La Cattedrale di Santa Maria Assunta di Altamura fu eletta per volere dell’imperatore Federico II tra il 1232 ed il 1254 come primo e più antico monumento cittadino. Federico la edificò come cappella palatina, dipendente direttamente dal sovrano e dotata di privilegi di esenzione da qualsiasi giurisdizione che non fosse quella imperiale.
La cappella di San Giovanni si inserisce nel complesso delle cappelle laterali della Cattedrale, una basilica a tre navate che conserva testimonianze della costruzione federiciana, opere pittoriche e scultoree di epoche diverse, altari in marmo policromo e un ricco apparato decorativo stratificatosi nel corso dei secoli.
La Cattedrale di Santa Maria Assunta
Nel 1232 l’imperatore Federico II di Svevia ne ordinò la costruzione, dedicandola all’Assunta. La rese chiesa palatina, dipendente direttamente da lui.
È l’unica chiesa in Puglia costruita per espresso volere di Federico II, che nel 1232 fece porre la prima pietra di questo luogo di culto. Stiamo parlando della Cattedrale, simbolo religioso e storico di Altamura che, nonostante i numerosi interventi succedutisi nel tempo (nel 1316, a causa di un terremoto, nella prima metà del Cinquecento e ancora nell’Ottocento), mantiene le originarie linee di un romanico pugliese profondamente influenzato dalla personalità dell’imperatore.
La Cattedrale fu eletta per volere dell’imperatore Federico II tra il 1232 ed il 1254 come primo e più antico monumento cittadino, di stile gotico con influssi arabo-normanni. Quasi tutte le aperture hanno archi gotici a sesto acuto, senza esclusione di un influsso immediato dell'architettura arabo-normanna.
I successivi sovrani confermarono questi privilegi fino al 1929, quando, in seguito ai Patti Lateranensi, per la prima volta un papa di Roma poté nominare il vescovo della cattedrale.
Gran parte della chiesa originaria crollò nel terremoto del 1316 e fu ricostruita sotto il regno di Roberto d’Angiò. A tre navate, in stile romanico, nel 1316 crollò quasi del tutto a causa di un terremoto. Re Roberto d’Angiò la fece ricostruire da maestranze bitontine con una nuova entrata e un portale scolpito che è attualmente tra i più belli di Puglia.
La facciata e i campanili
La facciata della cattedrale è caratterizzata dai due alti campanili a due ordini raccordati tra loro da una loggetta balaustrata sovrastata da un timpano, visibili anche dall'esterno della stessa Altamura.
La facciata culmina con il portale del Trecento, racchiuso all'interno di un protiro sporgente sostenuto da due colonne appoggiate su due leoni del 1533, e terminante in un timpano, al centro del quale si trovano due stemmi, quello degli Angiò di Napoli e quello dei principi di Taranto e signori di Altamura: questi permettono di datare il portale tra il 1356 ed il 1374.
Lo sguardo si perde tra le sue forme cristalline e le geometrie in stile romanico-gotico, seguendo il profilo dei due altissimi campanili gemelli e indugiando sullo splendido rosone.
Con l’arciprete Salazar (1550-1557) fu eretto il secondo campanile e furono inseriti sulla facciata tre grandi stemmi araldici. I due campanili furono sopraelevati nel 1729.
Poco più tardi fu inserita la loggetta tra le due torri campanarie, con le statue in mazzaro della Madonna dell’Assunta e dei santi Pietro e Paolo. Dalla piccola loggia si affaccia una statua della Vergine Immacolata, mentre le statue dei Santi Pietro e Paolo si trovano ai lati sul timpano.
Sotto la loggetta v'è il rosone del Trecento, con una raggiera a 15 raggi ed al centro il bassorilievo raffigurante l’Agnus Dei.
La torre dell’orologio fu aggiunta nel 1858. Posta sul fianco, in fondo alla piazza, in stile gotico, fu costruita nel 1858 su disegno dell’architetto Corradino de Iudicibus.

Il portale scolpito
Il portale è un vero trionfo di decorazioni e sculture, con soggetti biblici: nella lunetta è raffigurata la Vergine in trono con Bambino e due angeli; nell’architrave è raffigurata l’Ultima cena; negli archi sono scolpite 22 scene evangeliche della vita di Gesù, dall’Annunciazione alla Pentecoste.
Il Portale è un capolavoro assoluto di scultura in pietra, risalente al XVI secolo, in stile tardo romanico. L’arco a sesto acuto contiene diverse formelle a bassorilievo che raccontano il grande ciclo narrativo della vita di Gesù.
La facciata conserva un capolavoro di scultura pugliese del Trecento: il portale, racchiuso all’interno di un protiro sporgente sostenuto da due colonne appoggiate su due leoni (del 1533), e terminante in un timpano, al centro del quale si trovano due stemmi, quello degli Angiò di Napoli e quello dei principi di Taranto e signori di Altamura, che permettono di datare l’opera al 1356-74.
Il portale, molto ricco di decorazioni e sculture, raffigura, nella lunetta, la Vergine in trono con Bambino e due angeli; nell’architrave vi è l’Ultima Cena; negli archi sono scolpite 22 scene evangeliche della vita di Gesù, da leggere in senso antiorario, dall‘Annunciazione alla Pentecoste.
L’Ultima Cena presenta Cristo posto sul lato sinistro della tavola mentre riceve il bacio di Giuda, iconografia molto rara. Sulla tavola vi sono pani, pesci e stoviglie.
Le colonne esterne poggiano su due leoni realizzati da mastro Antonio da Andria, nel 1533. Le colonne interne, invece, poggiano su due figure umane (XIII secolo): un atlante inginocchiato e un atlante seduto.
La struttura interna
All’interno, la basilica è a tre navate, suddivise da colonne e pilastri, con matronei. L’interno della fabbrica è a tre navate, divise da colonne.
Nella parte superiore si ammirano i matronei con splendide trifore, molto probabilmente di età sveva. I capitelli di stampo bizantiniano e le relative verticalizzazioni, pilastri e colonne, sono, insieme ai matronei e all'abside posto a sinistra del portale, le uniche testimonianze ancora visibili della cattedrale federiciana del XIII secolo.
I matronei rappresentano una straordinaria testimonianza della originaria struttura federiciana della cattedrale. Difatti per chi entra, la chiesa si presenta riccamente decorata con marmi e decorazione a trompe l’oeil in stile neogotico, ad esclusione dei capitelli delle colonne nelle navate e delle trifore sui matronei, unici elementi originari duecenteschi.
La Cattedrale di Altamura ha subito parecchie modifiche nel corso dei secoli. In particolare, inizialmente aveva una specie di tiburio contenente la cosiddetta casa dell’orologio, contenente pesi e contrappesi, e quindi non una semplice meridiana.
Il tiburio fu prima demolito nella prima metà del XVII secolo e poi ricostruito, tanto da essere nuovamente visibile in un dipinto del XVIII secolo esposto nella sala consigliare del Comune di Altamura.
La Cattedrale fu ampliata nel XVI secolo, fu creato il presbiterio e il coro. Nel XIX secolo l’interno della cattedrale fu interamente decorato in falso tardo-gotico per volere di monsignor Giandomenico Falconi (1848-1862).
Il ricco soffitto ligneo è decorato con stucchi d'oro. Lungo la navata centrale si dispiega in alto il soffitto ligneo, eseguito durante i restauri ottocenteschi, in cui si avvicendano gli stemmi degli imperatori e re dai quali, a partire da Federico II e fino ai Savoia, la Cattedrale Palatina di Altamura dipendeva direttamente.
La cappella di San Giovanni
La cappella di San Giovanni appartiene alla sequenza delle cappelle laterali della Cattedrale. La descrizione delle cappelle della navata sinistra comprende opere dedicate a diversi santi e scene della vita di Maria, mentre il complesso conserva anche opere dell’arte meridionale e testimonianze dell’antico apparato pittorico.
Proseguendo nella sesta cappella, scorgiamo al centro un frammento d’affresco raffigurante il Volto di Cristo, datato intorno alla fine del XIV, ultima testimonianza dell’antico apparato pittorico che un tempo doveva impreziosire l’intera cattedrale; di fianco invece L’angelo custode (1875) e la Presentazione di Maria al Tempio (1874), entrambe del neoclassicista Gustavo Mancinelli.
La sesta cappella della navata sinistra è documentata anche come spazio in cui si trova la Presentazione della Vergine al Tempio. Il frammento del Volto di Cristo e le opere ottocentesche mostrano la sovrapposizione di epoche e linguaggi che caratterizza l’interno della Cattedrale.
Nelle cappelle laterali sono presenti altari in marmo policromo sei-settecenteschi di scuola napoletana. Oltre agli altari in marmo policromo sei-settecenteschi di scuola napoletana presenti in tutte le cappelle laterali, notevoli sono le opere pittoriche e scultoree che si conservano.
Le altre cappelle e le opere d’arte
Infatti nella prima cappella della navata sinistra è da menzionare il naturalistico Presepe in pietra policroma del 1587 attribuito alla bottega materana dei Persio.
Segue la cappella dell’Addolorata con le statue lignee del Cristo morto, realizzato da Giuseppe Nicola Altieri nella seconda metà del seicento, l’intesa e patetica Addolorata di Giacomo Colombo databile ai primi anni del settecento, e il Crocifisso ammanierato di inizio seicento; mentre nelle pareti laterali due tele ottocentesche di Giuseppe Maraschini raffiguranti a sinistra la Sacra Famiglia (copia da Raffaello) e a destra San Giovanni Evangelista (copia dal Domenichino).
Nella terza cappella, in una nicchia, la raffinata e graziosa statua in pietra della Madonna di Costantinopoli del 1535, opera di Paolo da Cassano, ai lati invece due tele entrambe eseguite nel 1875, a sinistra con San Tommaso d’Aquino di Saverio Altamura, e a destra con Il profeta Elia di Camillo Miola.
Entrando nella quarta cappella, alle pareti vi sono due dipinti eseguiti nel 1879 dal pittore Michele De Napoli, La morte di San Girolamo a sinistra, e il Battesimo di Sant’Agostino a destra.
D’innanzi ci troviamo, poi, alla splendida e artificiosa macchina d’altare in marmo eseguita nella metà del XVIII secolo dal napoletano Crescenzo Trinchese, nella cui prospettiva è inserita la statua di San Giuseppe con Bambino, opera del 1654 riferita alla mano di qualche scultore gravitante nella bottega romana del Bernini.
Nelle nicchie laterali, invece, le due sculture lignee settecentesche raffiguranti i santi patroni della città, San Giuseppe con Bambino e Sant’Irene.
Nella quinta cappella trovasi nella parete di sinistra il dipinto di Giuseppe Boschetti (San Francesco di Sales, 1879), nella parete frontale l’opera di Francesco Lorusso (Sacro Cuore di Gesù, 1870), e in quella di destra il dipinto di Gustavo Nacciarone (San Vincenzo de’ Paoli, 1880).
Inoltrandoci nella navata destra, partendo dal presbiterio, incontriamo la settima cappella, corredata nella parte di fondo dal dipinto degli apostoli San Giacomo e San Filippo, eseguito nel 1876 da Giuseppe Maraschini; di fianco a sinistra il San Bernardo di Pasquale De Criscito del 1877 e a destra Le tentazioni di Sant’Antonio abate di Francesco Sagliano del 1877.
Nell’ottava cappella, nelle pareti di sinistra e del centro, vi sono due dipinti di Francesco Lorusso raffiguranti Santa Barbara (1877) e la Famiglia di Maria (1868); nella parete destra invece Il martirio di San Massimo eseguito da Francesco Plantamura nel 1868.
Di seguito la cappella di Sant’Irene con il dipinto eponimo del 1863 di Francesco Lorusso, mentre nelle nicchie ai lati si conservano le spoglie di San Massimo e Sant’Aurelio.
La decima cappella, invece, accoglie due tra i dipinti più significativi della pittura ottocentesca prodotta nell’Italia meridionale, a sinistra la Maddalena realizzata nel 1877 dal pugliese Francesco Netti e a destra la Conversione di San Paolo di Domenico Morelli che la portò a termine nel 1876.
Nell’undicesima cappella sono allocate tre opere di Giuseppe Maraschini, a sinistra lo Sposalizio della Vergine del 1875 (copia da Raffaello), al centro Il Battesimo di Gesù del 1873 (copia da Alessandro Allori), e a destra la Trasfigurazione del 1875 (copia da Raffaello).
Proseguendo vi è l’ultima cappella di Santa Rosalia, la cui immagine è rappresentata nella scultura lignea seicentesca lì presente, mentre di fianco il Sant’Andrea Avellino di ignoto pittore meridionale e l’Apparizione di Cristo a San Francesco d’Assisi e San Filippo Neri da ricondurre alla mano del molfettese Nicola Porta e databile intorno al 1750.
Il presbiterio e il coro ligneo
Il presbiterio della cattedrale altamurana, la cui costruzione viene avviata nel 1494 poco dopo l'elevazione della chiesa a Collegiata, accoglie un coro finemente intagliato in legno di noce, firmato da Colantonio Bonafida, Teodoro Marzano e Candido di Fanello nel 1543.
Sul presbiterio, fa da quinta scenografica il coro con la teoria di santi rappresentati, un indiscutibile capolavoro finemente intagliato in legno di noce ed eseguito nel 1543 da Colantonio Bonafida, Teodoro Marzano e Candido di Fanello; sullo sfondo invece si staglia la tavola raffigurante l’Assunzione della Vergine, realizzata nel 1546 dal pittore toscano Leonardo da Pistoia.
La monumentale ancona dell’altare maggiore inquadra la tavola dell’Assunzione della Vergine, culto titolare della basilica, realizzata nel 1546 dal pittore toscano rinascimentale Leonardo da Pistoia.
Il coro ligneo si compone di due serie di stalli (trentotto per l’ordine superiore, ventisei per quello inferiore) che si dispongono simmetricamente ai lati del presbiterio.
A ogni stallo dell’ordine superiore, maggiormente decorato, corrisponde una specchiatura, cioè un riquadro che raffigura, all’interno di un’architettura classicheggiante, un santo o una virtù, il cui nome è esplicitato dall’iscrizione latina sovrastante; ad di sopra di ciascuno stallo, nella terminazione lunetta è rappresentato lo stemma della città di Altamura.
Al centro, tra i due ordini laterali, è collocata in una posizione non originale la sede dell’arciprete, attualmente virata in cattedra vescovile; questa sedia è l’unica ad avere un pannello decorativo sullo schienale, che raffigura la Conversione di San Paolo, e mostra nella lunetta soprastante lo stemma sormontato da una mitria di monsignor Nicolò Sapio, il vescovo committente che compare anche nella tavola dell’Assunzione della Vergine posta sopra l’altare.
Nel 1534, fu invertito l’orientamento originario: al posto dell'abside duecentesca fu elevata la nuova facciata. L'area occupata del prospetto medievale fu prolungata per permettere l'innesto del moderno presbiterio con l'ampio coro.
I valenti ebanisti Colantonio Bonafida, Teodoro Marzano e Candido di Fanello realizzarono il coro capitolare, nel 1543. La tavola dell’Assunzione della Vergine, culto titolare della basilica, fu realizzata nel 1546 dal pittore toscano rinascimentale Leonardo da Pistoia.

La porta angioina e l’ambone
La porta angioina, posta sul lato destro dell’edificio, fu fatta realizzare da re Roberto d’Angiò nel XIV secolo.
L’iscrizione latina posta nella parte superiore recita: Regia Cappella sono. Nessuno mi faccia guerra. Io Roberto, protetto dal re dei cieli, la proteggo. Porta del cielo sono e duce dei pii, che osservano i sacri dogmi dei miei dottori.
Di interesse sono lo stemma angioino e il bassorilievo di San Michele Arcangelo nell’atto di uccidere il drago.
Addossato alla parte nella controfacciata, infine, è situato l’antico ambone cinquecentesco in pietra, di ignoto scultore pugliese, sorretto da cinque esili colonne finemente decorati e costituito da altrettanti pannelli su cui sono scolpiti in rilievo le storie della vita di Cristo.
Trasformazioni storiche della Cattedrale
Notizie storico-critiche: Nel 1534, fu invertito l’orientamento originario: al posto dell'abside duecentesca fu elevata la nuova facciata. L'area occupata del prospetto medievale fu prolungata per permettere l'innesto del moderno presbiterio con l'ampio coro.
La Cattedrale fu ampliata nel XVI secolo, fu creato il presbiterio e il coro. Con l’arciprete Salazar (1550-1557) fu eretto il secondo campanile e furono inseriti sulla facciata tre grandi stemmi araldici. I due campanili furono sopraelevati nel 1729.
Nel XIX secolo l’interno della cattedrale fu interamente decorato in falso tardo-gotico per volere di monsignor Giandomenico Falconi (1848-1862).
L’interno, a tre navate e a pianta basilicale, ha subito dei rimaneggiamenti nel corso dei secoli, in specie a seguito dei restauri voluti dall’arciprete Giandomenico Falconi, che hanno interessato la fabbrica tra il 1854 e il 1660.
La struttura conserva dunque elementi di epoca sveva, interventi angioini, ampliamenti rinascimentali e decorazioni ottocentesche. I capitelli delle colonne nelle navate e le trifore sui matronei restano gli elementi originari duecenteschi più riconoscibili, mentre il presbiterio, il coro e il soffitto documentano le trasformazioni successive.
La Cattedrale nel tessuto storico di Altamura
È una gioia per il senso estetico la Cattedrale di Altamura, fondata da Federico II, una delle quattro Basiliche palatine della Puglia.
Grandiosa e solenne costruzione in pietra bruna, la si incontra giungendo da Porta Bari e percorrendo il corso Federico II di Svevia, praticamente l’unica via dritta di Altamura, da cui diramano stradine e vicoletti.
Se ne scorge immediatamente il fianco destro, scandito in due ordini - quello inferiore ad arcate a tutto sesto e quello superiore con trifore ad archi intrecciati -, che ha meglio conservato le originarie forme romanico-gotiche.
Altresì non sfuggono all’attenzione i due alti campanili, svettanti sui palazzi e sulle case del centro storico, che prolungano la facciata verso il cielo in un mosaico stilistico al tempo stesso eterogeneo e affascinante.
A Federico II si deve anche l’aspetto odierno del borgo medievale di Altamura che, distrutta dai saraceni e rimasta a lungo disabitata, da quell’imperatore fu fatta ricostruire nel 1230 sull’area dell’antica acropoli.
Vi svetta la grandiosa Cattedrale, a dominio di quell’originale reticolato stradale noto come “claustri”, per secoli testimonianza della pacifica convivenza tra le varie etnie e comunità religiose chiamate da Federico II per ripopolare la città.
Elementi principali da osservare
| Elemento | Caratteristiche |
|---|---|
| Facciata | Due campanili, loggetta balaustrata, rosone del Trecento e portale scolpito |
| Portale | Vergine in trono, Ultima Cena e 22 scene evangeliche |
| Interno | Tre navate, colonne, pilastri, matronei e trifore di probabile età sveva |
| Cappelle laterali | Altari in marmo policromo, dipinti, statue lignee e opere lapidee |
| Presbiterio | Coro ligneo del 1543 e Assunzione della Vergine del 1546 |
| Controfacciata | Ambone cinquecentesco in pietra con scene della vita di Cristo |
| Fianco dell’edificio | Porta angioina e torre dell’orologio |
La cappella di San Giovanni nel percorso della visita
La cappella di San Giovanni va letta all’interno del percorso complessivo della Cattedrale e del suo articolato sistema di cappelle, dove le opere di epoca moderna e contemporanea si affiancano alle sopravvivenze medievali.
La successione degli ambienti permette di riconoscere la varietà degli interventi: il Presepe in pietra policroma del 1587, le statue dell’Addolorata e del Cristo morto, la Madonna di Costantinopoli del 1535, le tele ottocentesche e il frammento d’affresco del Volto di Cristo datato intorno alla fine del XIV secolo.
La cappella e gli spazi circostanti non sono quindi episodi isolati, ma parti di una basilica nella quale architettura, scultura e pittura restituiscono la lunga evoluzione della Cattedrale palatina di Altamura.