Madre Teresa: le ore di adorazione eucaristica e la carità verso i poveri

Per Santa Teresa di Calcutta, l’adorazione eucaristica era il cuore della vita spirituale e la sorgente dell’amore concreto verso i più poveri dei poveri. Ogni mattina Madre Teresa trascorreva con le sue consorelle almeno due ore davanti al Santissimo Sacramento in preghiera e in meditazione e un’ora nel pomeriggio in adorazione.

Questa preghiera non era separata dal servizio, ma lo alimentava: l’adorazione riempiva Madre Teresa di luce, amore ed energia per riconoscere, amare e servire Gesù nei poveri. La sua esperienza mostra il legame inseparabile tra Eucaristia, preghiera, sacrificio e carità.

Il tenero amore di Madre Teresa per Gesù nell’Eucaristia

Madre Teresa incoraggiava e ispirava le Missionarie della Carità attraverso il suo tenero e personale amore per Gesù nell’Eucaristia. La Madre faceva sempre profonde genuflessioni davanti al Santissimo Sacramento: lei sapeva Chi vi era dentro e Lo amava con passione.

Il sacrificio eucaristico quotidiano e l’adorazione erano parte della sua vita; vi partecipava insieme alle consorelle con grande amore, tenera devozione ed entusiasmo. Durante la comunione la Madre rimaneva raccolta in una profonda preghiera.

Anche quando tornava a notte fonda dai suoi viaggi, si alzava alle 4.40 del mattino per partecipare con le consorelle alla Messa e pregare in cappella. Durante l’adorazione era sempre profondamente assorta nella preghiera, con il rosario in mano.

Madre Teresa diceva: “Bisogna imbeversi dello Spirito della Santa Messa, che è totale abbandono e offerta. L’Eucarestia è ciò che rende entusiasmante la nostra vita”.

Quante ore dedicava Madre Teresa all’adorazione

Momento della giornataTempo dedicatoAttività
Ogni mattinaAlmeno due orePreghiera e meditazione davanti al Santissimo Sacramento
Ogni pomeriggioUn’oraAdorazione eucaristica
Ogni giorno, secondo la disciplina comunitariaUn’oraOra Santa quotidiana

Alla sua morte, risultava che avevano abbracciato il suo ideale di carità circa 4.500 religiose. A loro Madre Teresa chiedeva per regola che con un’ora di adorazione eucaristica iniziassero la giornata e con un’altra la concludessero.

Può sembrare una prescrizione esagerata, troppo esigente. Ma invece si tratta di impostare il giorno ascoltando, ai piedi del tabernacolo, i suggerimenti che Gesù può dare.

Alla conclusione del giorno, magari stanchi e sfiniti, si fa poi il bilancio del lavoro fatto e tutte le persone che sono state incontrate vengono messe ai piedi di Gesù, presente nell’Eucaristia.

Madre Teresa in adorazione davanti al tabernacolo

L’Ora Santa quotidiana e la crescita della congregazione

“Dal momento in cui abbiamo iniziato ad avere un’ora di adorazione al giorno, l’amore per Gesù è diventato più intimo nel nostro cuore, l’affetto tra noi più comprensivo e quello per i poveri si è riempito di compassione”, diceva Santa Teresa di Calcutta.

Nella comunità, in genere, l’adorazione veniva praticata una volta alla settimana per un’ora; poi, nel 1973, si decise di dedicare all’adorazione un’ora quotidiana. Il lavoro che aspettava le Missionarie della Carità era enorme e le case per i poveri malati e moribondi erano gremite ovunque.

Dal momento in cui iniziarono ad avere un’ora di adorazione al giorno, però, l’amore per Gesù diventò più intimo nel cuore delle religiose, l’affetto tra loro più comprensivo e quello per i poveri si riempì di compassione.

“Così è raddoppiato il numero di vocazioni. Dio ci ha benedette con molte vocazioni meravigliose. L’ora che dedichiamo al nostro colloquio quotidiano con Dio è la parte più preziosa di tutta la giornata”.

L’adorazione come sorgente del servizio ai più poveri

L’amore di Madre Teresa per l’Eucaristia l’ha spinta a essere sulla croce con Cristo per essere spezzata e data agli altri, in modo che potessero avere vita in abbondanza. Questo amore l’ha chiamata anche ai piedi della croce delle sofferenze dei fratelli e delle sorelle sui Calvari dei tempi moderni.

Le Missionarie della Carità hanno visto con quanta grandezza d’animo Madre Teresa abbia risposto a queste chiamate, e questo le ha incoraggiate a imitarla. La loro vita e il loro lavoro d’amore tra i più poveri dei poveri sono il prolungamento del sacrificio eucaristico che hanno offerto.

“Adoriamo Gesù nell’Eucarestia e lo serviamo e amiamo negli altri e nei più poveri dei poveri”. Madre Teresa ricordava che “quanto più tenero è il nostro amore per Gesù, pane di vita nell’Eucarestia, tanto più tenero sarà il nostro amore per Cristo assetato nei più poveri dei poveri”.

La Madre diceva anche: “Gesù si dona a noi attraverso l’Eucarestia per saziare la nostra fame e la nostra sete di Dio, Egli viene a noi nei più poveri dei poveri, come l’affamato, l’assetato, il senza casa, il malato, il moribondo, il non amato e l’indesiderato, per darci l’opportunità di saziare la Sua sete del nostro amore”.

La presenza di Gesù nel Sacramento e nei poveri

L’Eucaristia e i poveri sono inseparabili. Sono le due facce della stessa medaglia. Non c’è nulla di nuovo in questo nella Chiesa, come possiamo chiaramente leggere nei Vangeli.

Colui che disse: “Questo è il mio corpo” è la stessa persona che disse: “Avevo fame e mi avete dato da mangiare…”

San Giovanni Crisostomo scrisse: “Vuoi onorare il corpo di Cristo? Non trascurarlo quando si trova nudo. Non rendergli onore qui nel tempio con stoffe di seta, per poi trascurarlo fuori, dove patisce freddo e nudità”.

“Colui che ha detto: ‘Questo è il mio corpo’, è il medesimo che ha detto: ‘Voi mi avete visto affamato e mi avete nutrito’ e ‘Quello che avete fatto al più piccolo dei miei fratelli l’avete fatto a me…’”.

“A che serve che la tavola eucaristica sia sovraccarica di calici d’oro, quando Lui muore di fame? Comincia a saziare lui affamato, poi con quello che resterà potrai ornare anche l’altare”.

La Messa, la Comunione e l’adorazione nella vita cristiana

Si può affermare che la santa Eucaristia è la vita della Chiesa. In essa è contenuta tutta la ricchezza della Chiesa, perché l’Eucaristia è la fonte e il culmine di tutta la vita cristiana.

Siamo invitati a contemplare il grande mistero dell’Eucaristia e a vivere, per quanto possibile, una vita eucaristica. Si può, infatti, affermare che la vera vita cristiana è una vita eucaristica.

La santa Messa e la Comunione non si possono separare dalla vita del cristiano. I frutti che ne derivano dipendono dalla nostra preparazione e partecipazione alla santa Messa.

Molti santi trascorrevano tanta parte della giornata nel ringraziamento per la Messa e la Comunione, e un’altra parte nella preparazione. Nella sacrestia delle cappelle dei Missionari della Carità si nota un cartello che ricorda ad ogni sacerdote di celebrare la santa Messa con devozione, contemplazione ed entusiasmo.

Si legge: “Sacerdote di Dio, celebra questa santa Messa come fosse la tua prima Messa, la tua unica Messa e la tua ultima Messa”. Naturalmente queste parole si riferiscono sia al celebrante sia a chi partecipa alla Messa.

Le tre vie della celebrazione eucaristica

La via della purificazione

La celebrazione della santa Messa si divide in tre parti: la prima è un breve rito penitenziale, il cui scopo è quello di preparare e disporre sia il celebrante sia i partecipanti all’ascolto della Parola di Dio e a ricevere l’Eucaristia in modo degno.

I frutti della santa Messa dipendono dalla nostra disposizione interiore, se siamo preparati a ricevere grandi grazie. Si può paragonare il breve rito penitenziale alla “via della purificazione” all’inizio della nostra vita spirituale.

Esso dipende molto dai nostri sforzi, dalla nostra generosità e buona volontà, soprattutto dalla nostra collaborazione con la grazia di Dio. È sempre congiunto al dolore, perché comporta il sacrificio della nostra volontà alla volontà di Dio.

La via dell’illuminazione

Questo rito, che si ripete e si rinnova ad ogni celebrazione della santa Messa, ci prepara al passo successivo che si chiama “via dell’illuminazione”, che nella santa Messa corrisponde alla Liturgia della Parola.

Nessun seminatore semina se il campo non è pulito e debitamente preparato. Il seminatore sa che sarebbe semplicemente una perdita di tempo seminare in un campo che non è stato arato, ripulito e concimato.

Lo stesso principio si applica ad ogni celebrante e ad ogni partecipante alla Messa, specialmente per la Parola di Dio, seminata nel nostro cuore ad ogni celebrazione.

La Liturgia della Parola non è solamente parte essenziale della Messa, ma anche parte integrante della nostra crescita spirituale. Dobbiamo essere ben preparati e disposti all’ascolto, se possibile leggendo i testi in anticipo, riflettendo, meditando e contemplando su di essi.

Ciò vale non solo per colui che dovrà predicare, ma anche per tutti quelli che partecipano all’Eucaristia. L’omelia dovrebbe risvegliare nell’ascoltatore il seme della fede, che potrebbe essere assopito nel cuore dei credenti.

La qualità dell’omelia non dipende da quanto lunga sia e dal numero delle parole, ma da come sia stata preparata e dalla convinzione con cui è esposta. C’è una grande differenza tra ciò che copiamo da un libro e ciò che esponiamo con il cuore e con le esperienze della nostra vita.

La via dell’unione

La Parola di Dio non solo deve illuminare il cuore e la mente, ma anche prepararci a celebrare la parte più importante della santa Messa: la Liturgia dell’Eucaristia e la santa Comunione.

Se la seconda parte, in altre parole la “via dell’illuminazione”, che è la Liturgia della Parola, termina con il Credo e la preghiera dei fedeli nelle domeniche e nelle solennità, la terza parte si conclude in pratica con la santa Comunione.

Questa parte si può chiamare la “via dell’unione”. Così come nella nostra vita spirituale dobbiamo passare attraverso la “via dell’illuminazione” e la “via della purificazione” per arrivare alla “via dell’unione mistica e sponsale”, così anche in ogni celebrazione eucaristica non solo si ricordano, ma si rinnovano e si rivivono queste tre vie.

La forza della Comunione quotidiana

Teresa di Calcutta scrisse: “Questo desiderio di saziare la sete di Nostro Signore delle anime dei poveri, di pure vittime del Suo amore, continua a crescere a ogni Messa e Santa Comunione”.

Per questa ragione, nel lontano 1946-47, quando stava scrivendo le prime Costituzioni per la futura Congregazione delle Missionarie della Carità, che il suo Sposo crocifisso, Gesù, le aveva chiesto di fondare, Santa Teresa di Calcutta scrisse: “Le Sorelle dovrebbero usare ogni mezzo per imparare a crescere in quel tenero amore per Gesù nel Santissimo Sacramento”.

Teresa di Calcutta non solo rinnovava ogni giorno nella celebrazione dell’Eucaristia la sua “chiamata nella chiamata” a prestare servizio gratuito e di tutto cuore ai più poveri tra i poveri, ma trovava anche la sua forza nella Comunione quotidiana.

Infatti, lei scrisse all’Arcivescovo di Calcutta, F. Périer, S.J.: “Una cosa chiedo a lei, Eccellenza, di darci tutto l’aiuto spirituale di cui abbiamo bisogno. Se abbiamo Nostro Signore in mezzo a noi, con la Messa e la Santa Comunione quotidiana, non temo nulla né per le Sorelle, né per me. Lui si prenderà cura di noi. Ma senza di Lui non posso stare: sono impotente”.

Lo spirito della Messa: abbandono e offerta

Madre Teresa voleva che le Sorelle facessero il lavoro dei sacerdoti. Nel libro originale delle Costituzioni Santa Teresa di Calcutta scrisse: “Poiché le Sorelle devono fare il lavoro del sacerdote - andare dove lui non può andare e fare ciò che lui non può fare - devono assorbire lo spirito della Messa, che è uno spirito di totale abbandono e offerta”.

“Per questa ragione la santa Messa deve diventare l’incontro quotidiano, dove Dio e la Sua creatura si offrono reciprocamente per se stessi e per il mondo”.

Qui vediamo la conoscenza profonda di Santa Teresa di Calcutta dell’Eucaristia e della sua unione mistica. Fu questa inscindibile unione sponsale che le diede la forza di continuare a fare ciò che fece.

La vita che viveva non era più la sua, ma era Gesù che viveva in lei e operava attraverso di lei. Poteva fare tutto in Gesù, per Gesù e con Gesù, che le dava forza attraverso la Comunione eucaristica quotidiana.

La “chiamata nella chiamata” ricevuta nell’Eucaristia

Nella sua prima lettera all’Arcivescovo Périer, il 13 gennaio 1947, scrisse: “Un giorno alla Santa Comunione, udii chiaramente la stessa voce”.

Da Gesù Eucaristico Santa Teresa di Calcutta comprese il genere di Suore che avrebbe dovuto avere e le qualità che queste avrebbero dovuto possedere: “Voglio Suore indiane, vittime del Mio amore, che sarebbero Maria e Marta; che sarebbero talmente unite a Me da irradiare il Mio amore sulle anime”.

“Voglio suore libere rivestite della Mia povertà della Croce. Voglio suore obbedienti rivestite della Mia obbedienza della Croce. Voglio suore piene d’amore rivestite della mia Carità della Croce”.

Comprese anche il tipo di persone di cui lei e le sue Suore avrebbero dovuto prendersi cura: “Ci sono moltissime suore che si prendono cura di persone ricche e capaci, ma per i Miei più poveri non c’è assolutamente nessuno. Sono loro che desidero ardentemente, sono loro che amo. Rifiuterai?”

Udì il nome della Congregazione che Gesù voleva che lei fondasse: “Voglio suore indiane Missionarie della Carità, che sarebbero il Mio fuoco d’amore fra i più poveri, i malati, i moribondi, i bambini di strada”.

Udì ancora che lei e le sue suore avrebbero dovuto portare i poveri a Gesù: “Voglio che tu conduca a me i poveri, e le sorelle che offrissero la loro vita come vittime del Mio amore, condurranno queste anime a Me”.

La vocazione: amare, soffrire e salvare anime

Gesù le disse: “So che sei la persona più incapace, debole e peccatrice, ma proprio perché sei così, voglio usarti per la Mia gloria. Rifiuterai?”

Gesù le disse anche quale abito avrebbe dovuto indossare: “Indosserai semplici abiti indiani, o piuttosto vestirai come Mia Madre si vestì, semplice e povera… Il tuo sari diventerà sacro perché sarà il Mio simbolo”.

Gesù le disse molto chiaramente quale fosse la sua vocazione: “La tua vocazione è di amare, soffrire e salvare anime”.

Le assicurò che lei era la sua piccola sposa e che avrebbe sofferto molto: “Se sei la Mia piccola sposa, la sposa di Gesù crocifisso, dovrai sopportare questi tormenti nel tuo cuore”.

Lo Sposo Eucaristico le promise che non l’avrebbe lasciata mai, purché confidasse amorevolmente e ciecamente in Lui, gli obbedisse prontamente e gioiosamente, senza fare domande.

Maria, l’Eucaristia e il servizio ai poveri

Nel racconto della seconda visione, la Vergine Maria chiese a Santa Teresa di Calcutta di prendersi cura dei poveri e di portarli a Gesù. Le parole esatte furono: “Prenditi cura di loro: essi sono miei; conducili a Gesù, porta Gesù a loro”.

La Vergine Maria voleva che Santa Teresa di Calcutta continuasse a fare ciò che fece lei immediatamente dopo l’Annunciazione. All’Annunciazione Maria ricevette Gesù prima nel suo cuore e poi nel grembo, e dopo andò in fretta a portare Gesù alla cugina Elisabetta e agli altri.

“L’Annunciazione fu il giorno della prima Santa Comunione di Maria”, soleva dire Santa Teresa di Calcutta. Proprio come Maria che, dopo aver ricevuto Gesù nell’Annunciazione, andò in fretta a donarlo agli altri, così anche ogni Fratello o Sorella Missionario della Carità riceve Gesù nella santa Comunione e va in fretta a darlo ai poveri.

La Vergine Maria ribadì a Santa Teresa di Calcutta di portare Gesù ai poveri. Le promise anche il suo immancabile aiuto: “Non temere, Gesù e io saremo con te e con i tuoi figli”.

Madre Teresa con i poveri di Calcutta

“Cristo nei poveri”

Qui vediamo l’inseparabile duplice presenza di Gesù nel Pane di vita e nelle sembianze sofferenti dei più poveri tra i poveri.

Gesù chiese a Santa Teresa di Calcutta: “PortaMi nei ‘buchi’ dei poveri. Non posso andare da solo: essi non Mi conoscono e quindi non Mi vogliono. Vieni, vai in mezzo a loro”.

Gesù vuole che Santa Teresa di Calcutta, le Sorelle e i Fratelli vadano in mezzo ai poveri non come assistenti sociali, politici o padroni, sia uomini che donne, ma come servi indegni, ai quali è stato chiesto di portare Gesù nelle case e nei bassifondi dei poveri.

Gesù vuole andare a trovare i poveri, ma non può andare da solo. Gesù non può operare tra i suoi poveri senza di noi e noi non possiamo operare senza di lui: “Senza di me non potere fare nulla”; “Tutto posso in colui che mi dà forza”.

Lasciarsi spezzare come il pane eucaristico

Teresa di Calcutta andò più in profondità con Gesù Eucaristico, come appare nelle sue parole: “Come Gesù si lascia spezzare per darsi a noi come cibo, anche noi dobbiamo lasciarci spezzare, dobbiamo condividere prima di tutto con i nostri cari, nella nostra casa, nelle nostre comunità, perché l’amore comincia in casa”.

“Ogni Santa Comunione ci riempie di Gesù e dobbiamo andare in fretta, con Maria, per donarlo agli altri. Per lei, Gesù entrò nella sua vita il giorno della sua prima Santa Comunione, ed è così anche per tutti noi”.

“Egli si fece Pane di vita, perché anche noi, come Maria, diventassimo pieni di Gesù. Perché anche noi, come lei, andassimo in fretta a darlo agli altri e come lei, andassimo a servire gli altri”.

Queste parole furono pronunciate da Santa Teresa di Calcutta ai Fratelli e ai collaboratori a Los Angeles, il 1° luglio 1977.

L’Eucaristia mantiene vivo lo zelo

Secondo Santa Teresa di Calcutta, Gesù Eucaristico mantiene gli uomini e le donne zelanti, ferventi ed entusiasti. L’amore per l’Eucaristia aiuta ad amare i poveri.

In una sua lettera scrisse: “Cercate di essere l’amore di Gesù, la compassione di Gesù, la presenza di Gesù l’uno per l’altro e per i poveri che servite”.

“L’umiltà è sempre la radice dello zelo per le anime e della carità. Noi vediamo questo in Gesù, sulla Croce e nell’Eucaristia”.

A poco a poco Gesù Eucaristico si impossessò di Madre Teresa, trasformandola completamente in lui, così che potesse diventare Gesù per tutti. Le persone guardavano a lei, ma non vedevano più lei, bensì soltanto Gesù.

L’unione sponsale con Gesù

Come un magnete aderisce a un pezzo di ferro, così Madre Teresa era divenuta una cosa sola con il suo amato Sposo, che l’aveva chiamata la sua piccola Sposa: “Tu sei la Mia piccola sposa, la sposa di Gesù crocifisso”.

Da questa inscindibile unione sponsale si generano anime: “Piccola Mia, damMi anime, damMi le anime dei poveri bambini di strada”. Gesù la supplicava di dargli anime.

In Santa Teresa di Calcutta c’era un insaziabile desiderio sponsale, che si identificava con la sete di Gesù sulla croce per amore e per le anime.

Da allora in poi avrebbe continuato a pregare, soffrire e operare giorno e notte per Gesù, perché il suo amato Sposo era tutto per lei: “Gesù, Gesù mio, sono soltanto Tua… Ti amo non per ciò che mi dai, ma per ciò che prendi”.

Nella lettera all’Arcivescovo di Calcutta scrisse: “Veramente bramo di essere soltanto Sua, ardere completamente per Lui e per le anime. Voglio che Lui sia amato teneramente da molti… Ho già dato tutto a Lui”.

L’adorazione nelle case delle Missionarie della Carità

La Madre incoraggiava i bambini e gli adulti ad andare alla Messa domenicale nelle proprie parrocchie, dove invitava all’adorazione eucaristica. Per questo le cappelle dei conventi delle Missionarie della Carità rimangono aperte per coloro che vogliono unirsi alle religiose nella Messa e nell’adorazione.

Per quanto possibile, in ognuna delle loro case per i poveri è presente una cappella dove chi vuole è libero di venire alla presenza eucaristica di Gesù per ricevere la sua pace, il suo amore e la sua gioia.

Nelle case del ramo contemplativo si svolgono intere giornate di adorazione aperte a tutti, sia nelle parrocchie sia nelle cappelle del convento.

I volontari, provenienti da tutto il mondo, hanno la possibilità e la libertà ogni giorno di unirsi alle Missionarie della Carità per la Messa e l’adorazione. Sono in molti a venire: l’Eucarestia e il lavoro per i poveri conferiscono nuovo significato alle loro vite.

La preghiera davanti al tabernacolo

La preghiera davanti al tabernacolo può assumere forme diverse. Alcune volte sarà parlare con Gesù; altre, ascoltarlo; altre ancora, guardarlo e sentirsi guardati.

Può significare riposare sul petto dell’Amico e far riposare Lui; dirgli di sì in una consegna totale al suo amore eterno; adorare in prostrazione amorosa; abbandonarsi nelle sue braccia di Padre.

Può anche significare sedersi sulle sue ginocchia affinché racconti il suo segreto; appoggiare il capo, come San Giovanni, sul petto del divino Maestro; ascoltarlo in ginocchio come la Maddalena; guardarlo imbambolati, come i piccoletti; oppure rimanere in silenzio, in un assaporamento soave, pacifico e silenzioso dell’amore.

“Non lasciare solo Gesù”

“Vieni”. Gesù desidera ricevere il nostro amore. Spesso è possibile percepire nel profondo dell’anima la sua chiamata: “Vieni a trovarmi”.

Quando una persona è presa da altro e continua ad andare avanti, la chiamata può rimanere insistente: “Sono qui”. Alla fine ci si ferma davanti al tabernacolo e si scopre il motivo: Gesù era solo.

“Sono qui, Gesù”, Gli si può dire sorridendo, chiedendo perdono per averlo abbandonato. Davanti al tabernacolo è possibile sperimentare una gioia interiore e spirituale, capace di far traboccare l’anima.

“Gentile lettore, non lasciare solo Gesù”.

Adorazione Eucaristica: la testimonianza luminosa del giovane Matteo Farina (Just Today 26 Marzo)

Adorazione eucaristica e apostolato della preghiera

In passato si diceva che le anime si salvano con le ginocchia. Significava: con la preghiera, con l’adorazione eucaristica.

Questo lo devono sempre ricordare i sacerdoti, i diaconi, i catechisti e tutti gli operatori pastorali. La prima forma di apostolato, che è anche la più efficace, è quella della preghiera.

Importante e urgente è l’apostolato della parola e dell’azione, ma quello che porta più frutto è l’apostolato della preghiera, tante volte impreziosito da un elemento nascosto, ma assai efficace, che è la sofferenza.

Tutto trova sostegno nell’Eucaristia, che fornisce la forza per essere perseveranti. Gli esempi dei grandi apostoli della carità, che hanno messo in pratica le opere di misericordia in maniere tanto spesso eroiche, dovrebbero essere sempre tenuti presenti dai buoni cristiani.

Parola di Dio, Eucaristia e carità

Se l’Eucaristia è la fonte, ma anche il culmine della vita cristiana e di ogni attività della Chiesa, essa è soprattutto forza ed energia per ogni opera di carità e di misericordia.

Parola di Dio, Eucaristia e carità sono sempre i tre elementi indispensabili che qualificano la vita del cristiano.

Quando si cerca di scoprire quale fosse l’alimento dello zelo, della donazione e delle tante opere a favore del prossimo, ci si accorge che la fonte di tutto è stata l’Eucaristia.

La Messa, la Comunione e l’adorazione sono state ispiratrici dei gesti più straordinari ed eroici di carità. San Vincenzo de Paoli, Cottolengo, San Camillo de Lellis e Padre Kolbe hanno tratto forza e ispirazione per il dono di se stessi ai fratelli proprio dall’Eucaristia.

L’esempio più luminoso vicino a noi è quello di Madre Teresa di Calcutta. Lei, per la realizzazione della sua vocazione, aveva sperimentato con chiarezza ed evidenza che senza l’Eucaristia era impossibile passare, con amore e dedizione, le giornate accanto ai sofferenti e ai moribondi.

Il messaggio al Sinodo sull’Eucaristia

Le Missionarie della Carità raccomandavano il Sinodo alla preghiera e alle cure di Maria e dei santi devoti all’Eucaristia, specialmente del Santo Padre Giovanni Paolo II e della loro Madre, la Beata Teresa di Calcutta.

“Noi stesse rimarremo unite a te, nostro caro Santo Padre e a tutti i nostri padri nel Sinodo; pregheremo per voi e le vostre intenzioni, partecipando con l’amore al sacrificio eucaristico, contemplando e adorandoLo nel Santissimo Sacramento e servendoLo negli altri, specialmente nei più poveri dei poveri”.

“Possa questo Sinodo condurre l’intera Chiesa a una più profonda conoscenza e amore per l’Eucarestia e a un’esplosione di Carità - un amore vero e un’attenzione per i nostri fratelli e sorelle sofferenti e bisognosi, specialmente quelli ora a noi più vicini”.

Scoprire Gesù nell’Eucaristia e nei fratelli

San Giovanni Paolo II scrisse ai giovani di tutto il mondo in occasione della XIX Giornata Mondiale della Gioventù: “Cari amici, se imparerete a scoprire Gesù nell’Eucaristia, lo saprete scoprire anche nei vostri fratelli e sorelle, in particolare nei più poveri”.

“È con tale libertà interiore e tale bruciante carità che Gesù ci educa ad incontrarlo negli altri, in primo luogo nel volto sfigurato del povero”.

La Beata Teresa di Calcutta amava distribuire il suo “biglietto da visita”, sul quale stava scritto: “Frutto del silenzio è la preghiera; frutto della preghiera la fede, frutto della fede l’amore, frutto dell’amore il servizio, frutto del servizio la pace”.

“Ecco il cammino dell’incontro con Gesù”.

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