Il testo di Santa Luisa riportato nel materiale è una preghiera meditata al Padre Nostro: ogni invocazione diventa una richiesta di fiducia, conversione, comunione con Dio e amore concreto verso il prossimo. Santa Luisa chiede di riconoscere Dio come Padre, di accogliere la sua volontà, di ricevere il pane necessario, di imparare a perdonare e di essere liberati dal male.
Santa Luisa de Marillac, serva dei poveri, con fiducia apriamo a te il nostro cuore, chiedendo la tua intercessione presso il Signore, del quale sei stata sposa esemplare nella fedeltà del tuo amore appassionato.
Il significato del Padre Nostro nella preghiera di Santa Luisa
Il Padre Nostro è una preghiera tanto mirabile quanto forse data per scontata, recitata forse ogni giorno, ma spesso frettolosamente. Per questo un secondo approccio non può che condurci in un viaggio che ci avvicina al Padre Nostro parola per parola.
Il Padre Nostro non è semplicemente una preghiera da recitare. E’ un riassunto dell’intero Vangelo e ogni sua frase deve essere accuratamente meditata e compresa.
La preghiera insegnata da Gesù ai suoi discepoli sgorga dalla sua preghiera personale. La familiarità del rapporto con Dio - che nasce nei cristiani dalla consapevolezza di essere figli nel Figlio - è ricordata molte volte nel Nuovo Testamento.
«Padre»: la fiducia del figlio
Sin dalla sua prima parola, Cristo mi introduce in una nuova dimensione del rapposto con Dio. Egli non è più solo il mio “Dominatore”, il mio “Signore” o il mio “Padrone” nostro. È mio Padre.
E io non sono solo servo, ma figlio. Mi rivolgo dunque a Te, Padre, con il rispetto dovuto a Colui che è anche quelle cose, ma con la libertà, la fiducia e l’intimità di figlio, consapevole di essere amato, fiducioso anche nella disperazione e nel mezzo della schiavitù del mondo e del peccato.
Viene detto nostro Padre innanzitutto in ragione del modo speciale con cui ci ha creati, perché ci ha creati a sua immagine e somiglianza (cf. Gen 1,26): il che non fece invece con le altre creature.
Viene poi detto Padre per il modo speciale con cui ci governa. Governa, è vero, anche tutti gli altri esseri, ma governa noi lasciandoci padroni di noi stessi.
Viene detto Padre anche per averci adottati. Se, infatti, alle altre creature egli ha fatto dei regalini, a noi invece ha dato l'eredità. E questo perché siamo suoi figli, e “se figli, siamo anche eredi” (Rm 8,17).
I doveri verso Dio Padre
Da parte nostra quattro sono i doveri che derivano da questa paternità.
- Gli dobbiamo anzitutto onore. Lode, però, che non deve essere solo un omaggio delle labbra ma del cuore.
- Inoltre dobbiamo imitarlo. Primo, con l'amarlo; secondo, nell'esercitare la misericordia; terzo, tendendo alla perfezione.
- Dobbiamo obbedirgli. È infatti nostro Padre.
- Dobbiamo essere pazienti nelle prove che ci manda. Dice infatti il Libro dei Proverbi: “Figlio mio, non disprezzare l'istruzione del Signore e non avere a noia la sua esortazione, perché il Signore corregge chi ama, come un padre il figlio prediletto” (Pr 3,11-12).
«Nostro»: la fraternità e la responsabilità per tutti
Perché non solo Padre mio o dei “miei” (la mia famiglia, i miei amici, il mio ceto sociale, il mio popolo,…), ma Padre di tutti: del ricco e del povero, del santo e del peccatore, del colto e dell’illetterato, che tutti chiami instancabilmente a Te, al pentimento, al Tuo amore.
“Nostro”, certamente, ma non confusamente di tutti: Dio ama tutti ed ognuno singolarmente; Egli è tutto per me quando sono nella prova e nel bisogno, è tutto mio quando mi chiama Sé con il pentimento, la vocazione, la consolazione.
L’aggettivo non esprime un possesso, ma una relazione con Dio totalmente nuova; forma alla generosità, secondo gli insegnamenti di Cristo.
Da questo aggettivo scaturiscono due doveri verso il prossimo.
- Il primo è l’amore, perché sono nostri fratelli in quanto tutti gli uomini sono figli di Dio.
- Il secondo è il rispetto, perché sono figli di Dio.
La paternità di Dio si esprime al plurale: Padre Nostro. Il suo amore per tutti invita gli uomini a fare altrettanto.
Si noti l’uso del plurale anche nella domanda del pane, del perdono e della prova. In ogni richiesta il discepolo deve pensare all’umanità.
La preghiera cristiana è una preghiera “espropriata” e “missionaria”. L’amore del Padre non è circolare, ma espansivo. E’ guidato dalla gratuità, non dalla reciprocità.
«Che sei nei cieli»: la maestà di Dio e la sua vicinanza
Straordianariamente altro rispetto a me, eppure non lontano, anzi ovunque nell’immensità dell’universo e nel piccolo del mio quotidiano, Tua mirabile creazione.
Questa espressione biblica non significa un luogo, come potrebbe essere lo spazio, bensì un modo di essere; non la lontananza di Dio, ma la sua maestà e pur se Egli è al di là di tutto è anche vicinissimo al cuore umile e contrito (CCC, 2794).
L’immensità del suo potere è messa in risalto dalle parole “che sei nei cieli”. A questo allude il salmo quando dice: “A te levo i miei occhi, a te che abiti nei cieli” (Sal 123,1).
“Che sei nei cieli” indica anche la facilità con la quale il Signore ci ascolta, perché ci è vicino. In tal caso per cieli vanno intesi i santi, nei quali Dio abita.
Che sei nei cieli negli angeli e nei santi, illuminandoli alla conoscenza, perché tu, Signore, sei luce; infiammandoli all'amore, perché tu, Signore, sei amore; ponendo la tua dimora in loro e riempiendoli di beatitudine, perché tu, Signore, sei il sommo bene, eterno, dal quale proviene ogni bene e senza il quale non esiste alcun bene.
L’uomo è sospeso alla memoria di Dio, e qui trova la sua grandezza nonostante la sua piccolezza nei confronti dell’universo. L’esperienza più profonda dell’uomo biblico è lo stupore di essere amato da Dio.
«Sia santificato il tuo nome»: vivere sotto il primato di Dio
Sia cioè rispettato ed amato, da me e dal mondo intero, anche attraverso di me, nel mio impegno a dare il buon esempio, a condurre il Tuo Nome anche presso chi ancora non lo conosce veramente.
Chiedendo sia santificato il tuo nome entriamo nel disegno di Dio: la santificazione del Suo nome, rivelato a Mosè e poi in Gesù, da parte nostra e in noi, come anche in ogni popolo e in ogni uomo (CCC, 2858).
Francesco commenta: “si faccia luminosa in noi la conoscenza di te”, interpretando il santificare sul registro della conoscenza.
Con l’invocazione “sia santificato il tuo nome”, Francesco coglie il senso profondo del tema del “santificare” che è legato al tema della festa.
Il primato di Dio è significato da una ricerca che deve guidarci a conoscere l’ampiezza dei suoi benefici, l’estensione delle sue promesse, la sublimità della sua maestà e la profondità dei suoi giudizi.
È come se noi oggi dicessimo che dobbiamo condurre una vita sotto il cono di luce del primato di Dio, il quale colloca al loro posto tutte le cose umane.
Solo il primato di Dio mette in ordine la realtà dal punto di vista valoriale. Quindi santificare è mettere al centro il primato di Dio. Sennò le altre cose diventano inesorabilmente idoli.
La vera santificazione del Nome è il dono della vita. La comunità santifica il nome di Dio quando si rende trasparente al suo amore, permettendo in tal modo al mondo intero di scorgere in lei stessa il volto del vero Dio.
La santificazione del nome attraverso la vita
La santificazione è opera di Dio, non dell’uomo: «Sono io il Signore che vi santifico».
Santo è chi appartiene totalmente al Signore. Santo è chi si lascia condurre fuori da Dio dalla logica del mondo, dalle idolatrie, separato dal mondo non perché non ami il mondo ma perché non ne accetta il peccato.
Il popolo di Dio può diventare un luogo che “oscura” il volto di Dio, nascondendolo anziché svelandolo. In questo caso il popolo di Dio non è più il luogo della santificazione del Nome, ma della sua profanazione.
Gesù ha santificato il Padre con la sua perfetta obbedienza, accettando di essere in tutto la trasparenza del suo amore universale.
E così la Chiesa. Gesù ha pregato perché la sua comunità venga santificata, il che significa trascinata nel movimento di Dio e, insieme, separata dal mondo.
«Venga il tuo regno»: il desiderio della comunione con Dio
Si compia nei nostri cuori e nel mondo la Tua Creazione, la Beata Speranza, e torni il nostro Salvatore Gesù Cristo!
Con la seconda domanda la Chiesa guarda principalmente al ritorno di Cristo e alla venuta finale del regno di Dio, ma prega anche per la crescita del regno di Dio nell’«oggi» delle nostre vite (CCC, 2859).
Venga il tuo regno perché tu regni in noi per mezzo della grazia e ci faccia giungere nel tuo regno, ove la visione di te è senza veli, l’amore di te è perfetto, la comunione di te è beata, il godimento di te senza fine.
Il regno di Dio non è questione di cibo o di bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo.
Il suo regnare è che la sua Volontà si realizzi nelle sue creature. Il Regno è che sia fatta la Volontà di Dio, come in Cielo, così in terra.
Il cuore dell’uomo ha un desiderio così ampio che nessuna realtà umana può colmarlo definitivamente. Ci sono realtà belle, utili, tra cui poniamo anche l’amore umano nelle sue varie manifestazioni, ma per vivere bene questi valori è necessario che essi siano messi al secondo posto rispetto al primo.
«Sia fatta la tua volontà»: amare Dio e il prossimo
Che è volontà di Salvezza, anche nella nostra incomprensione delle Tue vie. Aiutaci ad accettare la Tua volontà, riempici di fiducia in Te, donaci la speranza e la consolazione del Tuo amore e unisci la nostra volontà a quella del Figlio Tuo.
Noi siamo radicalmente incapaci di ciò, ma, uniti a Gesù e con la potenza del Suo Santo Spirito, possiamo consegnare a Lui la nostra volontà e decidere di scegliere ciò che sempre ha scelto il Figlio suo: fare ciò che piace al Padre (CCC, 2860).
Quando ascoltiamo questa invocazione del Padre Nostro e quando la preghiamo percepiamo il riferimento alla volontà di Dio, quasi fosse inappellabile, anzi per qualcuno persino arbitraria, misteriosa, una volontà che non si può capire!
“Affinché ti amiamo con tutto il cuore, sempre pensando te, con tutta l’anima, sempre desiderando te, con tutta la mente, indirizzando a te tutte le nostre intenzioni, e in ogni cosa cercando il tuo nome, con tutte le nostre forze spendendo tutte le nostre energie e i sensi dell’anima e del corpo in offerta di lode al tuo amore e non per altro”.
“Affinché amiamo i nostri prossimi come noi stessi, attirando tutti secondo le nostre forze al tuo amore, godendo dei beni altrui come fossero nostri e nei mali soffrendo insieme con loro e non recando alcuna offesa a nessuno”.
Queste espressioni sono il cuore di questa parafrasi pregata del “Padre nostro”! In effetti, Francesco usa lo Shemà Israèl - שְׁמַע יִשְׂרָאֵל /Ascolta Israele - che ben conosciamo ed è la citazione al capitolo 6 del duplice comandamento secondo il Deuteronomio.
Qui abbiamo un esempio sublime di un pregare sulla preghiera di Gesù, che dilata linguisticamente il testo biblico e fa vibrare il senso dell’invocazione “sia fatta la tua volontà”, con una variazione musicale piena di slancio e d’affetto.
Potremmo dire che qui si raggiunge il culmine del pregare con il Signore. Si noti il cuore di Francesco risuona all’unisono con il cuore di Gesù e ne viene una meditazione personalissima nella grande preghiera dei cristiani.
«Come in cielo, così in terra»: la preghiera diventa vita
Perché il mondo, anche attraverso di noi, Tuoi indegni strumenti, sia plasmato ad imitazione del Paradiso, ove sempre viene fatta la Tua volontà, che è vera Pace, Amore infinito ed eterna Beatitudine nel Tuo volto (CCC, 2825-2826).
Quando diciamo: “Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra”, noi gli domandiamo l’obbedienza, per adempiere la sua volontà, a quel modo che è adempiuta dai suoi angeli nel cielo.
La risposta dell’uomo all’amore del Padre che lo raggiunge è la fraternità. La nostra risposta al Padre è inclusa nel comportamento fraterno che sappiamo assumere nei confronti di tutti.
«Dacci oggi il nostro pane quotidiano»: il pane materiale e il Pane di vita
Dacci il vero necessario, nutrimento terreno per il nostro sostentamento, e liberaci dai desideri inutili. Sopra ogni cosa donaci il Pane di vita, Parola di Dio e Corpo di Cristo, Mensa eterna preparata per noi e per molti fin dall’inizio dei tempi (CCC, 2861).
Per il grande genio spirituale di Francesco il pane richiesto è Gesù stesso. Egli pose proprio nell’Eucaristia il suo punto fermo.
“Il tuo Figlio diletto, Signore nostro Gesù Cristo, dà a noi oggi, in memoria e comprensione e venerazione dell’amore che egli ebbe per noi e di tutto quello che per noi disse, fece e patì”.
Il termine pane nostro, nell’invocazione della preghiera del Signore, è accompagnato dall’espressione “quello quotidiano”. È il pane essenziale, il pane quotidiano, quello che basta ad ogni giorno.
Ma ἐπιούσιον è anche il pane che serve per vivere: se molti di noi, dopo la pandemia, sono ancora sani, occorre usare la salute per un fine e un bene da compiere.
In questo caso è necessario che il pane che chiediamo, quello della Parola, sia una parola viva, sapida, sia il pane superessenziale, che nutre non solo il corpo, ma anche il cuore e la mente.
Ogni pane viene da Te, o Padre: il pane materiale e tutto ciò che per tua Volontà serve per sostenere la nostra vita, il Pane vivo disceso dal Cielo che è Gesù vivo nell’Eucaristia, e il terzo pane, quello di Gesù stesso.
La Chiesa ce la offre ogni giorno nella Santa Messa; magari imparassimo ad apprezzarla e a trovarvi la forza per tutta la nostra giornata!
«Rimetti a noi i nostri debiti»: la misericordia ricevuta
Imploro la Tua misericordia, conscio che essa però non può giungere al mio cuore, se non so perdonare anch’io ai miei nemici, sull’esempio e con l’aiuto di Cristo.
Il perdono che riceviamo non è possibile se non nella comunione dei Santi, nella rete spirituale della intercessione dei santi, in particolare della Madre e Vergine Maria.
“Per la tua ineffabile misericordia, per la potenza della passione del tuo Figlio diletto Signore nostro, e per i meriti e l’intercessione della beatissima Vergine Maria e di tutti i suoi eletti”.
Il perdono che riceviamo non è possibile se non nella comunione dei Santi, nella rete spirituale della intercessione dei santi, in particolare della Madre e Vergine Maria.
«Come noi li rimettiamo ai nostri debitori»: imparare a perdonare
Possiamo donare il perdono e riconciliarci, possiamo tentare una ricucitura di rapporti e una tessitura sociale, che però è sempre insufficiente.
Il Santo di Assisi sperimenta che il suo è un perdono imperfetto, e prega perché il Signore lo porti sempre a compimento.
“E quello che non sappiamo pienamente perdonare, Tu, Signore, fa' che pienamente perdoniamo, sì che, per amor tuo, amiamo veramente i nemici e devotamente intercediamo presso di te, non rendendo a nessuno male per male e impegnandoci in te ad essere di giovamento a tutti”.
È difficilissimo perdonare da soli: ci pare un gesto fatto in solitudine, mentre tutti gli altri sembra che vivano una vita fatta di ripicche e di gelosie, di musi lunghi e di interminabili risentimenti.
Per questo, Gesù ci mette in bocca queste parole, affinché noi impariamo a perdonare come Voi.
«Non ci indurre in tentazione»: la richiesta di protezione
Non abbandonarci in balìa della strada che conduce al peccato, lungo la quale, senza di Te, saremmo perduti.
Tendi la mano e afferraci, inviaci lo Spirito di discernimento e di fortezza e la grazia della vigilanza e della perseveranza finale (CCC, 2863).
A questa invocazione Francesco ha aggiunto solo un breve commento: “E non ci indurre in tentazione: nascosta o manifesta, improvvisa o persistente”.
Sì, Padre, che non sia necessario, Tu che sei “fedele, non permettere che siamo tentati oltre le nostre forze, ma con la tentazione ci dai anche la via d’uscita e la forza per sopportarla”.
Nessuno può essere tentato da Dio, perché Tu non puoi essere tentato dal male e non tenti nessuno al male.
Perciò, nel chiederti di non condurci dentro della tentazione o davanti al tentatore, ti stiamo ripetendo la supplica di Gesù nel Getsemani: “Abba, Padre, se è possibile, allontana da Me questo calice”.
«Liberaci dal male»: la vittoria di Cristo
Insieme a tutta la Chiesa Ti prego di manifestare la vittoria, già conseguita da Cristo, sul «principe di questo mondo» che si oppone personalmente a Te e al Tuo disegno di Salvezza.
Da ogni male, da ogni cosa che si oppone alla tua Volontà, da ogni cosa che ci separi e ci allontani da Te.
“Ma liberaci dal male: passato, presente e futuro”.
Quando diciamo: “Liberaci dal male”, ci rammentiamo di riflettere che non siamo ancora in possesso del bene nel quale non soffriremo alcun male.
Queste ultime parole della preghiera del Signore hanno un significato così largo che un cristiano, in qualsiasi tribolazione si trovi, nel pronunciarle emette gemiti, versa lacrime, di qui comincia, qui si sofferma, qui termina la sua preghiera.
Santa Luisa e il servizio dei poveri
Santa Luisa de Marillac, serva dei poveri, con fiducia apriamo a te il nostro cuore, chiedendo la tua intercessione presso il Signore.
Hai sperimentato la mancanza del calore familiare e il dolore del rifiuto, il complesso dell’inferiorità, la tendenza allo scrupolo e all’angoscia.
Chiedi al Signore per noi la grazia di saper trasformare in fioritura di santità ogni nostra debolezza umana.
Hai trovato in san Francesco di Sales e in san Vincenzo de’ Paoli due amici preziosi per il tuo cammino di fede. Chiedi al Signore per noi il dono di vivere amicizie spirituali autentiche, capaci di farci progredire nell’adesione al Vangelo.
Hai ricevuto grazie speciali, per due volte, in occasione della Pentecoste. Invoca con noi e per noi lo Spirito Santo, perché sia in ogni nostra giornata vento che trascina verso Dio e fuoco che infiamma il cuore per Dio.
Hai servito i poveri come tuoi padroni, riconoscendovi una speciale presenza di Gesù da onorare e amare.
Chiedi al Signore per noi il dono di saperlo riconoscere e accogliere con dolcezza nei fratelli più piccoli e bisognosi. Amen.
La struttura spirituale della preghiera
Il Padre Nostro che ora leggiamo nella versione di Matteo si apre con un’invocazione e si snoda poi in sette domande: le prime tre hanno come oggetto il Regno, le ultime tre il perdono e la vittoria sul male, al centro c’è la richiesta del pane di ogni giorno.
| Parte della preghiera | Orientamento principale |
|---|---|
| Padre nostro, che sei nei cieli | Fiducia, maestà e vicinanza di Dio |
| Sia santificato il tuo nome | Riconoscimento e testimonianza del nome di Dio |
| Venga il tuo regno | Crescita del regno di Dio nell’oggi e attesa finale |
| Sia fatta la tua volontà | Amore di Dio, obbedienza e amore del prossimo |
| Dacci oggi il nostro pane quotidiano | Pane necessario, Parola di Dio ed Eucaristia |
| Rimetti a noi i nostri debiti | Misericordia e perdono |
| Non ci indurre in tentazione | Discernimento, fortezza e perseveranza |
| Liberaci dal male | Protezione e vittoria sul male |
Tra tutte le preghiere la più eccellente è certamente quella del “Signore”, o “Padre nostro”. Essa possiede in sommo grado i cinque requisiti che ogni preghiera ben fatta deve avere: essere cioè sicura, retta, ordinata, devota e umile.
- È sicura, perché è stata composta dal nostro Avvocato presso il Signore.
- È retta, perché insegna a chiedere ciò che è veramente un bene.
- È ordinata, perché presenta prima i beni spirituali e poi quelli materiali.
- È devota, perché richiama l’amore di Dio e del prossimo.
- È umile, perché attende tutto dalla potenza divina.
La preghiera del Pater è la più eccellente fra tutte anche perché produce tre vantaggi: è rimedio utile ed efficace contro il male, è il mezzo efficace e utile per ottenere tutto ciò che desideriamo, ed è utile perché ci rende familiari a Dio.
Ma adesso possiamo comprendere che Gesù, insegnando la “sua” preghiera al Padre, ha voluto insegnare non solo una preghiera, parole, concetti, ma soprattutto uno spirito, il suo Spirito filiale, il suo rapporto di fiducia, d’intimità, di amore al Padre, di reciproca appartenenza e vicendevole totale donazione.
Ha voluto condividerlo con noi, ha voluto viverlo in noi e per mezzo nostro. Ha voluto dare a ognuno di noi il posto che Egli stesso occupa come Figlio nel Cuore del Padre.
Ha voluto che con questa preghiera mettiamo nel nostro cuore tutto ciò che il Padre ha nel suo Cuore e facciamo comunione con Lui.
Amen. E così sia, secondo la Tua volontà (CCC, 2865).
