Monastero Santa Rita: progetto di costruzione e recupero dell’ex convento a Ferrara

L’ex Convento di Santa Rita a Ferrara è stato recuperato e trasformato in una struttura destinata all’accoglienza di persone e nuclei familiari in situazione di grave disagio abitativo. L’intervento, concluso e finanziato con 710.000 euro del PNRR - Missione 5 “Inclusione e Coesione”, ha creato nuovi spazi per l’Housing First e l’Housing Temporaneo.

La struttura è pronta ad accogliere i primi beneficiari: tre mamme con minori e quattro donne singole che vivono condizioni classificate come “senza tetto”, “senza casa”, “in sistemazione insicura” o “inadeguata”. Il progetto non offre soltanto un alloggio, ma un percorso accompagnato verso l’autonomia, la ricostruzione personale e l’inclusione sociale.

Dati principali del progetto

ElementoDescrizione
Struttura interessataEx Convento di Santa Rita
LocalizzazioneVia Carlo Mayr, Ferrara
FinanziamentoPNRR - Missione 5 “Inclusione e Coesione”
Costo totale dell’intervento710.000,00 €
Finanziamento complessivo710.000,00 €
Stato del progettoConcluso
Modello di accoglienzaHousing First e Housing Temporaneo
Primi beneficiariTre mamme con minori e quattro donne singole
Permanenza previstaAlmeno sei mesi
Ex Convento Santa Rita Ferrara edificio recuperato

Obiettivi del progetto di recupero

L’obiettivo è stato potenziare il sistema di housing first attivato attraverso il recupero dell’ex Convento di S. Rita, valorizzando, da un lato, un’antica struttura oggi di proprietà comunale e, dall’altro, consolidando il sistema di intervento, nell’ambito delle politiche sociali, basato sull’inserimento di persone o famiglie (donne o mamme con figli) in situazione di disagio socio-abitativo, allo scopo di contrastare la grave marginalità, favorendo percorsi di benessere pubblico e valorizzando percorsi di autonomia.

Da edificio in stato degradato a sede di nuovi alloggi in sistema Housing First e Housing Temporaneo, a potenziamento delle strutture di accoglienza per i senza fissa dimora e per le persone in stato di un disagio socioeconomico tale da mettere a rischio il loro coinvolgimento sociale.

Nuova vita per l'ex convento di Santa Rita di via Carlo Mayr, che sarà recuperato dall'Amministrazione comunale grazie ad un finanziamento di 710mila euro ottenuto nell'ambito del Pnrr dall'Assessorato alle Politiche Sociali.

L'iniziativa si inserisce all'interno del piano del Comune di Ferrara per il contrasto alla grave marginalità, un programma avviato nel 2022 che ha già mobilitato oltre 3 milioni di euro per creare nuovi posti in accoglienza e rafforzare i servizi rivolti alle persone più fragili.

Housing First e Housing Temporaneo

La struttura, pronta ad ospitare i primi beneficiari, è concepita secondo i principi dell’Housing sociale un modello che prevede l’inserimento di persone e nuclei in situazione di fragilità abitativa all’interno di residenze indipendenti, ma accompagnate da servizi di supporto continuativo.

L’Housing First è una progettualità rivolta a persone gravemente svantaggiate, ovvero persone senza dimora croniche, con disagi fisici e psichici. Per queste persone la casa rappresenta un primo passo verso la costruzione di una dimensione di benessere e integrazione sociale.

L’Housing Temporaneo, invece, è l’accesso ad una sistemazione temporanea rivolta a singoli o nuclei sui quali si sono attivati programmi di sviluppo della crescita personale, per aiutarli a raggiungere un maggior grado di autonomia e farli uscire dal circuito dell’emergenza.

L’obiettivo è offrire non solo un alloggio, ma un’opportunità concreta di ricostruzione e inclusione sociale. La permanenza prevista è di almeno sei mesi, durante i quali le persone accolte saranno affiancate da operatori sociali e coinvolte nella vita quotidiana della struttura, anche attraverso l’utilizzo di spazi comuni pensati per incentivare la socializzazione e la costruzione di legami solidali.

Destinatari dell’accoglienza

Persone e famiglie provenienti da stati di disagio.

Con i fondi del PNRR, invece, è stata riqualificata una porzione d’immobile, in cui prevedere soluzioni di ospitalità per i senza dimora, senza tetto, senza sistemazione adeguata o insicura con necessità di un percorso di dimissioni protette.

I primi ospiti saranno tre mamme con minori e quattro donne singole che vivono condizioni classificate come “senza tetto”, “senza casa”, “in sistemazione insicura” o “inadeguata”.

Il progetto è rivolto a persone e nuclei familiari che, oltre a trovarsi in una condizione di disagio abitativo, possono avere bisogno di sostegno sociale, accompagnamento e strumenti per recuperare una maggiore autonomia.

Organizzazione degli spazi e interventi edilizi

In particolare, sono stati organizzati gli spazi in modo che gli utenti possano avere a disposizione sia aree private sia aree comuni in cui poter sviluppare relazioni con gli altri ospiti della struttura.

Nello specifico, sono stati realizzati interventi per migliorare la struttura e la qualità degli spazi abitativi, soprattutto negli ambienti comuni che, oltre ad essere stati ampliati, sono stati dotati di arredi in grado di favorire l’aggregazione e la convivialità adeguandoli alle esigenze dei beneficiari.

Gli ambienti privati garantiscono una dimensione abitativa indipendente, mentre le aree condivise permettono di costruire relazioni, favorire la socializzazione e sostenere la vita comunitaria tra le persone accolte.

L’organizzazione della struttura integra quindi la tutela della riservatezza con la possibilità di partecipare alla quotidianità comune, secondo un modello di accoglienza orientato alla solidarietà e alla responsabilizzazione.

Efficienza energetica

Particolare attenzione, inoltre, è stata data all’efficienza energetica con sostituzione di tutti gli infissi con altri ad alto potere isolante per mantenere costi di gestione ridotti nel tempo e garantire un elevato comfort interno.

La sostituzione degli infissi migliora le prestazioni dell’edificio e contribuisce a rendere più confortevoli gli ambienti destinati all’abitare e alle attività comuni.

Accessibilità e abbattimento delle barriere

Infine, è stata rifatta la rampa d’accesso al piano terra con una pendenza idonea a permettere l’abbattimento delle barriere architettoniche e consentire la piena fruibilità del piano e del cortile.

L’intervento rende quindi più accessibili gli spazi del piano terra e il cortile, ampliando la possibilità di utilizzo della struttura da parte dei beneficiari.

Schema spazi privati e comuni housing sociale

Gestione e lavoro di rete

CIDAS, in qualità di ente capofila del percorso di co-progettazione promosso dall’Amministrazione comunale, coordina la gestione degli spazi in collaborazione con Coop Azioni e Associazione Viale K.

La selezione delle persone beneficiarie è frutto di un lavoro congiunto di un’équipe multidisciplinare composta da assistenti sociali di ASP Ferrara, ASSP Copparo e operatori del terzo settore.

Lo schema di convenzione fra il Comune di Ferrara, capofila dell’ambito territoriale Centro-Nord, Ausl, Asp e Assp Terre e Fiumi è volto ad istituire un Gruppo Tecnico che ha il compito di individuare i target di ingresso, le modalità e le caratteristiche di accompagnamento verso l’autonomia possibile.

Al lavoro parteciperà anche un'equipe multidisciplinare a cui sarà affidata la formulazione del percorso più puntuale rispetto alla persona che necessita una presa in carico e il monitoraggio del progetto stesso.

L’intervento procede verso la sua attuazione, grazie ad uno schema di convenzione approvato in giunta, su proposta dell’assessore Cristina Coletti, che porterà all’individuazione degli individui che rientreranno nel progetto e degli operatori che seguiranno i beneficiari nel raggiungimento degli obiettivi prefissati di autonomia e assistenza.

Il ruolo degli enti coinvolti

«Questo intervento - ha dichiarato l’Assessore alle Politiche Sociosanitarie, Cristina Coletti - mostra concretezza a un piano di risposte sociali che mira a non lasciare indietro nessuno. La collaborazione con gli enti del terzo settore attraverso la co-progettazione si conferma ancora una volta un metodo efficace per costruire risposte condivise e strutturate».

«CIDAS rinnova il proprio impegno a fianco delle istituzioni locali, del Comune di Ferrara - ha sottolineato Francesco Camisotti, Responsabile del Settore Società e Diritti di CIDAS - nella costruzione di percorsi di autonomia e dignità per le persone più vulnerabili, contribuendo alla promozione di un modello di welfare comunitario basato su inclusione, corresponsabilità e prossimità”.

«Il piano - afferma l’assessore comunale alle Politiche Sociali Cristina Coletti - si colloca in un quadro che ha visto l’Amministrazione comunale impegnare, per 3 anni, oltre 3 milioni di euro in azioni che contrastano la grave marginalità. La scelta di candidare progetti Pnrr per questo scopo è il chiaro segno di un’attenzione sempre alta, di una continua ricerca di soluzioni puntuali che rispondano ai bisogni espressi dalle categorie più fragili della popolazione. Con questo intervento Santa Rita rinascerà dal punto di vista strutturale e diventerà un nuovo punto per l’ospitalità dei senza dimora che hanno necessità di un percorso di dimissioni protette».

«Il recupero va ad integrare le soluzioni di accoglienza, in coordinamento con le altre strutture che già si dedicano all’ospitalità, fra le quali rientra lo storico dormitorio di via XX Settembre collocato a breve distanza» aggiunge ancora Coletti.

Il quadro istituzionale e il finanziamento PNRR

Il recupero dell’intero ex Convento di Santa Rita si colloca nel quadro di un più ampio accordo tra Comune di Ferrara e Segretariato Regionale del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo per l’Emilia-Romagna.

Il finanziamento di 710mila euro è stato ottenuto nell’ambito del Pnrr dall’Assessorato alle Politiche Sociali. L’intervento rientra nella Missione 5 “Inclusione e Coesione”.

Il piano del Comune di Ferrara per il contrasto alla grave marginalità ha mobilitato oltre 3 milioni di euro per creare nuovi posti in accoglienza e rafforzare i servizi rivolti alle persone più fragili.

Il recupero dell’ex convento integra le soluzioni di accoglienza già presenti sul territorio e rafforza il sistema locale rivolto alle persone senza dimora e ai nuclei in condizioni di disagio socioeconomico.

La storia dell’ex Convento di Santa Rita

Per quanto attiene al grande complesso conventuale, esso risale alla prima metà del ‘600, quando l’Ordine degli Agostiniani Scalzi, che qui aveva sede, decise di ampliare la Chiesa ed il Monastero preesistente.

A differenza dell’edificio di culto, però, che venne realizzato nelle forme ancor’oggi visibili, il progetto di un grande Convento a forma quadrangolare con claustro interno porticato su quattro lati non fu mai portato a termine.

Il progetto originario prevedeva quindi un grande convento quadrangolare con un claustro interno porticato su quattro lati, ma la costruzione non venne completata.

Con l’arrivo delle truppe napoleoniche, i frati furono scacciati e l’immobile divenne di proprietà del Demanio dello Stato.

Dalla scuola al ritorno degli Agostiniani

Nel 1905 l’unico braccio del Convento, che era stato costruito anticamente, venne destinato a scuola, subendo pesanti trasformazioni.

Nei primi decenni del XX secolo, con il ritorno dei monaci, la struttura si arricchì di altre due ali più piccole, ma, agli inizi del 2000, gli Agostiniani Scalzi abbandonarono definitivamente il complesso.

D’allora, l’ex Convento fu concesso in uso dal Comune di Ferrara ad un’associazione di aiuto a persone in difficoltà.

La chiesa e il terremoto

La Chiesa, che è nella disponibilità del FEC - Fondo Edifici per il Culto, fu adibita a Chiesa parrocchiale fino al 2012, quando il terremoto ne interruppe l’utilizzo.

Il progetto di recupero riguarda una porzione dell’ex convento destinata all’accoglienza sociale, all’interno di un complesso caratterizzato da una lunga storia religiosa, scolastica e assistenziale.

Storia architettonica ex convento Santa Rita Ferrara

Il modello di accoglienza e i percorsi di autonomia

La permanenza prevista è di almeno sei mesi, durante i quali le persone accolte saranno affiancate da operatori sociali e coinvolte nella vita quotidiana della struttura.

Il percorso di accompagnamento è costruito in relazione alle condizioni e ai bisogni della singola persona o del nucleo familiare.

Il Gruppo Tecnico ha il compito di individuare i target di ingresso, le modalità e le caratteristiche di accompagnamento verso l’autonomia possibile.

L’équipe multidisciplinare formula il percorso più puntuale rispetto alla persona che necessita una presa in carico e provvede al monitoraggio del progetto stesso.

La casa rappresenta un primo passo verso la costruzione di una dimensione di benessere e integrazione sociale, mentre l’accompagnamento degli operatori sostiene la crescita personale e l’uscita dal circuito dell’emergenza.

Il significato sociale del recupero

Il recupero dell’ex Convento di Santa Rita permette di valorizzare un’antica struttura oggi di proprietà comunale e, nello stesso tempo, di consolidare un sistema di intervento rivolto a persone e famiglie in situazione di disagio socio-abitativo.

Il progetto collega riqualificazione edilizia, politiche sociali e lavoro di comunità. Gli spazi abitativi, gli ambienti comuni, l’efficienza energetica e l’accessibilità concorrono alla costruzione di un luogo adeguato alle esigenze dei beneficiari.

La struttura diventa un nuovo punto per l’ospitalità dei senza dimora che hanno necessità di un percorso di dimissioni protette e un elemento complementare rispetto alle altre soluzioni presenti sul territorio.

Gli interventi realizzati mirano a contrastare la grave marginalità, favorire percorsi di benessere pubblico e valorizzare percorsi di autonomia.

Santo Rosario dal Monastero di Santa Rita da Cascia - Giovedì

Collegamento con la storia assistenziale di Santa Rita

Il progetto dell’ex Convento di Santa Rita a Ferrara riguarda una struttura comunale storica e un intervento di housing sociale, mentre l’Alveare di Santa Rita da Cascia è un progetto di accoglienza rivolto a bambine e ragazze provenienti da famiglie in difficoltà economica e sociale.

L’Alveare di Santa Rita è il progetto di accoglienza del Monastero Santa Rita da Cascia che, da oltre 80 anni, si prende cura di bambine e ragazze provenienti da famiglie in difficoltà economica e sociale.

È la nostra più importante opera di carità, nata dall’esempio di Santa Rita e fondata nel 1938 dall’allora Badessa, Madre Maria Teresa Fasce, che oggi è Beata.

Si tratta di una struttura, attaccata al nostro monastero, dove, grazie al lavoro di un gruppo di educatrici professionali, crescono diversi minori, che con affetto chiamiamo Apette e Millefiori.

Il richiamo a Santa Rita esprime quindi una tradizione di attenzione alle persone fragili, ma il progetto edilizio dell’ex convento di Ferrara è un intervento specifico del Comune di Ferrara, finanziato dal PNRR e destinato all’accoglienza abitativa di donne, mamme con figli, persone senza dimora e nuclei in condizioni di disagio.

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