La missione dei Ricostruttori nella preghiera è farsi testimoni di una cristianità capace di venire incontro al bisogno di preghiera e ricerca interiore, spesso inconsapevole, dell’uomo contemporaneo. Attingendo alle risorse della tradizione cristiana, propongono un cammino di rientro in se stessi, che consenta di raccogliere il proprio sguardo, disperso all’esterno e disorientato, e di introdurlo nel cuore: la meditazione profonda.
I Ricostruttori nella preghiera sono nati nel 1978 per iniziativa di padre Gian Vittorio Cappelletto, sacerdote gesuita veneto, che, all’epoca della fondazione del movimento, risiedeva a Torino. Nel 1988, i «Ricostruttori nella preghiera» sono diventati un’associazione pubblica di fedeli retta dal vescovo di La Spezia; una forma giuridica della chiesa che tiene assieme varie scelte di vita.
La nascita dei Ricostruttori nella preghiera
A metà degli anni Settanta un gesuita inizia il suo apostolato per i «lontani», chi si è allontanato dalla chiesa ma anela a una vita spirituale. Crea un gruppo di preghiera nel quale insegna tecniche di meditazione orientale.
Padre Cappelletto aveva cominciato a praticare la meditazione a 45 anni, mentre si occupava, oltre agli incarichi da religioso, di cultura e arte, anche come assistente all’università. Il suo intento era quello di fare un apostolato per i «lontani», coloro che si erano allontanati dalla Chiesa ma mantenevano una aspirazione spirituale cercando risposte altrove.
Infatti verso la metà degli anni ‘70, in Europa si cominciavano a diffondere metodi di meditazione orientale, sia induista che buddhista. Padre Cappelletto ha voluto andare in India per conoscere le forme di meditazione orientali praticate dai maestri indiani, non per aderire all’apparato dottrinale e filosofico dell’Oriente, ma solo per trarne alcuni elementi, quali la valorizzazione del respiro, la preghiera in formule brevi, ripetitive, mantriche, cioè forme di raccoglimento, interiorizzazione e concentrazione.
Attraverso questi incontri, padre Cappelletto ha riscoperto un filone che era già presente nella tradizione cristiana di tipo mistico o monastico: quello dell’esicasmo (dal greco exichia, pace spirituale, silenzio interiore). Una meditazione mantrica legata alla respirazione, cioè la preghiera contemplativa, chiamata «preghiera del cuore».
Che cosa significa «ricostruire»
Il gruppo si è formato attorno alla pratica della meditazione, dello yoga e di varie tecniche di rilassamento. Senza che padre Cappelletto lo abbia previsto, è nata una convivenza religiosa composta da uomini e donne e alcuni sacerdoti.
«Le esigenze principali erano due. Da una parte creare dei luoghi in città dove incontrarsi per fare meditazione. All’inizio siamo sempre stati ospiti di ambienti religiosi gesuiti, salesiani. Il padre si appoggiava alle case che gli prestavano. Dall’altra, trovare posti fuori città dove fare i ritiri spirituali per dedicare spazio alla preghiera e al silenzio. Abbiamo cominciato a ricostruire cascinali abbandonati, ad abitare vecchie abbazie, e il lavoro è stato una potentissima forza aggregativa. Eravamo giovani e pieni di energie. Il nome “Ricostruttori” è nato dall’intento di ricostruire ambienti come parabola e simbolo della ricostruzione interiore».
Il nome del movimento richiama quindi una duplice ricostruzione: da una parte il recupero di luoghi abbandonati, cascinali e abbazie; dall’altra la trasformazione interiore della persona attraverso la preghiera, il silenzio e una vita più consapevole.
Questo intenso percorso di condivisione ha portato, in seguito, alla ricerca di un riconoscimento ecclesiastico. Attualmente, le sedi dei Ricostruttori sono più di 50, sparse in tutta Italia, e sono luoghi di incontro, nei quali la meditazione unisce e accoglie umanità differenti, simpatizzanti occasionali e frequentatori abituali che possono essere di diverse provenienze culturali.

La meditazione profonda e la preghiera del cuore
È convinzione dei Ricostruttori che la luce capace di illuminare il nostro fare sale dalla profondità e dall’immobilità della meditazione, di una preghiera capace di farci rientrare in noi stessi e di aprirci al disegno provvidenziale della nostra vita.
Il termine “meditazione” non rinvia ad un esercizio di riflessione dell’intelligenza sul senso e sul destino dell’esistenza, ma piuttosto, secondo l’insegnamento della tradizione monastica cristiana delle origini, alla sospensione dell’attività riflessa e al suo assoggettamento al cuore.
Da questo punto di vista, la meditazione esige che la mente, continuamente sollecitata dai sensi e dalla memoria, si ritiri dalla dispersione e prenda la direzione del cuore, spogliandosi progressivamente dei pensieri e delle immagini che la tengono in movimento.
La tradizione dell’esicasmo affida all’invocazione del Nome di Gesù, o altre brevi formule di tipo mantrico tratte dalle Sacre Scritture, la capacità di raccogliere attorno a sé la mente, di unificarla e di introdurla verso l’interno. L’invocazione del Nome divino chiude alla mente tutte le sue vie di uscita e pone fine al suo vagabondare incessante.
In particolare, in diversi contesti monastici (dall’Egitto, al Sinai, all’Athos) è ripresa l’idea di fondo secondo cui il respiro, investito dal Nome di Gesù, è la navicella su cui la mente deve salire per ritirarsi dall’esterno, prendere la direzione del cuore e qui riposare.
I Ricostruttori accostano e approfondiscono nello studio e nell’esperienza della preghiera la tradizione dell’esicasmo. La tradizione esicastica era praticata prima dai monaci del deserto, poi si diffuse in tutto il mondo cristiano, in Giordania, in Egitto tra i copti, nella Chiesa orientale ortodossa.
In Europa era conosciuta da personaggi isolati, all’interno di ambienti monastici, non era applicata a livello collettivo. La comunità pratica la preghiera del cuore seguendo la feconda tradizione dell’esicasmo, così come è stata trasmessa nei secoli, avendo come centro, origine e fine ultimo della propria vita spirituale il mistero di Cristo morto e risorto.
Respiro, raccoglimento e interiorità
La meditazione profonda viene presentata come un percorso di raccolta della mente e del cuore. I pensieri, le immagini, le sollecitazioni dei sensi e i ricordi non sono il punto finale della preghiera, perché l’esercizio mira a sottrarre la persona alla dispersione e a orientarla verso una presenza interiore.
Per avviare le persone all’esperienza della meditazione i Ricostruttori organizzano nelle varie sedi corsi di meditazione, articolati in otto incontri, nei quali si offrono i rudimenti tradizionali per cercare di favorire il rientro in se stessi.
Il corso ha un orientamento pratico e non si avvale di un linguaggio teologico, proprio in considerazione del pubblico presente. Non mancano i riferimenti ai metodi di concentrazione e di igiene mentale suggeriti dalle culture dell’Estremo Oriente, ma, d’altra parte, appare evidente nel corso l’intenzione di estrarre da questo ricco patrimonio «gli elementi compatibili» con la fede cristiana, perché ne derivi un arricchimento della propria esperienza di preghiera e di fede.
Fin dal corso di meditazione e successivamente, nei ritiri mensili rivolti nelle diverse sedi a coloro che frequentano il Movimento, i Ricostruttori sottolineano che la quiete profonda (hesychia) di cui fanno esperienza gli uomini e le donne di preghiera non è l’esito della ricerca di un benessere del corpo e della psiche, incapace di valicare la dimensione dell’autoreferenzialità, ma scaturisce invece dal fatto di poter sostare, nella profondità di un cuore custodito, alla presenza di un Amore infinito che ci abita, ci perdona e sollecita la nostra continua conversione.
Una proposta cristiana rivolta ai «lontani»
Il lavoro di apostolato della comunità si rivolge in modo particolare ai lontani dalla Chiesa e ai non credenti. Per questa missione viene messa in atto una adeguata inculturazione del messaggio evangelico, tale da renderlo attuale e coinvolgente per le persone che si sono allontanate dalla vita spirituale ed ecclesiale, spesso in modo polemico ed ostile, al fine di avvicinarle con gradualità alla figura di Cristo, e inserirle pienamente nella vita sacramentale della Chiesa.
Il gruppo dei Ricostruttori ha attirato coloro che si sentivano cristiani ma cercavano esperienze diverse perché quelle tradizionali non le percepivano come trasformanti. La meditazione diventa una grande speranza di trasformazione individuale e, quindi, trasformando se stessi, anche il proprio ambiente relazionale migliora.
La comunità non propone quindi la meditazione come un esercizio separato dalla fede cristiana. La preghiera contemplativa viene collocata dentro un itinerario che conduce verso Cristo, la vita sacramentale e la comunione ecclesiale.
Per questo scopo le celebrazioni sono semplici ed essenziali, generalmente accompagnate da canti che predispongono al raccoglimento. Per quanto riguarda l’attività in una parrocchia organizzata tradizionalmente i membri della comunità sono da me sollecitati a tenere presenti altre esigenze e a cercare il maggiore inserimento possibile nella realtà pastorale preesistente.
Il rapporto con la Chiesa e le diocesi
“Io stesso sono convinto che l’annuncio del Vangelo richieda forme che siano pienamente in linea con il messaggio cristiano e la tradizione ecclesiale, ma che rispondano allo stesso tempo, alle esigenze psicologiche e profonde delle persone. Sono quindi lieto di quanto state facendo in Diocesi e vi chiedo di condurre le vostre iniziative nel contesto del progetto pastorale diocesano - espresso recentemente dal Sinodo 47° - e in consonanza con i programmi annuali contenuti nelle Lettere pastorali.”
Queste parole furono rivolte dal Cardinale Carlo Maria Martini all’Associazione I Ricostruttori nella preghiera e a padre Cappelletto a Milano il 13 ottobre 1997.
“Sappiamo che sulla base dello Statuto dell’Associazione, approvato dal Vescovo di La Spezia, Sarzana, Bugnato, il movimento opera con buoni frutti spirituali sul territorio diocesano. L’attività apostolica e formativa del movimento stesso è stata fino ad ora seguita da Mons. Manganini, in quanto Vicario per l’Evangelizzazione. Si loda la cordiale sintonia con la linea pastorale della Diocesi, e l’attenzione ad attuare anche in futuro un confronto costante con il Vescovo stesso…”
La dichiarazione di Mons. Giovanni Giudici, vicario generale dell’Arcidiocesi di Milano, è datata 29 marzo 2000.
“Con la presente voglio unirmi alla richiesta di tanti che in questi giorni Le stanno scrivendo, perché voglia continuare a concedere piena fiducia a padre Cappelletto e al movimento dei Ricostruttori nella preghiera, che lo Spirito Santo ha fatto nascere nella Chiesa attraverso di Lui.”
La richiesta fu formulata da Fr. Giuseppe Fiorini Morosini, correttore generale dei Minimi, presso la Curia generalizia di Roma, il 10 settembre 2001.
“Conosco personalmente la Comunità de “I Ricostruttori nella preghiera”, fondata e diretta da Padre Gian Vittorio Cappelletto S.J. Ho accolto favorevolmente questa Comunità nella mia Arcidiocesi, affidando ad alcuni suoi membri incarichi di responsabilità. Apprezzo il loro operato e incoraggio il loro lavoro di apostolato.”
Queste parole appartengono a Mons. Giuseppe Molinari, Arcivescovo Metropolita de L’Aquila, in una lettera del 15 settembre 2001.
“Proprio oggi pomeriggio mi sono riunito con il Consiglio Episcopale, e abbiamo discusso fra le altre della vostra richiesta. Ebbene, i vicari si sono detti favorevoli al vostro insediamento e per questo sono lieto di esprimerti il permesso ad aprire una sede nella nostra diocesi.”
Il permesso fu concesso da Mons. P. Flavio Roberto Carraio, Vescovo di Verona, il 9 giugno 2003.
“Prego ed auguro che il Signore benedica questa presenza in diocesi e che consegua all’arrivo dei Ricostruttori una intensificazione delle preghiera dei pastori e dei fedeli per una rinnovata comunione con Dio ed ecclesiale che fondi il nostro essere Chiesa.”
È l’augurio espresso da Mons. Giulio Sanguinetti, Vescovo di Brescia, il 19 giugno 2003.
“Apprezzata la formazione di ciascuno, l’apertura interiore, la serena accoglienza aperta a tutti, la validità della missione da Voi svolta; consideratoli bisogno di molte persone a riscoprire la propria fede, dopo avere fatto esperienze lontane da essa. Lette le Costituzioni e condividendo le finalità proprie del Vostro carisma, ben volentieri accolgo nella Diocesi di Acireale la Comunità “I Ricostruttori nella preghiera”, autorizzo l’apertura della casa e lo svolgimento del Vostro apostolato specifico, in piena comunione con il cammino ecclesiale diocesano. Il Signore benedica la Vostra Opera e Vi dia ogni giorno le Sue consolazioni.”
La dichiarazione è di Mons. Pio Vittorio Vigo, Arcivescovo di Acireale, del 7 febbraio 2004.
“Lo Spirito di Gesù soffia dove vuole, cioè con varietà, ma sempre nella stessa direzione, verso l’Unità. Le scrivo per unirmi nella preghiera e per invocare una grande benedizione su di Lei, benedizione ricca di consolazione e di serenità.”
Queste parole furono scritte da Mons. Gabriele Mana, Vescovo di Biella, l’11 giugno 2007.
“Dopo il colloquio con Lei e dopo aver preso visione dei vostri Statuti, volentieri concedo ai “Ricostruttori nella preghiera” il consenso di operare nell’Arcidiocesi di Siracusa. Sono certo che il Signore vorrà servirsi della Vostra esperienza e della Vostra testimonianza di vita per toccare il cuore ed illuminare la mente di quanti Lo cercano con cuore sincero e di quanti vanno ancora errando come pecore smarrite…”
Il consenso fu concesso da Mons. Giuseppe Costanzo, Arcivescovo di Siracusa, il 15 marzo 2008.
“Molto volentieri do seguito alla richiesta da Lei fattami con lettera del 15 maggio 2008 dell’autorizzazione ad “operare” in questa venerata Arcidiocesi. Con la presente in effetti ho il piacere di concedere a Lei e ai Suoi collaboratori di operare pastoralmente, secondo il carisma proprio dell’Ente ecclesiale da Lei rappresentato, canonicamente riconosciuto come fa fede la documentazione da Lei stesso addotta.”
La lettera è di Mons. Salvatore Di Cristina, Arcivescovo e Abate di Monreale, del 14 luglio 2008.
“Conosco personalmente fin dagli inizi del mio ministero come Vescovo di Ivrea l’Associazione de “I Ricostruttori nella Preghiera” e la sua attività in questa Diocesi. Apprezzo la formazione spirituale, culturale e umana dei suoi membri, la loro sensibilità ecclesiale e la positiva collaborazione con la Chiesa Diocesana.”
“Considerando la povertà spirituale delle persone e degli ambienti cui l’Associazione si rivolge in modo particolare e l’utilità pastorale che può venirne per la nostra Diocesi, considerando inoltre il vantaggio spirituale derivante dal carisma vissuto nell’Associazione, sono lieto di accogliere ufficialmente nella Diocesi di Ivrea la Comunità d “I Ricostruttori nella Preghiera” a norma dello statuto approvato dal Vescovo di La Spezia, S.E. Bassano Staffieri in data 29 giugno 2007.”
“Invoco dal Signore l’abbondanza delle sue benedizioni per quest’Opera, auspicando un fruttuoso sviluppo della sua attività spirituale, invocando altresì la grazia di nuove vocazioni diaconali e presbiteriali.”
Le parole appartengono a Mons. Arrigo Miglio, Vescovo di Ivrea, il 10 giugno 2008.
La missione e la ricerca interiore
«Una grande voglia di amare e di essere amati ci sospinge, attraverso infinite delusioni, ad ancorare il nostro cuore a qualcosa di stabile e di infinito. Abbiamo una grande sete di Infinito. Sogniamo di poterci collegare con fontane inesauribili. Ci sentiamo collegati. È una delle prime esperienze della meditazione, sentirci uniti a tutti. La vita ci sfida a metterci in comunione con tutto. È un aspetto della mistica cioè del misterioso modo di metterci in comunione col Tutto» (Gianvittorio Cappelletto).
Il gruppo dei Ricostruttori ha attirato coloro che si sentivano cristiani ma cercavano esperienze diverse perché quelle tradizionali non le percepivano come trasformanti. La meditazione diventa una grande speranza di trasformazione individuale e, quindi, trasformando se stessi, anche il proprio ambiente relazionale migliora.
È convinzione dei Ricostruttori che la persona sperimentata nella preghiera del cuore possa diventare un interlocutore interessante rispetto ad alcune aspettative di quiete dell’uomo contemporaneo, spesso orientate verso il patrimonio delle discipline e delle pratiche dell’Estremo Oriente, e un sostegno affidabile nel cammino in direzione dei tesori presenti nella tradizione cristiana.
Si comprende perché l’apostolato della preghiera svolto dai Ricostruttori condivida l’idea di fondo più volte ribadita da O. Clément, il grande teologo ortodosso, secondo il quale le esigenze affermate dalla nostra modernità finiscono con il porsi in conflitto con il cristianesimo solo se non trovano una valida risposta in ambito cristiano, e proprio l’esicasmo, tra il resto, secondo Clément, può arginare questo rischio.
Meditazione e trasformazione personale
Per come è intesa dai Ricostruttori, la meditazione si può accompagnare a uno stile di vita sobrio e ad alcune scelte finalizzate a prendere consapevolezza del proprio corpo, dei propri limiti e delle proprie possibilità.
Per esempio dormire a terra, sul duro, lavarsi con l’acqua fredda, effettuare le asana (posture yoga, ndr) per mantenere desto e ben massaggiato il sistema ghiandolare, fare un giorno di digiuno al mese, essere vegetariani, evitare fumo e alcolici, compiere quattro meditazioni al giorno di mezz’ora ciascuna.
Questi non sono aspetti ascetici obbligatori, ma consigli da applicare in libertà di coscienza alla propria vita. La meditazione può quindi essere accostata a scelte di sobrietà e disciplina, senza che tali pratiche siano presentate come obblighi indistinti per tutti.
Nel gruppo si riflette molto sulla presa di distanza dai condizionamenti culturali e sociali (non dai compiti e dalle responsabilità), spesso radicati in zone profonde di noi. Una presa di distanza necessaria per iniziare a scoprire l’unicità della propria persona e rendere così possibili nuove forme di relazione umana.
Inoltre, il dominio delle passioni può essere facilitato dalla disciplina psico-fisica della meditazione, perché, se non integrate, le passioni separano l’uomo. La tentazione lo frammenta.
Mentre la meditazione vuole essere un processo di unificazione volto a riconoscere il centro, il desiderio profondo che ogni uomo porta dentro.
La crescita interiore non è automatica
«L’esperienza spirituale è stata molto diversa dalle aspettative iniziali. Man mano, mi si è chiarito dentro che, al di là di quello che uno può percepire, l’importante è scoprire la dinamica della crescita interiore, cioè la possibilità che noi abbiamo di generare amore.
L’amore e la presenza di Dio sono un dono gratuito dentro di noi, ma questa presenza non cresce da sola, devo coglierla, aderirvi, lasciarmi attrarre ed esprimerne la bellezza.
I doni spirituali, le piccole esperienze meditative profonde, dove uno sperimenta un’apertura di cuore maggiore di ciò che uno vive normalmente, sono una cosa bella e gratificante. L’esperienza spirituale è un’anticipazione di quello che puoi essere, ma per essere devi poi scegliere di vivere quell’apertura.
Una volta percepivo la meditazione come qualcosa che automaticamente mi avrebbe cambiato, ma purtroppo non è così. Attorno alla meditazione ci sono tanti tipi di letture. È vero che fa bene, che rilassa, ma quello che non avevo colto è come uno si possa generare come persona.
Ora per me questa è la cosa più importante di tutte. L’esperienza mistica, quando si rivela, ci fa cogliere una realtà d’amore, ma se questa non la faccio mia, non mi serve a nulla».
La meditazione viene così collegata alla responsabilità personale. L’esperienza di pace, raccoglimento o apertura del cuore non viene considerata sufficiente in se stessa, perché deve tradursi in una scelta concreta di vita, di amore e di relazione.
Vita quotidiana, sobrietà e responsabilità
Ricordo un ritiro spirituale nel quale ho ascoltato parole di Roberto mi sono poi rimaste appiccicate addosso come un mantra quotidiano: «Con la nascita iniziamo un cammino nel quale ogni uomo deve finire di nascere, in un incessante partorire se stessi.
Dobbiamo completare, riempire di significato, dare qualità al dono della vita; pensare alla vita come mistero da generare piuttosto che da scoprire. Siamo costituiti dal desiderio, ma non sappiamo bene cosa desideriamo.
Tra le tante cose che la vita ci propone, come riconoscere un idolo da ciò che ci dà vita? Il mercato dei consumi ci distrae, ci stordisce e sostituisce gli oggetti alla qualità della relazione.
Il percorso spirituale ci aiuta a riconoscere le fughe da noi stessi e a trovare cosa ci corrisponde in profondità».
La struttura delle comunità e le diverse forme di partecipazione
Attualmente, le sedi dei Ricostruttori sono più di 50, sparse in tutta Italia, e sono luoghi di incontro, nei quali la meditazione unisce e accoglie umanità differenti, simpatizzanti occasionali e frequentatori abituali che possono essere di diverse provenienze culturali.
Inoltre, si organizzano corsi di meditazione, training estivi, conferenze, concerti, si predispongono ambulatori che fanno un grosso servizio sociale perché, oltre a considerare il malato come un’unità di corpo e spirito, hanno prezzi molto bassi, e sono gratuiti per chi non può pagare.
I centri di meditazione sono abbelliti da restauri e opere artistiche create dagli stessi comunitari e dai volontari, «espressione di potenzialità inaspettate che si esprimono una volta riacquistata la serenità e l’armonia interiore».
Chi vive in comunità non conduce una vita religiosa intesa in senso strettamente tradizionale, cioè vissuta solo all’interno della struttura. «La nostra forma è mista. Ci sono persone che vivono all’interno della comunità che si occupano più dell’organizzazione delle attività: laboratori artistici, musicali, aikido, riflessologia, e persone che invece stanno molto all’esterno, studiano, lavorano, si impegnano in un ambito sociale».
Professi volontari e professi comunitari
Nell’ambito dell’associazione si distinguono i professi volontari e i professi comunitari. I primi sono coloro che, in senso strettamente giuridico, sono pubblicamente associati (diversamente dai frequentatori) e, dopo un periodo di dieci anni di un percorso all’interno dei Ricostruttori, riconoscendosi in quel carisma, fanno la professione.
Cioè, di fronte alla comunità si prendono l’impegno di dedicare il proprio tempo e le proprie energie extra alla causa dei Ricostruttori, «è una sorta di promessa che uno fa di fronte allo Spirito Santo». Essi spesso vivono in comunità.
I secondi, invece, sono quelli che hanno accolto le tre promesse monastiche di povertà, castità, obbedienza e conducono una vita religiosa comunitaria.
La dimensione familiare e l’esperienza dei figli
Casa nostra era sempre piena di ospiti, amici, «comunitari» (membri di altre comunità dei Ricostruttori, ndr), viaggiatori, curiosi, e per questo era difficile trovare dei momenti in cui andare in vacanza da soli.
Adoravo addormentarmi ai piedi di mamma e papà mentre meditavano alla luce delle candele, ma quando lo facevano prima dei pasti, a noi figli toccava aspettarli con i gorgoglii alla pancia.
Mi piaceva moltissimo l’idea che i miei utilizzassero tecniche di rilassamento e medicina naturale per curarci, ma odiavo quando mi dicevano che dovevo imparare a respirare col diaframma per farmi passare i crampi allo stomaco.
Crescendo, ho cominciato a chiedermi in maniera critica e curiosa che significato avesse la danza che i miei genitori facevano per prepararsi alla «doccia mattutina», lo strumento che utilizzavano per infilarsi l’acqua nel naso da una narice e poi soffiare sonoramente il catarro dall’altra, perché non bevessero caffè né fumassero, rifiutassero la televisione, perché facessero yoga al mattino e alla sera, perché ci fosse un’enorme rilievo in cemento della Sindone nel luogo nel quale meditavano.
Superati i rifiuti adolescenziali, a diciassette anni, prima di partire per un viaggio che sarebbe durato un anno, ho deciso di fare il corso di meditazione per darmi coraggio. I miei mi avevano insegnato che la meditazione è il principale strumento di crescita e supporto.
Da quel momento, ho cominciato a comprendere sempre meglio il senso di una vita semplice, aperta agli altri, capace di liberarsi da forme di attaccamento materiale, e quindi, di quella migrazione al contrario, da Torino alla Sicilia, che era stata, pensandoci adesso, una sana dolorosa partenza.
Lo sviluppo della comunità di Verona
Durante un periodo in cui fratel Francesco Guidorizzi, direttore dell’abbazia di Maguzzano, si trova a Roma, un suo confratello del Don Calabria gli predice che avrebbe incontrato delle persone che all’apparenza non gli avrebbero ispirato nessuna fiducia, ma sarebbero diventate molto importanti per la sua crescita.
Dopo qualche tempo conosce i Ricostruttori e quindi padre Gian Vittorio Cappelletto. Nel 1986 il Padre tiene tre corsi di meditazione a Maguzzano a cui partecipa Maddalena Arteggiani, una veronese che conosce fratel Francesco.
Terminati i corsi, gli incontri settimanali si tengono “ai morti della selva”, una chiesetta sconsacrata nelle campagne di Lonato dedicata ai lebbrosi miracolati del 1600.
In seguito si organizzano le prime conferenze a Verona sulla “storia delle religioni”. Hanno molto successo ma l’avvio dei corsi di meditazione è difficile e per farci conoscere, Maddalena divulga un articolo uscito sul ” Messaggero di Sant’Antonio” in cui c’è un intervista a padre Roberto Rondanina e la descrizione del movimento dei Ricostruttori.
Siamo nel 1997, le poche persone che meditano a Verona s’incontrano dapprima dalle suore Orsoline e in seguito dalle suore della Sacra Famiglia.
Nel 2000 ad un incontro promosso da un Padre camilliano per i volontari AVVO ( Associazione Volontari Visitatori Ospedalieri ), avente lo scopo di formare un gruppo di preghiera per gli ammalati, Maddalena fa conoscere il movimento dei Ricostruttori ad alcune volontarie che erano alla ricerca della meditazione.
Dopo aver frequentato il corso alla cascina di S. Vigilio di Lonato, diocesi di Verona, organizzano un corso di meditazione a Verona utilizzando una sala di una circoscrizione comunale. Il corso ha un discreto successo.
In seguito si prendono in affitto delle stanze alla casa della non violenza e poi, visto che le persone aumentavano, nel 2002 viene acquistato il devadatta di via Scarabello, dopo una serie di coincidenze e incontri provvidenziali.
Nel 2003 il vescovo Flavio Carraio invita padre Cappelletto, che già conosceva, ad iniziare un’attività di apostolato per i lontani nella periferia di Verona. La Provvidenza ci indica una casa nelle campagne di Bovolone.
Inizia l’attività della comunità costituita da sei monaci di cui 4 studenti di teologia. Il loro arrivo consolida e sviluppa l’attività del gruppo e si organizzano nuove conferenze e un corso di meditazione nel devadatta di via Scarabello.
Per i successivi 3 anni il gruppo si evolve e cresce. Nasce la necessità di avvicinare gli studenti al seminario della città e di avere un devadatta più grande.
Dopo varie ricerche, viene trovata finalmente la casa immaginata da padre John. È una casa ben servita nelle comunicazioni, vicino sia all’autostrada,che all’aereoporto che alla stazione, con un ampio parcheggio.
Anche il successore di Padre Flavio Carraro, Mons. S. E. Giuseppe Zenti, riconosce e accoglie in diocesi il gruppo e il suo carisma offrendo l’incardinazione a Fabrizio Sandrini che viene consacrato sacerdote il 15-05-2010.
I corsi e le attività proseguono con successo e attualmente il gruppo di Verona può contare su circa una trentina di persone assidue nella pratica della meditazione.
Nel corso dell’anno si svolgono conferenze propedeutiche, attività culturali, corsi di meditazione profonda e incontro settimanale.
Attività, corsi e ritiri
Le attività dei Ricostruttori comprendono corsi di meditazione profonda, incontri settimanali, ritiri spirituali, training estivi, veglie, pellegrinaggi, conferenze e momenti di formazione.
Percorso di meditazione profonda
Al Borgo TuttoèVita si terrà un percorso per apprendere la meditazione profonda secondo il carisma di p. Gian Vittorio Cappelletto, che ha donato ai Ricostruttori.
Gli incontri si svolgeranno in sette incontri a partire da queste tre date: domenica 4 ottobre 2026; sabato 24 ottobre 2026, ore 18 - 19.30; sabato 28 novembre 2026, ore 18 - 19.30.
Saranno condotti da p. Guidalberto Bormolini. Le date successive saranno comunicate soltanto a chi ha partecipato ai primi incontri.
Non è possibile inserirsi a percorso iniziato. Gli incontri si svolgeranno all’incirca a distanza di un mese dall’altro.
Ritiri «Arte della meditazione»
I ritiri «Arte della meditazione» sono aperti a tutti.
| Attività | Data |
|---|---|
| Settimana di ritiro «Arte della meditazione» | dal 26 luglio al 1° agosto 2026 |
| Ritiro breve «Arte della meditazione» | dal 16 al 18 settembre 2026 |
La settimana di ritiro «Arte della meditazione» può essere sostitutiva al Training per chi vuole alloggiare al Palco invece che al Borgo, che è più spartano.
Ritiri al Borgo
I ritiri dei Ricostruttori al Borgo sono riservati a chi ha completato il corso di meditazione profonda in una delle nostre sedi, o ha partecipato ai ritiri «Arte della meditazione» sia breve che lungo.
| Ritiro | Data |
|---|---|
| Ritiro di meditazione | 31 ottobre - 1° novembre 2026 |
| Ritiro di meditazione | 7-8 novembre 2026 |
| Ritiro di meditazione | 12-13 dicembre 2026 |
Per coloro che desiderano partecipare coi propri figli ai ritiri sono previsti dei percorsi a loro dedicati. I ritiri per le famiglie sono aperti a tutti i Ricostruttori, possono partecipare anche coloro che non riescono a prendere parte al primo ritiro dei Ricostruttori al Borgo.
I ritiri iniziano alle 14.00 del sabato e terminano all’ora di pranzo della domenica.
Veglie e meditazioni speciali
Le veglie e meditazioni speciali sono riservate a chi ha completato il corso di meditazione profonda in una delle nostre sedi, o ha partecipato ai ritiri «Arte della meditazione» sia breve che lungo.
- 1 novembre 2026 dalle ore 17.00: Veglia per i Defunti al Borgo TuttoèVita.
- 24 dicembre 2026: Veglia di Natale alla Villa del Palco.
- 31 dicembre 2026: Veglia di Capodanno al Borgo TuttoèVita.
Training di meditazione estivi
I training di meditazione estivi sono riservati a chi ha completato il corso di meditazione profonda in una delle nostre sedi, o ha completato il ritiro «Arte della meditazione» di una settimana.
| Training | Data |
|---|---|
| Training accogliente alla Villa del Palco con ritiro «Arte della meditazione» | dal 26 luglio al 1° agosto 2026 |
| Training settimana di ritiro al Borgo TuttoèVita | dal 2 al 9 agosto 2026 |
| Training dedicato a famiglie con bambini al Borgo TuttoèVita | dal 9 al 16 agosto 2026 |
Il Training al Borgo è spartano, con lavori agricoli e nel cantiere. I Training per le famiglie sono aperti a tutti i Ricostruttori, possono partecipare anche coloro che non riescono a prendere parte al primo Training dei Ricostruttori al Borgo.
Formazione per i Ricostruttori
La formazione per i Ricostruttori è riservata a membri effettivi o in formazione dell’Associazione.
Tutti i SABATI DI SPIRITUALITÀ AL BORGO sono considerati formazione per chi fa il percorso nell’Associazione pubblica di fedeli I Ricostruttori nella preghiera al Borgo.
Ulteriori appuntamenti dedicati esclusivamente a chi è in formazione o già formato sono questi:
- 31 ottobre 2026: approfondimenti in preparazione al ritiro, ore 16.00 - 19.00.
- 5 dicembre 2026: approfondimenti in preparazione al ritiro, ore 16.00 - 19.00.
Incontri settimanali di meditazione
Nelle sedi dei Ricostruttori nella preghiera al Borgo in Toscana si tiene un incontro settimanale di meditazione a cui può prendere parte chi ha partecipato al ritiro «Arte della Meditazione». L’incontro collettivo è sempre dalle 20.30 alle 21.30.
| Giorno | Sede |
|---|---|
| Lunedì | Prato |
| Martedì | Firenze, Sansepolcro |
| Mercoledì | Pistoia, Colle di Val d’Elsa, Livorno |
| Giovedì | Lucca |
| 1° e 3° venerdì del mese alle 20.30 | Bologna |
Gli incontri a Mestre inizieranno a gennaio 2027.
Pellegrinaggi
Può fare richiesta chi ha completato il corso di meditazione profonda in una delle nostre sedi e frequenta regolarmente incontri settimanali e ritiri. Verrà comunicata l’eventuale accettazione.
Il pellegrinaggio estivo si svolgerà dal 12 al 26 luglio 2026.
Luoghi di spiritualità
L’Abbazia di Pomposa, la millenaria abbazia benedettina di Pomposa, sorge lungo la Strada Romea, l’antica via dei Pellegrini medievali, nel breve tratto che corre dal Po di Goro al Po di Volano.
L’abbazia di San Leonardo abate in Lama Volara di Siponto è un centro di spiritualità affidato ai Ricostruttori. Esso sorge lungo la Statale Garganica 89 in prossimità della Città di Manfredonia.
Tra i luoghi in cui si svolgono attività e incontri figurano anche l’Abbazia di Pomposa, l’Abbazia di San Leonardo a Manfredonia, Arté a Capannori, l’Auditorium di Scandicci, l’Auditorium della Fondazione Banca del Monte di Lucca, l’Auditorium Dialma Ruggiero di La Spezia, l’Auditorium San Romano di Lucca, la Baita Alpini CAI di Veduggio con Colzano e la Basilica di San Lorenzo a Firenze.

Una preghiera inserita nella tradizione ecclesiale
La comunità pratica la preghiera del cuore seguendo la feconda tradizione dell’esicasmo, così come è stata trasmessa nei secoli, avendo come centro, origine e fine ultimo della propria vita spirituale il mistero di Cristo morto e risorto.
Questa presenza viene significativamente richiamata dall’immagine della Sindone, esposta in tutti i luoghi in cui la comunità si riunisce a pregare.
Si accosta a questa preghiera una precisa e sperimentata disciplina, fondata su insegnamenti ascetici e spirituali, che accompagnano e sostengono la pratica della preghiera quotidiana.
I mezzi e gli scopi di tali insegnamenti fanno parte del prezioso patrimonio della tradizione ascetica cristiana, conosciuto, praticato e tramandato soprattutto negli ambienti monastici.
La preghiera del cuore viene quindi proposta come un punto di incontro tra la ricerca contemporanea di interiorità e un patrimonio cristiano antico, nel quale silenzio, invocazione, respiro, disciplina e conversione sono orientati alla presenza di Dio.
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