Il santuario è una chiesa o un altro luogo sacro, debitamente approvato dal vescovo del luogo, al quale si recano in pellegrinaggio numerosi fedeli per un particolare motivo di pietà: si recano al santuario per venerare una particolare immagine o reliquia, per lucrare indulgenze, o per il particolare significato religioso e storico-culturale del luogo.
Il santuario non è quindi soltanto un edificio destinato al culto, ma un luogo nel quale si concentrano preghiera, liturgia, memoria, devozione, pellegrinaggio e relazioni sociali. I santuari e i pellegrinaggi sono fenomeni religiosi che si rincorrono nello spazio e nel tempo. Se il santuario è principalmente un luogo sacro, il pellegrinaggio è il cammino privilegiato per raggiungerlo in modo santo.
Il luogo sacro e l’incontro con Dio
Dio è ovunque, senza essere Dio in ognuno di questi luoghi o nella loro totalità. Così, il credente che vuole trattare con il Dio di cui si sente creatura e che ama, potrà sempre trattare con lui, ovunque si trovi. In verità, il "luogo" in cui si ha a che fare con Dio è nella propria anima, nel profondo del cuore, dove Egli abita, essendo Amore puro.
Quello è il "luogo" per eccellenza per incontrarlo. Naturalmente, questo trattamento sarà diverso a seconda delle disposizioni interiori di ogni persona, così come delle circostanze che lo accompagnano. Trattare con Dio in stato di grazia non è la stessa cosa che trattare con Lui in stato di peccato, o trattare con Lui in un ambiente convulso e agitato - cosa possibile - o in un ambiente tranquillo e rilassato.
È vero, però, che il luogo esterno, l'ambiente, ci aiuta a incontrare Dio e a trattarlo con maggiore profondità, pietà, raccoglimento e devozione. Ci riferiamo ai luoghi sacri, dove, oltre a incontrare Dio personalmente, posso farlo anche attraverso la liturgia, che è la celebrazione dei misteri divini.
Templi dedicati al culto
Questi sono i luoghi fisici sacri per il culto comune, per la liturgia, per la celebrazione pubblica della preghiera e dei sacramenti, il nucleo della nostra fede cattolica. Sono contenute nei canoni 1205 e seguenti del Codice di Diritto Canonico, che regolano i beni temporali della Chiesa, compresa la loro amministrazione, acquisizione, conservazione e alienazione.
Essi stabiliscono le norme per la gestione dei beni ecclesiastici, sia materiali che immateriali, e il modo in cui essi devono essere utilizzati per il bene della Chiesa e dei suoi fini. Questi luoghi sacri sono dedicati e benedetti dall'ordinario, di solito il vescovo, e questo sarà registrato nei verbali; quindi non un luogo qualsiasi che un fedele considera un luogo di culto.
Naturalmente, in un luogo sacro è permesso solo ciò che favorisce il culto, la pietà, e ciò che non è in linea con la santità di quel luogo è proibito. La struttura cittadina dei luoghi sacri comprende edifici con funzioni differenti, ordinati secondo il tipo di comunità che li utilizza, il grado di solennità del culto e il rapporto con il territorio.
La chiesa: culto, preghiera e sacramenti
La chiesa è un edificio sacro per il culto divino, la preghiera comune e la celebrazione dei sacramenti, in particolare dell'Eucaristia. Per la sua costruzione, che dovrà rispettare le regole liturgiche e l'arte sacra, è necessario l'esplicito consenso scritto del vescovo locale, che la benedirà e, se necessario, la porrà sotto il patrocinio della Vergine Maria o di un santo.
I fedeli hanno il diritto di entrare nelle chiese per le celebrazioni e la loro preghiera, per incontrare Dio nel silenzio e nel raccoglimento che ci si aspetta. Le comunità religiose o conventuali possono avere una propria chiesa all'interno del loro convento, chiamata "tempio conventuale", che serve come luogo di culto per la comunità religiosa e per i fedeli che desiderano frequentarla.
La parrocchia e la chiesa parrocchiale
La parrocchia è una comunità di fedeli riunita attorno a un sacerdote che rende presente il vescovo diocesano in quel luogo. La comunità celebra il culto, i sacramenti e la preghiera nella chiesa parrocchiale, presieduta dal suo parroco.
Il parroco è fondamentalmente responsabile dell'amministrazione del Battesimo, della Cresima in caso di pericolo di morte, dell'amministrazione del Viatico e dell'Unzione degli Infermi, dell'assistenza ai matrimoni, della celebrazione dei funerali, della benedizione del fonte battesimale nel periodo pasquale e della celebrazione dell'Eucaristia nelle domeniche e nei giorni festivi di obbligo.
Normalmente la parrocchia dovrebbe essere territoriale, ma se necessario può essere personale a causa del rito, della lingua o della nazionalità dei fedeli di un territorio, o per qualsiasi altra ragione appropriata. La chiesa parrocchiale costituisce dunque il principale punto di riferimento religioso ordinario della comunità locale.
La cattedrale e la chiesa collegiata
La cattedrale è la sede - la cattedra - del vescovo. È la chiesa principale di una diocesi o di una chiesa particolare, dalla quale il vescovo presiede la preghiera, conduce il culto e insegna.
Può essere chiamata Chiesa Madre o Chiesa Maggiore, per sottolineare il suo carattere unico e principale nella diocesi. A differenza della cattedrale, la "chiesa collegiata" ha una struttura simile a quella della cattedrale, anche se non è la sede del vescovo.
La basilica e la sua funzione rappresentativa
Nella sua genesi greco-romana, la basilica era un importante edificio pubblico destinato a funzioni giudiziarie, come un tribunale, ma col tempo i cristiani iniziarono a usarla come tempio e per scopi liturgici.
Il Romano Pontefice ha la prerogativa di essere il capo titolare di un tempio basilicale, e può essere dichiarato "maggiore": solo il Papa può officiare al suo altare, attualmente le chiese romane di San Pietro, San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore e San Paolo fuori le Mura.
C'è poi la basilica "minore" - attualmente più di 1.500 in tutto il mondo - che ha lo scopo di mostrare sull'altare maggiore alcuni segni della dignità papale e dell'unione con la Santa Sede, e dovrebbe essere, come la basilica maggiore, un esempio e un riferimento per il resto delle chiese della zona.
Il santuario: struttura, riconoscimento e funzioni
Il santuario è una chiesa o un altro luogo sacro, debitamente approvato dal vescovo del luogo, al quale si recano in pellegrinaggio numerosi fedeli per un particolare motivo di pietà. La prima definizione canonica di santuario viene elaborata nel 1955 dalla Sacra congregatio de seminariis et studiorum universitatibus, che propone all’approvazione del papa Pio XII una definizione comunicata agli Ordinari l’8 febbraio 1956.
«È detto santuario la chiesa o l’edificio sacro destinato all’esercizio pubblico del culto che, per un motivo particolare di pietà, è reputato dai fedeli meta di pellegrinaggi tesi a ottenere delle grazie o esaudire dei voti». Si precisa quindi che «i motivi che possono giustificare i pellegrinaggi sono […]: un’immagine santa da onorare, la presenza di reliquie sante, un miracolo avvenuto in questo luogo o un’indulgenza da ottenere».
Si parla di santuario diocesano se è approvato dal vescovo locale, nazionale se è approvato dalla Conferenza episcopale o internazionale se è riconosciuto come tale dalla Santa Sede. Ad alcuni santuari vengono concesse determinate grazie quando le circostanze del luogo e il bene dei fedeli che vi si recano in pellegrinaggio lo rendono opportuno.
| Tipologia | Autorità di approvazione o riconoscimento |
|---|---|
| Santuario diocesano | Vescovo locale |
| Santuario nazionale | Conferenza episcopale |
| Santuario internazionale | Santa Sede |
Le quattro funzioni principali dei santuari
Al santuario si attribuiscono quattro funzioni principali: è luogo di evangelizzazione, di carità, di cultura e di impegno ecumenico. Si ribadisce la centralità dei santuari nell’annuncio della Parola, ma si pensa anche alle sue potenzialità sociali oltre che religiose.
Nella prospettiva delineata dal codice di diritto canonico del 1983 sembrano centrali alcuni aspetti tesi a fare del santuario un luogo privilegiato di dialogo fra i fedeli e la Chiesa. In particolare portiamo l’attenzione sul can. 1234: «§1. Nei santuari si offrano ai fedeli con maggior abbondanza i mezzi della salvezza, annunziando con diligenza la parola di Dio, incrementando opportunamente la vita liturgica soprattutto con la celebrazione dell’Eucaristia e della penitenza, come pure coltivando le sane forme della pietà popolare.
§2. Le testimonianze votive dell’arte e della pietà popolari siano conservate in modo visibile e custodite con sicurezza nei santuari o in luoghi adiacenti».
Un documento del 2002 della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti fa il punto sulla pietà popolare: il testo, al di là della prospettiva storica e della definizione delle linee per assicurare la bontà delle credenze, delinea la conformità del culto praticato nei santuari fornendo un orientamento per armonizzare la pietà popolare con la liturgia.
- Evangelizzazione: annuncio della Parola e approfondimento della fede.
- Carità: attenzione alle potenzialità sociali e alle necessità dei fedeli.
- Cultura: conservazione delle testimonianze votive dell’arte e della pietà popolari.
- Impegno ecumenico: apertura del santuario al dialogo e all’incontro tra i credenti.
Origine e riconoscimento dei santuari
Il santuario è al tempo stesso un luogo noto e un concetto le cui implicazioni sono vaste. L’attuale nozione di santuario proviene da una riflessione che ha coinvolto diverse discipline.
La storia comparata delle religioni, la storia delle tradizioni popolari, l’antropologia così come il diritto hanno contribuito in misura diversa allo studio e alla comprensione dei diversi fenomeni storici, sociali ed economici coinvolti nella nascita ed evoluzione di questi singolari luoghi di culto.
Sebbene dei luoghi dalle analoghe caratteristiche esistano fin dall’antichità, è soltanto a partire da un’epoca molto recente che se ne circoscrivono proprietà e caratteri sia morfologici che tipologici. Tra le fonti della lingua italiana di matrice sia ecclesiastica che classica risalenti all’Ottocento, la definizione si riferisce principalmente a un luogo santo, al posto riservato alla conservazione delle reliquie del santo o più in generale alla chiesa dove si conservano dei simulacri di sacralità.
Neppure risalendo all’etimologia si riesce a centrare perfettamente il concetto di santuario nel suo uso moderno e contemporaneo: è noto che il termine deriva dal latino sanctus, participio passato del verbo sancire la cui radice è la stessa di sacer, ma nulla aggiunge del lato storico, cognitivo e vissuto che caratterizza invece i santuari nelle diverse epoche.
Una definizione rigorosa passa innanzitutto dallo studio dello storico e del giurista: la comparazione delle diverse fonti consente di ricavare una storia del concetto, che ripercorre l’evoluzione circoscrivendo i confini di un fenomeno, che è anche sociale oltre che religioso.
I giuristi sono fra i primi a constatare che il termine santuario è generico e spesso utilizzato in maniera imprecisa in riferimento a chiese o particolari enti di culto. Il codice di diritto canonico introduce il termine soltanto nel 1983, anche se l’uso in documenti ufficiali della Santa Sede è precedente.
Ne fanno menzione esplicita i patti Lateranensi: l’art. 27, al primo capoverso stabilisce che le «basiliche della Santa Casa in Loreto, di San Francesco in Assisi e di Sant’Antonio in Padova […] saranno cedute alla Santa Sede e la loro amministrazione spetterà liberamente alla medesima», mentre il terzo capoverso riguarda l’amministrazione degli «altri Santuari».
La condizione preconcordataria viene studiata dallo Jemolo già nel 1913: il giurista, introducendo una distinzione fra santuari minori e maggiori passa in rassegna quattro santuari che egli ritiene «maggiori e più tipici». Si tratta del santuario di Nostra Signora di Oropa, del Sacro Monte di Varallo, del santuario di Valle di Pompei e della Santa Casa di Loreto.
La questione di fondo della disanima del giurista concerne la natura giuridica di questi luoghi riguardo alle loro caratteristiche di enti di culto o di opere pie di beneficenza. La scelta di questi quattro santuari che contrappone ad altri minori, è interessante, poiché ne resta traccia fino ai giorni nostri nel codice di diritto canonico (cann.1231-1232) con la suddivisione dei santuari in diocesani, nazionali e internazionali.
Il santuario come meta di pellegrinaggio
I santuari e i pellegrinaggi sono fenomeni religiosi che si rincorrono nello spazio e nel tempo. Se il santuario è principalmente un luogo sacro, il pellegrinaggio è il cammino privilegiato per raggiungerlo in modo santo.
Entrambi dicono di una relazione fra gli uomini e Dio, come si è stabilita in un luogo e in un tempo determinati e come può avvenire nuovamente nell’incontro tra i fedeli e quel luogo sacro. Anche la Chiesa ne esalta il profondo valore per la tradizione e per la pratica: nell’approccio sia pastorale che catechetico i santuari e i pellegrinaggi sono un’occasione di rinnovo della fede e di approfondimento dell’esperienza religiosa individuale e comunitaria.
Possono contribuire ad acquisire la consapevolezza di possedere un patrimonio culturale e storico nel quale iscrivere non soltanto la propria appartenenza, ma anche la propria biografia. Un luogo sacro, per essere considerato un santuario, deve produrre devozione, culto, preghiera - in una parola una pietà - e per questo diventare la meta di uno spostamento o di un viaggio dalle motivazioni religiose: un pellegrinaggio.
La definizione ampia, ma condivisa, considera santuario «ogni luogo segnato da “apparizioni” e “miracoli”, oggetto per questo di devozione e di pellegrinaggio spontaneo, nato in genere al di fuori delle normali istituzioni ecclesiastiche, ma divenuto presto loro stretto “alleato”».
Leggende, apparizioni e memoria collettiva
Questa devozione trae spesso origine da un avvenimento eccezionale o da fatti prodigiosi che costituiscono il nucleo della leggenda di fondazione, anche se il ruolo delle istituzioni ecclesiastiche non è secondario nel consolidamento della fama e del successo di tali luoghi di culto.
La fondazione di un santuario si basa su leggende che, a seconda di alcune variabili geografiche e storiche, hanno tratti che possono essere riportati a morfologie e tipologie ricorrenti: sono testi narrativi verosimili dove si possono rintracciare elementi caratteristici della storia e delle tradizioni dei luoghi di origine.
La trasmissione di un testo e di un’iconografia procede per vie analoghe fra loro: in questo rapporto rimane sottinteso il riferimento allo strumento che consente la continuità della tradizione orale, ovvero la ‘memoria’, permeata di ‘mentalità orale’.
Le istituzioni religiose, chiamate a occuparsi dei santuari o dei luoghi di pellegrinaggio, attraverso un processo di legittimazione canonica o sostanziale, talora intervengono a fini di regolazione e di controllo, talora determinano esse stesse il successo di un santuario.
Un esempio eloquente è dato dalle apparizioni mariane e dai luoghi dove queste sono avvenute, che in breve tempo diventano meta della visita di fedeli e curiosi. Il Novecento ne è stato «un periodo singolarmente ricco, “favorito” diranno i devoti della Madre di Dio».
Dopo il 1917 (apparizione a Fatima) si stima che ci siano stati circa «400 casi di apparizioni nel mondo cioè quattro volte di più che tutte le manifestazioni dello stesso ordine elencate nel XIX secolo». Di questi soltanto una parte esigua ha effettivamente originato un culto che si è consolidato in una tradizione di santità e pellegrinaggio.
Fatima rappresenta un’«apparizione di rottura nella successione mariofanica», ma soltanto con il concilio Vaticano II la «ridefinizione della mariologia e la ricollocazione del culto mariano» avranno un compimento liturgico e pastorale.
La collocazione territoriale dei santuari
Secondo un approccio fenomenologico della storia delle religioni, il sacro risponde al bisogno dell’homo religiosus di sottrarre una porzione dello spazio dall’indifferenziato. I santuari mostrano un meccanismo del tutto simile: anche questi edifici, in rapporto alle altre costruzioni cultuali, individuano uno spazio e un tempo fuori dall’ordinario.
L’ubicazione geografica di un santuario non è mai casuale, ma risponde piuttosto a una serie di logiche, che si compiono in uno spazio territoriale. La «territorializzazione del sacro», dunque, permette di cogliere i bisogni fondamentali dell’uomo di sicurezza e di dominazione, ma anche dell’affidarsi a forze che hanno potenza maggiore.
Gli elementi tradizionali e simbolici si intrecciano alle opportunità fisico-geografiche in un rapporto attivo con il territorio. I santuari sono spesso luoghi posti in posizione particolarmente panoramica e dominante, oppure sono luoghi singolarmente austeri o ancora possono risultare riparati dagli sguardi.

Gli studiosi sono concordi nel riconoscere a ogni luogo sacro la capacità di attirare delle persone grazie a un aspetto singolare, straordinario, che provoca attenzione, interesse, culto: un fattore - avvenimento o accidente - che potrebbe legittimare di per sé l’esistenza dei santuari.
La dislocazione delle località sacre intreccia le complesse simbologie cosmiche della montagna, come luogo che avvicina alla volta celeste, dell’acqua, come simbolo di purificazione e di rinascita, e del richiamo esoterico ai numeri o a una geometria segreta.
La questione non ha una soluzione univoca e la storia delle religioni ha perseguito diversi filoni, tuttavia una constatazione si impone: lo spazio, nel suo complesso, non è un universo privo di senso, privo di significato e di orientamento dove l’uomo si trova completamente perduto.
Al contrario, i punti di riferimento sono molti e, a prescindere dall’intervento umano per un adattamento fisico alla natura, l’introduzione del pensiero religioso incide in maniera prepotente sul paesaggio da un punto di vista materiale. «Una parte spesso grandiosa di quello sforzo è stata […] compiuta più o meno direttamente per proclamare o magnificare l’esistenza di altre potenze sacre o soprannaturali».
I significati sovrapposti del luogo sacro
Una sorta di stratificazione del pensiero e dell’esperienza religiosi fa sì che sul luogo sacro almeno tre ordini di significato si sovrappongano. Per primi, ci sono i significati cosmologici che rimandano a una simbolica sacrale fatta delle tre dimensioni spaziali, ma anche del centro e del cerchio e dei loro derivati, come per esempio la croce.
In secondo luogo abbiamo i significati ‘ierofanici’: dei luoghi possono apparire naturalmente portatori di sacro per le manifestazioni che vi sono state. Infine ai luoghi che non sono più legati alla natura in quanto tale, ma a degli avvenimenti che vi si sono svolti, si attribuiscono dei significati agiografici.
- Significati cosmologici: rimandano alla simbologia dello spazio, del centro, del cerchio e della croce.
- Significati ierofanici: derivano dalle manifestazioni considerate portatrici di sacro.
- Significati agiografici: dipendono da avvenimenti importanti o straordinari accaduti nel luogo.
Sono luoghi considerati santi, poiché vi è accaduto qualcosa di importante o straordinario come la nascita o la morte di un fondatore, come una rivelazione o come un’apparizione.
Santuari, città e trasformazioni del paesaggio
I santuari sono in parte eredità di una localizzazione che ha le sue origini in epoca medievale, anche se i loro caratteri si consolidano al mutare del paesaggio naturale e soprattutto urbano.
«Se in tali luoghi ci si reca, è per vivere la liberazione dalla quotidianità delle opere e dei giorni. Si instaura così una relazione di sacralizzazione nello spazio (il luogo sacro) e attraverso lo spazio (il pellegrinaggio) […]. Ancora più significativa è la ripartizione: commovente è infatti la costanza dei gruppi montani per cui ogni vallata possiede il santuario».
Anche se l’urbanizzazione si è estesa e il rapporto della città con il luogo sacro extra muros si è progressivamente banalizzato, «generalmente la memoria collettiva lo ha conservato». Il santuario può quindi rimanere un punto di riferimento della città e del territorio anche quando il contesto urbano modifica profondamente la sua posizione originaria.
Le principali tipologie di strutture sacre
Eremo
L’eremo è un piccolo tempio, normalmente di dimensioni ridotte e situato ai margini dei centri urbani, nelle zone rurali, che può essere utilizzato per scopi religiosi sporadici. Storicamente è stato legato alla figura dell'eremita - da cui il nome - e alla pratica della vita contemplativa.
Cappella
La cappella è un luogo di culto divino a beneficio di uno o più individui, di solito di piccole dimensioni, che richiede la relativa autorizzazione episcopale per le celebrazioni liturgiche.
Oratorio
L’oratorio è una piccola chiesa per la preghiera personale e comunitaria a beneficio di una comunità o di un gruppo di fedeli. Vi si possono celebrare atti liturgici e possono entrare altri fedeli, a condizione che la persona da cui dipende l'oratorio dia il suo consenso.
Cimitero
I cimiteri, che contengono le tombe, le nicchie o i colombari dove vengono depositate le ceneri in caso di cremazione del cadavere, sono anche luoghi sacri per la sepoltura dei cristiani. In un certo senso, sono luoghi di incontro con Dio, in quanto sono l'ultimo luogo abitato dalla dimensione corporea di un figlio di Dio al momento del suo passaggio alla vita eterna.
I cimiteri sono luoghi di sepoltura per i cristiani che, configurati con Cristo dal battesimo per l'eternità, attendono la seconda risurrezione di Cristo, quando le loro anime saranno riunite ai loro corpi senza alcun difetto o possibilità di morte o decomposizione.
È auspicabile che le chiese abbiano cimiteri per la sepoltura dei loro fedeli, luoghi già benedetti dal vescovo; se ciò non è possibile, ogni luogo di sepoltura dovrebbe ricevere tale benedizione.
È comune che le congregazioni religiose o alcune famiglie abbiano un proprio cimitero o un luogo di sepoltura all'interno dei cimiteri. Infine, va notato che di norma solo il Papa e i vescovi e cardinali diocesani possono essere sepolti all'interno delle chiese, in segno di successione agli Apostoli, che hanno rappresentato durante la loro vita.
Il santuario nella vita religiosa e sociale
I santuari sono al cuore dei dibattiti sulla pietà popolare e occupano ancor oggi un posto privilegiato per l’osservazione e la spiegazione della religione, della religiosità e della devozione che coinvolge un gran numero di persone in cammino verso questi luoghi sacri.
La dicotomia popolare/colto e il concetto socio-storico di religione popolare hanno animato una vasta letteratura storica, antropologica, sociologica e anche religiosa fra gli anni Settanta e Ottanta del Novecento. Oggi un tale concetto pare ormai sorpassato, anche se l’incidenza numerica di talune pratiche, come per esempio il pellegrinaggio ai grandi e piccoli santuari continua a interrogare le scienze umane sull’esistenza e gli esiti di declinazioni culturali e geografiche della religione cattolica, oggi.
In questo quadro, il santuario svolge una funzione che supera la sola celebrazione rituale: è luogo di incontro fra la dimensione personale e quella comunitaria della fede, fra memoria locale e appartenenza religiosa, fra patrimonio culturale e pratica del pellegrinaggio.