Convento dell’Immacolata a Salerno: storia, chiesa e informazioni

Il complesso dell’Immacolata di Salerno, noto anche come Convento dei Padri Cappuccini di piazza San Francesco, nacque all’inizio del Novecento per restituire alla comunità cappuccina una sede stabile dopo la soppressione dell’antico convento cinquecentesco di Canalone. La prima pietra fu benedetta il 6 ottobre 1904 e la chiesa fu aperta al culto l’8 dicembre 1908, con la benedizione della statua dell’Immacolata.

La chiesa e il convento ebbero un ruolo religioso, culturale e sociale di grande rilievo nella crescita della città: il complesso divenne parrocchia nel 1937, ospitò istituti scolastici e case di formazione cappuccina, sostenne missioni, assistenza ospedaliera e iniziative caritative, mantenendo una presenza costante nel territorio salernitano.

Chiesa dell’Immacolata piazza San Francesco Salerno

Le origini della presenza cappuccina a Salerno

Il primo convento dei Cappuccini in Salerno, sorto tra il 1554 e il 1561 nella parte alta della città al di sotto del castello di Arechi, dedicato a «Santa Maria della Consolazione» venne soppresso e ascritto ai beni demaniali nel 1866, e destinato a carcere femminile fino all'apertura della nuova Casa Circondariale di Fuorni presso Salerno. Le cellette che avevano visto le ascesi mistiche dei figli di Francesco accolsero donne penitenti per la loro redenzione.

Alla fine dell' 800, i Frati cappuccini non avevano un convento nella città di Salerno. Primo passo immediato, ma assolutamente inadeguato, fu l'acquisto di un piccolo appartamento con giardino a « Vicolo di Mendicità», forse nei pressi della Pia Casa di Ricovero, in Via Tasso, nella Salerno vecchia, «per ospitare qualche frate di buona volontà - così suggerì il Generale del tempo a P. Arcangelo da Muro Lucano - e riprendere la vita di comunità».

Ciò avvenne nel 1879, non senza opposizioni e discordanza di pareri. Casa angusta quella del Vicolo di Mendicità, che fece maggiormente sentire la necessità di una nuova e più adeguata sede. I frati comunque vi rimasero fino all'inaugurazione del nuovo convento in Piazza San Francesco.

La scelta della Villa Baiona e la costruzione del convento

Non potendo recuperare l'antico convento del '500 a Canalone, soppresso dalle leggi del 1866, P. Benedetto di Milia (Calitri 1849-1902), pose gli occhi su un vasto fondo rustico, l'antica« Villa Baiona» - donde il toponimo cittadino di «a scesa da Villa» dato a Via dei Principati - di proprietà del marchese Rossi.

L'atto di acquisto redatto dal notaio è del 4 marzo 1904; il prezzo fu di 19,000 lire! La prima pietra fu benedetta il 6 ottobre 1904 da Mons. Bernardino Di Milia, cappuccino, alla presenza di numerosi frati e canonici della Cattedrale di Salerno.

La Chiesa dedicata a Maria SS. Immacolata é sorta nel 1904, la posa della prima pietra é del 6 ottobre 1904, benedetta da Mons. Bernardino Di Milia. Annesso fu costruito il Convento dei PP Cappuccini che avevano individuato Salerno come luogo per riorganizzare l’Ordine, dopo le soppressioni ed innumerevoli difficoltà della Comunità Provinciale.

Fu scelto questo fondo rustico dove risiedeva l’antica Villa Baiona, da cui i salernitani continuano a dire ‘a scesa da villa’, di proprietà del Marchese Rossi. La presenza di frati autorevoli e benvoluti, tra cui Rocco Cocchia, Domenico Cocchia, Evangelista Di Milia e Bernardino Di Milia, tutti Vescovi, aiutò l’idea di costruire un grande Convento, un pò fuori dagli usi cappuccini.

Il convento realizzato dall’impresa Gaetano Santoro, su progetto degli ingegneri don Filippo Giordano e don Michele De Angelis, si giovo di una cospicua elemosina di una benefattrice inglese la quale offri lire 25.000. I frati misero mano all'opera e la compirono, tanto che in quattro anni di intenso impegno essa divenne convento, quasi completo, per ospitare la nuova fraternità che si andava ricostituendo.

Un convento diverso dalla tradizione cappuccina

Il convento sorgeva come segno dei tempi nuovi che incalzavano, all'inizio del secolo. A fronte delle rigide norme che determinavano le dimensioni delle case secondo la tradizione cappuccina, si ergeva un vasto quadrato di circa 3000 mq., su due piani, e una chiesa immensa che si discostava dalle consorelle più piccoline dei conventi di periferia, quale era la zona in cui sorgeva.

Più che a un convento francescano e cappuccino assomigliava alla sede di un centro di cultura: le stanze dei frati erano tre volte superiori a una cella tradizionale, i corridoi e lo scalone di accesso erano larghi e il chiostro come quello d'un monastero. I frati misero mano all'opera e la compirono, tanto che in quattro anni di intenso impegno essa divenne convento, quasi completo.

ElementoInformazione
Acquisto del terreno4 marzo 1904
Prima pietra6 ottobre 1904
Superficie del complesso conventualeCirca 3000 mq.
Apertura della chiesa al culto8 dicembre 1908
Studio di Teologia1909
Erezione della parrocchia4 ottobre 1937

Le risorse economiche per la costruzione

Spulciando tra le cronache conventuali, rileggendo registri e resoconti del tempo e il racconto dei frati che collaborarono materialmente alla costruzione, come di impresa epica rapportata alla mentalità, alla tradizione di povertà e ai tempi che si vivevano, emerge lo stato di angustia economica in cui questi avvenimenti si svolgevano.

Il denaro che si spendeva era frutto di autentici sacrifici, di rinunce e di elemosine raccattate umilmente. Ma il flusso maggiore, che alimentava la nuova costruzione, era costituito dai proventi del lavoro dei frati di Salerno che reggevano la Basilica di S. Lorenzo «fuori le Mura» a Roma e la cappellanìa del Cimitero al Verano che vi era annesso.

La chiesa dell’Immacolata

La stessa Chiesa é lunga 40 metri e larga 11.40 ha una superficie di 456 metri quadrati e può ospitare 1000 persone! É una chiesa che si discosta molto dalle piccole chiese dei conventi di periferia, per questo ha sempre avuto un ruolo importante nella vita della Chiesa e della Città di Salerno, diventando parrocchia nel 1937, per territorio staccato dalla Parrocchia di S. Pietro in Camerellis.

La chiesa ha una lunghezza di mt. 40 X 11,40 di larghezza e copre quindi una superficie di 456 mq. La sua ricettività è intorno alle mille persone in piedi e a sedere, su banchi e sedie di cui la chiesa è dotata.

Dopo i lavori di consolidamento a seguito dei bombardamenti aerei del 1943, la chiesa fu ampliata incorporando il triplice portico in cui si aprivano inizialmente le tre porte di accesso e su cui poggiava tutto il coro che è di oltre 100 mq.

La grande volta della chiesa e' decorata con motivi geometrici e floreali, che si ripetono lungo gli archi finti, le lesene e le vele delle finestre, ad opera del pittore genovese A. Delle Piane, chiamato a Salerno da P. Angelo da Genova, commissario generale della Provincia dal 1948 al 1955.

Interno Chiesa Immacolata Salerno altare

L’altare maggiore e la statua dell’Immacolata

Sul fondo della chiesa, al di sopra dell'altare maggiore, ricco di pregiati marmi policromi, quattro colonne di porfido granitico sostengono il frontone spezzato del tempietto che fa da trono alla statua dell'Immacolata, che è di donna alta e slanciata, la quale poggia sul globo terrestre circondata da cinque angeli, mentre un piede schiaccia la testa del «serpente antico», eterno «avversario» della Donna.

Nello spezzato del frontone è collocato il monogramma della Madonna, mentre sui lati esterni sono deposti due angeli alati che suonano la tromba. È utile ricordare - o povertà dei frati! - che quegli angeli non sono che i bozzetti di gesso sui quali furono fusi in bronzo quelli che oggi adornano l'altare della Madonna nel santuario di Pompei.

Fa da sfondo a trono e altare una gloria di oltre quaranta angeli, oranti o in volo, che qui dipinse negli anni Venti Pasquale Avallone, pittore salernitano, «l'angiulill 'e papà», diceva, compiacendosene il figlio cantante quando veniva per matrimoni nella nostra chiesa.

Fu in quello stesso periodo che, in occasione del VII centenario della morte di San Francesco, Pasquale Avallone dipinse il celebre quadro conservato nell'episcopio cittadino, e di cui una copia su mattonelle di ceramica fu murato nei giardini vaticani negli anni Cinquanta quale dono del glorioso Ter'Ordine Francescano al Santo Padre.

Il programma decorativo e il significato francescano

Nella larga fascia del cornicione, a destra e a sinistra, alta sulle nicchie di San Francesco, San Giuseppe e Sant'Antonio, e del Sacro Cuore, della Madonna di Pompei e di Santa Veronica Giuliani, campeggia la scritta latina che consacra l'epopea mariana dei figli di Francesco: PER CHRISTUM PRAESERVATA - PER FRANCISCUM DEFENSA (Cristo la preservò, Francesco la difese) per cui la dottrina che fonda il domma dell'Immacolata Concezione di Maria è gloria e orgoglio dei francescani.

Nella Chiesa, la cui volta fu decorata con motivi geometrici e floreali, ripetuti lungo gli archi, le lesene e le vele delle finestre, ad opera del pittore genovese A. Delle Piane, nel 1948, ha una posizione centrale, sopra l’altare maggiore, con marmi di colori diversi, il trono della statua dell’Immacolata Concezione.

La statua raffigura una donna slanciata che poggia su di un globo terrestre, circondata da cinque angeli, mentre con un piede schiaccia la testa del serpente. Da sfondo c’é un dipinto di Pasquale Avallone di oltre quaranta angeli.

Sagrestia e spazi annessi

Dal presbiterio per due porte, laterali all'altar maggiore, si accede all'ampia sagrestia piena di luce per via delle due finestre che si aprono sull'orto retrostante del convento. Essa misura mt. 6,70 di lunghezza e mt. 11,40 di larghezza, copre, quindi, una superficie di oltre 76 mq.

L'arredano un tavolo grande al centro, un importante armadio per la conservazione di paramenti e vasi sacri e tre «angoli-confessione». Negli anni Cinquanta per iniziativa di P. Gabriele da Corleto Monforte, fu aperta la porta da Via Vernieri quale «uscita di emergenza» per la chiesa.

L’apertura al culto e i primi anni

Nel 1908, quasi ultimati i lavori, il convento ospito i profughi del terremoto di Messina e Reggio Calabria. L’8 dicembre della stesso anno, con la benedizione della statua dell’Immacolata, la chiesa fu aperta al culto.

II convento ospito' nel 1909 lo Studio di Teologia. Nello stesso complesso cappuccino fu trasferita da Eboli la Curia Provinciale dell'Ordine Cappuccino che ha governato per tanti anni i conventi della Provincia Salernitano-Lucana, un tempo una provincia con altissima densità di religiosi e di conventi.

La nascita della parrocchia

Intanto negli anni Trenta la città si espandeva verso le colline, il campo sportivo e l'area circostante e, quando fu necessario provvedere di una nuova parrocchia questo nuovo insediamento abitativo, l'arcivescovo, Nicola Monterisi, bussò alla porta del convento.

Frati ce n'erano, difatti, e la chiesa si presentava funzionale per la sua grandezza a questa nuova destinazione. La richiesta però urtava contro le scelte dell'Ordine, che stentava ad aprirsi a tale forma di impegno spirituale, privilegiando i valori della vita claustrale in tempi in cui, peraltro, i preti esuberavano, e assicurare un altare per ciascuno di loro creava problemi per ogni vescovo.

Il Provinciale del tempo, P. Mariano da Calitri, obtorto collo e solo in considerazione della centralità del grande complesso conventuale, che sorgeva sulle vie strategiche dello sviluppo urbano, cedette alle pressioni morali che si esercitavano.

La parrocchia, eretta con bolla del 4 ottobre 1937, fu affidata alla Provincia nella persona di P. Francesco da Castelnuovo di Conza, che ne fu anche il primo parroco. Essa si inserì nel triangolo parrocchia: San Domenico, San Pietro in Camerellis e Fratte, che ne determinavano pure i confini.

La Parrocchia, vasta per territorio e per numeri di fedeli, crescente, supera i 10.000 abitanti. La sua vitalità si sviluppò in un’area destinata a trasformarsi rapidamente da zona periferica e quasi rurale in una parte sempre più integrata nel tessuto urbano di Salerno.

Il convento nel contesto dello sviluppo urbano

La pagina di maggior rilievo dei Cappuccini a Salerno è legata, senza dubbio, alla loro attività nella parrocchia, la quale, sorta in periferia e quasi in campagna ma sulle direttrici delle strade suburbane, i cui dintorni sarebbero diventati città a cominciare dall'immediato dopoguerra '15-'18, venne a trovarsi negli anni Quaranta-Settanta al centro di un intenso sviluppo edilizio con alle spalle la nuova zona residenziale in cui si istallarono le famiglie.

Il ruolo che la fraternità svolse nella promozione spirituale e assistenziale, attraverso iniziative d'avanguardia in questa parte, ai tempi periferica della città, specie negli anni 1937-1980, e l'incidenza nella comunità cittadina della vitalissima attività parrocchia le che si concretizzava in una intensa vita sacramentaria, furono di altissimo rilievo.

Caratterisitiche peculiari furono una chiesa sempre aperta, un sacerdote sempre disponibile per le confessioni, i frati in mezzo al popolo e negli ospedali. Le note che qualificano la funzione del convento dei Cappuccini di Piazza San Francesco sono state portate avanti negli anni e pianamente applicate almeno fino alla prima meta' degli anni novanta.

Solo la ridotta disponibilita' di frati nel corso degli ultimi anni ha ridotto alcune dimensioni e applicazioni della loro presenza sul territorio.

Le scuole ospitate nel convento

Il secondo piano del convento, completato con impegno economico della R. Prefettura della città, fu ceduto in fitto al rinomato Istituto Tecnico, cui subentrò, alla fine degli anni Trenta, il Liceo Scientifico «Giovanni da Procida».

I due istituti scolastici hanno occupato il convento per cinquantunanni, fino al giugno 1966, quando, per l'inadeguatezza dei locali, il Liceo «Da Procida» si trasferì nella nuova sede di Via Manganario.

Gli stessi locali, rimessi a nuovo, ospitarono nel 1967 lo studentato filosofico-teologico per gli aspiranti cappuccini provenienti da Giffoni Valle Piana, che vi restò fino al 1977.

I Cappuccini durante l’alluvione del 1954

Una esaltante pagina di amore i religiosi cappuccini, che lavoravano negli ospedali e quelli del convento, scrissero in occasione dell'alluvione che colpì la città di Salerno e i dintorni nella notte tra il 25-26 ottobre 1954.

Se ne fa francescanamente l'elogio in «Salerno, ore 1,52», pubblicazione in cui Padre Candido Gallo, da cui attingiamo la maggior parte delle nostre informazioni sulla storia del complesso, allora giovane cappellano negli Ospedali Riuniti di via Vernieri, rievoca nel 1955 quella luttuosa vicenda che causò 350 vittime di cui molti bambini.

L’assistenza religiosa negli ospedali

Altro campo di azione dei frati del convento fu, ed e' rimasto in vita per anni, l'assistenza religiosa agli ammalati negli Ospedali Riuniti e nelle numerose case di cura, il maggior numero delle quali operava nell'ambito del vasto territorio della parrocchia, prima che venisse smembrata in altre quattro entità religiose.

I Cappuccini entrarono negli Ospedali Riuniti «S. Giovanni di Dio e Ruggi D'Aragona» il 2 maggio 1932 con una convenzione alquanto singolare: i frati prestavano gratuitamente la loro opera spirituale e l'ente ospedaliero offriva il ricovero ai frati del convento bisognosi di cure.

La mensa per le persone in difficoltà

La «Mensa», refettorio aperto al pubblico per il pranzo di mezzogiorno, è stata una delle iniziative che sottolineò la sensibilità del convento, nel tempo in cui operò, a una esigenza della città, che mancava di un refettorio pubblico.

Era la carità fatta in prima persona, e nessun ente vi contribuì. La sua attività fu elogiata solennemente nel Consiglio comunale di Salerno.

La «Mensa» aveva una capacità di quaranta posti, ma i commensali oscillavano quotidiànamente tra i quindici e i trentacinque posti. Era allogata presso la Grotta di Lourdes in un ambiente luminoso e discreto con cucina autonoma. È restata in vita per un decennio.

La missione nello Zaire

Di rilievo è stata anche l'azione che convento e parrocchia hanno svolto in favore della Missione nello Zaire, aperta dai Cappuccini di Salerno nel 1964.

La vita parrocchiale si colorò, per così dire, di calore e entusiasmo missionari, per l'opera del Segretariato per le Missioni Estere, istituito nello stesso anno, il quale con varie iniziative culturali diffuse l'idea della missione.

La «Mostra di Arte Negra», il Centro di raccolta di carta da macero, spettacoli ricreativi nel convento e nei teatri cittadini, lotterie, mostre e stampa, furono efficaci espressioni che concorsero a creare un clima missionario nelle associazioni parrocchiali e costituirono, altresì, una notevole fonte di sostentamento per la vita della missione.

Il monumento a San Francesco

Negli anni Sessanta, sull'onda di un periodo pervaso da fervore di iniziative, si pensò di innalzare un monumento a S. Francesco nella piazza omonima.

L'idea e il progetto piacquero all'Amministrazione comunale del tempo, la quale, in considerazione del fatto che la città era povera di fontane, suggerì, assumendosene, l'onere economico, la realizzazione di una fontana che accogliesse sulla sponda il Santo di nostra sora aqua . utile et umile et pretiosa et casta.

Il Comune non onorò il suo impegno, ma lo splendido monumento-fontana dedicato a S. Francesco, scolpito in travertino dallo scultore Giuseppe Romano, fu ugualmente innalzato al centro della piazza. Dignitosamente i Cappuccini assunsero l'oneroso costo di tutto il monumento e della fontana.

E fu una gloria di luci che illuminavano le acque scaturenti dalle insenature dei pannelli e dai numerosi e larghi getti d'acqua che dai bordi della vasca si dirigevano verso il centro illuminato da fari sommersi.

Il 4 ottobre 1972, alle ore 17,30, nel discorso ufficiale P. Agatangelo Romaniello, superiore della Provincia, cantò le lodi del Poverello e sottolineò l'importanza storica dell'avvenimento religioso, culturale e civile nel momento politico che si viveva.

Mons. Gaetano Pallio, arcivescovo della città, alla presenza del sindaco e delle maggiori autorità, inaugurò il monumento e benedì la statua del Santo, che è con il volto estasiato e le mani alzate, sorretto da una fontana di dodici lastre di marmo travertino.

La piazza ebbe, finalmente, il santo di cui portava il nome, e sembrò che la cultura, di cui i due massimi licei cittadini erano allora i templi, si arricchissero di una nuova testimonianza e si chinassero altresì al più santo degli italiani.

Nel contempo l'Amministrazione comunale riceveva dai Frati cappuccini in donazione il monumento e ne assumeva l'onere della conservazione e della funzionalità.

Monumento fontana San Francesco Salerno

La vita religiosa e associativa

Chiesa e Convento hanno visto avvicendarsi frati di vita Santa, predicatori di fama, studiosi di teologia, testimoni di Fede viva, fratelli di tutti e laici impegnati che hanno dato vita a molte associazioni, il terzo Ordine, la Gifra, Gruppi di Preghiera, Azione Cattolica che sono stati trasmessi per generazioni.

La vitalità dei Cappuccini e delle attività parrocchiali si segnala ancora come segno distintivo di una comunità attenta e generosa, di cui la presenza di tanti illustri cappuccini che hanno dato testimonianza viva in ogni campo, risulta essere la nota più bella di questo importante complesso religioso, al centro della città.

Tra i frati ricordo l’amico P. Candido Gallo che sollecitai pressantemente, occupandomi della pubblicazione, per la raccolta delle biografie di molti religiosi a cui aggiunse il ricordo di una laica francescana, di santa vita, Maria Calicchio, orgoglio dei Cappuccini.

La penna elegante, attenta, precisa e meticolosa ci regalò un documento che tutti dovrebbero leggere “ Cappuccini del ‘900 in Lucania e nel Salernitano”- 25 frati più una donna.

Il carisma cappuccino e le attività del convento

Nel 1528: Matteo Capaccio e Raffaele di Fossombrone vogliono riformare l’ordine francescano, perché vedono che si è perso un po’ lo spirito delle origini. Vogliono recuperare la sobrietà e la contemplazione.

I conventi verranno costruiti fuori dalle città(almeno a 1500 da un centro abitato), per favorire la vita eremitica e contemplativa. Si chiamano “cappuccini” perché il popolino di Roma vedendo che vestivano molto semplicemente e con un cappuccio, gli chiamò “scappuccini”.

Naturalmente prendono ispirazione da san Francesco d’Assisi. Il loro carisma è vivere in fraternità, seguendo i consigli evangelici.

Tra le loro attività, ricordiamo: la predicazione, le parrocchie, le missioni, il ministero delle confessioni, i santuari, le cappellanie (ospedali, carceri), l’assistenza agli ammalati, il dialogo interrreligioso e culturale, accoglienza terzomondiali.

A Salerno, oltre a essere presenti in città, si trovano a Giffoni Valle Piana, Montecorvino Rovella e Eboli, Solofra. Oltre alla parrocchia, e alle cappellanie (ospedale e carcere), c’è l’assistenza alle ragazze madri, insegnamento, accoglienza dei terzomondiali, oratorio, direzione giornale “Agire”.

C’è in progetto di sistemare un’ala del convento di Salerno per accoglienza terzomondiali.

Collocazione della chiesa

La Chiesa di Maria Santissima Immacolata si trova in Piazza S. Francesco, 33, a Salerno, nella Regione Ecclesiastica Campania, all’interno della Diocesi di Salerno - Campagna - Acerno e della Zona pastorale n. 1.

La parrocchia è intitolata a Maria Santissima Immacolata. Il complesso religioso è conosciuto nella vita cittadina soprattutto come chiesa e convento dei Padri Cappuccini di piazza San Francesco.

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