La Quaresima è un “cammino di speranza”, “un cammino verso Gesù risorto”. La Quaresima è stata istituita nella Chiesa come tempo di preparazione alla Pasqua, e dunque tutto il senso di questo periodo di quaranta giorni prende luce dal mistero pasquale verso il quale è orientato.
La Quaresima è un periodo di penitenza, anche di mortificazione, ma non fine a sé stesso, bensì finalizzato a farci risorgere con Cristo, a rinnovare la nostra identità battesimale, cioè a rinascere nuovamente “dall’alto”, dall’amore di Dio. Ecco perché la Quaresima è, per sua natura, tempo di speranza.

Un cammino dalla schiavitù alla libertà
Per comprendere meglio che cosa questo significhi, dobbiamo riferirci all’esperienza fondamentale dell’esodo degli Israeliti dall’Egitto, raccontata dalla Bibbia nel libro che porta questo nome: Esodo. Il punto di partenza è la condizione di schiavitù in Egitto, l’oppressione, i lavori forzati.
Ma il Signore non ha dimenticato il suo popolo e la sua promessa: chiama Mosè e, con braccio potente, fa uscire gli israeliti dall’Egitto e li guida attraverso il deserto verso la Terra della libertà. Durante questo cammino dalla schiavitù alla libertà, il Signore dà agli Israeliti la legge, per educarli ad amare Lui, unico Signore, e ad amarsi tra loro come fratelli.
La Scrittura mostra che l’esodo è lungo e travagliato: simbolicamente dura 40 anni, cioè il tempo di vita di una generazione. Una generazione che, di fronte alle prove del cammino, è sempre tentata di rimpiangere l’Egitto e di tornare indietro.
Anche tutti noi conosciamo la tentazione di tornare indietro, tutti. Ma il Signore rimane fedele e quella povera gente, guidata da Mosè, arriva alla Terra promessa. Tutto questo cammino è compiuto nella speranza: la speranza di raggiungere la Terra, e proprio in questo senso è un “esodo”, un’uscita dalla schiavitù alla libertà.
E questi 40 giorni sono anche per tutti noi un’uscita dalla schiavitù, dal peccato, alla libertà, all’incontro con il Cristo Risorto. Ogni passo, ogni fatica, ogni prova, ogni caduta e ogni ripresa, tutto ha senso solo all’interno del disegno di salvezza di Dio, che vuole per il suo popolo la vita e non la morte, la gioia e non il dolore.
La Pasqua illumina il percorso quaresimale
La Pasqua di Gesù è il suo esodo, con il quale Egli ci ha aperto la via per giungere alla vita piena, eterna e beata. Per aprire questa via, questo passaggio, Gesù ha dovuto spogliarsi della sua gloria, umiliarsi, farsi obbediente fino alla morte e alla morte di croce.
Aprirci la strada alla vita eterna gli è costato tutto il suo sangue, e grazie a Lui noi siamo salvati dalla schiavitù del peccato. Ma questo non vuol dire che Lui ha fatto tutto e noi non dobbiamo fare nulla, che Lui è passato attraverso la croce e noi “andiamo in paradiso in carrozza”. Non è così.
La nostra salvezza è certamente dono suo, ma, poiché è una storia d’amore, richiede il nostro “sì” e la nostra partecipazione al suo amore, come ci dimostra la nostra Madre Maria e dopo di lei tutti i santi. La Quaresima vive di questa dinamica: Cristo ci precede con il suo esodo, e noi attraversiamo il deserto grazie a Lui e dietro di Lui.
Lui è tentato per noi, e ha vinto il Tentatore per noi, ma anche noi dobbiamo con Lui affrontare le tentazioni e superarle. Lui ci dona l’acqua viva del suo Spirito, e a noi spetta attingere alla sua fonte e bere, nei Sacramenti, nella preghiera, nell’adorazione.
Lui è la luce che vince le tenebre, e a noi è chiesto di alimentare la piccola fiamma che ci è stata affidata nel giorno del nostro Battesimo. In questo senso la Quaresima è «segno sacramentale della nostra conversione»; chi fa la strada della Quaresima è sempre sulla strada della conversione.
La Quaresima è segno sacramentale del nostro cammino dalla schiavitù alla libertà, sempre da rinnovare. Un cammino certo impegnativo, come è giusto che sia, perché l’amore è impegnativo, ma un cammino pieno di speranza.
Anzi, direi di più: l’esodo quaresimale è il cammino in cui la speranza stessa si forma. La fatica di attraversare il deserto - tutte le prove, le tentazioni, le illusioni, i miraggi… -, tutto questo vale a forgiare una speranza forte, salda, sul modello di quella della Vergine Maria, che in mezzo alle tenebre della passione e della morte del suo Figlio continuò a credere e a sperare nella sua risurrezione, nella vittoria dell’amore di Dio.
La Quaresima come itinerario di fede, speranza e carità
La Quaresima non è solo un “tempo”, costituito da quaranta giorni che separano dalle celebrazioni pasquali, ma un itinerario per tutti i cristiani, con una meta e delle indicazioni per arrivare a Gerusalemme con Gesù e “non essere più come prima”.
Nel percorrere il cammino quaresimale, che ci conduce verso le celebrazioni pasquali, ricordiamo Colui che «umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce». In questo tempo di conversione rinnoviamo la nostra fede, attingiamo l’“acqua viva” della speranza e riceviamo a cuore aperto l’amore di Dio che ci trasforma in fratelli e sorelle in Cristo.
Nella notte di Pasqua rinnoveremo le promesse del nostro Battesimo, per rinascere uomini e donne nuovi, grazie all’opera dello Spirito Santo. Ma già l’itinerario della Quaresima, come l’intero cammino cristiano, sta tutto sotto la luce della Risurrezione, che anima i sentimenti, gli atteggiamenti e le scelte di chi vuole seguire Cristo.
Il digiuno, la preghiera e l’elemosina, come vengono presentati da Gesù nella sua predicazione, sono le condizioni e l’espressione della nostra conversione. La via della povertà e della privazione, lo sguardo e i gesti d’amore per l’uomo ferito e il dialogo filiale con il Padre ci permettono di incarnare una fede sincera, una speranza viva e una carità operosa.
La fede: accogliere la Verità
La fede ci chiama ad accogliere la Verità e a diventarne testimoni, davanti a Dio e davanti a tutti i nostri fratelli e sorelle. In questo tempo di Quaresima, accogliere e vivere la Verità manifestatasi in Cristo significa prima di tutto lasciarci raggiungere dalla Parola di Dio, che ci viene trasmessa, di generazione in generazione, dalla Chiesa.
Questa Verità non è una costruzione dell’intelletto, riservata a poche menti elette, superiori o distinte, ma è un messaggio che riceviamo e possiamo comprendere grazie all’intelligenza del cuore, aperto alla grandezza di Dio che ci ama prima che noi stessi ne prendiamo coscienza.
Questa Verità è Cristo stesso, che assumendo fino in fondo la nostra umanità si è fatto Via - esigente ma aperta a tutti - che conduce alla pienezza della Vita. La Quaresima è un tempo per credere, ovvero per ricevere Dio nella nostra vita e consentirgli di “prendere dimora” presso di noi.
Il digiuno vissuto come esperienza di privazione porta quanti lo vivono in semplicità di cuore a riscoprire il dono di Dio e a comprendere la nostra realtà di creature a sua immagine e somiglianza, che in Lui trovano compimento. Facendo esperienza di una povertà accettata, chi digiuna si fa povero con i poveri e “accumula” la ricchezza dell’amore ricevuto e condiviso.
Così inteso e praticato, il digiuno aiuta ad amare Dio e il prossimo in quanto l’amore è un movimento che pone l’attenzione sull’altro considerandolo come un’unica cosa con sé stessi. Digiunare vuol dire liberare la nostra esistenza da quanto la ingombra, anche dalla saturazione di informazioni - vere o false - e prodotti di consumo, per aprire le porte del nostro cuore a Colui che viene a noi povero di tutto, ma «pieno di grazia e di verità».
La speranza come acqua viva
Una delle immagini più utilizzate per rappresentare la Quaresima è il deserto, dove manca l’acqua e la sete si fa sentire. La speranza è l’“acqua viva” che consente di continuare il cammino.
La samaritana, alla quale Gesù chiede da bere presso il pozzo, non comprende quando Lui le dice che potrebbe offrirle un’“acqua viva”. All’inizio lei pensa naturalmente all’acqua materiale, Gesù invece intende lo Spirito Santo, quello che Lui darà in abbondanza nel Mistero pasquale e che infonde in noi la speranza che non delude.
Già nell’annunciare la sua passione e morte Gesù annuncia la speranza, quando dice: «e il terzo giorno risorgerà». Gesù ci parla del futuro spalancato dalla misericordia del Padre.
Sperare con Lui e grazie a Lui vuol dire credere che la storia non si chiude sui nostri errori, sulle nostre violenze e ingiustizie e sul peccato che crocifigge l’Amore. Significa attingere dal suo Cuore aperto il perdono del Padre.
Nell’attuale contesto di preoccupazione in cui viviamo e in cui tutto sembra fragile e incerto, parlare di speranza potrebbe sembrare una provocazione. Il tempo di Quaresima è fatto per sperare, per tornare a rivolgere lo sguardo alla pazienza di Dio, che continua a prendersi cura della sua Creazione, mentre noi l’abbiamo spesso maltrattata.
È speranza nella riconciliazione, alla quale ci esorta con passione San Paolo: «Lasciatevi riconciliare con Dio». Ricevendo il perdono, nel Sacramento che è al cuore del nostro processo di conversione, diventiamo a nostra volta diffusori del perdono.
Avendolo noi stessi ricevuto, possiamo offrirlo attraverso la capacità di vivere un dialogo premuroso e adottando un comportamento che conforta chi è ferito. Il perdono di Dio, anche attraverso le nostre parole e i nostri gesti, permette di vivere una Pasqua di fraternità.
La carità: uscire da sé per prendersi cura
Senza la carità, la fede sarebbe soltanto relazione intimistica con Dio e la speranza un anelito di futuro solitario. La più alta espressione della fede e della speranza è la carità, vissuta sulle orme di Cristo, nell’attenzione e nella compassione verso ciascuno.
La carità è lo slancio del cuore che ci fa uscire da noi stessi e che genera il vincolo della condivisione e della comunione. La carità si rallegra nel veder crescere l’altro.
Ecco perché soffre quando l’altro si trova nell’angoscia: solo, malato, senzatetto, disprezzato, nel bisogno. La carità è dono che dà senso alla nostra vita e grazie al quale consideriamo chi versa nella privazione quale membro della nostra stessa famiglia, amico, fratello.
Il poco, se condiviso con amore, non finisce mai, ma si trasforma in riserva di vita e di felicità. Così avvenne per la farina e l’olio della vedova di Sarepta, che offre la focaccia al profeta Elia; e per i pani che Gesù benedice, spezza e dà ai discepoli da distribuire alla folla.
Così avviene per la nostra elemosina, piccola o grande che sia, offerta con gioia e semplicità. Vivere una Quaresima di carità vuol dire prendersi cura di chi si trova in condizioni di sofferenza, abbandono o angoscia.
Camminare insieme nella speranza
In questa Quaresima vinciamo “la tentazione di arroccarci nella nostra autoreferenzialità e di badare soltanto ai nostri bisogni,” ma siamo “viaggiatori migliori” nel percorso della vita, accompagnando le persone in “situazioni di miseria e di violenza”.
Nel suo Messaggio per la Quaresima di quest’anno, intitolato Camminiamo insieme nella speranza, Papa Francesco esorta i fedeli a confrontarsi concretamente con coloro che, nelle loro comunità, vivono in situazioni di vulnerabilità, fisica o spirituale.
Il Pontefice incoraggia i cristiani a non dimenticare i loro fratelli ai margini, nel viaggio della vita “verso la stessa meta”, e ad essere “tessitori di unità” in un mondo marcato da tensioni e divisioni.
Confrontarsi con le realtà altrui
In questo Anno Santo, segnato da pellegrinaggi, il Papa richiama il cammino del popolo d’Israele verso la terra promessa, narrato nel libro dell’Esodo dell’Antico Testamento, e evidenzia come “non possiamo ricordare l’esodo biblico senza pensare a tanti fratelli e sorelle che oggi fuggono da situazioni di miseria e di violenza e vanno in cerca di una vita migliore per sé e i propri cari”.
Infatti Francesco, con un occhio sempre rivolto ai più fragili, incoraggia i cristiani a svolgere “un buon esercizio” in questo tempo di preparazione alla Pasqua, ovvero di lasciarsi interpellare dalla “realtà concreta di qualche migrante o pellegrino” per riflettere se siamo “statici” nella nostra “zona di comodità” o cerchiamo “percorsi di liberazione dalle situazioni di peccato e di mancanza di dignità”.
Verifichiamo “nella nostra vita, nelle nostre famiglie, nei luoghi in cui lavoriamo, nelle comunità parrocchiali o religiose” se siamo “capaci di camminare con gli altri, di ascoltare, di vincere la tentazione di arroccarci nella nostra autoreferenzialità e di badare soltanto ai nostri bisogni”.
Il Vescovo di Roma infatti ci incoraggia in questa Quaresima a scoprire “che cosa Dio ci chiede per essere viaggiatori migliori verso la casa del Padre”.
Essere tessitori di unità
“I cristiani sono chiamati a fare strada insieme, mai come viaggiatori solitari. Lo Spirito Santo ci spinge ad uscire da noi stessi per andare verso Dio e verso i fratelli, e mai a chiuderci”, insiste il Papa.
Camminare insieme significa essere tessitori di unità, a partire dalla comune dignità di figli di Dio; significa procedere fianco a fianco, senza calpestare o sopraffare l’altro, senza covare invidia o ipocrisia, senza lasciare che qualcuno rimanga indietro o si senta escluso.
Andiamo nella stessa direzione, verso la stessa meta, ascoltandoci gli uni gli altri con amore e pazienza. La carità, col suo dinamismo universale, può costruire un mondo nuovo, perché non è un sentimento sterile, bensì il modo migliore di raggiungere strade efficaci di sviluppo per tutti.
Francesco rivolge questo invito in modo particolare ai membri della Chiesa: “Chiediamoci davanti al Signore se siamo in grado di lavorare insieme come vescovi, presbiteri, consacrati e laici, al servizio del Regno di Dio; se abbiamo un atteggiamento di accoglienza, con gesti concreti, verso coloro che si avvicinano a noi e a quanti sono lontani; se facciamo sentire le persone parte della comunità o se le teniamo ai margini”.

Segnali concreti di speranza
La Parola di Dio ascoltata, meditata, contemplata e testimoniata, ci stimola inevitabilmente ad una revisione del nostro stile di vita a partire dalla quale possiamo intravedere segnali di speranza per il nostro futuro.
Lo stesso Papa Francesco ha ribadito che il rinnovamento di tutta la società passa attraverso i segnali della conversione. E la Quaresima è il tempo ideale per una conversione non solo individuale, ma collettiva a partire proprio dalle nostre famiglie.
Di settimana in settimana, accompagnati dai Vangeli domenicali e dalle riflessioni dei nostri bambini e ragazzi del catechismo, cercheremo di farci guidare da questi segnali per poter compiere le scelte giuste nei labirinti dei nostri cuori, intraprendere insieme un gioioso cammino di ritorno a Dio e convergere tutti insieme a Pasqua, come famiglia e come comunità cristiana, su Gesù Risorto.
Gesti di fraternità e prossimità
- promuovere la pace a partire dai nostri ambienti di vita e interessarsi delle vicende del mondo;
- incoraggiare gli amici e ritrovare insieme la gioia di vivere;
- cancellare ogni forma di rancore e risentimento anche nei ragazzi, esercitandosi nel perdono reciproco;
- stare vicino alle persone ammalate, visitandole e prendendosi a cuore la loro salute o aiutandole se non sono autonome;
- incentivare prossimità e inclusione con i ragazzi con disabilità;
- trovare forme di “missionarietà” e amicizia e ricontatto con i ragazzi che abbiamo perso di vista;
- educare alla difesa dei diritti dei più deboli;
- trovare azioni di vicinanza verso gli anziani soli e chiedere di non trascurare i propri nonni, ma di farsi loro accanto più spesso;
- occuparsi di situazioni di povertà che conosciamo sul nostro territorio o in terra di “missione”.
Sarà importante che gli educatori accompagnino i ragazzi in questo cammino, aiutandoli a riconoscere i segni della speranza che incontreranno e a lasciarsi trasformare da essi. La Quaresima è un tempo favorevole per far maturare domande profonde, per ascoltare il Vangelo con un cuore aperto e per scoprire che la fede non è un’idea, ma un incontro che cambia la vita.
Sta agli educatori sforzarsi di essere testimoni credibili di questo cammino, vivendo con i ragazzi e per primi l’esperienza del ritorno a Dio e della gioia di ricominciare.
La gentilezza come segnale di speranza
Nella Quaresima, stiamo più attenti a «dire parole di incoraggiamento, che confortano, che danno forza, che consolano, che stimolano, invece di parole che umiliano, che rattristano, che irritano, che disprezzano».
A volte, per dare speranza, basta essere «una persona gentile, che mette da parte le sue preoccupazioni e le sue urgenze per prestare attenzione, per regalare un sorriso, per dire una parola di stimolo, per rendere possibile uno spazio di ascolto in mezzo a tanta indifferenza».
Nel raccoglimento e nella preghiera silenziosa, la speranza ci viene donata come ispirazione e luce interiore, che illumina sfide e scelte della nostra missione: ecco perché è fondamentale raccogliersi per pregare e incontrare, nel segreto, il Padre della tenerezza.
Ritornare, ricordare, riconoscere, riscoprire, rinascere
La Quaresima è l’immagine della nostra vita: un invito continuo a rinnovarsi, a crescere, a cambiare, sapendo che sempre si può ricominciare! Gesù cammina con noi e ci dona la sua luce, ci aiuta a riscoprire il suo amore e a ritrovare il senso più profondo del nostro esistere.
I ragazzi devono poter sperimentare che, con Gesù al loro fianco, ogni cosa acquista un significato nuovo. In questo tempo di grazia siamo chiamati a educare i ragazzi all’incontro con Gesù, aiutandoli a riconoscerlo nella vita di ogni giorno e a cercarlo nella preghiera quotidiana, nella messa domenicale, nel sacramento della riconciliazione e poi sempre nell’amore fraterno.
Il volto del Signore si rende visibile in coloro che ci vogliono bene, nei poveri a cui tendiamo la mano, nelle persone che ci sono accanto e che siamo chiamati ad amare come noi stessi. Ogni giorno, alzando lo sguardo al Cielo, i ragazzi potranno incontrare davvero il volto di Dio, un volto che alla fine vedremo “faccia a faccia”, risorti con Gesù.
Questo è il Mistero della Pasqua che dobbiamo annunciare e far comprendere, soprattutto durante questa Quaresima, affinché sia accolto nel cuore di chi vive l’esperienza dell’oratorio e in ciascuno cresca la speranza.
Le tappe del cammino
La Quaresima è il tempo del cammino per eccellenza, il tempo in cui attraversiamo le nostre croci quotidiane e ci lasciamo educare dalla Croce di Gesù. Ogni domenica vivremo il segno della Croce del RI, un invito a cambiare e a ricominciare con Gesù, lasciandoci incontrare da Lui.
In ogni domenica di Quaresima la Croce del RI è accompagnata da una parola chiave che inizia con il prefisso “RI”, perché ci richiama il significato del “ritornare di nuovo” e del “rimettere le cose a posto”. Ogni verbo rappresenta il dono della vita nuova che riceviamo con il Battesimo e con il perdono di Dio.
| Tempo liturgico | Segnale di speranza | Significato |
|---|---|---|
| Domenica all’inizio di Quaresima | RI-TORNARE | Ritornare a Dio e sentirsi amati dal Padre misericordioso. |
| Domenica della Samaritana | RI-CORDARE | Ricordare la propria identità profonda e il fatto di essere stati chiamati e voluti da Dio. |
| Domenica di Abramo | RI-CONOSCERE | Riconoscere Gesù, seguirlo con fiducia e lasciarsi guidare dalla sua Parola. |
| Domenica del Cieco | RI-SCOPRIRE | Riscoprire la presenza viva del Signore nella propria vita. |
| Domenica di Lazzaro | RI-NASCERE | Rinascere e ricominciare grazie all’amore di Gesù. |
| Domenica delle Palme | RI-VIVERE | Rivivere i giorni della Passione con il cuore aperto all’incontro con Gesù. |
| Domenica di Pasqua | Ricominciare | Accogliere l’annuncio della Risurrezione che cambia la vita. |
La Domenica all’inizio di Quaresima, che è dedicata alle tentazioni di Gesù nel deserto, ci porta alla Croce del RI-TORNARE. Il Signore ci insegna a ritornare a Dio, a riferirsi sempre a Lui in ogni momento della nostra vita, a ricercarlo nella preghiera soprattutto ogni volta che dobbiamo decidere che cosa fare e da che parte stare.
Ritorniamo ad avere fiducia nel Padre misericordioso che sempre ci accoglie, per prendere in mano la nostra vita. Ritorniamo a sentirci amati da Dio! Così TUTTO CAMBIA e TUTTO RICOMINCIA!
Nella Domenica della Samaritana, la Croce del RI-CORDARE ci guida alla consapevolezza della nostra identità profonda. Gesù aiuta la Samaritana a rientrare in sé stessa, a riconoscere la propria verità senza paura e a scoprire che la sua vita è un dono di Dio.
Ricordiamoci di chi siamo davvero, di essere stati chiamati e voluti da Dio non solo per vivere ma per essere discepoli del Signore. Ricordiamoci ogni giorno di seguirlo.
La Domenica di Abramo è la domenica della Croce del RI-CONOSCERE. Il Vangelo ci invita a riconoscere Gesù, a seguirlo con fiducia e a lasciarci guidare dalla sua Parola, che illumina ogni passo del nostro cammino.
La sua Parola ci fa riconoscere che siamo amati da Dio. Riconosciamo così che, con il Signore, siamo liberi davvero. Vinciamo ogni schiavitù e ogni nostra omologazione: con Lui riconosciamo che siamo “originali”, unici, amati, voluti, liberi.
Nella Domenica del Cieco, la Croce del RI-SCOPRIRE ci richiama alla luce che Gesù dona a chi crede in Lui. Come il cieco nato, siamo chiamati a risvegliarci da ogni buio che ci tiene bloccati e a riscoprire ogni giorno la presenza viva del Signore nella nostra vita.
Riscopriamo chi è Gesù e chi è Gesù per noi. Carlo ha scelto di stare di fronte a Gesù per riscoprire se stesso.
La Domenica di Lazzaro ci pone davanti alla Croce del RI-NASCERE. Gesù è la Risurrezione e la Vita, e con Lui ogni cosa può rinascere. Noi possiamo rinascere e ricominciare ogni volta.
Il suo amore ci permette di rialzarci dalle nostre cadute e di riprendere il cammino con speranza rinnovata. Basta credere in Lui e nel destino nel quale ci ha immersi, riempiendoci della sua vita divina, per mezzo del Battesimo che abbiamo ricevuto e che continuamente si rinnova.
Nella Domenica delle Palme, la Croce del RI-VIVERE ci invita a rivivere i giorni della Passione con il cuore aperto all’incontro con il Signore Gesù, morto e risorto. Entriamo nella Settimana Autentica per stare con Gesù e lasciarci trasformare dalla sua Pasqua.
Certe cose vanno rivissute per poter vivere meglio. Tutto ricomincia se riviviamo anche noi i gesti con i quali siamo stati salvati da Dio, se riviviamo l’amore più grande che abbiamo mai potuto ricevere, quello di Gesù per noi!
La Domenica di Pasqua, tutto ricomincia! L’annuncio della Risurrezione di Gesù è l’annuncio che cambia la vita: Lui è veramente risorto!
Con questa certezza e questa gioia possiamo ricominciare a vivere con slancio e fiducia e tenere fisso lo sguardo su Gesù che ci sta aprendo la porta del Cielo dove vivremo per sempre. Ripetiamo l’annuncio della Pasqua e spieghiamolo ai ragazzi perché possano accogliere il dono della vita eterna e meravigliarsi per essere anche loro “risorti” con Cristo.
La speranza che ricomincia ogni giorno
Possiamo sempre ricominciare se sappiamo ritornare al Padre, se sappiamo chiedergli perdono quando sbagliamo, se riaccogliamo ogni giorno il messaggio di amore che ci viene da suo Figlio Gesù.
È la speranza che abbiamo riconoscendo la misericordia del Padre che ci viene incontro ed è pronto a camminare al nostro fianco nel deserto della vita. Diamo ai ragazzi questo messaggio: Tutto cambia perché tutto ricomincia!
Possiamo sempre ripartire con uno slancio nuovo e ogni giorno lo possiamo vivere con la gioia di saperci amati e accompagnati dalla presenza del Signore Gesù. Lui si è fatto compagno di viaggio, nel pellegrinaggio che è la vita ed è pronto a condividere con noi tutte le difficoltà del viaggio.
Anche se ci sembra che nulla cambi in realtà tutto cambia, proprio perché non siamo appesantiti dal male che ci abbatte e ci scoraggia, ma sempre, grazie al perdono e all’amore che Dio ci dona, possiamo ricominciare!
Questa Quaresima non è non può essere come le altre. Facciamo qualcosa di nuovo! E di nuovo innanzitutto decidiamo di prendere la Croce del Ritornare che consiste nel decidere di rivolgere il nostro sguardo verso il Padre che è nei cieli, decidendo il più possibile di non fare niente contro la sua volontà, anzi di fare tutto dicendo: “sia fatta la tua volontà!”, come diciamo nel Padre nostro.
Va benissimo se invitiamo bambini e ragazzi a fare buoni propositi di bene, a partire da quello che potranno fare in casa, con i loro familiari. Invitiamoli poi a pregare come non hanno mai fatto prima.
Diamo loro dei suggerimenti concreti per come pregare, invitiamoli a parlare con il Signore Gesù come si parla a un amico, di farlo spesso durante la giornata, oltre a dire le preghiere appena ci si sveglia o si va a letto, facendo il segno della croce.
Si può pregare semplicemente dicendo al Signore come si sta o chiedendogli aiuto, invocando lo Spirito Santo: “Spirito Santo aiutami! Gesù stammi vicino!”
Una speranza aperta alla storia
Nel suo messaggio, infine, il Papa chiede ai fedeli di compiere questo cammino credendo nella speranza “della fiducia in Dio e nella sua grande promessa, la vita eterna”, riprendendo il tema giubilare 2025 “Pellegrini di speranza”.
Dobbiamo chiederci: ho in me la convinzione che Dio perdona i miei peccati? Oppure mi comporto come se potessi salvarmi da solo? Aspiro alla salvezza e invoco l’aiuto di Dio per accoglierla?
Vivo concretamente la speranza che mi aiuta a leggere gli eventi della storia e mi spinge all’impegno per la giustizia, alla fraternità, alla cura della casa comune, facendo in modo che nessuno sia lasciato indietro?
Viv vivere una Quaresima con speranza vuol dire sentire di essere, in Gesù Cristo, testimoni del tempo nuovo, in cui Dio “fa nuove tutte le cose”. Significa ricevere la speranza di Cristo che dà la sua vita sulla croce e che Dio risuscita il terzo giorno, «pronti sempre a rispondere a chiunque [ci] domandi ragione della speranza che è in [noi]».
La speranza “sia per noi l’orizzonte del cammino quaresimale”. “Gesù, nostro amore e nostra speranza, è risorto e vive e regna glorioso. La morte è stata trasformata in vittoria e qui sta la fede e la grande speranza dei cristiani: nella risurrezione di Cristo!”