Parrocchia Santuario di Ricmanje San Giuseppe della Chiusa a Trieste

La Parrocchia-Santuario di San Giuseppe della Chiusa, chiamata in sloveno Sv. Jožef Ženin B. D. Marije e situata a Ricmanje, nel Comune di San Dorligo della Valle/Dolina, è un luogo di culto di prevalenza slovena le cui origini risalgono almeno al XVII secolo. La chiesa, nata come edificio dedicato a San Giorgio Martire, fu ricostruita tra il 1769 e il 1771 dopo il prodigioso fenomeno della lampada votiva del 1749 e venne elevata a Santuario con il titolo di San Giuseppe Sposo della Beata Vergine Maria.

Oggi il santuario conserva la memoria del miracolo, una significativa raccolta di ex voto, opere d’arte del Settecento e testimonianze della storia religiosa e civile del territorio carsico. Dal 1905 è anche chiesa parrocchiale e il territorio della parrocchia comprende San Giuseppe della Chiusa/Ricmanje, Log, Puglie/Polje e Domio/Domjo.

Il territorio di Ricmanje e San Giuseppe della Chiusa

Il paese di San Giuseppe della Chiusa si trova a mezzacosta sul crinale della collina che dalla valle di Zaule sale verso l’altipiano carsico, a 172 metri di altitudine ed è caratterizzato da case basse, addossate l’una all’altra, costruite secondo le curve di livello della pendice.

Salendo da Domio, la tortuosa strada che attraversa il paese, prevalentemente lastricata in pavé, raggiunge pendenze fino al 20% e si raggiunge quella che, un tempo, era chiamata la Chiusa di S.Giuseppe, ossia il passaggio obbligato dell’antica Strada Carsiana attraverso il passo di Longera, antico valico di importanza strategica, dove la strada proveniente dall’altopiano della Rosandra si biforcava in direzione di Trieste a ovest ed in quello di Capodistria a sud, passando appunto attraverso l’abitato di San Giuseppe.

L’esistenza del paese si evince da documenti già dall’epoca bizantina quando era denominato Rismagna o Rusmagna ed era un villaggio costituito da ville nobiliari mentre divenne, in epoca medievale, feudo della casata triestina dei Bonomo, adibito quale dimora di contadini ed allevatori della zona.

San Giuseppe fu un importante feudo vescovile sia per il numero che per l’agiatezza degli abitanti e visse varie vicende storiche legate alle contese per i transiti dal soprastante pasum Longere lungo l’antica strada dei Carsi.

Il paese oggi è una frazione del comune di San Dorligo della Valle in provincia di Trieste ed è attraversato dalla pista ciclabile Giordano Cottur che dal centro di Trieste raggiunge la Slovenia sul tracciato di quella che un tempo era la linea ferroviaria Trieste-Erpelle.

Ricmanje San Giuseppe della Chiusa e santuario

Dalla chiesa di San Giorgio al Santuario di San Giuseppe

Il paese di Ricmanje dominante la valle di Zaule/Žaulje aveva una piccola chiesa, dedicata a S. Giorgio Martire, conosciuta almeno dal 1645, data della consacrazione.

Al suo interno, una cappella con un altare era riservata a San Giuseppe, presso il quale si riuniva una devota confraternita. Uno dei compiti più importanti dei confratelli era quello di mantenere sempre accesa la lampada votiva davanti all’altare del Santo.

Nel 1693 in essa è stata costituita, con l’approvazione di papa Innocenzo XII, una confraternita in onore di S. Giuseppe, che ebbe grande incremento nel 1749 per un fatto prodigioso accaduto all’altare del Santo.

Nel 1750, in piena dominazione asburgica, gli abitanti del paese decisero di rinominarlo San Giuseppe, come pure fecero con la chiesa edificata nel 1645 e dedicata a San Giorgio, per onorare il miracolo della lampada votiva che ardeva senza olio davanti l’altare di questo Santo.

Il miracolo della lampada votiva del 1749

Ma fu nel marzo del 1749 che accadde l’impensabile. Il parroco di San Dorligo, Giovanni Ernesto Raunoch, documentò un evento prodigioso che sconvolse la comunità: la lampada dell’altare di San Giuseppe si riaccendeva da sola e ardeva senza consumare olio.

Sbirciando dalla finestra della chiesa un abitante del posto sostenne di aver veduto ardere la lampada votiva, solitamente spenta in quanto sempre priva di olio.

Sparsa la voce iniziarono ad accorrere valligiani, pellegrini finché i cancellieri vescovili decisero di controllare sigillando porte e finestre. Ma la lampada continuò ad ardere.

Nel 1749 davanti l’altare del Santo si verificò un fatto prodigioso che provocò grande scalpore.

Il vescovo di Trieste riconobbe ufficialmente il fatto come un miracolo. La notizia si diffuse come un fulmine, raggiungendo persino la corte imperiale di Vienna.

Non è dato sapere se il fenomeno si sia poi ripetuto.

Riportata la notizia alla Santa Sede, il papa Innocenzo XII si affrettò ad attestare il prodigioso evento vergando il “libro d’onore” con l’istituzione ufficiale della congregazione il cui primo iscritto fu il primogenito di Maria Teresa d’Austria, il futuro Giuseppe II.

Nel 1693 in essa è stata costituita, con l’approvazione di papa Innocenzo XII, una confraternita in onore di S. Giuseppe, che ebbe grande incremento nel 1749 per un fatto prodigioso accaduto all’altare del Santo.

L’eco di questo segno divino fu tale che il 5 maggio 1749 si svolsero due grandi e solenni processioni, una da Trieste e l’altra da San Dorligo, dando vita a un pellegrinaggio che rinnovò profondamente la confraternita e la devozione per il Santo Padre della Sacra Famiglia.

La stessa Imperatrice donò alla Chiesa, rinominata nel 1750 Santuario di San Giuseppe, una serie di magnifici paramenti oggi conservati nel vicino Museo Etnografico.

Lampada votiva del Santuario di San Giuseppe

La confraternita e la devozione a San Giuseppe

San Giuseppe fu sede dell’omonima confraternita, molto importante e numerosa di accoliti tra la nobiltà triestina ed europea tra i quali spicca l’imperatore Giuseppe II, figlio di Maria Teresa.

L’anno successivo, nel 1750, l’imperatrice Maria Teresa d’Austria inviò addirittura suo figlio, il futuro imperatore Giuseppe II, in visita all’altare miracoloso, donando un nuovo libro per la confraternita.

Il luogo di culto fu dedicato a S. Giuseppe Sposo della Beata Vergine Maria/Sv. Jožef mož B. D. Marije e elevato a Santuario.

A seguito di ciò nel 1750 il luogo di culto mutò il titolo.

La ricostruzione settecentesca e la consacrazione

Questo straordinario evento portò alla costruzione di una nuova, maestosa chiesa tra il 1769 e il 1771, che venne subito riconosciuta come Santuario.

Più tardi, tra il 1769 e il 1771, la chiesa fu ricostruita nelle forme attuali e consacrata nel 1771 dal vescovo Antonio Herberstein.

In conseguenza del grande flusso di pellegrini la chiesa fu ingrandita e ricostruita nelle forme attuali con l’aggiunta del doppio campanile.

Consacrata nel 1771 dal vescovo Antonio Herberstein, eretta a cappellania nel 1778 divenne parrocchia nel 1905.

Filiale della parrocchia di Sant’Ulderico/Sv. Urh di Dolina, la chiesa di S. Giuseppe è stata eretta in cappellania nel 1778.

I primi registri risalgono al 1778.

Architettura del santuario

Il santuario che ammiriamo oggi è un elegante esempio di architettura barocca.

La sua facciata, imponente e armoniosa, è caratterizzata dalla tipica forma “a campana” ed è fiancheggiata da due slanciati campanili a torre alti 22 metri.

La superficie è ritmata da lesene e un largo cornicione, mentre il portale centrale è affiancato da altri due ingressi che si aprono sulle basi delle torri.

Sopra di esso, la finestra centrale è incorniciata da quattro nicchie che ospitano statue in pietra.

Tra queste, spiccano le raffigurazioni di San Pietro e Santa Maria Maddalena, opere di abili maestranze locali.

La bellissima Chiesa di San Giuseppe del 1645 con le due torri del 1750.

All’interno, l’edificio si sviluppa in un’unica navata rettangolare, semplice e raccolta, che invita alla preghiera e al raccoglimento.

L’interno della chiesa settecentesca ha uno stile di tardo barocco settecentesco, piuttosto raro da queste parti e non privo di una certa suggestione.

Facciata barocca con campanili Ricmanje

Gli altari e le opere d’arte

L’altare ha mantenuto le sculture originali, opera di artigiani locali e il grande affresco del soffitto risalente al 1770 e sorprendente dipinto dal napoletano certo Pasquale Perriello raffigurante la morte e l’ascesa al cielo del santo patrono.

Soffitto: la morte di san Giuseppe, autore Pasquale de Perriello, napoletano, 1770: sotto san Giuseppe, per non dimenticarlo, san Giorgio e il drago.

Il recente restauro dell’affresco è stato effettuato dalla professoressa Anna Maria Scatola.

A sinistra sant’Ulrico col pesce sul libro e anche un altare dedicato a san Giorgio.

Il grande affresco del soffitto raffigura la morte e l’ascesa al cielo di San Giuseppe, mentre la presenza di San Giorgio e del drago richiama il titolo originario della chiesa.

L’altare maggiore è dedicato a San Giuseppe e alla Fuga in Egitto, con autore un Giovanni Calzuti e data 1770.

Sulla parete sinistra della navata svetta un sorprendente altare in puro stile Impero: in candido marmo di Carrara con decorazioni dorate, due statue neoclassiche ai lati, una teca in vetro con il Cristo morto e un Cristo risorto sopra.

Negli anni Novanta questo singolare altare è stato restaurato da Boris Zulian, un conosciuto artista di Ricmanije, recentemente scomparso.

Questo altare di S Antonio abate, molto cupo, è ancora del Seicento, quindi della prima chiesa.

Sparse per la chiesa, statue di santi settecentesche come questo buon Pastore, curiosa l’iconografia col cappello come i pellegrini.

Un bel fonte battesimale intarsiato del Settecento è conservato all’interno della chiesa.

La chiesa custodisce anche affreschi nel presbiterio, immagini della tipica devozione ottocentesca e quadri dall’aspetto semplice e popolare.

L’organo, le lampade e gli arredi liturgici

Molto bello l’organo a 200 canne risalente al 1750 e una particolarissima croce all’ingresso che ricorda un “ora et labora”.

L’organo dovrebbe provenire da un’altra chiesa, passando per S Maria Maggiore.

Di fronte all’altare maggiore è appesa ancora oggi una lampada votiva in metallo del 1750.

Fu donata dai commercianti triestini come ringraziamento per lo scampato pericolo da un terremoto, a perenne memoria del primo, grande miracolo.

Ai lati della lampada si trovano due belle lampade d’argento, una dono dei commerciati triestini nel 1750 per scampato pericolo di un terremoto.

Il grandioso lampadario centrale contribuisce all’impatto visivo della navata.

L’altar maggiore è dedicato a san Giuseppe e alla Fuga in Egitto.

Interno barocco navata e lampada votiva

Gli ex voto e le testimonianze della devozione popolare

Il santuario custodisce un patrimonio commovente di fede popolare, testimoniato da numerosi ex voto lasciati nel corso dei secoli da chi ha ricevuto grazie per intercessione di San Giuseppe.

Accanto a stampelle e piccoli gioielli donati per ornare una statua della Madonna di Lourdes, il santuario conserva un’importante collezione di ex voto che include luminarie, tavolette dipinte, lamine con iscrizioni e oggetti di oreficeria.

Tra i cimeli più significativi c’è un ex-voto dipinto che ricorda lo scontro del 1797 tra francesi e austriaci alla Chiusa, a nord del paese, dal quale il donatore anonimo uscì miracolosamente illeso.

Nella navata destra, una lapide in francese testimonia la riconoscenza delle Ausiliatrici del Purgatorio di Trieste per la protezione ricevuta da San Giuseppe durante la Prima Guerra Mondiale.

Un altare dedicato al Sepolcro conserva gli stendardi processionali.

Tra questi si distingue uno stendardo della Madonna che risale probabilmente all’epoca novecentesca dell’art déco.

Sono presenti anche stendardi processionali con i Santi Cirillo e Metodio, abbastanza rari nonostante la loro popolarità.

Il quadro della battaglia di Kljuc

Il santuario conserva la memoria dello scontro avvenuto nel 1797 tra le truppe francesi e quelle austriache nella zona di Kljuc, o Chiusa, presso San Giuseppe.

Nel quadro se vedi da una parte i francesi sul colle de Montebello che con un cannon batti la zona de Kljuc e San Giuseppe, dall’altra parte se vedi scender verso el villagio le trupe austriache con i paesani in armi che va a dar man forte ai imperiali.

Un ex-voto dipinto ricorda lo scontro del 1797 tra francesi e austriaci alla Chiusa, a nord del paese, dal quale il donatore anonimo uscì miracolosamente illeso.

Il quadro, datato 1787, mostra uno scontro tra i francesi e gli austriaci avvenuto vicino a San Giuseppe, in un luogo chiamato Kluc.

Il quadro della battaglia non è sempre visibile nella chiesa e può trovarsi in canonica.

La parrocchia e il territorio pastorale

La parrocchia, dallo stesso titolo di S. Giuseppe Sposo della Beata Vergine Maria/Sv. Jožef mož B. D. Marije, è stata costituita nel 1905.

Il territorio parrocchiale comprende, oltre il paese di S. Giuseppe della Chiusa/Ricmanje, le frazioni di Log, Puglie/Polje e Domio/Domjo.

In quest’ultima località un oratorio, dedicato a S. Leopoldo Bogdan Mandić, è stato aperto al culto e benedetto il 21.1.1979 dal vescovo Lorenzo Bellomi.

Decanato di prevalenza slovena: San Bartolomeo Apostolo/Sv. Jernej Apostol.

La chiesa di San Giuseppe è stata per lungo tempo filiale della parrocchia di Sant’Ulderico/Sv. Urh di Dolina.

Con il recente arrivo di un nuovo parroco, attualmente la Chiesa è aperta per le funzioni giornaliere.

Il movimento separatista dei primi anni del Novecento

Nel periodo 1900-1909 la comunità parrocchiale è stata protagonista di un movimento di separazione dalla Chiesa cattolica. Movimento rientrato lentamente.

Nei primi anni del Novecento la chiesa di San Giuseppe ebbe uno scisma voluto da una parte della comunità slovena e che con alterne vicende tra Vaticano e Impero Austro-ungarico durò dieci anni per poi risolversi grazie a un combattivo vescovo viennese.

La chiesa è famosa anche per un mezzo scisma, fra il 1900 e il 1910 circa, per questioni di lingua liturgica.

Dopo il mezzo scisma fra il 1900 e il 1909 la frequenza e la devozione della parrocchia ebbe un notevole calo.

Il diritto di patronato per la designazione del parroco riconosciuto alla comunità dalla costituzione della parrocchia è stato revocato dalla Santa Sede nel 1963.

Il Museo Etnografico

Nel piccolo Museo Etnografico di fronte alla chiesa, si trovano diversi utensili della vita contadina come una vecchia culla in legno per la lievitazione del pane, torchi per il vino e la ricostruzione di una cucina tradizionale.

Nel museo si possono vedere paramenti sacri che sono stati regalati alla chiesa da autorità, le canne del vecchio organo, oggetti di contadini e artigiani del posto, macinini, brustolacaffè e pentole che hanno più di cento anni.

La stessa Imperatrice donò alla Chiesa, rinominata nel 1750 Santuario di San Giuseppe, una serie di magnifici paramenti oggi conservati nel vicino Museo Etnografico.

La parte più importante della raccolta è un quadro della fine del Settecento, datato 1787, che mostra lo scontro tra francesi e austriaci avvenuto vicino a San Giuseppe, nella località chiamata Kluc.

Per la visita è però necessario rivolgersi al Parroco.

Trenta anni fa il parroco voleva mettere il riscaldamento nella chiesa e per mettere il serbatoio della nafta ha fatto scavare un buco nel giardino tra la chiesa e la canonica.

Scavando sono stati trovati vasi di terracotta e penso che quei vasi adesso siano nel museo.

La casa parrocchiale e le testimonianze materiali

Di fronte alla chiesa, in quella che una volta era la casa parrocchiale, si trova un Museo assai interessante.

Il museo era stato realizzato dal parroco don Angel Kosmac.

Nel suo archivio don Angel aveva trovato le carte che attestavano che il legno di teak del portone, non usato all’epoca a Trieste, era un regalo di un capitano marittimo per una grazia ricevuta.

Il portone della chiesa aveva almeno venti strati di pittura e, togliendoli, era stata trovata incisa la data in cui era stato realizzato il portone.

Su un’anta c’era il diciassette, sull’altra settantuno, da cui si capiva che aveva duecento anni di pittura.

La documentazione conservata nell’archivio della chiesa ha contribuito a ricostruire la storia degli arredi e dei restauri dell’edificio.

La colonna votiva sulla strada verso Basovizza

Per raggiungere San Giuseppe della Chiusa, o Ricmanje, ci sono tre strade: dalla deviazione della provinciale di Basovizza in discesa verso i paesi di San Lorenzo e Sant’Antonio in Bosco; dalla strada della Rosandra verso Domio e Log; girando a destra dopo la biforcazione della chiusa di Cattinara con la salita verso Basovizza.

Quest’ultima strada fu aperta all’inizio dell’Ottocento e per segnare il limite del Comune di Trieste con le borgate periferiche fu eretta una colonna con un capitello votivo raffigurante la fuga in Egitto di Giuseppe e Maria.

Dopo il 2005 la stele è stata affidata all’Orto Lapidario di San Giusto.

La festa di San Giuseppe e la vita del santuario

La festa principale è naturalmente quella di San Giuseppe, il 19 marzo, anche se negli anni ’70 il governo italiano ne ha tolto il carattere di festa comandata.

La devozione popolare, però, non si è mai spenta.

Un tempo officiato solo nelle ricorrenze dei santi Giorgio e Giuseppe dal parroco di San Dorligo, oggi il santuario è un punto di riferimento spirituale per tutta la comunità.

Sebbene dal 1905 sia diventato chiesa parrocchiale, la sua anima di santuario resta viva.

La chiesa è normalmente aperta per le funzioni giornaliere.

Come raggiungere Ricmanje e cosa vedere nei dintorni

Il luogo è facilmente raggiungibile e invita a una sosta di raccoglimento.

Per gli appassionati di storia e di pellegrinaggi avventurosi, i dintorni offrono spunti interessanti.

La zona della Chiusa, teatro dello scontro militare ricordato da un ex voto, e i sentieri del Carso che collegano Trieste a questo luogo di fede, permettono di rivivere le stesse strade percorse dai pellegrini delle grandi processioni settecentesche.

Il paese è collegato anche alla pista ciclabile Giordano Cottur, che dal centro di Trieste raggiunge la Slovenia seguendo il tracciato della vecchia ferrovia Trieste-Erpelle.

Le tre principali direttrici di accesso passano dalla provinciale di Basovizza, dalla strada della Rosandra attraverso Domio e Log e dalla salita verso Basovizza dopo la biforcazione della Chiusa di Cattinara.

Dati della parrocchia

VoceInformazione
DenominazioneParrocchia Santuario di San Giuseppe della Chiusa/Ricmanje
Titolo della chiesaS. Giuseppe Sposo della B.V. Maria/Sv. Jožef Ženin B. D. Marije
DecanatoSan Bartolomeo Apostolo/Sv. Jernej Apostol
ComuneSan Dorligo della Valle/Dolina (TS)
Abitanti1.752
Cappellania1778
Costituzione della parrocchia1905
Consacrazione della chiesa attuale1771, vescovo Antonio Herberstein
Frazioni compreseLog, Puglie/Polje e Domio/Domjo
Oratorio di DomioS. Leopoldo Bogdan Mandić, benedetto il 21.1.1979
Registro delle Persone Giuridichen. 82, pag. 85
Codice fiscale90030830328

tags: #parrocchia #santuario #di #ricmanje #giuseppe #della