Attività liturgica sulla strada: fede, annuncio e santità nella vita quotidiana

Per evangelizzazione di strada si intende l'insieme delle iniziative, delle proposte, delle motivazioni che portano gruppi di cristiani ad annunciare il Vangelo per la strada, sulle piazze, sulle spiagge, nelle discoteche, nei pub, e in tutti i luoghi informali di ritrovo. L'espressione evangelizzazione di strada può essere un sinonimo di "primo annuncio" e contempla, nell'ambito della nuova evangelizzazione, tutte le iniziative di primo annuncio della fede cristiana.

L'attività liturgica sulla strada nasce dalla convinzione che la fede non appartenga soltanto agli spazi ecclesiali, ma possa essere vissuta, celebrata e testimoniata nei luoghi ordinari dell'esistenza. Noialtri, gente della strada, crediamo con tutte le nostre forze che questa strada, che questo mondo dove Dio ci ha messi è per noi il luogo della nostra santità.

Il significato cristiano della strada

Ecco la grande promessa di Dio agli ebrei: verrà il Messia, un salvatore che libererà il popolo da ogni schiavitù per fare un popolo nuovo e libero. Chi preparerà la gente a questo incontro così importante? Prima che Gesù cominciasse a predicare, Dio mandò un suo messaggero a scuotere gli ebrei.

Il nome del profeta era Giovanni. All’arrivo di Gesù bisogna essere pronti per accogliere il suo messaggio di pace. Nel periodo dell’anno che si chiama Avvento, i cristiani si preparano a celebrare la festa del Natale di Gesù.

Ascoltano insieme le parole del profeta Giovanni. Egli predicava nel deserto della Giudea e lungo le rive del fiume Giordano. Come era scritto nel Libro del profeta Isaia, egli diceva con forza alla gente: «Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!».

Allora gli chiedevano: «Che cosa dobbiamo fare?». Ed egli insegnava loro ad allontanarsi dal peccato e a cambiare vita, cominciando con l’amare il prossimo. Così si preparano le vie del Signore, ed egli viene.

Non basta dire: «Signore, Signore», se poi facciamo quello che vogliamo noi, anche il male. Che giova se uno dice di avere la fede in Dio, e non compie opere di bontà?

Giovanni Battista lungo il fiume Giordano

La strada come luogo della santità

Ci sono luoghi in cui soffia lo Spirito, ma c’è uno Spirito che soffia in tutti i luoghi. C’è gente che Dio prende e mette da parte. Ma ce n’è altra che egli lascia nella moltitudine, che non «ritira dal mondo».

E’ gente che fa un lavoro ordinario, che ha una famiglia ordinaria o che vive un’ordinaria vita da celibe. Gente che ha malattie ordinarie, e lutti ordinari. Gente che ha una casa ordinaria, e vestiti ordinari.

E’ la gente della vita ordinaria. Gente che s’incontra in una qualsiasi strada. Costoro amano il loro uscio che si apre sulla via, come i loro fratelli invisibili al mondo amano la porta che si è rinchiusa definitivamente sopra di essi.

Noialtri, gente della strada, crediamo con tutte le nostre forze che questa strada, che questo mondo dove Dio ci ha messi è per noi il luogo della nostra santità. Noi crediamo che niente di necessario ci manca.

Perché se questo necessario ci mancasse Dio ce lo avrebbe già dato. L’attività liturgica sulla strada si fonda quindi sulla presenza di Dio nella vita concreta, negli incontri, nel lavoro, nelle relazioni e nelle circostanze quotidiane.

Il silenzio nel rumore della città

Il silenzio non ci manca, perché lo abbiamo. Il giorno in cui ci mancasse, significherebbe che non abbiamo saputo prendercelo. Tutti i rumori che ci circondano fanno molto meno strepito di noi stessi.

Il vero rumore è l’eco che le cose hanno in noi. Non è il parlare che rompe inevitabilmente il silenzio. Il silenzio è la sede della Parola di Dio, e se, quando parliamo, ci limitiamo a ripetere quella parola, non cessiamo di tacere.

I monasteri appaiono come i luoghi della lode e come i luoghi del silenzio necessario alla lode. Nella strada, stretti dalla folla, noi disponiamo le nostre anime come altrettante cavità di silenzio dove la Parola di Dio può riposare e risuonare.

In certi ammassi umani dove l’odio, la cupidigia, l’alcool segnano il peccato, conosciamo un silenzio di deserto e il nostro cuore si raccoglie con una facilità estrema perché Dio vi faccia squillare il suo nome: «Vox clamans in deserto».

Preghiera silenziosa in una piazza affollata

La solitudine come incontro con Dio

A noi gente della strada sembra che la solitudine non sia l’assenza del mondo ma la presenza di Dio. E’ l’incontrarlo dovunque che fa la nostra solitudine. Essere veramente soli è, per noi, partecipare alla solitudine di Dio.

Egli è così grande che non lascia posto a nessun altro, se non in lui. Il mondo intero è come un faccia a faccia con lui dal quale non possiamo evadere. Incontro della sua causalità viva dove le strade si intersecano accese di movimento.

Incontro con la sua orma sulla terra. Incontro della sua Provvidenza nelle leggi scientifiche. Incontro del Cristo in tutti questi «piccoli che sono suoi»: quelli che soffrono nel corpo, quelli che sono presi dal tedio, quelli che si preoccupano, quelli che mancano di qualcosa.

Incontro con il Cristo respinto, nel peccato dai mille volti. Come avremmo cuore di deriderli o di odiarli, questi infiniti peccatori ai quali passiamo accanto?

Solitudine di Dio nella carità fraterna: il Cristo che serve il Cristo; il Cristo in colui che serve, il Cristo in colui che è servito. L’apostolato come potrebbe essere per noi una dissipazione o uno strepito?

Dall’annuncio alla celebrazione

L'evangelizzazione di strada trova il suo fondamento nello slancio missionario che è proprio del cristianesimo, i cui fedeli sono invitati a trasmettere la propria fede ad altre persone. Tradizionalmente però la missione era affidata soltanto ai presbiteri e agli ordini religiosi, che intraprendevano lunghi viaggi per raggiungere terre lontane dove il cristianesimo non era ancora arrivato.

Nella società contemporanea alcuni laici hanno avuto l'idea di annunciare esplicitamente la propria fede alle persone che vivono vicino a loro, nei normali luoghi di vita. Tale esperienza, passando attraverso la riflessione del Magistero, è stata chiamata nuova evangelizzazione.

La pastorale di strada richiede che tutta la Chiesa riscopra il suo essere permanentemente in stato di missione. È un'esperienza di evangelizzazione e di pastorale che ha assunto ormai delle connotazioni complesse e ampie.

Le forme dell’evangelizzazione

Il Magistero della Chiesa, nel documento Redemptoris Missio fornisce al n. 33 il quadro riguardo all'evangelizzazione, spiegando che si possono distinguere tre situazioni ben definite:

  • missio ad gentes: Cristo e il suo Vangelo non sono conosciuti; è la prima evangelizzazione;
  • la cura pastorale della Chiesa: è la continuità dell'annuncio e i cammini di catecumenato e iniziazione cristiana;
  • la nuova evangelizzazione o ri-evangelizzazione: si dà nei paesi di antica cristianità, che hanno perduto il senso vivo della fede e necessitano di un nuovo primo annuncio.

Il primo annuncio consiste nella proclamazione della salvezza a chi non ne è a conoscenza o ancora non crede; esso ha come obiettivo la scelta fondamentale di aderire a Cristo e alla Chiesa, una scelta che costituisce il momento fondante e decisivo della vita cristiana.

Il primo annuncio è distinto dalla catechesi, la quale presuppone la scelta fondamentale della fede e della sequela a Cristo nella Chiesa. Una pastorale orientata in senso missionario si interroga su come annunciare il Vangelo oggi e su come poi condurre a piena maturità la fede suscitata.

Il termine "evangelizzazione" è senza dubbio inflazionato e subisce una notevole oscillazione semantica, dalla quale gli stessi documenti ecclesiali non sono immuni. Tutta l'azione pastorale della Chiesa è evangelizzazione in diverse forme e ambiti.

Secondo il Direttorio Generale per la Catechesi, che riprende l'Evangelii Nuntiandi, l'evangelizzazione, intesa in senso ampio, comprende numerosi aspetti tra loro inscindibilmente connessi: "Annunciate" (Mc ); "Fate discepoli e insegnate (cfr. Mt ); "Siate miei testimoni" (At ); "Battezzate" (Mt ); "Fate questo in memoria di me" (Lc ); "Amatevi gli uni gli altri" (Gv ).

È evidente che in questa accezione rientra praticamente tutta l'azione pastorale della Chiesa. Tuttavia nei documenti ecclesiali, per esempio nel Documento Base, esiste anche un altro significato della parola "evangelizzazione", più ristretto, secondo cui essa è quell'azione diretta a suscitare la fede in chi non ha compiuto la scelta fondamentale per Cristo e la Chiesa.

In questo senso particolare e puntuale, l'evangelizzazione riconosce, a partire da presupposti biblici, il suo punto di forza e il suo tratto qualificante nel servizio del primo annuncio, a cui deve seguire l'iniziazione cristiana e la cura pastorale.

Le missioni di strada

Le "missioni di strada" sono una modalità pastorale di "nuova evangelizzazione". Questa specifica evangelizzazione di strada contempla una azione di primo annuncio programmata, strutturata e circoscritta nel tempo.

Le "missioni di strada" sono azioni pastorali di "primo annuncio", fedeli al modello biblico dell'annuncio, all'interno del dialogo hanno alcune caratteristiche irrinunciabili:

  • la dimensione testimoniale;
  • la narrazione dell'evento pasquale;
  • la promessa dell'efficacia nella vita dell'ascoltatore, promessa del dono dello Spirito;
  • la richiesta di fidarsi della Parola annunciata;
  • l'indicazione della via da percorrere per poter sperimentare l'affidabilità della Parola, abbandonandosi progressivamente ad essa, fino al segno dell'immersione battesimale;
  • l'offerta del sostegno della comunità sia nella fase di verifica dell'affidabilità sia nel proseguo del cammino.

Essendo fatto in unione con l'intera comunità ecclesiale, l'annunzio non è mai un fatto personale. Il missionario è presente e opera in virtù di un mandato ricevuto e, anche se si trova solo, è collegato mediante vincoli invisibili, ma profondi, all'attività evangelizzatrice di tutta la chiesa.

Gli ascoltatori, prima o poi, intravedono dietro a lui la comunità che lo ha mandato e lo sostiene. La strada diventa così il luogo in cui l’annuncio personale, la preghiera e la responsabilità ecclesiale si incontrano.

Preghiera, obbedienza e discernimento

Noialtri, gente della strada, sappiamo benissimo che sino a quando la nostra volontà sarà viva non potremo amare davvero il Cristo. Noi sappiamo che solo l’obbedienza potrà fondarci in questa morte.

E invidieremmo i nostri fratelli religiosi se non riuscissimo anche noi a morire, ogni istante, un po’ di più. Le piccole circostanze della vita sono dei «superiori» fedeli.

Non ci lasciano un attimo, ed i «sì» che dobbiamo dir loro si succedono gli uni agli altri. Quando ci si abbandona ad esse senza resistenza, ci si ritrova meravigliosamente liberati da se stessi.

Si galleggia nella Provvidenza come un turacciolo di sughero nell’acqua. E non facciamo gli orgogliosi: Dio non affida nulla al caso; le pulsazioni della nostra vita sono sconfinate, perché egli le ha volute tutte.

Ci afferrano dall’attimo del risveglio. Il trillo del telefono. La chiave che gira male nella toppa. L’autobus che non arriva, che è zeppo, o che se ne va senza aspettarci.

Il nostro vicino di sedile che occupa tutto il posto, il vetro che vibra fino a stordirci. E’, ancora, l’ingranaggio della giornata: una pratica che ne chiama un’altra, un certo lavoro che non abbiamo scelto.

E’ il tempo con le sue variazioni raffinate perché assolutamente pure da ogni volontà umana. E’ l’avere freddo o avere caldo, l’emicrania o il mal di denti.

La gente che si incontra. E conversazioni che i nostri interlocutori scelgono. Il signore maleducato che ci urta sul marciapiede.

Le persone che hanno voglia di perdere tempo e che ci acchiappano. L’obbedienza, per noi, gente della strada, è piegarci alle manie della nostra epoca quando sono senza malizia.

È avere i vestiti di tutti, le abitudini di tutti, il linguaggio di tutti. È, quando si vive in parecchi, dimenticare di avere un gusto e lasciar le cose al posto che gli altri han dato loro.

L’esistenza diventa così una specie di grande film al rallentatore. Non ci dà la vertigine. Non ci fa ansimare.

Corrode a poco a poco, fibra per fibra, la trama dell’uomo vecchio, una trama non più raccomandabile e che bisogna rinnovare totalmente. Quando ci saremo abituati a consegnare la nostra volontà all’arbitrio di tante piccole cose, non troveremo più difficile, all’occasione, fare la volontà del nostro caposervizio, di nostro marito, dei nostri genitori.

Allora possiamo sperare che ci sia facile anche la morte. Non sarà una cosa grande, ma una successione di piccole sofferenze ordinarie accettate una dopo l’altra.

L’amore trasformato in azione

Noi delle strade siamo certissimi di poter amare Dio sin quando avrà voglia di essere amato da noi. Non pensiamo che l’amore sia una cosa che brilla, ma una cosa che consuma; pensiamo che fare tutte le piccole cose per Dio ce lo fa amare altrettanto che il compiere grandi azioni.

D’altra parte pensiamo di essere molto male informati sulla misura dei nostri atti. Non sappiamo che due cose: la prima, che tutto quello che facciamo non può essere che piccolo; la seconda, che tutto ciò che fa Dio è grande.

Questo ci rende tranquilli di fronte all’azione. Sappiamo che ogni nostro lavoro consiste nel non gesticolare sotto la grazia, nel non scegliere le cose da fare, e che Dio agirà per nostro mezzo.

Non c’è niente di difficile per Dio, e chi teme la difficoltà si crede capace di agire. Poiché troviamo nell’amore un’occupazione sufficiente, non abbiamo cercato il tempo per classificare gli atti in preghiere e in azioni.

Troviamo che la preghiera è un’azione e l’azione una preghiera; ci sembra che l’azione veramente amorosa è tutta piena di luce. Ci sembra che di fronte ad essa l’anima è come una notte tutta protesa verso la luce che sta per venire.

E quando la luce si fa - il volere di Dio chiaramente compreso - ecco l’anima viverla con dolcezza piena, con pacatezza piena, guardando Dio animarsi e agire in essa.

Ci sembra che l’azione sia anche una preghiera d’implorazione. Non ci sembra che l’azione c’inchiodi nel nostro terreno di lavoro, di apostolato o di vita.

Al contrario, ci sembra che l’azione perfettamente compiuta là dove ci viene reclamata innesta noi in tutta la Chiesa, ci diffonde in tutto il suo corpo, ci fa disponibili in essa.

I nostri passi camminano in una strada, ma il nostro cuore batte nel mondo intero. E’ per questo che i nostri piccoli atti, nei quali non sappiamo distinguere fra azione e preghiera, uniscono così perfettamente l’amore di Dio e l’amore dei nostri fratelli.

Il fatto di abbandonarci alla volontà di Dio ci consegna nello stesso istante alla Chiesa che da questa volontà medesima è resa costantemente salvatrice e madre di grazia.

Ciascun atto docile ci fa ricevere pienamente Dio e dare pienamente Dio in una grande libertà di spirito. Allora la vita è una festa.

Ogni piccola azione è un avvenimento immenso nel quale ci viene dato il paradiso, nel quale possiamo dare il paradiso. Non importa che cosa dobbiamo fare: tenere in mano una scopa o una penna stilografica.

Parlare o tacere, rammendare o fare una conferenza, curare un malato o battere a macchina. Tutto ciò non è che la scorza della realtà splendida, l’incontro dell’anima con Dio rinnovata ad ogni minuto, che ad ogni minuto si accresce in grazia, sempre più bella per il suo Dio.

Suonano? Presto, andiamo ad aprire: è Dio che viene ad amarci. Un’informazione? Eccola: è Dio che viene ad amarci. E’ l’ora di metterci a tavola? Andiamoci: è Dio che viene ad amarci. Lasciamolo fare.

Modalità concrete di attività sulla strada

Evangelizzazione di strada

È una metodologia pastorale che verte sul primo annuncio, non è un cammino di catechesi, ma un annuncio del kerigma e mira al risveglio della fede. L'evangelizzazione di strada può esser vissuta dentro la pastorale ordinaria periodica o saltuariamente in una missione di strada.

Le attività possono svolgersi per la strada, sulle piazze, sulle spiagge, nelle discoteche, nei pub, nelle scuole, nelle stazioni e in tutti i luoghi informali di ritrovo. La loro forma cambia secondo il contesto e secondo i talenti delle persone coinvolte.

Micro-missioni

Organizzate in tre giorni, sono momenti di evangelizzazione di strada ridotte nel tempo e su un territorio non molto esteso, generalmente ristretto a una zona particolare o a una parrocchia.

In misura ridotta realizzano attività d'evangelizzazione come l'animazioni di strada e incontri di formazione.

Missioni strutturate come luoghi di formazione

Si tratta di missioni di strada di una o due settimane con l'obiettivo di formazione dei missionari. Essa si struttura alternando momenti di preghiera, catechesi, esperienza di evangelizzazione di strada, animazione di strada, "Una Luce nella Notte" e momenti di condivisione e verifica.

Le missioni di strada durano una o due settimane e sono momenti di straordinaria intensità che vedono un'equipe stabile e numerosi volontari fortemente impegnati nelle varie iniziative di evangelizzazione, in collaborazione - là dov'è possibile - con altre comunità, movimenti, gruppi e realtà diocesane.

Dopo un'accurata mappatura del territorio incontrano i giovani nelle scuole, nei locali o pubs, nelle discoteche, nelle piazze, alle stazioni e ovunque di incontrino, raggiungendoli con colloqui, "animazione di strada", spettacoli, musical, incontri, tavole rotonde, testimonianze, momenti di meditazione e preghiera, stand, work-shop.

Animazione di strada

Sono attività ricreative e di comunicazione in base ai diversi talenti degli animatori. Possono essere semplici momenti ricreativi musicali realizzati per le strade o nelle piazze con testimonianze, oppure concerti e musical strutturati, o eventi-gancio che invitano le persone a entrare in una chiesa per "Una Luce nella Notte".

Una Luce nella Notte

Spesso l'evangelizzazione di strada si svolge di notte nei luoghi del divertimento giovanile. La modalità di "Una Luce nella Notte" è nata a Verona nel 1999 a partire da un progetto sperimentale di Chiara Facci con la commissione del Centro di Pastorale Giovanile e lo sponsor del Centro missionario diocesano.

Nella prima missione di Riccione nel 2002 e nella seconda nel 2003 si è maggiormente strutturata. Il progetto è stato sistematizzato e particolmente diffuso in Italia attraverso gli scritti di don Andrea Brugnoli e col progetto Sentinelle del Mattino, associazione di cui è fondatore.

Gli organizzatori tengono aperta una chiesa e, avvicinando i passanti, instaurano un dialogo sulla fede e invitano a entrare in chiesa per una preghiera.

Chiesa aperta di notte per la preghiera

Preparazione dei missionari

Chi si occupa di evangelizzazione di strada organizza solitamente alcuni "corsi", per suscitare nelle persone il desiderio di dedicarsi a queste iniziative e per offrire una minima preparazione teologica.

Le scuole di evangelizzazione si dividono in due categorie: alcune sono più teoriche, altre invece alternano incontri di formazione con esperienze sul campo e work-shop formativi.

I Corsi Alpha sono una iniziativa di evangelizzazione che si compone di dieci cene conviviali, nel corso delle quali si alternano testimonianze di fede e semplici catechesi.

Esperienze italiane e diffusione della pastorale di strada

In Italia la pastorale di strada di numerose nuove realtà ecclesiali, nate dopo il Concilio Vaticano II, ha dato un importante base esperienziale sulla quale si è sviluppata la riflessione teologico pastorale.

Il termine "evangelizzazione di strada" si è diffuso dagli anni '90 in poi grazie all'azione di Chiara Amirante a Stazione Termini, Roma, e alle missioni di strada. Le "missioni di strada" e il progetto di evangelizzazione della Nuovi Orizzonti sono state sistematizzate e diffuse attraverso gli scritti di don Davide Banzato.

Le Sentinelle del Mattino fondate da don Andrea Brugnoli hanno diffuso un proprio "progetto pastorale" e in particolare modo "Una Luce nella Notte", adottata da diverse diocesi italiane.

Nell'evangelizzazione porta a porta da anni in Italia sono molto attivi i gruppi del Cammino Neocatecumenale fondato da Kiko Argüello. A Firenze don Gianni Castorani, fondatore dell'associazione Sentinelle del Mattino di Pasqua ha aperto una "Scuola di evangelizzazione" legata al progetto "Jeunesse Lumière" di padre Daniel Ange.

Sono state particolarmente importanti nella diffusione di materiale formativo le opere realizzate dalla Scuola di evangelizzazione Sant'Andrea e i Corsi Alpha.

Altre esperienze internazionali

Jeunesse Lumière è la prima "Scuola di evangelizzazione" residenziale con un proprio metodo esportato in Italia, Polonia e in diversi altri Paesi è nata grazie a padre Daniel Ange.

In Francia è particolarmente attiva nella nuova evangelizzazione la Communauté de l'Emmanuel. Da anni in altri Brasile l'evangelizzazione di primo annuncio è svolta ad opera dalla Comunità Shalom e attraverso i new media o mass media dalla Comunità Canção Nova.

La storia delle missioni di strada

Nel 1990 Chiara Amirante ha iniziato a organizzare equipe per l'evangelizzazione di strada a Roma. Il 13 dicembre 1998 nella chiesa SS. Fabiano e Venanzio a Roma Chiara Amirante ha organizzato la prima missione di strada di quindici giorni a cui hanno partecipato 200 giovani.

La missione fu chiesta dal Vescovo Ausiliare Cesare Nosiglia e ha aperto la strada a una nuova metodologia pastorale di evangelizzazione di strada. Dal 1998 in poi molte Diocesi Italiane e all'estero hanno iniziato a invitare la Nuovi Orizzonti per poter realizzare esperienze simili.

Le diocesi hanno coinvolto diverse realtà ecclesiali, avviando scuole di evangelizzazione e centri di evangelizzazione, trasmettendo questo nuovo stile pastorale ai giovani del territorio.

Si sono così moltiplicate le missioni di strada, dando vita a nuove tipologie pastorali, come concerti d'evangelizzazione, animazioni di strada, evangelizzazione di spiaggia, missioni permanenti, micro-missioni.

Nel dicembre 2002 viene dato un particolare riconoscimento dalla Chiesa Cattolica all'azione di evangelizzazione di strada della Nuovi Orizzonti recensendo il libro "Stazione Termini", edito da Città Nuova, scritto dalla fondatrice Chiara Amirante dove si racconta delle missioni di strada e delle azioni di evangelizzazione.

Nell'agosto 2003 a Riccione è nata la prima missione di strada strutturata come scuola di evangelizzazione, puntando alla formazione dei missionari provenienti da tutta Italia.

In una missione di strada realizzata insieme a diverse realtà ecclesiali si è strutturata una tipologia di missione di formazione che ogni anno si ripete come "laboratorio permanente" dal nome "Chi ha sete venga a Me!".

Nell'ottobre 2003 su richiesta del Vescovo Cesare Nosiglia e del Vicariato di Roma nella persona di Mauro Parmeggiani viene organizzata la missione di strada nella zona di Cento Celle, come lancio e prototipo della missione "Gesù al Centro", che dal 2004 in poi di anno in anno la Pastorale Giovanile coordina.

Nel 2004 viene dato un particolare riconoscimento dal Papa Giovanni Paolo II all'Associazione Nuovi Orizzonti, nominando Chiara Amirante membro "Consultore del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti". Tale incarico è stato rinnovato fino ad oggi da Papa Benedetto XVI.

Nell'agosto 2004 il Seminario Romano con Mauro Parmeggiani, allora responsabile del settore giovanile della Diocesi di Roma, partecipano alla missione "Chi ha sete venga a Me!" svoltasi a Riccione per poter replicare il modello di "missione di strada" nelle successive edizioni di "Gesù al centro".

Nell'agosto 2005 viene pubblicato e divulgato un intervento di Chiara Amirante, fondatrice della Nuovi Orizzonti, nel sito della Santa Sede.

Nel 2006 Chiara Amirante lancia l'iniziativa dei "Cavalieri della Luce". Nell'agosto 2006 viene recensito nel sito della Santa Sede il libro "Evangelizzazione di strada. L'esperienza e il progetto di Nuovi Orizzonti, scritto da don Davide Banzato, edito da Città Nuova e durante la visita ad limina il Vescovo Salvatore Boccaccio consegna il libro "Evangelizzazione di strada" al Papa Benedetto XVI.

Nell'agosto 2010 la missione di strada a Riccione coinvolge diversi personaggi dello spettacolo tra cui Andrea Bocelli.

La Nuovi Orizzonti in collaborazione con le diocesi e la Pastorale Giovanile Nazionale, di Roma e delle singole diocesi in cui opera, organizza scuole di evangelizzazione, corsi di formazione, missioni, micro-missioni, animazioni di strada, work-shop e numerose altre attività.

Giovanni Battista e la preparazione dell’incontro

La stessa intitolazione dell’odierna solennità liturgica ci dice, carissimi, l’importanza di questo Santo nella vita della Chiesa e nell’intera storia della salvezza: celebriamo, infatti, la natività di san Giovanni Battista.

Nel calendario liturgico, la Chiesa ricorda il giorno della nascita soltanto per il Nostro Signore Gesù Cristo, anzitutto, il 25 dicembre; celebra, poi, la natività della Beata Vergine Maria, l’8 di settembre e il 24 giugno - oggi, appunto - la nascita del Battista.

Di nessun altro la Chiesa celebra il giorno della nascita alla vita terrena. Nella distribuzione del suo calendario, infatti, per la memoria dei suoi santi assegna abitualmente e finché è possibile la data della morte e la chiama dies natalis, ossia giorno della «nascita» al cielo.

La vita terrena è considerata come una lunga gestazione, come scrive san Paolo: «tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo» (Rom 8,22-23).

Il nostro cammino su questa terra è considerato come una progressiva maturazione fino all’incontro definitivo col Signore.

Film cristiano "Un pericoloso viaggio di evangelizzazione"

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