La cattedrale di Notre-Dame de Paris si trova sull’Île de la Cité, nel cuore storico di Parigi, e rappresenta uno dei massimi esempi di architettura gotica francese. Costruita tra il XII e il XIV secolo, ha attraversato guerre, rivoluzioni, restauri e incendi, rimanendo uno dei simboli più riconoscibili della Francia.
Il 15 aprile 2019 un violento incendio ha distrutto gran parte della copertura lignea e fatto crollare la guglia ottocentesca, ma le torri, la facciata, le volte in pietra, i rosoni e molti tesori sono sopravvissuti. Dopo oltre cinque anni di lavori, la cattedrale è stata ufficialmente riaperta il 7 dicembre 2024, seguita dalla ripresa delle celebrazioni liturgiche e dall’accesso progressivo ai visitatori nei giorni successivi.

Notre-Dame, simbolo della Francia
Notre-Dame si trova nel punto più antico di Parigi, sull’Île de la Cité, dove la città è nata molti secoli prima di diventare la capitale luminosa e rumorosa che conosciamo oggi. Dalla sua splendida posizione sull'Île-de-la-Cité, nel cuore di Parigi, le torri e gli archi rampanti della cattedrale di Notre-Dame sembrano alzarsi magicamente dalla Senna e librarsi ambiziosamente verso il cielo.
La cattedrale di Notre-Dame osserva la Senna da oltre ottocento anni. Ha visto incoronazioni, rivoluzioni, guerre, processioni, rivolte popolari, funerali solenni. Ha attraversato secoli di fede e momenti in cui la fede sembrava non avere più posto nel mondo moderno.
Eppure è rimasta lì, immobile solo in apparenza, mentre la Francia cambiava volto decine di volte attorno alle sue pietre. Notre-Dame rappresenta uno dei massimi esempi di architettura gotica francese: archi a sesto acuto, slanciate volte a crociera, archi rampanti che alleggeriscono le pareti e ampie superfici vetrate progettate per inondare l’interno di luce.
La cattedrale di Notre-Dame è uno dei monumenti più visitati di Parigi, un vero spettacolo per gli occhi e lo spirito. Insieme alla vicina Sainte-Chapelle, è considerata il più mirabile esempio di architettura gotica di tutta la Francia, soprattutto per l’armonia delle sue costruzioni e l’equilibrio delle composizioni decorative.
Notre-Dame domina il cuore dell‘Île de la Cité con le sue misteriose creature, i gargoyles e le chimere, le statue dei santi, regine e condottieri che svettano dall’alto delle sue pareti decorate quasi in perpetua osservazione dei milioni di pellegrini e turisti.
La costruzione sull’Île de la Cité
Nel luogo dove un tempo sorgeva un tempio gallo-romano dedicato a Giove, poi una basilica cristiana e dopo ancora una chiesa romanica, il Vescovo Maurice de Sully nel 1163 volle la costruzione di una grandiosa chiesa dedicata al culto della Madonna.
La costruzione di Notre-Dame iniziò nel XII secolo. Sotto il regno di Luigi VII, il vescovo di Parigi Maurice de Sully decide nel 1160 di far erigere una maestosa cattedrale in onore della Vergine Maria a Parigi, al posto della cattedrale Saint-Étienne, sull’île de la Cité.
Il re, il popolo e la Chiesa sostengono tutti il progetto. La posa della prima pietra avverrà tre anni dopo, nel 1163. I lavori furono avviati sotto la direzione di Jean de Chelles e Pierre de Montreuil, architetto della Sainte-Chapelle, e poi andati avanti per oltre duecento anni con numerosi interventi architettonici fino alla metà del 1300.
Ci vollero decenni per completarla, abbastanza perché gli uomini che avevano posato le prime pietre morissero senza vedere il risultato finale. È una cosa che oggi colpisce più di quanto dovrebbe: lavorare per qualcosa che non sarà mai davvero tuo.
Dentro quelle mura c’è anche questo, tempo umano consumato lentamente, generazione dopo generazione. Dopo più di 100 anni di lavori, la cattedrale è ultimata. Da questa lunga attesa per vedere Notre-Dame terminata è nata l’espressione francese “aspettare 107 anni”, a significare un’attesa prolungata.
La cattedrale di Notre-Dame, situata nel cuore dell'Île de la Cité, è un capolavoro di architettura gotica che ha affascinato generazioni di visitatori e fedeli. La sua costruzione, iniziata nel 1163 durante il regno di Luigi VII, si protrasse per oltre due secoli fino al completamento nel 1345.
Le caratteristiche dell’architettura gotica
Il risultato è una perfezione del design gotico. Sebbene possa sembrare arcaico rispetto a monumenti moderni come la Torre Eiffel, la cattedrale presenta un design medievale rivoluzionario: l'innovativa tecnologia gotica degli "archi rampanti" è stata utilizzata per rinforzare la massiccia struttura.
L’equilibrio tra verticalità e luminosità traduce in pietra l’ideale spirituale medievale, in cui la luce assume un profondo valore simbolico. Questo capolavoro architettonico sfoggia un disegno grandioso: presenta un coro, un'abside, un breve transetto e una navata centrale circondata da doppie navate e cappelle quadrate.
La cattedrale è davvero monumentale, con una pianta interna di 130 metri per 48 metri circa e un’altezza del soffitto pari a 35 metri. La facciata occidentale è dominata da due torri in stile gotico antico, ciascuna delle quali raggiunge i 68 metri circa.
La suggestiva navata a volta alta raggiunge i 35 metri ed è lunga 130 metri (più lunga di un campo da calcio). Tipica dell'architettura gotica, la struttura è caratterizzata da cinque navate con cappelle lungo i lati e un coro dietro il transetto.
Il coro presenta stalli in legno riccamente intagliati e capitelli decorati con acanto romanico e decorazioni a foglia. Nella navata, 75 massicci pilastri rotondi danno il senso dello spazio grandioso che offre posti a sedere per 9.000 persone.
| Elemento | Caratteristica |
|---|---|
| Altezza delle torri | 69 metri |
| Altezza della navata | 35 metri |
| Lunghezza della navata | 130 metri |
| Diametro del rosone sud | oltre 12 metri |
| Peso della campana Emmanuel | oltre 13 tonnellate |
La facciata occidentale e i portali scolpiti
La monumentale facciata della cattedrale di Notre-Dame rivela il lavoro meticoloso degli scalpellini medievali, che realizzarono sculture finemente dettagliate in stile alto gotico tra il 1210 e il 1230. L'elaborata facciata offre lezioni visive di storia e storie bibliche.
La facciata occidentale è divisa in più livelli, dove sono riconoscibili i portali scolpiti (Portale della Vergine, Portale del Giudizio Universale, Portale di Sant’Anna), la Galleria dei Re, il rosone al centro di due finestroni ogivali e la Galleria delle Chimere.
La lunga fila di figure sopra le porte è la Galleria dei Re, che comprende 28 figure di re francesi, da Childeberto I (511-588) a Philippe Auguste (1180-1223). Le teste furono mozzate durante la Rivoluzione e ora sono in mostra al Musée de Cluny.
Anche le teste dei re di Giudea e d’Israele della cosiddetta Galleria dei Re furono strappate, perché scambiate dai rivoluzionari per quelle dei re di Francia. Quelle che si possono vedere sono delle riproduzioni, mentre le teste originali furono ritrovate durante degli scavi del 1977 e sono custodite nel Museo di Cluny.
I diversi portali sono invece caratterizzati da figure ed episodi biblici: il Portail de Sainte-Anne sopra la porta di destra raffigura la storia dei genitori della Vergine, l’Annunciazione e la Natività di Cristo.
Il Portail du Jugement Dernier sopra la porta centrale illustra Cristo giudice e l’Arcangelo Michele che dirigono i giusti al paradiso e i dannati all’inferno. Sopra il portale di sinistra, il Portail de la Vierge mostra l’Assunzione della Vergine e l’Arca dell’Alleanza.
Sulle pareti laterali ci sono apostoli e le figure di San Dionisio (Denis), Giovanni Battista, Santo Stefano e Santa Genoveffa. Le statue originariamente erano a color,i come a descrivere un racconto illustrato della Bibbia.
Una bibbia per i poveri che proprio da Place du Parvis (Paradiso) potevano osservare la facciata e studiare i testi antichi anche essendo analfabeti, aiutati dalle decorazioni che raccontano le vite dei santi, della Vergine e di Cristo.
Le torri e le campane
Coronano la facciata due torri identiche alte 69 metri, da risalire esclusivamente a piedi su per le scale a chiocciola. A capo della Senna e dell'Île de la Cité, le torri alte 69 metri sono tra i simboli più iconici di Parigi e fortunatamente sono state risparmiate dall’incendio del 2019.
Circa 400 gradini vi conducono in cima alla torre sud passando per graduali soste dove vedere più da vicino la Galleria delle Chimere, la torre campanaria con l’unica campana originale rimasta, la campana Emmanuel di 13 tonnellate, e, in ultimo, una splendida vista su Parigi.
Il famoso Campanile suonato dal Quasimodo di Victor Hugo è la Torre Nord. La Torre Sud ospita invece la campana più grande della cattedrale, l’Emmanuel Bell che pesa oltre 13 tonnellate.
Tra le campane di Notre-Dame, Emmanuel è senza dubbio la più famosa e imponente. Pesante oltre 13 tonnellate, questa campana è celebre per il suo suono profondo e maestoso, considerato uno dei più belli d’Europa.
Fu installata nel 1685 e ha scandito momenti chiave della storia francese, come la liberazione di Parigi durante la Seconda Guerra Mondiale, la morte di grandi leader e celebrazioni nazionali.
Dalla cima delle torri si distinguono chiaramente: la Sainte-Chapelle, il Palazzo di Giustizia, il Louvre e l’Arco di Trionfo a ovest; la torre Saint-Jacques e il Sacro Cuore a nord; l’Île Saint-Louis e la Bibblioteca Nazionale di Francia a est; le antiche abitazioni del Quartiere Latino e il Pantheon sulla montagna di Sainte-Geneviève a sud.
Gargoyle e chimere
I gargoyle sono sculture spaventose che si trovano tipicamente nelle cattedrali medievali, spesso progettate per essere utilizzate come zampilli per l'acqua piovana. Secondo alcune leggende popolari, alcuni credono che le figure grottesche siano state create per spaventare gli spiriti maligni.
Molti dei gargoyle, chiamati "chimères" in francese, sulla cattedrale di Notre-Dame di Parigi servivano come canali di scolo dell'acqua piovana e, durante i periodi di pioggia, le loro bocche si trasformano in piccole cascate.
Sebbene queste due figure siano spesso considerate uguali, i gargoyles, con le loro forme mostruose e inquietanti, non sono solo elementi decorativi, ma svolgono un ruolo pratico fondamentale: servono infatti come doccioni per deviare l'acqua piovana dalle pareti della cattedrale, proteggendola dall'erosione e dal degrado.
Le chimere, invece, sono statue ornamentali, scolpite per suggestionare e creare un'atmosfera di mistero e sacralità, tipica dell'architettura gotica. Molte delle figure oggi visibili furono aggiunte durante il restauro ottocentesco, contribuendo a rafforzare l’immagine suggestiva e misteriosa della cattedrale.

Le vetrate e i tre grandi rosoni
L’aura magica di Notre-Dame è dovuta in parte anche alle sue celebri vetrate colorate. Molte delle finestre risalgono al XIII secolo e la loro complessità esemplifica il miglior artigianato medievale.
Tra le vetrate più celebri si trovano i tre splendidi rosoni, considerati tra i più grandi capolavori dell'arte cristiana. I tre rosoni della cattedrale, con le vetrate originali del XIII secolo, sono uno spettacolo imperdibile.
Il rosone anteriore occidentale, creato nel 1255, rappresenta la storia della Vergine Maria in 80 spettacolari scene dell'Antico Testamento. Il rosone del transetto sud, creato nel 1260, raffigura Gesù Cristo circondato da apostoli, martiri e vergini sagge, nonché la storia di San Matteo.
Con un diametro di oltre 12 metri, il rosone sud include 84 riquadri di scene squisitamente dettagliate e splendidamente renderizzate. Sul lato sud del coro si trovano le finestre neogotiche del chiostro.
Creata nel XIX secolo, questa splendida serie di 18 finestre illustra la leggenda di Santa Genoveffa, patrona di Parigi. La cattedrale presenta anche vetrate colorate contemporanee create da Malraux negli anni '60.
Anche le vetrate hanno avuto una storia complessa. Molte di quelle medievali furono sostituite nel XVIII secolo con vetri bianchi per aumentare la luminosità interna.
Le vetrate della navata oggi visibili furono realizzate nel 1965 da Jacques Le Chevallier: non presentano scene figurative ma raffinati giochi cromatici che evocano la luminosità della cattedrale medievale.
Diversa è la situazione dei tre grandi rosoni del XIII secolo - tra i capolavori assoluti dell’arte gotica - che sono in larga parte originali e raffigurano scene e figure simboliche della tradizione cristiana.
Oltre alla loro straordinaria bellezza, svolgevano anche una funzione didattica, raccontando episodi biblici a una popolazione in gran parte analfabeta.
L’interno e il santuario
L’interno di Notre-Dame possiede qualcosa di difficile da spiegare senza cadere nella retorica: una forma di gravità silenziosa, il modo in cui la luce filtra alta, polverosa, colorata, il suono dei passi che riecheggiano nelle navate come dentro un luogo ancora vivo, nonostante tutto.
L’interno è diviso in 5 navate e numerose cappelle laterali dove sono custodite molte opere del Seicento e del Settecento. L'immensità del santuario, con il suo travolgente senso di ampiezza, lascia molti visitatori sbalorditi.
La prima cosa che colpisce non è la grandezza, ma la luce, che cambia continuamente. In certi momenti le navate sembrano quasi fredde; pochi minuti dopo il sole attraversa il rosone Notre-Dame e le pietre si riempiono di riflessi rossi, blu, dorati.
Anche il rumore cambia. I passi rimbombano, le voci si abbassano da sole. Persino chi entra parlando forte finisce quasi sempre per tacere dopo pochi metri.
Entrati nella Cattedrale si resta incantati dalle meravigliose vetrate su cui sono narrate storie del Vangelo, come materializzate dalla luce attraverso sequenze di vetri colorati.
La struttura presenta un coro, un’abside, un breve transetto e una navata centrale circondata da doppie navate e cappelle quadrate. A causa delle sue dimensioni e importanza, nel corso della sua lunga storia Notre-Dame è stata sede di eventi ufficiali, inclusa l’incoronazione di Napoleone a imperatore.
Da ammirare anche un’importante serie di 13 dipinti, nota come “Les Mays de Notre-Dame” e comprende capolavori di Charles Le Brun, Sébastien Bourdon, Jacques Blanchard e altri artisti del XVII secolo.
Esposti nelle cappelle intorno alla navata, questi dipinti sono stati creati per onorare la Vergine Maria e presentano temi degli Atti degli Apostoli di San Luca.
La storia tra guerre, rivoluzioni e celebrazioni
La cattedrale di Notre-Dame ha attraversato quasi tutta la storia francese. Ha visto passare re, rivoluzioni, guerre, occupazioni, folle in festa e folle inferocite.
Da allora la storia di Notre-Dame, che alterna splendore e rovine, è legata ad eventi significativi della storia di Francia tra cui la riabilitazione di Giovanna d’Arco, la Rivoluzione del 1793, l’incoronazione di Napoleone nel 1804.
Durante la Rivoluzione francese molte statue vennero distrutte, perché considerate simboli della monarchia. Per un periodo la chiesa di Notre-Dame fu perfino trasformata in deposito.
Durante la Rivoluzione Francese la Cattedrale fu oggetto di scempio e preda di saccheggi che la deturparono in modo significativo. Spogliata della sua funzione religiosa, è adibita a Tempio della Ragione e successivamente a magazzino per il vino.
Il suo tesoro è saccheggiato, le statue sono nel migliore dei casi decapitate, quando non integralmente distrutte, la guglia viene smontata. C’è chi ipotizza persino di raderla al suolo e di venderne le pietre.
Ma la cattedrale sopravvivrà a questo tormentato periodo della Francia. Eppure è rimasta in piedi, anche quando sembrava vicina all’abbandono totale.
Notre-Dame, riconsegnata al culto cattolico due anni prima, è teatro dell’incoronazione di Napoleone I a imperatore dei francesi da papa Pio VII. Tra la Messa e l’Incoronazione, la cerimonia dura più di cinque ore ed è immortalata in uno dei quadri più celebri del Louvre: “L’Incoronazione di Napoleone” di Jacques-Louis David.
Il 26 agosto 1944, viene interpretato un Magnificat per celebrare la Liberazione. Come altri edifici parigini sulle due rive della Senna, anche Notre-Dame è iscritta nel patrimonio mondiale dell’umanità dell’UNESCO che l’annovera tra i “capolavori architettonici” e la designa punto di riferimento dell’architettura gotica.
Victor Hugo e Notre-Dame de Paris: il romanzo che salvò una cattedrale
Quando Victor Hugo iniziò a scrivere Notre-Dame de Paris, la cattedrale non era ancora il simbolo quasi sacro che sarebbe diventato in seguito. Parigi la dava quasi per scontata.
Era lì da secoli, annerita dal tempo, mutilata dalla Rivoluzione, circondata da impalcature e interventi maldestri. Molti edifici medievali venivano demoliti senza troppi scrupoli in nome della modernità, e Notre-Dame rischiava lentamente di fare la stessa fine.
Hugo questa cosa la sentiva come un’offesa personale. Amava la Parigi antica in modo quasi ossessivo. Guardava le chiese gotiche, le torri, le facciate consumate dal tempo come si guardano creature vive.
E dentro Notre-Dame de Paris c’è anche questo dolore: la paura di vedere un intero mondo cancellato pezzo dopo pezzo. Per questo la cattedrale, nel suo romanzo, non è soltanto l’ambientazione della storia.
È il centro emotivo di tutto. Le sue campane, i corridoi stretti, le altezze vertiginose, il buio delle navate sembrano influenzare i personaggi quanto le loro stesse passioni.
Quasimodo appartiene a Notre-Dame quasi più che alla città. Quando si muove tra le torri o si affaccia dall’alto sulla folla, dà l’impressione di essere nato direttamente dalla pietra della cattedrale.
Il successo del romanzo fu enorme. E accadde una cosa piuttosto rara: le persone iniziarono a guardare Notre-Dame con occhi diversi perché l’avevano amata attraverso un libro.
Non era più soltanto una vecchia chiesa nel centro di Parigi. Era diventata Esmeralda, le campane, Frollo, il rifugio di Quasimodo, il Medioevo perduto, la malinconia di una città che stava cambiando troppo in fretta.
Nel libro la cattedrale diventa quasi un personaggio vivente: le sue torri fanno da scenario alla solitudine del campanaro Quasimodo e alla tragica vicenda di Esmeralda.
Hugo la descrive come onnipresente nel panorama parigino, fissandone per sempre nell’immaginario collettivo la sagoma e i celebri doccioni.
Il restauro ottocentesco di Viollet-le-Duc
Negli anni successivi arrivò il grande restauro guidato da Eugène Viollet-le-Duc. Molti dettagli che oggi sembrano antichissimi sono in realtà ottocenteschi.
Il destino dell’edificio cambiò nel XIX secolo grazie al successo del romanzo Notre-Dame de Paris di Victor Hugo, pubblicato nel 1831, che contribuì a riaccendere l’attenzione dell’opinione pubblica sul suo stato di abbandono.
Dopo la Rivoluzione, i danni del tempo e il disinteresse dei parigini causano il decadimento della cattedrale. Victor Hugo, innamorato del monumento, decide di ridarle lustro nel suo romanzo Notre-Dame de Paris.
Poco amata in quegli anni, il mondo la riscopre sotto una nuova luce e si impegna per offrirle i restauri di cui ha bisogno. Sull’onda di questa rinnovata sensibilità, nel 1844 il governo francese avviò un vasto programma di restauro affidato agli architetti Eugène Viollet-le-Duc e Jean-Baptiste Lassus.
Dopo la morte prematura di Lassus, Viollet-le-Duc proseguì i lavori, restaurando le strutture medievali ma introducendo anche nuovi elementi progettati nello spirito del gotico, tra cui la celebre guglia ottocentesca.
Viollet-le-Duc ridona tutta la sua maestosità a Notre-Dame, arricchendola di garguglie, chimere, stigie e altre statue. Decide anche di realizzare una nuova guglia, ispirata a quella della cattedrale di Orléans, per il tetto.
La famosa guglia crollata nell’incendio del 2019 era nata allora. La guglia originale, alta 93 metri, non faceva parte del progetto medievale iniziale.
Fu aggiunta nel XIX secolo durante il restauro condotto dall’architetto Viollet-le-Duc, che creò una struttura in linea con l'estetica gotica ma basata su tecniche moderne per l'epoca.
Il risultato fu un’interpretazione romantica dell’architettura medievale che contribuì in modo decisivo all’aspetto della Notre-Dame conosciuta fino al XXI secolo.
Dopo 20 anni di lavori, Notre-Dame acquisisce più o meno il volto che tutti conoscevano prima dell’incendio. In fondo Notre-Dame ha sempre continuato a trasformarsi, secolo dopo secolo, senza mai diventare davvero immobile.
La Corona di Spine e il Tesoro della cattedrale
Tra i tesori custoditi a Notre-Dame, la Corona di Spine è probabilmente quella che più di tutte riesce ancora a creare un silenzio solenne attorno a sé. Anche tra i turisti distratti, anche tra chi entra in cattedrale soltanto per curiosità.
Forse perché, al di là della fede personale, è difficile restare del tutto indifferenti davanti a un oggetto che attraversa quasi duemila anni di storia umana.
La reliquia arrivò in Francia nel XIII secolo. A volerla fu Luigi IX, il re che in seguito sarebbe diventato San Luigi.
La acquistò dall’imperatore latino di Costantinopoli spendendo una somma enorme, tanto che si dice costò più la Corona della costruzione della cappella destinata a custodirla.
E infatti la Sainte-Chapelle nacque proprio per questo: non come semplice chiesa reale, ma come scrigno costruito attorno a una reliquia considerata tra le più preziose della cristianità.
Ancora oggi la Sainte-Chapelle lascia quasi storditi. Le vetrate occupano così tanto spazio da far sembrare le pareti inesistenti.
La Corona di Spine venne trasferita a Notre-Dame molti secoli dopo, diventando una delle reliquie più importanti conservate nella cattedrale.
Il Tesoro si trova nella Sagrestia della Cattedrale nel coro a destra e custodisce molte reliquie preziose, tra cui uno dei chiodi di Cristo e un frammento della Vera Croce.
Molti degli oggetti liturgici sono realizzati in oro ed esemplificano la squisita fattura. L'oggetto più prezioso del Tesoro è il reliquiario in bronzo dorato e pietre preziose progettato da Viollet-le-Duc nel 1862.
Questo santuario custodisce la Sacra Corona di Spine, oggetto di devozione da oltre 1.600 anni da quando è stato rimosso dalla Basilica di Sion a Gerusalemme.
Nel Tesoro sono esposti anche preziosi manoscritti medievali, croci, calici e le vesti dell’incoronazione di Napoleone.
Qui, sono conservati la corona di spine, un frammento della Santa Croce un chiodo con cui fu crocifisso Cristo oltre che le reliquie di Saint-Louis tra cui la tunica, alcune ossa e la frusta della flagellazione.
Gli oggetti sacri legati alla Passione di Cristo sono, però, esposti solo in due particolari momenti dell’anno liturgico: il primo venerdì di ogni mese, ogni venerdì di Quaresima e il Venerdì Santo.
L’incendio del 15 aprile 2019
La sera del 15 aprile 2019 Parigi stava vivendo una giornata normale. I turisti passeggiavano lungo la Senna, i locali iniziavano a riempirsi, il traffico scorreva come sempre attorno all’Île de la Cité.
Poi qualcuno vide il fumo salire dal tetto di Notre-Dame. All’inizio sembrava quasi impossibile capire la gravità di quello che stava accadendo.
Il 15 aprile 2019, intorno alle 18.00, si è sviluppato un incendio nel sottotetto della cattedrale. La solenne melodia dell'allarme è suonata alle 18:20, dando il via all'evacuazione di emergenza, anche se un errore iniziale ha portato una guardia a esplorare l'attico sbagliato, ritardando l'intervento dei soccorsi.
Quindici minuti più tardi, la rettifica della posizione ha rivelato un furioso incendio che sfidava l'imponenza della struttura. Inoltre, l'allarme non è stato in grado di allertare automaticamente i vigili del fuoco, che alla fine sono arrivati alle 18.51.
Nel giro di poco tempo le fiamme iniziarono invece a divorare il sottotetto della cattedrale. Lì sopra si trovava la cosiddetta “foresta”, una struttura fatta di enormi travi medievali, alcune vecchie di secoli.
Legno antico, secco, densissimo. Il fuoco avanzò rapidamente, alimentato da un intreccio di materiali che sembrava impossibile raggiungere dall’esterno.
L’Île de la Cité, testimone silente della tragedia, è stata evacuata mentre il fumo bianco iniziale assumeva una cupa tonalità nera, anticipando l'emergere delle fiamme nella guglia.
A sconvolgere davvero il mondo fu il momento del crollo della guglia. Le televisioni lo trasmisero in diretta. Per qualche secondo si vide inclinarsi lentamente nel fumo arancione, poi sparire dentro il tetto in fiamme.
La guglia crollò sotto gli occhi del mondo e le immagini fecero il giro del pianeta in poche ore. In Francia molte persone piansero apertamente davanti agli schermi.
E la cosa sorprendente fu vedere la stessa reazione anche altrove, in paesi lontanissimi da Parigi. Quando nel 2019 l’incendio di Notre-Dame iniziò a divorare il tetto della cattedrale, milioni di persone nel mondo provarono una sensazione sorprendentemente personale, quasi fisica.
Non stava bruciando soltanto un monumento famoso, stava bruciando un pezzo di memoria collettiva, qualcosa che apparteneva al mondo intero.
I danni provocati dall’incendio
La cattedrale ha subito la distruzione della maggior parte del tetto in legno e metallo, nonché della guglia. In totale, è rimasto circa un terzo del tetto.
I detriti sono caduti sulle volte in pietra dell'interno della cattedrale e, sebbene alcune sezioni siano crollate, le volte che uniscono gli archi hanno contribuito a preservare gran parte dell'interno e dei suoi manufatti.
Fortunatamente, il suo interno è stato salvato da un soffitto a volta in pietra che è riuscito a evitare danni più ingenti, anche se opere d'arte di valore e alcune reliquie hanno risentito delle conseguenze del fumo.
Le fondamenta e la facciata sono rimaste intatte. Le torri campanarie furono risparmiate dall'incendio, così come le vetrate rosa del XIII secolo e gli elementi chiave come la croce principale, l'altare e le statue.
Tra i tesori danneggiati c'erano la corona di spine di Gesù, un frammento della croce, la tunica di San Luigi, un organo a canne e la statua della Vergine di Parigi del XIV secolo.
Sebbene siano state intaccate le vetrate del XIX secolo e alcuni banchi, le vetrate rosa del XIII secolo e gli elementi chiave come la croce principale, l'altare e le statue sono sopravvissuti.
Inoltre, alcuni dipinti e statue hanno subito danni a causa del fumo, per cui è stato necessario trasferirli al Louvre, compresi quelli dei dodici apostoli.
Il reliquiario a forma di gallo sulla cuspide, che pure aveva subito danni, è stato ritrovato intatto. Gli organi a canne e la campana più grande, detta bourdon, non hanno subito danni significativi.
Il salvataggio delle reliquie e della Corona di Spine
Per tutta la notte i pompieri lavorarono cercando soprattutto di salvare la struttura principale della cattedrale. A un certo punto si temette persino per le torri campanarie.
Se il fuoco le avesse raggiunte completamente, il peso delle campane avrebbe potuto provocarne il crollo. Dentro Notre-Dame, intanto, venivano messi in salvo reliquie, opere d’arte e oggetti sacri trasportati fuori in fretta, tra il fumo e l’acqua.
E durante l’incendio del 2019 il pensiero andò subito anche alla Corona di Spine. Mentre il tetto bruciava e la guglia stava per crollare, alcuni uomini entrarono nella chiesa piena di fumo per mettere in salvo gli oggetti più preziosi custoditi all’interno.
Tra quelli c’era anche la Corona. Probabilmente è stata questa la cosa che ha colpito tante persone quella notte.
Non soltanto il fuoco, non soltanto il crollo. Ma l’idea che, in mezzo a tutto quel caos, ci fosse ancora qualcuno disposto a rischiare per salvare una reliquia antichissima custodita lì da secoli.
L'incendio di Notre-Dame ha portato a una scoperta inaspettata, gli scienziati sono sbalorditi
La ricostruzione e il dibattito sull’autenticità
La ricostruzione iniziò quasi subito. Per anni la cattedrale è rimasta nascosta dietro impalcature, gru, ponteggi metallici.
Subito è stato lanciato un progetto per contenere i danni e stabilizzare la struttura: la città prevede di ricostruire la cattedrale e riportarla allo stato precedente, inclusa una replica esatta della guglia alta 96 metri creata da Eugène Viollet-le-Duc nel 1860.
Nel 2019-2023 è stato realizzato un eccezionale piano di ricostruzione che prevede il restauro della struttura del tetto, della guglia e della grande copertura.
All'interno dell'edificio, le murature e le volte, così come il recinto del coro e le decorazioni della sacrestia, sono state restaurate rispettando i disegni e le tecniche delle diverse epoche in cui sono state realizzate, dal XIII al XIX secolo, a testimonianza della grande vitalità delle arti e dei mestieri in Francia.
La cattedrale, intaccata dalle fiamme, affronta il compito titanico di risorgere dalle sue ceneri. Nonostante l'annuncio di un concorso per la progettazione e le donazioni che si avvicinano al miliardo di euro, il restauro si presenta come una sfida monumentale.
Macron desidera riportare Notre-Dame al suo splendore originale avvalendosi di artigiani specializzati. Inoltre, il legno di quercia, che è uno dei materiali utilizzati nella costruzione, deve essere importato o trasformato con tecniche moderne.
D'altra parte, la pietra di Lutet è un tesoro architettonico parigino estratto da miniere ora abbandonate, di difficile accesso o sotto la città di Parigi, il che pone un altro enorme problema.
Inoltre, il dibattito filosofico sull'autenticità della ricostruzione agita l'anima di Notre-Dame e dei suoi visitatori. La cattedrale deve essere restaurata o dobbiamo accettare la catena di eventi?
Questo è uno dei dibattiti più diffusi nel mondo della conservazione e del restauro della Storia dell'Arte. Tuttavia, il progetto originale è stato catturato in una scansione 3D dettagliata eseguita nel 2000 dal defunto professor Andrew Tallon.
Per il momento, nel pieno della ricerca di soluzioni ingegnose e del confronto con la scarsità di competenze e materiali, la ricostruzione di Notre-Dame si presenta come una sfida monumentale, che trascende l'aspetto fisico e solleva profondi interrogativi sull'autenticità storica al centro della tragedia.
La riapertura di Notre-Dame
Dopo quasi cinque anni di lavori e la mobilitazione di numerosi mestieri - falegnami, coperturisti, muratori e scalpellini, metalmeccanici, maestri vetrai, pittori e scultori - la cattedrale di Notre-Dame de Paris riaprirà le sue porte il 7 e 8 dicembre 2024.
La cattedrale è stata ufficialmente riaperta il 7 dicembre 2024, seguita dalla ripresa delle celebrazioni liturgiche e dall’accesso progressivo ai visitatori nei giorni successivi.
In vista della grande affluenza di pubblico prevista per questa riapertura, saranno disponibili slot di prenotazione su un'applicazione dedicata. Nel frattempo, proseguono i lavori di restauro della croce di Chevet, dell’angelo con la tromba e delle campane della torre nord.
Il restauro, condotto con l’obiettivo di rispettare la configurazione storica dell’edificio, ha restituito a Parigi uno dei suoi simboli più amati. Oggi Notre-Dame è nuovamente aperta al culto e al pubblico, mentre alcuni interventi di conservazione e manutenzione proseguono per garantirne la tutela nel tempo.
La cripta archeologica e il Punto zero di Parigi
Sotto il sagrato poi si può visitare la cripta archeologica, in cui sono esposti i resti di monumenti costruiti dal III al XIX secolo.
I sotterranei della cattedrale, infatti, custodiscono le rovine risalenti all’epoca gallo-romanica ritrovate negli scavi iniziati nel 1965, le fondamenta dei bastioni del Basso Impero e alcuni resti di abitazioni di origine medievale.
Davanti alla cattedrale si trova una lastra di bronzo nota come "Punto zero". Si tratta del punto da cui vengono misurate tutte le distanze stradali in Francia, confermando il ruolo e l’importanza di Notre-Dame come centro simbolico e cuore pulsante della città.
Notre-Dame nella memoria collettiva
La facciata di Notre-Dame è una delle immagini più riconoscibili del pianeta: le due torri severe, le statue consumate dal tempo, il grande rosone che nelle giornate luminose sembra incendiarsi dall’interno.
Ma basta entrarci per capire che la sua forza non dipende soltanto dalla bellezza architettonica. La si vede emergere dietro il traffico, le persone, i rumori quotidiani, e per un istante tutto il resto perde importanza.
Anche chi non è credente, anche chi entra soltanto per curiosità, finisce quasi sempre per abbassare la voce. Quando nel 2019 l’incendio di Notre-Dame iniziò a divorare il tetto della cattedrale, milioni di persone nel mondo provarono una sensazione sorprendentemente personale, quasi fisica.
Gli esseri umani sono profondamente legati alle tracce del loro passato perché sono quelle che danno senso al presente. In altre parole, l'arte tangibile e intangibile è ciò che forma la cultura e l'ambiente in cui ci muoviamo.
Senza dubbio, la distruzione di questi edifici ha un impatto importante sul modo in cui concepiamo la vita. Ci sembra che se certi emblemi scompaiono, con essi scompaia anche una parte di ciò che siamo.
La Cattedrale di Notre-Dame di Parigi è una delle icone più importanti della storia dell'arte nel mondo e per questo la sua distruzione ha causato un grande senso di perdita.
La riapertura di Notre-Dame, dopo anni di restauri, non ha cancellato quel ricordo. In qualche modo lo ha reso ancora più evidente. Oggi la cattedrale porta addosso sia la propria età sia la propria sopravvivenza.
Ed è forse questo che la rende così diversa da molti altri monumenti celebri: non appare intoccabile. Appare viva.
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