Eugenio Pacelli, al secolo Maria Giuseppe Giovanni Eugenio Pacelli, fu eletto papa il 2 marzo 1939 con il nome di Pio XII, alla vigilia della Seconda guerra mondiale, dopo una lunga esperienza nella Curia romana e nella diplomazia pontificia. La sua figura si comprende attraverso l’intreccio tra formazione religiosa, attività diplomatica, responsabilità politica e fede personale.
Il suo pontificato, durato dal 2 marzo 1939 al 9 ottobre 1958, fu uno dei più complessi del Novecento. Pio XII cercò di difendere la Chiesa e le popolazioni perseguitate in una fase segnata dal nazismo, dalla guerra, dall’antisemitismo, dal comunismo e dalla contrapposizione tra grandi potenze, privilegiando spesso la diplomazia e l’azione riservata.

Origini familiari e formazione
Eugenio Maria Giuseppe Giovanni Pacelli nacque a Roma il 2 marzo 1876, terzogenito dell'avvocato della Sacra Rota Filippo Pacelli (1837-1916) e di Virginia Graziosi (1844-1920). Fu battezzato il 4 marzo nella chiesa dei Santi Celso e Giuliano.
Il nonno fu co-fondatore dell'Osservatore Romano. Lo stesso Marcantonio fu, successivamente, tra i collaboratori di Nicola Zanchini e Giuseppe Bastia, fondatori dell'Osservatore Romano (1861). Dopo le elementari frequentate in una scuola privata cattolica e la frequenza al liceo di Stato "Ennio Quirino Visconti", Eugenio Pacelli entrò nel Collegio Capranica.
Frequentò il Collegio Capranica, la Pontificia Università Gregoriana, l'Ateneo Pontificio di S. Apollinare, l'Università Statale; si laureò in teologia, in diritto utroque iure, si specializzò in Diritto Canonico, Sacra Scrittura, Patrologia, Vita della Chiesa e Storia Ecclesiastica, si può ben dire che da giovane seminarista e poi novello sacerdote nel 1899, era già un pozzo di scienza.
Dal 1894 al 1899 studiò teologia alla Gregoriana presso cui si dottorò nel 1901, quando già da due anni era stato ordinato presbitero (1899). Del 1902 è la laurea in giurisprudenza in utroque iure (vale a dire, sia in diritto civile, sia in quello canonico), anche se non ebbe mai modo di praticare l'avvocatura, strada che seguì suo fratello Francesco, giurista per la Santa Sede e uno dei principali negoziatori dei futuri Patti Lateranensi del 1929.
Eugenio sentì sin da piccolo la "vocazione": pare che nei momenti liberi amasse far finta di celebrare la Messa. Determinante per la sua formazione fu l'influenza che ebbe, a partire dall'età di 8 anni, il reverendo Giuseppe Lais, scienziato astronomo, discendente da una storica famiglia romana di origine sassone, per molti anni precettore e mentore del futuro papa Pio XII, in seguito insignito da papa Benedetto XV della medaglia d'oro pontificia.
L’ingresso nella Curia romana
Il cardinale vicario di Roma conoscendo le sue doti, ritenne opportuno introdurlo nella Curia Romana nella Congregazione per gli Affari Ecclesiastici Straordinari, iniziò così nel 1901 quella carriera nella Curia pontificia che lo vedrà salire da minutante della Segreteria fino alla carica di Segretario di Stato per divenire poi papa, caso quasi unico di un ecclesiastico della Chiesa cattolica che trascorre tutta la sua vita nell'amministrazione e nella diplomazia vaticana per diventare papa senza aver avuto un'esperienza di tipo pastorale in qualche parrocchia o diocesi.
Dietro raccomandazione del cardinale Vincenzo Vannutelli, che più tardi sarebbe diventato decano del Sacro Collegio, Pacelli iniziò una rapida carriera nella Curia romana come segretario del cardinale Pietro Gasparri (futuro segretario di Stato), all'epoca sottosegretario della Congregazione per gli Affari Ecclesiastici straordinari. Nel 1904, dopo la specializzazione accademica in relazioni fra Stato e Chiesa, fu promosso e divenne monsignore-ciambellano del papa Pio X.
Pacelli vide con favore l'introduzione del Giuramento Antimodernista da parte di Pio X, preoccupato per le influenze libertarie che stavano contagiando il clero italiano e si applicò con zelo alla stesura di un nuovo codice di diritto canonico e, a partire dal 1911, alla carica di consultore presso il Sant'Uffizio e nello stesso anno divenne sottosegretario della congregazione per gli affari ecclesiastici straordinari.
Lavorò in varie Congregazioni, commissioni ecclesiastiche, direttore spirituale di varie Associazioni, rappresentante della Santa Sede in varie missioni all'estero, lavorò per i papi Leone XIII, Pio X, Benedetto XV che nel 1917 lo consacrerà vescovo, Pio XI.
In questa veste fu artefice del concordato stipulato tra il Regno di Serbia e la Santa Sede il 24 giugno 1914, pochissimi giorni prima dell'inizio della Grande Guerra. Se da un lato tale accordo garantiva finanziamenti statali all'episcopato cattolico in Serbia, dall'altro fu una delle cause dell'accentuarsi delle tensioni tra quello Stato e il confinante impero austro-ungarico, che culminarono poi nello scoppio del conflitto bellico.
La missione diplomatica in Germania
Il 13 maggio 1917 (lo stesso giorno della prima apparizione della Madonna a Fatima), Benedetto XV lo ordinò vescovo elevandolo in pari tempo alla dignità arcivescovile col titolo di arcivescovo titolare di Sardi e lo nominò nunzio apostolico in Baviera. Nel 1917 fu inviato per la prima volta come Nunzio apostolico in Baviera, qui fu l'artefice fino al dicembre 1929 di un intensa attività diplomatica passando dalla Baviera alla Prussia, a Berlino presso il kaiser Guglielmo II e poi con la nuova Repubblica Tedesca.
Dal 1925 Pacelli fu anche nunzio apostolico in Prussia. In tale veste egli concluse i concordati con i due Länder: in Baviera nel 1924, in Prussia nel 1929. Contemporaneamente, dal 1920, fu primo nunzio per l'intera Germania con sede nella nuova nunziatura di Berlino. Durante questi dodici anni Pacelli si avvicinò molto al mondo tedesco e conobbe bene la realtà politica della Repubblica di Weimar.
Fu l'artefice dei Concordati stipulati fra la Santa Sede e la Baviera e poi con la Prussia, Land più protestante e potente della Germania. Questo periodo di Nunzio coincise con il dopoguerra della 1ª Guerra Mondiale, che lo vide protagonista di aiuti alla popolazione più povera delle città tedesche, dovette affrontare le turbolenze violente di bande che si scagliavano anche contro la Chiesa.
Il 19 aprile 1919, durante la cosiddetta rivoluzione promossa dalla Lega spartachista, di ispirazione comunista, la nunziatura di Monaco di Baviera fu accerchiata da un gruppo di rivoluzionari, che intendevano farvi irruzione. Il leader del gruppo,Siedl, estrasse una pistola e la puntò al petto di Pacelli, il quale si era personalmente posto a difesa dell'entrata della nunziatura.
Sebbene scosso, il nunzio non intendeva cedere, affiancato da una coraggiosa suora tedesca, Pascalina Lehnert che si era interposta tra i rivoluzionari e il nunzio. Siedl non se la sentì di andare avanti e ordinò agli spartachisti di ritirarsi. Pacelli scriverà al riguardo: "Sono dei veri e propri russi bolscevichi".
Il 15 novembre 1917, a Pacelli pervenne una richiesta urgente della comunità ebraica della Svizzera per un suo intervento volto a scongiurare un possibile massacro degli ebrei in Palestina da parte dell'Impero Ottomano. Pacelli riuscì allora a ottenere la protezione degli ebrei da parte del governo tedesco, alleato degli Ottomani, "anche con l'uso delle armi".
I risultati raggiunti in quest'opera diplomatica dovuti ad una sua immensa rettitudine, accompagnata da signorilità, intelligenza e cultura, gli procurarono da parte di papa Ratti, Pio XI, il cappello cardinalizio e la carica di Segretario di Stato succedendo al cardinale Gasparri suo precedente maestro e superiore nella Curia romana.
Cardinale e Segretario di Stato
Eugenio Pacelli fu nominato cardinale da Pio XI il 16 dicembre 1929; il 7 febbraio 1930 divenne segretario di Stato. Lasciò quindi la Germania nel dicembre 1929 dopo dodici anni di Nunziatura e iniziò a Roma il 7 febbraio 1930 il suo compito di massimo responsabile della Segreteria di Stato.
Al fine di regolare le relazioni tra la Santa Sede e gli altri Stati, difendere le attività di scuole e ospedali cattolici, garantire le tasse ecclesiastiche e i beni materiali della Chiesa, negoziò diversi concordati con il Baden nel 1932, l'Austria nel 1933, la Regno di Jugoslavia nel 1935.
La situazione mondiale non era per niente tranquillizzante; il Messico era al centro di un anticlericalismo di tipo massonico, in Italia sorgeva il fascismo, a Berlino sorgeva un totalitarismo che avrebbe portato al nazismo, vi era una dittatura materialistica in Unione Sovietica.
La sua opera si esplicò in una politica tendente ad evitare fratture e persecuzioni e nel contempo difendendo i valori spirituali e morali cristiani, salvaguardando i diritti della Chiesa e dell'umanità.
Il Reichskonkordat e il confronto con il nazismo
Il più discusso tuttavia fu quello firmato a Roma il 20 luglio 1933 con la Germania del cancelliere Adolf Hitler, il Reichskonkordat. Questo concordato, che seguiva di pochissimi giorni la sigla del Patto a quattro, avvenuta sempre a Roma, fu particolarmente discusso in quanto insieme all'altro dava - pochi mesi dopo l'ascesa di Hitler al potere (30 gennaio 1933), la fine di ogni vita democratica in Germania e la proibizione di tutti i partiti politici, compreso quello cattolico del Centro (Zentrumspartei) - un ulteriore riconoscimento internazionale al regime nazista.
Il 29 luglio 1933 firmò il Concordato con il Reich, estendendo le clausole dei precedenti Concordati con le singole Nazioni germaniche a tutto il territorio tedesco. Secondo molte testimonianze, Pacelli avrebbe ricercato con costanza un concordato sin dal periodo della sua nunziatura, negli anni venti.
Heinrich Brüning, leader della Deutsche Zentrumspartei, partito cattolico di centro, dichiarò nelle sue memorie che Pacelli, in occasione di un incontro del 1931 (quando Brüning era cancelliere), avrebbe insistentemente premuto per la dissoluzione dell'accordo di coalizione con il partito socialdemocratico, ponendola quasi come una condizione per la stipula del concordato, ma il cancelliere avrebbe respinto la sollecitazione considerando che il prelato fosse in grave errore di valutazione sulla situazione politica tedesca e, in particolare, sul peso del nascente partito nazista.
In ogni caso il Reichskonkordat, malgrado le apparenti garanzie per la Chiesa (soppresse nell'Ottocento per il Kulturkampf) e i fedeli tedeschi, fu sistematicamente violato dai nazisti e Pacelli stesso inviò 55 note di protesta per la violazione da parte del Reich nel periodo 1933-1939: la Chiesa cattolica nella Germania nazista avrebbe lamentato di dover agire in condizioni difficili.
Inviò, come Segretario di Stato ben sessanta note diplomatiche a Berlino a difesa dei diritti della Chiesa e dei diritti umani contro la politica dittatoriale del nazismo. Tra il 1937 e il 1939 si esplicita pienamente una differenza tra Pio XI e il suo segretario di Stato, Eugenio Pacelli, il quale è sempre deciso a seguire una via diplomatica di mediazione con il regime nazista - via che, del resto, cercherà di recuperare ansiosamente appena salirà al soglio pontificio - mentre le posizioni di papa Ratti sembrano propendere per la rottura.
Questo tentativo fallito di venire a patti con il nazismo (sono del 1936 le pressioni fatte anche dalla Chiesa verso Hitler perché aiutasse i falangisti di Francisco Franco a rovesciare il governo marxista in Spagna) condusse Pio XI a stilare un'ammonitoria enciclica nel 1937, dal titolo Mit brennender Sorge (Con viva preoccupazione).
Pacelli collaborò alle encicliche allarmate sui movimenti ideologici in corso, che nel 1937, papa Pio XI promulgò, le Mit brennender Sorge e Divini Redemptoris.
Viaggi, relazioni internazionali e profilo pubblico
Come Segretario di Stato, fu spesso in viaggio sia con una serie di importanti missioni diplomatiche negli Stati Uniti nel 1936, sia con la partecipazione a una serie di congressi eucaristici in Ungheria e Argentina, o a manifestazioni religiose a Lourdes o Lisieux, viaggi che gli permisero, tra l'altro, di farsi conoscere dalle gerarchie cattoliche esterne alla Curia Romana.
Pacelli fu tra i primi prelati a usare l'aereo per i suoi spostamenti e per questo un giornale americano lo soprannominò il "cardinal volante". La sua alta cultura, la conoscenza di più lingue, gli permisero di indirizzare più di 300 discorsi a Congressisti riuniti a convegni sulle più disparate scienze.
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L’elezione al pontificato nel 1939
Defunto quasi improvvisamente il papa, il cardinale Eugenio Pacelli venne eletto suo successore con il nome di Pio XII in un conclave brevissimo il 2 marzo 1939, quando sul mondo si addensavano le nubi della follia umana che porterà alla Seconda guerra mondiale.
Ricordiamo l'elezione al soglio pontificio del cardinale Eugenio Pacelli con il nome di Pio XII. Il 2 marzo 1939 si apriva uno dei pontificati più complessi del Novecento. Nel conclave, i cardinali si mossero con passo misurato, consapevoli che il mondo fuori stava cambiando con una rapidità inquietante.
L'Europa era una polveriera e la Chiesa cercava una guida capace di muoversi tra diplomazia e tempesta. Pacelli, con la sua figura alta e sottile, il volto scavato e lo sguardo penetrante, era già da anni il custode silenzioso della politica vaticana.
Segretario di Stato, viaggiatore instancabile, conoscitore delle lingue e delle tensioni internazionali, portava sulle spalle un bagaglio di esperienza che pochi potevano eguagliare.
| Evento | Data |
|---|---|
| Nascita di Eugenio Pacelli | 2 marzo 1876 |
| Ordinazione presbiterale | Roma, 2 aprile 1899 |
| Ordinazione episcopale | 13 maggio 1917 |
| Creazione a cardinale | 16 dicembre 1929 |
| Nomina a Segretario di Stato | 7 febbraio 1930 |
| Elezione al pontificato | 2 marzo 1939 |
| Fine del pontificato | 9 ottobre 1958 |
Il pontificato durante la Seconda guerra mondiale
Impossibilitato a bloccarla, si adoperò per alleviare in qualche modo i disastrosi effetti sui popoli, istituì la P.O.A. (Pontificia Opera Assistenza) che proseguirà la sua attività per molti anni anche nel dopoguerra; l'Ufficio Informazioni Vaticane, che cercò di ritrovare o sapere della sorte di 11 milioni di persone coinvolte nel disastro mondiale, lanciò celebri messaggi natalizi radiofonici alle Nazioni in guerra esortandole alla pace.
La necessità di evitare ulteriori rappresaglie lo trattenne da una azione antinazista aperta, ma nel segreto egli operò tramite le sue Organizzazioni ad un capillare aiuto ai perseguitati delle leggi antirazziali, in particolare di circa 860.000 ebrei, come si può riscontrare dalle note degli Archivi Vaticani.
Certamente tutto questo gli procurò angoscia, con la sola consolazione di aver risparmiato con il suo agire un numero grande di vittime. Purtroppo negli anni a venire questo suo apparente silenzio gli verrà contestato da varie parti, in una campagna denigratoria sul suo operato, in quel tragico momento storico.
Tentò invano di far dichiarare Roma città aperta' per risparmiarle quei bombardamenti che gli Alleati comunque le inflissero. Il 24 agosto 1939 pronunciò il messaggio radiofonico: "Nulla è perduto con la pace, tutto può esserlo con la guerra."
Il rapporto tra silenzio pubblico e azione riservata
La condotta di Pio XII durante la guerra è stata interpretata in modi diversi proprio per la scelta di combinare dichiarazioni pubbliche prudenti e interventi diplomatici o assistenziali riservati. La necessità di evitare ulteriori rappresaglie lo trattenne da una azione antinazista aperta, ma nel segreto egli operò tramite le sue Organizzazioni ad un capillare aiuto ai perseguitati delle leggi antirazziali.
Questa impostazione rifletteva la formazione di Pacelli, maturata per decenni nelle relazioni internazionali e nella negoziazione di concordati. La sua opera si esplicò in una politica tendente ad evitare fratture e persecuzioni e nel contempo difendendo i valori spirituali e morali cristiani, salvaguardando i diritti della Chiesa e dell'umanità.
Il dopoguerra e l’opposizione al comunismo
Nel dopoguerra lo vediamo artefice di un'opposizione e condanna del comunismo ateo dilagante ed oppressivo, in particolare nell'Europa dell'Est ed Estremo Oriente che aveva determinato la cosiddetta Chiesa del Silenzio', con persecuzioni, deportazioni e carcere per fedeli e clero cattolico.
La situazione mondiale non era per niente tranquillizzante; il Messico era al centro di un anticlericalismo di tipo massonico, in Italia sorgeva il fascismo, a Berlino sorgeva un totalitarismo che avrebbe portato al nazismo, vi era una dittatura materialistica in Unione Sovietica.
Nel dopoguerra Pio XII affrontò dunque una nuova fase di conflitto ideologico, diversa dalla guerra mondiale ma ugualmente collegata alla difesa della libertà religiosa e delle istituzioni ecclesiali. La sua posizione fu caratterizzata da una netta opposizione al comunismo ateo e dalla difesa delle comunità cattoliche sottoposte a persecuzione.
Encicliche, magistero e attività culturale
Scrisse 40 encicliche; promulgò nel 1954 l'Anno Mariano, proclamò nel 1950 durante l'Anno Santo, il Dogma dell'Assunzione di Maria. I suoi discorsi e radiomessaggi sono raccolti in venti volumi a testimonianza di un immane opera di sensibilità al mondo moderno.
La sua alta cultura, la conoscenza di più lingue, gli permisero di indirizzare più di 300 discorsi a Congressisti riuniti a convegni sulle più disparate scienze. Pio XII cercò così di mantenere un dialogo con il mondo contemporaneo attraverso il magistero, i radiomessaggi, i discorsi pubblici e i rapporti con gli ambienti scientifici e culturali.
Fede mariana e archeologia della Basilica di San Pietro
Dopo la consacrazione, il neovescovo disse che mentre passeggiava nei Giardini Vaticani avrebbe assistito stupefatto al "miracolo del sole". Questa fu una delle cause della forte devozione di Papa Pacelli nei confronti della Madonna di Fatima.
Fece eseguire gli arditi lavori archeologici sotto l'altare maggiore della Basilica di S. Pietro per portare alla luce le reliquie dell'Apostolo. La ricerca delle reliquie di san Pietro si collocò nel quadro della sua attenzione alla storia della Chiesa e alla continuità della tradizione apostolica.
Il governo della Chiesa
Resse la Chiesa con polso fermo prendendo decisioni anche impopolari come la non approvazione del movimento dei preti operai in Francia. Dopo la morte del Segretario di Stato dell'epoca non lo sostituì, prendendo su di sé anche quest'incombenza che tenne fino alla morte.
Tra gli incarichi ricoperti prima dell'elezione figurano il ruolo di Pro-Segretario della Congregazione per gli Affari Ecclesiastici Straordinari, Segretario della Congregazione per gli Affari Ecclesiastici Straordinari, Nunzio apostolico per la Baviera, Arcivescovo titolare di Sardi, Nunzio apostolico per la Repubblica di Weimar, Nunzio apostolico per la Prussia, Cardinale Segretario di Stato e Prefetto di diverse congregazioni della Curia romana.
La morte e la memoria storica
Pio XII concluse la sua vita terrena il 9 ottobre 1958 nella residenza pontificia di Castelgandolfo, dopo quasi 20 anni di sofferto pontificato; è tumulato nelle Grotte Vaticane sotto la basilica, di fronte alla ritrovata tomba di s. Pietro.
Il Venerabile Pio XII, al secolo Maria Giuseppe Giovanni Eugenio Pacelli (Roma, 2 marzo 1876; † Castel Gandolfo, 9 ottobre 1958) è stato il 260º Vescovo di Roma e papa italiano a partire dal 2 marzo 1939 fino alla morte.
La sua figura continua a essere esaminata nella relazione tra storia politica e fede, tra diplomazia e responsabilità morale, tra l’azione pubblica della Santa Sede e gli interventi riservati in difesa dei perseguitati. Il suo pontificato rimane legato agli eventi decisivi del Novecento e alle difficili scelte affrontate dalla Chiesa durante guerra, totalitarismi e contrapposizione ideologica.