La Riforma protestante, iniziata da Martin Lutero nel 1517, trasformò profondamente la vita religiosa, politica, sociale e culturale dell’Europa e influì anche sul modo di concepire l’istruzione. Il punto centrale dell’educazione luterana era il libero esame delle Sacre Scritture: ogni fedele doveva poter leggere e interpretare personalmente la Bibbia, senza la mediazione esclusiva della Chiesa.
Lutero considerava l’istruzione un diritto e un dovere universale: la scuola doveva essere gratuita, aperta a uomini e donne e sostenuta dai municipi, perché una comunità formata da cittadini colti rappresentava un vantaggio per tutti. La Controriforma cattolica rispose con seminari, collegi e nuovi ordini religiosi, ma gli istituti gesuiti furono indirizzati prevalentemente ai figli delle élites, mentre l’istruzione protestante mirava a coinvolgere l’intera popolazione.

La Riforma protestante e l’inizio della frattura religiosa
La riforma protestante indica un vasto movimento di cambiamento che, nato in seno alla cristianità occidentale, toccò vari aspetti della vita politica, sociale, culturale europea. L’iniziatore di questo rinnovamento è Martin Lutero, un monaco della Sassonia.
Scandalizzato dalla corruzione, dal malcostume della Chiesa cattolica e in particolare dalla pratica di vendita delle indulgenze, diffusasi soprattutto durante il pontificato di Leone X, Lutero affisse, nel 1517, sulla porta della chiesa del castello di Wittenberg, in Sassonia, un documento contenente 95 tesi. Egli intendeva condannare la condotta del papa e della chiesa ed esplicitare i suoi principi sulla definizione di peccato e di grazia.
Fu l’inizio di una spaccatura all’interno della Chiesa e di una serie di rivolte e di guerre religiose che ebbero termine con la pace di Augusta del 1555. Con questa pace si impose il principio “cuius regio, eius religio” (di chi è la regione, di lui si segua la religione), secondo il quale i sudditi erano obbligati a seguire la religione del proprio principe, luterano o cattolico che fosse.
La religione protestante si diffuse sia tra le masse, sia tra i principi tedeschi. Martin Lutero rivoluzionò il cristianesimo con le sue 95 tesi, dando inizio alla Riforma Protestante. Contestò la vendita delle indulgenze e sostenne la salvezza per grazia, il primato della Bibbia e il sacerdozio universale.
Martin Lutero: formazione, teologia e attività riformatrice
Martin Lutero nacque il 10 novembre 1483 ad Eisleben. Nel 1501 iniziò gli studi a Erfurt nella Turingia dove conseguì, nel 1505, l’esame di magistero per poi studiare giurisprudenza.
1505 Lutero diventa monaco, entrando nel monastero degli agostiniani mendicanti a Erfurt dopo essersi iscritto alla facoltà di giurisprudenza e contro la volontà del padre, che lo aveva spinto a questo studio per assicurargli una buona carriera. 1507 Martin Lutero è ordinato sacerdote e comincia nello stesso anno lo studio della teologia.
1512 Martin Lutero è dottore in teologia e diventa professore per l’insegnamento della Bibbia all’università di Wittenberg. 1514 Lutero ottiene il posto di predicatore della chiesa cittadina (Stadtkirche).
Durante il soggiorno nel monastero e nei primi anni di insegnamento, Martin Lutero si confronta intensamente e in modo esistenziale con la fede e la Bibbia. In questi anni Lutero sviluppa le basi per la sua teologia.
Studiando a fondo la Bibbia e scavando nel suo messaggio Lutero scoprì quello che chiamò «l’Evangelo», cioè l’annunzio della grazia di Dio immeritata e incondizionata per l’uomo peccatore (ogni uomo lo è). Dio è giusto - dice la Bibbia - non nel senso che fa giustizia (premia cioè i buoni e punisce i cattivi), ma nel senso che dà la giustizia a chi non l’ha (rende cioè giusti i peccatori), per poter fare misericordia a tutti.
Questo messaggio, in sé molto semplice, liberò tante coscienze tormentate dall’idea del loro peccato e inquiete circa il loro destino eterno. La Riforma è stata, sotto molti profili, un vasto movimento di emancipazione religiosa e culturale, e quindi molto di più di una semplice riforma.
I principi fondamentali del pensiero di Lutero
Sul piano dottrinale, il pensiero di Lutero può essere riassunto così: primato della Sacra Scrittura sulla tradizione e sul magistero ecclesiastico (sola Scriptura: la fede e la vita della Chiesa devono essere conformi al messaggio biblico); primato della grazia sul merito (sola gratia: la salvezza non dipende dai nostri sforzi morali o dalle nostre prestazioni religiose, ma è dono gratuito di Dio).
Primato della fede sulle opere (sola fides: la salvezza è «per fede soltanto» nel senso che le opere sono, sì, fondamentali - «la fede è operaia» diceva Lutero - ma per aiutare il prossimo, non per salvare chi le compie); centralità di Gesù Cristo nella vita del cristiano (solus Christus: è lui l’unico mediatore tra Dio e l’uomo, e quindi l’unico nome che la fede invoca).
Il libero esame: ogni fedele deve poter leggere e interpretare le Sacre scritture; non è necessaria la mediazione della Chiesa. Ogni fedele ha un rapporto diretto con Dio; la confessione non è dunque un sacramento ritenuto valido. È la fede a salvare l’uomo, non la sua opera. La chiesa perde il ruolo di mediatore tra uomo e dio.
La Chiesa del tempo non accolse il discorso di Lutero soprattutto perché, liberando le coscienze dal peso del peccato grazie al perdono divino gratuito per sola fede, Lutero sottraeva i credenti al controllo esercitato dall’istituzione ecclesiastica attraverso il confessionale.
Con la dottrina del sacerdozio universale dei credenti, secondo la quale tutti i cristiani sono sacerdoti in virtù del battesimo, Lutero emancipava i laici dalla subordinazione al clero e li rendeva protagonisti della vita cristiana nella dimensione pubblica.
Le opere e le tappe della Riforma luterana
1517 Si racconta che il 31 ottobre di quest’anno Lutero affiggesse alla porta della chiesa del castello di Wittenberg (Schloßkirche) le 95 tesi sulla penitenza e con una forte critica all’uso della vendita delle indulgenze. Questa data viene ricordata ogni anno dalla chiesa luterana durante la Festa della Riforma ed è considerata come l’inizio della Riforma protestante.
Infatti le tesi provocano una grande disputa. Martin Lutero si vede costretto a difenderle. 1518 Inizia a Roma il processo contro Lutero per eresia.
1520 Lutero riceve un ultimatum da Roma. La teologia di Lutero era ormai maturata e quest’anno Lutero scrive tre opere fondamentali della Riforma: “Ai nobili cristiani della nazione tedesca”, “Della cattività babilonese della chiesa” e “Della libertà del cristiano”.
Il Sermone sulle buone opere ridisegna il rapporto tra la fede e le opere ricollocando al centro del vissuto cristiano la grazia di Dio ricevuta per fede soltanto. Il Discorso alla nobiltà tedesca re-immagina la chiesa smontando la rigida e sacramentale divisione tra clerici e laici e aprendo scenari ecclesiologici che infondono una nuova vitalità alla chiesa.
La Libertà del cristiano indica un orizzonte etico nuovo per il cristiano, non più sotto l’egida di una morale della prestazione, ma come risposta al dono di Dio. Una delle opere più importanti di Lutero, che divenne il manifesto programmatico dell’intera Riforma, è intitolata appunto La libertà del cristiano (1520).
1521 Nel gennaio Lutero è scomunicato. Nell’aprile l’imperatore Carlo V invita Martin Lutero alla dieta imperiale di Worms per interrogarlo. L’Elettore della Sassonia Federico il Saggio aveva ottenuto per Lutero un salvacondotto.
Interrogato se volesse revocare i suoi scritti, Lutero risponde di no, a meno che non dimostrino che in base alla Sacra Scrittura aveva sbagliato e termina il suo intervento con le famose parole: “Qui sto. Non posso altrimenti. Dio mi aiuti. Amen”.
Sulla strada del ritorno da Worms, Federico il Saggio gli salva la vita, facendolo rapire con un finto assalto e nascondendolo nel castello “Wartburg” sotto il nome di Junker Jörg, dove poi Lutero tradurrà il Nuovo Testamento dal greco in tedesco.
Fino al 1534 traduce tutta la Bibbia, base importante sia per il luteranesimo che per la lingua tedesca. Frutto dell’insegnamento sono i suoi commenti ai libri della Bibbia, ai quali bisogna affiancare la sua traduzione della Bibbia largamente utilizzata ancora oggi e ritenuta pietra miliare nella storia della lingua tedesca.
1522 Martin Lutero ritorna a Wittenberg per calmare le agitazioni provocate da alcuni sostenitori radicali (p.es. Andreas Carlostadio). Negli anni seguenti Lutero predica molto ed è occupato soprattutto dalla messa in pratica di quanto predica.
Lutero rivede la liturgia del culto, riforma la scuola e introduce una cassa comunale per l’assistenza sociale. Ma sono anche anni in cui Martin Lutero deve differenziare la sua teologia da movimenti paralleli e in molti punti imparentati.
1525 Si sviluppa la rivolta dei contadini, spinti da riformatori radicali (p.es. Thomas Müntzer). Lutero sostiene le loro richieste, ma rifiuta ogni forma di protesta disordinata. Quando i contadini prendono le armi, Lutero chiama anche i principi alle armi e la protesta viene soffocata in una bagno di sangue.
Sempre nel 1525 Lutero scrive “De servo arbitrio”, con cui si distacca dall’umanesimo. Ancora sotto l’impressione della rivolta dei contadini, Martin Lutero, a sorpresa e contro i consigli dei amici, sposa la ex-monaca Katharina von Bora.
1530 Lutero ispira la Confessione Augustana, confessione di fede elaborata dal suo stretto collaboratore e amico Filippo Melantone e da questo presentata alla dieta imperiale di Augusta. 1543 Come ultima grande opera di Lutero viene pubblicato il commentario alla Genesi. 1546 Lutero muore il 18 febbraio.
La pedagogia di Martin Lutero
Tra gli aspetti che maggiormente infl uirono sulla pedagogia e il modo di intendere l’educazione, si possono annoverare il libero esame e il rapporto diretto tra il fedele e Dio. La necessità di leggere la Bibbia rese l’alfabetizzazione una priorità religiosa, culturale e civile.
Il teologo e riformatore tedesco si dedicò alla stesura di alcuni testi per indirizzare e riorganizzare l’educazione dei giovani. Tra questi: Lettera ai consiglieri comunali di tutte le città della Germania, 1524; Grande e piccolo catechismo, 1529; Sermone sulla necessità di mandare i figli a scuola, 1530.
Tra i principi ideologici pedagogici connessi alla sua impostazione religiosa, Lutero considerava l’istruzione come un diritto/dovere universale. La scuola è considerata un obbligo, sia per gli uomini e per le donne; deve essere gratuita e aperta a tutti.
Al maestro è riconosciuta una funzione fondamentale. I singoli municipi devono fondare le istituzioni scolastiche: la presenza di cittadini colti, formati ed educati è un vantaggio per tutte le comunità che devono dunque impegnarsi anche economicamente per provvedere alla creazione di scuole pubbliche e gratuite.
L’obbligo di frequenza scolastica è fissato a due ore al giorno. Prioritaria è l’alfabetizzazione degli allievi. Tutti devono poter leggere la Bibbia, per far questo è naturalmente necessario saper leggere.
Particolare importanza ha lo studio delle lingue antiche e di quella nazionale. Nelle scuole il percorso formativo era indirizzato non solo verso lo studio delle lingue - latino, greco, ebraico, tedesco - ma allo studio della letteratura, della scienza e delle arti, della giurisprudenza e della medicina.
Lutero preparò inoltre l’avvento dello Stato laico, sostenendo l’autonomia del potere civile da quello ecclesiastico, pur nella comune sottomissione al volere di Dio. In particolare, favorì la nascita della ‘civiltà del lavoro’ caratteristica dell’Occidente moderno, affermando che la professione è l’ambito in cui il cristiano deve vivere la sua vocazione.
Filippo Melantone e la riorganizzazione della scuola
Filippo Melantone, amico e collaboratore di Lutero, è un nome fondamentale per ciò che concerne la riorganizzazione della scuola e dell’università in Germania. Egli, negli anni Venti del ‘500, si distinse proprio per il ripensamento dei programmi scolastici e infatti fu ricordato come il praeceptor Germaniae.
Tra i punti salienti del suo ideale pedagogico, considerò momento essenziale dell’apprendimento il tempo dedicato alla lettura e alla conversazione. Suddivise la scuola in tre cicli: nel primo, si dovevano affrontare i rudimenti del latino; nel secondo lo studio della grammatica; nel terzo, infine, attraverso lo studio dei grandi autori classici latini, si approfondivano lo studio della dialettica e della retorica.
I migliori tra gli studenti potevano poi dedicarsi allo studio di altre discipline, tra le quali, la matematica, l’arte, il greco. Gli insegnanti devono essere adeguatamente colti e preparati.
| Elemento | Caratteristiche |
|---|---|
| Primo ciclo | Rudimenti del latino |
| Secondo ciclo | Studio della grammatica |
| Terzo ciclo | Dialettica e retorica attraverso i grandi autori classici latini |
| Approfondimenti | Matematica, arte e greco |
La scuola protestante e il rapporto con la società
La scuola luterana non era pensata soltanto come luogo di trasmissione delle conoscenze religiose. La formazione linguistica, letteraria, scientifica e giuridica doveva preparare cittadini capaci di leggere la Bibbia, partecipare alla vita della comunità e svolgere responsabilmente la propria professione.
La traduzione della Bibbia in tedesco rafforzò il valore della lingua nazionale e contribuì alla formazione di una cultura condivisa. L’istruzione diventò quindi uno strumento per rendere concretamente possibile il rapporto diretto con il testo biblico.
La scuola, secondo questa impostazione, doveva essere sostenuta dalle autorità locali. I municipi avevano il compito di fondare istituzioni scolastiche e di impegnarsi economicamente per garantire scuole pubbliche e gratuite.
Il modello protestante attribuiva così alla comunità civile una responsabilità diretta nell’educazione. La formazione dei cittadini non era considerata un interesse privato delle famiglie o del clero, ma un compito collettivo.
La Controriforma cattolica
Il mondo cattolico fu profondamento scosso dalla riforma protestante e, in risposta al dilagare della nuova dottrina, la chiesa tentò un radicale rinnovamento delle sue istituzioni. Questa reazione prese il nome di Controriforma.
Tra gli eventi che più di altri dimostrarono l’impegno del mondo cattolico nel fronteggiare il diffondersi del protestantesimo e, parallelamente, il tentativo di operare un’azione di rinnovamento e di fortissimo controllo sulle vite individuali e sul rispetto dei principi della dottrina cattolica si possono ricordare: la creazione dell’Inquisizione romana nel 1542; la pubblicazione dell’Indice dei libri proibiti; la convocazione del Concilio di Trento (1545-1563).
Durante il Concilio, la Chiesa aveva ribadito il proprio ruolo esclusivo di interprete delle Sacre scritture che, a differenza di ciò che sosteneva Lutero, non potevano essere liberamente interpretate ed esaminate dal singolo fedele.
Sulla scorta del rinnovamento introdotto dalle misure conciliari vennero fondati seminari finalizzati alla preparazione del clero e si estese un controllo capillare sulla cultura in modo da contrastare le eresie e le dottrine che si discostavano dai precetti cattolici e incentivare una moralizzazione dei costumi del clero.
I seminari e la formazione del clero
La nascita dei seminari rappresentò una delle principali risposte pedagogiche della Chiesa cattolica alla crisi religiosa del XVI secolo. La loro funzione era preparare il clero secondo criteri più rigorosi e garantire una formazione coerente con i principi ribaditi dal Concilio di Trento.
Il controllo sulla cultura e sui testi mirava a impedire la diffusione di dottrine considerate eretiche. La formazione religiosa veniva quindi collegata alla disciplina ecclesiastica, alla tutela dell’ortodossia e alla moralizzazione dei comportamenti.
A differenza della riforma protestante, tuttavia, i nuovi istituti scolastici erano indirizzati prevalentemente ai figli della classe dirigente e non, come accadeva tra i protestanti, a tutta la popolazione.
La Compagnia di Gesù e la Ratio studiorum
La compagnia di Gesù fu fondata da Ignazio di Loyola nel 1534 e fu riconosciuta dal papa nel 1540. I gesuiti furono un ordine particolarmente potente, strutturato in maniera gerarchica e incentrato sul principio del rispetto dei valori dell’obbedienza e della disciplina.
In campo educativo, essi divennero figure di riferimento per tutto il mondo cattolico a livello internazionale. Il loro ideale educativo si concretizzava nella fondazione dei collegi, i luoghi preposti all’educazione dei giovani, nella maggior parte dei casi provenienti dalle élites, e nella strutturazione di un rigido modello educativo.
Per organizzare gli studi, i gesuiti redassero nel 1599 la Ratio studiorum, un documento che conteneva la sintesi dei principi educativi, il metodo da perseguire, i contenuti attorno ai quali strutturare l’educazione.

Il modello educativo prevedeva 8 anni di frequenza scolastica, suddivisi in:
- 3 anni di studio della grammatica;
- 2 anni di studio di retorica e umanità;
- 3 anni di studio della filosofia.
A questi potevano fare seguito 4 anni di studio della teologia. In generale, nei collegi gesuiti fondamentali erano la conoscenza del latino, del greco, della letteratura degli autori classici latini e greci e del pensiero di San Tommaso.
Per ciò che concerne il metodo esso prevedeva la lettura e il commento dei passi degli autori (la praelectio) e la concertatio, un momento di discussione aperta. La Ratio studiorum esercitò una influenza fondamentale sull’organizzazione degli studi anche nei secoli successivi.
| Periodo di studio | Contenuto |
|---|---|
| 3 anni | Grammatica |
| 2 anni | Retorica e umanità |
| 3 anni | Filosofia |
| 4 anni successivi | Teologia |
Gli altri ordini religiosi e le scuole cattoliche
Nel contesto della controriforma, sono da segnalarsi il trattato in tre volumi di Silvio Antoniano, De l’educazione politica e cristiana dei figliuoli, apparso nel 1584. Nell’opera, tra le più importanti per ciò che concerne la pedagogica cattolica post-tridentina, è considerato prioritario formare anche le giovani donne.
Era inoltre considerato prioritario iniziare il percorso educativo precocemente, sin da quando il bambino ha tre anni; istruire sui precetti della religione cattolica e inculcare il timore di Dio nei giovani; riconoscere al padre e alla famiglia un ruolo fondamentale nella formazione e nell’educazione dei bambini dei giovani.
Vengono fondati nuovi collegi e scuole da parte di ordini religiosi e congregazioni religiose, tra i quali gli istituti delle Orsoline, dedite all’istruzione delle giovani; dei Barnabiti, fautori di una educazione molto rigida e incentrata sullo studio della religione cattolica, del latino, del greco, della matematica, della storia.
Musica, danza e scherma facevano altresì parte del curriculo. I Padri Somaschi erano dediti all’educazione dei bambini orfani. Le Scuole Pie, gratuite e aperte alle classi popolari, furono create per iniziativa di San Giuseppe Calasanzio che fu superiore generale dell’ordine degli Scolopi.
Le Orsoline e l’educazione delle giovani
Angela Merici fondò a Brescia la Compagnia delle dimesse di sant'Orsola nel 1535. Nel contesto della Controriforma, le Orsoline si distinsero per l’attenzione rivolta all’istruzione delle giovani.
La formazione femminile si inseriva in un sistema educativo nel quale la famiglia, la religione e le istituzioni ecclesiastiche avevano ruoli strettamente collegati. La priorità attribuita all’educazione delle giovani rappresentava uno degli aspetti della pedagogia cattolica post-tridentina.
Le differenze tra i due modelli educativi
La pedagogia protestante e quella cattolica condividevano l’importanza attribuita alla formazione religiosa, alla disciplina e alla conoscenza dei testi cristiani, ma differivano nel rapporto tra individuo, Chiesa e istruzione.
| Pedagogia protestante | Pedagogia cattolica post-tridentina |
|---|---|
| Libero esame delle Sacre Scritture | Interpretazione affidata alla Chiesa |
| Scuola gratuita e aperta a tutti | Collegi indirizzati soprattutto ai figli delle élites |
| Responsabilità educativa dei municipi | Ruolo centrale degli ordini religiosi e dei seminari |
| Alfabetizzazione per leggere la Bibbia | Formazione religiosa e controllo dell’ortodossia |
| Studio della lingua nazionale e delle lingue antiche | Centralità del latino, del greco e della cultura classica |
Nel modello luterano, la lettura individuale della Bibbia rendeva necessario insegnare a leggere alla popolazione. Nel modello cattolico, la formazione veniva organizzata attraverso strutture ecclesiastiche destinate alla preparazione del clero e all’educazione dei giovani, con un controllo più diretto sui contenuti culturali.
La differenza riguardava anche i destinatari. Lutero considerava la scuola un diritto e un dovere universale, mentre molti collegi cattolici della Controriforma erano rivolti soprattutto ai figli delle classi dirigenti, pur con eccezioni significative come le Scuole Pie.
La diffusione del luteranesimo
La scomunica e il bando furono il primo passo, decisivo, verso la rottura dell’unità della Chiesa d’Occidente, ma non poterono impedire alla Riforma di farsi strada tanto fra il popolo quanto fra teologi e uomini di governo, e di affermarsi in quasi tutti i paesi d’Europa.
In alcuni paesi sostituì il cattolicesimo come religione di Stato, in Scandinavia, nella regione del Baltico, in diversi cantoni svizzeri, in Alsazia e in Scozia; in altri divenne una cospicua presenza, in Francia, nei Paesi Bassi e in Ungheria; in altri ancora una esigua minoranza perseguitata, in Italia e nella Penisola Iberica.
Il luteranesimo è una delle grandi confessioni cristiane, sparsa in tutto il mondo con oltre 70 milioni di fedeli. Ne fanno parte oltre 100 Chiese nazionali e regionali che si richiamano a Lutero e che oggi sono unite nella Federazione luterana mondiale, creata nel 1947.
La base della loro fede è, come per tutte le Chiese protestanti, la Sacra Scrittura e, in posizione subordinata, la confessione di fede redatta da Filippo Melantone e presentata alla Dieta di Augusta nel 1530, e perciò detta Confessione augustana.
Con la nascita del luteranesimo, ufficialmente riconosciuto con la pace di Augusta del 1555, e del calvinismo, riconosciuto solo con la pace di Vestfalia del 1648, il cristianesimo occidentale divenne pluralista.
Martin Lutero e la Riforma Protestante - I Grandi Pensatori
La Riforma, la cultura e la modernità
Martin Lutero era un monaco tedesco che nella prima metà del 16° secolo, a cavallo tra il Medioevo e l’età moderna, mise in moto un grande processo religioso e culturale, poi chiamato Riforma protestante.
Nel giro di circa cinquant’anni, dal 1517, anno in cui affisse alla porta della chiesa di Wittenberg le celebri 95 tesi, al 1563, anno di chiusura del Concilio di Trento, Lutero cambiò il volto religioso dell’Europa e, in prospettiva, di tutto l’Occidente cristiano.
Da questo messaggio nacque un nuovo modello di Chiesa cristiana, senza papa e, in larga misura, senza vescovi, quindi non più gerarchica ma assembleare, non più piramidale ma comunitaria, con una pietà essenziale centrata sulla lettura biblica e sulla preghiera, e un forte impegno a servire Dio nel mondo.
La nuova concezione della vocazione professionale, della responsabilità civile e dell’alfabetizzazione contribuì a collegare la fede con la vita quotidiana, il lavoro e la partecipazione alla comunità.
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