La Novena di Natale dell’Arcidiocesi di Bari-Bitonto propone un itinerario tematico sul mistero dell’Incarnazione, a partire dalle parole del Credo niceno-costantinopolitano: «si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo». Il percorso invita a contemplare Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, e a riconoscere nell’incarnazione la piena assunzione e redenzione dell’umanità.
La scelta della novena è quella di valorizzare i testi liturgici del giorno, attingendo alle ferie maggiori dell’Avvento (17-24 dicembre), perché la liturgia stessa diventi scuola di preghiera. Ogni giorno una parola - Storia, Sogno, Parola, Inizio, Cura, Promessa, Nome, Benedizione - mette in dialogo la nostra vita con la carne assunta da Cristo, che redime, trasfigura e restituisce all’uomo la sua autentica dignità.
Il tema della novena: il Verbo si fece carne
Papa Leone XIV, nella Lettera Apostolica In unitate fidei, ci invita a volgere lo sguardo al 1700° anniversario del Concilio di Nicea, richiamandoci al documento della Commissione Teologica Internazionale Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore. A quel testo ci riferiamo, perché, come afferma il Papa, esso offre prospettive preziose non solo sul piano teologico ed ecclesiale, ma anche culturale e antropologico.
Nicea ci riconsegna infatti ciò che è centrale per la fede: Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, unico Salvatore dell’umanità. Questa novena intende sostare sulle parole del Credo niceno-costantinopolitano che esplicitano l’affermazione dell’evangelista Giovanni: «Il Verbo si fece carne».
Quando professiamo: «si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo», affermiamo l’assunzione reale, piena e irrevocabile dell’umanità da parte del Figlio di Dio. Nicea, e poi Calcedonia, prendono le distanze da ogni riduzione che vede in Cristo un corpo solo “rivestito”, senza una vera anima umana.
La fede della Chiesa confessa che il Figlio eterno ha assunto e redento l’essere umano intero: corpo, intelligenza, volontà, libertà. In Lui, l’umanità non è scartata, ma migliorata per sempre. Come ricorda il documento della CTI, riprendendo un’intuizione cara a Benedetto XVI, formulare la fede cristologica «dilata la ragione», allarga l’orizzonte dell’umano.
Ciò che la Chiesa dice di Cristo libera il pensiero umano da visioni riduttive dell’uomo stesso. L’incarnazione non solo rivela chi è Dio, ma illumina chi è l’essere umano: persona unica, pensante, libera, destinata alla comunione con il Padre.

Le otto parole dell’itinerario
| Giorno | Parola | Prospettiva |
|---|---|---|
| 1 | Storia | La vita dell’uomo e l’ingresso di Dio nella storia |
| 2 | Sogno | L’attesa e l’orizzonte della speranza |
| 3 | Parola | Il Verbo che si fa carne |
| 4 | Inizio | La novità inaugurata dall’Incarnazione |
| 5 | Cura | La dignità della vita e dell’umanità assunta da Cristo |
| 6 | Promessa | La fedeltà di Dio che si compie nel Figlio |
| 7 | Nome | L’identità personale e la chiamata alla comunione |
| 8 | Benedizione | La carne umana resa luogo della presenza e della salvezza |
Per questo motivo, la novena propone un itinerario tematico a partire dal Mistero dell’Incarnazione: si è fatto uomo, veramente uomo. Ogni giorno una parola (Storia, Sogno, Parola, Inizio, Cura, Promessa, Nome, Benedizione) mette in dialogo la nostra vita con la carne assunta da Cristo, che redime, trasfigura e restituisce all’uomo la sua autentica dignità.
Maria, donna reale e custode della vita
Ad accompagnare il cammino, è stata scelta la Madonna del Parto di Piero della Francesca: un’immagine sobria e potente, che non rappresenta un’idea astratta, ma una donna reale, giovane e incinta. Il corpo che custodisce la vita, la veste che si apre per lasciare spazio al Figlio, la mano che lo protegge, la dignità del volto sono teologia visibile dell’incarnazione: Dio entra nel mondo attraverso la carne e quella carne diventa benedizione.
Guardando Maria, comprendiamo che l’attesa cristiana non è evasione, ma accoglienza della vita di Dio nella nostra storia. Questa immagine non raffigura un’idea, ma una donna reale, giovane, incinta: un corpo che custodisce la vita, un’attesa che cambia l’esistenza.
Piero della Francesca raffigura Maria senza spiritualismi, rivelando che l’incarnazione non è concetto, ma corpo accolto, vita custodita, umanità resa luogo di salvezza. La veste che si apre per lasciare spazio alla vita, la mano che protegge il grembo, la sobrietà del volto sono teologia visibile: Dio entra nel mondo attraverso la carne, e quella carne diventa benedizione.
Come lei, siamo chiamati a custodire il Figlio che viene, affinché, attraverso la nostra umanità, Egli sia riconosciuto vero Dio e vero uomo, Salvatore del mondo.

La liturgia come scuola di preghiera
La scelta di valorizzare i testi liturgici delle ferie maggiori dell’Avvento, dal 17 al 24 dicembre, permette alle comunità di vivere la novena in stretta relazione con la liturgia del tempo. La preghiera quotidiana non viene presentata come un percorso separato, ma come un approfondimento dei testi e dei temi che preparano la celebrazione del Natale.
La scelta di questa novena è quella di valorizzare i testi liturgici del giorno, attingendo alle ferie maggiori dell’Avvento (17-24 dicembre), perché la liturgia stessa diventi scuola di preghiera. Ogni comunità potrà adattare questo materiale secondo le proprie esigenze pastorali.
Una proposta per le comunità e le parrocchie
Per le comunità e le parrocchie: è possibile richiedere il pannello con la Madonna del Parto che accompagna la novena al Servizio per la pastorale liturgica diocesana. L’immagine può essere esposta nelle chiese durante l’Avvento e la Novena di Natale, per sostenere anche con lo sguardo la contemplazione del mistero dell’Incarnazione.
L’immagine di Maria può accompagnare la preghiera quotidiana come segno visibile dell’attesa e dell’accoglienza. Il corpo che custodisce la vita, la veste che si apre per lasciare spazio al Figlio, la mano che lo protegge e la dignità del volto rendono concreta la contemplazione del mistero dell’Incarnazione.
Per coloro che la vivono in una forma più tradizionale, il primo giorno può essere dedicato alla lettura e meditazione di alcuni passaggi della Lettera Apostolica In unitate fidei e del documento della CTI riguardanti l’incarnazione del Figlio di Dio.
In appendice si trovano alcuni estratti dei documenti di riferimento, utili per meditazioni o catechesi. Tale preghiera può essere arricchita da una riflessione sull’opera di Piero della Francesca, la Madonna del Parto, per contemplare, con gli occhi e con l’intelligenza della fede, la realtà concreta dell’incarnazione nella carne di una donna che accoglie il Figlio eterno.
La Novena di Natale nel sussidio diocesano
Come ogni anno è stato approntato un sussidio liturgico da offrire alle comunità. È solo una pista, che ognuno adatterà al proprio contesto. Il sussidio raccoglie proposte per accompagnare le comunità nel tempo di Avvento e Natale, sostenendo la preghiera, la celebrazione e la partecipazione ecclesiale.
- L’icona biblica.
- Proposte della Caritas per l’Avvento di fraternità.
- La novena dell’Immacolata.
- La Veglia di Avvento.
- La novena di Natale per la comunità.
- La preghiera di ringraziamento nell’ultimo giorno dell’anno.
- La Guida Liturgica 2025/2026.
All’interno del sussidio troverete anche la proposta del Direttore della Caritas diocesana, don Lino Modesto, per l’Avvento di fraternità. In modo particolare si richiama l’attenzione al “Progetto di Microcredito Imprenditoriale”, che sta particolarmente a cuore al nostro Arcivescovo.
Gli spartiti e i canti del tempo di Avvento-Natale completano il materiale destinato alle celebrazioni. Le belle immagini che arricchiscono il sussidio sono opera della signora Giustina Giannuoli.
Il clima spirituale dell’Avvento
È buona prassi, durante il tempo d’Avvento, porre sul presbiterio la corona d’Avvento. Sarebbe bello se, di domenica in domenica, fossero le famiglie della parrocchia ad alternarsi nell’accensione dei ceri, che scandiscono il percorso in preparazione al Natale, in modo da sentire sempre più la Chiesa come famiglia di famiglie.
Il documento della Conferenza Episcopale Italiana I Cantieri di Betania, che indica le prospettive per il nuovo anno pastorale, inserito nel clima del tempo di Avvento che stiamo per vivere, sembra richiamare subito alla mente alcune rappresentazioni di origine medioevale, in cui la natività è posta non in una grotta bensì in un edificio diroccato.
Queste rappresentazioni indicano che il Figlio di Dio, con la sua incarnazione, è venuto a rinnovare il mondo, a “restaurare” quell’uomo creato a sua immagine e somiglianza. Toccherà ai giovani delle comunità parrocchiali, con il loro estro e immaginazione, cimentarsi nel costruire il presepe in parrocchia, collegandolo all’idea di cantiere, immagine consegnataci proprio dalla CEI.
Vogliamo “far germogliare sogni”, “intrecciare relazioni, risuscitare un’alba di speranza”, farci “imparare l’uno dall’altro”, “creare un immaginario positivo che illumini le menti e riscaldi i cuori”.
Ascolto, comunione e rinnovamento delle comunità
Rinnovare il volto delle nostre comunità non è questione di architetture pastorali ma di atteggiamenti veri, di spazi umili, non prepotenti: chi si illude di possedere tutto o di sapere tutto non si mette in viaggio, non dà fiducia a Dio, alla vita, agli altri.
Solo chi ha spazi “vuoti” può lasciarsi parlare e riempire dall’amore che viene dal Signore Gesù. La Novena di Natale può così diventare un’occasione per vivere l’attesa non soltanto come preparazione individuale, ma come cammino comunitario di ascolto, preghiera e accoglienza.
Il presepe, la corona d’Avvento, l’immagine della Madonna del Parto, i testi liturgici e le parole quotidiane dell’itinerario possono sostenere una celebrazione capace di coinvolgere famiglie, giovani e comunità parrocchiali.
Il Signore che si è fatto uomo benedica il lavoro di ciascuno e lo renda fecondo per la vita della Chiesa.