Quando ha operato Madre Teresa di Calcutta

Madre Teresa di Calcutta ha operato soprattutto in India, a Calcutta, dal 1929 fino alla morte, avvenuta il 5 settembre 1997, dedicandosi ai poveri, agli ammalati, agli abbandonati e ai moribondi. Dal 1948 iniziò una missione autonoma tra gli ultimi della città e, con la fondazione delle Missionarie della Carità, trasformò questa attività in un’opera internazionale.

La sua attività si sviluppò in due periodi principali: per quasi vent’anni insegnò e diresse scuole dell’Istituto delle Suore di Loreto; dal 1946, dopo la “chiamata nella chiamata”, consacrò invece la propria vita al servizio dei “più poveri tra i poveri”. La Congregazione da lei fondata fu riconosciuta ufficialmente nell’Arcidiocesi di Calcutta il 7 ottobre 1950 e iniziò a diffondersi in altre regioni dell’India agli inizi degli anni Sessanta.

In quale periodo storico ha operato

Madre Teresa di Calcutta operò inizialmente in un’India segnata dalle conseguenze del colonialismo britannico e dalla lotta per l’indipendenza. A Calcutta entrò in contatto con una popolazione provata dalla carestia del 1942-43, dalla guerra, dagli scontri tra hindu e musulmani del 1946 e dalla Partition del 1947, che provocò l’arrivo di numerosi profughi nella città.

In questa situazione, Madre Teresa venne a contatto diretto con la sofferenza umana nelle condizioni più estreme e questo segnò la sua vita rafforzandone la fede e indirizzandola però nel contempo verso l’impegno concreto al servizio dei sofferenti. La sua opera si estese poi dagli anni Cinquanta fino agli anni Novanta, attraversando grandi trasformazioni sociali, politiche e religiose.

Le date principali della sua attività

Data o periodoAvvenimento
26 agosto 1910Nasce a Skopje Gonxha Agnes Bojaxhiu.
Settembre 1928Lascia la famiglia ed entra nell’Istituto della Beata Vergine Maria, le Suore di Loreto, in Irlanda.
6 gennaio 1929Arriva a Calcutta e inizia il suo servizio nell’educazione.
1931-1944Insegna nella scuola St. Mary e nel 1944 ne diventa direttrice.
10 settembre 1946Riceve la “chiamata nella chiamata”.
17 agosto 1948Lascia il convento di Loreto e inizia la missione tra i poveri.
7 ottobre 1950Le Missionarie della Carità vengono riconosciute ufficialmente nell’Arcidiocesi di Calcutta.
1952Apre Nirmal Hriday, la casa per malati e moribondi.
1955Apre Shishu Bhavan, la casa per bambini abbandonati e denutriti.
1963Fonda i Fratelli Missionari della Carità.
1965La Congregazione ottiene il diritto pontificio e apre la prima missione fuori dall’India.
1976-1984Nascono i rami contemplativi e quello sacerdotale della famiglia religiosa.
1979Riceve il Premio Nobel per la Pace.
5 settembre 1997Muore a Calcutta.
19 ottobre 2003È beatificata da San Giovanni Paolo II.
4 settembre 2016È proclamata santa da Papa Francesco.

La formazione e gli anni a Calcutta

Questa luminosa messaggera dell’amore di Dio nacque il 26 agosto 1910 a Skopje, città situata al punto d’incrocio della storia dei Balcani. La più piccola dei cinque figli di Nikola e Drane Bojaxhiu, fu battezzata Gonxha Agnes, ricevette la Prima Comunione all’età di cinque anni e mezzo e fu cresimata nel novembre 1916.

L’improvvisa morte del padre, avvenuta quando Agnes aveva circa otto anni, lasciò la famiglia in difficoltà finanziarie. Drane allevò i figli con fermezza e amore, influenzando notevolmente il carattere e la vocazione della figlia. La formazione religiosa di Gonxha fu rafforzata ulteriormente dalla vivace parrocchia gesuita del Sacro Cuore, in cui era attivamente impegnata.

All’età di diciotto anni, mossa dal desiderio di diventare missionaria, Gonxha lasciò la sua casa nel settembre 1928, per entrare nell’Istituto della Beata Vergine Maria, conosciuto come “le Suore di Loreto”, in Irlanda. Lì ricevette il nome di suor Mary Teresa, come Santa Teresa di Lisieux.

In dicembre partì per l’India, arrivando a Calcutta il 6 gennaio 1929. Dopo la Professione dei voti temporanei nel maggio 1931, Suor Teresa venne mandata presso la comunità di Loreto a Entally e insegnò nella scuola per ragazze, St. Mary. Il 24 maggio 1937 suor Teresa fece la Professione dei voti perpetui, divenendo, come lei stessa disse: “la sposa di Gesù” per “tutta l’eternità”.

Da quel giorno fu sempre chiamata Madre Teresa. Continuò a insegnare a St. Mary e nel 1944 divenne la direttrice della scuola. Persona di profonda preghiera e amore intenso per le consorelle e per le sue allieve, Madre Teresa trascorse i venti anni della sua vita a “Loreto” con grande felicità.

Conosciuta per la sua carità, per la generosità e il coraggio, per la propensione al duro lavoro e per l’attitudine naturale all’organizzazione, visse la sua consacrazione a Gesù, tra le consorelle, con fedeltà e gioia. Questi spostamenti giornalieri attraverso Calcutta le diedero la possibilità di osservare da vicino la povertà e le sofferenze della città.

La “chiamata nella chiamata” del 1946

Il 10 settembre 1946, durante il viaggio in treno da Calcutta a Darjeeling per il ritiro annuale, Madre Teresa ricevette l’“ispirazione”, la sua “chiamata nella chiamata”. Quel giorno, in che modo non lo raccontò mai, la sete di Gesù per amore e per le anime si impossessò del suo cuore, e il desiderio ardente di saziare la Sua sete divenne il cardine della sua esistenza.

Nel corso delle settimane e dei mesi successivi, per mezzo di locuzioni e visioni interiori, Gesù le rivelò il desiderio del suo Cuore per “vittime d’amore” che avrebbero “irradiato il suo amore sulle anime.” ”Vieni, sii la mia luce”, la pregò. “Non posso andare da solo”.

Le rivelò la sua sofferenza nel vedere l’incuria verso i poveri, il suo dolore per non essere conosciuto da loro e il suo ardente desiderio per il loro amore. Gesù chiese a Madre Teresa di fondare una comunità religiosa, le Missionarie della Carità, dedite al servizio dei più poveri tra i poveri.

Circa due anni di discernimento e verifiche trascorsero prima che Madre Teresa ottenesse il permesso di cominciare la sua nuova missione. Il 17 agosto 1948, indossò per la prima volta il sari bianco bordato d’azzurro e oltrepassò il cancello del suo amato convento di “Loreto” per entrare nel mondo dei poveri.

L’inizio dell’opera tra i poveri di Calcutta

Dopo un breve corso con le Suore Mediche Missionarie a Patna, Madre Teresa rientrò a Calcutta e trovò un alloggio temporaneo presso le Piccole Sorelle dei Poveri. Il 21 dicembre andò per la prima volta nei sobborghi: visitò famiglie, lavò le ferite di alcuni bambini, si prese cura di un uomo anziano che giaceva ammalato sulla strada e di una donna che stava morendo di fame e di tubercolosi.

Iniziava ogni giornata con Gesù nell’Eucaristia e usciva con la corona del Rosario tra le mani, per cercare e servire Lui in coloro che sono “non voluti, non amati, non curati”. Pochi giorni prima di Natale iniziò la sua attività nei sobborghi della città, visitando i malati, riunendo ed istruendo i bambini della strada; aprì le prime scuole e dispensari.

Alcuni mesi più tardi si unirono a lei, l’una dopo l’altra, alcune sue ex allieve. Il diario personale ci dimostra che le difficoltà e le sofferenze di quei primi giorni furono grandi, ma lei perseverò nel compiere la volontà di Dio.

Nel marzo 1949 si unì a lei la prima consorella, Subashini Das, che prese il nome di Sister Agnes. Fu il 7 ottobre 1949 che la Congregazione delle Suore Missionarie della Carità fu formalmente fondata. Il 7 ottobre 1950 la nuova Congregazione delle Missionarie della Carità veniva riconosciuta ufficialmente nell’Arcidiocesi di Calcutta.

Chi aiutava Madre Teresa

Madre Teresa ha speso tutte le sue energie - dal vigore degli anni giovanili ai crescenti problemi di salute degli ultimi anni - per curare le sofferenze dei più poveri tra i poveri, di tanti poveri, di tanti tra i più poveri tra i poveri. "indesiderati, non amati, non curati". che ha incontrato per strada.

Fu la fondatrice delle Missionarie e dei Missionari della Carità, il cui apostolato terreno fu interamente dedicato alla cura dei più poveri ed emarginati della società. E oggi viene indicata come "apostola degli ultimi".

Le persone assistite erano malati cronici, moribondi, persone senza casa, bambini abbandonati, malati di lebbra, persone colpite dalla fame e dalla tubercolosi. In seguito l’opera comprese anche l’assistenza a persone affette da AIDS e a popolazioni colpite da calamità e guerre.

Le Missionarie della carità non hanno un progetto sociale, non si sostituiscono alle autorità pubbliche, ma tentano di svolgere attività che neppure queste riescono a sostenere. Da qui il loro operare in favore di chi si trovi in situazioni estreme: i moribondi, i malati cronici, gli abbandonati senza speranza.

Le suore condividono lo stile di vita e la sofferenza di chi si trova nelle loro mani, distribuiscono amore più che cure specifiche, assicurano calore più che interventi mirati. Per questo hanno ricevuto critiche, in parte giustificabili, ma la loro attività di assistenza, in luoghi estremi di ogni continente, resta eccezionale.

Gli assistiti che muoiono nelle loro case vengono destinati alle comunità religiose di appartenenza e in India, quando vi è un dubbio, i cadaveri vengono destinati alla cremazione secondo lo stile hindu. Neppure i bambini ospiti dello Shishu Bhavan di Calcutta, almeno quelli in condizione d’essere dati in adozione, vengono battezzati.

Le prime strutture fondate a Calcutta

Il 22 agosto 1952 aprì, nei pressi di Kalighat, il principale tempio hindu della città, la casa per ammalati e moribondi, detta Nirmal Hriday («Cuore puro»). Tale attività venne ospitata, per illuminata concessione del governo locale, in quello che era stato un ostello per pellegrini diretti al tempio.

Nirmal Hriday è normalmente conosciuta come il “primo amore” di Madre Teresa. Per lei ogni paziente ammalato e moribondo era “Gesù sotto il Volto sfigurato”, verso cui poteva trasformare in azione il suo amore per Lui.

Nel 1955 aprì a Calcutta lo Shishu Bhavan, l’istituto ove accolse bambini orfani e abbandonati. Nell’anno 1955 Madre Teresa aprì la Shishu Bhavan, la prima casa per bambini abbandonati e denutriti.

Nel 1957 aprì un rifugio per i malati di lebbra. Nel 1959 il centro per lebbrosi di Titagarh e il 29 maggio aprì la sua prima missione al di fuori del Bengala occidentale a Ranchi, nell’odierno stato indiano del Jharkhand.

Come lavoravano le Missionarie della Carità

Una donna che ha saputo trasformare la concezione delle pratiche assistenziali, mettendo al centro il modello evangelico, che è una relazione reciproca tra chi dà e chi riceve, nella comprensione e nel rispetto, condividendo stili e condizioni di vita. Ha considerato che "Essere rifiutati è la peggiore malattia che un essere umano possa soffrire".

Le iniziative sono state quindi sempre inclusive e accoglienti, pur nella diversità di culture, lingue e religioni. "C'è un solo Dio, ed è un Dio per tutti".ha scritto una volta, ed è per questo che "è importante che tutti appaiano uguali davanti a Lui".

“Dobbiamo aiutare un indù a diventare un indù migliore, un musulmano a diventare un musulmano migliore e un cattolico a diventare un cattolico migliore.

Le suore non convertono, non impongono modelli, non cercano di convincere. Il modello di vita e di impegno offerto da Madre Teresa e dalle sue Missionarie della carità è tanto originale quanto straordinario: un vero modello di fratellanza, non ideologico, che si propone con l’esempio.

Per rispondere meglio alle necessità dei poveri, sia fisiche, sia spirituali, Madre Teresa fondò nel 1963 i Fratelli Missionari della Carità; nel 1976 il ramo contemplativo delle sorelle, nel 1979 i Fratelli contemplativi, e nel 1984 i Padri Missionari della Carità.

Tuttavia la sua ispirazione non si limitò soltanto alle vocazioni religiose. Formò i Collaboratori di Madre Teresa e i Collaboratori Ammalati e Sofferenti, persone di diverse confessioni di fede e nazionalità con cui condivise il suo spirito di preghiera, semplicità, sacrificio e il suo apostolato di umili opere d’amore.

Questo spirito successivamente portò alla fondazione dei Missionari della Carità Laici. In risposta alla richiesta di molti sacerdoti, nel 1991 Madre Teresa dette vita anche al Movimento Corpus Christi per Sacerdoti come una “piccola via per la santità” per coloro che desideravano condividere il suo carisma e spirito.

La diffusione in India e nel mondo

Agli inizi del 1960 Madre Teresa iniziò a inviare le sue sorelle in altre parti dell’India. Il Diritto Pontificio concesso alla Congregazione dal Papa Paolo VI nel febbraio 1965 la incoraggiò ad aprire una casa di missione in Venezuela.

Ad essa seguirono subito altre fondazioni a Roma e in Tanzania e, successivamente, in tutti i continenti. Nel luglio del 1965 venne fondata una casa di missione a Cocorote, in Venezuela, e subito dopo furono aperte - nel 1968 - case in Europa, a Tor Fiscale, nella periferia di Roma, ed in Africa, a Tabora, in Tanzania.

Crescendo il numero delle Missionarie della Carità, Madre Teresa poté diffondere la sua missione in tutto il mondo. Aprì case in Australia, nel Medio Oriente, nel Nord America, istituendo il primo noviziato fuori Calcutta, a Londra.

Iniziando nel 1979 con la fondazione a Zagabria le Missionarie della Carità, arrivarono anche nei paesi comunisti. Nel corso degli anni ’80 e prima della caduta del comunismo all’inizio del 1990, le Missionarie della Carità aprirono case in quasi tutti i paesi comunisti, incluse diverse fondazioni in Unione Sovietica.

A cominciare dal 1980 fino al 1990, Madre Teresa aprì case di missione in quasi tutti i paesi comunisti, inclusa l’ex Unione Sovietica, l’Albania e Cuba. Tuttavia, e nonostante ripetuti tentativi, Madre Teresa non riuscì mai ad aprire una casa di missione nei territori della Cina.

La vigilia di Natale del 1985, Madre Teresa aprì la prima casa per i malati di AIDS a New York. Ne seguiranno altre, negli Stati Uniti ed altrove. Continuò a fondare nuove comunità in Sud Africa, Albania, Cuba e nell’Iraq devastato dalla guerra.

PeriodoEspansione dell’opera
1950Riconoscimento ufficiale nell’Arcidiocesi di Calcutta.
1960-1965Diffusione in altre parti dell’India e prima missione fuori dall’India, in Venezuela.
1968Apertura di case in Europa e Africa.
1979Le Missionarie della Carità hanno 165 case di missione nel mondo.
1980-1990Diffusione in numerosi Paesi comunisti, compresa l’ex Unione Sovietica, l’Albania e Cuba.
1997Circa 4.000 suore e circa 600 case in 120 Paesi del mondo.

La cura dei poveri come vocazione religiosa

Ancora oggi l’ordine di Madre Teresa di Calcutta, presente in tutto il mondo, continua a portare assistenza morale e materiale ai più poveri e ai reietti della società. Come i Camilliani creati da San Camillo de Lellis, che scelgono di dedicarsi completamente agli ammalati, anche le Missionarie della carità sono tenute a rispettare, oltre ai tre voti comuni a tutti i religiosi, povertà, obbedienza e castità, anche il quarto voto di consacrare ogni istante della propria vita al servizio dei più poveri tra i poveri.

Madre Teresa ha interpretato il servizio non come un’attività separata dalla preghiera, ma come una forma concreta della sua consacrazione. Il duro lavoro che svolgono è parte della loro attività di preghiera. La sua giornata iniziava con l’Eucaristia e proseguiva nelle strade, nelle case e nelle strutture della Congregazione.

La sua ispirazione non si limitò soltanto alle vocazioni religiose. Persone di diverse confessioni di fede e nazionalità condivisero il suo spirito di preghiera, semplicità, sacrificio e il suo apostolato di umili opere d’amore.

La difesa della vita e la solidarietà

In difesa della vita Sempre pronta a chinarsi sui poveri e bisognosi, Madre Teresa è fortemente impegnata anche nella difesa della vita nascente. Indimenticabile il suo discorso tenuto alla consegna del Premio Nobel per la Pace, il 17 ottobre 1979.

“Il più grande distruttore della pace - afferma in quell’occasione - è l’aborto” e sottolinea che “la vita dei bambini e degli adulti è sempre la stessa vita. Ogni esistenza è la vita di Dio in noi”.

Il suo impegno comprendeva anche il sostegno alle madri in difficoltà e l’accoglienza dei bambini abbandonati. Durante la beatificazione, Giovanni Paolo II ricordò i suoi interventi a favore della vita e contro l’aborto.

Nel suo discorso Madre Teresa ha toccato anche altri temi importanti: l’aborto, contro il quale la sua congregazione si è impegnato strenuamente, promuovendo politiche di pianificazione famigliare nei quartieri più poveri, e i bambini, troppo spesso dimenticati.

Preghiera, carità e misericordia

In occasione della canonizzazione, Papa Francesco ha evidenziato cinque parole chiave che riassumono la traiettoria esistenziale e missionaria dell’apostola della carità: preghiera, carità, misericordia, famiglia e giovani.

  • Preghiera, per riscoprire ogni giorno “il gusto della vita” e “dare uno sguardo nuovo a chi incontriamo”.
  • Carità, per avvicinarsi “alle periferie dell’umanità” e diventare “testimoni della carezza di Dio per ogni ferita dell’umanità”.
  • Misericordia al lavoro, che per Madre Teresa è stata “la guida della sua vita, il cammino verso la santità, e potrebbe esserlo anche per noi”.
  • Famiglia, in cui spicca la figura della madre, chiamata a riportare la preghiera nelle proprie case.
  • Giovani, ai quali il Papa chiede: “Non perdete la speranza, non lasciatevi rubare il futuro”.

Madre Teresa ha considerato la carità una relazione fondata sulla dignità della persona. Non possiamo essere superficiali, senza il coraggio di andare al cuore, senza neppure chiedere: «come ti chiami?». La vocazione è la dignità di un nome.

La carità vince sempre, senza violenza. Questo permette di uscire dalle trincee dell’egoismo, per la resa totale al primato del dono e del servizio, alla forza di chi scommette tutto sul bene e sull’amore.

“L’amore comincia a casa, e non è quanto facciamo, ma quanto amore mettiamo in quello che facciamo” dice ancora Madre Teresa, che definisce lei e le sue consorelle delle contemplative nel cuore del mondo.

La dimensione interiore del suo apostolato

Ma vi fu un altro aspetto eroico di questa grande donna di cui si venne a conoscenza solo dopo la sua morte. Nascosta agli occhi di tutti, nascosta persino a coloro che le stettero più vicino, la sua vita interiore fu contrassegnata dall’esperienza di una profonda, dolorosa e permanente sensazione di essere separata da Dio, addirittura rifiutata da Lui, assieme a un crescente desiderio di Lui.

Chiamò la sua prova interiore: “l’oscurità”. La “dolorosa notte” della sua anima, che ebbe inizio intorno al periodo in cui aveva cominciato il suo apostolato con i poveri e perdurò tutta la vita, condusse Madre Teresa a un’unione ancora più profonda con Dio.

Attraverso l’oscurità partecipò misticamente alla sete di Gesù, al suo desiderio, doloroso e ardente, di amore, e condivise la desolazione interiore dei poveri. Anche negli ultimi anni, nonostante la malattia e la “notte oscura dello spirito”, non si risparmiò e continuò a rispondere instancabilmente alle necessità dei bisognosi.

La sua esperienza mostra che l’attività esteriore e la vita interiore non furono due dimensioni separate. La preghiera sostenne il servizio, mentre il contatto con la sofferenza rese concreta la sua adesione al Vangelo.

Gli ultimi anni e la morte

Durante gli ultimi anni della sua vita, nonostante i crescenti seri problemi di salute, Madre Teresa continuò a guidare la sua Congregazione e a rispondere alle necessità dei poveri e della Chiesa. Fu dal 1983 che le si rivelarono gravi problemi di cuore.

Ciò non fermò la sua intensa attività, anche perché nel 1990 le consorelle ne bloccarono le dimissioni da Superiora Generale. Solo il 13 marzo 1997 venne chiamata a succederle la suora nepalese Sister Nirmala.

Nel marzo 1997 benedisse la neo-eletta nuova Superiora Generale delle Missionarie della Carità e fece ancora un viaggio all’estero. Dopo avere incontrato il Papa Giovanni Paolo II per l’ultima volta, rientrò a Calcutta e trascorse le ultime settimane di vita ricevendo visitatori e istruendo le consorelle.

Il 5 settembre 1997 la vita terrena di Madre Teresa giunse al termine. Il suo corpo fu trasferito nella Chiesa di San Tommaso, adiacente il Convento di Loreto dove era giunta quasi 69 anni prima.

Le fu dato l’onore dei funerali di Stato da parte del Governo indiano e il suo corpo fu seppellito nella Casa Madre delle Missionarie della Carità. La sua tomba divenne ben presto luogo di pellegrinaggi e di preghiera per gente di ogni credo, poveri e ricchi, senza distinzione alcuna.

La beatificazione e la canonizzazione

Meno di due anni dopo la sua morte, a causa della diffusa fama di santità e delle grazie ottenute per sua intercessione, il Papa Giovanni Paolo II permise l’apertura della Causa di Canonizzazione. Il 20 dicembre 2002 approvò i decreti sulle sue virtù eroiche e sui miracoli.

Il 20 dicembre 2002 il Santo Padre Giovanni Paolo II riconobbe che il caso in esame era stato un vero miracolo da attribuirsi all’intercessione della Venerabile Madre Teresa di Calcutta, che fu beatificata da lui a Roma in Piazza San Pietro il 19 ottobre 2003.

Il suo cammino verso la santità fu rapido: Madre Teresa di Calcutta è oggi universalmente riconosciuta come un esempio luminoso di carità, amore disinteressato e fede incrollabile. Il 4 settembre del 2016 è stata proclamata santa da papa Francesco.

La canonizzazione si è svolta in Piazza San Pietro domenica 4 settembre 2016, durante il Giubileo della Misericordia. La sua memoria liturgica ricorre il 5 settembre.

Il miracolo riconosciuto per la canonizzazione

Il miracolo attribuito all’intercessione del futuro santo è la guarigione, avvenuta nel 2008, di un uomo brasiliano della diocesi di Santos, oggi 42enne, che era in coma in sala operatoria a causa di “ascessi cerebrali multipli con idrocefalo ostruttivo”.

Il paziente è stato trovato perfettamente cosciente, seduto, sveglio e senza sintomi quando il chirurgo è entrato in sala operatoria. In seguito emerse che la moglie aveva chiesto ai suoi conoscenti di pregare la Beata di Calcutta, di cui era devota.

La sua guarigione è stata attribuita all’intercessione della Beata e sul caso è stata istruita una Inchiesta diocesana a Santos in Brasile, dal 19 al 26 giugno 2015. L’evento fu esaminato dalla Consulta Medica del Dicastero che, il 10 settembre 2015, ha ritenuto la guarigione scientificamente inspiegabile.

Il Congresso Peculiare dei Consultori Teologi si svolse l’8 ottobre 2015. La Sessione Ordinaria dei Cardinali e dei Vescovi, il 15 dicembre 2015, ha giudicato la guarigione come un vero miracolo. Il Santo Padre Francesco ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il Decreto sul miracolo il 17 dicembre 2015.

Il significato della sua opera

San Giovanni Paolo II, proclamandola beata nel 2003, ha detto di lei: "Icona del Buon Samaritano, è andata ovunque per servire Cristo nei più poveri tra i poveri. Nemmeno i conflitti e le guerre potrebbero fermarla".

Ha aggiunto: "Con la testimonianza della sua vita, Madre Teresa ricorda a tutti che la missione evangelizzatrice della Chiesa passa attraverso la carità, alimentata dalla preghiera e dall'ascolto della Parola di Dio".

La sua grandezza, ha continuato il Papa polacco nella sua omelia, "sta nella sua capacità di dare senza badare a spese, di dare 'finché non fa male'. La sua vita è stata un amore radicale e un'audace proclamazione del Vangelo".

L’intera vita e l’opera di Madre Teresa offrirono testimonianza della gioia di amare, della grandezza e della dignità di ogni essere umano, del valore delle piccole cose fatte fedelmente e con amore, e dell’incomparabile valore dell’amicizia con Dio.

Il modello semplice, coerente, sofferto, che Madre Teresa ha offerto al mondo ha un valore universale. La sua vita è stata una testimonianza vivente di cosa significhi donarsi totalmente agli altri, soprattutto ai più dimenticati, con umiltà e compassione.

La sua risposta alla richiesta di Gesù: “Vieni, sii la mia luce”, la rese Missionaria della Carità, “Madre per i poveri”, simbolo di compassione per il mondo e testimone vivente dell’amore assetato di Dio.

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