Le sale del Settecento del Museo Diocesano San Matteo di Salerno sono raccolte nel percorso “Arte e Fede”, un itinerario dedicato a prestigiose opere del XVIII secolo e costruito nel segno di Francesco Solimena. La sezione presenta dipinti appartenenti al patrimonio del museo, per anni custoditi all’interno dei depositi, e documenta l’ambiente storico-artistico salernitano e campano dell’epoca.
Il visitatore può conoscere questa stagione della pittura attraverso le opere del Ricciardi, del San Felice e del Chiarelli, inserite in un percorso religioso e artistico che completa l’itinerario cronologico del museo dal Medioevo al Settecento. La Sala “Arte e Fede” fa parte dell’esposizione permanente del Museo Diocesano, considerato il più importante museo d’arte di Salerno e provincia.
La Sala “Arte e Fede” e il percorso del Settecento
Sabato 14 dicembre, al Museo Diocesano di Salerno, è stata aperta al pubblico la Sala “Arte e Fede”, interamente dedicata a prestigiose opere del Settecento, nel segno del Solimena, appartenenti al patrimonio del museo e per anni custodite all’interno dei suoi depositi. La Sala “Arte e Fede” farà parte dell’esposizione permanente di questo scrigno di arte e bellezza che ad oggi si riconferma essere il più importante museo d’arte di Salerno e provincia.
Un suggestivo itinerario religioso che si apre alla mente ed al cuore dello spettatore. Il visitatore potrà quindi fruire e godere di questo nuovo itinerario che, sulla scia dell’opera del grande Maestro Francesco Solimena, ci porterà a conoscere l’ambiente storico artistico salernitano e campano dell’epoca, attraverso i dipinti del Ricciardi, del San Felice e del Chiarelli.

Francesco Solimena e la cultura figurativa del Settecento
La Sala “Arte e Fede” è concepita come un approfondimento della pittura religiosa del Settecento, con particolare attenzione alla lezione di Francesco Solimena. Il percorso valorizza opere che permettono di conoscere l’ambiente storico artistico salernitano e campano dell’epoca.
La pittura settecentesca è inserita nel più ampio patrimonio del Museo Diocesano, che ospita la più importante collezione di opere d’arte di Salerno, espressione della cultura regionale dal Medioevo al XVIII secolo. La pinacoteca del Museo è composta da quasi 100 dipinti, espressione della cultura figurativa dell'Italia meridionale dal XIII al XVIII secolo.
Accanto alle opere del Settecento, il percorso museale presenta testimonianze della pittura medievale, rinascimentale e barocca, permettendo di seguire lo sviluppo della cultura figurativa meridionale attraverso dipinti, sculture, codici, suppellettili liturgiche e reperti.
Le opere settecentesche presenti nel percorso museale
Tra le opere databili al XVIII secolo è ricordata l’Adorazione dei Magi, dipinto a olio su tela attribuito a Luca Giordano o Nicola Malinconico. L’opera appartiene alla sezione dedicata alle opere e alla suppellettile liturgica databili dal XVI al XVIII secolo.
La presenza dell’Adorazione dei Magi amplia il quadro della pittura religiosa meridionale rappresentata nel museo e collega la cultura del Settecento alle esperienze della tradizione napoletana. La Sala “Arte e Fede”, tuttavia, concentra l’attenzione soprattutto sul clima artistico segnato dalla personalità di Francesco Solimena e dai dipinti del Ricciardi, del San Felice e del Chiarelli.
| Opera o gruppo di opere | Datazione | Tecnica o attribuzione |
|---|---|---|
| Adorazione dei Magi | XVIII secolo | Olio su tela, attribuita a Luca Giordano o Nicola Malinconico |
| Opere della Sala “Arte e Fede” | Settecento | Dipinti nel segno di Francesco Solimena |
| Martirio di sant'Erasmo | Terzo quarto del XVII secolo | Olio su tela, Giovan Battista Benaschi |
| Mosè fa scaturire l'acqua dalla roccia | Terzo quarto del XVII secolo | Olio su tela, Giovan Battista Benaschi |
Il rapporto con la pittura barocca
La sezione settecentesca si comprende anche nel rapporto con la pittura barocca rappresentata nel museo da due grossi teloni del piemontese Giovan Battista Beinaschi, autore di due grossi teloni raffiguranti il Martirio di Sant’ Erasmo e Mosè che fa scaturire l’ acqua dalla roccia.
Martirio di sant'Erasmo e Mosè fa scaturire l'acqua dalla roccia sono dipinti a olio su tela, realizzati nel terzo quarto del XVII secolo da Giovan Battista Benaschi. Queste opere testimoniano la diffusione nel Mezzogiorno di una pittura monumentale e religiosa, fondata su grandi composizioni narrative e su episodi dell’Antico e del Nuovo Testamento.
Il passaggio dalla cultura barocca alla stagione settecentesca è quindi leggibile all’interno dell’intero itinerario del museo, nel quale la pittura religiosa è presentata attraverso opere appartenenti a epoche e orientamenti diversi.

La collocazione della sala nel percorso cronologico
Il percorso storico-artistico ci accompagna dal Medioevo al Settecento ovvero dalle tavolette in avorio nella prima sala del Medioevo passare dalla Sala del Crocefisso che potete ammirare alle mie spalle, la Sala del Exultet, la Sala del Quattrocento con un Cristoforo Scacco, la Sala del Cinquecento con le opere di Andrea Sabatini, del Seicento con la bellissima Giuditta Salernitana di scuola caravaggesca per poi completare l'intero percorso con la Sala del Settecento nel segno dei Solimena.
La sezione del Settecento conclude idealmente una sequenza espositiva che comprende le tavolette eburnee medievali, il rotolo dell’Exultet, la pittura del Quattrocento, le opere di Andrea Sabatini nel Cinquecento e la quadreria seicentesca di scuola caravaggesca.
Il Museo Diocesano ospita la più importante collezione di opere d’arte di Salerno, espressione della cultura regionale dal Medioevo al XVIII secolo. Il patrimonio artistico del Museo comprende opere che vanno dal Medioevo al XX secolo.
Il Museo Diocesano San Matteo di Salerno
Il Museo Diocesano è senza dubbio il più importante contenitore di opere d’arte di Salerno. La sede attuale non è quella originaria, ma corrisponde al recupero della struttura del Seminario Diocesano, che, con la Biblioteca e l’Archivio, costituisce un grande polo culturale della città e della provincia.
Il Museo Diocesano San Matteo di Salerno, allestito nell'ex Seminario diocesano, venne istituito nel 1935, per volere di mons. Arturo Capone (1904 - 1927) per conservare, valorizzare e promuovere la conoscenza del patrimonio storico-artistico, proveniente dalla Cattedrale di Santa Maria degli Angeli e San Matteo Apostolo, dal territorio diocesano, da lasciti e donazioni di privati.
Il Museo venne istituito nel 1935 da mons. Arturo Capone, membro del Capitolo primaziale, in alcuni locali posti a ridosso della Cattedrale dell'Assunzione di Maria Vergine. Dopo il sisma del 1980 fu avviata la ristrutturazione dei locali nell'ex Seminario diocesano e nel 1990 il Museo fu trasferito nella nuova sede, insieme alla biblioteca e all'archivio storico, costituendo in questo un grande polo culturale della città e della provincia.
Nel 1993 l'esposizione è stata ampliata con una sezione di dipinti su tavola, realizzati tra il Trecento e il Cinquecento, e con una sala dedicata al pittore salernitano Andrea Sabatini (1480 - 1545). Attualmente è in corso la risistemazione e ampliamento degli spazi espositivi: il Museo può offrire al visitatore solo alcune opere, dal Medioevo al XX secolo.
L’edificio dell’ex Seminario diocesano
L’attuale configurazione dell’edificio corrisponde ai lavori fatti eseguire nel 1832 dall’arcivescovo Lupoli. A seguito di questo intervento, il plesso ha assunto una fisionomia rigorosamente neoclassica con uno sviluppo simmetrico costruito intorno all’asse centrale del portone, sulla cui chiave di volta spicca lo stemma marmoreo del presule, e del balcone soprastante, incorniciato da un’edicola che riecheggia un tempietto classico.
La struttura che ospita questo prestigioso luogo inizialmente è stata la prima sede della Scuola Medica Salernitana, successivamente Seminario Arcivescovile e come ho detto poco fa dagli inizi del Novecento, Museo Diocesano.
Qui sono raccolte le tante opere che provengono dal Duomo Cattedrale di Salerno ma anche dalle tante chiese dismesse dell'intera diocesi di Salerno Campagna Acerno. Nello stesso edificio che ospita il Museo troviamo anche la Biblioteca e l'Archivio Diocesano, dove sono conservati antichi volumi, documenti e centinaia di pergamene medievali.
Le principali sezioni che precedono il Settecento
La Sala degli Avori Medievali
Fra tutte le opere, segnaliamo innanzitutto il ciclo degli avori. Quest’ultimo rappresenta la più vasta e completa raccolta di tavolette d’avorio del Medioevo cristiano esistente al mondo.
Il ciclo si compone di 69 pezzi, di cui 37 illustrati con scene raffiguranti episodi del Vecchio e Nuovo Testamento. Gli studiosi ne ipotizzano una datazione oscillante tra la fine dell’XI secolo e i primi decenni del XII.
Ci troviamo in uno degli ambienti più prestigiosi del Museo Diocesano San Matteo la Sala degli Avori Medievali, questa è una delle sale più belle, perchè Salerno conserva questa collezione eburnea che è un pezzo unico al mondo. Sono 69 tavolette che rappresentano l'Antico e il Nuovo Testamento.
Ogni tavoletta riporta due scene ovvero un insieme di immagini che narrano appunto le storie dell'Antico Testamento con la creazione, i progenitori, le storie di Abramo e di Noè per poi passare al Nuovo Testamento con le tavolette dell'infanzia, della passione, dei miracoli di Gesù e della ressurezione.
Possiamo dire che queste tavolette sono state la prima Bibbia scritta su avorio ovvero aiutavano i fedeli a comprendere il mistero dell'Antico e Nuovo Testamento, il mistero dell'incarnazione e della resurezione di nostro signore Gesù Cristo.
La bellezza di queste opere è leggere come sono state realizzate l'Antico Testamento con una mano molto più austera priva di grandi segni iconografici mentre il Nuovo Testamento con l'avvento di Cristo notiamo che le tavolette sono molto più ricche di segni motivi floreali, rami e quant'altro.
Inizialmente queste tavolette erano conservate presso il Duomo Cattedrale di Salerno dedicato a San Matteo e alcuni studi ci aiutano a comprendere che forse erano o uno stipite di una porta, o una sedia episcopale o un paliotto d'altare in qualità di direttore sono più propenso a pensare che queste tavolette realizzassero un paliotto d'altare: ovvero un'immagine in avorio posizionata dinnanzi all'altare dove venivano celebrati i divini misteri, ovvero racchiudevano tutto il grande mistero della creazione, nascita, morte e passione di Nostro Signore.
La sezione documenta l'epoca più importante per Salerno. Di particolare rilievo: Due frammenti di pluteo decorati con Motivi geometrici e vegetali (IX secolo) un tempo utilizzati come gradini della cripta della Cattedrale.
Reliquiario a urna (X - XI secolo), in alabastro, 67 formelle con Storie dell'Antico e Nuovo Testamento (1084 ca.), in avorio intagliato, di ambito campano, la cui destinazione più accreditata è come paliotto d'altare: questa è la più vasta e completa raccolta eburnea del Medioevo cristiano nel territorio salernitano.
L’Exultet e i codici medievali
Altra opera di rilevo è l’Exultet, un rotolo in pergamena del XIII secolo, composto da 11 fogli illustrati con miniature, che veniva usato durante la liturgia del Sabato Santo.
Exultet, un rotolo pergamenaceo in lettere gotiche con 11 fogli miniati illustranti il Preconio pasquale (praeconium paschale, annuncio della Pasqua), risalente alla fine della prima metà del XIII secolo.
A queste due preziose opere si affiancano anche i dieci codici medioevali, tra cui il Pontificale è quello più interessante dal punto di vista artistico. Esso è stato realizzato in almeno due momenti successivi tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo, come si deduce dalla diversità degli stemmi a piede di pagina e degli stili e tecniche utilizzati.
La pittura dal Duecento al Quattrocento
La pinacoteca del Museo è composta da quasi 100 dipinti, espressione della cultura figurativa dell'Italia meridionale dal XIII al XVIII secolo. Fra le opere esposte ricordiamo: una Croce dipinta nel XIII secolo; la Crocifissione opera di Roberto d'Oderisio, uno dei protagonisti dell’arte gotica a Napoli; la Pietà dei Santi Crispino e Crispiniano, risalente agli ultimi decenni del XIV secolo; l’Incoronazione della Vergine di Eboli del XV secolo; un pannello raffigurante San Michele Arcangelo, opera di Cristoforo Scacco.
Crocifissione (1340 ca.), tavola del pittore napoletano Roberto de Oderisio, proveniente da Eboli: opera di influenza giottesca. Pietà (1390 ca.), tempera su tavola, del cosiddetto Maestro della Pietà di Salerno.
Statuetta della Madonna con Gesù Bambino (XV secolo), in marmo. Incoronazione di Maria Vergine e angeli (1480 ca.), tavola attribuita al Maestro dell'Incoronazione di Eboli, proveniente dalla Chiesa di San Francesco a Eboli.
Trittico con Madonna con Gesù Bambino in trono tra san Giovanni Battista, san Francesco d'Assisi, san Bernardino da Siena e san Sebastiano (1493 ca.), tavola di Vincenzo de Rogata.
La Sala del Cinquecento
Una rinnovata atmosfera culturale e artistica si respira all’interno della sala V, all’interno della quale si ritrovano numerose opere di Andrea Sabatini e dei manieristi del XVI secolo.
Il dipinto della Pietà e Santi di Sabatini, racchiuso nella sua ricca cornice di legno intagliato e dorato, si staglia sulla parete di fronte l’ingresso: la tormentata sodezza plastica del Cristo, le membra realisticamente cadenti e rigide, il torace enfiato, il profilo aguzzo, i colori densi e decisi turbano l’occhio dell’osservatore e mostrano una delle prime sperimentazioni dell’autore nei confronti della “maniera”.
Andrea Sabatini o da Salerno è considerato il capostipite del Cinquecento pittorico napoletano, promotore di un dichiarato rinnovamento, annoverato tra le personalità di spicco del rinascimento meridionale, di formazione peruginesca, accanto a moduli ancora tardoquattrocenteschi, appaiono legami con la sfera lombarda, ad esempio con Pedro Fernàndez e Cesare da Sesto.
Dal 1519 si registra una svolta manieristica, influenzata dagli spagnoli Pedro Machuca e Alonso di Berruguete, come è possibile notare nella tavola della Madonna di Costantinopoli: le tenebre avvolgono l’intera composizione, al centro della quale una luce squarcia lo sfondo per fare posto alla Vergine, il tutto immerso in un violente contrasto cromatico e di luci che rendono la scena non serena.
La linea manierista continua con l’Ecce Homo, attribuito a Giovan Bernardo Lama, donato al Museo nel 1939 da mons. Fortunato Maria Farina, vescovo di Foggia.
L’apice espressivo della “maniera tenera” è impersonato da Francesco Curia, autore della tavola Madonna del Rosario e Santi del 1600-1601. L’opera, sebbene molto danneggiata, testimonia una religiosità più pacata e devozionale, che incarna appieno il clima controriformistico, ormai lontana dalle influenze fiamminghe.
La quadreria Ruggi d’Aragona
Nel Museo sono esposti dipinti donati dal marchese Giovanni Ruggi D'Aragona nel 1870 alla Cattedrale. Si tratta per lo più di opere del XVII secolo tra cui spiccano: Giuditta, olio su tela, attribuita a Francesco Guarino.
Davide con la testa di Golia olio su tela, di anonimo pittore salernitano. Gesù tra i dottori, olio su tela, di anonimo pittore campano. San Girolamo penitente e San Pietro piange per non aver riconosciuto il Maestro, olio su tela, attribuita a Jusepe de Ribera detto lo Spagnoletto. Lot e le figlie, olio su tela, di anonimo pittore campano.
Si tratta per lo più di opere del secolo XVII. L’opera principale è la Giuditta di ignoto, il David con la testa di Golia sempre di ignoto, un Gesù tra i dottori di tono riberesco, S. Girolamo e S. Pietro che piange per non aver riconosciuto il Maestro e la tela di soggetto biblico Lot e le figlie.
Il catalogo “Arte e Fede”
Tutto il percorso espositivo è raccolto nel catalogo “Arte e Fede” a cura di don Luigi Aversa, il Direttore del Museo Diocesano di Salerno. Un prezioso testo corredato dalle fotografie di Enzo Figliolia, che arricchirà la biblioteca di chi lo sceglierà, anche come regalo di Natale.
La presentazione delle opere e delle sale è stata fatta da Valentina Lotoro, Dottore di ricerca in Storia dell’arte (Università degli Studi di Salerno).
All’inaugurazione hanno preso parte Sua Eccellenza Mons. Andrea Bellandi, il Direttore del Museo Diocesano di salerno Don Luigi Aversa e Sua Eccellenza Mons. Rino Fisichella, a cui è stata affidata la Prolusione dal titolo ”La bellezza evangelizzerà il mondo”.
Le altre raccolte del museo
Nei luminosi corridoi di accesso alle sale è stata collocata parte della collezione di monete della Magna Grecia, della Repubblica Romana, dell’Impero Romano e della Zecca di Salerno. Tra le migliaia di monete c’è da segnalare il famoso Follaro di Gisulfo II con la raffigurazione della Opulenta Salernu.
Prima di concludere la visita al Museo diocesano non bisogna farsi sfuggire il lapidario, in cui è conservata una lapide datata 1078, primo documento della conquista normanna di Salerno, il medagliere che conserva migliaia di monete dall’Antichità al Rinascimento, e la raccolta di paramenti sacri che vanno dal XVII al XIX secolo.
Oltre alle opere esposte, il Museo conserva dipinti, soprattutto su tavola e su tela, che datano dal XIV al XX secolo. Da segnalare è anche un Pontificale ad usum Ecclesiae Salernitanae.
Non mancano preziosi Codici (dall’XI secolo), anche miniati, pergamene, Cinquecentine e Seicentine. Arricchiscono la raccolta opere di oreficeria, un lapidario ed alcuni reperti archeologici di età romana e altomedioevali.
Altre opere comprendono una statuina in marmo raffigurante una Madonna con bambino del secolo XV, un sigillo di Romualdo II Guarna, un anello vescovile d'argento del secolo XVII proveniente dalla Cattedrale, un affresco staccato raffigurante due santi del secolo XIII proveniente dalla chiesa di S. Maria de Lama di Salerno, quattro lastre a mosaico del secolo XII, due frammenti di pluteo con motivi geometrici e vegetali del secolo IX un tempo utilizzati come gradini della Cripta della Cattedrale, una lapide in latino e una in ebraico, un’urna reliquaria in alabastro del secolo X-XI.
Informazioni sulla visita
Il Museo fa parte dell'itinerario "Salerno Sacra". In tutti i siti dell’itinerario è possibile acquistare i Pass d’ingresso con carta di credito o in contanti.
Sono disponibili sale per mostre temporanee e spazi per ricevimenti ed eventi.
Tutti i giorni: 09:30 - 18.30. Aperture pomeridiane solo su prenotazione.
Chiusura straordinaria: 24 Dicembre dalle 13.00, 25 Dicembre, 31 Dicembre dalle 13.00, 1 Gennaio, Domenica di Pasqua.
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