Gli eremi benedettini a strapiombo sono luoghi di fede e di preghiera costruiti direttamente nella roccia, sotto pareti naturali o su speroni affacciati su vallate, fiumi e gole. Tra gli esempi più suggestivi spiccano l’Eremo della Pietra di Bismantova, in Emilia-Romagna, il Monastero di san Benedetto di Subiaco, nel Lazio, l’Eremo di santa Maria Infra Saxa nelle Marche e l’Abbazia di santa Maria di Pulsano in Puglia.
Questi complessi uniscono architettura, storia e natura: alcuni conservano cappelle, affreschi e grotte utilizzate dagli eremiti, mentre altri sono raggiungibili attraverso sentieri, scalinate e passaggi scavati nella pietra. L’Eremo di San Colombano, in Trentino, rappresenta uno dei casi più spettacolari: è costruito a mezza altezza su uno strapiombo di circa 120 metri sopra il torrente Leno e si raggiunge percorrendo 102 gradini scavati nella roccia.
Che cos’è un eremo benedettino a strapiombo
Abbazie, monasteri, eremi, certose, santuari: il nostro Paese è ricco di luoghi di fede e di preghiera, molti dei quali conservano prestigiosi capolavori artistici e storie da tramandare. Alcuni sono di origine antichissima e spesso testimoni di avvenimenti epocali che nel tempo hanno mantenuto il proprio valore religioso e architettonico.
Molti luoghi sacri sono stati recuperati e riportati all'antico splendore e oggi ospitano per ritiri spirituali o semplicemente per permettere di fuggire dal caos cittadino e ritrovare pace e serenità. Altri ancora sono veri miracoli architettonici a strapiombo nella roccia, in riva al mare o in cima alle montagne, spettacolari esempi della fusione tra architettura e natura.
In molti monasteri, con comunità di frati ancora attive, si producono vini e si lavorano prodotti della terra e a base di erbe e fiori. Ecco alcuni luoghi, da nord a sud d'Italia, perfettamente inseriti nel paesaggio che emozionano alla sola vista e che invitano a entrare.

Eremo di San Colombano in Trentino
L’Eremo di San Colombano, nel Comune di Trambileno a pochi chilometri da Rovereto sulla statale per Vicenza, si raggiunge percorrendo a piedi un breve sentiero ed una scalinata di 102 gradini, scavati direttamente nella roccia. L’eremo è costruito a mezza altezza su uno strapiombo di circa 120 metri.
Protetto dalle intemperie da un tetto naturale di roccia è dedicato al Santo che, secondo la leggenda, in veste di giovane cavaliere uccise il drago che provocava la morte di bambini battezzati nelle acque del sottostante torrente Leno. L’eremo sembra essere stato abitato sin dal 753.
La data di costruzione della chiesetta e dell’annesso romitorio risale al X secolo. L’eremo, punto di partenza dell’itinerario trentino della Grande Guerra "I tesori di Trambileno", si trova a 3 chilometri da Rovereto, sulla statale per Vicenza, e si raggiunge percorrendo un breve sentiero che costeggia la montagna e salendo 102 gradini, scavati nella roccia.
Origini, grotta e romitaggio
Una scritta incisa sulla roccia accanto al campanile farebbe risalire la Grotta degli Eremiti al 753, quando un “Pio Uomo” proveniente da Bobbio (PC) e in cerca di un luogo dove isolarsi dal mondo trovò questa grotta naturale. Alcune cavità naturali, a metà altezza della parete rocciosa, furono utilizzate a partire dal 753 da monaci dedicati all'eremitaggio che probabilmente provenivano dal Monastero di Bobbio.
Anche sulla chiesetta ed il romitorio la storia si mischia a leggenda, ma c’è accordo nel ritenere che vennero costruiti probabilmente intorno all’anno 1000 anche se il primo documento che testimonia l’esistenza della chiesa di San Colombano è del 1319. Tra la fine del X secolo e gli inizi dell’XI venne costruita una piccola chiesa presso l’apertura della grotta, sotto un tetto naturale di roccia.
Questo eremo, chiamato anche Grotta dell'eremita venne utilizzato fino al 1782 e, quando fu abolita la pratica del romitaggio, venne curato dagli abitanti della valle. L’Eremo venne utilizzato fino al 1781, anno in cui venne abolito il romitaggio da Giuseppe II d’Asburgo.
All’epoca per i monaci era in vigore una regola nel tempo di quaresima: il romitaggio, ossia il completo isolamento del monaco in meditazione in luoghi naturali quasi inaccessibili. All’interno dell’Eremo troverete infatti la cavità naturale originale utilizzata da più monaci fino al 1782, anno in cui venne abolito il romitaggio.
Il percorso di accesso
L’Eremo si trova nel Comune di Trambileno, a qualche chilometro da Rovereto, direttamente sulla strada statale verso Vicenza. Scorgerete l’imbocco della breve strada, che scende verso il torrente Leno per prendere il sentiero, ben segnalato dai cartelli.
Potete parcheggiare nelle varie piazzole a bordo strada fra gli alberi. Attenzione, i parcheggi disponibili non sono molti, ma non è un luogo affollato.
L’Eremo si raggiunge percorrendo a piedi un brevissimo sentiero che attraversa le acque limpide del torrente Leno e salendo una scalinata di 102 gradini, scavati direttamente nella roccia. Il percorso è facile, adatto a tutti, ma veramente molto suggestivo.
Attenzione: per raggiungere l’Eremo si deve percorrere un sentiero con fondo sterrato e in alcuni tratti sconnesso, è quindi sconsigliato a persone che hanno difficoltà a deambulare. L’ultima rampa presenta un centinaio di gradini scavati nella roccia.
La cappella e le opere conservate
La visita comincia nella cappella, dove è conservato un affresco del XIX secolo di pittore ignoto. Da lì attraverso pochi gradini si sale alla Grotta dell’Eremita.
Si ammirano affreschi con la lotta tra S. Colombano e il drago e la raffigurazione del Paradiso. Una Madonna e Santi del XV secolo si trova sull’altare maggiore.
Nella cappella dietro l’altare troverete un affresco del XV secolo che raffigura la Vergine con Gesù, affiancata a sinistra da San Colombano e a destra da San Mauro, patrono di Trambileno. Lì sono visibili anche diverse incisioni, datate tra il 1505 e il 1782, lasciate come ex voto dai fedeli che si recavano all’Eremo per chiedere la grazia, soprattutto nei periodi di siccità.
Dietro la cappella è nascosta la grotta dell’eremita. Sulla parete rocciosa sono visibili i resti di un affresco raffigurante il drago sconfitto da San Colombano: allegoria del male e delle forze oscure che l’uomo deve combattere.
Sopra si trova il campanile ed una saletta dove ci sono fotografie e documenti originali. Numerose le antiche incisioni con invocazioni che testimoniano i pellegrinaggi al santuario nei secoli e gli ex-voto.

Restauro e visita
Una serie di didascalie mostra la storia dell’Eremo e l’amore del Comitato Amici di San Colombano che dal 1996 custodisce e preserva questo gioiello, dopo averlo completamente ristrutturato e rimesso in sesto dopo decenni di incuria vandalismo. La Provincia autonoma di Trento nel 1996 ne ha effettuato il restauro, soprattutto negli interni, riportando il luogo al suo antico splendore.
L’apertura al pubblico è gestita dal gruppo di volontari del Comitato Amici di San Colombano. L’eremo è aperto da luglio a settembre - dal giovedì alla domenica. L’orario va dalle 10:00 alle 18:00.
Dal 14 agosto al 27 settembre 2026 venerdì, sabato e domenica dalle 10:00 alle 18:00. L’ingresso è libero e gratuito. Non sono disponibili visite guidate.
I cani non sono ammessi negli spazi interni dell’Eremo. È possibile farli sostare alla base dell’ultima scalinata di accesso all’Eremo.
In altre stagioni è comunque raggiungibile e visitabile solo da fuori. Presso l’Eremo non vi è alcun punto ristoro.
Ogni anno a Natale viene organizzata una suggestiva fiaccolata e si celebra la messa. L’eremo di San Colombano rientra nel progetto "I Tesori di Trambileno" che, tramite escursioni e passeggiate, ti porta a conoscere i luoghi che hanno fatto la storia del comune di Trambileno.
Eremo della Pietra di Bismantova in Emilia-Romagna
Scavato nella roccia a quasi mille metri d'altezza in provincia di Reggio Emilia, il monastero benedettino di Bismantova è luogo isolato, fuori dal mondo, molto suggestivo. Dell'eremo si hanno notizie già nel 1411 e nel 1925 vi si insediò un gruppo di monaci benedettini, mentre oggi è abitato da un solo sacerdote.
Proprio ai piedi della Pietra di Bismantova sorge un Eremo Benedettino “incastonato” nella roccia, meta di pellegrinaggi già dal 1617. Le prime notizie dell’Eremo, situato a 947 metri d’altitudine, risalgono al 1411.
Nel 1925 vi si insediò un gruppo di monaci benedettini, provenienti dal Monastero di San Giovanni Evangelista di Parma, che subentrò agli eremiti del Terz’Ordine Francescano. L’Eremo è stato ricostruito e ampliato nel 1957.
Recentemente restaurato, merita di essere visitato per la chiesetta ricca di spiritualità e di magia ai piedi della pietra di Bismantova, citata anche da Dante Alighieri nella Divina Commedia. La vera ricchezza dell'eremo, tuttavia, resta la sua magica bellezza naturale nella parete rocciosa.
Facilmente raggiungibile in auto e a piedi per circa 200 metri, l'eremo conserva al suo interno affreschi quattrocenteschi degni di nota, tra cui una pregevole immagine della Madonna con il Bambino, opera di maestri emiliani.
Accesso alla Pietra di Bismantova
Dal centro di Castelnovo ne' Monti si imbocca la SP 108 e, poco dopo il cimitero, si prosegue lungo la SP 26 che conduce a Piazzale Dante, sottostante la Pietra di Bismantova, a 5 km dal capoluogo.
L’accesso pedonale avviene dal parcheggio in Piazzale Dante. Il monastero benedettino si trova in un contesto naturale dominato dalla parete rocciosa della Pietra di Bismantova.

Monastero di san Benedetto di Subiaco nel Lazio
E' un antico monastero benedettino costruito a ridosso della parete rocciosa del monte Taleo a Subiaco e sorretto da nove alte arcate. All'interno, in un labirinto di vani, si trovano chiesette e cappelle, molte delle quali ricavate dalla roccia e ricoperte da affreschi di varie epoche.
Tra le decorazioni c'è anche un affresco che ritrae san Francesco d'Assisi, realizzato tre anni prima della sua morte, probabilmente durante il suo soggiorno nel 1223; si ritiene sia il più antico ritratto esistente del santo qui ritratto senza stimmate e aureola.
Il monastero, aperto tutti i giorni, è facilmente raggiungibile. La costruzione a ridosso della montagna e la successione di cappelle, vani e passaggi ricavati nella roccia restituiscono il carattere appartato della vita monastica.
Eremo di santa Maria Infra Saxa nelle Marche
E' spettacolare e unico l'eremo di santa Maria Infra Saxa che si trova a Genga, in provincia di Ancona. L'antico oratorio, un tempo utilizzato come monastero di clausura dalle monache benedettine, è stato costruito in pietra e, nella parte interna, è scavato nella roccia.
La chiesa, costruita a forma di ottagono, ha un tetto a cupola ricoperto da lastre di piombo e realizzata in travertino, ricavato da una cava che si trova nella stessa gola delle celebri grotte di Frasassi.
All'interno del tempietto si può ammirare una copia della statua in marmo della Madonna col Bambino, opera della bottega di Antonio Canova; l'originale, invece, è stato trasferito al museo di arte sacra di Genga.
L'eremo si può visitare tutto l'anno mentre durante le festività natalizie ospita un suggestivo presepe vivente.
Abbazia di santa Maria di Pulsano in Puglia
E' un complesso monastico situato a Monte Sant'Angelo, sul Gargano, in Puglia, tra rocce e ripidi strapiombi. Edificato nel 591 per volere di san Gregorio Magno sui resti di un antico tempio pagano dedicato a Calcante, venne poi abitato dai monaci dell'ordine di sant'Equizio abate, dedicati alla contemplazione e all'ascesi.
L'abbazia sorge a ridosso di rocce su strapiombi di oltre 200 metri, inaccessibile, dove sorgono tutt'intorno altri eremi, collegati da una rete di sentieri, scalinate e canali scavati nella roccia per convogliare le acque in cisterne e terrazzamenti.
Gli eremiti, infatti, erano costretti a usare scale o corde legate a una carrucola per poter accedere alle proprie celle. Oggi l'abbazia, che può ospitare una quindicina di persone, conserva una fornitissima biblioteca con oltre 17 mila volumi.
Altri luoghi sacri costruiti sulla roccia
Santuario della Madonna della Corona in Veneto
Sospeso a 400 metri d'altezza tra cielo e terra, il santuario si trova in un incavo naturale di Spiazzi, nel monte Baldo, in provincia di Verona; viene detto "della Corona" perché ricorda la corona dei monti che lo circondano.
Il luogo sacro, dedicato alla madre di Dio, era abitato nel 1139 da eremiti legati al monastero di san Zeno di Verona; nel 1437 passò sotto l'Ordine dei Cavalieri di Malta e dal 1480 venne arricchito di una chiesetta che prese il nome di Maria, apparsa secondo la leggenda nel 1522 sui monti circostanti.
Divenne santuario solo nel 1625, quando i cavalieri di Malta fecero riedificare la chiesa, che oggi ospita la Scala santa, una riproduzione di quella che si trova a Roma, vicino alla basilica di san Giovanni in Laterano.
Lo spettacolare santuario è aperto tutto l'anno e raggiungerlo in due ore di pellegrinaggio è un atto di fede; vi si arriva percorrendo un sentiero panoramico nel bosco sul confine tra Caprino Veronese e Ferrara di Monte Baldo.
Eremo di Santa Caterina del Sasso in Lombardia
E' uno spettacolare eremo quello a Leggiuno con vista sul lago Maggiore, in provincia di Varese, che si visita percorrendo una scalinata panoramica o prendendo più comodamente sul piazzale del parcheggio un moderno ascensore, scavato nella roccia.
L'eremo venne fatto costruire intorno al XIV secolo da Alberto Besozzi, un ricco mercante che decise di ritirarsi da eremita dopo una miracolosa salvezza da un naufragio. Affidandosi a santa Caterina d'Alessandria, le intitolò il complesso monastico che ospita anche due chiese, dedicate a san Nicolao e santa Maria Nova.
Lo scenografico eremo si può visitare tutti i giorni da marzo a ottobre e nei giorni feriali da novembre a febbraio.
Sacra di San Michele in Piemonte
E' una suggestiva abbazia medievale costruita tra il 983 e il 987 sulla cima del monte Pirchiriano, ad Avigliana, a una quarantina di chilometri da Torino. Abbarbicata su uno sperone di roccia come un "nido d'aquila", è uno dei monumenti simbolo del Piemonte e il luogo che ha ispirato Umberto Eco per il suo romanzo "Il nome della Rosa".
La Sacra, infatti, è una delle numerose tappe della via Francigena, cammino di pellegrinaggio che da Mont-Saint-Michel, in Francia, arriva a Monte Sant'Angelo, in Puglia. E' aperta tutto l'anno e si può raggiungere a piedi tra i boschi ma anche facilmente con l'auto o con i mezzi di trasporto locali.
Dall'alto dei torrioni dell'abbazia piemontese si ammirano il panorama mozzafiato della Val di Susa e, in lontananza, il capoluogo piemontese. All'interno ospita una chiesa risalente al XII secolo, dove sono sepolti alcuni membri della famiglia reale di Casa Savoia.
Tra gli elementi più importanti si trovano la statua di san Michele, realizzata dallo scultore altoatesino Paul dë Doss-Moroder; lo scalone dei Morti con il portale dello Zodiaco e la leggendaria torre della Bell'Alda.
Convento dei Frati Cappuccini in Liguria
E' un suggestivo luogo sacro di Monterosso al Mare, arroccato su un promontorio delle Cinque Terre, da dove si gode una vista mozzafiato del litorale ligure. Il convento ha un grande valore storico e artistico grazie all'adiacente chiesa di san Francesco dove si trovano alcuni dipinti come "La Crocefissione" attribuita a Van Dyck.
Meritano una visita anche il chiostro con il suo giardino, la bellissima terrazza sul mare e l'antico refettorio dei frati cappuccini. Per raggiungere l'incantevole convento, aperto anche a soggiorni spirituali, si percorre una lunga scalinata che parte dal mare.
Abbazia di san Galgano in Toscana
L'antica e maestosa abbazia cistercense di san Galgano si trova a Chiusdino, a circa 35 chilometri da Siena. E' un luogo ricco di fascino per la leggenda che è nata tra le sue mura, oggi sconsacrate e parzialmente diroccate.
Sotto la teca di una piccola cappella di forma circolare della chiesa gotica dell'eremo, infatti, è conservata una spada che apparteneva a Galgano, un cavaliere che nel 1170 decise di convertirsi e di lasciare la sua spada per sempre conficcata nella roccia dell'abbazia.
Costruita alla fine del XIII secolo, san Galgano prese il nome dal santo che si ritirò nel vicino eremo sul colle di Montesiepi; oggi dell'antica abbazia restano solo le mura perimetrali che si stagliano nella bellissima e suggestiva campagna senese.
Eremo delle Carceri in Umbria
A 4 chilometri da Assisi, nascosto tra i boschi del monte Subasio, spunta l'eremo delle Carceri, il magnifico romitorio che ospitò san Francesco e i suoi seguaci. Il termine "carceri" indicava la segregazione, l'isolamento e l'austerità del luogo sacro.
In questo posto così appartato, infatti, sorgevano numerose grotte sulle quali venne costruito un piccolo convento attorno alla primitiva cappella di santa Maria; poi nei secoli furono aggiunte altre costruzioni in pietra locale fino alla configurazione attuale, definita nel XIX secolo.
Il luogo è suggestivo e mantiene, nelle dimensioni ridotte degli spazi e degli accessi, il carattere di isolamento, che invita alla preghiera. Oggi l'eremo è visitabile tutti i giorni e accoglie per preghiere, incontri biblici e approfondimenti sull'esperienza francescana.
Eremo di San Bartolomeo in Legio in Abruzzo
Protetto da un tetto di roccia nel massiccio della Majella, in Abruzzo, si trova lo straordinario eremo di san Bartolomeo in Legio, costruito prima dell'XI secolo e restaurato da Pietro dal Morrone, futuro papa Celestino V, intorno al 1250.
È costituito da una cappella e da due vani scavati nella roccia che ospitavano gli eremiti; è qui che tra il 1274 e il 1276 Celestino V vi dimorò assieme ad alcuni discepoli. Quattro scaloni scavati nella pietra permettono l'accesso all'eremo, oggi luogo di pellegrinaggio e di preghiera.
Il luogo sacro si raggiunge partendo dal piccolo borgo di Decontra, affacciato sulla valle dell'Orfento, e camminando per poco più di due ore su sentieri ben segnalati, seguendo le indicazioni per "anello di valle Giumentina", fino a Roccamorice, dove sorge l'eremo.
Eremi e Eremiti⛪ Il Cammino di Celestino (WITH SUBTITLES)
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