Come depurarsi secondo il Vangelo

Secondo il Vangelo, depurarsi non significa soltanto rinunciare temporaneamente a determinati cibi, praticare un digiuno o migliorare la propria immagine esteriore, ma riconoscere ciò che abita nel cuore e lasciarsi trasformare da Dio. La purificazione riguarda l’intera persona: pensieri, desideri, intenzioni, parole, relazioni e azioni.

Gesù insegna che l’uomo è reso impuro da ciò che porta nel cuore e da ciò che lascia entrare nel cuore. Per questo, la via evangelica della purificazione comprende il riconoscimento del peccato, la conversione, la preghiera, la misericordia verso gli altri, la pratica della giustizia e l’accoglienza dell’opera di Dio, che solo può creare un cuore nuovo.

La purificazione evangelica parte dal cuore

Il desiderio spinge tutto l’uomo verso un obiettivo che può essere una persona, una cosa o anche un’esperienza, inclusa l’azione che ne consegue. Nell’epistolario paolino spesso desiderio è usato in senso negativo: si parla di cattivo desiderio, voglia perversa, desiderio del male, concupiscenza. S. Paolo in più parti delle sue lettere espone un lungo elenco di malvagità provenienti dal cuore: ingiustizia, cupidigia, malizia, invidia, omicidio, frode, lite, malignità, maldicenza, arroganza, superbia… Rm 1, 29; Rm 13, 13; Gal 5, 19-21; ecc….

Nei Vangeli Gesù è ben lontano dal considerare innocuo il desiderio per il fatto che opera ‘soltanto’ nella sfera del pensiero e delle aspirazioni del cuore e non immediatamente in quella dell’azione. In alcuni passi del Vangelo è chiaro che Gesù considera il desiderio come peccato capace di sviluppare una forte potenza distruttiva: il desiderio infrange il legame coniugale (Mt 5, 28 “chiunque guarda una donna per desiderarla ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore”); il desiderio “soffoca la parola” (Mc 4, 19 dove le preoccupazioni del mondo e le passioni, paragonate ai rovi, soffocano la parola e non permettono di dare frutto).

Per Gesù anche il desiderio cattivo -non meno dell’azione cattiva- è emanazione e segno di un cuore perverso che ormai si è separato da Dio. Nel brano del Vangelo scelto per il nostro incontro Gesù ribadisce con forza che l’uomo è reso impuro da ciò che porta nel cuore e da ciò che lascia entrare nel cuore.

Questo testo riguarda la disputa con i farisei circa il rituale di purificazione previsto per gli alimenti. I farisei domandano a Gesù: “Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?” (Mc 7, 5). Gesù afferma che non sono le mani ad essere impure, ma il cuore; siamo preoccupati dell’immagine, di apparire osservanti e puliti e si tralascia di custodire il cuore dove si annidano i cattivi pensieri.

Secondo Gesù dal nostro cuore escono “propositi di male: impurità, furti, omicidi, adulteri, invidia, inganno, ecc… “ (Mc 7, 21-22). Ciò che è impuro e cattivo sta dentro, non fuori.

Che cosa indica il cuore nella prospettiva biblica

Gesù ci porta a guardare il cuore -in greco kardìa- come la sede dei sentimenti siano essi di gioia o di dolore, di tranquillità o di agitazione. Il cuore è sede dell’intelletto e della conoscenza, delle facoltà come anche della stoltezza; dal cuore proviene anche la volontà, l’intenzione e anche la decisione pronta a passare all’azione.

Il cuore rappresenta l’uomo con tutti i suoi impulsi nella sua interezza, la personalità tutta intera, la sua vita interiore, il suo carattere. Il cuore diviene l’organo per il quale si prende posizione di fronte a Dio, nella fede aderendo alla sua legge come anche nell’indurimento lontano da Lui.

La Scrittura dice: “Un baratro è l’uomo e il suo cuore un abisso” (Sl 64, 7); Gesù dice: “ …voi…che siete cattivi” (cfr Lc 11, 13; Mt 12, 34); s. Giovanni afferma che “se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi” (1Gv 1, 8); il cammino quaresimale appena iniziato, con l’imposizione delle ceneri ci ha chiesto di convertirci “Convertiti e credi nel Vangelo”; il padre s. Francesco addirittura afferma che a noi “appartengono solo vizi e peccati” (Rnb XVII; FF 48).

Riconoscere ciò che deve essere purificato

E’ anche facile riconoscere che i nostri desideri e passioni non sono secondo Dio perché tutti ne facciamo esperienza. Tutti siamo orgogliosi, tutti facciamo qualcosa per essere ammirati dagli altri oppure per non essere visti dagli altri, in alcune occasioni ci scopriamo superbi, ci piace che prevalga il nostro modo di vedere le cose, avere sempre ragione, che la nostra parola sia l’ultima; ci si arrabbia facilmente anche solo per una parola che non ci va.

Attraverso lo sguardo riempiamo il cuore di immagini che ci formano ad una mentalità mondana; non siamo generosi nel servire gli altri, anzi ci piace essere serviti; pretendiamo e non doniamo, pensiamo male degli altri giudicandoli…

La purificazione evangelica richiede dunque uno sguardo sincero sulla propria vita. Non si tratta di curare soltanto l’apparenza religiosa, ma di verificare se il cuore è realmente orientato verso Dio e verso il bene.

  • Mi sento a posto o qualcosa non va nel mio cuore?
  • Curo l’apparire e l’immagine senza vigilare sul cuore?
  • Mi sento giusto o mi sento peccatore?
  • Ho desideri e pensieri cattivi?

Il primo passo nella via della purificazione è riconoscere la propria condizione di peccatori magari abituandosi a fare l’esame di coscienza ogni sera. Conoscere i propri peccati e consegnarli a Dio che è l’unico che può purificare.

Consegnare i propri peccati indica rinunciare a salvarsi da soli e rimettersi nelle mani di Dio, significa avere bisogno di un Salvatore. La prima tentazione che si vince dunque è quella di dover sempre dimostrare a se e agli altri che ce la facciamo da soli, che siamo capaci di tutto e non abbiamo bisogno di nessuno.

Ammettere le cadute è prendere la strada per rialzarsi, ammettere miserie e fallimenti è il primo passo per guarire e per liberarsi di se stessi. Ammettere gli sbagli fatti e chiedere perdono nel sacramento della Riconciliazione.

Dio solo può creare un cuore puro

Dio solo è colui che purifica, che può pulire il nostro cuore: “Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; io vi purificherò da tutte le vostre impurità e da tutti i vostri idoli, vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne” (Ez 36, 25-26).

Dio solo purifica e nel Salmo 51 gli chiediamo: “Crea in me, o Dio, un cuore puro” (Sl 51, 12). Il verbo creare ‘barà’ è riservato a Dio, riferito unicamente all’azione creatrice di Dio e indica l’atto con cui Dio pone nell’esistenza una cosa nuova; lo stesso verbo barà si trova in Genesi, nei capitoli della creazione!

Dio purifica ma chiede a noi di lasciarci purificare collaborando attivamente. La conversione non è quindi una semplice emozione religiosa e non consiste nel compiere gesti esteriori per apparire migliori. È una risposta concreta alla grazia, attraverso la quale la persona riconosce il proprio stato, consegna a Dio ciò che la separa da Lui e impara a vivere secondo il Vangelo.

Persona in preghiera con cuore luminoso

Il sangue di Cristo e la purificazione dal peccato

C’è un momento della vita di Gesù dove questa purificazione ci raggiunge maggiormente ed è il momento della sua morte. L’evangelista Giovanni racconta un particolare che i sinottici omettono ed è il colpo della lancia.

Nei sinottici, Matteo, Marco e Luca la morte di Gesù viene fatta coincidere con eventi impressionanti: tenebre, terremoto, morti che risorgono. Giovanni omette tutto ciò e fa invece culminare il suo racconto in un episodio che a prima vista sembra del tutto secondario: il gesto di un soldato che, con la lancia, trafigge il costato di Gesù dopo che era già morto, e il fatto che dal costato trafitto subito sgorgarono sangue ed acqua.

Se Giovanni mette al culmine della narrazione questo fatto è perché vi annette un significato profondo certamente legato al significato simbolico del sangue e dell’acqua. Per Giovanni la Passione è la rivelazione per eccellenza dell’amore che Gesù ha per i suoi, per noi; è il segno dell’amore che il buon pastore porta al suo gregge (Gv 10, 14-16).

Tutta la seconda parte del Vangelo di Giovanni si svolge alla luce di quelle parole: “Avendo amato i suoi, che erano nel mondo, li amò fino alla fine” (Gv 13, 1) quasi ad indicare una pienezza che nessuno potrà mai superare.

Quando dall’alto della croce dopo aver preso l’aceto Gesù dice: “E’ compiuto” (Gv 19, 30) è come se dicesse: la rivelazione dell’amore è compiuta! e questa pienezza d’amore diventa visibile nella trafittura del cuore.

La ferita del Cuore di Gesù è segno di quell’amore totale con cui Egli ama il Padre e noi sue creature. Il sangue e l’acqua che sgorgano dal costato aperto del Redentore sono il segno luminoso dell’amore sconfinato (sangue) che ha portato Gesù a morire per noi sulla croce e insieme il pegno dello Spirito (acqua) che è il frutto del sacrificio redentore. Dunque sangue di redenzione e acqua della vita.

Sangue di redenzione

La Scrittura dice che “il sangue di Gesù ci purifica da ogni peccato” (1Gv 1, 7) ed è grazie a questo “sangue prezioso di Cristo che siamo liberati dalla nostra vuota condotta” (cfr 1Pt 1, 18-19); “comprati a caro prezzo” (1Cor 6, 20; 7, 23); “liberati dai nostri peccati con il suo sangue” (Ap 1, 5).

Il sangue di Gesù allora opera la nostra purificazione e la Scrittura dice ancora che “Cristo è morto per noi mentre eravamo ancora peccatori” (Rm 5, 8) e che è “la bontà di Dio che ci spinge alla conversione” (Rm 2, 4).

Gesù è morto e si offre ancora ogni giorno per noi nonostante che noi ancora siamo peccatori. Il suo è un amore assai più grande del nostro peccato e ciò che ci purifica e ci libera dall’autosufficienza è sentire su di noi tutta la bontà dell’amore sconfinato di Gesù; guardare a Colui che per noi è stato trafitto (Gv 19, 37; Zc 12, 10).

Ci purifica il lasciarci amare, il rimanere sporchi e nudi, senza giustificarci sotto lo sguardo di questo amore che non giudica ma accoglie e che non dipende da noi e dalle nostre eventuali buone azioni.

Non lo meritiamo, è puro dono di Dio ed è l’amore gratuito e incondizionato che converte, l’amore che non chiede di dimostrare qualità per essere amati: l’amore gratuito non si compra, si riceve!

E’ il sentirsi amati in questo modo unico e speciale che pulisce il cuore: “Dove ha abbondato il peccato ha sovrabbondato la grazia” (Rm 5, 20). “Tutte le cose vengono purificate con il sangue e senza spargimento di sangue non esiste perdono” (Eb 9, 22).

Il sangue purifica dai peccati i membri della Chiesa. Dio cancella la colpa dalla vita dell’uomo che gli confessa con fiducia i propri peccati. Nel sangue è riposta una forza capace di santificare (Eb 13, 12) e di vincere tutto ciò che è contrario a Dio (Ap 12, 11).

Dalla morte di Gesù, dal suo Cuore aperto viene una forza che trasforma e rinnova la vita di coloro che accolgono la redenzione.

Essere salvati e lasciarsi purificare

Nel 1990, sono stata battezzata nel nome del Signore Gesù e nel 1998 ero già un collaboratore della Chiesa. Grazie all’opera e alla guida dello Spirito Santo, avevo un’energia inesauribile nel mio lavoro per il Signore e il pozzo a cui attingevo sermoni non si prosciugava mai.

Spesso sostenevo i fratelli che si sentivano deboli o negativi e mostravo pazienza e tolleranza quando i loro familiari non credenti erano scortesi con me. Sentivo di essere cambiata molto da quando ero diventata cristiana.

Ma, a partire dal 2010, non riuscivo più a percepire la guida del Signore e non avevo così tanta energia per il mio lavoro. Predicavo le stesse vecchie cose senza alcuna nuova illuminazione.

Quando mio marito o mia figlia facevano qualcosa che non mi piaceva, perdevo le staffe e li rimproveravo. Era più forte di me. Sapevo che non era la volontà del Signore, e pregavo, mi confessavo e mi pentivo, eppure inevitabilmente continuavo a peccare, a essere impaziente e intollerante.

Questo mi rendeva infelice. Leggevo diligentemente la Bibbia, digiunavo e pregavo per sfuggire a quella vita fatta solo di peccati e confessioni. Ho cercato l’aiuto di diversi pastori perché volevo capire, tuttavia è stato assolutamente inutile.

Nel 2017, ancora lavoravo e andavo in giro a predicare, eppure sentivo un senso di vuoto e di disagio perché vivevo sempre nel peccato, e questa sensazione stava diventando più forte.

Un giorno, mio marito mi ha chiesto: “Ultimamente sembri molto giù. C’è qualcosa che non va?” Ho condiviso con lui le mie preoccupazioni in risposta alla sua domanda, “Stavo pensando che sono una credente da tanti anni e sono una predicatrice, quindi perché non riesco a smettere di vivere nel peccato?

Non avverto più la presenza del Signore. È come se mi avesse abbandonata. Credo in Lui da anni, ho letto molto la Bibbia e ascoltato a lungo la via del Signore.

Spesso decido di portare la mia croce e di superare me stessa, ma sono sempre vincolata dal peccato. Mento per il mio tornaconto e prestigio, e non riesco a fare in modo che ‘Nella bocca loro non è stata trovata menzogna’ (Apocalisse 14:5).

So che il Signore permette le difficoltà e gli affinamenti che incontro, però non posso fare a meno di incolparLo e fraintenderLo. Non riesco a sottomettermi felicemente.

Temo che, continuando a vivere così nel peccato, non entrerò nel Suo Regno quando il Signore verrà!”

Ha risposto: “Come puoi pensare questo? Abbi fede, sei un predicatore! Com’è che dici sempre? Anche se viviamo nel peccato e non ne siamo sfuggiti, tuttavia è scritto nella Bibbia: ‘Se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore e avrai creduto con il cuore che Dio Lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato; infatti con il cuore si crede per ottenere la giustizia e con la bocca si fa confessione per essere salvati’ (Romani 10:9-10). e ‘Infatti chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato’ (Romani 10:13).

Viviamo nel peccato e non siamo liberi da esso ma i nostri peccati sono perdonati. Siamo giustificati e salvati per fede. Se frequentiamo le funzioni, leggiamo la Bibbia, portiamo la nostra croce e seguiamo il Signore, entreremo nel Regno dei Cieli e saremo benedetti”.

Ho ribattuto: “Lo pensavo anche io, ma recentemente ho letto 1 Pietro 1:16: ‘Siate santi, perché io sono santo’ e poi Ebrei 12:14: ‘La santificazione, senza la quale nessuno vedrà il Signore’.

Siamo stati salvati, eppure stiamo sempre a peccare e a confessarci. Non abbiamo raggiunto la santità. Sono preoccupata: possiamo entrare nel Regno dei Cieli nello stato in cui siamo?”.

Il perdono non elimina automaticamente la natura peccaminosa

Fratello Chen ha condiviso con noi: “Per capire questo, prima dobbiamo sapere cosa significa ‘essere salvati’. Verso la fine dell’Età della Legge, le persone si erano allontanate da Dio e non Lo temevano più.

Poiché nessuno osservava la legge e i peccati aumentavano, erano tutti in pericolo di essere condannati e messi a morte. Dio Si fece personalmente carne e fu crocifisso offrendoSi per redimere gli uomini e salvarli dalla morte per legge.

Egli riscattò l’umanità intera dal peccato, Giusto. quindi non dobbiamo fare altro che pregare nel nome del Signore Gesù, confessarci e pentirci a Lui, e i nostri peccati sono perdonati.

Poi potremo godere della grazia e delle benedizioni di Dio senza essere condannati dalla legge. Questo è il vero significato di ‘essere salvati’ nell’Età della Grazia.

Cioè, significa solo che i nostri peccati sono perdonati, così non saremo condannati e messi a morte secondo la legge, e che Dio non vede più quei peccati.

Ma non significa che non siamo peccatori, che non pecchiamo più o non resistiamo a Dio. Essere salvati non significa che non siamo corrotti o che siamo purificati, e soprattutto non significa che siamo degni di entrare nel Regno di Dio.

Per essere purificati, dobbiamo accettare l’opera di giudizio di Dio negli ultimi giorni”.

Dalla condivisione di fratello Chen, ho capito che essere “salvati” in Romani significa accettare la salvezza del Signore Gesù e non essere più condannati e messi a morte in base alla legge, però non equivale a essere purificati. Ho percepito che nel suo discorso c’era una verità da approfondire.

“All’epoca, l’opera di Gesù era finalizzata alla redenzione di tutta l’umanità. I peccati di tutti coloro che credevano in Lui venivano perdonati; bastava credere in Lui perché Egli ti redimesse; ovvero, se credevi in Lui, non appartenevi più al peccato, venivi liberato dai tuoi peccati.

Questo è ciò che significava essere salvati ed essere giustificati dalla fede. Eppure, in coloro che credevano permaneva ancora ciò che era ribelle e contrario a Dio e che doveva lentamente essere rimosso.

La salvezza, infatti, non significava che l’uomo fosse stato completamente guadagnato da Gesù, bensì che l’uomo non si trovava più sotto il dominio del peccato, ossia che gli erano stati perdonati i peccati. Bastava che tu credessi per non essere più schiavo del peccato” (La Parola, Vol. 1: La manifestazione e l’opera di Dio, “La visione dell’opera di Dio (2)”)

“L’uomo è perdonato per i suoi peccati, ma quanto ad essere mondato della sua corrotta indole satanica, quest’opera doveva ancora essere compiuta. L’uomo è stato salvato e perdonato per i suoi peccati solo grazie alla fede, ma la sua natura peccaminosa non è stata estirpata e rimaneva dentro di lui.

I peccati dell’uomo sono stati perdonati attraverso Dio incarnato, ma ciò non significa che egli non avesse più in sé alcuna forma di peccato. È stato possibile perdonare i peccati dell’uomo attraverso il sacrificio offerto per il peccato, ma quanto a come impedire che l’uomo peccasse ancora e a come si potesse definitivamente estirpare e trasformare la sua natura peccaminosa, non c’era modo di risolvere questo problema.

I peccati dell’uomo sono stati perdonati, e ciò è accaduto grazie all’opera della crocifissione di Dio, ma l’uomo ha continuato a vivere nella vecchia, corrotta indole satanica.

Stando così le cose, l’uomo doveva essere completamente salvato dalla sua corrotta indole satanica perché la sua natura peccaminosa potesse essere definitivamente estirpata per mai più rispuntare, permettendo così la trasformazione della sua indole.

A tale scopo era necessario che l’uomo comprendesse il cammino della crescita nella vita, che comprendesse la via della vita e il modo per cambiare la propria indole.

Inoltre era necessario che agisse in conformità a questo cammino, cosicché la sua indole potesse cambiare gradualmente ed egli potesse vivere nello splendore della luce per fare ogni cosa in conformità alla volontà di Dio, per poter scacciare la propria indole satanica corrotta e liberarsi dall’influsso satanico delle tenebre, emergendo così pienamente dal peccato.

Solo allora l’uomo riceverà la salvezza completa” (La Parola, Vol. 1: La manifestazione e l’opera di Dio, “Il mistero dell’incarnazione (4)”)

La purificazione come trasformazione della vita

“Benché Gesù abbia compiuto molte opere tra gli uomini, ha soltanto completato la redenzione di tutta l’umanità e ne è diventato il sacrificio espiatorio; Egli, però, non ha liberato l’uomo da tutta la sua indole corrotta.

Salvare pienamente l’uomo dall’influenza di Satana ha richiesto non solo che Gesù diventasse il sacrificio espiatorio e Si facesse carico dei peccati dell’uomo, ma ha anche richiesto che Dio compisse un’opera ancora maggiore per liberare completamente l’uomo dalla sua indole diabolicamente corrotta.

E così, dopo che all’uomo sono stati perdonati i peccati, Dio Si è fatto di nuovo carne per condurlo verso l’età nuova, e ha iniziato l’opera di castigo e giudizio, opera che ha introdotto l’uomo in un regno più elevato.

Tutti coloro che si sottomettono al Suo dominio godranno di una verità superiore e riceveranno maggiori benedizioni. Vivranno realmente nella luce e otterranno la verità, la via e la vita” (Prefazione a “La Parola appare nella carne”).

Questa prospettiva mette in evidenza una distinzione fondamentale: il perdono dei peccati riguarda la colpa e la condanna, mentre la purificazione riguarda il cambiamento dell’indole, il superamento della ribellione e la liberazione dal modo di vivere che conduce continuamente al peccato.

La persona può pregare, confessarsi, frequentare le funzioni, leggere la Bibbia e impegnarsi nel servizio religioso, ma può ancora manifestare orgoglio, menzogna, ira, egoismo, giudizio sugli altri e resistenza alla volontà di Dio. La purificazione non consiste quindi soltanto nel continuare a confessare le cadute, ma nel permettere alla verità di penetrare nella vita e di trasformare concretamente la persona.

Il digiuno secondo la Bibbia

In tutte le culture e religioni sono note le pratiche del digiuno. Nella maggior parte dei casi si tratta di una rinuncia volontaria e temporanea ad alcuni o a tutti i cibi e bevande.

Nell’ Antico Testamento, il digiuno viene praticato in diversi ambienti e ha diverse funzioni: il digiuno appartiene al grande giorno della riconciliazione Yom Kippur (cfr. Levitico 16). Digiunando, il popolo dimostra di voler riconciliarsi con Dio e con l’uomo.

Il digiuno è richiesto anche nei momenti di grave necessità. Soprattutto l’assedio e la distruzione di Gerusalemme e del suo tempio da parte dei Babilonesi (587 a.C.) e più tardi da parte dei Romani (70 d.C.) hanno portato a giornate di commemorazione che sono ancora oggi collegate al digiuno nel calendario ebraico.

Questo digiuno nel momento del bisogno va di pari passo con un richiamo al pentimento e con la conversione da atteggiamenti sbagliati a livello personale, politico o economico (cfr. Giona 3).

Inoltre, nel lutto per una persona deceduta si pratica il digiuno e si compiono gesti simbolici o rituali di lutto, come lo stracciarsi i vestiti, il lamento e il pianto (cfr. 1 Samuele 31,13; 2 Samuele 1,11-12).

Infine, il digiuno è anche collegato alla speranza che Dio ci incontri e ci aiuti (cfr. ad esempio Anna in 1 Samuele 1, 7-10).

Il digiuno di Gesù nel deserto

Nel Nuovo Testamento, dopo il battesimo di Gesù, vengono raccontati i suoi 40 giorni di digiuno e di preghiera nel deserto (Vangelo di Marco 1, 12-13). La narrazione allude chiaramente a Mosè, che per due volte è rimasto 40 giorni sul monte di Dio (Libro dell’Esodo 24,18; 34,28).

Mentre Mosè vive lì l’incontro più profondo con Dio e riceve le Tavole della legge, Gesù è tentato nel deserto dal suo avversario, il nemico chiamato Satana e gli resiste grazie alla sua fiducia in Dio.

Altri passi dei Vangeli raccontano che Gesù e i suoi discepoli probabilmente non digiunavano o digiunavano poco, a differenza di Giovanni Battista e della sua cerchia (Vangelo di Marco 2, 18-22).

Forse una delle ragioni è che Gesù e coloro che lo seguivano erano un movimento che subiva e viveva la povertà, gli affamati però non devono rinunciare al cibo con il digiuno. Piuttosto, essi desiderano una vita in abbondanza per tutti (Vangelo di Giovanni 10,10).

La rinuncia del Movimento di Gesù al digiuno è giustificata con una espressione figurativa: finché Gesù è con i suoi discepoli, essi sono come ad una festa di nozze dove non si pratica nessun tipo digiuno. Quando Gesù morirà, allora ci sarà di nuovo occasione di digiunare (Vangelo di Marco 2,19-20).

Secondo il Discorso della Montagna, anche il digiuno e le opere di carità (elemosina) ad esso associate non dovrebbero essere fatte in pubblico (Vangelo di Matteo 6,1-4, 16-18).

PraticaSignificato evangelico
DigiunoRinuncia volontaria e temporanea, accompagnata da preghiera e conversione
PreghieraRicerca dell’incontro con Dio e affidamento a Lui
CaritàCondivisione concreta con chi è nel bisogno
GiustiziaSuperamento delle strutture e dei comportamenti ingiusti
Purificazione del cuoreTrasformazione di pensieri, desideri, intenzioni e azioni

Il digiuno non è auto-ottimizzazione

Nelle chiese cristiane che si stavano formando, il digiuno ha acquisito una certa importanza solo a partire dal III secolo. Oggi le chiese celebrano in particolare i 40 giorni di digiuno prima di Pasqua e in parte anche prima di Natale.

Le usanze diffuse oggi come l’astenersi dal cioccolato o dall’alcol, il digiuno terapeutico, la disintossicazione, ecc. assumono il significato di una cesura, di una pausa nella vita di tutti i giorni. Possono aumentare la consapevolezza riguardo a modelli di comportamento che non sono buoni e non sono sani.

Le settimane di digiuno sono importanti per molte persone per motivi di salute, sia fisica che psicologica. Per gente religiosa si aggiunge anche una dimensione spirituale.

Niklaus Brantschen, sacerdote gesuita e maestro zen, ha accompagnato la gente in molte settimane di digiuno con la rinuncia al cibo. Egli sottolinea che la preghiera e la pratica della solidarietà sono una parte indispensabile di questo digiuno religioso-spirituale: «La preghiera e la carità attiva sono le due ali del digiuno, senza le quali non si può volare[…] Il digiuno porta ad un profondo legame con sé stessi, con gli altri e con la natura, di cui respiriamo l’aria, di cui beviamo l’acqua, che ci nutre e grazie alla quale viviamo. Da questo profondo legame a tutti e a tutto, cresce la volontà di lavorare per la giustizia, la pace e l’integrità del creato.» - Niklaus Brantschen

Il digiuno per motivi religiosi non si riferisce principalmente a sé stessi, non è «auto-ottimizzazione».

Il digiuno come giustizia e misericordia

Già nella Bibbia, Isaia chiede con urgenza che il digiuno sia inteso soprattutto come un impegno per la giustizia sociale: «Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo?

Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza distogliere gli occhi da quelli della tua carne? Allora la tua luce sorgerà come l’aurora» (Isaia 58,6-8).

Il digiuno inteso in questo modo ha come obiettivo il comportamento etico di ogni individuo e dell’intera società globalizzata di oggi. Deve portare ad azioni concrete.

Questa è una sfida per tutti noi, ma anche per l’economia e la politica. Concretamente, possiamo, per esempio, comprare vestiti e cibo del commercio equo e solidale, promuovere la protezione del clima (rinunciare alle auto, ai voli e alla carne… e in più anche il digiuno per il clima), fermare l’avidità delle persone più ricche del 5-10% del mondo, prendere posizione contro lo sfruttamento delle persone e della natura da parte delle grandi imprese, lottare contro la violenza sessuale e rafforzare i diritti delle donne in tutto il mondo, come fanno Terre des femmes o le organizzazioni di aiuto della Chiesa.

Tutto questo e molto di più non solo per 40 giorni, ma per tutti i giorni della nostra vita.

Mani che condividono pane con affamati

Disintossicare l’anima dalle influenze negative

Noi non siamo un corpo con un anima, ma un anima con un corpo. Mentre il mondo giustamente ci insegna a disintossicare i nostri corpi, a volte dobbiamo invece disintossicare le nostre anime.

Questo piano di 35 giorni ti aiuterà ad identificare ciò che sta scalfendo la tua anima, e ciò che ti impedisce di diventare la persona che Dio ti ha creato per essere.

Dalla parola di Dio imparerai come neutralizzare queste influenze negative e come abbracciare una vita pulita per la tua anima.

Ogni volta che pensi qualcosa di positivo riguardo a qualcun altro, dovresti dirglielo. Ognuno di noi dovrebbe seguire questa regola di vita, poiché ci renderebbe più propensi a dire parole edificanti.

Una parola positiva può incoraggiare, sollevare e aiutare una persona a non cedere allo scoraggiamento. La purificazione del linguaggio è quindi parte della purificazione del cuore: le parole possono ferire, giudicare e umiliare, ma possono anche sostenere, consolare e trasmettere la benevolenza di Dio.

Purificare lo sguardo e le relazioni

L’esposizione alla pornografia distorce il modo in cui vediamo noi stessi, il modo in cui trattiamo gli altri, e il modo in cui interagiamo con il mondo.

Ecco perchè la pornografia è così nociva. Ci allena a vedere gli altri come oggetti da essere usati, piuttosto che persone da amare.

Ecco quello che fa la concupiscenza. Ci porta a vedere le persone in modo inferiore rispetto a ciò che sono. Invece di vederli come esseri umani fatti a immagine di Dio, pieni di dignità, valore e scopo, la concupiscenza ci insegna a vederli come nient’altro che oggetti per il nostro piacere - come meno che umani.

Questa è la definizione di disumanizzazione. Per quelli di noi che sono seguaci di Gesù, siamo stati chiamati ad amare gli altri allo stesso modo in cui Dio attraverso Gesù ci ha amati.

Per amare le persone nel modo in cui Dio li ama, dobbiamo imparare a vedere le persone nel modo in cui Dio le vede. Non come oggetti da utilizzare, ma come persone da amare.

Il porno è davvero così male? Sì. Perché il porno distorce il modo in cui vediamo noi stessi, il modo in cui trattiamo gli altri, e il modo in cui interagiamo con il mondo.

Ma c’è una buona notizia. Attraverso la grazia di Gesù, possiamo essere liberi dalla prigionia della pornografia ed entrare nella libertà che Egli offre.

La purificazione dello sguardo richiede dunque vigilanza su ciò che si guarda, si desidera e si lascia sedimentare nell’immaginazione. Non basta evitare un comportamento esteriore se il cuore continua a nutrire disprezzo, possesso o uso dell’altro.

La preghiera come apertura alla trasformazione

Padre Celeste, perdonami per tutte le volte che ho considerato gli altri meno di quello che sono veramente. Aiutami a vederli nel modo in cui Tu li vedi affinchè possa amarli nel modo in cui li ami. Nel nome di Gesù, amen.

La preghiera cristiana non è soltanto una richiesta di aiuto per ottenere ciò che desideriamo, ma anche un atto di verità davanti a Dio. Pregare significa riconoscere la propria fragilità, rinunciare all’autosufficienza e permettere al Signore di correggere i desideri, illuminare la coscienza e rinnovare il cuore.

La preghiera e la carità attiva sono le due ali del digiuno, senza le quali non si può volare. Una preghiera separata dalla misericordia rischia di diventare una pratica chiusa in sé stessa; una carità separata dalla verità del Vangelo rischia di ridursi a semplice azione esteriore.

Il buon profumo del Vangelo

«Importante è chiederci cosa portiamo dentro questo fragile vaso di coccio che è il nostro corpo e il nostro cuore; importante è che custodiamo in noi e diffondiamo attorno a noi il buon profumo del Vangelo di Cristo che lo Spirito Santo ha messo in noi col battesimo e con la parola e l’esempio di tanti bravi cristiani che ci hanno voluto bene».

Così l’arcivescovo di Udine, mons. Andrea Bruno Mazzocato, nell’omelia pronunciata in occasione della solennità dei Santi Patroni Ermacora e Fortunato, stamattina in Cattedrale a Udine. Il presule ha dunque richiamato la seconda lettura tratta dagli Atti degli Apostoli, riprendendo le parole dell’apostolo Paolo: «Noi abbiamo un tesoro in vasi di creta perché appaia che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da noi».

«Egli - ha sottolineato il vescovo - si sente un fragile vaso di creta perché nella sua vita aveva subito continuamente rifiuti, torture, incarcerazioni, persecuzioni. Però, racchiudeva dentro di sé una potenza straordinaria che non veniva da lui ma da Dio: era la potenza di Gesù Cristo e del suo Vangelo.

In un altro passo della stessa lettera ai Corinzi afferma di essere come un vaso che contiene il profumo di Cristo per diffonderlo tra gli uomini per la loro salvezza.

I nostri Santi Patroni, Ermacora e Fortunato, hanno rivissuto l’identica esperienza di San Paolo. Sono stati dei fragili vasi di creta in mezzo a coloro che avevano forza e potere nella città di Aquileia.

Sono stati colpiti con violenza attraverso persecuzioni e il martirio e gettati via con cocci inservibili. Ma proprio quando sono stati frantumati è uscito ciò che essi contenevano; è uscita la potenza di Dio e il profumo del Vangelo di Cristo che ha trasformato la mentalità pagana del tempo e attirato i cuori di tante persone.

Quel profumo del Vangelo, emanato da quei due Vasi di creta, fragili e santi, è giunto fino a noi e ancora ci attira e ci ha portato anche questa mattina qui in cattedrale per celebrare i nostro Patroni e pregare assieme».

Essi ci ricordano, prima di tutto, che anche ognuno di noi è un fragile vaso di creta. Le sfide che, a volte, facciamo tra di noi per vedere chi è il più forte e il più potente sono un po’ patetiche.

Restano vere le parole del salmo 39: “Sì, è solo un soffio ogni uomo che vive. Sì, è come un’ombra l’uomo che passa” (39,6). Negare la nostra fragilità naturale è una menzogna evidente e pericolosa perché, appunto, crea scontri tra di noi.

Importante, invece, è chiederci cosa portiamo dentro questo fragile vaso di coccio che è il nostro corpo e il nostro cuore; importante è che custodiamo in noi e diffondiamo attorno a noi il buon profumo del Vangelo di Cristo che lo Spirito Santo ha messo in noi col battesimo e con la parola e l’esempio di tanti bravi cristiani che ci hanno voluto bene.

Abbiamo bisogno, in questo tempo, di tanti vasi di creta, come San Paolo ed Ermacora e Fortunato, che diffondono il buon profumo del Vangelo di Cristo nelle famiglie, nelle scuole, nella nostra città e ovunque vanno e operano.

Solo quel profumo può disintossicare le menti e i cuori. Questa disintossicazione è urgente perché c’è bisogno di ritrovare il senso e il gusto del rispetto della vita umana.

Ma le coscienze si risvegliano solo se si disintossicano respirando ancora il profumo sempre nuovo del Vangelo di Gesù. Per questo abbiamo bisogno di tanti vasi di creta che, come San Paolo ed Ermacora e Fortunato, contengono e diffondono questo profumo.

Abbiamo bisogno di autentici cristiani come lo sono stati i nostro Patroni e tanti altri martiri della prima Chiesa Aquileiese. Prego per me e per voi perché siamo tra questi cristiani veri nella nostra cara città di Udine.

Un percorso concreto di purificazione secondo il Vangelo

Depurarsi secondo il Vangelo significa permettere a Dio di intervenire nella parte più profonda della persona e tradurre questa trasformazione in una vita concreta. Il percorso può essere espresso attraverso alcuni atteggiamenti essenziali.

  1. Esaminare il cuore. Occorre osservare pensieri, desideri, risentimenti, ambizioni, paure e intenzioni, senza limitarsi a valutare l’apparenza esteriore.
  2. Riconoscere il peccato. Ammettere le cadute è prendere la strada per rialzarsi, ammettere miserie e fallimenti è il primo passo per guarire e per liberarsi di se stessi.
  3. Confessare e consegnare a Dio. Conoscere i propri peccati e consegnarli a Dio che è l’unico che può purificare.
  4. Pregare per un cuore nuovo. “Crea in me, o Dio, un cuore puro” (Sl 51, 12).
  5. Accogliere la grazia di Cristo. Il suo è un amore assai più grande del nostro peccato e ciò che ci purifica e ci libera dall’autosufficienza è sentire su di noi tutta la bontà dell’amore sconfinato di Gesù.
  6. Vigilare su ciò che entra nel cuore. Attraverso lo sguardo riempiamo il cuore di immagini che ci formano ad una mentalità mondana.
  7. Purificare le relazioni. Non come oggetti da utilizzare, ma come persone da amare.
  8. Unire digiuno, preghiera e carità. La preghiera e la pratica della solidarietà sono una parte indispensabile di questo digiuno religioso-spirituale.
  9. Agire secondo giustizia. Il digiuno deve portare ad azioni concrete.
  10. Diffondere il Vangelo nella vita quotidiana. Abbiamo bisogno, in questo tempo, di tanti vasi di creta, come San Paolo ed Ermacora e Fortunato, che diffondono il buon profumo del Vangelo di Cristo nelle famiglie, nelle scuole, nella nostra città e ovunque vanno e operano.

La purificazione evangelica non è una tecnica per diventare perfetti con le proprie forze. È il cammino nel quale la persona riconosce di avere bisogno di Dio, riceve il perdono, si lascia amare, affronta la propria corruzione interiore e impara a vivere nella verità, nella misericordia e nella giustizia.

Il sangue di Gesù mi purifica. Mi lascio lavare? Mi lascio amare? Mi giustifico davanti all’amore di Gesù o mi arrendo tra le sue braccia? E’ sangue di redenzione: ne ho bisogno o posso farne anche a meno?

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