La Chiesa di San Vitale si trova in un contesto urbano, fra la ferrovia, la sede della banca UBS e il municipio di Chiasso. Dispone di una bella e ampia piazza davanti all'entrata.
La prima menzione dell'edificio risale al 1237, ma la struttura attuale risale al XX secolo, quando la struttura precedente, in stile barocco, fu demolita. Nel 1928, infatti, la chiesa era diventata sede di un'arcipretura, e sei anni dopo si decise di ricostruirla integralmente e renderla più monumentale.
Informazioni essenziali
| Voce | Informazione |
|---|---|
| Nome | San Vitale Martire |
| Indirizzo | Via Manzoni, 6830 Chiasso, Svizzera |
| Rito | Rito romano |
| Messe nei giorni feriali | 8:00 |
| Messa del sabato | 17:30 |
| Messe della domenica | 8:00 e 10:30 |
| Confessioni | Sabato, 9:30-11:00 |
La chiesa è un edificio di culto cattolico inserito nel tessuto centrale di Chiasso e raggiungibile attraverso un'ampia piazza antistante l'ingresso. La sua posizione fra la ferrovia, il municipio e la sede della banca UBS mette in evidenza il rapporto diretto tra l'edificio religioso e il contesto urbano.
Le origini e le vicende storiche
La prima menzione dell'edificio risale al 1237, ma la struttura attuale risale al XX secolo, quando la struttura precedente, in stile barocco, fu demolita. Nel 1928, infatti, la chiesa era diventata sede di un'arcipretura, e sei anni dopo si decise di ricostruirla integralmente e renderla più monumentale.
La chiesa, completata nel 1935, diventò così uno degli ultimi esempi dell'arte eclettica in Svizzera. Il progetto, firmato da Aristide Conti, prevedeva una basilica eclettica con gli interni suddivisi da pilastri in tre navate, spezzate da un transetto e destinate a concludersi nell'abside di forma semicircolare.
All'interno, affreschi, vetrate e un portale scolpito.

Architettura esterna
La facciata occidentale, su via Settala, è una facciata neoclassica con larghe lesene, coronata dal timpano triangolare, eretta da Antonio Vassalli nel 1865.
Il campanile presenta una cella campanaria e una copertura a bulbo terminata con una lanterna, realizzata nel 1754-1755.
Il bassorilievo di San Vitale, ufficiale romano vissuto nel III secolo e martirizzato per lapidazione, risale al 1863. Con la mano destra regge la palma del martirio, ai suoi piedi a sinistra l'elmo, a destra lo scudo.
All'esterno si trova anche il monumento commemorativo del sacerdote Antonio Bollina.
La lapide ricorda: «QUI COMPOSTE NELLA PACE DI CRISTO ASPETTANO DI RISORGERE LE SPOGLIE MORTALI DEL SAC. ANTONIO BOLLINA PARROCO E MAESTRO DI VACALLO CANONICO DI BALERNA ARCIPRETE VICARIO FORANEO PER 19 ANNI DI RIVA SAN VITALE SUA PATRIA MORTO IL 2 SETTEMBRE 1892 DI 78 ANNI».
Pianta e organizzazione degli spazi
Il progetto di Aristide Conti prevedeva una basilica eclettica con gli interni suddivisi da pilastri in tre navate, spezzate da un transetto e destinate a concludersi nell'abside di forma semicircolare.
La pianta comprende la cappella di San Giuseppe, un tempo del Crocifisso, il pulpito, la cappella della Madonna del Rosario, il presbiterio, l'altare maggiore, la sagrestia, la penitenzieria, un tempo cappella della Confraternita, la cappella di Santa Maria e l'ambiente dedicato a Santa Teresa di Lisieux.
La navata conserva inoltre la Via Crucis, le cappelle laterali, numerose lapidi commemorative, dipinti, altari, confessionali e arredi liturgici.

La navata e le opere d'arte
La cappella di San Giuseppe, un tempo del Crocifisso, conserva una Crocifissione e santi, olio su tela di autore ignoto, anteriore al 1627. Sono raffigurati la Madre, la Maddalena e San Giovanni Evangelista.
L'altare neoclassico è in stucco lucido e risale al XIX secolo. Dall'alto si riconoscono il timpano triangolare, gli angeli che reggono una corona con il «Sacro Cuore», la nicchia con la statua di San Giuseppe col Bambino e il tabernacolo.
La statua di San Giuseppe col Bambino è realizzata in stucco dipinto e parzialmente dorato. Gli angeli reggono una corona con all'interno il «Sacro Cuore».
Il pulpito è in legno di noce e fu realizzato da fra' Giuseppe Antonio Ricola nel 1759.
La cappella della Madonna del Rosario
La cappella della Madonna del Rosario conserva lo Sposalizio della Vergine, olio su tela attribuito a Francesco Torriani (1612-1683). Sono raffigurati Giuseppe e Maria.
Vi si trova anche l'Immacolata, olio su tela attribuito a Francesco Torriani (1612-1683), insieme alla lapide commemorativa del Canonico Ecclesiastico Rivense Carlo Giuseppe Vassalli.
L'altare, datato 1760, è in marmo policromo con sovrastruttura di stucco. Un altro altare è in marmo policromo e marmo nero di Varenna.
Il timpano spezzato è sovrastato dallo Spirito Santo come colomba raggiata. Lo stucco è probabilmente di Carlo Giuseppe Bollina e risale al 1759-1761.
Le colonne di marmo incorniciano la nicchia con la statua della Madonna del Rosario, realizzata in stucco dipinto e parzialmente dorato.
Sulla portina del tabernacolo è raffigurata la cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso. Nella cappella si trova inoltre una lapide commemorativa a ricordo del 700mo. della morte del Beato Manfredo Settala.
Dipinti e frammenti dedicati a San Giovanni Battista
Presso l'organo si trovano frammenti di affreschi provenienti dal Battistero di San Giovanni, risalenti alla metà del XVII secolo, con storie di San Giovanni Battista.
Le scene rappresentano la decollazione, la predica nel deserto, la decollazione di San Giovanni Battista, uno sgherro che porge a Salomè la testa del Battista, San Giovanni Battista decollato e San Giovanni Battista che predica nel deserto.
Sulla banderuola compare la scritta «ECCE AGNUS DEI».
Organo, penitenzieria e arredi liturgici
L'organo è opera di Luigi Bernasconi e risale al 1900.
La penitenzieria, un tempo Oratorio della Confraternita del SS. Sacramento, risale alla seconda metà del XVII secolo. Al suo interno si trovano confessionali e un Crocifisso processionale.
La chiesa conserva anche una Madonna di Lourdes, un Sacro Cuore e un'opera in rame sbalzato con la scritta «PATER PECCAVI», «Padre ho peccato». In basso a destra compare il nome G. GIUDICI, Gianluigi Giudici (1927-2012).
Il presbiterio e il culto del Beato Manfredo Settala
Il presbiterio e il coro costituiscono il fulcro della decorazione interna. L'arco trionfale reca l'invocazione «SAN VITALE MARTIRE PER FAVORE (?) PREGA PER IL TUO POPOLO».
Le pareti del presbiterio raccontano episodi della vita del Beato Manfredo Settala. Sulla parete sinistra è rappresentato il trasporto della salma del Beato Manfredo a Riva San Vitale, olio su tela in cornice di stucco, di Giovanni Battista Bagutti, Rovio (1742-1823).
La leggenda racconta che, viste le infinite dispute fra gli abitanti dei paesi vicini al Monte San Giorgio per accaparrarsi il corpo del Beato Manfredo venne deciso di lasciare alla Provvidenza e al Beato stesso la scelta del luogo dove sarebbe stato conservato il suo corpo.
Il corpo del Beato venne adagiato su una specie di slitta, detta barozzo, trainata da due buoi che si recarono a Riva San Vitale.
Sulla parete destra è raffigurato il Beato Manfredo rinvenuto morto, olio su tela in cornice di stucco, di Giovanni Battista Bagutti, Rovio (1742-1823).
Il Beato Manfredo Settala è rappresentato mentre viene rinvenuto morto in preghiera dagli abitanti della regione accorsi alla chiesetta in cima al Monte San Giorgio. La scena comprende anche la gente della regione accorsa alla chiesetta sul Monte San Giorgio e cherubini alati con corone di fiori.

Gli affreschi del coro
Le storie della vita del Beato Manfredo Settala sono inserite in cornici di stucco di Alessandro Maderni.
L'affresco a sinistra rappresenta il miracolo degli infermi sanati ed è opera di Pietro Chiesa, Sagno (1876-1959). Il Beato Manfredo prega e intercede per gli infermi.
L'affresco centrale raffigura l'annuncio della morte del Beato Manfredo ed è opera di Pietro Chiesa, Sagno (1876-1959). Fedeli accorrono attorno a un sacerdote al suono delle campane, che si narra abbiano suonato da sole alla morte del Beato.
L'affresco a destra rappresenta il miracolo delle pietre tramutate in pane.
La storia racconta che delle giovani madri che non avevano di che nutrire i loro piccoli chiesero aiuto al Beato. In un periodo di carestia dovuta a una terribile siccità, il Beato disse di seminare un grande campo e questo, in soli tre giorni vide la crescita di rigoglioso frumento.
Egli ordinò poi di raccogliere delle pietre e di metterle nel forno, le pietre in breve tempo si trasformarono in fumanti pagnotte.
Le scene comprendono la semina del campo e la cottura delle pietre tramutate in pagnotte.
L'altare maggiore e le reliquie
L'altare maggiore comprende un tempietto in marmo policromo e marmo nero di Varenna, realizzato da Gabriele Longhi nel 1764.
L'altare è in marmo policromo e marmo nero di Varenna e comprende edicole reliquiarie, un'edicola a sinistra, un'edicola a destra e un tabernacolo con il monogramma IHS raggiato sulla portina.
La mensa racchiude l'urna dorata con le spoglie del Beato Manfredo.
Nel coro dietro l'altare si trova un'urna di pietra proveniente da un'antica sepoltura romana nella quale venne deposto il Beato Manfredo nel 1387. La nicchia posteriore all'altare maggiore ospita l'urna dorata con il corpo del Beato Manfredo Settala.
In occasione dell'anniversario della morte del Beato, avvenuta il 27 gennaio del 1217, la gente di Riva San Vitale rende omaggio in preghiera al Beato. L'urna con il corpo del Beato Manfredo è stata esposta sulla balaustra della Chiesa Parrocchiale il 27 gennaio 2025.
La Via Crucis
La Via Crucis comprende quattordici stazioni. Le stazioni I, VI, XII, XIII e XIV sono di Antonio Rinaldi, Tremona (1816-1875), mentre le altre sono di autore ignoto e risalgono al XVIII secolo.
- Gesù condannato a morte.
- Gesù caricato della croce.
- Gesù cade la prima volta.
- Gesù incontra la Madre.
- Gesù aiutato dal Cireneo.
- Gesù incontra la Veronica.
- Gesù cade la seconda volta.
- Gesù incontra le pie donne.
- Gesù cade la terza volta.
- Gesù spogliato dalle vesti.
- Gesù inchiodato sulla croce.
- Gesù Crocifisso.
- Gesù deposto dalla croce.
- Gesù deposto nel sepolcro.
La cappella di Santa Maria
La cappella di Santa Maria conserva una Deposizione, olio su tela di autore ignoto, e un'Ultima cena, olio su tela di autore ignoto.
La cappella comprende inoltre una cornice di stucco datata 1750-1760, putti alati e testine di putto.
Il gruppo ligneo policromo del Calvario risale al XVI secolo e comprende la Madre, Gesù crocifisso e San Giovanni Battista.
L'altare è in marmo policromo e marmo nero di Varenna. Sono presenti anche il tabernacolo, l'ambone e un'opera intitolata Sacrificio di Isacco (?), in rame sbalzato, attribuita a Gianluigi Giudici (1927-2012).
La memoria del Beato Manfredo all'esterno
All'esterno della chiesa si trovano le storie della vita del Beato Manfredo, realizzate su una stele di ferro con formelle di argilla refrattaria cotte ad alta temperatura dall'artista Aurora Ghielmini nel 2018.
Le scene si leggono dal basso verso l'alto. Il Beato Manfredo studia tra gli eruditi ecclesiastici, ma sente per lui un altro destino.
Il Beato Manfredo sente la chiamata di Dio attraverso un'altra scelta di vita. Incontra e prega con Eleonora d'Alborea, poi procede in sella a un asino verso la cima del Monte San Giorgio.
Il Beato Manfredo mistico in cima al Monte San Giorgio, dove ha deciso di vivere in eremitaggio, accoglie i contadini afflitti dalla fame.
Un'altra sequenza racconta la semina del grano, quando il Beato Manfredo aiuta i contadini a seminare il grano in tempo di carestia. Seguono la mietitura del grano, la distribuzione del pane del miracolo e il trasporto del corpo del Beato Manfredo su una specie di slitta trainata da due buoi verso Riva San Vitale.

Elementi di interesse per la visita
- La facciata neoclassica con larghe lesene e timpano triangolare.
- La cella campanaria con copertura a bulbo e lanterna.
- La struttura basilicale eclettica con tre navate, transetto e abside semicircolare.
- Il bassorilievo di San Vitale con la palma del martirio, l'elmo e lo scudo.
- Il pulpito ligneo di fra' Giuseppe Antonio Ricola del 1759.
- L'organo di Luigi Bernasconi del 1900.
- Le tele attribuite a Francesco Torriani.
- Gli altari in marmo policromo e marmo nero di Varenna.
- Gli affreschi di Pietro Chiesa dedicati al Beato Manfredo Settala.
- L'urna dorata con le spoglie del Beato Manfredo.
- L'urna di pietra proveniente da un'antica sepoltura romana.
- La Via Crucis con opere di Antonio Rinaldi e di autore ignoto.
- Il gruppo ligneo policromo del Calvario, risalente al XVI secolo.
- La stele esterna dedicata alla vita del Beato Manfredo, realizzata da Aurora Ghielmini nel 2018.