L’eremo di San Michele Arcangelo a Nemi è una caverna naturale adattata in epoche remote a luogo di culto, incastonata nella roccia lavica e raggiungibile attraverso un sentiero impervio immerso nella vegetazione. Il complesso conserva un ciborio dell’XI secolo, realizzato con materiali di spoglio di epoca romana, e affreschi del 1480.
Lo speco, chiamato anche romitorio o eremo, è una delle tante perle che Nemi nasconde. Il luogo è caratterizzato da un forte interesse storico, archeologico e religioso, ma anche da condizioni di accesso difficili, dall’assenza di una segnaletica efficace e dal notevole stato di abbandono del percorso.

Storia e caratteristiche dell’eremo
Si tratta di una caverna naturale adattata in epoche remote a luogo di culto che conserva un ciborio del XI secolo realizzato con materiali di spoglio di epoca romana e affreschi del 1480. L’ingresso dello speco di San Michele Arcangelo è incastonato nella roccia lavica.
La presenza del ciborio testimonia la lunga continuità cultuale del sito e il riutilizzo di elementi architettonici più antichi. I materiali di spoglio di epoca romana inseriti nella struttura dell’XI secolo collegano la storia dell’eremo alla presenza romana e alle trasformazioni del territorio di Nemi.
Sulle pareti dello speco è dipinta una frase tratta dalla prima lettera di Pietro Apostolo: “Siate temperanti, vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come un leone affamato cerca prede.”
Lo speco di San Michele nel territorio di Nemi
Le bellezze di questo paesino sono tanto affascinanti quanto abilmente occultate. Sembra quasi che certi siti siano protetti da una forza antica, che li vuole irraggiungibili e selvaggi, ma integri.
Lo speco di San Michele Arcangelo rientra pienamente in questa dimensione: il luogo è poco evidente, il percorso è nascosto dalla vegetazione e le informazioni disponibili sul suo accesso non sono sempre uniformi. Ci sono tracce sparse che suggeriscono l’esistenza del “Sentiero San Michele”, tuttavia, se si seguono alla lettera le indicazioni, ci si trova presso il giardino pubblico dalla vista mozzafiato e nulla più.
Se cercherete segnaletica, non la troverete. Se domanderete informazioni, nessuno saprà darvele. Se anche trovaste l’imbocco giusto del sentiero, non è detto che questo sia praticabile.
Come arrivare all’imbocco del sentiero
Giungere all’imbocco del sentiero che conduce allo speco di San Michele è, in realtà, semplice: basta attraversare il centro cittadino, superare l’arco che si trova oltre la fontana della Medusa e proseguire per la strada in discesa che porta al lago.
Dopo poche centinaia di metri ci si ritrova, sulla sinistra, un segnale in legno diroccato e da lì parte lo stretto sentiero. Questo è il punto di accesso al percorso che conduce verso l’eremo, anche se l’individuazione del tracciato può essere resa difficile dalle condizioni della vegetazione e dalla scarsa manutenzione.

Condizioni del Sentiero San Michele
Purtroppo il luogo è lasciato in balia della flora e non è raro trovarlo invaso dai rovi e letteralmente impraticabile. Fortunatamente, gruppi di volontari si organizzano per sgombrarlo di tanto in tanto.
Imboccandolo e percorrendolo per pochi metri si nota lo stato di totale abbandono in cui versa: il terreno è sdrucciolevole, il lastricato discontinuo, le staccionate intermittenti.
Per gli amanti del trekking e dell’avventura consiste in un’ottima opportunità di divertimento, per chi è meno incline a passeggiate “movimentate” non rappresenta sicuramente il percorso ideale, tenendo anche presente che il grado di difficoltà aumenta procedendo verso l’eremo.
Il percorso tra abbeveratoio, cunicoli e opere idriche
Andando avanti ci si imbatte prima in un abbeveratoio e, al tornante successivo, in un cunicolo. Quest’ultimo è chiuso da un muretto dell’altezza di poco meno di un metro, scavalcandolo ci si ritrova in un tunnel alto a sufficienza per poterlo percorrere comodamente in posizione eretta.
La sua struttura assomiglia a quella dell’Emissario del lago di Nemi, risalente al VI a.C., e a una cavità analoga che si trova nei pressi di Fontana Tempesta, lungo la via Francigena del Sud, nella porzione che transita per Nemi.
Il tunnel rappresenta un antichissimo condotto per la gestione delle acque, potrebbe risalire persino all’epoca preromana ed essere coevo dell’emissario stesso. Dalle fonti risulta percorribile per diverse centinaia di metri e si interseca con altri cunicoli.

Indicazioni per l’esplorazione del cunicolo
Questi ambienti sono infestati da animaletti noti come grilli di grotta i quali, se illuminati, hanno la tendenza a saltare nella direzione verso cui proviene la luce.
Sono completamente innocui, tuttavia potrebbero essere scambiati per grossi ragni e farvi prendere un bello spavento nel caso in cui siate sensibili alla vista degli insetti.
La parte più impegnativa del sentiero
Proseguendo oltre, bisogna superare sulla destra un casottino moderno con finalità connesse al rifornimento idrico e sulla sinistra una serie di mura sulle quali si trova una porticina arrugginita assicurata con un lucchetto.
A questo punto si può notare che, nei pressi di un grande albero di fichi sul lato sinistro della strada, si inerpica verso l’alto un sentiero angusto. Bisogna arrampicarsi e scacciare la vegetazione per poi ritrovarsi su una stradina ripidissima che si tuffa nel verde.
Il sentiero è altamente scivoloso e sdrucciolevole, l’unico appiglio è rappresentato da una lunga fune alla quale è necessario aggrapparsi per procedere evitando di rotolare giù al punto di partenza.
Proseguendo con attenzione, in capo a un quarto d’ora si giunge presso delle grotte artificiali, che fanno presagire l’avvicinarsi a un antico insediamento.

L’arrivo alle grotte e all’ingresso dello speco
Da questo momento in poi scompaiono anche le corde e il sentiero si fonde con il fitto fogliame, l’unico indizio della direzione da seguire è deducibile dalla vegetazione che sembra modellarsi per fornire lo spazio vitale necessario al passaggio.
Oltrepassando un ammasso roccioso, ci si trova infine davanti all’ingresso dello speco di San Michele Arcangelo, incastonato nella roccia lavica.
L’accesso finale conferma il carattere selvaggio del luogo: il percorso non termina davanti a un edificio isolato e facilmente riconoscibile, ma conduce a una cavità naturale trasformata in spazio sacro e inserita direttamente nel paesaggio roccioso.
Informazioni utili per la visita
- Il punto di partenza si trova nel centro di Nemi, oltre l’arco situato dopo la fontana della Medusa.
- Il sentiero prosegue lungo la strada in discesa verso il lago.
- L’imbocco è indicato da un segnale in legno diroccato sul lato sinistro della strada.
- Il percorso presenta rovi, terreno sdrucciolevole, lastricato discontinuo e staccionate intermittenti.
- La difficoltà aumenta procedendo verso l’eremo.
- Il tratto finale è ripido, scivoloso e caratterizzato dalla presenza di vegetazione fitta.
- Una lunga fune costituisce l’unico appiglio in una delle sezioni più impegnative.
- Le condizioni del sentiero possono cambiare in base alla manutenzione della vegetazione.
Alcune fonti sostengono sia possibile raggiungere il romitorio passando per un sentiero “da capre” che si diramava da qui. Forse questa possibilità esisteva in un tempo passato, oramai non è rimasta alcuna traccia di questo passaggio.
Sembra, inoltre, che fino a qualche decennio fa vi fosse una scala in ferro che dai giardini scendesse all’eremo, crollata e mai recuperata. Questa informazione è stata trasmessa oralmente da un anziano del luogo, l’ipotesi è anche suffragata da alcune lamiere metalliche che si trovano lungo il costone.
Luoghi vicini a Nemi
| Tipologia | Luogo | Località |
|---|---|---|
| Percorso storico | Via Francigena del Sud | Nemi, Roma |
| Fontana | Fontana Bosco di Nemi | Nemi, Roma |
| Area naturale | Il borgo e il lago di Nemi | Nemi, Roma |
| Santuario | Santuario di Diana Nemorense | Nemi, Roma |
Il cunicolo collegato al sentiero presenta inoltre un rapporto diretto con la storia idraulica del territorio, poiché la sua struttura assomiglia a quella dell’Emissario del lago di Nemi e a una cavità analoga situata nei pressi di Fontana Tempesta, lungo la Via Francigena del Sud.