Madre Teresa di Calcutta ha insegnato che la vita trova il suo significato nell’amore concreto, nella preghiera, nell’umiltà e nel servizio ai più fragili. Il suo messaggio può essere riassunto in un invito semplice: non cercare di compiere grandi cose, ma compiere le piccole cose con grande amore.
La sua spiritualità era radicata nella preghiera, nell'umiltà e nell’amore per gli altri. Madre Teresa credeva che “non possiamo fare grandi cose, solo piccole cose con grande amore”.
Chi era Madre Teresa di Calcutta
Madre Teresa di Calcutta (1910-1997), al secolo Agnes Gonxha Bojaxhiu, è stata una religiosa e missionaria albanese naturalizzata indiana, nota per il suo lavoro instancabile a favore dei poveri, dei malati e degli emarginati, soprattutto a Calcutta, in India. Fondatrice delle Missionarie della Carità, è diventata un'icona mondiale di carità e umanità.
Gonxha Agnese Bojaxhiu è nata il 26 agosto 1910 a Skopje, in Macedonia. I suoi genitori erano albanesi e cattolici e Gonxha, che aveva perso il padre all'età di otto anni, ricevette la sua formazione religiosa da sua madre e presso la parrocchia gesuita del Sacro Cuore del suo quartiere.
Già da bambina ebbe l'idea di diventare missionaria, ma realizzò questo progetto solo all'età di diciott’anni, quando senti la chiamata di Gesù nel Santuario della Madonna Nera di Letnice, in Kossovo. Allora decise di prendere i voti e partì per Dublino, presso le Suore di Loreto.
Nel 1929, venne inviata nel Darjeeling, in Bengala, per completare la sua preparazione. Madre Teresa restò lì due anni, studiando l’inglese e il bengalese, insegnando nella scuola del convento delle Suore di Loreto e lavorando come aiuto-infermiera.
Nel 1931 fu inviata a Calcutta, dove prese i voti temporanei ed il nome di Suor Maria Teresa, ispirata da Santa Teresa di Lisieux. Qui divenne insegnante alla St. Mary's Girls School e nel 1937 emise i voti perpetui, diventando, come lei stessa disse, "la sposa di Gesù per l'eternità".
Nel 1944 divenne direttrice della scuola. Era nota per le sue virtù; era pia, caritatevole, laboriosa e piena d’amore per le sue sorelle e le sue studentesse.
La “chiamata nella chiamata” e il servizio ai più poveri
Il 10 settembre 1946, mentre si recava in treno a Darjeeling per il suo ritiro annuale, Madre Teresa ricevette la sua "chiamata nella chiamata". “Quella notte aprii gli occhi sulla sofferenza e capii a fondo l'essenza della mia vocazione [. ] Sentivo che il Signore mi chiedeva di rinunciare alla vita tranquilla all'interno della mia congregazione religiosa per uscire nelle strade a servire i poveri. Era un ordine. Non era un suggerimento, un invito o una proposta [. ]”.
Gesù le espresse il suo dolore per i poveri, ma anche la sua sofferenza perché i poveri non lo conoscevano. e chiese a Madre Teresa di fondare una comunità religiosa: le Suore Missionarie della Carità, dedite al servizio dei più poveri.
Passarono due anni prima che Madre Teresa ricevesse il permesso di fondare quest’ordine. Nel 1948 arrivò infine l'autorizzazione della Santa Sede perché la suora potesse lasciare il convento delle Suore di Loreto ed andare a vivere da sola in periferia.
Madre Teresa si recò allora per quattro mesi presso le suore di Patna, nel medio Gange, per imparare da loro le nozioni sanitarie ed in seguito tornò a Calcutta, dove nella sua capanna iniziò a curare i malati e ad insegnare ai bambini del quartiere.
Madre Teresa passava le sue giornate nelle baraccopoli, per prendersi cura degli scartati, dei non amati, degli abbandonati e dei malati. Il 7 ottobre 1950 fu ufficialmente fondata nell'Arcidiocesi di Calcutta la Congregazione delle Missionarie della Carità.
L'esempio di Madre Teresa attirò fin dall’inizio moltissime persone (le prime dodici a raggiungerla furono le sue ex studenti) ed il numero delle suore della congregazione appena nata divenne presto così grande che divenne impossibile ospitare tutte le postulanti.
Nel febbraio 1953 le suore poterono spostarsi in una nuova sede, messa a disposizione dall'arcidiocesi di Calcutta e che ospita tuttora la casa madre dell’ordine. Madre Teresa decise di portare un semplice sari bianco a strisce azzurre, che divenne l’abito dell’ordine e che fu scelto dalla suora perché era il più economico fra quelli in vendita ed anche perché aveva i colori della casta degli intoccabili.
Dieci anni dopo, Madre Teresa cominciò a mandare le sue suore in altre parti dell'India. Nel 1965 papa Paolo VI diede la sua approvazione e la congregazione fondò dei conventi in tutti i continenti.
Le Missionarie della Carità
La grande opera di Madre Teresa è stata sicuramente la fondazione delle Missionarie della Carità, ma per venire incontro ai bisogni fisici e spirituali dei poveri, Madre Teresa fondò nel 1963 i Fratelli Missionari della Carità, nel 1976 le Suore Contemplative, nel 1979 i Fratelli Contemplativi e nel 1984 i Padri Missionari della Carità.
Madre Teresa pensò anche ai laici, per i quali fondò i Cooperatori di Madre Teresa, che si occupano ancora oggi di malati e sofferenti. Per i laici cooperatori, ella volle mettere in evidenza la natura non confessionale dell'iniziativa, aperta a persone di tutte le religioni.
Nel 1981 fu fondato il movimento Corpus Christi per i sacerdoti secolari ed al momento della sua morte, c'erano circa quattromila suore in 610 fondazioni di 123 paesi.
Madre Teresa ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio Nobel per la Pace nel 1979. Alla fine della sua vita, Madre Teresa incontrò problemi di salute sempre più gravi e nel marzo 1997 benedisse la nuova Superiora Generale.
Morì a Calcutta il 5 settembre 1997, all'età di 87 anni. Data la sua fama di santità, la causa di beatificazione fu aperta solo due anni dopo la sua morte.
Dopo il riconoscimento di un primo miracolo, Madre Teresa è stata beatificata il 19 ottobre 2003 da Giovanni Paolo II e Papa Francesco ne ha celebrato la canonizzazione il 4 settembre 2016.
Il primo consiglio: vivere l’umiltà senza svalutarsi
Il mondo non comprende il potere dell'umiltà, ma noi lo facciamo, perché è ciò che Gesù ha messo in pratica per salvarci.
Tutti i santi hanno capito che l’umiltà è il modo di avere una buona autostima dipendendo da Dio piuttosto che da se stessi. È la comprensione che tutto viene da Dio e che Dio è tutto.
Madre Teresa infatti ha definito l’umiltà la madre di tutte le virtù. I 15 consigli di Madre Teresa per essere umile.
La Santa ha poi affermato: “Se sei umile, nulla ti toccherà, né lode né disgrazia, perché sai cosa sei. Se sei incolpato, non sarai scoraggiato. Se ti chiamano santo non ti metterai su un piedistallo”.
L’umiltà, tuttavia, è spesso fraintesa. Alcuni pensano che sia sinonimo di auto-deprecazione.
Tre miti sull’umiltà
Primo mito: l’umiltà rende insicuri
“Le persone più umili là fuori sono alcune delle persone più fiduciose e, talvolta, alcune delle persone più orgogliose sono le più insicure”, ha detto. “Le anime umili sanno che la loro vita dipende da Dio e sanno cosa valorizzare. Stimano il Signore sopra ogni altra cosa.
Secondo mito: l’umiltà non è attraente
“La vera umiltà è attraente”, ha spiegato. “È la persona umile che ascolta e si prende cura degli altri rispetto a chi si concentra su se stesso e cerca di apparire bene”.
Terzo mito: le persone umili vogliono apparire umili
Padre Johnson ha spiegato che voler apparire umile è falsa umiltà. In realtà, ha detto, sono persone che vogliono semplicemente fare qualcosa perché è giusto e che non cercano elogi.
“Il nostro più grande ostacolo nell’avvicinarci a Dio è quando contiamo più su di noi che su di Lui”, ha detto padre Johnson.
È indossando la virtù dell’umiltà, ha spiegato, che diventiamo più sicuri e ci permettiamo di avvicinarci a Dio.
“Quando guardiamo un crocifisso, vediamo un uomo che è umile e che non parla di se stesso. Vediamo un uomo che è per gli altri. Possiamo imitare quell’umiltà in modo da poter sperimentare Dio nella sua pienezza.”
I 15 consigli di Madre Teresa per coltivare l’umiltà
Mentre era a capo delle Missionarie della Carità, Madre Teresa ha stilato un elenco di modi per coltivare l’umiltà per le sorelle che le erano affidate.
- Parla il meno possibile di te stesso.
- Tieniti occupato con i tuoi affari e non quelli degli altri.
- Evita la curiosità (si riferisce al voler sapere cose che non dovrebbero interessarti).
- Non interferire negli affari degli altri.
- Accetta piccole irritazioni con buon umore.
- Non soffermarti sulle colpe degli altri.
- Accetta le censure anche se non immeritate.
- Abbandonati alla volontà degli altri.
- Accetta insulti e ferite.
- Accetta il disprezzo, dimenticandolo o ignorandolo.
- Sii cortese e delicato anche quando provocato da qualcuno.
- Non cercare di essere ammirato e amato.
- Non proteggerti dietro la tua stessa dignità.
- Arrenditi nelle discussioni, anche quando hai ragione.
- Scegli sempre l’attività più difficile.
Il potere dell’umiltà e dell’obbedienza
Il diavolo ha preferito passare l’eternità all’inferno piuttosto che umiliarsi davanti al suo creatore. E l’umiltà avrebbe protetto Adamo ed Eva dal pensare di poter disobbedire a Dio e diventare come lui.
Tuttavia, attraverso la nostra umiltà e quindi l’obbedienza a Dio, il diavolo viene sconfitto.
San Giovanni Vianney, il Curato d'Ars, spesso molestato dal diavolo, raccontava una conversazione con lui. Il diavolo disse: “Posso fare tutto quello che fai, posso anche fare le tue penitenze, posso imitarti in tutto. C’è una cosa, tuttavia, che non posso fare, non posso imitarti nell’umiltà”.
“Ecco perché ti sconfiggo”, rispose San Giovanni Vianney.
Il mondo non apprezza o comprende il potere dell’umiltà, ma noi dobbiamo farlo, perché è quello che Gesù ha messo in pratica per salvarci.
“Proprio come il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti”.
Il secondo consiglio: amare con gesti concreti
L'amore era la pietra angolare della filosofia di Madre Teresa. Credeva che l'amore, nella sua forma più pura, avesse il potere di superare tutti gli ostacoli.
Diffondi amore ovunque tu vada. Che nessuno venga mai da te senza andartene più felice.
Ho trovato il paradosso che se ami fino a farti male, non ci può essere più dolore, solo più amore.
Non pensate che l amore, per essere autentico, debba essere straordinario. Ciò di cui abbiamo bisogno è amare senza stancarci.
Il successo dell amore è nell amare non è nel risultato dell amare.
Non possiamo fare grandi cose, solo piccole cose con grande amore.
L'amore inizia a casa, e non è quanto facciamo. ma quanto amore mettiamo in quell'azione.
Ogni volta che sorridi a qualcuno, è un atto d amore, un dono a quella persona, una cosa bella.
Incontriamoci sempre con un sorriso, perché il sorriso è l inizio dell amore.
La più grande scienza del mondo, in cielo e in terra, è l amore.
Sono una piccola matita nella mano di un Dio scrittore che sta inviando una lettera d'amore al mondo.
Sono una piccola matita nella mano di un Dio che scrive, che sta mandando una lettera d'amore al mondo.
Non accontentiamoci di dare solo soldi. Il denaro non è sufficiente, il denaro può essere ottenuto, ma hanno bisogno dei vostri cuori per amarli.
Diffondi il tuo amore ovunque tu vada.
Una delle più grandi malattie è non essere nessuno per nessuno.
L amore non può rimanere da solo non ha senso. L amore deve essere messo in azione, e quell azione è servizio.
Il modo in cui aiuti a guarire il mondo è iniziare con la tua famiglia.
Cerco di dare ai poveri per amore ciò che i ricchi potrebbero ottenere per denaro.
Non aspettare i leader; fallo da solo, da persona a persona.
Se non abbiamo pace, è perché abbiamo dimenticato che apparteniamo gli uni agli altri.
Amore, sacrificio e servizio
“L’amore, per essere vero, deve costar fatica, deve far male. (…) Ecco cosa vi propongo: amiamoci l’un l’altro, finché non faccia male. Ricordatevi che ci sono molti uomini e donne che non hanno quello che avete voi. Ricordatevi di amarli finché non vi faccia male.”
“Sì, abbiamo bisogno del denaro, ma per moltiplicarne il valore, bisogna condirlo con l’amore. Poi, come un boomerang, l’amore ritorna a chi lo dispensa.”
“Il sacrificio, se reale, deve costarci, farci male, svuotarci di noi stessi.”
“Non siamo chiamati ad avere successo, ma ad essere fedeli”.
“Non è la grandezza delle nostre azioni, ma la quantità di amore che viene messo in loro che conta.”
“Ogni opera d amore, fatta con cuore pieno, porterà le persone più vicine a Dio.”
“È un atto regale per assistere i caduti.”
Il terzo consiglio: praticare la gentilezza
La gentilezza era un messaggio semplice ma profondo che Madre Teresa sosteneva. Ha insegnato che anche il più piccolo atto di gentilezza può fare un mondo di differenza.
Le parole gentili sono brevi e facili da pronunciare, ma i loro echi sono davvero infiniti.
Se sei gentile, le persone potrebbero accusarti di secondi fini egoistici. Sii gentile comunque.
Una vita non vissuta per gli altri non è una vita.
Non sapremo mai tutto il bene che un semplice sorriso può fare.
Sii gentile l'uno con l'altro. È meglio commettere colpe con gentilezza che fare miracoli con cattiveria.
La gentilezza è un linguaggio che i sordi possono sentire e i ciechi possono vedere.
Che nessuno venga mai da te senza partire migliore e più felice.
Sii l espressione vivente della bontà di Dio: bontà nel tuo volto, bontà nei tuoi occhi, bontà nel tuo sorriso.
Il bene più grande è quello che facciamo gli uni per gli altri.
Non diventiamo troppo occupati per sorriderci a vicenda.
Il mondo è pieno di sofferenza, ma è anche pieno del superamento di essa.
La gentilezza non ha religione.
La preghiera più semplice e potente è un singolo atto di gentilezza.
Parla teneramente con loro. Che ci sia gentilezza nel tuo volto, nei tuoi occhi, nel tuo sorriso, nel calore del tuo saluto.
Abbi sempre un sorriso allegro.
Non dare solo la tua cura, ma dai anche il tuo cuore.
Preferisco che tu commetta errori nella gentilezza piuttosto che fare miracoli nella scortesia.
La semplice gentilezza può essere la chiave più importante per l'enigma di come gli esseri umani possono vivere gli uni con gli altri in pace e prendersi cura gli uni degli altri nel modo più efficiente.
Ogni volta che sorridi a qualcuno, è un atto d amore, un dono a quella persona, una cosa bella.
La pace inizia con un sorriso.
Il quarto consiglio: vedere Cristo nella persona sofferente
La carità e l’amore per i diseredati di Madre Teresa di Calcutta sono conosciuti in tutto il mondo. Questa donna, santa del dono di sé e del sì alla vita di fronte al nuovo ordine mondiale, si è imposta come figura emblematica contro l’ideologia individualistica e la cultura di morte del nostro pianeta.
Santa Teresa di Calcutta, che iniziava le sue giornate con Gesù nell'Eucaristia e poi usciva, col rosario, per trovarlo e servirlo negli scartati, nei poveri, negli abbandonati e nei malati, ha conquistato il mondo con la sua infinita compassione!
Madre Teresa, con le sue opere pie e caritatevoli, ha salvato la vita di migliaia di persone, ha accolto e curato nei suoi centri moltissimi poveri, senza distinguere tra Hindu, Sik, cristiani, ebrei o musulmani.
Non ha mai chiesto loro la carta d’identità, né le origini né l’appartenenza culturale, etnica o religiosa. Ha invece cercato, in chi aveva dinanzi, il fratello o la sorella da aiutare e salvare.
“Signore amatissimo, fa' ch'io possa vederti oggi e ogni giorno nella persona dei tuoi malati, e servirti curandoli.
Se ti nascondi sotto la figura sgradevole del collerico, dello scontento, dell'arrogante, fa' ch'io possa ancora riconoscerti e dire: "Gesù, mio paziente, quanto è dolce servirti.
Signore, dammi questa fede che vede chiaro, e allora il mio compito non sarà mai monotono, sempre la gioia zampillerà quando mi presterò ai capricci e risponderò ai desideri di tutti i poveri sofferenti.
O Dio, poiché sei Gesù il mio paziente, degnati anche di essere per me un Gesù che ha pazienza, indulgente con i miei errori e che tiene conto dell'intenzione, perché la mia intenzione è di amarti e di servirti nella persona di ogni tuo malato.”
Il quinto consiglio: riconoscere la fame d’amore
La peggiore malattia oggi è il non sentirsi desiderati ne' amati, il sentirsi abbandonati.
Vi sono molte persone al mondo che muoiono di fame, ma un numero ancora maggiore muore per mancanza d'amore.
Ognuno ha bisogno di amore. Ognuno deve sapere di essere desiderato, di essere amato, e di essere importante per Dio.
Vi è fame d'amore, e vi è fame di Dio.
La povertà più terribile è la solitudine e la sensazione di non essere amati.
La fame d amore è molto più difficile da eliminare della fame di pane.
C è più fame di amore e di apprezzamento in questo mondo che di pane.
La povertà di essere indesiderati, non amati e non curati è la più grande povertà. Dobbiamo iniziare nelle nostre case per porre rimedio a questo tipo di povertà.
La solitudine e la sensazione di essere indesiderati è la povertà più terribile.
Il sesto consiglio: iniziare dalla famiglia
Il modo in cui aiuti a guarire il mondo è iniziare con la tua famiglia.
Se vuoi cambiare il mondo, vai a casa e ama la tua famiglia.
La famiglia che prega insieme rimane unita e, se rimane unita, ognuno amerà l'altro come Dio ama. E le opere d'amore sono sempre opere di pace".
“Ritornate alla preghiera familiare e mantenetela; è il più grande dono di Dio per tenere unita una famiglia”.
La giornata è troppo corta per essere egoisti.
Trova il tempo di essere amico
E' la strada della felicità
Trova il tempo di fare la carità
E' la chiave del Paradiso.
Il settimo consiglio: vivere il presente
La vita è un libro aperto traboccante di amori, gioie, dolori, sogni, speranze, sofferenze e contiene tutte le nostre vicende amare, belle, coinvolgenti, intriganti, ricche di colpi di scena come un film variopinto.
I protagonisti siamo noi, simili alle brillanti stelle che adornano il cielo oppure ai caldi raggi del sole, oppure ad una tempesta o ad un uragano.
Sì, la vita è un cammino lungo, tortuoso e ripido, che racchiude i nostri segreti, custodisce i nostri sogni alati, nati o ancora non nati.
Cerchiamo di vivere intensamente ogni secondo della nostra vita, perché il tempo vola come un lampo in un cielo sereno, sforziamoci di conoscere le altre creature, perché in esse scopriremo il segreto della nostra storia, del nostro passato, del nostro presente e del nostro futuro.
La vita è una grande occasione che non va mai sprecata.
La vita è un'opportunità, coglila.
La vita è bellezza, ammirala.
La vita è beatitudine, assaporala.
La vita è un sogno, fanne una realtà.
La vita è una sfida, affrontala.
La vita è un dovere, compilo.
La vita è un gioco, giocalo.
La vita è preziosa, abbine cura.
La vita è una ricchezza, conservala.
La vita è amore, donala.
La vita è un mistero, scoprilo.
La vita è promessa, adempila.
La vita è tristezza, superala.
La vita è un inno, cantalo.
La vita è una lotta, accettala.
La vita è un’avventura, rischiala.
La vita è felicità, meritala.
La vita è la vita, difendila.
Ieri è andato. Il domani non è ancora arrivato. Abbiamo solo oggi. Cominciamo.
Non abbiate paura del passato. Il passato è andato. Non abbiate paura del futuro. Il futuro non è ancora arrivato. Vivi il presente e rendilo bello.
Sii felice nel momento, basta così. Ogni momento è tutto ciò di cui abbiamo bisogno, non di più.
“Inno alla vita”
La vita è un'opportunità, coglila. La vita è bellezza, ammirala. La vita è beatitudine, assaporala. La vita è un sogno, fanne realtà. La vita è una sfida, affrontala. La vita è un dovere, compilo.
La vita è un gioco, giocalo. La vita è preziosa, abbine cura. La vita è ricchezza, valorizzala. La vita è amore, vivilo. La vita è un mistero, scoprilo.
La vita è promessa, adempila. La vita è tristezza, superala. La via è un inno, cantalo. La vita è una lotta, accettala. La vita è un'avventura, rischiala. La vita è la vita, difendila.
L’ottavo consiglio: non arrendersi davanti alle difficoltà
Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe, i capelli diventano bianchi, i giorni si trasformano in anni. Però ciò che è importante non cambia; la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è la colla di qualsiasi tela di ragno.
Dietro ogni linea di arrivo c’è una linea di partenza. Dietro ogni successo c’è un'altra delusione.
Fino a quando sei viva, sentiti viva.
Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite… insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.
Non lasciare che si arruginisca il ferro che c’è in te.
Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto.
Quando a causa degli anni non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Però non trattenerti mai!
Il nono consiglio: coltivare la gioia
“La gioia è preghiera, la gioia è forza, la gioia è amore. La gioia è una rete d’amore con cui si possono catturare molte anime. Un cuore gioioso è il risultato naturale di un cuore infiammato d’amore.”
Un cuore gioioso è il normale risultato di un cuore che arde d'amore.
La gioia non è semplicemente una questione di temperamento, è sempre difficile mantenersi gioiosi: una ragione di più per dover cercare di attingere alla gioia e farla crescere nei nostri cuori.
La gioia è preghiera; la gioia è forza; la gioia è amore.
E più dona chi dona con gioia.
Ai bimbi e ai poveri, a tutti coloro che soffrono e sono soli, donate loro sempre un gaio sorriso; donate loro non solo le vostre premure, ma anche il vostro cuore.
Può darsi che non si sia in grado di donare molto, però possiamo sempre donare la gioia che scaturisce da un cuore colmo d'amore.
Se nel vostro lavoro incontrate difficoltà e le accettate con gioia, con un largo sorriso, in ciò, al pari di molte altre cose, vedrete le vostre opere buone.
E il modo migliore per dimostrare la vostra gratitudine consiste nell'accettare ogni cosa con gioia.
Se sarete colmi di gioia, la gioia risplenderà nei vostri occhi e nel vostro aspetto, nella vostra conversazione e nel vostro appagamento.
Non sarete in grado di nasconderla poiché la gioia trabocca.
La gioia è assai contagiosa.
Cercate, perciò, di essere sempre traboccanti di gioia dovunque andiate.
La gioia dev'essere uno dei cardini della nostra vita.
E' il pegno di una personalità generosa.
A volte è altresì un manto che avvolge una vita di sacrificio e di donazione di sé.
Una persona che possiede questa dote spesso raggiunge alti vertici.
Splende come un sole in seno a una comunità.
Il decimo consiglio: pregare nel silenzio
La preghiera non è chiedere. La preghiera è mettersi nelle mani di Dio, a sua disposizione, e ascoltare la sua voce nel profondo del nostro cuore.
Bisogna che tutti noi troviamo il tempo di restare in silenzio e di contemplare, soprattutto se viviamo nelle metropoli come Londra e New York, dove tutto si muove tanto in fretta.
Comincio sempre la mia preghiera in silenzio, perché è nel silenzio del cuore che Dio parla.
Dio è amico del silenzio: dobbiamo ascoltare Dio perché ciò che conta non è quello che diciamo noi, ma quello che Egli dice a noi e attraverso di noi.
La preghiera alimenta l'anima: essa sta all'anima come il sangue sta al corpo, e porta più vicini a Dio.
Dona inoltre un cuore limpido e puro.
Un cuore limpido può vedere Dio, può parlare a Dio e può vedere l'amore di Dio negli altri.
Quando hai un cuore limpido, vuoi dire che sei aperto e onesto con Dio, che non Gli stai nascondendo nulla, e ciò che consente a Lui di prendere da te quello che vuole.
“Le anime dedite alla preghiera sono anime dedite a un gran silenzio. (…) Dovremmo porci come proposito particolare il silenzio della mente, degli occhi e della lingua.
Abbiamo bisogno di trovare Dio ed Egli non può essere trovato nel rumore e nella irrequietezza.
Guarda come la natura, gli alberi, i fiori, l’erba crescono in silenzio.
Tutte le nostre parole diventano inutili se non vengono dal profondo del nostro cuore.
Le parole che non danno la luce di Cristo aumentano le tenebre.”

Come iniziare a pregare
Se stai cercando Dio e non sai da che parte cominciare, impara a pregare e assumiti l'impegno di pregare ogni giorno.
Puoi pregare in qualsiasi momento, ovunque.
Non è necessario trovarsi in cappella o in chiesa.
Puoi pregare al lavoro: il lavoro non deve necessariamente fermare la preghiera, né la preghiera deve fermare il lavoro.
Puoi anche consultare un sacerdote per essere guidato, o cercare di parlare direttamente con Dio.
Basta che tu parli. DiGli tutto, parlaGli.
È nostro padre, è padre di tutti noi, qualunque sia la nostra religione.
Siamo stati tutti creati da Dio, siamo i suoi figli.
Dobbiamo riporre in Lui, lavorare per Lui.
Se preghiamo, otterremo tutte le risposte di cui abbiamo bisogno.
Senza preghiera non riuscirei a lavorare nemmeno per mezz'ora.
Mediante la preghiera ricavo la mia forza da Dio.
Inizia e concludi la giornata con la preghiera.
Vai a Dio come un bambino.
Se trovi difficile pregare, puoi dire: "Vieni, Spirito Santo, guidami, proteggimi, sgombrami la mente perché io possa pregare".
Oppure, se stai pregando Maria, puoi dire: "Maria, Madre di Gesù, fammi da Madre adesso, aiutami a pregare".
Quando preghi, ringrazia Dio per tutti i suoi doni perché tutto è Suo ed è un dono da parte Sua.
La tua anima è un dono di Dio.
Se sei cristiano, puoi recitare il Padre Nostro; se sei cattolico, l'Ave Maria, il Rosario, il Credo, tutte le preghiere più comuni.
Se tu o la tua famiglia avete preghiere particolari, prega in quel modo.
Se avrai fiducia nel Signore e nel potere della preghiera supererai quelle sensazioni di dubbio, di paura e di solitudine che di solito a tutti capita di provare.
Esame di coscienza e perdono
Ogni sera, prima di andare a letto, devi fare un esame di coscienza (perché non sai se sarai vivo il mattino dopo!).
Qualsiasi cosa ti preoccupi, o qualsiasi torto tu abbia fatto, devi porvi riparo.
Se per esempio hai rubato qualcosa, cerca di restituirla.
Se hai offeso qualcuno, cerca di fare la pace con quella persona, fallo subito.
Se non puoi fare la pace così, almeno fai la pace con Dio dicendo: "Mi dispiace molto".
È importantissimo perché così come compiamo atti d'amore, dobbiamo compiere atti di contrizione.
Ci si sente bene a essere liberi da fardelli, ad avere il cuore pulito.
Ricorda che Dio è misericordioso, è il Padre misericordioso di tutti noi.
Siamo i Suoi figli e, se noi ci ricordiamo di chiedere scusa, Egli ci perdonerà e dimenticherà tutto.
Il percorso dal silenzio alla pace
“Il frutto del silenzio è la preghiera. Il frutto della preghiera è la fede. Il frutto della fede è l’amore. Il frutto dell’amore è il servizio. Il frutto del servizio è la pace.”
Il sentiero semplice: il silenzio è preghiera, la preghiera è fede, la fede è amore, l'amore è servizio, il frutto del servizio è pace.
Se preghiamo, crederemo; se crediamo, ameremo; se amiamo, serviremo.
La fede è un dono di Dio. Senza di essa non ci sarebbe vita.
“Sarò pronta a dare la mia vita, ma non la mia fede”.
“La fede è stata la forza trainante della vita di servizio di Madre Teresa.”
Sii fedele nelle piccole cose perché è in esse che risiede la tua forza.
Se non puoi sfamare cento persone, allora sfamane solo una.
Quello che tu stai facendo io non posso farlo, quello che io sto facendo tu non puoi farlo, ma insieme stiamo facendo qualcosa di bello per Dio.
Non è quanto diamo, ma quanto amore mettiamo nel dare.
La volontà di Dio non vi porterà mai dove la grazia di Dio non vi proteggerà.
Non aspettare i leader; fallo da solo, da persona a persona.
La santità nelle azioni ordinarie
La santità non è un lusso riservato a pochi, è un semplice dovere, per voi e per me. Siate tutti di Gesù, per mezzo di Maria. Siate santi. Dio vi benedica! ».
“Sarò santo significa: mi spoglierò di tutto ciò che non è di Dio.”
Madre Teresa spiegò che il primo passo verso la santità è quindi quello di voler diventare santi: “Tutto dipende da queste parole: ‘voglio’ o ‘non voglio’?
Essere santo significa spogliarsi di tutto ciò che non è di Dio […] Rinunciare alla mia volontà, alle mie inclinazioni, ai miei sogni e alle mie fantasie, alla mia incostanza; con tutta la mia volontà, amerò Dio, sceglierò in favore di Lui, correrò da Lui, arriverò da Lui, Lo raggiungerò e Lo possederò”.
“Non credo che ci sia nessun altro al mondo che abbia bisogno dell’aiuto e della grazia di Dio tanto quanto me. Mi sento così povera e debole”, scriveva Madre Teresa.
Gesù le confermò questa impressione che aveva di sé stessa: “Tu sei, lo so, la persona più incapace, debole e peccatrice che ci sia, ma è proprio perché sei tale che voglio usarti, per la Mia gloria! Rifiuterai?”
Quando il desiderio è presente e la povertà è accettata e offerta, Dio può allora compiere in noi, con la forza della Sua grazia, infinitamente più di quanto possiamo chiedere o persino concepire.
Le due mani della santità
Era a Calcutta. Madre Teresa mostrò le sue due mani con un sorrisetto malizioso e invitò a scandire queste parole sulle dita della mano destra: “Voglio / desidero / essere / santo / con la Grazia di Dio!” e quest’altre sulle dita della mano sinistra: “Lo/ avete / fatto / a / me!” (che chiamava Vangelo delle cinque dita).
Poi ha unito le sue due mani e, alzandole verso il Cielo, ha aggiunto: “È fatta!”
Questo legame tra natura e grazia è molto misterioso.
Da un lato, rischiamo di cadere nel quietismo, aspettando passivamente il miracolo della trasformazione della nostra vita.
Dall’altro, esercitiamo un volontarismo estenuante a furia di sforzi, spesso senza molto successo!
La giusta articolazione potrebbe essere formulata come segue: “Non è solo Dio e l’uomo, la grazia e la libertà, ma Dio attraverso l’uomo, la grazia attraverso la libertà”.
In altre parole: “Agisci come se tutto dipendesse da te, sapendo che in realtà tutto dipende da Dio” (Sant’Ignazio).
Nella Liturgia dei Santi preghiamo: “Sii glorificato nell’assemblea dei santi: quando coroni i loro meriti, coroni i Tuoi propri doni.”
Accettare la volontà di Dio con un sorriso
Alcuni professori americani andarono a trovare Madre Teresa e le chiesero: “Raccontateci qualcosa che ci aiuterà per tutta la vita!”
E lei rispose: “Sorridetevi l’un l’altro!”
Poi raccontò che probabilmente lo disse su un tono molto serio perché uno di loro le chiese preoccupato: “È sposata?”
E Madre Teresa rispose: “Sì, e a volte trovo molto difficile sorridere a Gesù, perché può essere molto esigente!”
E concluse: “La santità non consiste nel fare cose straordinarie. Consiste nell’accettare con un sorriso ciò che Gesù ci manda. Consiste nell’accettare la volontà di Dio e metterla in pratica”.
Il valore delle piccole cose
“Non siamo chiamati ad avere successo, ma ad essere fedeli”.
“In questa vita non possiamo fare grandi cose. Possiamo fare solo piccole cose con grande amore.”
“Non tutti possiamo fare grandi cose. Possiamo fare piccole cose con grande amore.”
“Non ci sono grandi cose, solo piccole cose con grande amore.”
“Noi stessi sentiamo che quello che stiamo facendo è solo una goccia nell oceano. Ma l'oceano sarebbe meno a causa di quella goccia mancante.”
Siamo solo sassolini buttati nel mare che fanno increspare l’acqua.
La persona che dona con un sorriso è la migliore donatrice perché Dio ama un donatore allegro.
Più condividiamo, più abbiamo.
Tocchiamo i moribondi, i poveri, i soli e gli indesiderati secondo le grazie che abbiamo ricevuto e non ci vergogniamo o tentiamo di fare il lavoro umile.
C’è sempre il pericolo che possiamo fare il lavoro solo per il bene del lavoro.
È qui che entrano in gioco il rispetto, l'amore e la devozione - che lo facciamo a Dio, a Cristo, ed è per questo che cerchiamo di farlo nel modo più bello possibile.
Insistiamo sempre di più nel raccogliere fondi di amore, di gentilezza, di comprensione, di pace.
Dobbiamo sapere che siamo stati creati per cose più grandi, non solo per essere un numero nel mondo, non solo per ottenere diplomi e lauree, questo lavoro e quel lavoro.
Siamo stati creati per amare ed essere amati.
La nostra vita di povertà è necessaria quanto il lavoro stesso.
Solo in cielo vedremo quanto dobbiamo ai poveri per averci aiutato ad amare meglio Dio grazie a loro.
La famiglia, la pace e l’appartenenza
Il problema del mondo è che disegniamo il cerchio della nostra famiglia troppo piccolo.
Se non abbiamo pace, è perché abbiamo dimenticato che apparteniamo gli uni agli altri.
Le opere dell’amore sono sempre opere di pace.
Ogni volta che dividerai il tuo amore con gli altri, ti accorgerai della pace che giunge a te e a loro.
Dove c’e’ pace c’e’ Dio, e’ cosi’ che Dio riversa pace e gioia nei nostri cuori.
La pace inizia con un sorriso.
“La famiglia che prega insieme rimane unita e, se rimane unita, ognuno amerà l'altro come Dio ama. E le opere d'amore sono sempre opere di pace".
La vita come responsabilità e dono
La vita è un sacrificio, offrilo.
La vita è amore, goditela.
Lo scopo della vita è essere felici.
Lo scopo della vita è quello di essere utile, di essere onorevole, di essere compassionevole, di fare la differenza che hai vissuto e vissuto bene.
La vita è troppo preziosa, non distruggerla.
La vita è un’opportunità, coglila.
La vita è bellezza, ammirala.
La vita è un sogno, realizzalo.
La vita è una sfida, affrontala.
La vita è un dovere, completalo.
La vita è un gioco, giocalo.
La vita è preziosa, prenditene cura.
La vita è una ricchezza, tienila.
La vita è amore, goditela.
La vita è un mistero, svelalo.
La vita è una promessa, rispettala.
La vita è dolore, superalo.
La vita è una canzone, cantala.
La vita è una lotta, accettala.
La vita è una tragedia, affrontala.
La vita è un'avventura, osatelo.
La vita è fortuna, fallo.
“Dai il meglio di te”
L'uomo è irragionevole, illogico, egocentrico NON IMPORTA, AMALO
Se fai il bene, ti attribuiranno secondi fini egoistici NON IMPORTA, FA' IL BENE
Se realizzi i tuoi obiettivi, troverai falsi amici e veri nemici NON IMPORTA, REALIZZALI
Il bene che fai verrà domani dimenticato NON IMPORTA, FA' IL BENE
L'onestà e la sincerità ti rendono vulnerabile NON IMPORTA, SII FRANCO E ONESTO
Quello che per anni hai costruito può essere distrutto in un attimo NON IMPORTA, COSTRUISCI
Se aiuti la gente, se ne risentirà NON IMPORTA, AIUTALA
Da' al mondo il meglio di te, e ti prenderanno a calci NON IMPORTA, DA' IL MEGLIO DI TE
Il rifiuto della violenza e della cultura di morte
È una povertà decidere che un bambino deve morire perché tu possa vivere come desideri.
Il più grande distruttore di pace è l aborto, perché se una madre può uccidere il proprio figlio, cosa resta a me per uccidere te e tu per uccidere me? Non c'è niente in mezzo.
La vita è la vita, difendila.
La vita è troppo preziosa, non distruggerla.
La carità e l’amore per i diseredati di Madre Teresa di Calcutta sono conosciuti in tutto il mondo.
Questa donna, santa del dono di sé e del sì alla vita di fronte al nuovo ordine mondiale, si è imposta come figura emblematica contro l’ideologia individualistica e la cultura di morte del nostro pianeta.
Il servizio come risposta alla fede
Alla fine della nostra vita, non saremo giudicati da quanti diplomi abbiamo ricevuto, da quanti soldi abbiamo fatto, da quante grandi cose abbiamo fatto.
Saremo giudicati da 'Ho avuto fame, e mi hai dato da mangiare, ero nudo e mi hai vestito. Ero un senzatetto e tu mi hai accolto.
Alla fine dei nostri giorni, non saremo giudicati dal numero di lauree ricevute, dal denaro che abbiamo accumulato o dai risultati che abbiamo raggiunto. Saremo giudicati in base alla nostra risposta: "Avevo fame e mi hai dato da mangiare. Ero nudo e mi hai vestito. Ero un senzatetto e mi hai accolto".
Non aspettare i leader; fallo da solo, da persona a persona.
Se non puoi sfamare cento persone, allora sfamane solo una.
Quello che tu stai facendo io non posso farlo, quello che io sto facendo tu non puoi farlo, ma insieme stiamo facendo qualcosa di bello per Dio.
Ogni opera d amore, fatta con cuore pieno, porterà le persone più vicine a Dio.
L amore non può rimanere da solo non ha senso. L amore deve essere messo in azione, e quell azione è servizio.
La morte e la speranza cristiana
“La morte altro non è che tornare nella casa di Dio”
La fede è stata la forza trainante della vita di servizio di Madre Teresa.
Credeva che la fede non fosse solo qualcosa da credere, ma qualcosa da vivere.
La volontà di Dio non vi porterà mai dove la grazia di Dio non vi proteggerà.
Preghiere e parole spirituali
Santa Teresa di Calcutta, tu hai permesso all'amore assetato di Gesù sulla Croce di diventare dentro di te una fiamma viva, così da essere per tutti luce del Suo Amore.
Ottieni dal cuore di Gesù. (si chieda la grazia. ) insegnami a lasciare che Gesù penetri in me e si impossessi di tutto il mio essere, in modo così totale, che anche la mia vita sia un'irradiazione della sua luce e del Suo amore per gli altri.
Cuore Immacolato di Maria, Causa della nostra gioia, prega per me.
Santa Teresa di Calcutta, prega per me.
Beata Teresa di Calcutta, nel tuo desiderio struggente di amare Gesù come non è stato mai amato prima, ti sei donata completamente a Lui, senza mai rifiutargli nulla.
In unione al Cuore Immacolato di Maria, hai accettato la chiamata a saziare la Sua sete infinita di amore e di anime e a divenire portatrice del Suo amore ai più poveri tra i poveri.
Con amorevole fiducia e totale abbandono tu hai compiuto la Sua volontà, testimoniando la gioia di appartenere totalmente a Lui.
Sei diventata così intimamente unita a Gesù, il tuo Sposo crocifisso, che Egli, sospeso sulla croce, si è degnato di condividere con te l'agonia del Suo Cuore.
Beata Teresa, tu che hai promesso di portare continuamente la luce dell'amore a coloro che sono sulla terra, prega affinché anche noi desideriamo saziare la sete ardente di Gesù con un amore appassionato, condividendo con gioia le Sue sofferenze, e servendoLo con tutto il cuore nei nostri fratelli e sorelle, specialmente in coloro che, più di tutti, sono "non amati" e "non voluti". Amen.
Le tappe finali della sua vita
Negli anni ottanta nacque la sua amicizia con papa Giovanni Paolo II, che la definì pubblicamente come una "santa vivente".
Madre Teresa aprì tre case a Roma, fra cui una mensa nella Città del Vaticano dedicata a Santa Marta, patrona dell'ospitalità.
Madre Teresa ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio Nobel per la Pace nel 1979.
Nel 1979 Madre Teresa di Calcutta ricevette con umiltà il Prestigioso Premio Balzan e l’ambito Premio Nobel per la pace e nel 1989 venne proclamata all’unanimità donna dell’Anno.
Madre Teresa morì da povera tra i più poveri della terra il 5 settembre 1997 a Calcutta.
Il 19 ottobre 2003 Giovanni Paolo II la proclamò “beata”.
Nel 2016, Papa Francesco l’ha canonizzata, riconoscendola come santa.
Madre Teresa è ricordata per il suo esempio di umiltà, sacrificio e dedizione agli altri, e continua a ispirare milioni di persone a vivere una vita di servizio e di amore verso gli altri.