Il commercio delle reliquie è nato dalla convinzione che i resti dei santi, di Cristo e degli oggetti collegati alla loro vita potessero rendere tangibile il rapporto tra l’essere umano e il divino, ma nel corso dei secoli si è intrecciato con pellegrinaggi, prestigio politico, interessi economici, falsificazioni e truffe.
Durante il Medioevo la richiesta di reliquie fu così intensa da generare un mercato internazionale, alimentato da pellegrini, chiese, monasteri, sovrani e mercanti, mentre oggi la compravendita online ha riportato il fenomeno al centro dell’attenzione nonostante il divieto della Chiesa cattolica di vendere o commercializzare le reliquie.
Il bisogno di rendere tangibile il sacro
Come custodire qualcosa come una reliquia significa trattarla con profondo rispetto e devozione, come se fosse un oggetto di immenso valore, sacro o di grande rilevanza storica.
La reliquia soddisfaceva un’esigenza antica quanto l’uomo: stringere tra le mani l’intangibile. Guardare, toccare, inginocchiarsi e pregare davanti ad una reliquia significava vincere le distanze con il sacro, rendere la dimensione soprannaturale a portata di mano.
Il significato delle reliquie nel Medioevo andava ben oltre la loro semplice presenza fisica. Questi oggetti erano investiti di una particolare sacralità per il loro legame con figure sacre, incarnando così un tangibile legame tra il divino e il terreno.
Le reliquie potevano assumere le forme più diverse, dai frammenti ossei agli effetti personali dei santi e persino oggetti relativi a momenti cruciali della vita di Cristo. La loro importanza deriva in gran parte dalla profonda convinzione che le reliquie servissero da intermediari diretti tra i credenti e Dio.
Apostoli, martiri e altre figure sante erano venerati per le loro virtù e la loro vicinanza alla divinità. Possedere o venerare una reliquia equivaleva a stabilire un legame spirituale con queste figure, offrendo così l'opportunità di avvicinarsi alla grazia divina.
I credenti attribuivano alle reliquie poteri straordinari, considerandole canali speciali per ottenere i favori divini. Era diffusa la credenza nella capacità delle reliquie di compiere miracoli.
Alla presenza o alla venerazione di questi oggetti sacri erano associati guarigioni miracolose, interventi provvidenziali e altre manifestazioni soprannaturali. In questo senso, le reliquie divennero intercessori diretti presso Dio, incarnando una fonte di miracoli e benedizioni per coloro che le cercavano con fervore.
Anche la protezione divina era una dimensione cruciale del significato delle reliquie. I fedeli credevano che la vicinanza a questi oggetti sacri conferisse sicurezza spirituale e fisica.
Le reliquie erano viste come guardiani celesti, capaci di scongiurare le calamità, assicurare prosperità e garantire la pace. Pertanto, possedere una reliquia era spesso visto come un atto di devozione e una fonte di conforto in un mondo medievale spesso segnato da incertezze e difficoltà.
Il significato delle reliquie nel Medioevo andava ben oltre il quadro materiale. Rappresentavano un'interfaccia tangibile tra i credenti e il divino, offrendo speranza, protezione e una connessione spirituale con figure sante venerate.
Dai souvenir pagani ai reliquiari cristiani
Nell'antichità, visitare un tempio non era solo un atto di devozione, ma spesso comportava anche un investimento economico: i grandi santuari pagani, da Delfi a Efeso e Karnak, erano centri di pellegrinaggio che attiravano viaggiatori da tutto il Mediterraneo e dal Vicino Oriente.
E proprio come accade oggi in qualsiasi città turistica, anche allora non mancava un ricordo da portare via. Per questo motivo, intorno ai templi nacque un fiorente commercio di souvenir religiosi: piccole statuette delle divinità, amuleti incisi, medaglie protettive, repliche di oggetti sacri o di statuette da usare come offerte portatili.
Questi articoli avevano una doppia funzione: simboleggiavano la devozione personale e allo stesso tempo erano un ricordo del luogo visitato, un ricordo tangibile della loro esperienza religiosa. Il sistema funzionava così bene che molti artigiani e commercianti traevano gran parte del loro sostentamento da questo mercato.
Ma con l'espansione del cristianesimo sorse un problema: i seguaci della nuova fede non solo rifiutavano gli idoli pagani, ma spesso li denunciavano pubblicamente come opere inutili o addirittura demoniache.
Per coloro che si guadagnavano da vivere vendendo statue di Artemide a Efeso o busti di Zeus a Olimpia, i cristiani non erano solo clienti impossibili, ma spesso veri e propri nemici.
Le fonti antiche riportano, infatti, episodi di scontri tra venditori e predicatori cristiani: il caso più celebre è narrato negli Atti degli apostoli, dove gli artigiani di Efeso, produttori di statuette della dea Artemide, organizzarono un tumulto contro Paolo di Tarso, vedendo che le sue prediche riducevano le vendite.
Il cristianesimo minacciava così non solo le antiche credenze, ma anche un vero e proprio commercio da milioni.
La trasformazione del commercio religioso
Tuttavia, il declino di questo commercio non segnò la fine della storia. Quando il cristianesimo cessò di essere perseguitato e iniziò a diffondersi nell’impero romano, emerse una nuova forma di devozione materiale: il culto delle reliquie.
Le ossa dei martiri, frammenti di croci, tessuti che avevano indossato i santi o persino la polvere delle loro tombe divennero oggetti di venerazione e, di conseguenza, anche di commercio.
Con essi nacquero nuovi souvenir: medaglie benedette, ampolle con olio o acqua di luoghi santi e piccoli reliquiari portatili.
Le reliquie si moltiplicarono e viaggiavano di città in città, dando vita a vere e proprie rotte di pellegrinaggio e a un’economia autonoma: chi poteva permetterselo percorreva centinaia o migliaia di chilometri solo per vedere o toccare una reliquia a cui si attribuivano poteri curativi.
In questo modo, il commercio religioso non scomparve con l’avvento del cristianesimo, ma si trasformò. Gli stessi meccanismi che prima permettevano a un artigiano di vendere una statuetta di Atena servirono poi a un monastero per ottenere entrate grazie a chi viaggiava da lontano nella speranza di essere guarito dal tocco dell’osso di un santo o di un frammento ritenuto appartenuto a un oggetto collegato a un episodio dei Vangeli.
Molte reliquie erano di dubbia autenticità: si racconta, ad esempio, che ci fossero abbastanza schegge della “vera croce” da costruire una nave. Eppure, il loro valore simbolico e spirituale era incalcolabile per i fedeli.
Le reliquie rafforzavano inoltre l’autorità di chiese, monasteri e abbazie, che potevano attirare pellegrini e donazioni vantando di custodire oggetti sacri.
Così, ciò che all’inizio sembrava una minaccia per il commercio religioso finì per dargli nuova vita sotto altre forme. Dall’amuleto pagano al reliquiario cristiano, la fede continuò a generare oggetti che permettevano di portare a casa un pezzo del sacro.
In fondo, il cambiamento di religione non riuscì a fermare una realtà profondamente umana: la necessità di materializzare la spiritualità in oggetti tangibili.

Il mercato medievale delle reliquie
Il mercato delle reliquie nel Medioevo era un business fiorente, intessuto nel tessuto stesso della vita medievale. Attirando una vasta gamma di attori, dal semplice pellegrino al potente sovrano, questo mercato era caratterizzato da una complessa dinamica di transazioni, credenze e ricerca di prestigio.
I pellegrini erano una delle forze trainanti del mercato delle reliquie. Spinti da una fede ardente, intraprendevano viaggi spesso pericolosi verso luoghi santi, nella speranza di avvicinarsi alle divinità o di ricevere benedizioni speciali.
Le reliquie, legate a questi luoghi sacri, diventavano oggetto del desiderio dei pellegrini, che erano disposti a spendere cifre considerevoli pur di acquisire un frammento del sacro da portare a casa.
Per secoli, ossa umane di dubbia origine viaggiarono da un capo all’altro dell’Europa finendo poi in chiese dove stuoli di fedeli si inginocchiavano a pregare.
Dove c’era un’importante reliquia ecco che lì sorgeva una chiesa che avrebbe attirato i pellegrini e le loro borse tintinnanti. Nessun pellegrino, infatti, sarebbe tornato a casa senza il sacrosanto souvenir!
Quello dei devoti pellegrini era un mercato a cui si poteva vendere un po’ di tutto, rosari, immaginette, lembi di abiti e indulgenze.
I monasteri e le chiese, in quanto custodi delle reliquie, partecipavano attivamente a questo commercio. Il possesso di reliquie prestigiose conferiva uno status speciale a queste istituzioni, rafforzando la loro influenza spirituale e attirando più seguaci.
A volte le chiese facevano a gara per acquisire reliquie rinomate, creando un'intensa competizione sul mercato. Le fiere medievali erano snodi essenziali per il commercio di reliquie.
Questi eventi hanno riunito mercanti da ogni parte del mondo, offrendo una varietà di oggetti, comprese le reliquie. I pellegrini, attratti dalla diversità degli oggetti sacri presentati, hanno contribuito a rendere queste fiere importanti piattaforme per le transazioni di reliquiari.
I prezzi potevano variare notevolmente a seconda della reputazione della reliquia, della sua rarità e della domanda che generava.
Anche i pellegrinaggi erano momenti chiave nel mercato delle reliquie. Famosi siti di pellegrinaggio attiravano folle enormi, creando opportunità per i venditori di reliquie di trarre profitto da questo afflusso di credenti.
Le reliquie venivano spesso presentate in modo teatrale, durante cerimonie particolari o mostre temporanee, accentuandone così l'aura mistica e stimolandone la domanda.
Il ruolo delle chiese e dei luoghi di pellegrinaggio
Non vi è dubbio che le reliquie dei Santi o dei grandi uomini hanno decretato il successo di più di una diocesi.
Prova di ciò è il caso della Cattedrale di Colonia costruita per ospitare i resti dei supposti tre re Magi trafugati nel 1164 dalla Chiesa di S. Eustorgio a Milano per ordine dell’imperatore Federico I Barbarossa.
Inutile dire che da quel momento la Cattedrale tedesca godette di un’improvvisa e viva attenzione eucaristica.
La Chiesa stessa sosteneva il culto dei resti sacri poiché «onorare il corpo di un santo significa richiamare il modo in cui ha risposto al progetto di Dio e porsi alla sua scuola; l’accoglienza o il pellegrinaggio presso i corpi dei santi o i luoghi della loro vita o della loro missione vanno letti proprio in questa luce cristologica».
La storia delle reliquie è infatti profondamente intrecciata con quella del principato vescovile di Trento: furono proprio i martiri a segnare, pochi anni dopo, l'inizio della storia della nostra basilica paleocristiana, poi divenuta cattedrale.
Inoltre, Trento, come sede del Concilio, ebbe un ruolo importante nel regolamentare la venerazione delle reliquie.
Per quanto riguarda il santuario antoniano, aggiunge padre Svanera, «chi visita la Cappella delle Reliquie - in cui sono custodite le insigni del Santo quali il reliquiario della Lingua incorrotta e quello del mento che viene portato in processione - trova un dépliant illustrativo sul valore e il significato delle reliquie stesse, con l'invito a devozione e preghiera».
Le reliquie antoniane vengono portate in giro per il mondo, per la devozione di comunità cattoliche che ne hanno fatto richiesta. Poi, ovviamente, i reliquiari, accompagnati da frati appositamente incaricati, tornano a Padova.
Le reliquie più controverse
Le reliquie raccolte e venerate dagli europei medievali variavano dal banale al bizzarro. Le ossa o le parti del corpo dei santi e dei martiri furono sempre molto ricercate.
Una chiesa mostrava con orgoglio il cervello di San Pietro finché la reliquia non fu spostata accidentalmente e si rivelò essere un pezzo di pomice.
Le reliquie di Cristo o della Vergine Maria erano considerate estremamente preziose e includevano oggetti come il latte della Vergine Maria, i denti, i capelli e il sangue di Cristo, pezzi della Croce e campioni del lino in cui Cristo era avvolto da bambino.
Molte chiese hanno addirittura affermato di possedere il prepuzio di Cristo, tagliato durante la sua circoncisione. La Sindone di Torino, ritenuta il sudario in cui fu sepolto Cristo, è forse la reliquia medievale più famosa di tutte.
Nel Medioevo si potevano guadagnare molti soldi con ossa, capelli e unghie, purché provenissero da un santo.
Le reliquie di Cristo, della Vergine e dei santi potevano essere costituite da parti del corpo, tessuti, oggetti d’uso personale o materiali ritenuti collegati agli episodi evangelici.
- Centinaia sono in Europa le presunte spine della corona di Cristo.
- A Spoleto è possibile inginocchiarsi ai piedi del “pannolino di Gesù”.
- A Calcata, in provincia di Viterbo, si poteva ammirare fino al 1970 il prepuzio del Cristo; tuttavia pare ve ne siano altri tredici esemplari conservati in diverse cattedrali europee.
- Il Sacro Latte di Maria è nella Collegiata di San Lorenzo a Montevarchi, vicino ad Arezzo.
- I capelli della Vergine invece si possono ammirare a Messina e a Petralia Sottana, nei pressi di Palermo.
- A Galatina, nella chiesa di Santa Caterina, è conservata la Mammella di Sant’Agata.
Nella Cattedrale di Aquisgrana in Francia sono esposte l’abito di Maria indossato nella notte in cui è nato Gesù, le fasce del bambino Gesù con cui Maria l'ha avvolto, il panno in cui si nascondeva la testa di San Giovanni Battista, dopo la decapitazione e il perizoma di Gesù, che si dice abbia portato sulla croce.
Le molte reliquie di Giovanni Battista
Se volete piangere innanzi a Giovanni Battista, prima dovrete decidere a quale parte del suo corpo indirizzare il vostro cordoglio:
- la testa Roma, nella chiesa di San Silvestro in Capite;
- la mandibola, conservata nel Museo del Colle del Duomo di Viterbo;
- il braccio destro nella cattedrale di Santa Maria Assunta a Siena;
- le mani si trovano una è nella parrocchia di San Giovanni Battista a Rapagnano, nelle Marche, l’altra è nel monastero di Cetinje, in Montenegro;
- un dito è nel Museo dell’Opera del Duomo di Firenze;
- un dente è nel Duomo di Monza;
- il piatto in calcedonio sul quale sarebbe stata portata a Erode la testa del Battista è visibile presso il Tesoro della cattedrale di San Lorenzo a Genova.
L'elenco dei "sacri resti" è troppo lungo per essere qui riportato, ma i casi citati restituiscono la natura commerciale che le caratterizza.
Falsificazioni, truffe e reliquie di dubbia origine
Durante il Medioevo la fame di reliquie fu così incessante tanto che si generò un fitto commercio con frequenti casi di truffe e raggiri vari.
Pur di soddisfare la richiesta, infatti, in breve tempo si concretizzò un mercato di falsi reperti gestito da scaltri e avidi commercianti che senza remore smerciavano i resti di corpi di uomini comuni come se fossero autentiche reliquie di martiri e santi.
Grazie all’astuzia dei truffatori, nel corso del Medioevo migliaia e migliaia di reliquie inondarono una gran quantità di templi cristiani in tutta Europa.
Le misure adottate dalla Chiesa contro questo commercio non furono molto efficaci, soprattutto perché molti di coloro che vi si dedicavano appartenevano alle sue stesse fila.
Tra gli Asburgo fu soprattutto Rodolfo IV ad essere un grande collezionista di reliquie. Il commercio di oggetti religiosi così importanti era disapprovato dalla Chiesa, che lo proibì per tutto il Medioevo.
Tutto ciò che era consentito era lo scambio di questi oggetti, in cambio di preghiere offerte da monaci e monache, doni o acquisti da "non credenti" per donarli alla Chiesa.
Trattandosi di beni di valore, era consuetudine spacciare le transazioni riguardanti le reliquie come donazioni o furti. È vero che molti di questi oggetti erano in realtà falsi.
Nella prima metà del XV secolo, ad esempio, San Bernardo da Siena espresse l'opinione che c'erano in circolazione così tanti pezzi della croce di Cristo che dodici buoi non potevano trasportarli tutti.
Era soprattutto il clero ad essere attivo nel commercio delle reliquie, perché aveva accesso a chiese e monasteri e conosceva il valore degli oggetti in questione.
Tuttavia, non era facile valutarli, poiché erano pochi i beni con cui le reliquie potevano essere paragonate. Gli storici ecclesiastici presumono che i prezzi praticati dovessero essere "astronomici".
Ad esempio, le ossa di Sant'Antonio venivano pesate per l'oro nell'alto Medioevo. L'acquirente, infatti, non voleva commettere peccato sottovalutando il valore di una simile reliquia.
Boccaccio e la satira del mercato sacro
Nel 1300 Boccaccio stigmatizzò la tragicomica farsa delle reliquie in alcune delle sue novelle del Decameron.
In una di esse, il protagonista, Ser Ciappelletto, con abilità retorica e astuzia, fece di se stesso, il più vizioso degli uomini, un santo e una reliquia remunerativa.
In un’altra Fra’ Cipolla metteva in scena in ogni piazza di mercato in cui si recava il suo fosco commercio:
«una santissima e rarissima reliquia che io stesso ho portato dalla terra santa: una delle penne dell’Arcangelo Gabriele […] una delle penne rimasta nella camera della Vergine Maria quando l’Arcangelo venne ad annunziarle la nascita di Cristo. […]. La sciocca moltitudine si accalcò per guardare la reliquia: tutti davano a Frate Cipolla offerte più generose del solito e lo pregavano di fare su di loro un segno di croce con i carboni».
Reliquie, monarchie e legittimazione del potere
La dimensione politica del mercato delle reliquie non può essere trascurata. I governanti medievali cercavano di accumulare reliquie prestigiose, non solo per rafforzare il loro potere spirituale, ma anche per stabilire la loro autorità politica.
Le reliquie, lungi dall'essere semplici oggetti di devozione, erano potenti strumenti utilizzati abilmente dai sovrani medievali per consolidare e legittimare il proprio potere politico oltre che religioso.
L'acquisizione di reliquie prestigiose era una strategia calcolata volta a stabilire una connessione diretta con la divinità, rafforzare la legittimità del governo e attirare il favore divino.
Il possesso di un'importante reliquia era molto più di una semplice dimostrazione di pietà personale per un monarca medievale. Era un modo tangibile per affermare la sacralità del suo regno, per segnalare la sua benedizione divina e, quindi, per rafforzare la sua legittimità agli occhi della popolazione.
Le reliquie dei santi, degli apostoli o di Cristo stesso erano considerate simboli di potere spirituale, conferendo al sovrano un'autorità quasi divina.
La rivalità tra i monarchi per ottenere le reliquie più prestigiose era all'ordine del giorno. Le competizioni per acquisire rinomate reliquie erano spesso feroci, con i governanti disposti a spendere somme considerevoli per acquisire questi oggetti sacri.
Queste reliquie di alto rango erano viste come gemme rare e preziose, capaci di aggiungere un’aura di sacralità alla corte reale.
La ricerca delle reliquie più ambite non era motivata solo dalla pietà personale dei governanti, ma anche da un abile calcolo politico.
Il possesso di reliquie prestigiose potrebbe essere utilizzato per raccogliere il sostegno popolare, rafforzare la fedeltà dei signori locali e intimidire gli avversari politici.
I monarchi medievali comprendevano il potere simbolico delle reliquie nel costruire e mantenere la loro autorità.
Le reliquie venivano spesso esposte con ostentazione durante le cerimonie ufficiali, rafforzando così il legame tra il sovrano e la divinità agli occhi del popolo.
I rituali legati alle reliquie divennero elementi centrali delle cerimonie reali, contribuendo a stabilire un'immagine di potere sacro e a proiettare una legittimità indiscussa.
Tuttavia, questo uso strategico delle reliquie da parte dei sovrani medievali non era privo di rischi. Scandali legati alla contraffazione di reliquie o allo sfruttamento disonesto della credulità dei fedeli potrebbero avere conseguenze dannose sulla reputazione del sovrano e, per estensione, sulla stabilità del suo regno.
Le reliquie erano strumenti potenti nelle mani dei sovrani medievali, abilmente utilizzati per consolidare la loro autorità, aumentare la loro legittimità e affermare la loro connessione diretta con il divino.
Questo utilizzo strategico delle reliquie avviene in un contesto in cui politica e religione erano strettamente intrecciate, creando un potente legame tra fede popolare e potere monarchico.
Collezionisti e tesori dinastici
Neanche a dirlo, tra i maggiori collezionisti di reliquie vi furono i sovrani d’Europa, come Luigi IX di Francia o Enrico III d’Inghilterra i quali tramite il recupero di reperti sacri confidavano di dar lustro alla casata e di comprovarne la natura divina.
Uno dei più celebri collezionisti fu Federico di Sassonia, vissuto nel XVI secolo il quale si narra che avesse accumulato 19.013 resti sacri di vario genere: dalle briciole dell’ultima cena alla paglia della mangiatoia.
Un altro illustre collezionista fu il re di Spagna Filippo II che raccolse ben 7.422 reliquie nel monastero dell’Escorial.
Furono le preoccupazioni per le sue finanze a spingere l'imperatore bizantino Baldovino II nel XIII secolo a compiere un passo piuttosto insolito.
Per trovare denaro vendette la corona di spine di Cristo, di sua proprietà, al re Luigi IX di Francia.
Da allora, la corona è conservata nella Sainte-Chapelle di Parigi, la cappella del palazzo dell'antica residenza reale, ed è una delle principali reliquie delle chiese cristiane.
La Cattedrale di Colonia e il valore economico del pellegrinaggio
Prova di ciò è il caso della Cattedrale di Colonia costruita per ospitare i resti dei supposti tre re Magi trafugati nel 1164 dalla Chiesa di S. Eustorgio a Milano per ordine dell’imperatore Federico I Barbarossa.
Inutile dire che da quel momento la Cattedrale tedesca godette di un’improvvisa e viva attenzione eucaristica.
Dove c’era un’importante reliquia ecco che lì sorgeva una chiesa che avrebbe attirato i pellegrini e le loro borse tintinnanti.
Le reliquie rafforzavano inoltre l’autorità di chiese, monasteri e abbazie, che potevano attirare pellegrini e donazioni vantando di custodire oggetti sacri.
Famosi siti di pellegrinaggio attiravano folle enormi, creando opportunità per i venditori di reliquie di trarre profitto da questo afflusso di credenti.
Le reliquie venivano spesso presentate in modo teatrale, durante cerimonie particolari o mostre temporanee, accentuandone così l'aura mistica e stimolandone la domanda.
La Riforma protestante e il declino del mercato
La Riforma protestante del XVI secolo, guidata da figure di spicco come Martin Lutero, influenzò profondamente il modo in cui la società occidentale considerava la fede, la pratica religiosa e, di conseguenza, il commercio delle reliquie.
Questo periodo di trasformazione radicale ebbe ripercussioni significative sull’industria delle reliquie, portando a un netto declino di questa pratica secolare.
I riformatori, come Martin Lutero, sfidarono alcuni degli elementi principali della teologia cattolica tradizionale, inclusa la venerazione delle reliquie.
Lutero criticò apertamente l’idea che le reliquie potessero fungere da intermediari necessari tra i credenti e Dio.
Ha contestato la validità dell’accumulo di meriti attraverso la venerazione delle reliquie, sottolineando la nozione di salvezza attraverso la sola fede.
Questa domanda fondamentale minò le basi stesse del commercio delle reliquie, che si basava in gran parte sulla fede nel loro potere spirituale e salvifico.
I riformatori denunciarono anche l’uso delle reliquie a scopo di lucro. Accusavano alcuni leader ecclesiastici di approfittarsi della credulità dei fedeli vendendo reliquie o organizzando pellegrinaggi lucrosi.
Queste critiche erano particolarmente violente nei confronti delle indulgenze, certificati che avrebbero dovuto ridurre il tempo trascorso da una persona in purgatorio in cambio di contributi economici.
Le confische e i divieti da parte delle autorità riformate e degli stati che aderirono alle idee della Riforma contribuirono al declino del commercio di reliquie.
Alcuni governi, influenzati dalla nuova teologia protestante, vietarono la venerazione pubblica delle reliquie, chiusero i luoghi di pellegrinaggio e repressero coloro che continuavano a promuovere la pratica.
Le reliquie, un tempo considerate tesori spirituali, venivano talvolta confiscate e distrutte.
Allo stesso tempo, la Riforma apportò cambiamenti significativi alla mentalità religiosa dell’epoca. L'attenzione alla lettura personale della Bibbia, la critica delle tradizioni non basate sulla Scrittura e l'enfasi su una relazione personale con Dio hanno riorientato la pietà cristiana.
In questo contesto, le reliquie, in quanto oggetti che materializzano la spiritualità, hanno perso la loro importanza.
La Riforma protestante del XVI secolo segnò una svolta decisiva nella storia del commercio delle reliquie. Critiche da parte dei riformatori, confische, divieti e cambiamenti di mentalità contribuirono alla progressiva scomparsa di questa pratica, ponendo fine a secoli di venerazione delle reliquie come bene spirituale.
Il divieto della Chiesa cattolica
Il commercio di reliquie e affini, per così dire, non viene visto ovviamente con favore in àmbito ecclesiastico.
Il rettore della basilica del Santo padre Oliviero Svanera si rammarica per questo «fiorente commercio di reliquie - derivante dalla dismissione di vecchie chiese e immesse nel mercato online da eredi che se le sono ritrovate in casa che occupa intere pagine web su siti specializzati nella compravendita di oggetti usati o di antiquariato».
Il religioso ricorda quanto scritto in una recente istruzione intitolata Le reliquie della Chiesa: autenticità e conservazione della Congregazione per le Cause dei Santi: «Sono assolutamente proibiti il commercio e la vendita delle reliquie, nonché la loro esposizione in luoghi profani o non autorizzati».
Per quanto riguarda il versante del diritto della Chiesa cattolica, il Codice di diritto canonico, prevede il divieto assoluto verso la mercificazione di reliquie descritto al Can. 1190, a norma del quale:
«§1. È assolutamente illecito vendere le sacre reliquie. 2. Le reliquie insigni, come pure quelle onorate da grande pietà popolare, non possono essere alienate validamente in nessun modo né essere trasferite in modo definitivo senza la licenza della Sede Apostolica. 3. Il disposto del §2 vale anche per le immagini che in taluna chiesa sono onorate da grande pietà popolare».
Tale divieto viene poi nuovamente ripreso dall’art 25 dell’Istruzione “Le reliquie nella Chiesa: Autenticità e Conservazione” della Congregazione delle Cause dei Santi pubblicata il 16 dicembre del 2017.
L’innovazione che porta l’Istruzione consiste nel prevedere un doppio divieto per le reliquie: il commercio, vale a dire lo «scambio di una reliquia in natura o in denaro», nonché la vendita, cioè la «cessione della proprietà di una reliquia dietro il corrispettivo di un prezzo».
La norma proibisce anche l’«esposizione in luoghi profani o non autorizzati». È chiaro che il divieto si estende anche al fenomeno dell’e-commerce.
L’istruzione del 2017, divisa in tre parti, chiarisce inoltre i compiti, le responsabilità e le modalità con cui gestire e conservare le reliquie, in particolare, vengono specificate: le operazioni di ricognizione canonica, il prelievo di frammenti, la confezione di reliquie, la traslazione dell’urna, l’alienazione delle reliquie e i pellegrinaggi delle stesse.
Il commercio online delle reliquie
Anche oggi è possibile scovare ed acquistare qualche reliquia. Presso il cuore della cristianità, Città del Vaticano, si può soddisfare ogni richiesta.
Le moderne tecnologie hanno rivoluzionato anche l’antichissimo commercio dei cimeli sacri. Infatti adesso gli acquisti “beatificanti” si possono fare comodamente da casa, sui siti di e-commerce presso i quali è disponibile un campionario vastissimo di reliquie per tutte le tasche.
Nell’anno giubilare in corso si registra una tendenza inquietante: un’impennata del commercio online di reliquie, sia autentiche che presunte tali.
Questo mercato illecito, caratterizzato da ambiguità e da potenziali frodi, suscita serie preoccupazioni all'interno della Chiesa.
La denuncia presentata alla Procura di Perugia, nei confronti di ignoti, presentata dal vescovo della diocesi di Assisi - Nocera Umbra - Gualdo Tadino, monsignor Domenico Sorrentino, porta all’attenzione dell’intera comunità una particolare vicenda, che non sembra essere isolata: la compravendita online di reliquie sacre.
Il caso della presunta reliquia di Carlo Acutis
«“Relic reliquary” del Beato Carlo Acutis “ex capillis con certificato”», è questo l’annuncio finito su un famoso sito internet, un’asta alla quale erano state fatte già diverse offerte, facendo schizzare il prezzo di tale reliquia ad una somma pari a 2.110 euro.
Si tratta per l’appunto di una ciocca di capelli di Carlo Acutis, deceduto a soli 15 anni, a causa di una leucemia fulminante e beatificato ad Assisi il 10 ottobre 2020.
La sua grande passione per l’informatica, gli ha permesso di divulgare e testimoniare la fede on-line e di ideare e creare una mostra sui miracoli eucaristici nel mondo.
Per la presunta reliquia, dotata secondo l’annuncio di certificato di autentica, Monsignore Sorrentino ha chiesto il sequestro in modo da poter attestare l’effettiva autenticità.
Quella del Beato Carlo Acutis non è la sola reliquia a circolare nel mondo del web, saturo, a quanto pare, di cimeli sacri.
Le ossa di San Nicola di Bari o di Padre Pio, un cuscinetto entrato in contatto con il corpo di Santa Rosa, il sangue di Cristo, un frammento della Croce di San Pietro, fanno tutti parte di questo vero e proprio mercato che impazza online.
Oltre ai vari siti generici, in cui è possibile vendere qualsiasi cosa, sono nati veri e propri e-commerce specializzati nella vendita di oggetti sacri, in cui, giorno per giorno, vengono messi all’asta reliquie, anche particolarmente pregiate.
Il prezzo che viene proposto non è sicuramente irrisorio: si va dai 120 euro per la reliquia di San Pio X a quasi 5 mila euro per quella di Padre Pio.
Le reliquie proposte, dotate di un’accurata descrizione, generalmente sono spacciate come autentiche e correlate del relativo certificato di autenticità.
È opportuno sottolineare che tale autenticità non è sempre scontata. Infatti, se è vero che una reliquia originale deve riportare sigillo su ceralacca e documento di autentica, è altrettanto vero che questi possono essere abilmente contraffatti tramite la creazione di falsi.
| Oggetto o reliquia | Valore indicato |
|---|---|
| Reliquia di San Pio X | 120 euro |
| Presunta reliquia di Carlo Acutis | 2.110 euro |
| Reliquia di Padre Pio | quasi 5 mila euro |
| Minuscolo pezzo della tunica di san Francesco | 190 euro |
| Reliquiario con frammenti di osso di Santa Caterina, Santa Teresa e santa Chiara | 500 euro |
| Urna antica di «santi vari» | 700 euro |
| Un pezzo del legno della croce di Cristo | 1200 euro |
| Frammento d’osso di san Zeno | circa 350 euro |
| Reliquia «miracolosa» di san Pantaleone | circa 350 euro |
| Frammento della veste di Giovanni Paolo II | circa 70 euro |
La rilevanza penale delle vendite fraudolente
Dal punto di vista legislativo, il reato che potrebbe configurarsi è quello di truffa (art. 640 del Codice penale), e trattandosi di reato a querela di parte, graverà sull’acquirente ingannato l’onere di sporgere denuncia (salvo che non ricorra un’aggravante di cui all’art. 640, comma 2, n. 1, 2 e 2-bis).
Non ci può essere alcuna certezza dietro gli annunci proposti sul web, ma, nonostante questo, fedeli particolarmente “devoti” o bizzarri collezionisti, pagando prezzi spropositati, sperano di ricevere pezzi unici per il bene delle proprie anime o delle proprie collezioni.
«Un’offesa al sentimento religioso!» ha così commentato monsignor Sorrentino.
Padre Pio e la circolazione delle reliquie
Le reliquie più ricercate sono quelle di Padre Pio, per questo i frati di san Giovanni Rotondo vigilano con particolare attenzione sulla circolazione di tali oggetti.
«A parte il corpo che è esposto nel nuovo santuario, l’osso ioide che si trova nella chiesa conventuale di Pietrelcina e il cuore, custodito nella stanza blindata a San Giovanni Rotondo, non esistono altre reliquie ex corporis di Padre Pio», spiega Stefano Campanella, direttore di Padre Pio Tv.
Proprio il cuore del santo cappuccino è stato conteso tra i frati di San Giovanni Rotondo e quelli di Pietrelcina che lo volevano nella loro chiesa. La vicenda, al momento, si è conclusa con un nulla di fatto.
Le reliquie di Giovanni Paolo II
Le reliquie appartenenti a Giovanni Paolo II, proclamato santo il 27 aprile del 2016 insieme con Giovanni XXIII, sono disponibili scrivendo direttamente alla postulazione.
Si riceverà un santino con un pezzetto di stoffa appartenuto al Papa polacco.
Il caso di San Leopoldo e la distinzione tra culto e vendita
Dal canto, suo il cappuccino padre Giovanni Lazzara, direttore del Portavoce di San Leopoldo Mandic, dice: «il sito internet eBay consente di vendere i propri oggetti o fare acquisti.
Nel caso di San Leopoldo, prevalentemente si possono trovare libri, cartoline e immaginette - in molti casi, materiale datato.
In molti casi, la truffa è evidente, trattandosi cioè di falsi, in altri casi non si può escludere trattarsi di reliquie trafugate».
Ad ogni buon conto, «il santuario di Padre Leopoldo non ha mai venduto reliquie del corpo del santo.
La nostra politica - avverte padre Lazzara - è riassunta in queste righe che rivolgiamo a chi, specie tramite mail, ci scrive avanzando richieste: «Sarà spedita, a discrezione del rettore del santuario e suoi collaboratori, una reliquia (di prima classe: ex ossibus), solamente per luoghi aperti al culto pubblico (chiese o cappelle) e non per devozione privata».
La devozione e il rischio della mercificazione
Nonostante le raccomandazioni della Chiesa a non trasformare il culto delle reliquie in mera superstizione oltre che in un oltraggioso mercimonio, la devozione dei fedeli si presta a venir strumentalizzata da coloro che cercano soltanto un mezzo di guadagno.
La compravendita di reliquie ha comunque radici e tempi remoti. Da sempre, si è creduto che il possesso dei resti di Santi o di Cristo avesse proprietà curative o spirituali.
Tutto questo ha fatto sì che, nel corso di tutta la storia, tra autentiche e false, circolasse un enorme numero di reliquie, destinato ad incrementare il mercato e contestualmente il numero di truffe.
Come disse Umberto Eco: “molte reliquie […] sono di dubbiosissima origine, ma il fedele che le bacia sente emanare da esse aromi soprannaturali. È la fede che le fa vere, non esse che fanno vera la fede.”
Per soddisfare la vera fede nessun prezzo è troppo alto.