolo dall'esterno
Coordinate45.483120088499305, 11.48534586510072

La Salve Regina: storia dell’antifona mariana

La Salve Regina è un’antifona del breviario in onore della Vergine Maria, ma è diventata popolarissima come preghiera comune.

La Salve Regina è ben attestata nel secolo XI - chiamato il grande secolo della pietà mariana - e riassume in un certo modo la devozione mariana di quel periodo.

La storia di questa antifona è intricatissima, appunto per il suo uso universale. Le sue origini non sono certe, ed è stata attribuita un po’ a tutti: a Ermanno Contratto, morto nel 1054, ad Ademaro di Puy, morto nel 1098, e all’arcivescovo di Compostella Pietro di Mezonzo, morto nel 1003.

Non sembra anteriore, comunque, al secolo XI. Oggi si ritiene che quasi sicuramente sia stata composta da Ermanno di Reichenau, meglio conosciuto come Ermanno il Contratto, morto nel 1054, autore anche dell’Alma Redemptoris Mater.

La melodia gregoriana, antica quanto la preghiera, così bella e carica di speranza, ha contribuito certamente alla sua diffusione.

Ermanno di Reichenau

Ermanno nasce il 18 luglio 1013 da Eltrude, sposa di Goffredo conte di Altshausen di Svezia, e gli viene dato il nome di Ermanno.

Per la sua grave malformazione fisica, non poteva stare eretto né tanto meno camminare, è soprannominato “il Contratto”, dal latino contractus, che significa appunto contratto, rattrappito, ma anche storpio.

All’età di sette anni lo troviamo nel monastero benedettino di Reichenau, presso l’isoletta del Lago di Costanza e vi rimane per tutta la vita, divenendo monaco nel 1043.

La biografia riferisce inoltre che Ermanno non è soltanto un ricercatore molto colto - conosce la matematica, il greco, il latino, l’arabo, l’astronomia, la musica - ma anche un uomo contraddistinto da un’umanità appassionata, di una persona «piacevole, amichevole, sempre ridente; tollerante, gaia», che scopre in monastero la bellezza dell’amicizia e il calore di una casa.

La sua figura è stata associata alla Salve Regina anche per la capacità di unire cultura, musica, vita monastica e profonda umanità.

L’uso monastico e liturgico

Inizialmente l’antifona era espressione della pietà monastica. Si cantava come inno processionale a Cluny, al tempo dell’abate Pietro il Venerabile, morto nel 1156, che l’aveva stabilita durante la processione della festa dell’Assunta e nelle altre grandi feste.

Gli «Statuti della Congregazione Cluniacense», redatti verso il 1135, prescrivevano che nella festa dell’Assunzione, durante la processione, venisse cantata dalla comunità l’antifona composta per la santa Madre del Signore, che inizia con le parole: Salve, Regina mater misericordiae.

La Salve era usata anche dai Cistercensi, e ciò spiega perché una delle attribuzioni più diffuse sia stata quella a san Bernardo di Clairvaux, morto nel 1153.

L’Antifonario cistercense, riformato tra il 1135 e il 1145, prevedeva il canto della Salve come antifona al Benedictus o al Magnificat, e nelle quattro feste medievali di santa Maria: Purificazione, 2 febbraio; Annunciazione, 25 marzo; Assunzione, 15 agosto; Natività, 8 settembre.

Con una serie di interventi legislativi, dal 1174 al 1251, i Capitoli generali dell’Ordine ne ampliarono progressivamente l’uso, conferendogli maggiore importanza e solennità.

Ben presto la Salve Regina fu adottata dagli Ordini mendicanti. Nel 1221 i Domenicani introdussero il canto quotidiano della Salve dopo compieta, prima a Bologna e poi negli altri conventi della Provincia di Lombardia, da dove si estese rapidamente in tutto l’Ordine.

Per quanto attiene ai Frati Minori si è informati che, in seguito alla riforma liturgica compiuta dal Ministro generale fra Aimone di Faversham, morto nel 1244, la Salve Regina era annoverata tra le quattro antifone che, secondo i vari tempi dell’anno liturgico, si cantavano dopo compieta.

Tra gli Ordini mendicanti, i Servi di Maria si distinsero per un uso frequente. Le Costituzioni antiche redatte nel 1280 prescrivevano la Salve Regina alla fine di ogni ora e dopo la mensa comune, eccetto che nel triduo della Parasceve.

Al canto della Salve i Servi inchinavano il capo e piegavano un ginocchio alle parole Salve Regina, fino al secondo salve.

La Salve Regina, inizialmente espressione di pietà monastica e adottata dagli Ordini mendicanti, ha un posto rilevante nella pietà popolare, riscuotendo grande simpatia tra la gente.

Nel XVI secolo si stabilisce che nei giorni festivi l’antifona sia eseguita subito dopo i Vespri e non a compieta; nel XVII secolo, per rendere più popolare l’ossequio serale alla Vergine, si diffonde la consuetudine presso gli Ordini religiosi di aspergere con acqua benedetta, durante il canto della Salve, i frati e il popolo.

Il testo e il significato della Salve Regina

Il testo italiano della Salve Regina, come saluto e invocazione alla Vergine, chiude la Liturgia delle Ore e si presenta a Compieta in questi termini:

Salve Regina, Madre di misericordia, vita, dolcezza e speranza nostra, salve. A te ricorriamo, esuli figli di Eva, a te sospiriamo gementi e piangenti in questa valle di lacrime. Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi. E mostraci, dopo questo esilio, Gesù, il frutto benedetto del tuo seno. O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.

La Salve è la più celebre tra le antifone mariane e ha sempre goduto di larga popolarità fra i cristiani, che si rivolgono fiduciosi alla Regina della Misericordia con parole profondamente umane: «gementi e piangenti in questa valle di lacrime».

La Salve Regina, per il suo contenuto, è contemporaneamente espressione di saluto, forma di “clamore” e voce di supplica.

  • Saluto: è il saluto dei servi alla Regina di misericordia, espresso con una felice disposizione letteraria: lo stesso termine apre e chiude la prima strofa, «Salve, Regina […] spes nostra, salve».
  • Clamore: è il grido di un popolo oppresso che sale fino al cielo; è il clamore dei servi rivolto alla loro Avvocata, oppressi dalla coscienza del peccato e gementi in terra di esilio.
  • Supplica: è la richiesta dei servi alla Madre di Gesù, perché «dopo questo esilio» mostri loro il Figlio, «frutto benedetto» del suo seno.

La valle di lacrime

«Valle di lacrime», così è chiamato il nostro mondo e la nostra vita.

Le lacrime sono la caratteristica più profonda della nostra vita: lacrime di angoscia, di paura; lacrime di chi è lasciato, maltrattato, deriso, colpito, violentato; lacrime di chi non ha più nessuno, di chi ha fame, di chi ha freddo, di chi ha subito ingiustizia.

Le lacrime diventano invocazione di liberazione, di riscatto. Si entra così nella realtà delle beatitudini: «Beati voi che piangete».

Secondo una lettura spirituale proposta da papa Francesco, è possibile distinguere lacrime di gioia, di perdono e di pentimento, d’inquietudine per amore, di fedeltà, di compassione, di consolazione e di beatitudine.

Queste esemplificazioni evidenziano uno degli aspetti che si potrebbero analizzare della Salve Regina, ritenuta un piccolo gioiello letterario e religioso, per l’originalità ritmica, lo slancio dei sentimenti e la supplica piena di fiducia.

I principali commenti spirituali

Goffredo di Auxerre

Tra i commenti con cui è stata onorata la Salve Regina segnaliamo quelli di Goffredo di Auxerre, morto intorno al 1188, San Lorenzo da Brindisi, morto nel 1619, e Sant’Alfonso M. de Liguori, morto nel 1787.

Si ritiene che il monaco cistercense Goffredo di Auxerre, amico e confidente di san Bernardo, suo segretario e compagno di molteplici viaggi, in un’omelia pronunziata per la festa della Natività di Maria, probabilmente negli anni in cui Goffredo fu abate di Clairvaux, tra il 1162 e il 1165, sia da considerare il primo commento alla Salve Regina.

Nella seconda parte dell’omelia il beato spiega i tre attributi che accompagnano il titolo di Regina misericordiae applicato a Maria: «vita, dolcezza, speranza nostra».

Secondo Goffredo Maria è nostra vita perché con gli esempi della sua esistenza santa genera ed educa alla vita.

È nostra dolcezza perché portatrice di valori d’immensa amabilità, quali l’amore alla contemplazione, la gioia al suo ricordo e la fiducia che infondono i suoi occhi misericordiosi rivolti verso di noi.

Maria è speranza nostra anzitutto perché è «speranza di risurrezione». Contemplando già compiuto in lei ciò che attendiamo con intimo e struggente desiderio, la vittoria sulla morte e la felicità eterna, ci sentiamo rincuorati e pieni di fiducia.

È inoltre «speranza di misericordia» perché, considerando la Vergine quale icona della misericordia divina, confidiamo di ottenere per sua intercessione ciò che non meritiamo per il nostro peccato, e soprattutto di vedere «dopo questo esilio, Gesù, il frutto benedetto del suo grembo».

I tre attributi hanno un’eco intensa nel cuore del cristiano: lo richiamano al fatto misterioso della sua esistenza, alla necessità di consolazione nell’amarezza e alla necessità di vivere in un’attesa che non deluda.

La misericordia nella tradizione cristiana

Nella Bolla Misericordiae Vultus dell’11 aprile 2015, con cui è stato indetto il Giubileo straordinario della misericordia, Papa Francesco afferma al numero 24: «Rivolgiamo a lei la preghiera antica e sempre nuova della Salve Regina, perché non si stanchi mai di rivolgere a noi i suoi occhi misericordiosi e ci renda degni di contemplare il volto della misericordia, suo Figlio Gesù».

Le parole del Papa sollecitano all’uso orante della Salve Regina in un tempo dedicato alla misericordia.

In questa prospettiva la preghiera conserva il suo valore anche nella vita contemporanea: esprime la fragilità umana, il bisogno di protezione e la fiducia nella misericordia.

Dove ascoltare la Salve Regina a Vicenza

Il luogo vicentino più direttamente legato a un’esecuzione pubblica della Salve Regina è la Basilica di Monte Berico, dove sabato 11 maggio 2013 si è svolto un concerto di repertorio sacro con Daniela Dessì, Fabio Armiliato, il baritono Andrea Castello e l’Ensemble dell’Orchestra di Vicenza diretto dal maestro Giuliano Fracasso.

La serata comprendeva alcune tra le più belle Ave Maria e brani di compositori italiani e stranieri, oltre alla Salve Regina.

Il programma era indicato come “Daniela Dessì e Fabio Armiliato in Salve Regina, Mater Misericordiae”, con il baritono Andrea Castello e l’Ensemble dell’Orchestra di Vicenza.

Antifona Salve Regina, RV 616: III. Ad te suspiramus

Il concerto nella Basilica di Monte Berico

Il concerto si è svolto sabato 11 maggio 2013 alle ore 21.00 presso la Basilica di Monte Berico.

La Basilica era aperta al pubblico a partire dalle ore 20.30 e l’ingresso era libero.

Ad accompagnare i solisti era l’Ensemble dell’orchestra di Vicenza diretto dal maestro Giuliano Fracasso.

Daniela Dessì e Fabio Armiliato erano per la prima volta a Vicenza, reduci dal grande successo ottenuto a Liegi con La Forza del Destino di Verdi.

Daniela Dessì era una delle cantanti di riferimento per il repertorio verdiano, pucciniano e verista, con un vasto repertorio che abbracciava più di settanta titoli operistici.

Fabio Armiliato era considerato uno dei più importanti tenori della sua generazione. La sua voce, combinata ad un eccezionale talento musicale e a una tecnica invidiabile, lo rendeva uno degli interpreti più intensi dei suoi giorni.

Il baritono Andrea Castello era un raffinato interprete del repertorio liederistico che già lo aveva visto esibirsi con successo a Vienna.

La disponibilità dei religiosi della Basilica e la sensibilità dimostrata dall’amministrazione comunale avevano permesso di realizzare un importante avvenimento per la città di Vicenza.

Ascoltare e pregare oggi

Per ascoltare la Salve Regina in un contesto devozionale, il riferimento più coerente resta la tradizione liturgica delle chiese e dei santuari mariani, mentre la chiesetta di Valmarana offre soprattutto un luogo raccolto da visitare all’esterno, immerso nel bosco dei Colli Berici.

La Basilica di Monte Berico rappresenta invece il principale luogo vicentino collegato al concerto sacro ricordato, mentre la chiesetta di Salve Regina consente di accostare il nome dell’antifona a un itinerario di preghiera, natura e memoria locale.

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