In Cina l’intelligenza artificiale consente di creare repliche digitali di persone scomparse, capaci di parlare, muoversi e, in alcuni casi, conversare con i familiari. Basta fornire fotografie, video, registrazioni vocali e informazioni sulla vita del defunto perché un sistema generativo ricrei quasi esattamente il suo aspetto, la sua voce e il suo comportamento.
Il fenomeno, spesso definito “resurrezione digitale”, nasce dal desiderio di rivedere una persona amata e di dirle ciò che non si è riusciti a dire in vita. Le applicazioni vanno dai brevi video commemorativi ai chatbot interattivi, dagli avatar utilizzati durante i funerali alle repliche consultabili tramite smartphone, computer o tablet.

Che cosa sono le resurrezioni virtuali
Vedere i propri cari ancora. Almeno per un'altra volta, per dirgli tutto quello che in vita non si è riusciti a dirgli. Si tratta di un desiderio più che comune tra gli esseri umani: avere la possibilità di rivedere un proprio familiare o una persona amata dopo la sua morte.
Fin qui si è sempre trattato di un desiderio irrealizzabile. Ora non più, quantomeno per chi si "accontenta" di parlare con una replica della persona amata realizzata attraverso l'intelligenza artificiale. A richiedere e ottenere questo tipo di servizio è per ora soprattutto chi vive in Cina, dove si sta sviluppando un importante industria del settore.
In Cina le pompe funebri stanno creando avatar dei defunti utilizzando l’intelligenza artificiale, potrebbero cambiare per sempre il modo in cui soffriamo. La possibilità di comunicare con i morti è stato per secoli il sogno proibito tra tavola ouija e sedute spiritiche, con i progressi dell'intelligenza artificiale e della tecnologia vocale abbiamo creato un nuovo business: la resurrezione artificiale.
In realtà c'è qualcosa di profondamente umano nel ricordare, e in un certo senso far tornare i nostri cari. Appendiamo foto alle pareti, visitiamo i cimiteri e raccontiamo le loro storie, il problema è che d'ora in poi rischia di non essere più un discorso a senso unico.
Come funziona la ricostruzione digitale
I chatbot vengono alimentati con tutti i dati a disposizione, foto, audio, video, mail. Ci sono vere e proprie agenzie specializzate nella creazione degli avatar dei defunti, per consentire alle persone di parlare tramite chat video, SMS, telefono o creare un assistente vocale di qualcuno che non è più in vita.
Ora, è tutto molto più semplice grazie agli avanzati strumenti a disposizione: persone non esperte o ingegneri “solitari” come Yu possono alimentare i modelli linguistici con frammenti del passato di una persona e ricreare quasi esattamente il suo aspetto, la sua voce e il suo comportamento. Basti pensare a sistemi generativi come ChatGPT, che ha già imparato come la maggior parte delle persone parla o scrive naturalmente.
“Creare un parente digitale richiede registrazioni audio, foto e informazioni sulle esperienze di vita dell’individuo deceduto. Più dati vengono forniti, più la replica digitale sarà simile alla persona reale”, ha detto Zhang.
Basta un video di pochi secondi perché l'intelligenza artificiale possa creare sullo smartphone un clone del defunto capace di muoversi e parlare come l'originale. Alcune aziende cinesi sostengono di aver creato migliaia di "persone digitali" partendo da appena 30 secondi di materiale audiovisivo del defunto.
I modelli precedenti richiedevano vaste serie di dati. La nuova generazione di strumenti, invece, permette di combinare una quantità relativamente ridotta di materiali con modelli linguistici, sistemi di sintesi vocale, animazione facciale e tecnologie di sincronizzazione labiale.
Dalla voce all’avatar interattivo
La nuova frontiera della manipolazione digitale promette invece di interagire con i trapassati e sentire le loro risposte dalla loro «viva voce» (per riprodurla basta fornire all’Intelligenza artificiale una registrazione anche brevissima dell’originale).
Le aziende possono creare una voce sintetica, animare un volto e collegare l’avatar a un chatbot. In questo modo la replica non si limita a pronunciare un messaggio registrato, ma può rispondere a domande e sostenere conversazioni semplici.
Gli avatar digitali non sono semplici simulazioni ma ricreazioni realistiche, con un'offerta di prodotti che spazia da clip audio e video a chatbot interattivi.

Il caso di Yu Jialin e il primo griefbot
Uno di questi nasce per esempio dall'iniziativa di Yu Jialin, ingegnere informatico di 29 anni residente nella città di Hangzhou, vale a dire il luogo natale di Alibaba, il colosso digitale di Jack Ma. Essere concittadino del più noto volto dell'innovazione cinese ha probabilmente giocato un ruolo sulla creatività di Yu, che si è imbattuto in un saggio sulla tecnologia di sincronizzazione labiale che utilizza un programma informatico per abbinare il movimento delle labbra alle registrazioni del parlato.
Da lì l'idea: è possibile utilizzare l'intelligenza artificiale per “riportare in vita” i morti? Il suo desiderio era quello di rivedere suo nonno, morto quasi dieci anni prima. Da lì ha iniziato a provare a capire se il suo sogno fosse in qualche modo esaudibile.
La risposta è stata positiva e ha dato vita a un griefbot. Utilizzando una combinazione di tecnologie di intelligenza artificiale emergenti, si è riusciti a creare programmi di chat che incarnano la personalità e i ricordi dei defunti.
Un uomo dalla regione autonoma del Guangxi Zhuang, nel sud della Cina, è stato recentemente in grado di rivedere il suo nonno defunto dopo aver fornito a un’azienda tecnologica di intelligenza artificiale (IA) foto, registrazioni vocali e sfondi personalizzati. Il 29enne, che ha scelto di rimanere anonimo, ha raccontato a Xinhua di aver rimpianto di non aver potuto salutare per l’ultima volta suo nonno per anni.
Ora, ogni sera dopo il lavoro, trascorre alcuni minuti chiacchierando con il suo “nonno digitale”. “Gli racconto i miei problemi sul lavoro, e lui condivide con me le sue esperienze da soldato. Anche se queste conversazioni si basano sulle informazioni che ho fornito, sono ancora piacevolmente sorpreso perché parla con me come era solito fare quando ero bambino”, ha detto. “È un grande conforto per me”.
Le aziende cinesi del settore
Tra le aziende che si sono buttate sul settore in Cina c'è Super Brain, uno studio di intelligenza artificiale con sede nella città orientale di Taizhou. Il suo fondatore Zhang Zewei ha dichiarato a Sixth Tone: "Tutto è iniziato con la richiesta di un padre che voleva usare l'intelligenza artificiale per connettersi con suo figlio, morto in un incidente stradale".
Ad oggi, Super Brain ha completato più di 400 ordini, prevalentemente rivolti a coloro che desiderano commemorare i familiari scomparsi. Mentre un frammento di video costa alcune centinaia di yuan, un chatbot personalizzato costa tra i 50.000 e i 100.000 yuan (6.860-13.710 dollari).
Numerosi servizi di “resurrezione” tramite IA sono disponibili sulle piattaforme di e-commerce della Cina, con prezzi che vanno da 10 yuan (circa 1,4 dollari) a oltre 10.000 yuan. Zhang Yuqiang, co-fondatore di un’azienda di tecnologia dell’IA con sede a Nanning, capoluogo del Guangxi, ha notato un aumento esplosivo delle richieste per i servizi di “parente digitale” dell’azienda, lanciati a febbraio, in vista della Festa di Qingming che è caduta giovedì.
L’azienda fornisce due di tali servizi: può clonare una voce e un’immagine per creare un video che trasmette auguri, e può creare un clone digitale capace di intrattenere conversazioni semplici.
L'agenzia di stampa statale Xinhua ha riferito che Silicon Intelligence, una startup con sede a Nanchino, è in grado di creare avatar digitali a partire da un videoclip di appena un minuto. Gli utenti possono poi interagire con queste repliche sulla piattaforma dell'azienda.
Fu Shou Yuan International Group, uno dei principali operatori di pompe funebri in Cina, ha dichiarato di aver iniziato a creare memoriali digitali sul suo servizio cloud. L'azienda ha persino mostrato una versione digitale di un commentatore televisivo scomparso per dimostrare la capacità della tecnologia di emulare le interazioni della vita reale.
Costi e crescita del mercato
Il costo per acquistare il clone della persona scomparsa a cui si voleva bene e che si vuole ascoltare ancora è appena 20 yuan, due euro e cinquanta centesimi. La cifra riguarda alcuni servizi informatici di base e non è confrontabile con i costi dei chatbot personalizzati o degli avatar più complessi.
Il mercato degli «umani digitalizzati» vale già 12 miliardi di yuan (1,5 miliardi di euro). Il giro d'affari dovrebbe quadruplicarsi nel giro di un paio d'anni.
Ma i costi di sviluppo dovrebbero diminuire in futuro, di pari passo con una maggiore diffusione della tecnologia di settore e della domanda dei servizi delle aziende.
| Servizio | Prezzo o dimensione indicata |
|---|---|
| Servizi disponibili sulle piattaforme cinesi | Da 10 yuan a oltre 10.000 yuan |
| Clone digitale di base | 20 yuan |
| Frammento video | Alcune centinaia di yuan |
| Chatbot personalizzato | Tra i 50.000 e i 100.000 yuan |
| Mercato degli «umani digitalizzati» | 12 miliardi di yuan |
Qingming e il rapporto con gli antenati
Lo sviluppo del settore potrebbe conoscere particolare successo in Cina non solo per una ragione di avanzamento tecnologica, ma anche per un aspetto culturale. I defunti restano parte integrante della vita delle famiglie cinesi.
E ci sono anche tante feste e ricorrenze dedicate in qualche modo all'aldilà. Un esempio? La Festa di Qing Ming, nota anche come Giornata della pulizia delle tombe, cade il 5 aprile di quest'anno ed è tipicamente osservata dall'etnia cinese in tutto il mondo.
In quel giorno, le persone puliscono e decorano le tombe, bruciano carta da zucchero e fanno offerte di cibo. In tanti si recano sulle tombe ancestrali della propria famiglia, come accaduto lo scorso aprile all'ex presidente taiwanese Ma Ying-jeou, durante il suo storico viaggio in Cina continentale (il primo di un leader o ex leader di Taipei).
Ma il “contatto” con gli antenati è una questione pressoché quotidiana, visto che tantissime case cinesi continuano a riservare una stanza proprio a loro. Tra tombe, urne e incenso sembrano destinati ad apparire anche sempre più avatar.
Questa domanda ha catturato l’attenzione del web in Cina nei giorni intorno alla Festa di Qingming, un momento dell’anno in cui i cinesi rendono omaggio ai defunti. È emersa in risposta a una miriade di servizi commerciali che sostengono di creare repliche digitali dei cari defunti delle persone.

Il conforto durante il lutto
Spesso riascoltare la voce di una persona cara defunta può essere utile a superare il lutto, è importante però ricordare sempre che i robot possono catturare solo una piccola parte di qualcuno. Non sono senzienti e non sostituiranno le relazioni umane.
Liang Jia, psichiatra e membro della Chinese Medical Doctor Association, ha detto che parlare con le repliche digitali aiuta le persone a mantenere un legame emotivo con i defunti e permette a coloro che hanno perso i loro cari in modo inaspettato di completare il processo di lutto.
Per superare un lutto spesso gli psicologi consigliano ai pazienti di parlare a una sedia vuota, come se la persona scomparsa fosse seduta lì di fronte, e provare a immaginare le risposte che avrebbe dato. Ora questo sforzo potrebbe non servire più.
Molti utenti hanno dichiarato di essere stati commossi da un video in cui un blogger ha usato un software IA di scambio volti per “resuscitare” il suo padre defunto e consolare la sua nonna cagionevole.
Ha commosso la gente l’iniziativa di un famoso cantante taiwanese, Bao Xiaobai, che nel 2022 ha perso la figlia, stroncata da una malattia. Aveva sul telefonino un video in cui la ragazza diceva qualche parola in inglese, lo ha dato a un’agenzia specializzata e ha ottenuto il miracolo: l’Intelligenza artificiale ha replicato la voce e quest’anno la figlia che non c’è più ha potuto cantare «Happy birthday» alla mamma.
Bao ha pubblicato tutto sui social e ha assicurato: «Non sono diventato pazzo per il dolore della perdita, ho solo voluto rivederla e riascoltarla ancora».
I rischi psicologici
Se da un lato gli esperti riconoscono che questi avatar digitali offrono un certo conforto, dall'altro ci sono anche dubbi e timori. C'è chi ritiene che un eccessivo affidamento a queste entità digitali potrebbe ostacolare il naturale processo di elaborazione del lutto, mentre ci sono preoccupazioni per il potenziale uso improprio e le implicazioni etiche del "resuscitare" i morti in forma digitale.
I nuovi bot alimentati dall'intelligenza artificiale aprono una spaccatura etica. Conversare con le versioni digitali dei nostri cari potrebbe prolungare il dolore e creare uno scollamento dalla realtà.
Alcuni intervistati hanno espresso preoccupazioni per l’eccessiva dipendenza dalla realtà virtuale. “Parlare con parenti digitali riaprirebbe solo le mie ferite ricordandomi che sono morti”, ha detto uno studente universitario di 20 anni nella provincia del Guangdong che ha recentemente perso suo nonno.
Passare dalla finzione ovattata dei social alla crudezza della vita offline può essere un vero trauma. Senza contare che, provando a colmare il vuoto tra le mura di casa, gli influencer rischiano di allargare il divario affettivo tra i figliocci e i genitori biologici.
In modo ancestrale c'è sempre stato il timore di giocare con la morte, e con la resurrezione digitale sembra di superare un confine pericoloso. Quale è l'impatto psicologico su chi ha subito un lutto ad esempio, cosa ne è del consenso della persona defunta e quanto queste copie ne modificano e inquinano la memoria, l'eredità e il ricordo nei loro cari.
Consenso, identità e questioni legali
Questa tecnologia potrebbe anche affrontare questioni legali. “Se la tecnologia viene utilizzata per ‘resuscitare’ persone non legate da vincolo di parentela o personaggi pubblici senza un’autorizzazione appropriata, potrebbe costituire un’infrazione, o potrebbe essere utilizzata da criminali per commettere frodi o diffamare l’individuo in questione”, ha dichiarato Ning Naiming, un avvocato con sede a Nanning.
Feng Gui, membro della China Law Society, ha dichiarato che i parenti afflitti in Cina possono legalmente chiedere a un’azienda di “resuscitare” un individuo defunto utilizzando la tecnologia dell’IA. “Tuttavia, se c’è disaccordo tra i parenti stretti se ‘resuscitare’ l’individuo tramite l’IA, allora insorge una controversia”.
Shen Yang, un professore di IA e big data presso la Tsinghua University, ha detto che l’avanzamento della tecnologia dell’IA ha generato la domanda se la “resurrezione digitale” debba essere un diritto legale.
Invertendo la domanda posta all’inizio di questo articolo, acconsentireste a un’IA che utilizzi la vostra voce e la vostra immagine per far compagnia ai vostri familiari quando non ci sarete più? “Desiderano tutti che la propria immagine rimanga nel mondo dopo la morte? Questa potrebbe essere una nuova domanda nell’era dell’IA”, ha detto Shen.
Non solo, nasceranno anche problemi dal punto di vista legale, se le repliche digitali diventeranno mainstream, bisognerà creare nuovi processi e norme relative alla nostra eredità online.
Il caso di Tang Xiao’ou e gli avatar dei personaggi pubblici
Quando i dipendenti se lo sono ritrovati davanti, in uno schermo, come prima della sua morte sono rimasti sbalorditi: il loro ex capo Tang Xiao'ou, decedeuto a dicembre, stava nuovamente parlando con loro come fosse tornato in vita.
Non si tratta di uno scherzo o il travestimento di chissà chi ma è merito dell'intelligenza artificiale che ha "resuscitato" il fondatore del gruppo cinese SenseTime. Il defunto ha tenuto in tutto e per tutto un discorso in qualità di essere umano "digitale".
"Ciao a tutti, ci incontriamo ancora finalmente. L’anno scorso è stato duro, ma questo 2024 ci darà soddisfazione", sono state le prime parole.
Molti dipendenti erano inizialmente convinti che il discorso di Tang Xiao'ou fosse stato registrato dal miliardario informatico prima della sua morte ma quando l'umano digitale ha parlato di Yolo, un film uscito a febbraio, si sono resi conto che quel discorso doveva essere per forza più recente.
"L’atto rappresenta una svolta tecnologica nel settore dell’intelligenza artificiale e ha innescato discussioni sulla vita, sulla morte e sull’etica della tecnologia", ha dichiarato al giornale cinese Yicai Luan Qing, direttore generale di una divisione del gruppo commerciale spaziale digitale della società con sede a Hong Kong.
"Non è stato facile creare il modello poiché il team ha dedicato molto tempo alla ricerca di diversi materiali della voce di Tang, utilizzando tre o quattro secondi di ciascun nastro per addestrare e ottimizzare il modello", ha sottolineato il direttore generale Qing.
Avatar virtuali per influencer e conduttori televisivi
I cloni digitali non sono più una grande novità: l’universo delle fake news ultimamente è popolato anche da video di personaggi pubblici (soprattutto politici) che dicono cose assurde. Ma noi popolo di navigatori del web siamo di solito i soggetti passivi di queste campagne di disinformazione.
Il business degli avatar è alimentato soprattutto da influencer e livestreamer mandarini che pubblicizzano prodotti e nel 2023 hanno favorito vendite per 5 mila miliardi di yuan (635 miliardi di euro). Sono questi imbonitori della rete che hanno bisogno di sostituti virtuali identici a loro per poter restare in onda 24 ore su 24.
Le agenzie di produzione di avatar hanno risolto il problema. Per provare l’affidabilità dell’offerta, SenseTime, uno dei nuovi giganti cinesi della Artificial intelligence il mese scorso ha organizzato una conferenza online nella quale il suo fondatore, Tang Xiao’ou si rivolgeva ai dipendenti collegati.
Anche la Xinhua, agenzia di notizie statale e voce del Partito comunista ha sperimentato un presentatore televisivo prodotto dall’Intelligenza artificiale. Il replicante, presentato nel 2018 alla World Internet Conference di Wuzhen, sa parlare con voce e mimica di un noto mezzobusto cinese in carne e ossa.
Il segreto del giornalista virtuale è economico: può lavorare 24 ore su 24 senza chiedere aumenti di stipendio. Basta che dei veri cronisti gli scrivano i testi e l’anchorman o anchorwoman alimentato a Intelligenza artificiale compare in video impeccabile a qualunque ora del giorno o della notte.
Per capirne il potenziale, immaginiamo una breaking news che arriva nella redazione alle tre del mattino, quando i migliori conduttori dei tg sono di solito a letto, come tutti. Ma ora il clone del bravo anchor mandarino potrebbe comparire in video fresco e riposato, ad annunciare il disastro del momento, con la solita espressione professionale.
Una tecnologia tra memoria e finzione
In realtà quando le macchine fotografiche nel 19° secolo entrarono nelle case delle persone non era strano posizionare i morti su una poltrona, incipriarli e fotografarli insieme al resto della famiglia. Qualcosa che ora troveremmo strano e inquietante, un po' come i chatbot che parlano al posto dei defunti.
Ci sono anche gli utenti che scaricano app per chattare con la nonna deceduta, e un documentario sudcoreano "Meeting You", mostra anche una giovane madre che indossa un visore per incontrare la figlia defunta di sette anni.
In Cina le pompe funebri utilizzando già foto, video, registrazioni vocali dei defunti per creare avatar che durante il funerale recitano qualche frase di commiato. Sono sbiaditi e in trasparenza, simili a ologrammi che cercano di comunicare dall'aldilà.
Il fenomeno mostra come la tecnologia stia trasformando una pratica antica: conservare il ricordo attraverso immagini, registrazioni e racconti. La differenza è che la memoria digitale può ora rispondere, assumere una voce e simulare una presenza.
CINA: Il Paese Dove Paghi con il Volto e Ogni Tua Azione Viene Registrata
Le domande ancora aperte
La tecnologia offre nuove forme di commemorazione, ma non restituisce la persona scomparsa. I sistemi elaborano materiali del passato e generano risposte coerenti con i dati ricevuti, senza possedere coscienza, memoria autobiografica o intenzioni proprie.
È importante però ricordare sempre che i robot possono catturare solo una piccola parte di qualcuno. Non sono senzienti e non sostituiranno le relazioni umane.
Restano aperte le questioni relative al consenso della persona defunta, all’autorizzazione dei familiari, alla protezione dei dati personali e alla possibilità che un avatar venga manipolato per frodare, diffamare o alterare il ricordo di qualcuno.
Il dibattito riguarda anche il diritto all’identità dopo la morte: se una voce, un volto e uno stile comunicativo possono essere riprodotti, occorre stabilire chi possa autorizzarne l’uso e quali limiti debbano valere per le conversazioni, i contenuti pubblici e le decisioni degli avatar digitali.
Per questo Xiaolin pensa che il compito di una “mamma virtuale” sia solo una cura temporanea. E a chi la contatta sentendosi trascurato offre un’ultima speranza: «Non c'è madre al mondo che non ami suo figlio. Forse un giorno lo capirai: la mamma ti ama in silenzio, in molti altri modi».
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