La renovatio urbis promossa da Sisto V tra il 1585 e il 1590 fu determinata dalla volontà di riorganizzare Roma come capitale della cristianità, centro direttivo dello Stato pontificio e città moderna, leggibile e funzionale. In soli cinque anni di pontificato, il papa marchigiano Felice Peretti trasformò il volto urbano dell’Urbe attraverso nuove strade, monumenti, basiliche, palazzi, obelischi, fontane e apparati decorativi.
Lo spirito determinato che lo animava ha lasciato un segno tangibile nella riorganizzazione urbanistica di Roma, portata avanti grazie alla collaborazione dell’architetto Domenico Fontana. La renovatio Urbis voluta dal pontefice riguardò alcuni tra i monumenti più significativi della città.
Il contesto politico e religioso della renovatio urbis
Cinquecento anni fa, il 13 dicembre 1521, nasceva Sisto v, il marchigiano Felice Peretti, dotto francescano che in soli cinque anni di pontificato (1585-1590) riuscì a incidere profondamente in molti aspetti della vita politica e culturale del mondo post-tridentino. Straordinario fu l’impulso che diede alla riorganizzazione sociale ed economica dello Stato pontificio.
La complessa operazione di renovatio urbis sviluppata dal papa marchigiano Sisto V in soli cinque anni di pontificato elesse la Città Eterna a modello di riferimento per il rinnovamento urbanistico attuato nei secoli successivi in varie capitali europee. A Roma, le politiche urbanistiche e le culture dell’abitare cooperarono così nella creazione di un nuovo disegno di città costruito negli anni da pontefici, artisti e architetti per la Roma moderna.
La renovatio urbis non fu quindi un insieme casuale di cantieri, ma un programma nel quale la riorganizzazione dello spazio urbano si intrecciava con la rappresentazione del potere pontificio, con la celebrazione della fede cattolica e con il consolidamento del ruolo di Roma nel mondo post-tridentino.
I motivi principali che determinarono il progetto
Riaffermare Roma come capitale della cristianità
Uno dei motivi fondamentali fu l’esigenza di rendere visibile il nuovo ruolo dell’Urbe come centro della cristianità. La costruzione e il rinnovamento di basiliche, cappelle e luoghi di culto trasformarono la città in un itinerario monumentale capace di collegare i principali poli della devozione cristiana.
Il progetto interessò la costruzione di alcuni capisaldi dell’idea religiosa del pontefice - Cappella Sistina, Cupola di San Pietro, San Girolamo degli Schiavoni - oltre che vie di passaggio, come la via Felice e la strada di San Giovanni, e spazi urbani articolati intorno agli obelischi, alle colonne, alle fontane.
La renovatio urbis voluta dal pontefice riguardò alcuni tra i monumenti più significativi della città. A lui si devono il completamento della cupola di San Pietro, la costruzione del nuovo Palazzo Lateranense, con la Loggia delle benedizioni e la Scala Santa.
Riorganizzare la città attraverso collegamenti e assi rettilinei
Un secondo motivo fu la necessità di rendere più leggibile e meglio collegata una città caratterizzata da una struttura urbana complessa. La costruzione di ampie vie rettilinee costituì uno degli strumenti principali della trasformazione.
Dal 1585 al 1590 - anni del Pontificato di Papa Sisto V - fu avviata un’intensa attività di costruzione che cambiò indelebilmente il volto di Roma. L’intervento comprese vie di passaggio, come la via Felice e la strada di San Giovanni, e spazi urbani articolati intorno agli obelischi, alle colonne, alle fontane.
Le nuove direttrici consentivano di mettere in relazione i principali monumenti e di orientare il movimento nella città. Le strade non erano soltanto infrastrutture di transito: diventavano elementi ordinatori di una nuova immagine urbana, capaci di guidare lo sguardo verso luoghi dotati di particolare valore religioso e politico.
Consolidare la centralità direttiva del papato
La riorganizzazione urbana rispondeva anche alla volontà di rafforzare la centralità direttiva del pontefice e delle istituzioni pontificie. Il progetto interessò la costruzione di alcuni capisaldi della centralità direttiva - Villa Montalto, il Palazzo Lateranense, il Palazzo del Quirinale, il Palazzo Nuovo Vaticano, la Biblioteca Vaticana.
Questi edifici formavano una rete di sedi rappresentative e operative attraverso le quali il potere pontificio poteva manifestarsi nello spazio urbano. La città veniva così organizzata attorno a poli capaci di esprimere insieme governo, cultura, residenza e autorità religiosa.
| Ambito della trasformazione | Interventi indicati nel programma sistino |
|---|---|
| Centralità direttiva | Villa Montalto, Palazzo Lateranense, Palazzo del Quirinale, Palazzo Nuovo Vaticano, Biblioteca Vaticana |
| Idea religiosa | Cappella Sistina, Cupola di San Pietro, San Girolamo degli Schiavoni |
| Mobilità urbana | Via Felice, strada di San Giovanni, ampie vie rettilinee |
| Segnalazione monumentale | Obelischi, colonne, fontane |
| Memoria cristiana | Restauro delle colonne di Traiano e di Marco Aurelio |
Trasformare la memoria dell’antichità in simbolo cristiano
Un ulteriore motivo fu la riconversione della memoria monumentale dell’antichità all’interno della visione cristiana della città. Sisto V intervenne infatti sulle colonne centenarie di Traiano e di Marco Aurelio per riconvertirle a simboli della vittoria del Cristianesimo sul Paganesimo.
Gli obelischi destinati a segnalare i luoghi più significativi dell’Urbe furono inseriti in una nuova trama urbana. La loro presenza contribuiva a orientare i percorsi e, nello stesso tempo, a comunicare la continuità tra la grandezza storica di Roma e il primato della Roma cristiana.
Il passato imperiale non veniva semplicemente cancellato, ma reinterpretato e subordinato a una nuova narrazione religiosa. Monumenti, colonne e obelischi diventavano così strumenti di una politica della memoria capace di trasformare i segni dell’antichità in emblemi della vittoria cristiana.
Rafforzare l’immagine pubblica del pontefice
La renovatio urbis fu determinata anche dall’esigenza di costruire un’immagine pubblica forte e riconoscibile di Sisto V. La sua residenza romana, Villa Montalto, rappresentava una summa delle ambizioni del pontefice.
Distrutta sul finire del XIX secolo per fare spazio alla costruzione della Stazione Termini, la Villa che Sisto V, prima ancora di salire al soglio di Pietro, aveva fatto realizzare per sé e per la propria famiglia rappresentava una summa delle ambizioni del pontefice.
Gli edifici, le fontane e i giardini formavano un complesso edilizio di straordinaria grandezza. I fastosi cicli pittorici delle sale interne celebravano la figura del pontefice e le sue imprese, trasformando la residenza in uno spazio di rappresentazione personale e politica.
La strategia urbanistica: monumenti, strade e punti focali
L’organizzazione dello spazio urbano si fondava sull’integrazione di elementi diversi: assi viari, basiliche, palazzi, obelischi, colonne e fontane. Questi elementi concorrevano alla definizione di una nuova città destinata a divenire il simbolo stesso della cristianità.
Infine, l’ultima sezione approfondisce i rinnovamenti urbanistici attuati da Sisto V, tra cui la costruzione di ampie vie rettilinee, di obelischi destinati a segnalare i luoghi più significativi dell’Urbe e il restauro delle colonne centenarie di Traiano e di Marco Aurelio per riconvertirle a simboli della vittoria del Cristianesimo sul Paganesimo.
Una grande pianta di Roma mette in evidenza i molteplici luoghi nei quali l’intervento sistino ha inciso in modo determinante nella definizione di una nuova città destinata a divenire il simbolo stesso della cristianità. Le stampe sei e settecentesche illustrano i luoghi della città eterna più fortemente caratterizzati dalla volontà di Sisto V di affermare il nuovo ruolo dell’Urbe.

Il ruolo di Domenico Fontana e delle maestranze
L’ampiezza del programma fu resa possibile grazie alla competenza dell’architetto Domenico Fontana e di una folta schiera di pittori, scultori, stuccatori, richiamati a Roma da tutte le città d’Italia. La trasformazione della città richiese quindi il coordinamento di numerose professionalità e di una vasta organizzazione di cantiere.
Dal 1585 al 1590 fu avviata un’intensa attività di costruzione che cambiò indelebilmente il volto di Roma. L’intervento non si limitò all’architettura, ma comprese apparati decorativi, cicli pittorici, arredi liturgici, sculture e opere di restauro.
Infine, le decorazioni pittoriche delle decine di migliaia di metri quadrati delle nuove pareti e delle nuove volte in cui trascrivere le pagine mirabolanti della “Bibbia sistina” completarono la trasformazione dell’ambiente urbano e monumentale.
Le basiliche e la riorganizzazione dei luoghi sacri
Le Basiliche di San Pietro, di San Giovanni in Laterano e di Santa Maria Maggiore furono oggetto di una significativa operazione di restiling. Il rinnovamento dei principali luoghi sacri rispondeva alla necessità di rafforzare la rete delle basiliche e di rendere più solenne la rappresentazione della cristianità romana.
A testimonianza, viene esposto per la prima volta il modello realizzato dal pittore Ferraù Fenzoni per una delle scene affrescate sulle pareti della Scala Santa, impresa pittorica di grande impegno diretta da Cesare Nebbia e Giovanni Guerra.
I due busti reliquiario dei santi Pietro e Paolo fatti esporre da Sisto V nel Sancta Santorum, dispersi in età napoleonica, sono invece documentati attraverso due inediti dipinti conservati presso la Pinacoteca Civica di Treia che testimoniano la predilezione espressa da Sisto V per la opulenza degli arredi liturgici valorizzati da smalti e pietre preziose.
Questa predilezione è confermata anche dalla scelta di donare alla città di Montalto il reliquiario già appartenuto al cardinale Barbo, esposto anch’esso a Palazzo Paradisi insieme ad un raffinato paramento donato dal pontefice alla sua città.
Dalla Biblioteca Comunale R. Spezioli di Fermo giungono invece una serie di preziose incisioni che illustrano il sacello di Sisto V in Santa Maria Maggiore realizzate nel 1621 e tratte dal testo di Paolo De Angelis “Basilicae S.Mariae Maioris” dato alle stampe a Roma presso Bartolomeo Zanetti.
La decorazione delle facciate e la costruzione di una Roma visibile
A Roma, la pratica di decorare le facciate tanto in voga in molte città italiane tra XV e XVI secolo sembra rientrare in dinamiche più ampie di politica urbana e nel nuovo disegno di città costruito negli anni da pontefici, artisti e architetti per la Roma moderna.
Politiche urbanistiche e culture dell’abitare cooperano così nella creazione del fenomeno romano con prospettive che si intersecano senza perdere la loro specificità e segnandone origine, evoluzione e diffusione. La decorazione delle facciate partecipava alla costruzione di una città riconoscibile, scenografica e capace di comunicare valori politici e religiosi.
La trasformazione degli edifici e degli spazi pubblici non riguardava soltanto la struttura fisica dell’Urbe. La superficie urbana diventava anche un luogo di narrazione, nel quale immagini, iscrizioni, pitture e apparati celebrativi contribuivano a trascrivere la storia religiosa e politica del pontificato.
La Bibbia sistina e la narrazione per immagini
Le nuove pareti e le nuove volte offrivano superfici sulle quali trascrivere le pagine mirabolanti della “Bibbia sistina”. Le decorazioni pittoriche trasformavano gli interni monumentali in grandi dispositivi narrativi, capaci di presentare episodi sacri e imprese pontificie in una forma immediatamente visibile.
La decorazione pittorica era quindi parte integrante della renovatio urbis: non un semplice completamento ornamentale, ma uno strumento per rendere comprensibile il significato della trasformazione urbana. Le immagini rafforzavano la memoria dei luoghi e collegavano la monumentalità architettonica alla storia della Chiesa.
Villa Montalto come espressione delle ambizioni pontificie
La residenza romana del Pontefice, Villa Montalto, occupava un posto centrale nella rappresentazione della nuova Roma. Prima ancora di salire al soglio di Pietro, Sisto V aveva fatto realizzare la villa per sé e per la propria famiglia.
Attraverso descrizioni e fotografie d’epoca riprese prima della demolizione sono mostrati gli edifici, le fontane, i giardini che circondavano la residenza formando un complesso edilizio di straordinaria grandezza.
Inoltre, in ricordo dei fastosi cicli pittorici delle sale interne che celebravano la figura del pontefice e le sue imprese, sono presentati per la prima volta due affreschi che facevano parte della decorazione del salone centrale della villa Montalto, strappati in occasione della demolizione dell’edificio e recentemente recuperati presso una collezione privata romana.
La mostra come ricostruzione delle motivazioni della renovatio urbis
La mostra vuole dunque ripercorrerne questa storia, attraverso quattro differenti sezioni tematiche. La prima, dedicata più in generale alla celebrazione delle imprese sistine, prende le mosse dal raro testo a stampa del 1591 in cui Baldo Catani descrisse la pompa funebre e gli apparati effimeri predisposti in occasione della traslazione della salma di Sisto V.
Il testo offre una sintesi delle operazioni urbanistiche realizzate a Roma durante gli anni del pontificato sistino rappresentate nel catafalco funebre fatto predisporre in quella occasione dal cardinale Alessandro di Montalto.
La seconda sezione si sofferma invece sulla residenza romana del Pontefice, Villa Montalto. La terza sezione analizza le Basiliche di San Pietro, di San Giovanni in Laterano e di Santa Maria Maggiore, che furono oggetto di una significativa operazione di restiling.
Infine, l’ultima sezione approfondisce i rinnovamenti urbanistici attuati da Sisto V, tra cui la costruzione di ampie vie rettilinee, di obelischi destinati a segnalare i luoghi più significativi dell’Urbe e il restauro delle colonne centenarie di Traiano e di Marco Aurelio.
La renovatio urbis come modello di trasformazione urbana
L’operazione sistina divenne un riferimento per i rinnovamenti urbanistici attuati nei secoli successivi in varie capitali europee. Il modello romano mostrava come la trasformazione di una capitale potesse integrare mobilità, rappresentazione politica, monumentalità, religione e organizzazione degli spazi pubblici.
La logica dell’asse urbano, la concentrazione dei percorsi attorno a emergenze monumentali e la capacità di utilizzare l’architettura come strumento di comunicazione costituirono elementi destinati a conservare una forte influenza nella storia dell’urbanistica.
Un esempio moderno di questa idea è il progetto del “Miglio delle Arti”, concepito come un’infrastruttura complessa e multiforme, reale e virtuale, capace di sostituire l’asse carrabile preesistente e di configurarsi come elemento ordinatore di una serie di emergenze architettoniche, spazi pubblici e polarità sociali, culturali, artistiche e sportive.
Il nuovo Miglio delle Arti si materializza in un asse urbano rettilineo a sezione variabile, prevalentemente ciclopedonale, che ospita e attraversa un insieme di elementi reali e virtuali, permanenti e temporanei, spaziali e volumetrici. Tutte le aree pubbliche devono far parte integrante di un disegno complessivo che modifichi la loro funzione tradizionale per mirare a un risultato unitario ma allo stesso tempo complesso.
La mostra rientra nel programma della ricca rassegna culturale “Il Borgo Felice”, realizzata dal Circolo Cultural-mente Insieme per il Comune di Montalto delle Marche, nell’ambito di “Metroborgo MontaltoLab. Presidato di Civiltà future”, progetto finalizzato alla rigenerazione urbana, sociale, economica e culturale del territorio montaltese.