Non esiste una regola generale della Chiesa secondo cui durante la Quaresima sia vietato baciare l’anello del Papa o di un vescovo. Il gesto può essere evitato per motivi pratici, come l’igiene quando si formano lunghe file di fedeli, oppure perché il pontefice o il vescovo non desidera riceverlo in una determinata circostanza.
Il protocollo, inoltre, non prevede propriamente il bacio della mano, ma il bacio dell’anello piscatorio del Papa o dell’anello episcopale del vescovo. Si tratta di un gesto simbolico di reverenza e comunione con la Chiesa, non di un omaggio alla persona fisica in quanto tale.
Il caso di papa Francesco a Loreto
Lunedì 25 marzo, in occasione della festa dell’Annunciazione, Papa Francesco ha visitato la basilica della Santa Casa di Loreto, in provincia di Ancona, e dopo aver celebrato la messa si è intrattenuto come di consueto con i fedeli cattolici presenti. Molti di loro hanno salutato il Papa semplicemente stringendogli la mano, mentre altri, come prevede la tradizione, hanno provato a inginocchiarsi e a baciargli l’anello del Pescatore, un’insegna papale che ogni pontefice indossa all’anulare della mano destra.
Papa Francesco, che fin dall’inizio del suo pontificato si è mostrato poco interessato agli aspetti più di facciata della tradizione cattolica, ha però respinto quelli che cercavano di baciare l’anello, in alcuni casi anche un po’ bruscamente. Ha fatto il giro del mondo il video in cui Papa Francesco si ritrae dal baciamano di molti fedeli a Loreto il 26 marzo scorso.
Il filmato, pubblicato da diversi media, in cui Bergoglio sottraeva la mano a ripetizione - all’ultimo con un ritmo sempre più veloce - creando un effetto quasi esilarante, è divenuto virale nel giro di un’ora finendo nelle più prestigiose home page oppure oggetto di “meme” e parodie. Tutti alla fine si sono scervellati sul motivo di questa ritrosia del Pontefice argentino da sempre avvezzo a grandi abbracci, selfie e gesti anti-protocollo.
Molti hanno ritenuto che il Papa non volesse farsi baciare la mano. In realtà il protocollo vuole che al pontefice si baci l’anello piscatorio, che ha effigiato San Pietro.
Il motivo dell’igiene, non il rifiuto della tradizione
A svelare l’arcano del «kiss-gate» (come qualcuno l’ha definito, ironizzando sul grande risalto dato soprattutto dai media Usa), che ha monopolizzato l’informazione sul Vaticano negli ultimi tre giorni rischiando di oscurare pure la breve ma intensa visita del Papa nel santuario mariano di Loreto, ci ha pensato oggi il direttore ad interim della Sala Stampa vaticana, Alessandro Gisotti.
Al termine di una udienza della mattinata, il portavoce ha domandato direttamente a Francesco le motivazioni del suo gesto, dopo aver letto e sentito «interpretazioni di tutti i tipi». E la risposta è stata disarmante proprio per la sua semplicità: «Igiene».
«Quando ci sono lunghe file di fedeli il Santo Padre vuole che si eviti il rischio di contagio. Non per sé, ma per i fedeli stessi», ha detto Gisotti ai giornalisti in Sala Stampa vaticana. «Il Papa mi ha detto che il motivo per cui non faceva fare il baciamo a Loreto è per igiene. Non per lui, ma per evitare il contagio quando ci sono lunghe file di persone. A lui - conclude Gisotti - piace abbracciare la gente».
Ha dovuto spiegarne il motivo: «Quando ci sono lunghe file di fedeli il Santo Padre vuole che si eviti il rischio di contagio. Non per sé, ma per i fedeli stessi», ha detto Gisotti ai giornalisti in Sala Stampa vaticana.
La scelta era collegata alla particolare situazione di Loreto: «Una scelta plausibile - peraltro adottata dal Papa già in altre occasioni - dinanzi ad una fila di quasi una sessantina di persone, tutte pronte a buttarsi in ginocchio e poggiare le labbra sullo stesso punto».
Il filmato diffuso sui media ne mostra solo 22, ma guardando la registrazione integrale erano molti di più i fedeli in fila per salutare il Papa. Che, va ricordato, subito dopo doveva anche recarsi in un salone vicino a salutare i malati, tra cui diversi bambini.
Nessun problema per i gruppi ristretti o per le singole persone: «Quanta gente bacia la mano al Papa! Lo sappiamo e non da oggi… Lo abbiamo visto proprio ieri con suor Maria Concetta Esu (la religiosa italiana da sessant’anni missionaria in Africa, ndr) che ha baciato la mano al Papa con grande tenerezza. Il Santo Padre ha gioia nell’abbracciare e farsi abbracciare dalla gente».
La motivazione “ufficiale” Gisotti ha pure replicato alle contestazioni dell’ala conservatrice secondo le quali si tratta di una mancanza di rispetto per una tradizione: «Questo non avviene quando a baciargli la mano è una o poche persone, come si è visto anche in situazioni recenti».
Nel viaggio di ieri, 30 marzo, che portava il Papa in Marocco, un giornalista ha voluto scherzare sull'argomento ritirando al Papa la sua mano e il Papa stesso ha ribadito di evitare il baciamano per motivi di igiene, non volendo farsi veicolo di germi e di eventuali contagi tra i fedeli.

Che cos’è l’anello piscatorio
In realtà, il protocollo non vuole che al Papa si baci la mano, ma l’anello, che non è un monile qualunque. Si tratta, infatti, del cosiddetto “anello piscatorio”, su cui è effigiato il “pescatore di uomini” per eccellenza, il primo pontefice San Pietro.
L’anello piscatorio è simbolo della dignità papale. Per secoli, l’anello piscatorio era di oro massiccio, ma Francesco lo ha rifiutato.
In genere, infatti, alla morte di un Papa l’anello viene rotto con un martello e poi fuso per creare l’anello per il successivo pontefice. Prima di Francesco, però, non è morto un Papa, ma si è dimesso.
Probabilmente per questo motivo, Francesco non ha voluto che fosse fuso l’anello di Benedetto XVI e, invece, ha indossato un nuovo anello, che non è di oro, ma di argento dorato.
Il bacio dell’anello In realtà, il protocollo prevede che non si baci la mano, ma l’anello, il cosiddetto “anello piscatorio”, su cui è effigiato il “pescatore di uomini” per eccellenza, il primo pontefice San Pietro e che è il simbolo della dignità papale.
Per secoli, l’anello piscatorio era di oro massiccio, ma Francesco lo ha rifiutato. In genere, infatti, alla morte di un Papa l’anello viene rotto con un martello e poi fuso per creare l’anello per il successivo pontefice.
Il significato religioso del bacio dell’anello
Il motivo per cui rifiuta che le persone glielo bacino è, francamente poco comprensibile: il bacio, infatti, non dovrebbe essere rivolto a lui come persona fisica, ma va considerato un segno di reverenza davanti alla persona che incarna il ruolo di successore di Pietro.
Da sempre l’uomo ha avuto bisogno di esprimere qualcosa di interiore tramite gesti esteriori, perché l’uomo è fatto così: di materia e di spirito, di interno ed esterno. Segno esterno ed interiorità sono profondamente legati e si influenzano reciprocamente: il segno esterno richiama, esorta, corregge la nostra interiorità e quest’ultima dà sostanza al segno e lo richiede, come esigenza di straripare all’esterno la propria pienezza.
Nel suo ultimo libro Alzatevi, andiamo! (2004), San Giovanni Paolo II rifletteva sul simbolismo dell’anello episcopale: “L’anello, posto al dito del vescovo, significa che egli ha contratto un sacro sposalizio con la Chiesa: «Ricevi l’anello, segno di fedeltà, e nell’integrità della fede e nella purezza della vita custodisci la santa Chiesa, sposa di Cristo». Quest’anello, simbolo nuziale, è espressione del particolare legame del vescovo con la Chiesa”.
L’anello episcopale esprime dunque innanzitutto lo sposalizio tra il Vescovo e la Chiesa, nella porzione di gregge che gli viene affidata. Esso indica anche il suo inserimento nella catena dei suoi predecessori: “L’anello mi ricorda anche la necessità di essere una robusta «maglia» nella catena di successione che mi unisce agli apostoli”.
In entrambi i casi l’anello esprime un legame, una fedeltà: anello sponsale per “custodire illibata la santa Chiesa”, come afferma il Pontificale; anello che congiunge ai Dodici Apostoli e ai loro legittimi successori.
Ecco: quando un fedele bacia l’anello episcopale, esprime comunione con la Chiesa (perché il bacio indica comunione), comunione con la catena ininterrotta dei successori degli Apostoli.
Quando poi si tratta dell’anello del Sommo Pontefice, si capisce che si intende sottolineare la propria adesione alla Roccia su cui Cristo ha edificato la Chiesa.
Non si tratta di esprimere deferenza alla persona in sé, né di fare i baciapile e nemmeno - come hanno titolato ridicolmente alcuni giornali - di fare il baciamano galante, come se il Papa fosse una signora dell'alta nobiltà da omaggiare a un pranzo di gala.
Si bacia l'anello, non la mano. Si tratta piuttosto di esprimere la propria adesione alla Chiesa, alla sua fede, alla sua tradizione.
Ecco perché questo gesto fa bene al fedele che lo compie, ma anche al Vescovo che lo riceve, perché si ricorda ad entrambi che la loro ragion d’essere cristiani e vescovi non sta nelle loro doti personali, ma nella fedeltà a quanto ricevuto.
Baciare l’anello indica non un riguardo umano, ma una volontà di comunione con quello che il Vescovo ed il Papa sono nel mistero della Chiesa.
Ecco perché una disposizione del 1909 del Sant’Uffizio concedeva un’indulgenza parziale a quanti baciano l’anello episcopale.
Ottimo antidoto al narcisismo: non è per quello che sei in quanto Tizio o Caio, ma per l’onere, prima che onore, che hai ricevuto senza alcun merito.
Ci vuole tanta umiltà ad accettare che una, dieci, cento persone ricordino che non a te è data riverenza, ma a Dio che ha posto te, vaso di creta, a servizio del suo popolo.
Perché il gesto può essere evitato
Se l’abolizione informale del bacio dell’anello piscatorio è una delle tante novità introdotte da Francesco durante il suo pontificato, già da decenni è stato abolito un altro bacio che era dovuto, per tradizione al Papa: il bacio della pantofola.
I cerimoniali possono cambiare, ci mancherebbe. E di fatto sono stati cambiati.
Però occorre prestare attenzione al tipo di cambiamento, perché abolire il bacio dell’anello episcopale - come de facto ha fatto l’attuale Arcivescovo di Bologna - o dell’anello pontificale, non è la stessa cosa che abolire i flabelli o i caudatari o ancora, per restare alle mani, le chiroteche.
Cancellato questo gesto, quel che resta è una bella stretta di mano o magari una pacca sulla spalla; gesti che non esprimono più quello che il bacio all’anello è capace di comunicare.
Qualcuno, in mezzo, ha provato anche ricordare che lo stesso Benedetto XVI in più occasioni aveva manifestato di non gradire il bacio dei fedeli sulle mani, almeno non da lunghe code di persone.
E, andando ancora più indietro, lo stesso Giovanni Paolo II - hanno ricordato alcuni utenti - aveva chiesto ai suoi collaboratori, in occasione di un’udienza con un gruppi di cinquanta pellegrini, di evitare baciamano e genuflessione.
Il bacio della pantofola
Si tratta di una tradizione antichissima, per cui i re, i nobili, i cardinali, i vescovi, si prostravano ai piedi del Papa per baciargli le calzature, in segno di sottomissione assoluta.
Già da molti decenni è stato, invece, abolito il bacio della pantofola, segno di sottomissione di re e nobili al potere papale.
Nel 2002 destò scalpore il “bacio della pantofola” che l’intera delegazione del Benin, guidata dal presidente Mathieu Kerekou, volle mettere in atto nei confronti di Giovanni Paolo II, creando grande imbarazzo non solo nel pontefice, ma anche nel suo seguito, che non era preparato ad una scena simile.
Le reazioni al gesto di papa Francesco
Questione chiusa? Nient'affatto: polemiche a non finire sono piovute dagli ambienti conservatori.
Così, ad esempio, tuona La Nuova Bussola Quotidiana: .
Non si sa se si sia trattato di un problema di detergente o di crema per le mani, fatto sta che quando gli sventurati fedeli presenti a Loreto hanno provato a baciare l’anello a papa Francesco, la sua mano si è defilata come un’anguilla.
Il video sta girando un po’ dappertutto e, sinceramente, non è un bel vedere. Fanno pure pena queste persone che cercano di manifestare il loro attaccamento alla Sede di Pietro, attraverso questo gesto tanto semplice quanto espressivo, e che si ritrovano invece a inseguire la mano del papa o a baciare l’aria.
Che il video stia facendo così tanto notizia, significa che fino ad ora o nessuno se ne era accorto, o che il Papa ha deciso senza preavviso di cambiare il cerimoniale in uso.
Nell’ultimo caso, forse sarebbe stato meglio avvisare prima le persone, che si sarebbero risparmiate certe figure barbine.
Da una parte, chi tuonava contro un atteggiamento irriverente - o addirittura «inquietante», come titolava un sito americano - di un Papa nei confronti del ruolo rivestito.
Dall’altra, quelli che si sono infervorati per questa ennesima “svolta” (da aggiungere al filone delle scarpe nere, della residenza a Santa Marta e dei pranzi con i poveri) che finalmente ridimensiona l’immagine del Pontefice, Vescovo di Roma e non imperatore romano.
Non tutti la pensano così. C’è già chi grida al «tutte scuse» dalle bacheche facebookiane o chi rimane affezionato alla logica del «gesto di umiltà» e di rottura con pratiche vetuste e bigotte.
Il dibattito probabilmente proseguirà ancora per qualche giorno: è più facile che il Papa ritiri la mano per la buona salute dei suoi fedeli, e non che i naviganti del web ritirino la loro dalle tastiere.
Il Papa spiega il bacio dell'anello negato a Loreto
Il valore dei segni nella tradizione cattolica
“Va bè, è solo un segno”, penserà qualcuno. E’ vero.
Ma attenzione: l’eccessiva rimozione di segni, lascia il re nudo; e chi ha letto la storia di Andersen sa che a volere il re nudo è la disonestà di qualche farabutto e a permetterla è la pavidità e cortigianeria di molti.
E quanto bisogno c’è oggi di ricordare che la Chiesa non è un’allegra brigata che si basa su simpatie particolari o addirittura su complicità!
Il gesto può quindi essere interpretato diversamente a seconda del contesto: durante una lunga fila, il suo rifiuto può rispondere a una precauzione igienica; in altre situazioni, il bacio dell’anello può conservare il proprio significato simbolico e liturgico.