Martin Lutero non può essere compreso soltanto attraverso gli stereotipi polemici che lo descrivono come dissoluto, ubriacone o lussurioso. Fu un frate agostiniano, sacerdote, professore di Sacra Scrittura e teologo tedesco, nato a Eisleben il 10 novembre 1483 e morto nella stessa città il 18 febbraio 1546.
A lui si deve l’inizio della cosiddetta Riforma protestante, ma la sua vicenda personale e religiosa va distinta dalle accuse morali circolate nella polemistica confessionale. La sua riflessione nacque soprattutto dal problema della giustificazione dell’uomo peccatore davanti a Dio, dal primato della grazia e dalla centralità della fede in Gesù Cristo.

Chi era Martin Lutero
Martino Lutero (Martin Luther, Eisleben, 10 novembre 1483 - Eisleben, 18 febbraio 1546), teologo, appartenuto all'ordine degli agostiniani eremitani, è stato l'iniziatore della Riforma protestante. Martin Lutero (in tedesco Martin Luther; Eisleben, 10 novembre 1483; † Eisleben, 18 febbraio 1546) è stato un frate e teologo tedesco.
Nato da un'umile famiglia di contadini, dopo le elementari poté proseguire gli studi grazie all'aiuto di una benefattrice. Discendente di una famiglia di contadini, figlio primogenito di un minatore imborghesitosi, Martin Lutero nacque a Eisleben, in Turingia, il 10 novembre 1483.
Nel 1501 iniziò gli studi all'Università di Erfurt, che completò ottenendo il titolo di Magister Artium, quattro anni più tardi. Nel 1501 si immatricolò presso l'Università di Erfurt, dove ottenne il baccellierato e il grado di magister artium.
Nel 1505, per soddisfare le richieste del padre, si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza. Aveva appena intrapreso gli studi giuridici che promettevano migliori guadagni, quando, all'improvviso, dopo esser scampato a un temporale il 2 luglio 1505, decise di farsi frate.
Il 2 luglio dello stesso anno, mentre stava compiendo un viaggio con un suo compagno di studi, un fulmine gli cadde vicino, uccidendo l'amico. Terrorizzato da quanto accaduto e convinto di aver scampato miracolosamente la morte, decise di farsi frate.
Così, nonostante l'energica opposizione dei genitori, due settimane dopo entrò nel convento degli Eremitani di Sant'Agostino di Erfurt in Turingia, dove, compiuti gli studi teologici, fu ordinato sacerdote nel 1507. Per Melantone tale decisione di Lutero fu causata dal dolore per la morte di un amico.
Probabilmente tale scelta fu anche una reazione contro le pressioni del padre perché egli intraprendesse un mestiere più lucroso, abbandonando gli studi umanistici. Proseguì gli studi di teologia presso lo Studio annesso al suo convento.
Nel 1508 fu trasferito a Wittenberg, nella cui università, sotto la supervisione di Johann von Staupitz, vicario generale del suo ordine di appartenenza in Germania, prese a insegnare e proseguì gli studi. L'anno seguente fece però ritorno a Erfurt.
Nel 1510 accompagnò il suo superiore padre Staupitz a Roma, per risolvere la disputa che ferveva tra agostiniani di stretta e di larga osservanza. Tra la fine del 1510 e l'inizio del 1511 soggiornò a Roma, inviatovi per recare la protesta del proprio monastero contro l'unione tra agostiniani eremitani osservanti e conventuali.
La situazione in cui viveva il clero romano colpì molto Lutero. Lo spettacolo mondano a cui assistette provocò nella coscienza del giovane monaco uno scandalo tale da indurlo, dopo il rientro in Germania, a pensare al modo con cui riformare la Chiesa.
Di questo periodo tuttavia le testimonianze storiche sono contrastanti. Daniel Rops afferma:
«Durante quattro brevi settimane Lutero si era comportato da pio pellegrino, assai desideroso di vedere il maggior numero di chiese, di lucrare le indulgenze annesse a queste visite, di salire in ginocchio la Scala Santa, insomma, come un brav'uomo pazzamente devoto, come si definiva lui stesso.»
Nell'ottobre 1512 otteneva il dottorato in teologia a Wittenberg, succedendo a Staupitz nella cattedra di Sacra Scrittura. Nominato dottore il 19 ottobre 1512 succedette a padre Staupitz nell'insegnamento della Sacra Scrittura, con l'incarico della lectura in Biblia all'Università di Wittenberg.
La formazione teologica e l’esperienza della grazia
Con Martin Lutero, monaco agostiniano contemporaneo di Erasmo da Rotterdam, ci troviamo in pieno Umanesimo, all’interno degli sviluppi della tarda scolastica di fine ’400. Il maggiore rappresentante di tale pensiero è stato Guglielmo da Occam, mentre in Germania ne è stato interprete il famoso professore di Tubinga, Gabriel Biel.
Lutero è stato un grande conoscitore della tradizione agostiniana, a cui è appartenuto: le sue fonti fondamentali stanno in sant’Agostino e, naturalmente, in san Paolo - il Paolo convertito a Cristo - specie nel concetto di giustizia divina, quale recupero della misericordia e del perdono di Dio.
Secondo tale concetto, tutti gli uomini sono accolti sotto il mantello della grazia divina, di cui sono resi partecipi attraverso le promesse fatte ad Abramo. Paolo è il giusto convertito: giusto nel senso di chi ha osservato la legge ebraica, ma convertito perché giunto alla consapevolezza di un senso ulteriore di giustizia, intesa quale effetto della grazia totalmente donata da Dio al peccatore.
Sappiamo che, in occidente, il grande interprete di tale concetto di giustizia divina è stato sant’Agostino. Agostino ha vissuto molteplici conversioni: la prima dalla retorica alla filosofia, che gli ha fatto superare, attraverso il neoplatonismo, il manicheismo.
Dalle sue risposte al vescovo Simpliciano - successore di Ambrogio che lo aveva battezzato - si intuisce quanto Agostino abbia vissuto un profondo travaglio interiore, al cui centro si è posto il passaggio da un cristianesimo inteso quale espressione della filosofia neoplatonica alla scoperta di Gesù Cristo, salvatore attraverso un dono, una gratuità che non può essere conquistata dall’uomo con propri tentativi di santificazione, sia pure attraverso opere buone.
Questa seconda conversione si pone in relazione alla sua avversione al pensiero di Pelagio il quale postulava la possibilità dell’uomo di salvarsi con le sue proprie forze. La posizione di Agostino viene fatta propria da Lutero nella scoperta del primato della grazia, già ovviamente ben presente in san Paolo.
Lutero ha sentito, nel suo tempo, la necessità di opporsi fortemente a quella forma di cristianesimo - di derivazione neo-scolastica - che si ammantava ancora di pelagianesimo, negando di fatto il primato di Dio quale dispensatore unico della grazia salvifica.
La posizione di Lutero ha suscitato, come sappiamo, reazioni violente, poiché ha teologicamente confutato lo sforzo etico e morale dell’uomo nel raggiungimento della propria salvezza. Lutero non ha mai negato la libertà dell’uomo, ma nel suo De servo arbitrio ha contestato la facoltà umana di conseguire la salvezza con le sue proprie forze.
Egli è arrivato a queste conclusioni attraverso una rilettura dei Salmi (negli anni 1513-1515) e di alcuni libri del Nuovo Testamento, in particolare le Lettere paoline: ai Romani, ai Galati, agli Ebrei. Già nel commento al Salmo 50 - il miserere - Lutero individua nell’insufficienza dell’osservanza della legge il limite invalicabile dell’uomo per potersi considerare giusto.
Solo Dio, gratuitamente, attraverso il primato della Parola, compie l’opera della giustificazione. La legge è solo lo specchio attraverso cui l’uomo riconosce le proprie inadempienze, il proprio peccato.
L’uomo non pratica perciò la legge per rendere grazie a Dio, ma semplicemente per giustificare sé stesso: conseguentemente ne annulla il valore salvifico. Dunque, l’unica salvezza viene da Gesù Cristo.
L’uomo deve riconoscere di non essere in grado di osservare la legge e confidare totalmente nella Parola di Dio fatta carne, crocifissa: Gesù Cristo, appunto. Solo nella fede nell’unico salvatore l’uomo può essere riconosciuto giusto da Dio e perdonato.
La dottrina della giustificazione
In ogni teologia vi sono due principi basilari sui quali si costruisce: un principio architettonico che riguarda i contenuti; un principio ermeneutico che interessa la forma.
Nella teologia di Lutero il ruolo di principio architettonico è svolto dalla dottrina della giustificazione, mentre il ruolo di principio ermeneutico è svolto dalla sola fides e sola Scriptura.
Fu elaborata da Lutero dopo l'"esperienza della torre". Si tratta di una vera e propria "conversione intellettuale e spirituale" che lo portò a considerare la giustificazione come opera totale ed esclusiva di Dio.
L'uomo infatti, secondo quanto afferma San Paolo nella Lettera ai Romani, è giustificato dalla fede in Dio. Solo Dio rende giusto il peccatore, mediante il sacrificio del Figlio sulla Croce.
Le preghiere, i digiuni come pure i sacramenti e le indulgenze non contano nulla, perché la salvezza è dovuta tutta ed esclusivamente all'opera di Dio. Lutero considerò questa sua interpretazione della dottrina della salvezza come un raggio di luce divina che gli faceva vedere finalmente tutto chiaro.
Questa esperienza della torre gli permise di mettere ordine anche nella sua vita di religioso, prima sempre tormentata dagli scrupoli. La sua coscienza fino ad allora di continuo ossessionata dalle infinite opere buone che si sentiva di compiere per trovare la pace con Dio (digiuni, mortificazioni, pellegrinaggi, preghiere) aveva raggiunto la serenità.
Questa pace interiore divenne per Lutero la prova decisiva della validità della sua interpretazione. La giustizia di Dio si rivela nel Vangelo; per giustizia di Dio si deve intendere quella che lui stesso conferisce, quella con cui l'uomo giusto vive, cioè la fede.
La dottrina della giustificazione permette a Lutero di raggiungere tre principi fondamentali della sua teologia:
- tutti i discendenti di Adamo in conseguenza del peccato originale sono intimamente corrotti, incapaci di operare il bene e soggetti al peccato;
- la gratuità assoluta della giustificazione assolve il peccatore e lo proclama giusto;
- l'importanza capitale della fede quale simbolo dell'avvenuta giustificazione.
La sola fides e la sola Scriptura
Lutero afferma l'assoluta esclusività della fede per arrivare alla conoscenza di Dio. Per tanti secoli i Padri e gli scolastici avevano affermato che l'uomo può giungere a Dio, oltre che per le vie della fede, anche per quelle della ragione.
Lutero invece si pone su un altro piano, dichiarando che l'uomo non può acquisire una vera conoscenza di Dio perché egli non possiede più quella imago Dei nella quale era stato creato e che più di qualsiasi altra cosa gli faceva comprendere chi è Dio.
Di per sé la ragione dovrebbe condurre a Dio ma per Lutero non è così. Storicamente la ragione non ha condotto i pagani alla vera conoscenza di Dio.
Con il peccato tutta la natura è stata corrotta, ma in modo speciale la ragione. La conoscenza non deve partire dall'uomo per salire a Dio, ma al contrario deve muovere da Dio e scendere verso l'uomo.
La fede in Cristo crocifisso è l'unica forma possibile di conoscenza di Dio. La teologia di Lutero è una teologia biblica perché riconosce come sua unica fonte e sua unica autorità la Sacra Scrittura.
La sua fede riposa esclusivamente sulla Parola di Dio e questa ha come unico, sicuro e infallibile documento, la Scrittura. Così facendo elimina il ricorso ai Padri, ai Concili, al Magistero ecclesiastico.
Al Papa che gli impone di ritrattare le sue dottrine egli rimprovera di arrogarsi poteri indebiti, tra cui il monopolio dell'interpretazione delle Scritture. Affermando il principio della Sola Scriptura Lutero vuole estromettere dalla teologia non soltanto tutte le autorità ecclesiastiche, ma anche e soprattutto, le autorità umane, in particolare quella dei filosofi, a partire da Aristotele.
Posto il principio della sola fides e ridotti gli strumenti ermeneutici della teologia con l'esclusione della filosofia, della tradizione e del magistero ecclesiastico, Lutero afferma che l'unica fonte per l'interpretazione della Sacra Scrittura è l'ispirazione personale di ogni singolo credente.
Così Dio, nella visione di Lutero, non è soltanto colui che parla, ma anche colui che interpreta e intende rettamente la propria Parola.
Extra nos, communicatio idiomatum e Deus revelatus
I principi primi del luteranesimo chiarificano il rapporto tra Dio e l’uomo, ponendo come primo elemento discriminante il ruolo di Cristo come unico mediatore della grazia.
Il concetto della grazia non era una novità introdotta da Lutero, tuttavia egli tentò di correggere la condotta interna alla Chiesa di Roma, per la quale la grazia, concessa da Dio permette all’uomo di ascendere verso di Lui.
La grazia veniva così dispensata materialmente, o meglio “guadagnata” dal credente, attraverso i sacramenti mediati dai ministri ordinati della Chiesa o attraverso le buone opere. In questo contesto si sviluppa la critica di Lutero alle indulgenze.
Ecco dunque il significato del principio extra nos: la giustizia di Dio non si misura nelle opere da noi compiute, non abbiamo parte alcuna nel raggiungere salvezza. La salvezza del cristiano è fuori da sé, ovvero in Cristo.
Non esiste alcuna via per la quale l’essere umano possa ascendere verso Dio, ma è Dio che scende verso l’uomo. Il cristiano non può misurare dunque la sua salvezza secondo il merito, può solo crederla mediante la fede.
Dal momento in cui l’uomo si unisce a Cristo in Cristo stesso, egli partecipa della Sua opera salvifica attuata sulla croce, dove, vinti il peccato e la morte, ha segnato l’inizio della liberazione della creazione: questa operazione cosmologica, che è alla base della giustificazione, non trascura nulla di ciò che esiste.
Pertanto con la communicatio idiomatum, resa in tedesco con «der fröhliche Wechsel», il felice scambio, si spiega l’azione giustificante di cui è soggetto Cristo e che ha per oggetto l’uomo, quando il Signore assume su di sé il peccato dell’uomo per rivestirlo della Sua giustizia davanti a Dio.
Questo avviene per la fede, una fede giustificante che rende l’uomo giusto benché in uno stato di inalienabile peccato. Il Dio che l’uomo non può raggiungere con le proprie forze è quel Dio che la natura umana non può comprendere a causa della sua giustizia.
L’uomo pone a sé stesso domande quali l’origine del male, e subito si scontra con l’immagine di un Dio crudele, che non guarda in faccia nessuno. Tuttavia questo è il Dio nascosto, quello che non possiamo comprendere con la nostra razionalità.
Se noi conosciamo Dio, lo possiamo fare in Gesù Cristo che lo ha rivelato. Il Deus revelatus è il Dio dell’amore: non si hanno così risposte sul male, le malattie e le catastrofi che coinvolgono l’uomo, ma la fede nel Dio di Gesù Cristo rivelerà all’uomo l’amore di cui è costituita la sua essenza.
La theologia crucis
Con questa espressione Lutero intende dire che la vera conoscenza di Dio proviene dalla Croce e che essa rimane sempre soltanto una conoscenza oscura, velata, opaca e sconcertante.
La ragione profonda di questa singolare condizione epistemologica della teologia è data, per Lutero, dal fatto che a noi peccatori Dio si può rendere accessibile solo per passiones et crucem.
Le indulgenze e l’inizio dello scontro con Roma
Direi essenzialmente perché contenuto nella contingenza storica dell’acquisto (vendita) delle indulgenze, proposto quale strumento di giustificazione di fronte a Dio, col versamento dell’obolo.
Il domenicano Johann Tetzel propugnava questa tesi, predicandola in tutto il circondario di Wittemberg. Per Lutero tutto ciò non era niente altro che un’espressione dell’eresia pelagiana da lui tanto avversata.
Nella dottrina della chiesa cattolica l’indulgenza era una riduzione parziale o totale della pena temporale che i peccatori dovevano scontare nel Purgatorio. Inizialmente i fedeli potevano ottenere le indulgenze, sia per sé che per i propri cari, anche defunti, partecipando a pellegrinaggi o alle crociate.
Tra i secoli XIV e XV, si diffuse la consuetudine di ottenere l’indulgenza attraverso una donazione in denaro (oblatio). Tale pratica scatenò l’indignazione dei fedeli più attenti al rigore spirituale.
L’ambizioso vescovo Alberto di Brandeburgo, nel tentativo di accumulare più cariche, ottenendo anche quella di arcivescovo di Magonza, nel 1517 versò al pontefice Leone X una ingente somma, prestatagli dai Fugger.
Per restituire il debito contratto, Alberto di Brandeburgo, grazie alla raccolta affidata dal frate domenicano Johann Tetzel, organizzò per anni una indecorosa vendita delle indulgenze.
Dietro la vendita delle indulgenze, stava, storicamente, un contratto - diremmo oggi - di tipo multinazionale tra potenze: tra il papato, Alberto di Magdeburgo e il fratello Gioacchino di Brandeburgo, principi elettori.
Queste potenze multinazionali avevano pattuito una spartizione del ricavato mediata dalla banca tedesca dei Fugger. Il papa, in particolare, ambiva a quelle somme per poter portare a termine la costruzione della basilica di San Pietro.
Tale contratto, così importante sul piano politico, economico ed ecclesiale, non poteva certo essere impedito dalla voce di uno sconosciuto monaco della Sassonia, seppur portatore di una verità così significativa.
Le 95 tesi del 1517
Nel 1516 Lutero iniziò a predicare contro le indulgenze, in reazione alla predicazione del domenicano Johann Tetzel, cui l'arcivescovo di Magonza Alberto di Hohenzollern aveva affidato l'incarico di propagandare l'indulgenza di papa Leone X, alla ricerca di fondi per finanziare la costruzione della basilica di San Pietro.
Contro la dottrina delle indulgenze Lutero redasse le celebri 95 Tesi (Disputatio pro declaratione virtutis indulgentiarum), rese pubbliche il 31 ottobre 1517. Le famose 95 tesi esposte sulla porta del castello di Wittemberg nel 1517 ne sono chiara espressione.
Forte di queste saldissime convinzioni, Lutero - o i suoi allievi - affisse le famose 95 tesi sulla porta della cattedrale di Wittemberg. Gesto molto formale ed accademico che di per sé non significava alcuna "rottura" con la Chiesa, ma destinato a scatenare un putiferio.
Le Tesi ebbero grande risonanza nel mondo tedesco, Lutero stesso le inviò ad Alberto di Hohenzollern e quest'ultimo, impressionato e intimorito dal fenomeno, le trasmise a Roma, da cui arrivò l'ordine di mettere a tacere il monaco contestatore.
Raccogliamo in questo focus alcune delle 95 tesi affisse alla porta della cattedrale di Wittemberg da Lutero.
- 21. Errano […] quei predicatori delle indulgenze i quali dicono che, per opera delle indulgenze del Papa, l’uomo viene liberato da ogni pena e viene salvato.
- 32. Saranno dannati in eterno […] coloro che si credono sicuri d’essere salvi grazie all’acquisto delle lettere d’indulgenza.
- 62-63. Il vero tesoro della Chiesa è il santissimo Vangelo […] Ma esso è […] oggetto d’odio, perché pone i primi all’ultimo posto.
- 67. Le indulgenze, che i predicatori vanno sbandierando come le grazie più efficaci, […] sono davvero tali nel procurare un guadagno materiale.
Dalla disputa alla rottura con Roma
Il nuovo generale degli agostiniani Gabriele Della Volta si mise all'opera appena ricevute le istruzioni nel febbraio 1518, ma invano. Nell'aprile seguente, al capitolo generale dell'ordine svoltosi ad Heidelberg, Lutero riscosse nuovi e sempre più forti consensi.
Silvestro Mazzolini, maestro del Sacro Palazzo, intervenne contro il monaco tedesco con il Dialogus de potestate papae. Anche Johannes Eck prendeva posizione contro le tesi luterane.
Ad agosto Lutero riceveva quindi, insieme al testo di Mazzolini, l'ordine di recarsi a Roma entro 60 giorni per giustificarsi, al che egli chiese di poter essere giudicato in Germania.
Protetto dall'elettore di Sassonia Federico il Savio, egli si presentava quindi ad Augusta dinanzi al cardinale Tommaso de Vio, detto il Caetano, e da questi veniva interrogato tra il 12 e il 14 ottobre 1518.
Rifiutando di ritrattare, fu sciolto dai voti dallo Staupitz. A questo punto Lutero si appellò al concilio. Nel luglio 1519 si svolgeva la disputa di Lipsia: Lutero e Carlostadio da una parte, Eck dall'altra.
Da Roma intanto si facevano vive pressioni sul principe elettore di Sassonia perché abbandonasse Lutero al proprio destino. Questo non avvenne.
Il 15 giugno 1520 Leone X promulgava la bolla Exsurge Domine, dando 60 giorni di tempo a Lutero per ritrattare pena la scomunica. Intanto si dava ordine di bruciare le opere del monaco riformatore in Italia e in Germania.
La risposta da parte di Lutero furono i tre grandi trattati che ponevano le basi della Riforma: An den christlichen Adel deutscher Nation von des christlichen Standes Besserung (Alla nobiltà cristiana di nazione tedesca del miglioramento dello Stato cristiano); De captivitate babylonica ecclesiae praeludium (Preludio alla cattività babilonese della chiesa); Von der Freiheit eines Christenmenschen (Della libertà del cristiano).
Il 10 dicembre, inoltre, Lutero bruciava in pubblico la bolla Exsurge Domine, insieme al Corpus iuris canonici, simbolo dell'autorità della Chiesa romana. Il 3 gennaio 1521 Leone X fulminava di conseguenza la scomunica (bolla Decet Romanum Pontificem).
La Dieta di Worms e la Wartburg
Quindi Lutero veniva convocato a presentarsi alla dieta di Worms davanti a Carlo V. Si presentava dinanzi all'imperatore il 17 aprile 1521, rifiutando ancora di ritrattare.
Partito da Worms, mentre si preparava il decreto che lo bandiva dal territorio dell'Impero, il 4 maggio 1521 Lutero veniva rapito da una squadra di cavalieri al servizio di Federico il Savio, intenzionato ormai a salvarlo ad ogni costo, e trasferito al sicuro nel castello della Wartburg.
Il bando era praticamente una condanna a morte, in quanto chiunque nell’impero avrebbe potuto uccidere impunemente Lutero. Questi viene salvato da Federico di Sassonia, detto il Saggio, che lo nascose nel suo forte a Wartburg.
In tale isolamento intraprendeva la traduzione in tedesco del Nuovo Testamento, pubblicata il 21 settembre 1522; mentre la traduzione dell'intera Bibbia, lavoro più lento e faticoso, apparve solo nel 1534.
Durante il suo soggiorno a Wartburg, il teologo lavorò ad una traduzione in tedesco della Bibbia. La diffusione del pensiero luterano poté contare sulla stampa a caratteri mobili.
La Bibbia, tradotta in tedesco, fu pubblicata in edizioni molto economiche, di piccole dimensioni piena di illustrazioni dal messaggio molto chiaro. Sebbene l’analfabetismo fosse molto diffuso, l’idea di poter leggere da sé, senza la mediazione sacerdotale, il testo biblico rappresentò un incentivo enorme per il diffondersi dell’alfabetizzazione.
Il matrimonio con Caterina von Bora e la vita familiare
Nel marzo 1522 Lutero poté tornare a Wittenberg, dove nell'aprile dell'anno successivo fece ospitare presso il suo vecchio convento agostiniano, ormai svuotatosi, alcune suore in fuga, tra le quali Caterina von Bora, che in seguito divenne sua moglie.
Nel 1525 sposò una ex suora, Caterina von Bora, da cui ebbe sei figli. Lutero e Caterina si sposarono nel giugno 1525.
Dopo la scomunica Lutero abbandonò la vita monastica, avendo maturato la convinzione che il cristiano deve vivere la sua vocazione nella società e non in convento: lo scritto I voti monastici (1521) contiene la sua critica del monachesimo.
La vita di Lutero si svolse da allora lungo tre direttrici: l’insegnamento universitario, l’attività pastorale, l’elaborazione teologica.
Le accuse di dissoluzione, ubriachezza e lussuria
Le definizioni di “dissoluto”, “ubriacone” e “lussurioso” appartengono soprattutto al linguaggio della polemica confessionale e non costituiscono, da sole, una ricostruzione biografica attendibile. La trasformazione di Lutero da monaco a uomo sposato fu pubblica e documentata, ma non dimostra l’immagine di una vita dominata dalla dissolutezza.
Il matrimonio con Caterina von Bora, la nascita dei sei figli, l’insegnamento universitario, l’attività pastorale e l’elaborazione teologica delineano una vita familiare e professionale complessa, non riducibile a etichette morali.
La polemistica contro Lutero si sviluppò nel contesto della rottura con Roma e delle successive controversie tra cattolici e protestanti. Le accuse personali furono spesso utilizzate per screditare la sua autorità religiosa, così come le accuse contro la Chiesa romana furono utilizzate per delegittimare l’istituzione ecclesiastica.
La sua opposizione non era diretta contro la libertà umana in quanto tale, ma contro la facoltà di conseguire la salvezza con le proprie forze. Lutero non ha mai negato la libertà dell’uomo, ma nel suo De servo arbitrio ha contestato la facoltà umana di conseguire la salvezza con le sue proprie forze.
Nemmeno la sua concezione della fede autorizzava una vita senza responsabilità morale. Le opere, nella prospettiva luterana, non costituiscono il fondamento della salvezza, ma appartengono alla vita del credente come espressione della fede e come servizio al prossimo.
La salvezza è «per fede soltanto» nel senso che le opere sono, sì, fondamentali - «la fede è operaia» diceva Lutero - ma per aiutare il prossimo, non per salvare chi le compie.
Il peccato, la concupiscenza e la confessione
Per Lutero il peccato si manifesta nella concupiscenza, da non intendersi solamente come impulso libidico, bensì quale impulso ad andare contro Dio, contro la sua Parola.
Per il luterano, qualsiasi azione, anche se buona, ma che si configuri come atto contrario alla volontà di Dio, è peccato. Il fatto che la concupiscenza sia comunque presente nell’uomo è di per sé stessa peccato.
Per il cattolico, invece, la tentazione, in sé, non è ancora peccato: peccato è cedere alla stessa nell’atto. La differenza riguarda quindi il modo di intendere la presenza del peccato e della concupiscenza nell’uomo.
Lutero non ha mai negato l’importanza del sacramento della confessione. Soprattutto in alcuni testi - esaurita la fase polemica e controversistica con la Chiesa di Roma - il sacramento della confessione non viene rigettato e si ritrova presente persino nel testo della Confessione Augustana.
Di più: Lutero non ha mai smesso di confessarsi personalmente e ha sempre suggerito ai fedeli di praticare la confessione, anche attraverso il ministro, perché tra gli elementi che la costituiscono - ossia la preparazione, il pentimento, la contrizione, il proposito di non più peccare - viene preservato il momento dell’assoluzione, in cui, in Lutero, è senz’altro presente l’elemento sacramentale.
Il sacerdozio universale e i sacramenti
Un altro principio cardine della teologia protestante luterana è quello del sacerdozio universale. Con questo principio Lutero intende che le gerarchie del clero non hanno alcun valore.
Qualsiasi fedele che si impegna a leggere e a meditare sulle Sacre Scritture è, nei fatti, un sacerdote. Le Sacre Scritture - e tra esse la Bibbia in particolare - dovevano quindi essere tradotte nella lingua del popolo, il tedesco.
Proprio perché secondo la teologia protestante luterana l’importanza del clero doveva essere ridimensionata, per Lutero gli unici sacramenti validi erano quelli istituiti da Cristo stesso, come narrato nei Vangeli, cioè il battesimo e l’eucarestia.
Da questo messaggio nacque un nuovo modello di Chiesa cristiana, senza papa e, in larga misura, senza vescovi, quindi non più gerarchica ma assembleare, non più piramidale ma comunitaria, con una pietà essenziale centrata sulla lettura biblica e sulla preghiera, e un forte impegno a servire Dio nel mondo.
Le rivolte dei cavalieri e dei contadini
Intanto scoppiavano le rivolte fomentate da chi portava alle estreme conseguenze le idee di Lutero: prima - nel 1522-23 - quella dei cavalieri guidati da Franz von Sickingen ed Ulrich von Hutten, poi - nel 1524-25 - quella dei contadini, guidati da Carlostadio e Thomas Muntzer.
In ambedue casi, e in modo particolarmente forte nel secondo, Lutero intervenne pesantemente per deprecare le rivolte. Nel marzo 1523 pubblicava un testo, Von welltlicher Uberkeytt, wie weyt man yhr Gehorsam schuldig sey (Sull’autorità secolare. Fino a che punto si sia tenuti a prestarle obbedienza) che esortava i cavalieri all’obbedienza ai principi.
Nel 1525 pubblicava l’Ermanunge zum frieden auff die zwelf artikel der Bawrschafft (Esortazione alla pace a proposito dei dodici articoli dei contadini di Svevia) e due scritti durissimi contro i contadini in rivolta: Widder die hymelischen propheten (Contro i profeti celesti) e Wider die räuberischen und mörderischen Rotten der Bauern (Contro le bande ladre e assassine dei contadini).
Negli anni immediatamente successivi, in Sassonia e Turingia, scoppiarono rivolte di minatori e contadini che speravano di poter ottenere migliori condizioni di vita, attraverso il rinnovamento religioso e l’egualitarismo evangelico.
Questi erano guidati da Thomas Müntzer, seguace deviato di Lutero, aveva dato vita ad una sua comunità, i fratelli di Cristo, dove non esistevano privilegi nobiliari e neppure proprietà privata.
Il movimento anabattista fu alla fine soffocato nel sangue dai principi tedeschi a Frankhausen, che catturarono, torturarono e uccisero Müntzer. Lo stesso Lutero non approvava quelle rivolte contadine, lontane dal suo messaggio teologico.
Lutero ed Erasmo: libertà e servo arbitrio
Il testo di Erasmo De libero arbitrio del 1524 - a cui Lutero rispose, l’anno successivo, con il De servo arbitrio - contiene in sé una considerazione della libertà umana collaborante con Dio, da potersi definire semi-pelagiana.
Ricordo che il Concilio di Trento ha ribadito la condanna del pelagianesimo. Ora, dunque, la posizione erasmiana, non si può definire pienamente nella dottrina cattolica: è sempre Dio che, concedendo gratuitamente il suo dono, conferisce alla libertà umana la facoltà di collaborare.
La grazia di Dio è sempre al centro, è sempre il motore di ogni buona azione umana. Nel 1523 Erasmo ruppe la sua compassata neutralità rispetto all'affare Lutero iniziando a lavorare ad un'opera che voleva colpire il fulcro della teologia luterana, che negava la possibilità dell'uomo di compiere il bene senza la grazia.
L'umanista olandese diede alla stampa il De libero arbitrio a Basilea nel settembre 1524. Pur richiamandosi all'autorità della Chiesa e al testo biblico, l'opera di Erasmo era l'estrema difesa dell'Umanesimo che poneva l'uomo al centro del mondo e lo faceva faber suae fortunae.
Lutero si mise subito alacremente a lavorare a una confutazione del testo erasmiano, ma le vicende legate alla guerra dei contadini lo rallentarono. Il De servo arbitrio fu stampato nel dicembre 1525 e fu forse il capolavoro di Lutero.
La Confessione augustana e la diffusione della Riforma
Nella dieta di Augusta (1530) fece approvare la Confessio fidei augustana una sintesi del nuovo credo composta insieme al collaboratore e amico Filippo Melantone.
Si tratta di un'esposizione in cui si cerca di provare la conformità della sua dottrina con la Sacra Scrittura e con l'insegnamento della Chiesa antica senza tuttavia menzionare i punti di maggiore contrasto con la Chiesa di Roma.
Nella dieta di Augusta, del 1530, i principi protestanti esposero la Confessio Augustana, una professione di fede redatta da Filippo Melantone, personalità vicina a Lutero. Nella Confessio Augustana gli aspetti più radicali furono stemperati.
In essa si proponeva la convivenza pacifica tra la fede cattolica e quella luterana. Nonostante i tentativi di mediazione e di conciliazione, non si arrivò a nessun accordo.
Anzi si formarono due alleanze militari contrapposte: la Lega di Smalcanda, che riuniva i luterani; la Lega di Norimberga, che riuniva i cattolici.
Gli scontri continuarono per altri 25 anni, sino a che Carlo V, comprendendo l’impossibilità di riconciliare le parti, con la pace di Augusta del 1555 veniva sancito il principio cuius regio eius religio.
In altre parole, il suddito doveva seguire la religione del suo principe. I principi della Germania Settentrionale si schierarono per lo più con la Riforma, mentre nella Germania meridionale rimasero cattolici.
Il lavoro teologico, pastorale e letterario
Frutto dell’insegnamento sono i suoi commenti ai libri della Bibbia, ai quali bisogna affiancare la sua traduzione della Bibbia largamente utilizzata ancora oggi e ritenuta pietra miliare nella storia della lingua tedesca.
Come pastore, Lutero ha predicato tutta la vita, ha scritto il Piccolo e il Grande catechismo (1529), decisivi per iniziare il popolo riformato alla conoscenza dei testi biblici ed evangelici, ha preparato una nuova liturgia (La Messa tedesca, 1526) e composto molti inni per il culto.
Egli, infatti, amava molto la musica, come pure l’arte e la natura. La produzione teologica è iniziata pubblicamente con la Disputa sull’efficacia delle indulgenze, le famose 95 tesi del 1517, e proseguita in serrato dialogo critico con l’istituzione ecclesiastica romana.
La Weimarer Ausgabe (WA), edizione critica completa delle opere di Lutero, divide i suoi scritti in quattro sezioni:
| Sezione | Estensione |
|---|---|
| Werke, Opere | 63 volumi |
| Briefwechsel, Epistolario | 18 volumi |
| Deutsche Bible, Bibbia tedesca | 12 volumi |
| Tischreden, Discorsi conviviali | 6 volumi |
Tra le sue opere più celebri si ricordano: Commento alla lettera ai Romani (1516), Commento alla lettera ai Galati (1517), La disputa di Heidelberg (1518), Riforma della società cristiana (1520), Cattività babilonese (1520), Alla nobiltà cristiana della nazione tedesca per la riforma del ceto cristiano (1520), Il Magnificat (1521), De votis monacis (1521), Esortazione alla pace (1525), Piccolo catechismo (1528), Grande catechismo (1529).
La civiltà del lavoro e l’autorità secolare
Pur appartenendo per tanti versi al Medioevo, Lutero diede impulsi decisivi nella direzione della modernità. In particolare, favorì la nascita della ‘civiltà del lavoro’ caratteristica dell’Occidente moderno, affermando che la professione è l’ambito in cui il cristiano deve vivere la sua vocazione.
Nello stesso tempo, Lutero preparò l’avvento dello Stato laico, sostenendo l’autonomia del potere civile da quello ecclesiastico, pur nella comune sottomissione al volere di Dio.
Le implicazioni sociologiche e politiche di cui il processo di Riforma è ritenuto madre, sono in realtà una conseguenza indiretta e tuttavia non contemplata da Martin Lutero.
Il luteranesimo e l’Europa cristiana
Martin Lutero era un monaco tedesco che nella prima metà del 16° secolo, a cavallo tra il Medioevo e l’età moderna, mise in moto un grande processo religioso e culturale, poi chiamato Riforma protestante.
Nel giro di circa cinquant’anni, dal 1517, anno in cui affisse alla porta della chiesa di Wittenberg le celebri 95 tesi, al 1563, anno di chiusura del Concilio di Trento, Lutero cambiò il volto religioso dell’Europa e, in prospettiva, di tutto l’Occidente cristiano.
Il luteranesimo è una delle grandi confessioni cristiane, sparsa in tutto il mondo con oltre 70 milioni di fedeli. Ne fanno parte oltre 100 Chiese nazionali e regionali che si richiamano a Lutero e che oggi sono unite nella Federazione luterana mondiale, creata nel 1947.
La base della loro fede è, come per tutte le Chiese protestanti, la Sacra Scrittura e, in posizione subordinata, la confessione di fede redatta da Filippo Melantone e presentata alla Dieta di Augusta nel 1530, e perciò detta Confessione augustana.
Accanto a essa hanno particolare valore per la fede dei luterani gli Articoli di Smalcalda di Lutero (1537) e la Formula di concordia (1577).
Con la nascita del luteranesimo, ufficialmente riconosciuto con la pace di Augusta del 1555, e del calvinismo, riconosciuto solo con la pace di Vestfalia del 1648, il cristianesimo occidentale divenne pluralista.
Le tre confessioni, cattolica romana, luterana e calvinista, si contrapponevano l’una all’altra e solo nel Novecento iniziarono a dialogare tra loro grazie al movimento ecumenico.
La giustificazione per fede e il dialogo ecumenico
La questione della giustificazione per fede è al centro della Dichiarazione congiunta fra Chiesa cattolica e Federazione mondiale luterana del 1999.
Direi che l’aspetto più importante risiede nel fatto che le pur piccole differenze che permangono non giustificano oggi le reciproche scomuniche del tempo passato. Si possono qualificare come sfumature di sensibilità teologica che non inficiano la comune fede nella realtà salvifica di Gesù Cristo.
Per secoli le contrapposizioni sono state fondate sulle modalità della giustificazione per fede: da parte cattolica si è sostenuto che il luteranesimo predicasse una giustificazione puramente verbale, la cosiddetta giustizia imputata, che considera l’uomo giusto senza che sia effettivamente tale.
Per il cattolicesimo la giustificazione per fede doveva e deve portare, invece, ad un cambiamento reale dell’umano. In buona misura si tratta di un fraintendimento.
Anche la definizione luterana di giustizia implica infatti una reale trasformazione dell’umano da parte della giustizia di Dio, benché l’uomo permanga peccatore. La Parola di Dio è efficace, agisce e non resta senza conseguenze.
Il termine ebraico dàvar non significa solo parola astratta, ma anche atto, fatto. In ciò convergono le visioni luterana e cattolica e così si esprime la Dichiarazione congiunta.
Il peccato nell’uomo non è dominans, ma è dominatum, ossia è dominato dalla grazia. La Dichiarazione congiunta, significativamente firmata ad Augusta, non ha sancito soltanto un accordo ecumenico, ma è essa stessa da fare pienamente propria da parte della Chiesa cattolica, quale patrimonio di dottrina, ora comune, oltre che con i luterani, con i metodisti, i riformati e gli anglicani.
Non si dovrebbe dunque trattare questo documento come un accordo di vertice, bensì come un testo che ha qualcosa da dire a tutti i cristiani. Certo, il frutto, ad ora, è ancora piuttosto deludente.
Ma l’aver riletto insieme la storia è stato molto importante. Se per cinque secoli si sono alimentate visioni diverse, c’è evidentemente bisogno di molto tempo per costatare altri effetti.
L’Accademia di studi luterani in Italia
L’Accademia è nata nel 2011 e intende accrescere conoscenze e sensibilità attorno alla figura di Lutero e alla teologia luterana: accoglie docenti cattolici, luterani e valdesi.
Il proposito fondamentale sta nel porsi nell’atteggiamento dell’ascolto reciproco, sia nelle pieghe degli aspetti ormai considerati condivisi, così come in quelli ancora avvertiti in modo differente, perché, evidentemente, le differenze non costituiscono più un aspetto negativo del dialogo.
Ognuno resta sé stesso, nell’impegno di ascoltare l’altro, secondo verità. Avvertiamo insieme la necessità di riprendere e di rilanciare il cammino, ovviamente attraverso uno studio approfondito e aperto, da ambo le parti.
Vanno, da un lato, studiate e riprese le nuove linee storiografiche, soprattutto dei paesi germanici, scandinavi e finlandesi, e, dall’altra, si deve studiare e approfondire la tradizione cattolica per valorizzarla nei suoi elementi più preziosi, per considerare come molte prese di posizione contenessero già, di per sé, possibilità di intesa.
Con la nascita infatti della teologia controversistica, per secoli, si è consumato un dialogo tra sordi. Quel tempo è finito.
Il rapporto tra Lutero e la mistica è stato tradizionalmente poco studiato nel mondo tedesco, mentre oggi è valorizzato: stiamo con ciò dando spazio ad un aspetto che sta mettendo in luce una netta linea di continuità tra Lutero e la filosofia medievale, soprattutto francescana, quale ritroviamo, per esempio, in san Bonaventura.
Per altri versi, stiamo dedicando molta attenzione alla considerazione che lo stesso Lutero ha avuto per la tesi orientale della divinizzazione dell’umano: il giustificato, infatti, per Lutero, diventa davvero una nuova creatura, con tutto il portato ontologico conseguente.
Ciò è già stato oggetto di una nostra recente pubblicazione. Questo peraltro spalanca enormi porte di dialogo col mondo ortodosso.
In risposta a questa esigenza fondamentale, l’Accademia organizza regolarmente giornate di studio su tematiche generali riguardanti la fede cristiana, tenute in molte città italiane e con intento divulgativo.
Eppure, sono convinto che il futuro dell’Europa potrà essere tanto più pieno e felice quanto più tutti - cristiani delle varie confessioni - riusciranno a scavare e a portare alla luce i tesori fondamentali della fede che hanno generato la nostra cultura.
Questo vale non solo per l’Europa occidentale, ma anche per quella orientale, l’altro polmone della cristianità, secondo la definizione che ne ha dato Giovanni Paolo II.
Rimettere insieme l’intero patrimonio cristiano significa, per me, ricomporre una risorsa enorme, su cui fondare o rifondare l’unità europea. I frutti arriveranno - se non certamente a livello politico nell’immediatezza - nell’aumentata consapevolezza di essere, sul piano culturale e religioso, una sola umanità.
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