Lo sterminio dei sacerdoti di Baal è narrato soprattutto in 2Re 10,15-31, dove il re Ieu organizza con astuzia una grande assemblea nel tempio di Baal e fa uccidere i suoi profeti, sacerdoti e adoratori. L’episodio si collega alla precedente sfida di Elia sul monte Carmelo, raccontata in 1Re 18,24-40, nella quale il profeta aveva smascherato l’impotenza di Baal e aveva ordinato l’esecuzione dei suoi profeti.
Il testo biblico presenta la distruzione del culto di Baal come una risposta all’idolatria introdotta nella casa d’Israele da Acab e Gezabele. Tuttavia, il racconto precisa anche che Ieu, pur avendo eliminato Baal da Israele, non seguì con tutto il cuore la legge del Signore e mantenne i vitelli d’oro di Betel e Dan.
Il contesto: Acab, Gezabele e il culto di Baal
Il re Acab aveva oltraggiato Geova. Aveva sposato Izebel, figlia del re di Sidone. Izebel era decisa a diffondere il culto di Baal in Israele e a far sparire del tutto l’adorazione di Geova. Acab si ritrovò presto in balia della sua influenza: costruì un tempio e un altare consacrati a Baal e divenne uno dei più ferventi adoratori di questo dio pagano.
Il regno di Israele continuava a soffrire per mancanza di acqua. Il re Acab disse al popolo di seguire un falso dio di nome Baal.
Essendo allettante, induceva molti israeliti ad allontanarsi dal vero Dio. Inoltre era ripugnante e brutale. Prevedeva la prostituzione sacra maschile e femminile, orge e persino il sacrificio dei bambini.
Per questo Geova aveva mandato Elia a informare Acab che il paese sarebbe stato colpito dalla siccità, siccità che sarebbe durata finché il profeta non ne avesse proclamato la fine.
Elia sul monte Carmelo
Il Signore mandò il profeta Elia a incontrare Acab. Elia invitò tutto il popolo a recarsi sulla cima di una montagna. Invitò il re e i suoi sacerdoti a una sfida per vedere se il vero Dio era il Signore oppure Baal.
Elia si accostò a tutto il popolo e disse: “Fino a quando salterete da una parte all’altra? Se il Signore è Dio, seguitelo! Se invece lo è Baal, seguite lui!”. Il popolo non gli rispose nulla.
Elia propose una prova, di per sé molto semplice. I sacerdoti di Baal dovevano allestire un altare, disporvi sopra un sacrificio e quindi pregare il loro dio di appiccare il fuoco. Elia avrebbe fatto lo stesso. Disse che il vero Dio sarebbe stato quello che avrebbe risposto mediante il fuoco.
I sacerdoti di Baal pregarono il loro dio dal mattino fino a mezzogiorno, ma non successe nulla. Elia li derise e disse che Baal, il loro dio, doveva essere addormentato.
Gridarono a gran voce e si fecero incisioni, secondo il loro costume, con spade e lance, fino a bagnarsi tutti di sangue. Passato il mezzogiorno, quelli ancora agirono da profeti fino al momento dell’offerta del sacrificio, ma non vi fu né voce né risposta né un segno d’attenzione.
Poi fu il turno di Elia. Egli costruì un altare al Signore, vi scavò un fossato attorno e preparò il sacrificio. Elia chiese alle persone di riempire quattro vasi d’acqua e di versarli per tre volte sulla legna all’altare. L’acqua inzuppò la legna e l’altare. Riempì tutto il fossato.
Elia pregò il Signore di mostrare il potere del vero Dio. Il fuoco del Signore scese e consumò il sacrificio, la legna, le pietre e l’acqua. Il popolo seppe che il Dio di Elia era il vero Dio. Elia pregò che la siccità finisse, e il Signore mandò la pioggia.
La strage dei profeti di Baal al torrente Kison
A tal vista, tutto il popolo cadde con la faccia a terra e disse: “Il Signore è Dio! Il Signore è Dio!”. Elia disse loro: “Afferrate i profeti di Baal; non ne scappi neppure uno!”. Li afferrarono. Elia li fece scendere al torrente Kison, ove li ammazzò.
Il racconto di 1Re 18 presenta questa esecuzione come l’epilogo della sfida del Carmelo. I profeti di Baal erano considerati responsabili della diffusione dell’idolatria e dell’opposizione intenzionale al Signore.
Elia commette un errore gravissimo: accecato dal successo insperato pensa di riportare il popolo a Dio attraverso una religiosità che imita quella della regina Gezabele.
È una scorciatoia senza senso, gravida di errori: la regina giurerà vendetta e costringerà il profeta a fuggire nel deserto, Dio non si riconosce in quel gesto e abbandonerà Elia.
La persecuzione della casa di Acab
A Samaria vivevano settanta discendenti di Acab. Ieu scrisse alcune lettere e le inviò a Samaria, ai capi della città, agli anziani e alle persone incaricate dell’educazione dei discendenti di Acab.
Diceva: «Con questa lettera vi faccio notare che avete fra voi i figli del vostro re e avete carri e cavalieri. La città è fortificata e siete armati. Perché non scegliete il migliore tra i figli del vostro re per metterlo sul trono? Combattete per lui e per la sua famiglia!».
Essi furono presi da una gran paura e dissero: «Come possiamo noi resistere a Ieu, quando non ci sono riusciti due re?».
Il capo della reggia, il comandante della città, gli anziani e gli educatori mandarono a Ieu questa risposta: «Abbiamo deciso di stare ai tuoi ordini; faremo tutto quel che ci dirai. Noi non sceglieremo un nuovo re; fa’ tu quel che ti sembra opportuno».
Ieu scrisse loro una seconda lettera che diceva: «Se siete dalla mia parte e mi ubbidite, venite da me a Izreèl, domani a quest’ora, e portatemi le teste dei componenti la famiglia reale!».
Quando ricevettero la lettera, questi presero i componenti la famiglia reale e li uccisero, tutti e settanta. Misero le loro teste in alcuni canestri e le mandarono a Ieu, nella città di Izreèl.
Il mattino seguente, uscì dalla città, si fermò e disse al popolo: «Voi siete innocenti. Io mi sono ribellato al mio re e l’ho ucciso. Ma questi, chi li ha ammazzati?».
«Rendetevi conto che nessuna delle minacce pronunziate da Dio contro la famiglia di Acab può andare a vuoto; quel che aveva annunziato per mezzo di Elia, suo servitore, il Signore lo ha fatto!».
Poi Ieu fece eliminare il resto della famiglia di Acab, a Izreèl, e tutti i suoi sostenitori: i nobili, gli amici, i suoi sacerdoti; non ne lasciò vivo neppure uno.
Il ruolo di Ionadab, figlio di Recab
Partito di là, Ieu incontrò Ionadàb, figlio di Recab, che gli veniva incontro. Lo salutò e gli disse: - Posso fidarmi di te, come tu puoi fidarti di me? - Certamente! - rispose Ionadàb. - Allora, qua la mano! - esclamò Ieu. Ionadàb gli porse la mano, e Ieu lo fece salire sul suo carro.
- Vieni con me, - gli disse. - Osserva con quanta passione agisco per il Signore! Lo condusse sul suo carro fino a Samaria.
Nella versione della CEI, Ieu gli disse: «Il tuo cuore è retto verso di me, come il mio nei tuoi riguardi?». Ionadàb rispose: «Sì». «Se sì, dammi la mano». Ionadàb gliela diede. Ieu allora lo fece salire sul carro vicino a sé e gli disse: «Vieni con me e vedrai il mio zelo per il Signore».
Il personaggio di Ionadab accompagna Ieu nella fase decisiva della campagna contro la casa di Acab e contro il culto di Baal. La sua presenza conferisce alla scena una dimensione pubblica e testimoniale.
Lo sterminio dei sacerdoti e degli adoratori di Baal
Entrò in Samaria, ove uccise tutti i superstiti della casa di Acab fino ad annientarla, secondo la parola che il Signore aveva comunicata a Elia.
Ieu radunò tutto il popolo e gli disse: «Acab ha servito Baal un poco; Ieu lo servirà molto. Ora convocatemi tutti i profeti di Baal, tutti i suoi fedeli e tutti i suoi sacerdoti; non ne manchi neppure uno, perché intendo offrire un grande sacrificio a Baal. Chi mancherà non sarà lasciato in vita».
Ieu agiva con astuzia, per distruggere tutti i fedeli di Baal. Ieu disse: «Convocate una festa solenne per Baal». La convocarono.
Ieu inviò messaggeri per tutto Israele; si presentarono tutti i fedeli di Baal - nessuno si astenne dal viaggio - e si radunarono nel tempio di Baal, che ne risultò pieno da un’estremità all’altra.
Ieu disse al guardarobiere: «Tira fuori le vesti per tutti i fedeli di Baal». Ed egli le tirò fuori.
Le vesti rituali permettevano di riconoscere coloro che partecipavano alla celebrazione. Gli adoratori di Baal vennero tutti, nessuno escluso, e il tempio fu riempito da cima a fondo.
Ieu, accompagnato da Ionadàb figlio di Recàb, entrò nel tempio di Baal e disse ai fedeli di Baal: «Badate bene che non ci sia fra di voi nessuno dei fedeli del Signore, ma solo fedeli di Baal».
Mentre quelli si accingevano a compiere sacrifici e olocausti, Ieu fece uscire ottanta suoi uomini con la minaccia: «Se qualcuno farà fuggire uno degli uomini che io oggi metto nelle vostre mani, pagherà con la sua vita la vita di lui».
Quando ebbe finito di compiere l’olocausto, Ieu disse alle guardie e agli scudieri: «Entrate, uccideteli. Nessuno scappi».
Le guardie e gli scudieri li passarono a fil di spada e li gettarono perfino nella cella del tempio di Baal. Penetrati in essa, portarono fuori il palo sacro del tempio di Baal e lo bruciarono.
Fecero a pezzi la stele di Baal, demolirono il tempio di Baal e lo ridussero un immondezzaio fino ad oggi.
| Momento del racconto | Azione di Ieu |
|---|---|
| Convocazione | Radunò tutti i profeti, i fedeli e i sacerdoti di Baal. |
| Rito | Organizzò una festa solenne e fece preparare i sacrifici. |
| Controllo | Fece distribuire le vesti e verificò che non vi fossero fedeli del Signore. |
| Accerchiamento | Collocò ottanta uomini all’esterno del tempio. |
| Esecuzione | Ordinò alle guardie e agli scudieri di uccidere gli adoratori di Baal. |
| Distruzione del culto | Fece bruciare il palo sacro, spezzare la stele e demolire il tempio. |
«Ieu fece scomparire Baal da Israele»
Ieu fece scomparire Baal da Israele.
La formula riassume il risultato politico e religioso dell’azione del re: il santuario di Baal viene distrutto, i suoi ministri vengono eliminati e il culto viene rimosso dalla scena ufficiale del regno d’Israele.
Così Ieu eliminò il dio Baal da Israele. Continuò, tuttavia, a commettere le stesse colpe di Geroboamo, figlio di Nebat. Egli aveva fatto peccare gli Israeliti collocando due vitelli d’oro nei santuari di Betel e Dan.
Ieu non si allontanò dai peccati che Geroboamo figlio di Nebàt aveva fatto commettere a Israele e non abbandonò i vitelli d’oro che erano a Betel e in Dan.
Il giudizio sul comportamento di Ieu
Il Signore disse a Ieu: «Hai agito bene! Hai fatto la mia volontà e hai trattato la famiglia di Acab come io desideravo. Ti prometto perciò che, per quattro generazioni, un tuo discendente sarà re d’Israele».
Secondo la versione CEI: «Perché ti sei compiaciuto di fare ciò che è giusto ai miei occhi e hai compiuto per la casa di Acab quanto era nella mia intenzione, i tuoi figli - fino alla quarta generazione - siederanno sul trono di Israele».
Ma Ieu non si preoccupò di ubbidire con tutto il cuore alla legge del Signore, Dio d’Israele: continuò a commettere le stesse colpe di Geroboamo, che aveva fatto peccare gli Israeliti.
Il testo mantiene così una valutazione ambivalente. Da una parte, Ieu compie ciò che viene presentato come giudizio contro la casa di Acab e come eliminazione del culto di Baal. Dall’altra, non realizza una riforma religiosa completa, perché conserva una forma di idolatria legata ai vitelli d’oro.
La differenza tra Elia e Ieu
Elia affrontò i profeti di Baal sul monte Carmelo per mostrare al popolo chi fosse il vero Dio. Ieu, invece, agì da re e da comandante, usando inganno, potere politico, truppe armate e un piano di eliminazione.
Elia riparò un altare del Signore che era stato demolito. Usò dodici pietre, e questo forse rammentò a molti appartenenti alle dieci tribù di Israele che erano ancora tenuti a rispettare la Legge data a tutte le dodici tribù.
Con la sua preghiera Elia dimostrò che teneva ancora agli israeliti: attendeva il momento in cui Geova avrebbe “rivolto indietro il loro cuore”.
Per Elia l’adorazione di Baal era tutta una farsa, e voleva che anche il popolo di Dio se ne rendesse conto.
Nel racconto di Ieu, invece, l’obiettivo immediato è la distruzione sistematica degli adoratori e delle strutture del culto: la convocazione, l’identificazione, l’accerchiamento, l’uccisione e la demolizione del tempio seguono un piano preciso.
Violenza, giudizio e lettura cristiana
Il brano va letto tenendo conto della sensibilità e della coscienza del redattore biblico di quell’epoca, per il quale era normale, se non doveroso, attribuire a Dio e ai suoi profeti anche gesti di violenza.
Illuminati dalla coscienza di Gesù noi leggiamo e preghiamo questi brani per cogliervi quegli elementi simbolici per far crescere in noi la fede la speranza e l’amore.
Elia è il primo dei profeti che vogliamo conoscere in questo percorso di spiritualità sui personaggi della Bibbia. Una scelta azzeccata visto che cronologicamente è il primo grande profeta di Israele, insieme a Samuele e Natan, e che tradizionalmente è considerato da Israele come il più grande tra i profeti.
Elia vive nel Regno del Nord intorno all’anno 850 a.C. mentre il re Acab, iniquo e capriccioso, sposa la regina fenicia Gezabele che importa in Israele i culti orgiastici di Baal.
Si confrontano, in questa sfida, due modi di intendere la religiosità: un approccio pagano, magico, superstizioso, fatto di violenza e di sangue e un modo nuovo, di intimità, di preghiera, di fiducia che svela il vero volto di Dio.
Poi accade l’incredibile: visto il successo anche Elia si fa travolgere dalla passione e uccide e fa uccidere («scanna», recita il testo!), tutti i profeti di Baal.
Ancora una volta, come per Mosè, Elia dovrà attraversare il deserto e conoscere la solitudine, ammettere la propria sconfitta, ammettere di non essere migliore dei propri padri, per essere finalmente pronto a fare esperienza di Dio.
Dio non si può mai affermare e difendere con la violenza, mai.
Il significato simbolico dell’idolatria
Ma perché questo conflitto dovrebbe interessarci? Qualcuno penserà che parlare di vicende legate al culto di Baal sia inutile, visto che oggi non ci sono più né templi né altari di quel dio. Ma questo episodio non è semplicemente un capitolo di storia antica.
“Baal” significa “proprietario” o “signore”. Geova disse agli israeliti che dovevano scegliere lui come loro “baal”, o “proprietario maritale”.
Anche oggi le persone servono un’infinità di signori diversi dall’Iddio Onnipotente. Dedicando la propria vita al denaro, alla carriera, ai divertimenti, al sesso o a qualunque altro dio adorato al posto di Geova, in pratica scelgono quale signore servire.
Per certi versi gli elementi predominanti del culto di Baal sono tuttora molto diffusi. Riflettere su quell’antico conflitto tra Geova e Baal ci può essere di aiuto per scegliere bene chi vogliamo servire.
Il profeta è l’uomo dell’alleanza. Ha molto chiaro chi è l’unico Dio, l’amante della vita, l’unico capace di prendersi cura dell’uomo perché ne è stato il liberatore, come tutta la vicenda dell’esodo ha mostrato.
Di fronte a lui non si può rimanere neutrali “saltando da una parte all’altra” o, come diremmo noi, “tenendo un piede in due scarpe”.
Il contrasto con la violenza cristiana
Qualche critico dei nostri giorni potrebbe condannare l’epilogo di questa prova sul Carmelo. Alcuni magari temono che venga utilizzato da fanatici per giustificare violenti atti di intolleranza religiosa.
Ma Elia non era un fanatico: eseguì una sentenza giusta per conto di Geova. Inoltre i veri cristiani sanno che non devono imitare alla lettera ciò che fece Elia uccidendo i malvagi.
Al contrario seguono il principio racchiuso in queste parole che Gesù rivolse a Pietro: “Riponi la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada periranno di spada”. In futuro sarà Geova a fare giustizia per mezzo di suo Figlio.
La storia della salvezza ha avuto piccoli e grandi profeti, tutti ugualmente ispirati da Dio per richiamare e incoraggiare il popolo di Israele a vivere con animo docile l’alleanza del Sinai.
Anche nella storia cristiana i profeti sono stati perseguitati e spesso uccisi: noi li chiamiamo martiri (testimoni), il cui seme ha generato e continua a generare vita nuova per il mondo.
Come cristiani siamo chiamati ad essere nel mondo profeti di una possibilità nuova di vita, che nasce dal vivere il Vangelo e che si esprime nella libertà, nell’amore, nella verità, nella giustizia e nella pace.
