Per Anselm Grün, l’Immacolata non indica una condizione riservata a Maria e contrapposta alla fragilità degli altri esseri umani, ma il compimento della vocazione alla santità e alla libertà interiore alla quale tutti sono chiamati. «Maria è il prototipo dell’uomo redento e ciò che viene detto di lei vale anche per noi. L’Immacolata concezione non è altro che ciò che viene detto nella prima lettera agli Efesini e nella liturgia: tutti siamo stati scelti in Cristo prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati».
Questa prospettiva si collega alla riflessione di Grün sull’armonia con se stessi, considerata il presupposto dell’armonia con gli altri e di un buon rapporto con le cose. La fede, infatti, non dovrebbe trasformarsi in durezza, repressione o lotta contro il proprio io, ma condurre alla misericordia, alla pace del cuore e alla libertà interiore.
L’Immacolata come immagine dell’uomo redento
Interpellato su ciò che divide cattolici e protestanti riguardo alla Vergine Maria, e in specifico sui dogmi mariani, così risponde il benedettino: «Maria è il prototipo dell’uomo redento e ciò che viene detto di lei vale anche per noi. L’Immacolata concezione non è altro che ciò che viene detto nella prima lettera agli Efesini e nella liturgia: tutti siamo stati scelti in Cristo prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati».
«Ciò non significa quindi che Maria è un essere speciale e noi dei poveri peccatori. Purtroppo è un’interpretazione frequente, ma questa non è la dogmatica cattolica».
In questa interpretazione, Maria non viene separata dall’umanità, ma rappresenta in modo esemplare ciò che la grazia può realizzare nell’essere umano. L’Immacolata diventa così una figura della redenzione, non un motivo per accentuare la distanza tra una creatura privilegiata e persone segnate irrimediabilmente dalla colpa.
L’armonia con se stessi come cammino spirituale
I credenti sono spesso duri con se stessi, e così corrono il pericolo di fraintendere l'ascesi cristiana come repressione dei bisogni fondamentali vitali e come lotta contro il proprio io. Aggressioni represse, sessualità repressa si manifestano poi nella durezza verso se stessi e gli altri.
Ma nella Bibbia la misericordia è un concetto centrale per esprimere il rapporto di Dio verso noi esseri umani, e il rapporto degli esseri umani verso Dio. Gesù non era solo il redentore misericordioso e sanante, ma ci ha chiamati a misericordia e dolcezza verso noi stessi e verso quanti ci circondano.
Il benedettino Anselm Grün descrive in questo testo cause e forme del rigorismo della pietà tradizionale e della vita di ogni giorno, ma mostra insieme vie per giungere ad una armonia con se stessi, che è il presupposto dell’armonia con gli altri e di un buon rapporto con le cose.

Fede, psicologia e cura dell’anima
La «cura dell’anima» è sempre più oggi di competenza della psicologia. Sembra addirittura che la psicologia si sia assunta compiti che spettano alla teologia e all’attività pastorale della Chiesa.
La Chiesa ha sicuramente perso competenza nel campo della cura delle anime. Si è occupata troppo poco dell’anima del singolo e ne ha studiato troppo poco la struttura per poterla aiutare in modo adeguato nel cammino che porta a diventare uomini.
Dovrebbe riappropriarsi della saggezza dei padri del deserto, che fungevano allora da veri e propri terapeuti per le persone in cerca.
Il ricorso regolare al terapeuta è senz’altro un fenomeno americano, che però sta prendendo piede anche da noi. Probabilmente questo fenomeno affonda le sue radici nella perdita di rapporti interpersonali forti.
Un tempo si poteva discutere di molte cose con l’amico o l’amica, o anche con un sacerdote nel colloquio pastorale o nella confessione. Oggi tutto questo non è più così ovvio: si ha sempre meno tempo per se stessi e per un buono scambio di idee.
Ciò vale anche per la cura delle anime: l’attività frenetica rende impossibile un dialogo profondo.
La confessione come dialogo e riconciliazione
Molti credenti vedono nel sacramento della confessione soltanto il compimento di un dovere religioso. Abbiamo lasciato che la confessione degenerasse in un rituale vuoto.
Una vera confessione è fatta anche di dialogo, ma nelle confessioni di gruppo questo viene a mancare. Per molti oggi la confessione sarebbe sicuramente una buona occasione per parlare dei propri lati oscuri e delle proprie colpe e per sperimentare nell’assoluzione l’accettazione incondizionata da parte di Dio.
Perciò non dobbiamo trovare soltanto nuove forme di confessione, per esempio il colloquio con il confessore, ma favorire anche la formazione psicologica dei curatori d’anime.
Chi si confessa cerca infatti che qualcuno che lo capisca e sappia aiutarlo con competenza lungo il cammino spirituale.
Negli ultimi secoli il procedimento della confessione è divenuto effettivamente troppo formale. Ciò nonostante la confessione rimane un’importante offerta salvifica della Chiesa, riconosciuta oggi anche da parecchi psicoterapeuti.
Sarebbe perciò bene riscoprire questo livello psicoterapeutico del sacramento della riconciliazione. La gente si recherebbe più spesso dal confessore. Non così spesso come cento anni fa, ma nel momento in cui ne avverte davvero la necessità.
Lo «specchio della confessione» offre in realtà un certo aiuto, ma naturalmente non deve diventare uno sciocco formalismo. Dovrebbe semplicemente offrire degli spunti per un esame di coscienza personale.
Il contributo della psicologia alla fede
Chi offre ad altri un’assistenza spirituale deve conoscere l’animo umano. La tradizione spirituale ha sicuramente accumulato una grande saggezza nel trattare la psiche umana, ma oggi le conoscenze spirituali devono essere legate alle conoscenze psicologiche per essere all’altezza dell’uomo moderno.
Chi assiste spiritualmente le persone senza alcuna nozione di psicologia può anche condurle verso ideali e percorsi morbosi perché non è in grado di riconoscere in tempo tratti patologici, nevrosi, ferite interiori o idee sbagliate.
La psicologia non risolve i problemi religiosi, ma ci stimola ad analizzare la nostra fede per scoprire dove si fonda su idee infantili e dove c’invita alla fuga dalla realtà della nostra anima.
La psicologia ha dunque una funzione critica rispetto alla religione. Ma proprio la psicologia di C.G. Jung e la psicologia transpersonale mi hanno anche donato la fiducia nel mio cammino spirituale.
Mi hanno mostrato che il mio cammino spirituale porta anche alla salute psichica e dà un senso alla mia vita.
Il vantaggio della psicologia sta in generale nel fatto di considerare l’anima nella sua totalità. Mi aiuta a prendere coscienza di tutta la mia esistenza.
Ferite interiori, preghiera e rapporto con Dio
Il mio rapporto con Dio può essere vivo soltanto se sono in grado di offrirgli tutto ciò che è nascosto in me. Incontro spesso persone devote che presentano a Dio soltanto una parte di sé, perché, per esempio, non sono in grado di offrirgli le ferite presenti nel loro intimo.
Perciò non possono avere un rapporto vivo con Dio. La psicologia mi aiuta quindi ad affrontare le mie ferite, non può però dare un senso alla mia vita, perché questo lo si può ottenere soltanto con la fede.
Prima però devo riconoscere tutti i miei problemi, per poterli offrire a Dio. Soltanto in seguito potrà avvenire in me la trasformazione e guarigione interiore.
La psicologia può scoprire che con la spiritualità ci si vuole soltanto mettere al sicuro. Nel momento in cui la spiritualità diviene uno strumento per rimuovere o scansare i problemi, una simile prassi spirituale, o addirittura una simile concezione di Dio, può diventare una droga.
La psicologia offre quindi un criterio importante per valutare la genuinità della fede: là dove la fede e la vita spirituale portano a una rinascita, alla libertà interiore, alla pace del cuore e all’armonia con se stessi, si è sulla strada giusta.
I limiti della psicologia e il primato della fede
La psicologia non deve diventare la norma ultima per la fede. La fede va oltre la psicologia, deve però confrontarsi con essa.
Ma l’obiettivo della fede non è in primo luogo la salute psichica, bensì l’apertura a Dio e la realizzazione delle nostre aspirazioni umane in Dio.
Per quanto il nostro comportamento possa essere condizionato da ferite e paure, anche la psicologia sa che la colpa reale esiste, e con quella ci si deve presentare a Dio.
La psicologia può spiegarci soltanto le cause del nostro comportamento. E può mostrarci come possiamo elaborare la nostra colpa in modo da renderla meno opprimente.
Non può però cancellarla e perdonarla.
Il battesimo di Gesù e l’esperienza dell’amore
«Un tentativo di rendermi conto dell’amore di Dio è stato per me la meditazione sul battesimo di Gesù (Lc 3,21s.). Gesù si cala nel Giordano, nell’acqua che è carica della colpa dei molti che si sono fatti battezzare nel fiume da Giovanni.
Mentre entra in acqua, il cielo si apre sopra di lui. E Dio gli dice: «Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto».
Nella meditazione ho sperimentato la realtà di questo amore quando ho sovrapposto consapevolmente la frase «Tu se il mio figlio prediletto» alla paura, all’oscurità, al fallimento, alla mediocrità, alla menzogna esistenziale in me.
Ho tentato di calarmi nell’acqua del mio inconscio, nel regno delle tenebre in cui ho rimosso tutto quanto fugge alla luce del sole, ciò che non mi va di guardare alla luce del giorno.
Per me è una bella immagine del battesimo di Gesù il fatto che il cielo sopra di lui si sia aperto proprio quando egli si è calato nelle profondità del Giordano.
Il cielo vuole aprirsi anche sugli abissi della mia anima. Ma devo avere il coraggio di calarmi in tali abissi, per percepire là in fondo, con un suono nuovo, le parole: «Tu sei il mio figlio prediletto»; «Tu sei la mia figlia prediletta».
Solo quando ho sovrapposto alla mia esistenza concreta la frase secondo cui sono il figlio prediletto, essa mi ha toccato nell’intimo, donandomi la pace interiore.
Ogni parlare che si fa dell’amore di Dio ci lascia indifferenti se non giunge alle esperienze della nostra vita quotidiana.
Gesù si cala nei flutti della colpa, nell’inconscio, nella pulsionalità, negli elementi della terra, come lo rappresentano sempre le icone.
Calandosi in essi, prega tanto intensamente che il cielo si apre sopra di lui, che quanto è essenziale prorompe e la luce di Dio risplende sopra di lui.
È un profondo desiderio anche mio quello di saper pregare in modo tale che il cielo si apra sopra di me, che l’amore di Dio rifulga nel profondo del mio inconscio, negli abissi della mia colpa.
E anelo a saper pregare anche per gli altri, in modo tale che il cielo si apra sopra di loro.
Battesimo di Gesù nel Giordano - video a cartoni animati
La preghiera come guarigione interiore
«Pregare significa aprire il cielo sopra le persone, in modo che sia loro consentito di sentire il rapporto con Dio come la loro unica salvezza.
Gesù sente dal cielo aperto la voce di Dio che è rivolta a lui: «Tu sei il figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto» (Mc 1,11).
Questo è anche il mio anelito più profondo, l’essere il figlio prediletto di Dio, non essere rispettato, ammirato e amato solo dagli esseri umani, bensì da Dio, la causa prima di ogni esistenza, il creatore del mondo».
«La potenza risanatrice della preghiera non sta, secondo me, nel fatto che Dio mi guarisca da tutti i miei mali. Vedo piuttosto la potenza risanatrice della preghiera nel fatto che nella mia malattia sono in contatto con lo spazio interiore del silenzio in cui sono già sano e integro.
(…) Un silenzio in cui sperimentiamo una pace e una libertà profonde nonostante le turbolenze esterne.(…)
Lì la malattia non ha alcun potere su di me. Ciò fa sì che, pur nella malattia, io sia intimamente pieno di pace (…) e può anche far sì che io guarisca.
Ma questa è sempre la volontà di Dio, al quale mi arrendo.
Se nella preghiera mi rivolgo davvero a Dio, la mia anima ne è risanata e l’anima sana, come sappiamo, si ripercuote talvolta nella guarigione del corpo.
Ma se anche il corpo rimane malato, nella preghiera sperimentiamo la guarigione interiore».
Anselm Grün e il libro Come essere in armonia con se stessi
Il volume appartiene alla collana Spiritualità 57 e presenta una riflessione sulla misericordia, sulla durezza verso se stessi e sul cammino verso l’armonia interiore.
| Elemento | Informazione |
|---|---|
| Titolo | Come essere in armonia con se stessi |
| Autore | Anselm Grün |
| Collana | Spiritualità 57 |
| ISBN | 978-88-399-1357-9 |
| Formato | 13,2 x 19,3 cm |
| Pagine | 144 |
| Titolo originale | Gut mit sich selbst umgehen |
| Data di pubblicazione | 6 febbraio 2020 |
| Editore | Queriniana |
| Traduttore | Sozzi Manci M. |
In breve, il libro presenta l’armonia con se stessi come presupposto dell’armonia con gli altri e di un buon rapporto con le cose, nelle analisi e nei consigli del benedettino Anselm Grün, tra i più noti scrittori di spiritualità.
Descrive cause e forme del rigorismo della pietà tradizionale e della vita di ogni giorno, mostrando insieme vie per giungere ad una armonia con se stessi.
La figura di Anselm Grün
Anselm Grün (1945) è un monaco benedettino dell’abbazia di Münsterscharzach.
Dopo aver compiuto studi filosofici, teologici e di economia aziendale, dal 1977 per trentasei anni è stato “cellerario”, ossia responsabile finanziario e capo del personale dell’abbazia di Münsterschwarzach.
Con numerose pubblicazioni e conferenze raggiunge milioni di persone in tutto il mondo. Apprezzato consigliere e guida spirituale, è attualmente tra gli autori cristiani più letti al mondo.
È monaco benedettino all’abbazia di Münsterschwarzach, di cui è stato a lungo cellerario. Ogni anno più di centomila persone partecipano alle sue conferenze sui temi religiosi e di spiritualità.
Ha al suo attivo una vastissima produzione editoriale, assai diffusa anche in Italia.
Tra le pubblicazioni per le Edizioni San Paolo ricordiamo: La gioia dell’armonia (2005); La gioia della gratitudine (2005); La gioia dell’attenzione (2006); La gioia dell’incontro (2006); La gioia della salute (2007); La gioia di chi si contenta (2007); La gioia dell’amore (2007); La fede dei cristiani (2012); Lottare e amare (20155); Felicità beata (20152); Autostima e accettazione dell’ombra (20187); Regina e selvaggia (2018); La vera felicità (2019); L’arte di vivere dei Benedettini (2019); 75 domande sulla vita e sulla fede (2020); La piccola farmacia della cose che consolano (2020); Dimmi, zio Willi (con Andrea J. Larson, 2021); Per vincere il male (2025).
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